"Secondo me hai messo troppo zucchero" dissi osservando l'impasto che Quinn stava meticolosamente preparando.
"No, San, l'ho pesato seguendo esattamente la ricetta" rispose lei distratta continuando a leggere quella pagina presa dal libro di cucina di Rachel.
Finalmente era arrivato: Brittany e Rachel non avevano potuto evitare di andare a lezione mentre io e Quinn ci eravamo prese la giornata libera. In realtà io non avevo lezioni quel giorno, lei aveva saltato un corso perché si era impuntata sul voler preparare dei dolci vegani per Rachel e, trovandomi a letto, mi aveva obbligata ad aiutarla.
"Santana potresti controllare i biscotti in forno invece di star qui a sindacare la mia torta?" disse Quinn con aria di rimprovero.
"Perché mi metti a badare alla cottura? Lo sai che il massimo che so cuocere è un uovo in padella!" protestai calandomi per scrutare il forno, dentro il quale cuocevano tanti piccoli biscotti dal colorito dorato.
"Sembrano buoni" osservai stupita.
"Sono certa che lo siano" rispose Quinn fiera.
Le lanciai un'occhiata e la vidi armeggiare con la farina.
Era davvero buffa con il suo grembiulino macchiato di gocce di cioccolato, i capelli legati e la farina ovunque.
Non era una cuoca e nemmeno si poteva dire che se la cavasse, probabilmente quei biscotti facevano davvero schifo così come quella torta, ma in fondo era stato un pensiero dolce.
Molto da Quinn ripensandoci.
"A Rachel piaceranno" dissi sorridendo nella sua direzione, lei si voltò a guardarmi ed il suo sorrisetto nervoso mutò in un'espressione da cucciolo.
"Lo credi davvero?" chiese un po' impaurita.
"Ma certo, li adorerà e se così non sarà la costringerò comunque a mangiarli ficcandoglieli con la forza uno per uno giù per la gola! Fosse solo per l'impegno che ci stai mettendo" risposi ampliando il mio sorriso.
Lei lasciò tutto ciò che stava facendo per venirmi incontro.
"Attenta a dove metti quelle mani impiastricciate! Non nei miei capelli Q. o ti taglio le dita" feci indietreggiando mentre lei si preparava ad abbracciarmi.
"Oh ma sta zitta!" disse lei ignorandomi e stringendosi a me.
"Ti voglio bene S." mi bisbigliò all'orecchio "Sei la migliore amica che si possa mai desiderare, anche se certe volte sei una vera stronza e discendi direttamente dalla stirpe di Satana" disse ridacchiando sul mio collo prima di lasciarmi un bacio tra i capelli.
La strinsi inspirando forte il suo odore.
"Ti voglio bene Q. piccola, appiccicosa, testolina biondo platino. Anche se ti porti a letto un Humpa lumpa fastidiosa e mi stai imbrattando la maglietta con le tue manine unte di impasto per biscotti"
Le lasciai un bacio sulla guancia e ci stringemmo ancora un po' prima che io mi ritraessi lentamente.
"Ok basta smancerie per oggi ne abbiamo avute abbastanza" dissi cercando di guardare dovunque tranne che lei, ancora mi imbarazzavano quei momenti di affetto. Lei semplicemente sorrise scuotendo la testa e tornando ai suoi dolci.
****
"Ci vediamo lunedì" salutai gli amici che mi ricambiarono caldamente.
"Buona serata Britt, salutami tanto Santana" disse uno dei miei amici guardandomi allusivo prima di scoppiare a ridere.
"Sei il solito maiale" ribattei regalandogli una linguaccia che ricambiò con una risatina giocosa.
"Hey Susan!" mi bloccai all'istante voltandomi per incrociare lo sguardo ed il sorriso di Rachel.
"Barbara! Che ci fai qui?" chiesi stupita nel trovarla fuori dalla mia scuola.
Rachel si strinse nelle spalle.
"Aspettavo la mia migliore amica per tornare a casa insieme" rispose semplicemente allungandomi un cioccolatino a forma di cuore.
"Oh Rach, sei un amore" dissi sorridendole prima di abbracciarla.
"Beh è anche un po' la nostra festa, dopo tanti anni di onorata amicizia, diciamo che siamo un po' innamorate anche noi. Metaforicamente. Ti voglio bene Britts" disse lei per giustificarsi.
"Tu sarai sempre il mio primo amore Rach, l'unica e sola. Ti voglio un bene immenso" dissi stringendola forte.
"Ma non dire a Santana che te l'ho detto" aggiunsi con terrore.
"Sei pazza? Mi staccherebbe come minimo un braccio a morsi" fece lei.
Scoppiammo a ridere entrambe avviandoci verso casa.
"Allora dove andate stasera?" chiese Rachel stringendosi al mio braccio.
Ci avevano chiesto di lasciargli casa per quella serata così Santana mi aveva proposto di occuparsi lei di un'alternativa.
Mi strinsi nelle spalle.
"Non so, probabilmente andremo a cena da qualche parte e poi non so che aspettarmi. Dopo il nostro primo San Valentino posso affermare con certezza che quella donna non finirà mai di stupirmi" dissi mangiando metà del mio cioccolatino e passando l'altra metà alla mia amica.
Quando arrivammo a casa erano circa le sette di sera.
Entrammo trovando le luci soffuse ed un profumo buono nell'aria, dallo stereo risuonavano canzoni d'amore a bassa frequenza, tutto era caldo, intimo e piacevole.
"Siamo a casa" avvisai mentre Rachel cercava di capire cosa fosse quel profumino delizioso.
"Non entrare in cucina Rachel!" urlò Quinn precipitandosi fuori dalla cucina per piazzarsi davanti all'entrata.
"Siete maledettamente in anticipo!" disse quasi come fosse un'accusa.
"Ho finito prima e sono passata a prendere Britt. Amore ti sei azzuffata con il fornaio?" disse Rachel osservando Quinn completamente ricoperta di farina.
Dal canto mio scoppiai a ridere, decidendo di tirarmi fuori da quella stramba situazione.
"San è di la?" chiesi a Quinn.
"Non so niente" rispose lei con l'aria di chi invece la sapeva fin troppo lunga.
Decisi di non indagare oltre e di avviarmi in camera mia. Prima di chiudere la porta sentii Quinn ridacchiare, mi voltai in tempo per vederle abbracciate. Rachel, incurante della farina che le avrebbe sporcato i vestiti, si era avvicinata a lei stringendola forte e bisbigliandole qualcosa all'orecchio, qualcosa che a quanto pareva doveva essere tutt'altro che casto visto il rossore sulle guance di Quinn e la sua risatina divertita.
"Riempio la vasca" mormorò Rachel, purtroppo non abbastanza piano da far si che non potessi sentirla.
Fece per andare via ma Quinn la tenne ancorata a se, poggiando le labbra sulle sue in un bacio lento e passionale, si strinsero ancora di più continuando a far danzare le loro labbra incollate mentre le mani vagavano sul corpo dell'altra.
"Ti amo" sussurrò Rachel tra un bacio e l'altro.
"Anche io stellina" rispose Quinn.
Sorrisi. Erano davvero tenere.
Incredibile pensare a quante ne avessero passate insieme anche loro, a quanto avevano dovuto superare per amarsi come facevano.
Rachel aveva dovuto sopportare molto e Quinn dal canto suo era sempre stata coraggiosa e ferma nella sua scelta nonostante tutto.
Ricordai il periodo in cui avevo invidiato la determinazione con cui Quinn viveva il suo amore per Rachel, senza alcuna vergogna, mentre invece Santana non riusciva ad accettarsi.
Ora però tutto era al proprio posto.
Io e Santana eravamo felici mentre Quinn e Rachel... beh loro erano semplicemente loro: adorabili ed innamorate.
Quinn giocherellò con le labbra dell'altra ancora qualche minuto, tirandole a se e facendola sorridere maliziosa.
Rachel mosse qualche passo in direzione della loro stanza tirandola con se e la bionda non oppose resistenza continuando a cercare le sue labbra e camminando incollata a lei mentre con le mani accarezzava i suoi fianchi.
Entrai in camera mia richiudendo la porta con ancora un sorriso commosso sulle labbra.
Schifottolo era lì, il suo musetto spuntava da sotto il letto. Lo salutai allungandomi per fargli una carezza, lo avevo regalato a Santana esattamente un anno prima, sorrisi a quel pensiero.
"Auguri amore della mamma" dissi ridacchiando prendendo il suo musetto tra le mani.
Lui si alzò sulle zampe avvicinandosi a me, solo in quel momento notai qualcosa appeso al suo collo.
Era un nastrino rosso con un piccolo pezzo di carta arrotolato su se stesso.
Lo presi srotolandolo e scoprii che quel cartoncino rosso era ritagliato a forma di cuore.
Sopra c'era soltanto un indirizzo.
Upper New York Bay – True Love-
Mi presi qualche istante per domandarmi cosa volesse dire quel 'True Love' ma, alla fine, decisi che non vedevo l'ora di scoprirlo, quindi lasciai il cartoncino sul letto e mi precipitai a fare una doccia.
Mi preparai in pochi istanti, la doccia più veloce della storia, asciugai i capelli lasciandoli cadere come capitava, a Santana piacevano mossi così come erano, quindi decisi di aggiustarli solo un po' con la spuma e lasciarli sciolti sulle spalle.
Chiamai un taxi.
Sorrisi maliziosa aprendo l'armadio per individuare la bustina rossa che conteneva una parte del regalo che le avevo preso, la aprii e ne estrassi il contenuto preparandomi ad indossarlo.
Infilai un semplice abitino nero, un po' di trucco e dei tacchi.
Cappotto borsetta ed ovviamente il regalo per la mia San.
Salutai Schifottolo e sorrisi sentendo risatine divertite quando passai davanti alla camera di Rachel e Quinn, rubai un biscotto caldo a forma di cuore passando dalla cucina e pensai che quella roba vegana faceva davvero schifo.
Scesi ed il mio taxi era lì che aspettava.
*****
Mi strinsi nel cappotto guardando l'orologio.
Mi domandai dove diavolo fosse finita Brittany, ma perché doveva sempre essere così maledettamente in ritardo in ogni occasione?
Sbuffai.
Odiavo , non ci avevo mai realmente creduto, è un'usanza stupida! La festa degli innamorati è tutti i giorni, non serve una data sul calendario per dimostrare a qualcuno quanto si tiene a lui.
Ma sapevo che invece per Brittany era di più. Lei diceva sempre che l'amore è qualcosa di unico e meraviglioso e che ha senso che esista un giorno che lo elogi. Questo non vuol dire che si ami solo a , vuol dire che per una volta, un giorno soltanto, tutto il resto viene messo da parte e le uniche cose che esistono siamo noi e la persona che amiamo.
Non ho mai creduto fino in fondo a questa sua teoria, ma al diavolo, se voleva festeggiare lo avrei festeggiato, per lei avrei fatto tutto e più di tutto.
Ma si stava facendo tardi e io stavo seriamente gelando ad aspettarla li fuori.
****
Il taxi si fermò, scesi dopo aver pagato e mi guardai intorno inspirando forte l'odore di salsedine mentre davanti a me si estendeva la baia di New York. Scesi le scale che portavano giù al molo, dove se ne stavano diverse imbarcazioni illuminate. Conoscevo quel posto ci eravamo state quando avevamo preso il traghetto che ci aveva portate fino all'isola della statua della libertà.
Mi guardai intorno cercando di riflettere.
True Love.
Che fosse il nome di una barca?
Cercai a lungo camminando tra le file di imbarcazioni, ma niente nessuna portava quel nome.
"La signorina Pierce?" domandò una ragazza seduta su una specie di piccolo gommone.
La guardai sorridermi.
"Sì sono io" risposi, poi la guardai meglio.
"Claris?" la riconobbi.
Era una compagna d'università di Santana me l' aveva presentata una serata in cui eravamo uscite con i suoi colleghi.
Il sorriso della ragazza si ampliò ancora di più.
"Stai cercando la True Love, Brittany?" domandò.
Io mi limitai ad annuire.
"Ma tu che fai qui?" chiesi. Lei semplicemente indicò la scritta sulla sua maglietta, era la divisa dello Yatch club per il quale lavorava.
"Offerte speciali per " disse lei semplicemente poi si alzò porgendomi la mano perché salissi.
"Togli le scarpe per favore" disse.
Feci come mi era stato detto, sfilai le scarpe e mi lasciai aiutare a salire, anche se non ne avevo realmente bisogno.
La ragazza mi diede un giubbotto salvagente e sorrise prima di mettere in moto il motorino del piccolo gommone.
Guardai il porto, le luci dello Yatch club pieno di persone e le varie imbarcazioni allontanarsi un poco.
Solo in quel momento notai che, a poca distanza dalla baia, qua e la c'erano altre piccole imbarcazioni, ferme in mezzo all'acqua ed illuminate da luci soffuse di vario colore.
"Eccoci qui" disse Claris, il piccolo viaggio era durato si e no dieci minuti durante i quali non ero riuscita a dire nulla, troppo impegnata a cercare di capire cosa diavolo stesse succedendo.
Quando si fermò ed alzai gli occhi la vidi.
Era una piccola barca di due piani scarsi, molto bella. Sulla prua, con la vernice rossa era stato scritto a caratteri cubitali TRUE LOVE, intorno alla ringhiera del ponte erano attorcigliate file di lucine di un rosa tenue e lì, in piedi con il sorriso più bello di sempre, c'era Santana ad aspettarmi.
Le sorrisi carica di emozione mentre Claire saliva sulla barca per poi porgermi la mano e invitarmi a fare lo stesso.
Riuscii a salire senza sforzo.
E mi ritrovai davanti al mio miracolo personale.
Claire scese nuovamente sul gommone.
"Torno a prendervi a mezzanotte. Il New York yatch club vi augura un felice ed una buona serata a bordo della sua nave dell'amore. Per qualsiasi emergenza c'è un telefono collegato con la sede centrale, sotto coperta sulla destra" disse la ragazza meccanicamente, poi sorrise "Ciao ciao Cenerentole ci vediamo a mezzanotte" aggiunse facendoci l'occhiolino prima di mettere in moto.
"Grazie Claire" fece Santana ridacchiando.
"Mi aspetto una lauta mancia" disse la ragazza mentre si allontanava.
"San ma come...?" feci stupita.
Lei si strinse nelle spalle.
"Avere una collega di università che lavora allo Yatch Club hai i sui vantaggi, ti permette di sapere che ci sono questi tipi di promozioni e ti fa avere la precedenza sulla prenotazione della barca più bella" fece lei semplicemente.
"Ma San non puoi permettertelo insomma..." cominciai.
"Certo che posso" rispose lei tranquilla.
Ripensai all'assegno che le mandavano mensilmente i suoi genitori. Ok in effetti poteva eccome.
"E' meraviglioso" esclamai senza sapere cos'altro dire.
"Tu sei meravigliosa" fece lei prendendomi il viso tra le mani per baciarmi dolcemente.
"Buon amore" bisbigliò sulle mie labbra.
"Anche se a te non piace?" feci io strofinando il naso contro il suo.
"Piace a te e tanto basta no?" rispose stringendomi.
"Allora buon " esclamai abbracciandola forte "Il secondo di una lunga lunghissima serie" aggiunsi.
"Sì" rispose lei semplicemente prima di staccarsi dall'abbraccio prendermi la mano per portarmi sotto coperta.
"L'ideale sarebbe stata una cena sul ponte, ma visto che si gela, ho pensato di spostarla qui" disse lei precedendomi.
Scesi i pochi gradini di legno e mi ritrovai sotto coperta, illuminata solo da qualche tenue luce qua e la. Dagli oblò si poteva scorgere il mare scuro, sul letto incastrato nel legno erano sparsi tanti petali di rose ed ai piedi c'era una tovaglia stesa al suolo con sopra diversi piatti contenti cose che dall'aspetto sembravano davvero deliziose.
"La cena è inclusa nella sorpresa non ho cucinato io tranquilla puoi mangiare senza rischiare l'avvelenamento" mi rassicurò lei.
Sorrisi baciandola piano.
"E' meraviglioso, Santana" dissi incredula "Insomma, è come... accidenti..." non riuscivo a dire nulla.
"Sì lo so, è estremamente smielato e romantico da parte mia. Sinceramente non so come mi sia venuto in mente, è che per una volta volevo stupirti ed ho pensato che..."
Quella frase non riuscì a finirla, le mie labbra la zittirono all'istante.
"Tu sei incredibile e sarebbe stato meraviglioso anche se mi avessi portata a mangiare un Hot Dog al Central Park" la rassicurai.
"Questo vuol dire che possiamo andarci adesso e mollare questa cosa della barca? Perché tutto questo romanticismo mi fa sentire un po' scema e..."
La zittii con un altro bacio.
"Non andiamo da nessuna parte" dissi. Accidenti per una volta volevo godermi la mia sorpresa romantica.
Lei sorrise
"Scherzavo" disse prima di prendermi per mano ed invitarmi a sedermi sui cuscini sistemati al lato della tovaglia.
*****
Benedetta Claire e la sua straordinaria idea di fare promozione all'iniziativa del suo datore di lavoro, all'università.
Non avevo mia visto Brittany cosi radiosa e stupita.
Avevo azzeccato il regalo, sorrisi tra me.
Brava Santana.
Ok era una cosa estremamente sdolcinata che mai in vita mia avrei creduto di poter anche solo pensare di fare, ma al diavolo, era fottutamente appagante vedere la gioia negli occhi della mia Britt. Non mi importava se era smielato da far schifo.
Mangiammo raccontandoci della nostra giornata e tirando fuori aneddoti del precedente, per esempio quando Rory si era apprestato a cantare sul palco e per un attimo avevamo temuto volesse cantare per lei.
Scoppiammo a ridere nel ricordarci la nostra reazione quando scoprimmo che avrebbe cantato per Sugar.
"Non la vedo da capodanno, chissà come sta!" dissi pensando alla ragazza che prima di incontrare Brittany era parte integrante della Dannata Trinità. Io, Quinn e Sugar eravamo davvero state inseparabili per un lungo periodo, non avrei mai pensato di dirlo ma ora mi mancava. Mi ripromisi di chiamarla per sapere come le stava andando l'ultimo anno di liceo.
"Spero che lei ed Artie stiano passando un felice" rispose semplicemente Brittany allungandomi la sua forchetta sul quale era adagiato un pezzo di dolce.
Mi limitai ad annuire addentandolo e mormorando di approvazione, non amavo particolarmente i dolci ma quel mix di fragole e panna era davvero delizioso.
Riempii due bicchieri con il resto dello champagne rimasto e ne passai uno a Britt e brindammo guardandoci negli occhi.
"A noi" dissi semplicemente.
"A noi" rispose lei sorridendomi.
Bevemmo senza smettere di guardarci.
"Il tuo regalo è davvero bellissimo San, non dimenticherò mai questa serata" disse lei allungandosi per baciarmi le labbra.
"Anche io ho qualcosa per te" disse poi staccandosi, recuperò la sua borsa e la aprì tirando fuori una piccola bustina bianca.
Ne tirai fuori quello che sembrava un cartellino, sopra c'era il mio nome e una mia foto.
Cercai di leggere cosa c'era scritto sopra ma Brittany, troppo emozionata, non riuscì ad aspettare.
"E' un pass per il dietro le quinte del concerto di Beyonce a New York" disse saltellando sul posto "Ed è personalizzato" aggiunse indicando il mio nome e la mia foto.
La guardai con gli occhi spalancati come piatti ed un'espressione che probabilmente doveva farmi apparire un'ebete.
"Britt ma come diavolo hai.."
"Ricordi il mio amico Connor? Il ragazzo del terzo anno che ho conosciuto in sala prove?" disse lei saltellando ancora.
"Quello con cui hai litigato per chi dovesse utilizzare la sala per primo e che ti ha detto che in quanto matricola dovevi stare al tuo posto?" dissi con rabbia.
"Sì esatto, poi dopo quell'episodio abbiamo chiarito e siamo diventati amici e abbiamo anche ballato insieme qualche volta. Beh il coreografo di Beyonce è venuto a scuola, per il nuovo concerto lei voleva dei ballerini nuovi. Ovviamente il casting era aperto solo ai ragazzi del terzo anno,ma Connor per il suo provino mi ha chiesto di fargli da partner e ballare con lui ed il coreografo ha preso entrambi, anche me capisci? Non vedevo l'ora di dirtelo. Ballerò per Beyonce e quel pass... beh me ne spettava un secondo oltre al mio e l'ho preso per te"
Brittany parlò tutto d'un fiato, tanto che mi sembrò tutto un lungo delirio.
"Quando è successo tutto questo?" domandai interdetta.
"Beh tre giorni fa, mentre eri via. Lo so che avrei dovuto dirtelo, ma volevo che fosse una sorpresa e... beh mi dispiace lo so dovevo dirtelo subito, non sai che fatica far finta di niente in questi giorni quando l'unica cosa che volevo era urlarlo" disse ancora sorridendo con gli occhi lucidi di emozione.
Rimasi a fissarla per un secondo infinito prima di stringerla a me.
"E' una cosa meravigliosa amore! Sono così maledettamente fiera di te" dissi emozionata a mia volta, prima di prenderle il viso tra le mani e baciarla.
Poi tornai a guardare il mio pass.
"Credi che la conoscerò?" domandai.
"E' probabile" fece lei abbracciandomi, il mio sorriso si allargò a dismisura.
"Grazie amore" dissi baciandola ancora.
Ero felice ed orgogliosa di lei come non mai.
"Hmm" mormorò staccandosi dal bacio "Non è tutto" disse sorridendo maliziosa.
"Ah no?" domandai.
"Ho ancora qualcosa per te" bisbigliò sulle mie labbra prima di mordicchiarle.
Sorrisi.
"Cosa?" domandai stringendola di più a me, intuendo dal suo tono che quel 'qualcosa' mi sarebbe piaciuto molto
Lei per tutta risposta indietreggiò di due o tre passi senza smettere di guardarmi negli occhi.
Abbassò lentamente le bretelle del vestito e, con una mossa rapida, tirò giù la cerniera.
Rimasi a bocca spalancata, mente il mio sguardo vagava su di lei.
Indossava un completino intimo interamente ricamato, tutto pizzi e merletti, di un rosso acceso compreso di autoreggenti. La mia salivazione si bloccò di colpo.
"So che il rosso è il tuo colore, ma ho pensato che in fondo non sta male neanche a me, non credi?" domandò innocentemente facendo un giro su se stessa per mostrarmi quanto quel perizoma la fasciasse bene.
"Direi che ti dona particolarmente" dissi imbambolata muovendo qualche passo verso di lei, che si sfilò le scarpe salendo sul letto per gattonarvi sopra fino a sedersi al centro del materasso per rivolgermi lo sguardo più malizioso che quegli occhi sapessero creare.
Sorrisi d'anticipazione leccandomi appena le labbra.
"Vieni qui" mi invitò battendo con la mano sul materasso.
Ma non riuscivo a muovermi, me ne stavo lì in piedi davanti al letto incantata dalla sua bellezza.
Lei non si perse d'animo e si avvicinò a me gattonando per inginocchiarsi sul materasso per sollevarsi fino a trovarsi alla mia altezza.
Fu in quel momento che poggiai delicatamente le mani sui suoi fianchi lisci e li accarezzai disegnandovi cerchi con i pollici mentre cercavo le sue labbra.
****
Incrociai le braccia dietro il suo collo, baciandola e ribaciandola. Era come se non riuscissi ad averne mai abbastanza.
"Ti amo" disse dolcemente "Sei bellissima BrittBritt" mormorò sulle mie labbra.
Sorrisi baciandola ancora.
Con le mani scesi lungo il suo corpo fino ad arrivare all'orlo del suo vestito, per intrufolarmici sotto e accarezzarle le gambe per tutta la loro lunghezza, su fino alle anche.
Lei si lasciò andare alle mie carezze, socchiudendo gli occhi ed inarcando all'indietro la testa mentre poggiavo le labbra alla base della sua gola per baciarla piano assaporando la sua pelle, muovendomi verso il collo e la spalla lasciata scoperta.
Sapeva sempre così intensamente di buono, come faceva?
Presa dalla voglia di sentire quella pelle contro la mia portai le mani alla cerniera del suo vestito abbassandola per trovarmi davanti la perfezione di quel corpo d'ambra che ora era coperto solo dagli slip leggeri e dalle autoreggenti.
"A quanto pare la sorpresa l'hai fatta tu a me" dissi divertita riferendomi al fatto che non indossasse il reggiseno.
Lei ridacchio stringendosi nelle spalle con aria innocente mentre io mi abbassavo a baciare le curve dolci di quei seni, massaggiandoli piano.
La sentii sospirare mentre una delle sue mani vagava tra i miei capelli.
Piegò una gamba puntando il piede sul materasso ed io ne approfittai per abbassarmi a baciare la parte della sua coscia lasciata scoperta, proprio lungo il bordo delle calze, per poi prenderlo tra i denti e tirarlo appena prima di lasciarlo andare.
Lei sorrise e lo stesso feci io mentre lo tiravo giù scoprendo lentamente la sua pelle di cioccolato e baciando di tanto in tanto qualche lembo che lasciavo scoperto.
Quando l'operazione fu terminata, fu la volta dell'altra gamba.
Finché non rimase in piedi davanti a me coperta solo dagli slip.
Poggiai le labbra sull'estremità più scura di un suo seno baciandolo a lungo e succhiandolo piano, inducendola a sospirare e tremare appena. Sorrisi staccandomi ed indietreggiai fino a stendermi nuovamente al centro del letto e farle segno di seguirmi.
Mi stesi e la vidi gattonare su di me per poi stendersi sovrastandomi completamente.
La nostra pelle si sfiorava in più punti ed il suo senno nudo premeva sul mio ancora coperto, mentre le sue labbra cercavano le mie con vorace insistenza.
Strinsi le gambe intorno al suo bacino ancorandola a me.
Lei sorrise baciandomi ancora prima di disegnare una scia di baci soffici lungo la mia pelle giù fino alla valle dei seni.
"Ti sta così bene che è un peccato toglierlo" mormorò tirando tra i denti la stoffa del reggiseno prima di spostarlo appena per scoprire un capezzolo e stringerlo tra le labbra inducendomi ad inarcarmi contro di lei.
"Non... non farlo allora" dissi tra i sospiri.
Lei sorrise sulla mia pelle scendendo a baciare la mia pancia, sentivo i suoi capelli morbidi accarezzarmi il busto mentre una delle sue mani giocava ancora con il mio seno e l'altra risaliva la mia gamba.
Le sue dita scivolarono lungo il mio interno coscia per fermarsi proprio sul mio centro ancora coperto, accarezzarono la stoffa semi trasparente e già umida, allargai di più le gambe assecondando il mio istinto.
Santana poggiò la testa sulla mia pancia. La sentii respirare sulla pelle intorno al mio ombelico mentre le sue dita si divertivano ancora a prendersi gioco di me.
"San" sussurrai accarezzandole i capelli e socchiudendo gli occhi attenta ad ogni minimo movimento di quelle dita delicate.
Per tutta risposta lei parve riscuotersi dalla trance in cui era caduta, le sue dita spostarono appena il bordo delle mutandine, scoprendo la mia intimità.
La accarezzò con la punta dei polpastrelli e senza preavviso si abbassò per passarvi intorno la punta della lingua facendomi gemere e spalancare gli occhi per la sorpresa.
Sorrise tra le mie pieghe, risalendo il mio corpo per adagiarsi su di me.
Strofinai il naso contro il suo ed entrambe sorridemmo mentre mi baciava con dolcezza, le presi il viso tra le mani, accarezzandolo con la punta delle dita mentre la sua mano si muoveva ancora delicata sul mio centro.
Iniziai ad accarezzarle lentamente la schiena attraversata appena da qualche brivido e lei spalancò gli occhi nei miei mentre entrava in me con tutta la dolcezza di cui sapevo era capace, sorridendomi mentre cercavo di tenere aperti gli occhi e spalancavo la bocca in un gemito muto.
Non riuscii a resistere, chiusi gli occhi inarcandomi verso di lei e lasciando cadere indietro la testa.
Sentii le sue labbra tempestarmi il viso di baci caldi e morbidi, mentre lentamente un altro dito si faceva strada in me facendomi gemere un po' più rumorosamente questa volta.
Riaprii gli occhi incontrando i suoi che mi scrutavano attenti a non perdersi neanche un particolare delle miei espressioni.
Le sue spinte dentro di me erano dolci e decise ed avrei davvero voluto potessero non finire mai.
"Ti amo" le sussurrai sulle labbra mentre sorrideva, strofinando il naso contro il mio.
Continuò a spingere dolcemente ed i miei gemiti divennero più rumorosi, così come il mio corpo che si fece più instabile sotto quel tocco inducendomi a tremare di piacere.
Affondò il viso nel mio collo mentre sentivo la sua intimità ancora coperta, sfregarsi contro la mia gamba.
L'umidità della stoffa mi fece sorridere piacevolmente, mentre pregustavo già il momento in cui avrei potuto goderne appieno.
Ben presto i suoi gemiti si unirono ai miei, mentre la stringevo a me e assecondavo le spinte del suo bacino stringendole una natica.
La danza delle sue dita dentro di me si fece più serrata e mi ritrovai ad ansimarle all'orecchio di non fermarsi, la pregai di non smettere perché mai avrei voluto che quel piacere avesse fine.
"Ti amo, ti amo, ti amo" quasi urlai stringendola a me mentre mi sentivo già estremamente vicina.
Lei sollevò lo sguardo incatenandolo al mio per cercare le mie labbra ancora una volta e su di esse soffocai un gemito più lungo mentre il mio corpo veniva scosso da mille e uno brividi, di piacere, ma soprattutto d'amore.
*****
"Sei perfetta" dissi incantata specchiandomi nel riflesso lucido dei suoi occhi color oceano.
"Dio sei perfetta" dissi ancora come se lo avessi realizzato solo in quell'istante. La baciai come se ne andasse della mia vita, stringendomi a lei ancora di più.
Lei mi strinse a sua volta mettendo in quel bacio tutta la passione che aveva in corpo, prima di ribaltare al situazione e spingermi dolcemente contro il materasso.
Sentii la sua mano scivolare lungo il mio busto, infilandosi senza complimenti sotto il tessuto delle mie mutandine.
Non smise un secondo di baciarmi con la sua infinita dolcezza, mentre il suo corpo accarezzava il mio in più punti con una premura che mi fece tremare il cuore.
Non lasciò le mie labbra se non per brevi istanti, solo il tempo di riprendere fiato, mentre le sue dita entravano in me.
Gemetti nella sua bocca per il piacere e lei con me per la sorpresa, sorrise sulle mie labbra e feci lo stesso mentre le mormoravo quanto intensamente l'amassi.
Poche spinte decise e raggiunsi il piacere ansimando mentre inarcavo all'indietro la testa e la sentivo baciarmi il mento ed il collo con devozione prima di tornare sulle mie labbra che già la aspettavano.
Rimanemmo così strette, senza riuscire a smettere di baciarci, le mie labbra sembravano attirate da una calamita invisibile, non potevo smettere di baciarle il viso né di stringerla forte, cosa di cui lei non sembrava per niente dispiaciuta.
"Sei il mio unico vero amore" le confessai, facendola sorridere emozionata, prima di baciarla ancora.
