Rimasi lì impietrita, completamente gelata come una statua di ghiaccio mentre metabolizzavo il discorso appena sentito.
Brittany se ne stava in piedi a guardarmi con gli occhi velati di emozione ed euforia ed il sorriso più luminoso che le avessi mai visto sul viso.
Io, al contrario, avevo una voglia incredibile di piangere ed urlare.
Ma non lo feci, rimasi semplicemente lì con la bocca appena spalancata ed ogni muscolo in tensione.

"Amore" fece lei sedendosi sul tavolino di fronte al divano su cui ero seduta io "Dimmi qualcosa, ti prego" mi incitò piegando di lato la testa per guardarmi con aria preoccupata.

Dire qualcosa.
E cosa?
Cosa avrei potuto dire?
Cosa si dice alla tua ragazza che ti comunica che ha appena ottenuto un contratto che la porterà a girare il mondo per tre mesi, insieme a Beyoncé, come prima ballerina del suo tour, lasciandoti ad aspettarla?

"Io..." tentai, ma le parole mi morirono in gola.
Se fossi stata meno egoista la prima cosa che avrei detto sarebbe stata:
-Brittany amore è meraviglioso! Un contratto del genere prima ancora di finire la scuola, mentre ancora sei al primo anno! Sono fiera di te.-
Oppure.
-Per fortuna che parti a giugno e rientri a fine agosto, in tempo per la fine del primo anno e l'inizio del secondo-
Oppure.
-Alla prima tappa a Parigi vengo da te così ne approfittiamo per un fine settimana-
Oppure.
-Corriamo a festeggiare.-

Ma niente di tutto questo uscì dalle mie labbra, né mi attraversò la mente.
Tutto quello che riuscivo a pensare era che per tre mesi saremmo state lontane, che l'avrei vista forse solo via skype o, magari, in qualche fortunata occasione in cui avrei potuto raggiungerla.
I miei progetti per quell'estate erano sfumati. Volevo portarla in Messico o in qualche isoletta tropicale per una bella vacanza che ci aiutasse a riprenderci da quel primo anno newyorkese.
Invece no.
Tre mesi.
Tre mesi interi senza di lei.

"Santana" la sua voce mi riportò al mondo reale.
La guardai negli occhi, il suo sorriso era sparito lasciando il posto ad un broncio preoccupato ed i suoi occhi si erano rattristati.
"Non sei felice per me?" chiese debolmente.

Ingoiai a vuoto.
Ricordai perfettamente il concerto di Beyoncé.
Brittany era stata divina su quel palco, la stessa cantante le aveva fatto i complimenti dietro le quinte, congratulandosi con me per la bellezza ed il talento della mia ragazza. Subito dopo ci eravamo fatte una foto tutte e tre e io mi ero fatta fare un autografo con dedica che poi avevo incorniciato assieme alla foto ed appeso nella nostra stanza.
Non pensavo però che questo suo talento senza eguali l'avrebbe portata via da me.

"Sono... amore, sì certo che sono felice. E' solo che... beh..." tentai di biascicare una qualche scusa.
Ma la verità è che anche il solo pensare al fatto che, quella notizia, invece di farmi piacere mi distruggeva, mi faceva sentire in colpa.
Era davvero da egoisti non gioire per lei in quel momento, pensare soltanto al mio fottutissimo bisogno di averla vicina. Avrei voluto poterla tenere tutta per me, rinchiuderla tra le mie braccia per non doverla lasciare mai andare. Ma non era giusto, lo sapevo. Mi stavo davvero comportando da stronza.

"E' solo che... insomma tre mesi..." cominciai "Sono un bel po' di tempo" dissi abbassando lo sguardo e sentendomi ridicola. Se mi avesse detto vado via per un anno? Quello sarebbe stato peggio, non potevo credere di stare lì a fare una tragedia per tre mesi. Ma allo stesso tempo non riuscivo a fare altrimenti.

Brittany rimase interdetta per qualche minuto, si fece seria puntando gli occhi accusatori su di me.

"Sul serio San?" sbottò seria "Ti do una notizia del genere e tutto quello che sai dirmi è: tre mesi sono un bel po' di tempo. Con quella faccia da cane bastonato?" fece indignata "Sai, non mi aspettavo certo i salti mortali per la gioia ma almeno un 'complimenti Britt' o qualcosa del genere, beh dalla mia ragazza lo avrei gradito" disse sarcastica alzandosi stizzita per iniziare a camminare nervosamente per il salotto.

"Amore sai che sono fiera di te, lo sono sempre e sono felice che tu abbia ottenuto questo lavoro grazie al tuo talento" cercai di recuperare "E' solo che..."
"Che tre mesi sono tanti" sbottò lei sarcastica interrompendomi.

Abbassai lo sguardo. Dio ma come facevo ad essere cosi maledettamente stronza?.
"Mi dispiace" soffiai colpevole.
Lei sorrise amara.
"Non dovresti dispiacerti. Dovresti solo essere felice per me. A quest'ora dovremmo essere uscite per festeggiare o dovremmo stare a rotolarci sotto le lenzuola piene di euforia! Ed invece sei qui che… che guardi il pavimento sul punto di piangere come se ti avessi fatto chissà quale torto ed io sono arrabbiata! Ed accidenti non è cosi che dovrei sentirmi cazzo! Questa è l'occasione della vita, è il treno che non ripassa! Dannazione! Io ho avuto la fortuna di vederlo passare prima di quanto sperassi e tu invece di spingermici sopra quasi quasi vorresti che rinunciassi per tre maledettissimi mesi" quasi urlò di rabbia.

"Britt io non ho detto che..."
"Non c'era bisogno! Te lo leggo in faccia Santana" mi interruppe bruscamente.

Sospirai rassegnata mentre una terribile sensazione di deja-vu mi colpiva. Stava succedendo ancora? La danza si stava frapponendo tra noi un'altra volta? Stava di nuovo scegliendo la danza a me?

Mi sentii stupida per quelle domande, ma cosa accidenti andavo a pensare?
Quella era davvero l'occasione della sua vita. Non mi stava lasciando né partiva in guerra, tre mesi non erano nulla in fondo, non in confronto ad un'intera vita che avremmo passato insieme.
Mi sentii davvero uno schifo di persona.

"Scusa Britt, hai ragione" dissi ragionando mentre sollevavo gli occhi per guardarla "Mi dispiace, ho reagito di merda per una sciocchezza ed ho tralasciato la cosa più importante. Scusa. Io sono felicissima per te" aggiunsi sorridendole debolmente.
Ma lei mi fissava con lo sguardo di ghiaccio, ferma e decisa.

"Sai cosa? Non mi importa se sei fiera o meno. Non me ne frega un cazzo!" sbottò prendendo la borsa ed il suo cappotto.
"Dove stai andando adesso?" chiesi, stupita da quella rabbia improvvisa che molto raramente potevo scorgere in lei che aveva sempre avuto una pazienza infinita. Soprattutto di fronte alle mie innumerevoli cavolate.
"A festeggiare con i miei amici perché, a differenza tua, loro sono davvero felici per me" ringhiò lei aprendo la porta e chiudendola con violenza alle sue spalle.

Rimasi lì da sola.
Sentii il panico assalirmi. Brittany non era mai stata così dura con me. Beh sì, in effetti c'erano state alcune occasioni in cui le avevo dato davvero modo di arrabbiarsi pesantemente, ma una reazione così netta non era da lei. Ero più io che scappavo, di solito. Io che avevo sempre l'ultima parola, lei che cercava il dialogo per risolvere tutto.
Questa volta invece la sua reazione era stata netta, non mi aveva lasciato possibilità di scampo.
Questo mi fece paura.
Era cresciuta, era cambiata lentamente. La sua infinita pazienza nei miei confronti sembrava essersi esaurita tutto un tratto ed io mi sentii male perché forse la colpa era mia che avevo tirato troppo la corda.
Calde lacrime cominciarono a riempirmi gli occhi mentre stringevo forte i pugni.
Avevo fatto l'ennesima cazzata.

*****

Non mi ero mai sentita così arrabbiata.
Entrai in ascensore e involontariamente scoppiai a piangere.
Non mi piaceva essere così dura con Santana, tanto meno mollare una discussione a metà prima di risolverla.
Non mi piaceva litigare con lei, né stare per troppo tempo senza risolvere le situazioni. Era estenuante e mi consumava dentro.

Pensai che forse avevo sbagliato ad essere così impulsiva, sebbene da un lato credevo che lei si meritasse per una volta di essere lasciata da sola a rimuginare sui suoi errori, la parte più sensibile ed innamorata di me, che di solito aveva il sopravvento, mi diceva di avere pazienza. Mi suggeriva di tornare di sopra e di lasciarla parlare, di cercare insieme una soluzione.

Ma no.
Non lo avrei fatto.
Non stavolta.
Ero stanca. Stanca di essere sempre io a spingere per cercare delle soluzioni, stanca di perdonarle ogni cosa, sempre.
Ogni volta mi prometteva di smettere di sbagliare di provarci almeno e puntualmente riusciva a deludermi.
Credevo davvero che, con il tempo, fosse maturata e per certi versi lo era. Eppure in momenti come quello, quando mi trovavo davanti la bambina capricciosa che era un tempo, quella che nascondeva le sue paure dietro quell'aria da stronza strafottente, quella che dava sempre troppo spazio al suo egoismo accorgendosi dei propri errori solo quando diventava troppo tardi.
Quella che continuava a ferirmi, involontariamente, nonostante mi amasse più di se stessa.

Ed io ero semplicemente stanca di perdonare, di capirla quando lei non faceva nulla per cercare di capire me.

Mi asciugai le lacrime uscendo dall'ascensore, composi il numero di una mia compagna e lei mi informò che mi aspettavano al solito pub vicino alla scuola.
Pensai che per quella sera non volevo pensare al dolore ed alla delusione, che volevo godermi i festeggiamenti per quell'occasione che la vita mi serviva su un piatto d'argento e che per nulla al mondo avrei sprecato. No, neanche per Santana.
Non aveva senso il suo comportamento.
L'amavo da impazzire e lo avrei fatto sempre. Ma non per questo avrei rinunciato ai miei sogni e alla mia vita, perché mai le avrei chiesto di farlo per me. Non vedevo perché lei dovesse invece prendersi questo diritto.

*****

Rimasi tutta la sera a divorare gelato davanti ad uno stupido film d'amore strappalacrime.
Schifottolo accoccolato accanto a me sul divano.
Quinn e Rachel avevano tentato di portarmi con loro ad una serata organizzata alla NYADA, ma avevo rifiutato categoricamente. Al di la del fatto che non ero dell'umore, l'avevo fatto un po' per auto punirmi, un po' perché volevo essere certa di trovarmi a casa quando Brittany sarebbe tornata a casa.

Erano ormai le due del mattino.
Brittany non si era fatta sentire né io l'avevo chiamata, mi sentivo troppo in colpa.
Il film strappalacrime era finito e così anche quello che era cominciato subito dopo. Schifottolo si era appisolato sul divano russando appena ed io mi ero rintanata a letto sotto le coperte con il viso nascosto nel cuscino, in un dormiveglia poco sereno, dal quale non facevo altro che ridestarmi ad ogni minimo rumore.

Quando sentii la porta di ingresso aprirsi e richiudersi la prima volta scattai quasi in piedi, per rimanere poi delusa nel sentire le risatine sommesse di Quinn e Rachel. Tornai a letto sospirando sconsolata.
Avevo un peso sul cuore e non vedevo l'ora di liberarmene, volevo solo che Britt tornasse in fretta a casa.

Quando sentii nuovamente la porta non ebbi dubbi, sospirai di sollievo nel constatare che era a casa e che presto l'avrei avuta accanto e forse sarei riuscita a scusarmi.

Entrò nella stanza cercando di non fare rumore, accesi la luce sul comodino facendola sobbalzare, si portò una mano al petto spalancando gli occhi.

"Vuoi farmi venire un colpo?" sbottò severa
"Scusa, non volevo spaventarti. Ma sono le tre cominciavo ad essere in ansia" dissi cercando di non sembrare troppo severa, in fondo non ero proprio nella condizione per fare l'arrabbiata.
"Abbiamo festeggiato e non mi sono accorta del tempo che passava" disse semplicemente stringendosi nelle spalle e, senza guardarmi, si diresse verso il bagno chiudendosi dentro.

Attesi pazientemente che uscisse, seduta con la schiena appoggiata alla spalliera del letto. Cominciai a pensare alle parole adatte da dirle, a costruirmi mentalmente un discorso sensato da fare, per scusarmi e farle capire il mio punto di vista, senza urtare la sua sensibilità e possibilmente cercando di dimostrarmi felice per la notizia.

Quando uscì dal bagno neanche mi guardò.
Sapevo che faceva fatica a tenere quella posizione.
Brittany non era una dura, per sua natura, non con me comunque. Beh almeno non sempre, doveva costarle molto comportarsi con così tanta indifferenza ma probabilmente tentava in quel modo di darmi una lezione che meritavo.

"Britt" azzardai con lo sguardo basso, mentre lei si spogliava in silenzio seduta sul bordo del letto, dandomi le spalle.
"Sono terribilmente stanca, Santana, e domani ho lezione. Qualunque cosa sia ne riparleremo in un altro momento" rispose secca, alzandosi e recuperando da sotto al suo cuscino la maglia lunga e gli shorts che le facevano da pigiama.

Sospirai chiudendo gli occhi.

"Amore lo so, sono stata una stronza. Mi dispiace" dissi cercando il suo sguardo.
Lei sbuffò ancora.
"Non mi va di parlarne, davvero Santana. Non adesso. Ho bevuto e la mia testa sta per scoppiare, voglio solo dormire" disse stancamente infilandosi a letto e dandomi le spalle.

La osservai per un lungo istante mentre le sue spalle si muovevano su e giù leggere seguendo il ritmo del suo respiro.
"Buonanotte" disse secca.
Rimasi in silenzio per un attimo.
"Mi dispiace" biascicai a corto di fiato mentre sentivo le mani tremare dal desiderio di stringermi a lei, di sentire che era tutto a posto. Volevo fare pace, lo volevo più di ogni altra cosa.
"Spegni la luce e dormi San, ne riparliamo domani" fece lei secca senza lasciar trapelare alcuna emozione.
Allungai una mano con la sola intenzione di toccarla ma non lo feci, la ritrassi velocemente. Era una sua decisione e dovevo imparare a rispettarla. Quella era la mia punizione e, volente o dolente, l'avrei scontata.
Sospirai e spensi la luce tornando sotto le coperte mentre mi mordicchiavo il labbro inferiore.

*****

La luce si spense ed io rimasi con gli occhi aperti a fissare il buio.
Mi sentivo male per come la stavo trattando. Per tutta la sera non ero riuscita a godermi i festeggiamenti, non avevo fatto altro che pensare a lei.
Ma era necessario che capisse, che comprendesse i suoi errori, dovevo difendere la mia posizione solo così avrebbe imparato la lezione.
Ma faceva male, faceva maledettamente male.

Perché la sentivo respirare in modo irregolare e agitarsi tremante accanto a me, percepivo il suo disagio che era anche il mio, percepivo il freddo dentro, avendola così vicina senza poterla stringere.
Per quella che mi sembrò un'eternità rimasi lì immobile incapace di dormire, sentendola agitarsi nel sonno.

Pensai che giugno era più vicino di quando non credessi, che avrei passato ben tre mesi lontana da lei e, forse, in quelle notti fredde, seppur estive, lontana dal mio unico sole, avrei ripensato a quella notte e mi sarei data della stupida per non aver approfittato di ogni istante della sua vicinanza.

Mi voltai nel buio e la sentì reagire a quel mio movimento, si voltò a sua volta e percepì il suo viso di fronte al mio, l'agitazione del suo respiro corto.

Allungai una mano, ma non dovetti spostarla tanto perché la sua era già lì, come se l'avesse avvicinata nella speranza di un minimo contatto.
Intrecciai le dita nelle sue e la sentii smettere di tremare e rilassarsi appena mentre stringevo al presa.
Era il massimo che potevo concederle in quel momento per lenire la sua pena e la mia. Ero ancora troppo offesa per qualunque altro tipo di contatto. Lei lo capì, quel semplice stringersi delle nostre mani però dovette bastare a far allontanare l'ansia almeno un poco.

"Mi dispiace, amore" mormorò nel buio con un lamento lieve.
Non risposi, mi limitai a stringere più forte la sua mano tirandola per portarmela al petto.
Anche a me dispiaceva, avrei voluto stringerla e dirle che non importava, che la comprendevo, che l'amavo.
Ma la verità è che l'amore certe volte non basta.

L'indomani sarebbe stato un altro giorno, forse la notte avrebbe portato la quiete e tutto sarebbe tornato al suo posto.
Un passo dopo l'altro è così che bisogna vivere un rapporto, non si costruisce solo con fiori, cioccolatini o frasi d'amore. Un passo dopo l'altro. Alcuni tratti del percorso sono più tortuosi di altri, l'importante è non lasciare mai la mano dell'altro.
Un passo dopo l'altro sì, ma sempre insieme.