I giorni sembravano passare veloci come ore, le settimane scorrevano, scivolavano via dalle mie mani come sabbia al vento.
Brittany aveva segnato sul calendario il giorno della sua partenza con un pennarello rosso.
Quel colore così acceso sembrava prendersi gioco di me, rimbalzandomi davanti agli occhi. Sembrava lampeggiare come un silenzioso allarme che segnava l'avvicinarsi di qualcosa che, se per certi versi era fonte di euforia per la mia ragazza, rappresentava per me un vero incubo.
Dal giorno in cui mi aveva comunicato della partenza tutto sembrava essere diventato più difficile. Improvvisamente il tempo che riuscivamo a passare insieme era diminuito, se non avessimo condiviso lo stesso letto, probabilmente ci saremo viste sì e no due volte a settimana.
La fine dell'anno era vicina e questo per me significava dover preparare gli esami universitari, mentre lei era divisa tra gli esami da dare alla Julliard, le prove per il saggio finale e quelle per l'imminente tour.
Tornavamo a casa distrutte, fisicamente e psicologicamente, ed il più delle volte passavamo il poco tempo a nostra disposizione a litigare.
Si respirava in casa una strana tensione, aleggiava intorno a noi un'aura spessa di negatività che rendeva impossibile il dialogo e ci consumava dentro.
Sbuffai togliendo gli occhiali da vista per puntare il gomito sul tavolo e poggiare la fronte sul palmo della mano aperta.
La biblioteca dell'università andava via via svuotandosi, mentre fuori già le luci del giorno si spegnevano. Controllai l'orologio: le sette di sera.
Sbuffai sonoramente.
Non volevo tornare a casa ed era strano perché avrei dovuto avere una voglia matta di vederla, ma quella stessa mattina avevamo litigato ancora. Succedeva ormai quasi tutti i giorni ed era diventata una vera e propria tortura. Sapevo che in parte la colpa era mia: ero talmente tesa che tutto sembrava turbarmi, la minima sciocchezza era sufficiente a stuzzicare la mia rabbia.
Vedevo Brittany sempre più provata dalla mancanza di sonno, dalle prove estenuanti e dal mio atteggiamento che di certo non la aiutava. Sentivo che avevamo bisogno l'una dell'altra in quel particolare periodo, sentivo che aveva bisogno del mio appoggio, ma non riuscivo davvero a liberarmi di quel malumore che minava tutti i miei tentativi di starle accanto come desiderava.
Convivevo ormai con un'angoscia che credevo di aver abbandonato tempo prima e che era tornata a tormentarmi.
Mi sentivo come se avessi fatto mille passi indietro, come se fossi tornata la ragazzina impaurita del liceo, quella che, angosciata dalla propria paura, la prendeva e la trasformava in rabbia cieca colpendo le persone più care.
Inconsciamente credo volessi isolarmi da Brittany, convinta che così avrei sofferto di meno quando mi avrebbe abbandonata, perché sì, lo avrebbe fatto.
Quei tre mesi sarebbero un giorno diventati sei, poi nove, poi un anno.
Presto sarebbe sbocciata come una rosa in primavera, avrebbe liberato la sua passione per la danza e questa, insieme al suo talento senza eguali, l'avrebbe portata lontano, sempre più in alto, sempre più distante da me.
Sarei rimasta lì a guardarla dal basso.
Sarei rimasta sola, come sempre.
Sospirai ancora chiudendo il libro e riponendolo nella borsa insieme alle altre cose.
Mi feci coraggio, cos'altro avrei potuto fare?
*****
Il telefono continuava a suonare insistentemente nella mia borsa, nonostante avessi inserito la vibrazione riuscivo comunque a percepirlo.
Chiusi gli occhi cercando di ignorare quel suono continuo.
Avevo fatto una cosa stupida, probabilmente.
Non era stato molto corretto da parte mia darmi malata per saltare due giorni di prove, soprattutto con gli esami ed il saggio alle porte per non parlare del tour, l'occasione della mia vita.
Ma sentivo di avere bisogno di staccare la spina.
Io e Santana ne avevamo bisogno. Un fine settimana rilassante avrebbe aiutato entrambe, me a riposarmi, lei a rilassarsi ed avrebbe aiutato il nostro rapporto a ricucirsi.
Era strano, avevo sempre creduto che il nostro legame fosse indistruttibile, ma più passavano i giorni più mi accorgevo che lentamente tutto si stava logorando e non potevo permetterlo.
Desideravo più di ogni altra cosa che Santana diventasse indipendente, che diventasse forte e che imparasse a gestire i suoi sentimenti, che imparasse a gestire la fiducia in me, che la rafforzasse.
Sapevo perfettamente cosa la rendeva fragile: la mia partenza che avrebbe comportato la mia assenza per tanto tempo.
L'abbandono.
Santana aveva un particolare problema con questo.
Era terrorizzata dall'idea che io potessi abbandonarla.
Mai, mai nella vita sarebbe potuto succedere e non facevo altro che dirlo e dimostrarlo da quando stavamo insieme.
Ma era un concetto evidentemente complicato da capire per lei, non le entrava in testa.
All'inizio avevo pensato che forse, prendendo la cosa di petto, assumendo una posizione dura e intransigente, lei avrebbe capito. Ma mi ero accorta che questo aveva solo peggiorato le cose e così, armandomi della mia inesauribile pazienza nei suoi confronti, avevo deciso di darle un'ulteriore prova.
Ed era per quel motivo che me ne stavo lì, fuori dall'università, con due trolley accanto e due biglietti aerei stretti nella mano.
Il telefono vibrò nuovamente, una sola volta.
Lo presi e controllai il messaggio di Santana.
-Sto uscendo dall'università per tornare a casa, farai tardi anche stasera?-
Sorrisi e sollevai lo sguardo. La vidi in lontananza scendere le scale dell'ingresso a testa bassa mentre riponeva in tasca il telefono.
"San" urlai nella sua direzione.
Lei sollevò la testa stranita, guardandosi un attimo intorno ed io sollevai la mano in aria per attirare la sua attenzione. Appena mi vide la sua espressione serie e crucciata mutò, dapprima in una smorfia sorpresa e subito dopo, mentre si avvicinava, in un sorriso ampio.
"Britt, che ci fai qui?" chiese appena fu a pochi passi da me.
"Sorpresa" dissi semplicemente stringendomi nelle spalle.
Lei mi rivolse un'occhiata curiosa prima di avvicinarsi azzerando le distanze per lasciarmi un piccolo e veloce bacio a fior di labbra.
Il suo sguardo cadde sui trolley ai miei piedi.
"Quello è mio?" disse sollevando un sopracciglio prima di guardarmi interrogativa.
"Ho deciso di prendermi il fine settimana libero" dissi tutto d'un fiato.
"Cosa?" domandò come se non avesse sentito.
Io annuì vigorosamente non riuscendo a trattenere un sorriso.
"Ho deciso che un paio di giorni di riposo non mi faranno male e ho preso due biglietti per Lima" confessai mostrandole i biglietti aerei "In realtà questo aereo fa due scali, prima di atterrare a Lima. Un giro assurdo lo so, ma erano i più economici che ho trovato all'ultimo momento e beh, spero davvero che tu mi dica che puoi partire, perché... beh ho speso praticamente tutti gli ultimi risparmi del mese per comprarli e ho preparato la tua valigia e la mia ed il volo parte tra circa due ore" confessai sperando che non si arrabbiasse.
Lei mi guardò confusa grattandosi la testa nervosamente.
"E perché avresti fatto tutto questo?" domandò un po' severa.
"Perché voglio passare due giorni con te, solo con te, perché credo che abbiamo bisogno di staccare la spina, di riprenderci un po' del tempo che ci è stato tolto ultimamente. Per stare insieme" dissi intimorita "E' una stupidaggine vero?" chiesi poi abbassando lo sguardo.
"No!" sbottò lei prima di sospirare "Beh in effetti sì, insomma sai che si stanno avvicinando gli esami ed io ho bisogno di studiare e tu hai un milione di cose da fare e poi, accidenti, perché non mi hai detto nulla? Mi sarei organizzata" disse lei contrariata.
Sbuffai.
La solita maniaca del controllo.
"Sì hai ragione! Ho fatto una cazzata, restituisco i biglietti e chiamo a scuola per dire che domani sarò alle prove. Fingiamo che tutto questo non sia successo" tagliai corto facendomi severa e feci per voltarmi e chiamare un taxi che ci riportasse a casa.
Lei mi bloccò prendendomi per mano e inducendomi a voltarmi.
"Perché fai cosi adesso?" domandò stizzita.
La guardai spalancando gli occhi.
"Io? Sei tu che smonti qualunque cosa! Insomma pensavo che ti avrebbe fatto piacere, volevo passare del tempo con te e farti una sorpresa e tu mi rispondi che sei sotto esame! Ok lo capisco, va bene. Addio sorpresa e week end romantico, va bene" risposi visibilmente nervosa gesticolando.
Lei prese entrambi i miei polsi stringendoli per cercando il mio sguardo mentre respiravo forte, presa dalla rabbia.
"Hey,hey calmati ok" fece con voce morbida "Mi dispiace" aggiunse quando incrociai i suoi occhi.
"Scusa, mi dispiace amore" fece nuovamente avvicinandosi di qualche passo fino ad essere vicinissima.
"Andiamo a Lima" disse sicura guardandomi negli occhi "Partiamo, va bene" ribadì.
"Non devi farlo per farmi un favore, Santana" risposi acida distogliendo lo sguardo.
"No, infatti non devo. Voglio partire. Abbiamo decisamente bisogno di stare insieme da sole, lontano da tutto il casino che ci sta piombando addosso! Hai perfettamente ragione" disse sicura, poi sollevò la mano e fermò il primo taxi disponibile, caricò entrambi i bagagli mentre la guardavo torva e mi invitò a salire facendo lo stesso.
*****
Il tragitto fino all'aeroporto fu strano.
Nessuna delle due disse una parola. Brittany se ne stava a braccia conserte a fissare fuori dal finestrino, mentre io mi torturavo le mani pensando al modo migliore per scusarmi della mia reazione, come al solito sbagliata.
Perché facevo così? Perché dovevo sempre rovinare tutto razionalizzandolo? Perché non riuscivo mai a godermi il momento a vivere attimo per attimo? Dovevo sempre avere il controllo e, puntualmente, finivo per ferire l'unica persona al mondo che amassi.
Quando arrivammo in aeroporto non faticammo a trovare il nostro volo.
Brittany continuava ad essere silenziosa. Sospirai certa che non fosse così che si era immaginata il nostro viaggio.
Prendemmo posto sull'aereo e finalmente ebbi modo di fermarmi ad osservare il suo viso un po' crucciato, mentre guardava fuori dal finestrino in attesa del decollo.
Le presi la mano intrecciando le dita tra le sue, i suoi occhi si puntarono sulle nostre mani intrecciate, indugiarono qualche minuto e poi si sollevarono sul mio viso.
Ci guardammo intensamente per un lunghissimo secondo prima di scioglierci simultaneamente in due identici sorrisi.
"Mi dispiace piccola" soffiai stringendo più forte la sua mano.
"Dispiace anche a me, dovevo avvisarti di questa idea" si affrettò a dire lei.
"Non importa. Ascolta Britt, io so perché hai organizzato questo piccolo viaggio, capisco che in questo periodo sono distante e nervosa e..."
"San" mi interruppe lei "Io voglio solo ritrovare la nostra complicità, il nostro stare bene" disse seria.
"Amore ma noi la complicità non l'abbiamo mai persa... è solo che, beh, ultimamente tutto è più..."
"Complicato" concluse lei.
"Già, complicato" convenni io fissando il vuoto.
Rimanemmo in silenzio per un sacco di tempo: io a fissare il vuoto, lei il finestrino. Le nostre mani si strinsero più saldamente l'una nell'altra e l'aereo decollò.
*****
Sospirai muovendomi sul sedile. Era maledettamente comodo eppure non riuscivo a dormire, come invece stavano facendo tutti gli altri passeggeri. Tutti meno Santana che se ne stava ferma, come ipnotizzata, a fissare un punto imprecisato davanti a se. Se non fosse stato per il battito regolare delle sue ciglia, avrei detto che si fosse trasformata in pietra.
La sua mano era ancora intrecciata nella mia.
Iniziai a disegnare piccoli cerchi con il pollice sul dorso e lei parve risvegliarsi dalla trance mentre sollevava lo sguardo per incontrare il mio.
Le sorrisi dolcemente e lei sorrise a sua volta.
"Ho bisogno di te" mi confessò con un filo di voce, talmente poca che quasi lessi solo il labiale.
Sorrisi intenerita mentre i suoi occhi diventavano lucidi.
"Sono qui" dissi semplicemente, sciogliendo la presa con la sua mano per cingerle le spalle con il braccio e attirarla a me.
Lei si lasciò andare poggiando la testa sul mio petto, chiuse gli occhi e rilassò il respiro mentre la stringevo lasciandole un bacio tra i capelli.
Sentii qualcosa di caldo scivolare lungo il mio petto e capii che si trattava di una lacrima.
Misi due dita sotto il suo mento inducendola a sollevare il viso e notai che piangeva. A quella vista non riuscii a non intenerirmi e le lasciai un bacio lieve prima di stringerla ancora mentre nascondeva il viso nell'incavo del mio collo.
"Sono stata una vera stronza in questo periodo" disse tra i singhiozzi.
"No, non importa amore, ti capisco. Sono giorni stressanti e difficili" tentai di rassicurarla accarezzandole i capelli mentre lei piangeva contro la pelle del mio collo.
"E' che ho paura" confessò.
"Lo so amore, lo so. Ma non devi. Io sono qui" risposi baciandole la fronte "Sono qui" ribadì nuovamente e lei sollevò il viso per baciarmi ed annuire tra le lacrime.
******
L'aereo fece il primo scalo e noi mangiammo qualcosa al primo ristorante che trovammo in aeroporto prima di salire sull'altro velivolo.
Il viaggio durò meno di quanto mi aspettassi e, per tutto il tempo, io e Brittany non avevamo fatto altro che scambiarci tenere occhiate e piccoli gesti affettuosi, senza spingerci mai troppo oltre, per paura forse di non riuscire a controllarci, forse anche perché non servivano troppe parole né gesti eclatanti. Eravamo insieme, si prospettava davanti a noi un lungo e piacevole fine settimana nella città che ci aveva viste nascere, crescere e che aveva fatto da sfondo alla nascita del nostro amore, solo quello contava ora.
Il taxi che ci riportò davanti casa mia era stato come la sala di un cinema che proietta ricordi di vita vissuta. Quel tragitto aveva rappresentato un tuffo nei ricordi.
Ed ora eravamo lì, davanti a quella casa, quella che un tempo odiavo e che ora mi faceva tremare le ginocchia di emozione.
Improvvisamente capii perché Brittany avesse scelto di tornare a casa invece che propormi un fine settimana in qualunque altro posto.
Quella casa, quella città, quei luoghi erano impregnati di noi, del nostro amore e, mai come in quel periodo, avevamo bisogno di ricordarci cosa eravamo state, cosa ci eravamo promesse di essere per sempre.
Tutto era buio quando entrammo in casa, l'odore familiare mi investì ed istintivamente sorrisi, non avrei mi pensato di farlo davvero.
Brittany mi aveva detto di aver avvisato Clara del nostro arrivo.
Ma in casa non c'era nessuno.
Mi presi qualche istante per guardarmi intorno, tutto era perfettamente come lo ricordavo, come lo avevo lasciato finite le vacanze natalizie.
Brittany mi baciò la guancia avviandosi di sopra con le valigie, mentre io facevo un rapido giro tra i ricordi.
Raggiunsi il piano di sopra lentamente accarezzando la ringhiera della scala di marmo.
Quando arrivai alla porta della mia camera la trovai semi chiusa.
Spinsi un po' il legno e mi ritrovai nella mia camera, la luce accesa, i due trolley accanto al letto.
Osservai quello che era stato il mio mondo.
Le lenzuola sul letto erano pulite, lo notai perché non mi erano familiari, probabilmente Clara ne aveva prese di nuove.
I miei scaffali erano puliti e tutte le mie cose perfettamente al loro posto. Sulla mensola alta brillavano i miei trofei di cheerleading e, sulla parete accanto, c'erano ancora tutte le divise da cheerleader che avevo indossato dalle elementari fino a quella del liceo, perfettamente conservate nelle loro cornici di vetro, così come i pon pon sull'armadio.
I libri di scuola erano sparsi un po' sugli scaffali, un po' sulla scrivania.
Tutto profumava di vaniglia.
Appese al muro c'erano le mie foto, quelle del liceo con Quinn, Puck, Sam, Finn e Sugar.
Quelle delle mie gare da bambina, quella del mio diploma ed altre con me e Brittany insieme.
Sorrisi nel notarne una di me, Quinn, Britt e Rachel, scattata alla festa dopo il diploma.
Era come se non fossi mai andata via, come se quella stanza non fosse mai stata abbandonata e ringraziai mentalmente Clara per questo.
"Hey" la voce di Britt mi riportò alla realtà. Mi riscossi notandola in piedi appoggiata allo stipite della porta.
La guardai per un secondo infinito mentre mi sorrideva.
"Tutto bene?" chiese.
Mi limitai ad annuire.
"Ho odiato questo posto per tutta la mia vita ed adesso mi rendo conto che mi è mancato. Ti pare possibile?" dissi accennando un sorriso stranito.
Lei sorrise a sua volta comprensiva.
"Ho riempito la vasca idromassaggio nel bagno di là, andiamo" disse porgendomi la mano.
Intrecciai le dita nelle sue seguendola.
Entrammo in bagno e la sentii chiudere la porta e far scattare la serratura mentre mi sfilavo meccanicamente le scarpe osservando la schiuma di cui la vasca era colma.
Pochi istanti e le sue braccia mi cingevano la vita da dietro mentre il suo viso affondava nei miei capelli.
Rimanemmo in quella posizione per un tempo indefinito, chiusi gli occhi.
Da quanto tempo non facevamo l'amore?
Una settimana? Forse due.
"Mi manchi" le confessai a bassa voce.
Lei non rispose, non c'era bisogno che lo facesse, intrufolò le dita sotto il tessuto della mia maglietta trascinandola verso l'alto ed io sollevai le braccia per aiutarla a sfilarla.
Baciò minuziosamente ogni centimetro di pelle scoperta dalla mia spalla al collo facendomi tremare d'anticipazione, mentre le sue dita sbottonavano i miei jeans facendoli scivolare lungo le gambe.
Li sfilai mentre la sentivo liberarsi dei suoi indumenti dietro di me.
Tolsi via l'intimo e mi avvicinai alla vasca tastando la temperatura dell'acqua con il piede prima di immergermi.
Mi appoggiai al bordo, godendomi quella sensazione di piacevole calore, insieme allo spettacolo meraviglioso del corpo nudo e perfetto della mia ragazza che mi sorrise maliziosa avvicinandosi per immergersi in acqua a sua volta e sedersi tra le mie gambe.
Poggiò la testa all'indietro sulla mia spalla socchiudendo gli occhi mentre le mie mani iniziavano un lento massaggio sulle sue spalle.
Le baciai una tempia.
"Grazie" sussurrai al suo orecchio.
"Per che cosa?" chiese senza aprire gli occhi.
"Per questo, forse ne abbiamo davvero bisogno" mormorai.
"Sì, lo penso anche io" rispose annuendo piano.
"Voglio fare l'amore con te" confessai senza vergognarmi.
"Anche io" rispose con un sorriso "Ma non qui" aggiunse.
"Ah no?" domandai delusa facendola ridacchiare.
Si rigirò fino a trovarsi di fronte a me, sorrise divertita prima di baciarmi, un bacio lento e deciso.
Le nostre labbra si accarezzavano, muovendosi ad un ritmo scandito dal nostro respiro corto, mentre le lingue si cercavano, giocando a rincorrersi. Mi sembrava un secolo che non la baciavo così. Presi il suo viso tra le mani attirandolo di più a me e lei mi lasciò fare senza smettere di baciarmi con trasporto, sospirando ogni volta che il contatto tra le nostre lingue si faceva più intenso.
"No" sussurrò sulle mie labbra sorridendo e scostandosi quando cercai di morderle il labbro inferiore.
"E dove?" chiesi cercando ancora le sue labbra.
Non mi negò un altro bacio più intenso.
"A letto" miagolò sulle mie labbra.
"Perché non in entrambe i posti?" proposi accarezzandole il sedere sotto la superficie dell'acqua.
Lei ridacchiò schizzandomi un po' di schiuma sul viso e inducendomi a tossicchiare contrariata.
"Quanta fretta, Lopez" disse divertita rigirandosi per portare nuovamente la sua schiena a contatto con il mio petto.
"Abbiamo tutto il tempo, rilassati amore" disse poggiando di nuovo la testa sulla mia spalla e cercando le mie mani per intrecciarvi le dita.
Sorrisi, baciandole il collo e compiacendomi dei brividi che questo mio gesto le provocava.
"Hai ragione" dissi stringendola a me.
"Raccontami di te, abbiamo parlato così poco queste settimane" disse innocentemente mentre giocava con la schiuma muovendovi intorno le nostre dita intrecciate.
La strinsi più saldamente a me con l'altro braccio cominciando a raccontarle, pazientemente, le mie giornate, approfondendo discorsi che le avevo solo accennato in precedenza e lo stesso fece lei con me.
Passammo il tempo successivo a ridere e parlare di tutto, giocando con la schiuma come bambine, finché l'acqua non diventò troppo fredda e decidemmo di uscire.
Mi sentivo leggera, per la prima volta dopo tanto tempo, avevo la sensazione che Santana fosse tornata da me dopo un viaggio che l'aveva tenuta lontana, non con il corpo ma di sicuro con la mente.
Mi passò l'asciugamano e io lo avvolsi intorno al corpo mentre lei faceva lo stesso con un altro.
Mi avvicinai allo specchio passandoci sopra la mano per liberarlo dal vapore e guardare il mio viso stravolto e provato dalla stanchezza e dallo stress.
"Sono un mostro" sentenziai facendo una smorfia.
Lei mi abbracciò da dietro ridacchiando.
"Sì un mostriciattolo" mi prese in giro mordicchiandomi la spalla.
"Non ridere di me" la rimproverai mettendo su un piccolo broncio, lei mi fece voltare nel suo abbraccio avvicinando il viso al mio.
"Sei bellissima" disse seria sulle mie labbra "Ed io ti amo" aggiunse facendomi sorridere appena.
"Anche io" dissi baciandola piano, strinsi le braccia intorno al suo collo attirandola verso di me, ci perdemmo per qualche istante in quel bacio che si fece via via più profondo ed intimo, finché non ci staccammo per la necessità di recuperare ossigeno.
Avevamo entrambe il viso arrossato ed i respiri corti.
"Andiamo a letto" propose lei ed io mi limitai ad annuire cercando nuovamente le sue labbra.
Continuammo a baciarci senza riuscire a staccarci dall'abbraccio mentre raggiungevamo la mia stanza chiudendo la porta alle nostre spalle.
Mi ritrovai schiacciata contro il legno bianco appena fu chiusa, le sue labbra fameliche presero a vagare lungo il mio collo ed, improvvisamente, fui investita da una valanga di ricordi legati a quella porta. Sorrisi pensando a quante volte ci eravamo trovate in quella stessa posizione.
"Che hai da ridere?" domandò interrompendosi.
La guardai sorridendo maliziosa.
"Niente di che" mi affrettai a dire afferrandole i fianchi coperti dall'asciugamano e spingendola verso il letto.
Le sue mani strattonarono piano il pezzo di stoffa che mi avvolgeva facendolo cadere scompostamente ai miei piedi mentre facevo lo stesso con il suo.
Si lasciò cadere sul materasso spingendosi all'indietro per stendersi al centro comodamente.
Mi presi qualche secondo per osservare il suo corpo nudo prima di gattonare su di lei e baciarla con devozione lasciandomi lentamente scivolare sulla sua pelle stretta nel suo abbraccio.
"Ho bisogno di te" sussurrò tra un bacio e l'altro, con lo stesso tono bisognoso ed insicuro di quando lo aveva detto poche ore prima sull'aereo.
"Sono qui" risposi con fermezza, sedendomi sul suo bacino e scivolando all'indietro per portare a contatto le nostre intimità.
"Sono qui" sussurrai mentre con la punta della lingua disegnavo cerchi intorno al suo capezzolo accarezzando l'altro con le dita.
Sospirò di piacere inarcandosi verso di me mentre le sue mani vagavano lungo le mie gambe.
Mi mossi appena, strofinando la mia intimità contro la sua e gemendo nella sua bocca con la stessa intensità con cui lo aveva fatto lei poco prima.
Poi scivolai lungo il suo corpo con una scia di baci caldi, alternando baci a piccoli morsi delicati.
Mordicchiai la sua pancia, facendola gemere a metà tra dolore e piacere prima di passare la lingua su quel punto leggermente arrossato e continuare a scendere lungo il suo corpo per fermarmi tra le sue gambe.
Baciai il suo interno coscia, succhiando avidamente una porzione di pelle prima di soffermarmi a guardarla dal basso.
La vidi rivolgermi un'occhiata bisognosa e dolce allo stesso tempo e sorrisi.
"Qui abbiamo fatto l'amore per la prima volta" dissi appoggiando la guancia alla sua pelle.
"Te lo ricordi San?" domandai guardandola negli occhi mentre con le punte delle dita sfioravo la sua intimità.
Lei tremò, faticando nel tentativo di tenere gli occhi aperti e fissi nei miei, ed un flebile sì lasciò le sue labbra, seguito da un sorriso.
"E' stata una delle notti più belle della mia vita" le confessai "Non la dimenticherò mai" aggiunsi sognante.
"Nemmeno io" si affrettò a dire.
Le mie dita continuavano ad accarezzare il suo centro, giocandovi lentamente e disegnando lungo la sua apertura piccoli cerchi regolari.
La sentivo tremare sotto il mio tocco, contorcendosi dal piacere e dall'impazienza insieme.
Avvicinai il viso al suo centro sfiorandolo con la punta delle labbra mentre non smettevo di accarezzarla, sentivo il mio respiro infrangersi contro il suo piacere e sapevo che lo sentiva anche lei dal mondo in cui spingeva il bacino nella mia direzione.
Lasciai un bacio sulla sua apertura ed un altro ed un altro ancora sentendola letteralmente vibrare sotto la pressione esercitata dalle mie labbra.
Finché non mi decisi a sfiorarla con la punta della lingua, dapprima lentamente poi sempre più decisa, fino a penetrarla completamente inducendola ad urlare di piacere.
Miagolò il mio nome tra i gemiti, inducendomi ad aumentare il ritmo mentre stringevo i suoi glutei tra le dita per attirarla di più incontro alla mia bocca.
Sentivo il suo sapore, i suoi gemiti mi riempivano le orecchie mentre si muoveva ancorandosi ai miei capelli e tirandoli appena.
"Brittany" mi chiamò mentre già sentivo le sue pareti stringersi intorno alla mia lingua.
"Brittany, vieni qui" mi implorò ed io non riuscii a resistere. Chiusi le labbra intorno al suo clitoride succhiando forte prima di risalire il suo corpo e stendermi su di lei. Portai una mano tra le sue gambe entrando in lei con due dita mentre poggiavo le labbra sulle sue, la sua lingua disegnò, famelica, il contorno della mia bocca mentre la baciavo con intensità muovendo le dita in lei con un ritmo sempre più serrato.
Quando raggiunse il picco mi strinse forte a se, seppellendo il viso nell'incavo del mio collo e urlando di piacere sulla mia pelle, ricoprendola di una cascata di brividi.
Quell'urlo liberatorio lasciò presto spazio ad una risata rilassata alla quale mi unì subito mentre le baciavo il viso in più punti.
*****
"Sei perfetta" mi sussurrò all'orecchio ridacchiando prima di mordicchiarmi il lobo.
Voltai il viso per catturare le sue labbra in un bacio dolce e strofinare il naso contro il suo, mentre io stessa non riuscivo a smettere di sorridere.
"Tu lo sei" soffiai sulle sue labbra.
"Lo siamo io e te insieme" concluse lei ed io annuì sorridendo prima di spingerla sul materasso accanto a me e salire su di lei.
La vidi sorridere maliziosa mentre portavo due dita elle sue labbra per segnarne il contorno, mordicchiò giocosamente uno dei mie polpastrelli, passandoci sopra la lingua subito dopo ed io sorrisi calandomi per baciarla mentre portavo quella stessa mano tra le sue gambe e la sentivo fremere d'anticipazione mentre sorrideva nel bacio.
