Riaprii gli occhi quella mattina molto prima del previsto.
Mi sollevai a sedere sul letto guardandomi intorno, sorrisi nel rendermi conto di non aver provato minimamente la sensazione strana che pensavo di poter provare: quella di aprire gli occhi e domandarti dove diavolo fossi finita. Abituata com'ero alla mia nuova stanza a New York.
Invece no. Mi ero svegliata ed avevo addirittura accennato un sorriso mentre mi sentivo completamente a mio agio tra quelle quattro mura così vissute.

Rivolsi lo sguardo alla mia destra, Brittany dormiva su un fianco dandomi le spalle. Sentivo il suo respiro, calmo e regolare, riecheggiare nella stanza.

Mi alzai dal letto cercando di non svegliarla ed avanzai verso la finestra poggiando sul vetro il palmo della mano. All'orizzonte si intravedeva l'alba. Sentii gli occhi lucidi ed, all'inizio, non riuscii a capire perché. Poi sorrisi mentre una lacrima leggera mi rigava il viso.

Avevo passato più di diciotto anni della mia vita a guardare quella stessa alba da quella posizione, sognando di poter volare lontano, un giorno. Di trovare la mia strada. Mi sembrava così lontano quel tempo adesso, mi sentivo così diversa dalla bambina ed in seguito dalla ragazzina che ero stata.

Tutti i sogni ed i desideri che avevo, tutta la vita avventurosa che mi ero costruita nella mente in quegli anni. Incredibile pensare a dove invece mi aveva portato il destino. Sicuramente vivevo adesso una vita meravigliosa, la migliore che avessi mai potuto sognare, ma probabilmente, se avessi incontrato la Santana di qualche anno prima e le avessi raccontato di come si sarebbe evoluto il suo futuro, mi avrebbe riso in faccia. O presa a calci.

Mi voltai ad osservare Brittany. Si era rigirata nel letto, posizionandosi a pancia in giù, i capelli biondi le ricadevano scomposti sulle spalle nude mentre le prime luci dell'alba coloravano la stanza.
Mi sembrava sempre così piccola quando dormiva.

Possibile che quella ragazza, tutta sorrisi, arcobaleni ed unicorni fosse riuscita a cambiare la mia vita e la mia idea di felicità così radicalmente?
Prima di conoscerla ero una persona così arida, di sentimenti e prospettive, e me ne rendevo conto solo adesso. Ora che guardandomi indietro rivivevo un anno intenso, talmente tanto da valere per dieci, e più ci pensavo più sentivo di avere paura. Perché mai nella vita avevo avuto così tanto da perdere.

Tutto iniziava e finiva con lei.
Io stessa ero rinata nel suo bacio o, forse, non avevo mai vissuto davvero prima.
Mi domandai se il nostro sarebbe stato uno di quegli amori che sono in grado di sfidare tutto. Sì, insieme ne avevamo passate e superate molte ma quelli erano problemi da adolescenti, per quanto alcune sfide potessero esserci sembrate più grandi di noi.
Quello che mi chiedevo era se saremmo state in grado di sopportare anche il passare del tempo, se saremmo riuscite ad evitare che il nostro amore si logorasse consumato dall'abitudine, dalla gelosia, dall'egoismo, dalla distanza o semplicemente dal tempo.
Non ero sicura della risposta, come avrei potuto esserlo? Semplicemente non potevo saperlo.
L'unica cosa di cui ero coscia era che l'amavo e che, cosa più importante, ora ero in grado di lasciarmi amare da lei. Questo non rispondeva alle mie domande ma era già un buon punto di partenza.

Sorrisi istintivamente, mentre la vedevo allungare una mano accarezzando il mio cuscino senza aprire gli occhi. Quel gesto mi ridestò dai miei pensieri.
Mossi qualche passo nella sua direzione, lentamente, solo per il gusto di vederla cercarmi con bisogno.
"San" mormorò con la voce impastata dal sonno ancora con gli occhi chiusi.
"Sono qui" sussurrai salendo sul letto e stendendomi accanto a lei.
La sua mano raggiunse a tentoni il mio viso, posandosi sulla mia guancia per accarezzarla prima che i suoi occhi si aprissero in due piccole fessure azzurrissime.
Sistemai meglio la testa sul cuscino accennando un sorriso che lei ricambiò.
Spostai una ciocca di capelli dal suo viso e mi persi a guardarla, prendendomi tutto il tempo del mondo per ripercorrere con lo sguardo i tratti di quel viso che ormai conoscevo a memoria, ogni lentiggine, ogni curva, ogni lineamento e sfumatura.
Era così bella che anche solo guardarla mi faceva tremare il cuore.
Così bella che ancora stentavo a credere volesse me e me soltanto.

"Che ore sono?" mormorò riportandomi alla realtà.
"E' presto amore, dormi" le dissi dolcemente.
"Ti è tornata l'insonnia?" domandò corrucciata.
Sorrisi. Da quando ci eravamo trasferite dormivo decisamente meglio, molto più di quanto mi fosse mai capitato in vita mia.
"Credo sia questo posto che non mi concilia il sonno, sai?" scherzai io.
Lei non si scompose, sorridendo mentre le si chiudevano gli occhi.
"Avevi solo bisogno di trovare il tuo posto nel mondo" mormorò.
"New York è quel posto" aggiunse.
Sorrisi scuotendo lievemente il capo.
"Sei tu il mio posto nel mondo Britt" mormorai, ma lei si era già riaddormentata.
Le baciai dolcemente una guancia stringendomi al suo corpo mentre la mia mano correva ad accarezzarle i capelli. Mi riaddormentai cullata dal suo respiro.

*****

Il sole era già alto quando mi apprestai a scendere la scalinata di casa Lopez diretta alla cucina. Volevo preparare la colazione a Santana che dormiva ancora beatamente, poi ci saremmo preparate ed avremmo fatto una capatina a casa mia per salutare i miei.
Non avevo una gran voglia di vederli a dire il vero, almeno non mio padre e la sua solita aria da cane bastonato e deluso, ma mi mancavano mia sorella ed il mio gatto. Ed, in ogni caso, era doveroso passare almeno a salutare visto che ero lì.

Poi avrei preso la mia moto, anche lei mi mancava, e magari con un po' di fortuna sarei riuscita a convincere Santana a salirci e l'avrei portata a fare un bel giretto al Mckinley, al parco, da Breadstix e, sicuramente, sul promontorio per vedere il tramonto.

Sentivo che Santana aveva bisogno di essere rassicurata e volevo solo che stesse bene, non avevo intenzione di partire lasciandola con un peso sul cuore, né di portarmi dietro lo stesso peso.

La casa era deserta. Pensai a quanto fosse triste il fatto che i suoi genitori non si fossero fatti trovare in casa neanche per salutarla un attimo. In quel momento mi sentii un po' in colpa per avere sempre un occhio critico verso la mia famiglia che, al confronto, era decisamente d'oro.

Raggiunsi la cucina pronta a preparare la colazione, ricordavo perfettamente dove fossero i vari ingredienti che mi servivano per fare le frittelle. Clara si era quantomeno occupata di rifornire gli scaffali aveva persino comprato lo sciroppo d'acero.
Santana non aveva perso la sua assurda abitudine di non mangiare nulla la mattina ma, quando mi impegnavo a prepararle la colazione, non aveva mai la forza di dire di no e riuscivo a farle mangiare qualcosa.

Cominciai a preparare l'impasto fischiettando il motivetto di una delle coreografie che stavo preparando e mentalmente ripassavo i passi accennandoli mentre mi spostavo per la cucina.

"Che meraviglia" escalmò Santana con un sorriso facendomi sobbalzare per la sorpresa.
"Volevi farmi venire un colpo?" la rimproverai, ricomponendomi.
Lei se ne stava appoggiata allo stipite della porta ad osservarmi divertita, le feci una linguaccia e tornai alle frittelle.

"Sai non è male, svegliarmi e trovarti così allegra in cucina mentre prepari la colazione. Viviamo insieme da mesi e non mi è mai capitato" constatò lei.
"Perché non ho mai un secondo libero. Soprattutto la mattina. Quando esco tu sei ancora nel mondo dei sogni" la rimbeccai io.
"Questo perché hai degli orari disumani" rispose lei prontamente raggiungendomi per cingermi la vita da dietro.
"Che prepari?" chiese poggiando il mento sulla mia spalla.
"Frittelle" risposi "Almeno ci provo, non garantisco sul risultato finale" aggiunsi facendola ridere.
Mi baciò la spalla stringendosi di più a me.
"Programmi per la giornata?" mi chiese.
"In realtà sì, ma niente di definitivo, se hai in mente qualcosa sono pronta ad appoggiarlo" risposi mentre mescolavo l'impasto in una scodella.

Santana nascose il viso nei miei capelli mormorando d'approvazione.
"Beh un'idea c'è in effetti" miagolò maliziosa mentre le sue mani correvano ad accarezzarmi la pancia sotto il bordo della maglietta facendomi sorridere.
"San, non possiamo passare tutto il week-and a fare sesso" la ammonii io senza smettere di sorridere.
"Perché no?" domandò lei mentre spostava i miei capelli da un lato per lasciarmi piccoli baci lungo il collo.
Sospirai appena lasciandomi andare all'indietro contro di lei.
"Perché..." continuai a fatica mentre cercavo di mantenere il punto e non lasciarmi distrarre dalle sue attenzioni "Perché potevamo benissimo restare a casa a farlo. Siamo qui anche per altro" dissi poco convinta mentre sentivo la sua lingua accarezzarmi la nuca. Morsi il mio labbro inferiore per trattenere l'ennesimo sospiro.
"Possiamo fare entrambe le cose, no?" propose lei con voce suadente al mio orecchio mentre le sue mani accarezzavano il mio corpo fermandosi sul mio fondoschiena per accarezzarlo prima di risalire sotto la mia maglietta lungo il mio busto.

Lasciai andare scodella e mestolo aggrappandomi al marmo della cucina ed ingoiai a vuoto.
Sobbalzai quando le sue dita incontrarono i miei seni nudi nello stesso istante in cui i suoi denti si serravano con pacata violenza sulla mia spalla.
"Questo è giocare sporco" le feci notare con un filo di voce.
Lei ridacchiò.
"Lo hai sempre saputo che non sono un tipo molto leale, soprattutto quando si tratta di queste cose" rispose a tono mentre le sue dita cominciavano a farsi indiscrete sul mio seno.
Chiusi gli occhi colta da un brivido di piacere ed abbassai la testa mentre sentivo le braccia venir meno per la forza con cui mi aggrappavo al ripiano.
Una sua mano fu subito tra i miei capelli, li tirò leggermente inducendomi ad alzare la testa ed a voltarla nella sua direzione. Lasciai che mi baciasse famelica accogliendo la sua lingua e ricambiando quel bacio con foga mentre con le dita accarezzava l'estremità del mio seno ripetutamente, sentivo il suo bacino strofinarsi contro il mio.
Con la punta della lingua disegnò ripetutamente il contorno delle mie labbra inducendomi a gemere nella sua bocca mentre ancora teneva stretta una ciocca dei miei capelli, l'altra mano scese lentamente lungo il mio corpo per fermarsi tra le mie gambe ed accarezzare il tessuto degli shorts, molto lievemente.

Mugugnai nel bacio sperando che intensificasse un po' di più quelle carezze, per tutta risposta lei mi regalò un ghigno divertito.
"Sai ripensandoci forse hai ragione, è meglio uscire" sentenziò lei facendo per allontanarsi.
Ringhiai letteralmente afferrandole la mano che era scivolata sul mio fianco e la riportai tra le mie gambe piegandomi leggermente alla ricerca del suo bacino.
Lei ridacchiò senza farsi pregare troppo, tornò a stringere con più forza i miei capelli mentre premeva il palmo sulla mia intimità.
"Hai cambiato idea, vedo" soffiò al mio orecchio.
"Santana"
"Si BrittBritt?"
"Sta zitta" soffiai cercando le sue labbra.
Mi baciò sorridendo mentre la sua mano superava l'ostacolo shorts e slip per accarezzarmi con più vigore.
Gemetti allungando una mano fino a poggiarla su uno degli scaffali mentre allargavo maggiormente le gambe.
Continuava ad accarezzare il mio centro, le sue dita di tanto in tanto sfioravano la mia apertura inducendomi a trattenere il respiro per poi tornare a torturarmi sadicamente.
Sentivo il suo bacino premere contro il mio, la sua lingua disegnare strani e fantasiosi percorsi lungo la mia nuca mentre mi teneva i capelli stringendoli nella sua presa senza tirarli troppo.

Tremai d'anticipazione quando sentii le sue dita premere con più decisione sulla mia apertura, presi un profondo respiro sentendo la mia umidità crescere col passare dei secondi.
Liberai un gemito acuto quando entrò in me decisa e dolce come sapeva essere solo lei, piegò appena le dita ed io rivoltai gli occhi all'indietro lasciando che una serie incontrollata di gemiti rotolasse fuori dalle mie labbra.
Il ritmo delle sue spinte aumentava gradualmente ed io lo seguivo con movimenti secchi del bacino, la sua mano lasciò andare i miei capelli per accarezzarmi la gola stringendola appena prima di scivolare sul mio seno per afferrarlo saldamente mentre mi lasciava baci ardenti lungo il collo.

"Questa scena la sognerò tutte le notti per un bel po' di tempo lo sai?" mi sussurrò all'orecchio "Sei così sexy" confessò mentre aumentava il ritmo delle spinte ruotando le dita dentro di me e facendomi gemere più forte.
Strinsi le dita intorno al bordo del ripiano della cucina, così forte da far sbiancare le nocche, improvvisamente il suo ritmo diminuì facendomi ringhiare di disapprovazione.

"Potrei tenerti così per sempre, Dio non vorrei smettere mai" mi confidò all'orecchio.
Sarebbe stata una tortura, una dolce, eccitante tortura, alla quale mi sarei prestata volentieri se non fosse stato per il fuoco che sentivo ardermi dall'interno e che avvertivo il bisogno di liberare.

"Santana, ti prego" sussurrai tra i gemiti.
Lei non se lo fece ripetere. Il ritmo delle sue spinte tornò serrato ed in pochi secondi urlai a pieni polmoni il mio piacere mentre mi stringeva a se baciandomi la schiena ed il collo mentre respiravo a fatica ed adagiavo completamente il mio peso sul ripiano.

Avevo voglia di ridere, tanta voglia di ridere, ma non riuscivo a muovere neanche un muscolo. Avevamo fatto l'amore così tante volte quella notte che quasi non credevo possibile che avesse avuto davvero la forza di rifarlo, in quel modo poi, ma Dio se ero felice.

Brittany era ancora per metà appoggiata sul ripiano della cucina. Baciai ogni lembo della sua nuca lasciato scoperto dai capelli mentre le accarezzavo la pancia ed un fianco.
La vidi sorridere ad occhi chiusi mentre cercava di regolarizzare il respiro e, d'istinto, sorrisi anche io.
"Buongiorno" mormorai al suo orecchio facendola ridere e ridendo a mia volta.
Mi spostai per permetterle di sollevarsi e le accarezzai una guancia dolcemente.
Lei mi regalò il più luminoso dei sorrisi mentre afferrava la mia canotta per tirarmi a se e stamparmi un bacio dolce che ricambiai volentieri. Pochi istanti e la sua lingua si fece più audace leccandomi le labbra prima che lei le mordesse tirando a se il labbro inferiore per lasciarlo pochi istanti dopo.
Sospirai nella sua bocca intrecciando le braccia dietro il suo collo mentre invertiva le posizioni sollevandomi con uno scatto fino a che non mi ritrovai seduta sul ripiano della cucina. La sua lingua che cercava insistentemente la mia e le sue mani che vagavano sul mio corpo. Le sentivo ovunque su di me. Tirò leggermente la scollatura della mia canotta fino a scoprire un seno e si abbassò senza complimenti per catturare il capezzolo tra le labbra succhiandolo avidamente mentre con l'altra mano risaliva la mia gamba nuda accarezzandola.

Inclinai indietro la testa socchiudendo gli occhi mentre cercavo inutilmente di trattenere gemiti e sospiri. Sentivo le sue dita sfiorare il mio interno coscia, accarezzare la pelle vicina al mio centro senza mai arrivarci davvero. Era la sua piccola rivincita per la mia tortura di poco prima, lo sapevo.

Le dita raggiunsero l'elastico degli shorts tirandolo verso il basso, mi feci forza sulle braccia e sollevai il bacino capendo subito le sue intenzioni. Così quel pezzo di stoffa volò da qualche parte nella cucina mentre la sua bocca smetteva di torturare il mio seno per regalarmi un altro bacio.
Puntò gli occhi nei miei sorridendo maliziosa mentre si piegava sulle ginocchia.

Quanto poteva essere sexy quella ragazza? Quanto era in grado di sconvolgere i miei sensi? Mi stupivo sempre ogni volta di più di come riuscisse a farmi impazzire, a mandare in tilt ogni cellula del mio corpo.

Poggiò le mani sulle mie ginocchia, inducendomi ad allargare di più le gambe, senza mai smettere di guardarmi dal basso. Spostò di lato la stoffa umida delle mie mutandine e quello che accadde dopo fu puro paradiso.
Passò la lingua un paio di volte lungo la mia apertura senza smettere di fissarmi prima di spingerla dentro di me. I suoi occhi si chiusero automaticamente e la sua espressione si contrasse in una smorfia di piacere mentre mormorava d'approvazione poggiando le mani sulle mie cosce e stringendole come per aggrapparsi a me con tutta se stessa, mentre spingeva la lingua più in fondo possibile, facendomi gemere e tremare.

Ero completamente in suo potere e lei sembrava totalmente ipnotizzata dal mio sapore. Quando con il pollice cominciò a disegnare cerchi sul mio centro e sentii una delle sue lunghissime dita raggiungere la sua lingua ed intensificare le spinte credetti di svenire su quella cucina. Urlai il suo nome tra i gemiti mentre non riuscivo a smettere di tremare ad occhi chiusi, neanche mi resi conto di aver iniziato a spingere per andare in contro alla fonte di quel piacere incredibile.

Un ultimo gemito più lungo e sentii il mio corpo come fatto di nuvole, nuvole leggere e soffici. C'era l'intero universo dietro le mie palpebre.
Quando riaprii gli occhi ritrovai quelli azzurro mare dell'amore della mia vita ad attendermi sorridenti.
Mi strinse a se cullandomi dolcemente mentre cercavo le sue labbra per un bacio necessario che ricambiò.

"Tu... sei... incredibile" dissi senza fiato facendola ridere ed accennando una risatina stanca a mia volta, sentivo le palpebre pesanti ed il cuore leggero.
Strofinò il naso contro il mio più volte baciandomi il viso.
"Che ne dici ora di mangiare, fare una doccia ed uscire?" propose al mio orecchio senza smettere di stringermi e lasciarmi teneri baci sul viso.
"Ottima idea" dissi semplicemente posando le labbra sulle sue.

"Sei bellissima" mormorò sulle mie labbra.
Sorrisi baciandola ancora ed ancora.
"Ma sei anche una pigrona" mi rimbeccò facendomi una linguaccia prima di allontanarsi un po' per aiutarmi a scendere.
"Mi ami anche per questo" risposi a tono.
"Ovvio, soprattutto per questo" scherzò lei lasciandomi un piccolo bacio sul naso.

Indietreggiai lasciandola tornare alle sue frittelle, la guardavo come si ammira un capolavoro d'arte,o un panorama mozzafiato.
Sì, ne ero certa, con Brittany avevo trovato decisamente il mio posto nel mondo.