Avvicinai le labbra a quelle di Santana un'altra volta, baciandola con tutta la passione e la dolcezza che provavo nei suoi confronti.
Quanto mi sarebbero mancate le sue labbra e quella pelle d'ambra, così profumata e perfetta?
Da quando eravamo tornate da Lima ci sentivamo più unite che mai, erano state due settimane intense, quelle a seguire.
L'estate ormai era alle porte ed il giorno dopo sarei partita per il tour.
Era arrivata la data tanto attesa, io e Santana avevamo passato tutta la mattina insieme, girando per la città per gli ultimi acquisti, parlando di tutto tranne che dell'imminente partenza che ci avrebbe separate.
Lei era molto triste, lo sapevo anche se cercava di nascondermelo, potevo leggerlo nei suoi occhi scuri.
Ero triste anche io, benché il fatto di dover partire per la mia nuova avventura mi emozionasse parecchio, mi sarebbe mancata come l'aria.
Passammo la serata con Rachel e Quinn a cena fuori, una volta tornate a casa io e San ci eravamo rintanate in camera nostra senza accendere la luce.
Nel buio silenzioso le avevo sfilato il vestito, baciando con calma ogni lembo della sua pelle col solo intento di imprimermi sulle labbra quel sapore.
Aveva sfilato a sua volta il mio vestito ed ora eravamo lì, sul nostro letto, a baciarci intensamente come se non potesse esserci domani.
Poggiai le labbra sulla sua fronte, poi sulle palpebre chiuse, sugli zigomi, sulla punta del suo naso, sulle guance, sul mento e di nuovo sulle labbra per scivolare lungo la sua mascella, fino all'orecchio per mordicchiarne delicatamente il lobo ed accarezzarle con la bocca il collo esposto perdendomi nel profumo inebriante dei suoi capelli.
Lei sospirava ad ogni tocco delle mie labbra, potevo sentirla rabbrividire sotto di me mentre con una scia di baci attraversavo tutta la curva del suo collo fino alla gola e ritorno, per mordicchiarla appena lasciandole qualche piccolo segno del mio passaggio.
"Ti amo cosi tanto" le confessai all'orecchio facendola rabbrividire per il torno rauco della mia voce.
Scivolai su di lei con tutto il corpo, sentivo la nostra pelle nuda accarezzarsi in più punti regalando ad entrambe un milione di piccoli brividi.
Feci leva sulle braccia mentre scivolavo con il viso tra i suoi seni nudi, baciando il suo petto all'altezza del cuore svariate volte prima di fermarmi ad osservarla incantata per qualche secondo mentre con gli occhi chiusi sospirava.
Spalancò le palpebre sorprendendomi con quel mare d'oro nero e non riuscii a trattenermi dal sorriderle e lei fece lo stesso mentre mi calavo a catturare un capezzolo tra le labbra.
Presi a succhiarlo appena e lei si lasciò sfuggire un gemito soffocato mentre con la mano massaggiavo l'altro seno.
Si morse il labbro inferiore accarezzandomi i capelli prima di richiamarmi a se per un bacio che non le negai.
La sua lingua scivolò voluttuosa lungo le mie labbra ed io la accolsi nella mia bocca divorandola famelica mentre con la mano lasciavo il suo seno per accarezzare quel corpo da pantera per tutta la sua lunghezza, dal seno, al fianco, passando per la natica fino alle sue gambe ambrate. Ne sollevai una portandola a cingermi il bacino e lei non si fece pregare imprigionandomi tra le sue gambe ed intrecciando le dita tra i miei capelli.
"Brittany" sospirò mentre tornavo a baciarle con foga il collo, strusciandomi su di lei, una delle sue mani lasciò i miei capelli e sentii le sue unghie graffiarmi appena la schiena, senza però farmi troppo male. Solo quel tanto che bastava per alimentare ancora di più il fuoco della mia passione.
Lei allargò di più le gambe ed io mi accomodai meglio sul suo bacino portando a contatto le nostre intimità, senza muovermi, tornando a torturare i suoi seni con la bocca.
Solo quando la sentii inarcarsi contro di me, mi resi conto di non poter più resistere.
Presi a muovermi su di lei, contro di lei, e la sentii fare lo stesso, adattandosi subito al mio ritmo mentre i nostri gemiti e sospiri si fondevano insieme.
Cercai i suoi occhi per tutto il tempo, entrambe faticavamo non poco a tenerli aperti l'una nelle iridi dell'altra.
Ci perdemmo così, respirando la stessa aria fatta di gemiti, spingendoci l'una contro l'altra intensamente mentre facevamo l'amore con le mani intrecciate le une nelle altre, le bocche vicine e gli occhi persi in quelli dell'altra.
Quando raggiunsi l'apice sentii il mio calore mischiarsi a quello di Santana, non riuscii a resistere dall'allontanarmi, per scivolare in fretta tra le sue gambe, tuffando il viso nel mio paradiso personale, per sentirne il sapore. Con la lingua accarezzai i contorni della sua intimità, indugiando sulle sue pieghe fino a leccare avidamente il suo centro, respirai sulla sua apertura soffiandovi appena inducendola a rabbrividire di piacere e poi, senza attendere oltre, la baciai in quel punto così intensamente che la sentii distintamente trattenere il respiro. Io feci lo stesso, chiudendo gli occhi mentre vedevo le stelle, l'intero universo dietro le mie palpebre.
Affondai la lingua in lei profondamente cercando a tentoni la sua mano per intrecciarvi le dita, mentre la sentivo gemere e serrare le gambe per il troppo piacere. Continuavo a spingere dentro di lei, flettendo la lingua, aggrappandomi alle sue natiche nel tentativo di spingere più a fondo possibile.
Solo quando raggiunse l'apice lei stessa ed io l'ebbi accompagnata con la bocca fino alla fine, mi spostai per baciarle l'interno coscia e prendere respiro, tremò appena sotto di me scossa da mille spasmi. Io risalii il suo corpo premurandomi di baciarle le labbra con la stessa intensità di poco prima. Permettendole di assaporare se stessa dalla mia bocca.
Mi morse il labbro inferiore spingendomi sul materasso accanto a lei e sovrastandomi, al solo vederla gattonare sopra di me, potevo già sentire la mia intimità pulsare bisognosa delle sue attenzioni.
Mi baciò dolcemente, come solo lei sapeva fare, e già solo quel bacio bastò a rendermi impaziente di sentirla dentro di me.
Quando la sua bocca meravigliosa accarezzò il mio collo, una cascata di brividi mi invase e tutta la mia tensione si liberò in un gemito acuto quando i suoi denti si serrarono, gentili ma decisi, intorno ad un mio capezzolo tirandolo prima che le sue labbra e la sua lingua lenissero quel leggero dolore.
Tornò al mio collo, marchiandolo in più punti con i denti, succhiando avidamente mentre le sue mani erano ovunque sul mio corpo.
Con le dita sfiorò la mia pancia fino a scivolare tra le mie gambe, sentii i suoi polpastrelli accarezzare la mia apertura gentilmente, poi con il medio e l'indice si fece spazio tra le mie pieghe separandole mentre con il pollice disegnava cerchi sul mio clitoride esposto.
Spalancai gli occhi colta impreparata da tanto piacere, lei sorrise sulle mie labbra mordicchiandomi appena la mascella prima di avvicinare nuovamente il medio alla mia apertura sfiorandola ripetutamente dal basso verso l'alto.
Imitando quello stesso movimento con la lingua sulle mie labbra.
Sorrisi sospirando impaziente nella sua bocca ed inarcandomi verso di lei.
Portò le dita alla mia bocca infilando il medio e l'indice tra le mie labbra, leccai appena quelle falangi intrise di me, poi la sua lingua tornò a farsi spazio famelica nella mia bocca mentre quelle stesse dita entravano in me, insieme, con delicatezza.
Soffocai un gemito nella bocca della mia ragazza e molti altri di seguito, quando il ritmo delle sue spinte prese a farsi costante.
"Ti amo" le ripetei venendo per lei, mentre sentivo le sue labbra lasciarmi baci teneri su tutto il viso.
Mi strinse a se fortissimo intrecciando le gambe nelle mie, non appena ebbi ripreso fiato, e lo stesso feci io serrando la presa intorno ai suoi fianchi.
Baciai ripetutamente la sua spalla scoperta mentre il suo viso se ne stava schiacciato nell'incavo del mio collo.
Avevo voglia di piangere, ma non potevo, dovevo essere forte per lei. Quella separazione era necessaria e terribile, ma sarei tornata, sarei tornata sempre da lei. Lo sapeva, doveva sapere quanto questo fosse vero.
"Mi mancherai da impazzire, penserò a te ogni istante e conterò i giorni amore" le rivelai all'orecchio, lei sospirò ed in un leggero singhiozzo liberò due piccole lacrime. Le sentii scorrere calde lungo la mia pelle, accompagnate dal suo respiro corto.
La strinsi ancora più forte.
"Ci vedremo tra tre settimane, alla data a Cleveland" la rassicurai.
"Sì, per due ore scarse" si lamentò lei senza sollevare il viso.
La strinsi ancora baciandole la tempia.
"Mi dispiace" mormorai.
Dopo un lungo istante di silenzio lei sospirò sollevando il viso per incontrare i miei occhi, le accarezzai una guancia bagnata sorridendo intenerita alla vista di quegli occhioni tristi.
"Scusa, mi sto comportando come una bambina" disse distogliendo lo sguardo.
Una lacrima mi solcò il viso, lei la notò asciugandola con l'indice.
"Non piangere anche tu" mi implorò.
Scossi il capo cercando di sorridere e la tirai a me per un altro bacio necessario. Ed un altro, e un altro ancora, finché la passione non ci travolse nuovamente, facendoci dimenticare per un po' il mondo esterno.
Non eravamo riuscite a chiudere occhio per tutta la notte, avevamo fatto l'amore tutto il tempo. Forse solo per sentirci più vicine possibile, o per non pensare al fatto che ci saremo dovute separare.
Avevo preparato la colazione a Brittany che era riuscita a mangiarne solo metà.
Era terribilmente combattuta e potevo percepirlo, da una parte era felice, euforica per quella partenza. Vedevo però che cercava di nasconderlo, forse pensava fosse sconveniente essere felice, o semplicemente una parte di lei era triste come me per la partenza.
Mi avvicinai a lei che se ne stava pensierosa seduta davanti alle sue frittelle, spostai la sedia per sedermi sulle sue gambe e sollevarle il mento con due dita.
Mi guardò sorridendomi appena.
"Sono tanto fiera di te, amore" le ricordai "Al di là di tutto, questa è l'occasione della tua vita e dovresti essere felice, ok?" le dissi dolcemente.
Lei sorrise appena allungandosi per baciarmi, le presi il viso tra le mani attirandola a me.
Ci staccammo dopo svariati minuti.
Brittany abbracciò Rachel per un tempo infinito e con intensità salutò anche Quinn.
Allontanarla da Schifottolo fu più complicato del previsto, continuava a dirgli quanto le sarebbe mancato stringendolo come fosse un peluche, approfittando del fatto che lui non opponesse resistenza. Era molto triste, sospirai pensando che probabilmente sapeva cosa ci aspettava, ci saremmo fatti compagnia a vicenda in sua assenza, come già era capitato un'altra volta, purtroppo.
Il viaggio in taxi fu silenzioso, ci limitammo a stringerci le mani, incapaci di dire nulla se non qualche parola stentata di tanto in tanto.
Quando arrivammo al luogo dell'incontro un pullman era già lì ad aspettare Brittany. Gli altri ballerini erano lì, a caricare i bagagli, alcuni erano addirittura già saliti sull'autobus che li avrebbe condotti fino a Washington per il primo concerto e poi da lì avrebbero preso l'aereo per San Francisco.
La aiutai a caricare le sue valigie e la attirai a me stringendola il più possibile.
Serrò le braccia intorno al mio corpo, decisa a non lasciarmi andare.
"Ti amo" le ricordai.
"Anche io piccola, sempre. Non vedo l'ora di tornare da te,sono ancora qui e già mi manchi" mi rivelò con voce strozzata.
"Non dirlo a me" sospirai allontanandomi appena per guardarla negli occhi.
Mi mancava il respiro.
"In qualsiasi momento in cui stai pensando a me, puoi stare certa che io sto pensando a te" le rivelai, lei annuì sorridendo e mi baciò con foga lì davanti a tutti senza vergogna.
"Tornerò da te, tornerò sempre da te" disse, ribadendo sulle mie labbra quella promessa che da un po' risuonava frequente tra noi.
Io annuì, baciandola ancora.
"Ed io ti aspetterò sempre" risposi.
Ci stringemmo ancora, lasciandoci teneri baci, mi inebriai quanto più possibile del suo profumo, finché il motore dell'autobus si accese richiamandola a salire.
"Ti chiamo durante il viaggio" mi disse. Io annuii.
"E tutte le volte che puoi, anche in piena notte" le rammentai.
"Sì" mi rassicurò lei.
Fece per allontanarsi ma tornò a stringermi baciandomi con forza e lo stesso feci io.
Si allontanò camminando all'indietro ed io cercai di trattenermi dal piangere o dal correrle incontro per baciarla ancora.
Rimasi lì a fissare il pullman allontanarsi, dai vetri oscurati non potevo vederla ma sapevo che lei era lì a guardare me.
Un messaggio mi riscosse dalla mia trance.
Presi il telefono osservando il display:
'Mi manchi già. Ti amo' sorrisi leggendo il suo messaggio e mi affrettai a rispondere mentre tornavo al taxi, sorridendo tra le piccole lacrime che mi rigavano il volto.
