Mossi gli ultimi passi mentre la musica sfumava.
Le luci si fecero più forti ed una cascata di coriandoli ci travolse, mentre le urla dei fan che riempivano lo stadio, si facevano sempre più assordanti.
Beyoncé se ne stava ferma a braccia spalancate al centro del palco, come ogni fine concerto, raccogliendo i suoi meritati applausi sorridendo alla folla adorante. Feci un inchino ed iniziai ad applaudire insieme al resto del corpo di ballo, per qualche secondo poi, come da copione, uscimmo lasciando la scena alla diva, per l'ultima canzone.
Anche quella tappa era fatta. La quarta sulla tabella di marcia.
Sentivo i muscoli ancora tesi mentre l'adrenalina piano piano scemava, lasciando spazio alla solita stanchezza, era faticoso ma carico di soddisfazione, come sempre.
Non c'erano dubbi: quella era sicuramente l'esperienza più elettrizzante e spettacolare della mia vita, beh ovviamente dopo Santana.
Santana.
Riuscivo ad accantonare la sofferenza per la sua mancanza solo quando ero sul palco. Era come se la nostalgia costante di lei fosse lì, mi seguiva come un'ombra, mi aspettava ai piedi del palco ogni volta e sembrava sempre più insostenibile giorno dopo giorno.
Erano passate quasi tre settimane da quando ero partita, mi erano davvero sembrate mesi, interminabili mesi.
Cercavamo di sentirci il più possibile, per quanto le mie prove ed il suo studio ci concedessero.
La notte restava sveglia fino a tardi per aspettare che finissi le prove, accendevamo skype e parlavamo per ore e quando eravamo esauste e tutto era stato detto, passavamo il tempo a guardarci, sorridendoci con gli occhi lucidi di emozione, sempre come fosse la prima volta.
Cosa avrei dato per poterla stringere a me? Per un bacio, uno soltanto. Per sentire la sua pelle sotto le mie dita, il calore del suo respiro sul cuore.
Corsi in camerino per recuperare il telefono e non riuscivo a smettere di sorridere, perché avrei sentito la sua voce.
Rispose al primo squillo, come sempre.
"Amore" soffiò con l'entusiasmo di chi avrebbe voluto dire 'finalmente'.
"Hey" feci io senza riuscire a non sentire un brivido lungo la schiena.
"Ho appena finito, è stato fantastico" dissi emozionata.
La sentii distintamente sorridere.
"Lo dici tutte le volte amore" disse giocosa.
"Stavolta è stato più bello, ti assicuro! Mille volte più emozionante" feci io come una bambina.
Lei ridacchiò.
"Lo dici ogni volta" ripeté.
Scossi il capo, quella volta era davvero la migliore.
"Lo dirai anche quando verrò a vederti?" domandò lei divertita.
Sorrisi pregustando quel momento.
"Quella sarà la più bella in assoluto, ballerò al meglio solo per te" confessai.
"Non vedo l'ora" aggiunsi, per poi rabbuiarmi appena "Mi manchi così tanto, San" dissi con un filo di voce.
"Anche tu, ti ho già detto che sto segnando i giorni sul calendario?" domandò facendomi sorridere.
"Sì, me l'hai detto" risposi, alcune mie colleghe mi passarono accanto prendendomi un po' in giro per il sorriso da ebete che avevo in quel momento, come ogni volta in cui sentivo la sua voce, feci loro una linguaccia giocosa ed intanto Santana continuò:
"Ho segnato il giorno in cui ci vedremo con.."
"Un enorme cuore" conclusi io "Lo so, sei diventata una pappamolle romanticona, Lopez" la presi in giro allegra.
"Già, chi lo avrebbe mai detto? Colpa tua, mi hai trasformato in una mammoletta" disse fingendosi severa.
Risi e lei fece lo stesso.
Finché vari movimenti non mi fecero intuire che la canzone era terminata e lo spettacolo finito.
"Amore abbiamo finito, devo andare a cambiarmi ed a mangiare qualcosa. Se vuoi andare a dormire..." tentai.
Lei sbuffò.
"Perché ogni volta fai questa premessa? Sai che ti aspetto tranquillamente" disse scocciata ed io scossi la testa maledicendomi.
"Certo se poi sei tu che non hai intenzione di sentirmi dopo, allora va bene" continuò lei nervosa.
"Amore, non è per questo, sai che muoio dalla voglia di vederti e sentirti. Volevo solo dire che sono già le due ed io ne avrò almeno per un'altra ora. Tu domani devi studiare e hai passato tutto il giorno sui libri! Pensavo solo volessi riposare" tentai di spiegarmi.
"Certo, certo come no" sbottò lei irritata.
Sbuffai, prima di cercare di pendere un respiro e tranquillizzarmi.
"Ok, calmiamoci. Lo stiamo facendo ancora. Litighiamo per telefono per uno stupido fraintendimento, perché accidenti facciamo così? Stavamo parlando così bene!" feci stizzita.
Lei non rispose subito, la sentivo respirare con calma.
"Ok senti, io ora mi preparo una tisana e mi dedico ancora un po' al mio studio. Sarò sveglia quando tornerai in albergo ed il pc è già collegato, se avrai voglia cercami su skype altrimenti, beh fa come vuoi, spero almeno mi concederai il messaggio della buona notte. Se non sarai troppo impegnata" sbottò.
"Oh ma ti prego non vorrai ricominciare con questa storia. San per favore!" feci incredula e scocciata.
"A dopo" disse freddamente.
"Santana!" feci stizzita ma lei aveva già riattaccato.
Fissai il telefono con sguardo severo mentre le mani tremavano di rabbia.
"Fanculo" ringhiai tra i denti sbuffando mentre mi voltavo di scatto per raggiungere il camerino.
******
"Fanculo" sbottai staccando il telefono e lanciandolo in malo modo su uno dei miei libri aperti sul tavolo della cucina.
Mi sfilai gli occhiali da vista abbandonandoli sul quaderno e nascosi il viso tra le mani.
"Fammi indovinare, un altro litigio telefonico scaturito dal nulla?" la voce di Rachel trillò fastidiosa mentre entrava in cucina dirigendosi verso il frigo.
"Chiudi il becco Polly Pocket e fatti gli affari tuoi" ringhiai con il viso ancora nascosto.
"Come al solito avrai rovinato una telefonata dolce con uno dei tuoi soliti scatti improvvisi ed immotivati" continuò lei saccente.
"Stai attenta pulce, potei avere un altro scatto e affettarti con il coltello delle verdure" la minacciai.
"Perché affettate le verdure?" domandò Quinn confusa, spuntando in cucina.
Roteai gli occhi al cielo.
"Si sono trovate! Einstein ossigenato e la figlia minorata di Frodo" borbottai tra me.
"Hai le tue cose San?" domandò Quinn, che mi aveva sentita, mentre si sedeva accanto a me.
Stavo per risponderle in malo modo quando Rachel intervenne.
"Altro litigio" disse semplicemente.
Quinn annuì grave.
"Cosa le hai fatto?" domandò poi puntando lo sguardo inquisitore su di me.
La guardai con il sopracciglio alzato.
"Frena un secondo Sherlock, cosa ti fa credere che abbia fatto io qualcosa?" domandai offesa.
Per tutta risposta Quinn sollevò un sopracciglio a sua volta, mentre Rachel ci raggiungeva posando sul tavolo la tisana ed un piatto dei suoi schifosi biscotti vegani.
Non riuscii a sostenere a lungo lo sguardo di Quinn così distolsi il mio sbuffando.
"E va bene, ho esagerato io, come sempre. Contente?" sbottai prima di lasciar cadere la testa sui libri gemendo sconsolata.
Quinn scosse il capo mentre Rachel borbottava un 'lo sapevo' a labbra strette.
"E' che non sopporto quando dice: va a dormire amore tanto farò tardi. Lo odio! Sembra che non abbia voglia di sentirmi" dissi tutto d'un fiato.
Quinn roteò gli occhi al cielo.
"Oh ma è ridicolo! E' solo un modo di dire, lo dice per gentilezza non certo perché non voglia sentirti! Insomma fai le quattro del mattino ogni notte per poterle parlare su skype e alle otto sei in piedi per studiare, lei lo sa, è ovvio che si preoccupi e non voglia causarti stress" disse ovvia.
"Stress? Lei non mi stressa, come può pensare che sia per me motivo di stress insomma..." mi infervorai io scattando quasi dalla sedia.
Quinn roteò ancora una volta gli occhi.
"Spiegaglielo tu o dovrò prenderla a schiaffi" pregò guardando Rachel.
Per tutta risposta la moretta fece una carezza lieve alla sua ragazza, prima di guardarmi calma.
"Santana, quello che Quinn cercava di spiegarti è che, forse, tu tendi a fraintendere le parole di Brittany, che altro non sono che gentilezze e premure nei tuoi confronti. Questa, diciamo, condizione poco piacevole di distanza sta finendo con l'influenzarti negativamente. Vedi tutto nero e distorto e, forse, stai un tantino esasperando la situazione..." disse.
"Un tantino? Discutono un giorno sì e l'altro pure, non so davvero come Brittany possa sopportarla ancora" si intromise Quinn.
"Perché la ama tesoro, anche tu sopporteresti" rispose prontamente Rachel.
"Non avrei da sopportare nulla! Tu non ti comporteresti mai così" rispose prontamente Quinn.
"Oh lo farebbe e come" sbottai io sarcastica.
"Lo farei eccome" disse Rachel nello stesso istante.
Quinn ci guardò sbigottita.
"Rach!" disse indignata.
"Mi conosci piccola. Sai che sono particolarmente incline al dramma, un po' come la nostra Santana qui" disse Rachel obbiettiva.
"Su questo non ti do torto, è nata con i geni del dramma nel sangue lei".
"Hey!" sbottai interrompendole "Gatto, volpe. La smettete di parlare di me come se non fossi qui?" dissi stizzita facendo passare lo sguardo dall'una all'altra.
Le due si scambiarono un'occhiata veloce prima di guardarmi dispiaciute.
Fu Quinn a riprendere la parola.
"Santana, credo davvero che dovresti darti una calmata. Finirai per soffocarla con questi tuoi sbalzi d'umore" disse Quinn seria.
Rachel ascoltò le parole della sua ragazza poi mi guardò annuendo piano.
Sbuffai, perché avevano ragione, e lo sapevo.
"Mi manca così tanto" ammisi.
Ed era vero, mi mancava come l'aria, ogni giorno era peggiore del precedente ed il suo profumo che invadeva la nostra stanza non aiutava certo a sopportare meglio la sua assenza.
Sentivo un vuoto dentro che solo un suo abbraccio o un suo bacio avrebbero potuto colmare.
Presi il telefono e scrissi velocemente un messaggio con il cuore annodato in gola.
******
-Perdonami amore, sono la solita stupida, che fa stupide scenate. Mi manchi troppo, tutto qui.-
Lessi quel messaggio mentre cenavo con i colleghi.
Sbuffai.
Sempre la solita storia.
Santana stava diventando impossibile. Non riuscivo più a gestire i suoi continui sbalzi d'umore e mi faceva impazzire.
Cercai in un primo momento di ignorare quel messaggio e godermi la mia meritata cena, ma il pensiero di lei era sempre vivo e non riuscivo a far altro che fissare il telefono indecisa sul da farsi e guardare l'orologio sperando solo che quella cena finisse in fretta.
Finalmente tutti conclusero.
Tornammo in albergo e la mia compagna di stanza si precipitò sotto la doccia mentre io accendevo il computer.
Quando vidi il bottoncino verde accanto all'icona del contatto di Santana, non riuscii a trattenere un sorriso, come ogni volta.
Non esitai a far partire la videochiamata e come sempre un brivido di emozione prese a percorrermi il corpo.
Pochi istanti ed il mio paradiso personale era lì, meraviglioso, si estendeva davanti a me.
Il suo viso, stanco e provato dalle poche ore di sonno, ma comunque bellissimo, incorniciato dai capelli setosi, era disteso in un sorriso timido mentre gli occhi brillavano d'emozione.
Per i primi dieci minuti riuscimmo solo a fissarci l'un l'altra imbambolate, ognuna persa nell'adorazione del viso dell'altra.
"Amore" soffiò lei poi, interrompendo il silenzio e facendomi rabbrividire.
Feci per parlare ma lei fu più veloce.
"Mi dispiace, piccola" disse triste con gli occhi velati.
Scossi subito il capo.
"E' sempre la stessa storia, San. Sono stanca di litigare capisci?" dissi a metà tra il dispiaciuto ed il serio.
"Lo so, lo so. Sbaglio sempre tutto, mi dispiace" fece lei tristemente abbassando lo sguardo.
Sbuffai appena coprendomi il viso con le mani.
"Senti, lasciamo perdere, ok" dissi alla fine. Ero stanca e mi era mancata così tanto che non volevo passare il tempo a litigare.
"Scusa" mormorò lei tristemente con gli occhi lucidi.
"Non importa" dissi sincera, l'avevo già perdonata, come avrei potuto non farlo se la amavo con tutta me stessa.
"Sì che importa. Sono la solita stupida, ti sto rendendo impossibili questi giorni e sto rovinando la tua esperienza, perdonami ti prego" disse sull'orlo del pianto.
"Amore non importa, va tutto bene, davvero" la rassicurai.
Ero così felice di vederla, di sentire la sua voce, che tutto era già stato dimenticato. Sì, forse ne avrei risentito nei giorni a venire, ragionandoci meglio, ma in quel momento riuscivo soltanto a sorridere e desideravo solo che lei sorridesse, perché, ne ero certa, avrei potuto vivere anche solo di quel sorriso.
******
Ancora una volta Brittany si dimostrava migliore di me, ancora una volta era disposta a perdonare un'altra mia mancanza, l'ennesima, e solo per amore.
Ancora una volta mi stupii di quanto fosse perfetta, di quanto io fossi fortunata ad averla per me, di quanto fossi grata al destino per avermela fatta incontrare.
Guardai i suoi occhi, così azzurri e limpidi, così perfetti, anche attraverso lo schermo riuscivano a regalarmi la pace di cui avevo bisogno e che solo lei sapeva donarmi.
Ancora una volta mi innamorai di lei, come ogni giorno, come sempre avrei fatto. Ogni volta di più.
"Ti amo" le dissi.
"Ti amo" rispose sorridendo.
Passammo ancora qualche minuto a guardarci sorridendo emozionate.
"Raccontami della tua giornata, ti va?" disse mettendosi più comoda sul letto.
"Ok" dissi gioviale "Poi mi dici del concerto" dissi entusiasta e lei annuì con foga mentre attendeva di sentire i miei racconti.
Brittany era una roccia, la mia roccia. Il nostro amore era uno scoglio solido, fermo in mezzo al mare. Per quanto le onde potessero infrangersi meschine contro di lui, niente lo avrebbe scalfito, neanche la mia stupida paura.
Neanche quella.
