"Oh andiamo Santana, sei lenta come una lumaca. Una volta eri atletica! Come hai fatto a rammollirti così?" Quinn con il suo sorriso sghembo si prendeva gioco di me saltellando sul posto, spostando il peso da un piede all'altro mentre mi aspettava, stringeva nella mano il collare di Schifottolo che, stranamente attivo, scodinzolava pronto per riprendere la corsa.

Raggiunsi la biondina borbottando tra me con il fiatone.
E lei mi sorrise riprendendo a correre, seguita dal cane e da me.

Era incredibile ma vero. Io, proprio io che avevo passato gli ultimi cinque anni della mia vita a correre per kilometri in tondo almeno tre ore ogni giorno, non riuscivo più a tenere il passo! Erano bastati nove mesi di stallo per rammollirmi, se la Sylvester mi avesse vista in quel momento avrebbe di sicuro imprecato contro di me in ogni lingua conosciuta e non. Ero passata da atletica e instancabile capo cheerleader, ad una larva col fiatone.

"Come accidenti è possibile che tu riesca a tenere il passo più di me?" borbottai nervosa, eppure neanche lei si era mai più allenata una volta finita la scuola.
"Perché sono mille volte più atletica e predisposta, dovevo farlo io il capo cheerleader! L'ho sempre pensato" rispose lei fiera.
Le lanciai uno sguardo truce.
"Da oggi ricominciamo a correre tutti i giorni" stabilii.
Lei rise.
"Sì, tra un esame e l'altro?" scherzò.
"A costo di correre con in mano i libri, non ho sgobbato cinque anni per scolpire questo corpo fantastico solo per ritrovarmi a non poter più fare un passo senza che mi senta svenire" dissi tra me.
Già mi vedevo, flaccida e pigra sul divano a divorare patatine rimpiangendo i tempi in cui ero soda come il marmo, e poi avevo dimenticato quanto correre all'aria aperta fosse utile per scaricare lo stress e per distrarmi dai brutti pensieri.

Ero grata a Quinn per avermi portata al parco quella domenica ed a Rachel che ci aspettava seduta sul prato con il cestino da picnic, si era rifiutata di correre perché, a suo dire, il sudore le avrebbe causato un raffreddamento che le avrebbe impedito di cantare.
Era così difficile ammettere che le sue gambine corte non avrebbero potuto reggere il passo?
Stupida Berry.

Il pensiero di Brittany era sempre costante, nonostante in quell'ultima settimana le mie amiche avessero cercato in ogni istante di tirarmi su.
Rachel ormai preparava una torta diversa ogni giorno, uscivamo praticamente ogni sera, mi trascinavano nei posti più assurdi ed eccentrici sotto suggerimento di Quinn e, quando sceglieva Rachel, i più noiosi.

Sentivo comunque la mia ragazza ogni volta che ci era possibile ed ogni volta che qualcosa mi faceva sorridere mi rabbuiavo subito dopo perché avrei voluto che fosse lì a ridere con me, ma volevo essere forte.

Anche in quel momento, per un attimo, immaginai che Brittany fosse lì. Mi avrebbe sicuramente presa in giro per la mia mancanza di allenamento, lei che al contrario di me, non aveva mai smesso di correre ogni giorno, per ovvie ragioni.
Avremmo giocato a rincorrerci ed io avrei perso, ma alla fine si sarebbe lasciata prendere lo stesso. Ci saremmo rotolate nell'erba come bambine e l'avrei baciata fino a scoppiare, accarezzando ogni centimetro della sua pelle lattea e profumata ed i suoi capelli mi avrebbero solleticato il viso e poi…

"Santana!" la voce di Quinn mi riportò alla realtà e mi accorsi d'un tratto di essermi fermata di colpo, di essermi incantata a fissare un punto nel vuoto con la bocca semi aperta e gli occhi tristi.

"Devo chiamare Britt" dissi semplicemente cercando il telefono nel mio marsupio.
Quinn scosse la testa rassegnata.
"Tanto siamo arrivate" disse alla fine, avviandosi verso il prato per raggiungere Rachel mentre io premevo il tasto verde e mi passavo una mano sulla fronte appena imperlata di sudore.

"Amore che succede?" Britt rispose dopo qualche squillo con la voce rotta dal fiatone e leggermente più acuta del solito mentre in lontananza si sentiva la musica e confusione di urla.

"Hey" sorrisi all'istante "Scusa, ti disturbo?" dissi con un filo di voce, imbarazzata.
"Sono alle prove generali per stasera, lo sai, è successo qualcosa?" disse preoccupata.
Mi morsi il labbro inferiore.
"No amore, tranquilla è tutto ok. Io volevo solo sentirti" confessai.
La sentii tirare un sospiro di sollievo.
"Dio San, mi hai fatto prendere un colpo" disse.
Sapevo che non dovevo chiamarla quando era alle prove, perché non poteva rispondere, lasciava il telefono acceso solo per le emergenze e, probabilmente, sentendolo suonare si era davvero spaventata.

"Scusa, lo so che non dovevo chiamarti, è che mi mancavi terribilmente e dovevo sentire la tua voce anche solo un secondo" dissi dispiaciuta "Scusa, sono la solita cretina" aggiunsi.
La sentii sorridere.
"Ti amo" disse a bruciapelo "E ti perdono perché anche io morivo dalla voglia di sentirti. Ma non farlo più o mi farai cacciare o, peggio, morire di paura" mi ammonì dolcemente.
"Ok. Scusa" sorrisi.
"Ti chiamo subito appena finisco, devo andare piccola" disse abbassando il tono della voce.
"Ok. Ti amo tanto" riuscii a dire.
Il flebile schiocco di un bacio e Britt staccò la chiamata.

Rimasi a fissare il telefono per qualche istante poi a testa bassa tornai verso le mie amiche. Schifottolo mi venne incontro scodinzolando e gli regalai una carezza mentre mi porgeva la palla, la presi lanciandola con poca enfasi mentre lo osservavo correre per riprenderla e riportarla a me.

"Stai meglio ora?" domandò Quinn.
"Sì" sospirai.
"Non devi chiamarla durante le prove, lo sai" mi ammonì Rachel.
Roteai gli occhi al cielo sbuffando.
"Lo so, Pollicina" risposi infastidita, perché non riuscivano a capire che era più forte di me?

Lanciai ancora una volta la palla al cane, un po' più lontano e mi stesi sull'erba poggiando la testa sul telo sistemato lì da Rachel, chiusi gli occhi cercando di rilassarmi.

"Tra una settimana è il grande giorno, no?" fece la moretta più allegra lasciando che Quinn appoggiasse la testa sul suo grembo.
"Sì" sospirai io ad occhi chiusi, incapace di trattenere un sorriso.
Una settimana ancora e l'avrei riabbracciata finalmente, anche se solo per un giorno. Non vedevo l'ora.
"Manca poco" commentò Quinn "Stapperemo una bottiglia alla vostra salute quando finalmente ti leverai dalle scatole, tu ed il tuo muso lungo" mi prese poi in giro bonariamente lanciandomi un rametto raccolto dal prato.

"Hey" protestai io indignata ricambiando il gesto.
Lei si fece seria allungandosi per darmi uno schiaffetto sul braccio, per tutta risposta rotolai su di lei afferrandole le mani con le quali tentava di coprirsi.

"Vuoi la guerra Fabray, eh?" feci io divertita.
La sentivo cercare di divincolarsi sotto di me mentre rideva.
"Hey voi due! Andate a picchiarvi altrove" protestò Rachel.
"Ne vuoi un po' anche tu Puffetta?" dissi sadica prendendo una bottiglietta d'acqua e lanciandone un po' sulla moretta che mi guardò indignata.
"Questo significa guerra Lopez" disse lei serissima.
"Uh sto proprio tremando" risposi divertita.
"Vacci piano, non prendere sotto gamba le minacce della mia ragazza" fece Quinn severa.
Per tutta risposta tirai l'acqua anche a lei, scattando poi in piedi per allontanarmi, entrambe si guardarono complici afferrando una bottiglia a testa e camminando verso di me con due sorrisi sadici e identici, guardai la bottiglietta tra le mie mani e con estremo disappunto mi accorsi che era semivuota.

"Oh Merda! Ok ragazze, parliamone, siete due contro una e non vale. Insomma è giocare sporco" cercai di fermarle mentre indietreggiavo.
"Schifottolo, attacca, difendimi!" urlai ma il cane si era seduto con la testa piegata di lato e la pallina tra i denti, mentre osservava la scena muovendo la coda.
"Inutile cane, ne riparliamo quando vorrai le coccole" dissi puntando gli occhi nei suoi.
"Amore mio a te l'onore" fece Quinn.
"Grazie dolcezza" rispose l'altra preparandosi al lancio dell'acqua.
Fu in quel momento che presi a correre in circolo seguita dalle altre due, ci ritrovammo in breve tempo inzuppate d'acqua, beh io più di tutte, a ridere come matte, fatta eccezione per Rachel che non perse occasione per lamentarsi del fatto che si sarebbe raffreddata.

Fu Quinn a zittirla prendendola per i fianchi e attirandola a se per un bacio profondo, nel quale entrambe si persero per un lunghissimo istante, giocando l'una con le labbra dell'altra.
"Oh per favore, è disgustoso! Prendetevi una stanza" feci io distogliendo lo sguardo.
Sorrisi di nascosto, erano dolcissime e nonostante vederle così mi facesse pensare inevitabilmente a Brittany ero felice che si amassero così tanto e pensai che la mia partenza avrebbe aiutato anche loro a ritrovare un po' di intimità, sacrificata in quel periodo per tenere compagnia a me.

Volevo bene a quelle due pazze.
Sì anche a Rachel, ma non lo avrei mai ammesso ad alta voce.
"Sarà meglio tornare, dobbiamo asciugarci ed io ho da studiare" dissi ma nessuna delle due sembrava ascoltarmi. Scossi la testa e sorrisi raccogliendo le mie cose e richiamando Schifottolo, in fondo potevo anche tornare da sola e lasciarle un po' lì insieme.

******

"Ho così tanta voglia di vederti" confessai ad occhi chiusi, stesa a pancia in su sul mio letto d'albergo, il telefono sulla pancia e gli auricolari nelle orecchie.
La giornata di prove era stata devastante, avevamo cambiato alcune coreografie all'ultimo secondo ed ero così stanca che credevo non sarei mai riuscita ad essere attiva sul palco da lì a due ore.
Fortunatamente avremmo avuto due giorni liberi dopo quella data, anche se non potevamo allontanarci, avrei voluto che Santana potesse raggiungermi in quei due giorni, ma avrebbe avuto da lì a breve un esame e non poteva muoversi. Non certo per raggiungermi dall'altra parte dello stato.
Dovevo accontentarmi del telefono e di skype ancora per qualche giorno. Appena terminato l'esame sarebbe partita e mi avrebbe raggiunta per vedere una delle tappe del tour e stare un po' con me.

"Anche io baby, dammi un secondo, non capisco cosa abbia questo pc. Ci sta mettendo un'eternità" borbottò Santana dall'altra parte del telefono.
"Amore lascia stare, faremo la videochiamata questa sera e comunque io intendevo vederti dal vivo, non sullo schermo. Metti via il pc, tanto ha deciso di fare i capricci, stai con me" la pregai.
Lei non se lo fece ripetere, la sentii rilassarsi e sospirare.

"Ancora sette giorni" mi ricordò.
"Sì, lo so che non è nulla in confronto a quasi un mese. Ma, più si avvicina la data, più i minuti sembrano durare ore" protestai capricciosa storcendo il naso.
"Lo so piccola" convenne lei sbuffando.

"Necessito delle coccole di una certa paperotta" cantilenò lei con una vocina buffa divertita facendomi sorridere.

"Non ci metteremo a fare le vocine ed a dirci sdolcinatezze per telefono come quelle coppie stucchevoli delle telenovelas?" feci io ironica.
Lei si schiarì la voce facendosi seria.
"Certo che no" rispose prontamente con voce ferma.
Scoppiai a ridere.
"Scherzavo Sannie adoro quando sei sdolcinata e stucchevole" la canzonai io.
"Idiota" fece lei senza però resistere alla tentazione di ridacchiare.

"Vorrei che fossi qui" dissi tornando seria.
Cosa non avrei dato per poter vedere dal vivo il suo sorriso e baciare le sue labbra?
"Sì anche io vorrei essere lì o vorrei che tu fossi qui. O che fossimo insieme in qualunque posto al mondo" rispose lei tristemente.
"E cosa faresti se fossi qui?" domandai maliziosa.
La sentii distintamente sorridere.
"Oh, faresti più presto a domandarti cosa non farei" rispose lei abbassando il tono della voce che subito si fece più roca.

Un brivido mi attraversò la schiena, Dio quanto la desideravo.
"Non faccio altro che sognarti ogni notte" le confessai.
"Ah sì e cosa sogni?" chiese con quello stesso tono.
Ridacchiai prima di mordermi il labbro.
"Sogno sempre le tue mani, le sento su di me, dappertutto" dissi abbassando volutamente il tono di voce.
"Hmm e cos'altro?" fece ancora lei in un sospiro.
"Incomincia sempre con un bacio e con te che mi parli sottovoce, all'orecchio, e poi le tue labbra scivolano sempre più giù" mormorai.
"Sul collo" fece lei in un sospiro.
"Sì esatto" risposi con voce suadente, lei sorrise.
"E poi?" mi incitò.
"Poi inizi a spogliarmi lentamente ed io ti graffio appena la schiena" feci io chiudendo gli occhi e immaginando la scena mentre con una mano incominciavo involontariamente ad accarezzarmi la pancia, premendo con le unghie sulla mia stessa pelle.
"Continua" fece lei in un piccolo gemito, sentivo il suo respiro farsi più corto.
"Intrecciamo le gambe e piego il ginocchio e incominci a fare le fusa ed a strusciarti su di me. La tua pelle è sempre così bollente" dissi mentre un brivido mi attraversava la schiena a quel ricordo che sembrava così vivido, per un instante ad occhi chiusi mi sembrò quasi di averla lì con me davvero, il suo corpo premuto contro il mio.
"Vai avanti" fece lei con un filo di voce.
"Ti alzo la maglietta e ti accarezzo la pancia, gioco un po' con l'elastico dei pantaloni e poi scivolo giù fino alle mutandine" feci io.
"Non le indosso" disse lei in un sospiro.
"Cosa?" domandai spalancando gli occhi.
"Sono appena uscita dalla doccia, sono in accappatoio adesso, non le indosso" disse lei divertita, sempre con il fiato corto.
Cercai come meglio potevo di trattenere un gemito mentre la immaginavo lì seminuda e bellissima, probabilmente già bagnata per me.
"Dio sei perfida" sospirai io con un filo di voce, sudando freddo mentre sentivo un calore umido liberarsi dal mio bassoventre e lei ridacchiò.
"A dire il vero ho tolto anche l'accappatoio adesso" fece lei maliziosa.
Scattai a sedere sul materasso.
"Sei cattiva, sei un diavolo" risposi stringendo le gambe tra loro "Dio se fossi lì..."
"Cosa? Che faresti?" domandò suadente.
Senza riuscire a resistere oltre portai una mano tra le mie stesse gambe ingoiando a vuoto e chiudendo gli occhi presi ad accarezzarmi lenta sopra la stoffa dei pantaloni della tuta che indossavo.
"Credo che farei quello che sto facendo adesso a me stessa" dissi provocante liberando un sospiro.
La sentii ingoiare a vuoto.
"E... c-cosa stai facendo?" domandò balbettando senza respiro.
Liberai un paio di gemiti appena accennati.
"Non lo immagini?" biascicai con un filo di voce.
"Chi è il diavolo adesso?" fece lei sospirando.

In quel momento qualcuno bussò alla porta facendomi scattare in piedi come una molla, giusto in tempo perché la porta si spalancò rivelando la mia compagna di stanza che mi sorrise tranquilla stendendosi a letto e accendendo la tv come se nulla fosse.

"Che succede?" domandò San dall'altra parte del telefono.
"E' Claire, è appena entrata" dissi cercando di sembrare naturale e sperando che il mio viso non fosse troppo rosso e sconvolto e che non lasciasse trapelare nulla di ciò che stava accadendo un attimo prima.
Claire mi sorrise facendomi segno di salutare Santana.

"Ti saluta" dissi.
"Dille che la odio a morte" ringhiò Santana infastidita, sbuffando.
"Ricambia" dissi dolcemente a Claire, prima di avvicinarmi alla finestra.
"Vado a fare una doccia, ho bisogno di... beh, riprendermi" dissi ingoiando a vuoto.
"Sì, temo che dovrò farne un'altra anche io. Ghiacciata" fece lei in risposta.
Cercai di sorridere.
"Solo sette giorni amore" le ricordai.
"Sì" sospirò lei "Solo sette, poi riprendiamo il discorso" aggiunse maliziosa.
Sorrisi e lei fece lo stesso e con un ultimo ti amo, un suo in bocca al lupo per la serata e la promessa di chiamarla appena finito, ci salutammo a malincuore.
Sospirai fissando il panorama fuori dalla finestra con il telefono stretto nel pugno.
"Solo un'altra settimana" dissi tra me e, assaporando quelle parole, sorrisi.