Sorrisi nel sonno stringendomi di più al corpo caldo accanto al mio.
Sentii le braccia della mia Santana serrarsi intorno a me, mentre le sue labbra morbide ricoprivano di baci il mio viso, il mio collo, la mia spalla scoperta.
Mormorai di approvazione sorridendo sulla sua pelle.
"Buongiorno" biascicai, baciando la pelle sensibile sotto il suo orecchio, la sentii rabbrividire mentre avvicinava la bocca alla mia.
"Buongiorno amore" mormorò felice.
Sorrisi.
Se c'era una cosa che mi era mancata in quel periodo era risvegliarmi tra le braccia di Santana, avvolta nel suo profumo, persa nel suo calore.
"Che bello averti qui" dissi felice stringendola.
Lei mi baciò una tempia.
"Non sai che darei per non dover andar via" rispose.
Mi rabbuiai un istante poi mi scostai per riaprire gli occhi ritrovandomi davanti il suo viso meraviglioso.
Lei mi sorrise dolcemente e lo stesso feci io.
"Ancora un po' di pazienza, presto tornerò a casa e riavremo la nostra vita" la rassicurai accarezzandole il viso.
Lei sorrise prendendo la mia mano per portarla alla bocca e lasciare un bacio sulle mie dita.
Si prese qualche istante per osservarmi poi si allungò per baciare lei mie labbra.
Risposi al bacio con enfasi, sorridendo sulla sua bocca mentre una ciocca dei suoi capelli mi solleticava il collo esposto.
La sveglia sul mio comodino suonò di colpo, ricordandomi che quella mattina avevo le prove per il concerto della sera stessa.
Ringhiai di disapprovazione e lei sorrise stringendomi.
"Il lavoro ti chiama" disse.
"Non voglio andarci, voglio restare con te" mi lamentai come una bambina.
Lei ridacchiò.
"Anche io vorrei tenerti qui amore, ma temo che tu debba andare" disse rammaricata.
Sbuffai.
"Che farai tu?" domandai.
Lei si strinse nelle spalle.
"Farò un giro per la città, ti aspetterò e poi pranzeremo insieme" disse baciandomi le labbra.
Sorrisi.
"E poi?" chiesi.
"Poi torneremo qui, per il riposino pomeridiano" disse maliziosa portandosi sopra di me.
"E poi?" bisbigliai sule sue labbra allargando le gambe perché vi si accomodasse in mezzo.
Il suo corpo nudo e caldo accarezzava il mio in più punti.
"Poi faremo l'amore" disse strusciandosi contro di me "Andremo al concerto, ballerai come non mai e io ti applaudirò e urlerò per te fino a perdere la voce" disse strofinando il naso contro il mio.
"E poi?" domandai incapace di trattenere un gemito eccitato nel sentire il suo corpo premere in quel modo contro il mio.
"Poi torneremo qui e rifaremo l'amore e urlerò di nuovo per te".
Disse ridacchiando e facendomi ridere a mia volta.
Voltai il viso per avvicinarlo al suo e lei mi baciò, le nostre lingue si intrecciarono giocando a rincorrersi in una piacevole lotta.
"Che ne dici di un piccolo anticipo?" proposi.
"Devi prepararti per le prove" fece lei ovvia.
"Sì, ma devo prima fare una doccia, magari si può unire l'utile al dilettevole" dissi maliziosa spingendola sul materasso accanto a me e alzandomi dal letto per camminare, nuda, verso il bagno ondeggiando più del necessario.
Mi voltai una volta sulla porta.
"Ma se preferisci restare lì va bene" aggiunsi prima di sparire all'interno, per essere raggiunta poco dopo dalla mia ragazza che richiuse la porta alle sue spalle mentre la invitavo a seguirmi sotto il getto della doccia calda.
****
La mattinata passo più in fretta di quanto pensassi, Brittany si era preparata ed era uscita velocemente, l'avevo trattenuta più del dovuto e aveva finito con il fare tardi alle prove. I miei propositi di uscire erano stati vinti dalla stanchezza, un po' per il viaggio un po' per la mia nottata movimentata e insonne. Così avevo passato la mattina a letto, a riposare immersa nell'odore della mia bionda.
Verso l'ora di pranzo avevo ricevuto il suo messaggio in cui mi avvertiva che il coreografo aveva deciso di trattenerle anche per il pomeriggio per prepararsi meglio alla serata.
Mi rattristai, speravo di poter passare con lei qualche ora in più, ma almeno avrei potuto stringerla a me un'altra notte. Cercai quindi di non farmi abbattere ed approfittai per uscire, decisa a mettere in pratica un piccolo piano che aveva preso a ronzarmi in testa.
Non mi ero dimenticata della notte prima, né di quella proposta un po' azzardata ma profondamente sentita.
Era in realtà da un po' di tempo che ci pensavo.
Non ero sicura che fosse il momento giusto, ma conoscendo la mia scarsa fiducia in me stessa e nel mondo, probabilmente non lo sarebbe stato mai.
Decisi di seguire il mio istinto e la forza dei miei desideri che mi riconducevano tutti ad un solo pensiero, avere Brittany nella mia vita, per sempre. Legarmi a lei indissolubilmente e rendere le nostre vite complete vivendole l'una per l'altra come già facevamo ed in modo ancora più saldo, sempre che lei volesse.
Mi armai di cartina e mi avventurai per le strade di San Francisco.
******
Le urla dei fan riempivano lo stadio, i riflettori sul palco erano già pronti ad accendersi per l'ennesimo concerto, non mi sarei stancata mai dell'adrenalina che mi scorreva in corpo prima di iniziare uno spettacolo, sentivo il cuore battere a mille e l'energia pervadermi dalla punta dei capelli fino alle dita dei piedi.
"Emozionata?" la voce di Santana sfiorò il mio orecchio mentre le sue braccia mi stringevano da dietro.
Socchiusi gli occhi sorridendo.
"Più delle altre volte" rivelai.
"Ballerò solo per te stasera" dissi decisa.
"E sarai meravigliosa" concluse lei baciandomi il collo "Ti ho già detto quanto sono fiera di te?" chiese retorica.
Sorrisi.
"Sì, ma non mi stancherò mai di sentirtelo dire" risposi.
Lei sorrise sulla mia pelle.
"Sono fiera di te e ti amo" disse.
"Anche io, da morire" risposi voltandomi nel suo abbraccio per baciarla.
"Ragazze cominciamo, prendete posizione" il coreografo ci richiamò all'ordine.
Santana mi sorrise.
"In bocca al lupo, stendili tutti Pierce" disse lasciandomi andare.
Le rivolsi un ultimo sguardo carico di amore ed emozione e mi avviai sul palco.
*****
Brittany aveva mantenuto la promessa, ballando su quel palco come mai l'avevo vista fare, con un'energia indescrivibile.
Il concerto fu strabiliante e fu un piacere godermelo da dietro le quinte, soprattutto perché potevo bearmi dei baci della mia ragazza ad ogni cambio costume.
I fan erano davvero in delirio, ripensai alle volte in cui io stessa mi ero trovata su un palco, molto più piccolo certo rispetto a quello e con un pubblico più modesto.
Improvvisamente ricordai quanto potesse essere appagante esibirsi per un pubblico, quanto fosse piacevole quella sensazione.
Pensai che forse avrei dovuto ricominciare a prendere lezioni di canto, chissà, magari un giorno Brittany avrebbe potuto ballare ad uno dei miei concerti.
Sorrisi di me stessa e di quel pensiero, forse mi stavo facendo suggestionare troppo da quell'ambiente, non ero certo Beyoncé, ero solo Santana Lopez in fondo.
*****
"Amore sei stata incredibile" Santana continuava a camminare avanti e indietro nel mio camerino mentre mi cambiavo a fine concerto. Era euforica, sembrava completamente rapita.
Ero felice che avesse potuto assistere, sembrava averle davvero fatto bene.
"Sono contenta che ti sia piaciuto" dissi fermando la sua camminata per stringerla a me e baciarla lievemente.
Lei sorrise.
"Spero davvero di riuscire a vederne un altro prima che il tour finisca, è stata un'esperienza unica" disse.
Sorrisi.
"Sì lo spero anche io" risposi.
"Cosa vuoi fare ora? La compagnia va a mangiare in un posto qui vicino, ma gli ho detto che avrei passato il resto della serata con te. Hai preferenze?" domandai avvicinandomi al suo orecchio "Io propongo di tornare in albergo, se non sbaglio abbiamo qualcosa da recuperare, un certo riposino pomeridiano che è sfumato oggi, per esempio" dissi maliziosa.
Lei sorrise baciandomi il collo.
"Volentieri, ma prima voglio andare in un altro posto, se non ti dispiace" disse.
La guardai un po' stranita.
"Finisci di prepararti" mi invitò ed io obbedì euforica e curiosa.
*****
Prendemmo un taxi e rilessi al tassista l'indirizzo che avevo segnato sulla mia cartina.
Brittany mi guardò interrogativa ed io sorrisi.
"Vedrai" dissi semplicemente.
Quando il taxi si fermò scendemmo, pagai e la presi per mano, dirigendomi verso il grande edificio che si ergeva davanti a noi.
"Dove siamo, San?" domandò lei.
"Come siamo impazienti! Aspetta e lo scoprirai" dissi ridacchiando.
"Un acquario?" fece lei leggendo la scritta appena fuori dal portone d'ingresso.
"Eh già!"
"Ma sarà chiuso a quest'ora" constatò.
"Di solito sì, ma questa sera a San Francisco si festeggia la notte dei musei e sono tutti aperti fino alle tre del mattino" dissi sorridendo.
"E tu come lo sai?" domandò.
"Cosa credi che abbia fatto tutto il giorno mentre ti aspettavo?" risposi facendole una linguaccia.
Entrammo in tempo per l'ultimo giro.
Quell'acquario era davvero come promettevano le aspettative.
Un posto magico.
Il corridoio era immerso nel buio e, grazie a questo, si potevano ammirare meglio le pareti sostituite da vetrate dietro le quali si mostravano ai nostri occhi pesci e creature acquatiche di ogni genere e dimensione, quell'atmosfera di silenzio e magia, resa possibile anche dalle poche persone presenti, rendeva tutto perfetto.
Brittany era completamente rapita dalla varietà di pesci colorati, i suoi occhi si spalancavano di sorpresa ad ogni passo, saltellava come una bambina sorridendo per ogni minima cosa e trascinandomi lungo quel corridoio impaziente.
"San è meraviglioso" disse entusiasta.
Sorrisi.
"Il meglio deve ancora venire" mormorai.
Lei mi guardò interrogativa, io sorrisi prendendola per mano per portarla nella sala attigua.
Ringraziai mentalmente il destino: era vuota.
"So che preferirai sempre le papere e gli anatroccoli, ma magari questi signorini potrebbero farti cambiare idea" dissi indicandole una vetrata enorme.
Brittany sembrava sul punto di scoppiare in lacrime.
"Pinguini!" quasi urlò avvicinandosi al vetro.
Ridacchiai seguendola e abbracciandola da dietro.
"Pinguini africani, pare che arruffino le piume per attirare le femmine e di la ci sono i pesci ciclidi" dissi indicando un'altra teca. Brittany si avvicinò di più ad osservare qui pesci tropicali tutti colorati.
"San! Hanno la bocca a forma di cuore" esclamò sorpresa.
Ridacchiai.
"Eh già".
Lei si voltò verso di me.
"E' bellissimo qui. Grazie".
Mi baciò e l'ansia cominciò a farsi largo in me, era il momento adatto, lo sentivo e avevo ovviamente una paura incredibile.
*****
Sentii Santana irrigidirsi tra le mie braccia, si allontanò respirando a fatica e distogliendo lo sguardo dal mio.
"San, tutto bene?" domandai.
Lei prese un lungo respiro chiudendo gli occhi.
"Non ti senti bene?" chiesi preoccupata.
Spalancò gli occhi ma non mi guardò, prese a fissarsi le scarpe tremando appena.
"San?" richiamai la sua attenzione.
"Britt io devo dirti una cosa" mormorò.
La serietà del suo tono riuscì a spaventarmi.
"Ma ti prego di non interrompermi, lasciami finire prima il discorso, perché se mi interrompi io non so se poi riuscirei ad andare avanti" così dicendo sollevò appena lo sguardo nel mio e io mi feci seria annuendo incerta.
"Bene" disse riabbassando lo sguardo prima di prendere un respiro lungo e sollevarlo di nuovo.
"Io non sono brava con queste cose, non avrei mai pensato di trovarmi a fare un discorso del genere. Ma in fondo, beh ci sono così tante cose che credevo non avrei mai fatto in vita mia e che invece ho fatto dopo averti conosciuta, perciò... beh non mi stupisce più nulla ormai" disse con voce tremante.
La guardai confusa.
"Ieri notte io ti ho detto una cosa. Ti ho chiesto… sì ti ho chiesto una cosa" biascicò sollevando timidamente lo sguardo.
Il pensiero mi riportò alla sera prima, a quella proposta che sembrava buttata lì a caso ed il mio cuore cominciò a battere impazzito perché aveva forse capito prima della mentre, dove tutto quel discorso confuso volesse andare a parare.
"Ecco, noi due ne abbiamo passate tante insieme, abbiamo sconvolto le nostre vite pur di rimanere unite e devo essere sincera, non avrei scommesso neanche mezzo penny sulla nostra relazione all'inizio. Insomma… andiamo! Tutto è stato così strano, devi ammetterlo non è stata una relazione baciata dalla fortuna, almeno all'inizio" si fermò prendendo un respiro mentre io già sentivo le lacrime di commozione pizzicarmi gli occhi.
"Ma siamo qui, nonostante tutto siamo insieme, ed io credo di non riuscire neanche più a pensare ad un futuro in cui tu non esisti. Semplicemente non voglio che accada" continuò mentre una lacrima solitaria le rigava il viso.
"Ecco io non ho mai avuto il desiderio di una famiglia, almeno non prima di incontrarti. Ma ora, beh tu mi hai cambiata, e insomma mi hai decisamente cambiata, voglio dire Santana Lopez qui che fa un discorso di questo genere in un acquario, ad un'altra ragazza, accidenti se mi hai cambiata. Ma io sono grata di questo cambiamento perché non mi sono mai sentita più me stessa come in questo momento ed in tutti i momenti con te, per quanto sdolcinati e tremendamente diabetici siano".
Ridacchiai tra le lacrime e lei fece lo stesso trovando finalmente il coraggio di sollevare lo sguardo.
I nostri occhi si incrociarono e mi tremò il cuore.
Lei allungò le mani per prendere le mie.
"Brittany io ti amo e probabilmente ci sono così tanti altri problemi e ostacoli nel nostro futuro, ma la verità è che non me ne importa niente perché non avrò paura di affrontarli se sarai con me. Lo so che devo ancora laurearmi, che tu hai il diploma della scuola e che, per necessità, dovremmo dividere ancora casa con Quinn e quella nana petulante della Berry ancora per un po', ma io non posso aspettare per renderti mia, per essere tua e... lo so... lo so che lo sono già, ma io voglio renderlo ufficiale. Io… sento di non poter aspettare oltre quindi. Brittany S. Pierce, questo discorso sconclusionato era solo per chiederti se, insomma..."
Prese un respiro.
"Puoi farcela" la incoraggiai sorridendo.
Lei ridacchiò.
"Non prendermi in giro, vorrei vedere te al mio posto non è facile!" fece lei.
"Ma sì che lo è, lo hai già detto, no?" feci io portandomi una delle sue mani alle labbra prima di baciarla per poi inginocchiarmi davanti a lei sorprendendola.
"Vuoi sposarmi?" dissi con le lacrime agli occhi.
Lei sorrise.
"Mi hai rubato il momento, non vale!" si indignò.
Ridacchiai, tirandola giù fino a farla inginocchiare con me.
"Vuoi sposarmi?" domandai di nuovo facendomi seria.
Lei sospirò.
"Mille volte sì" mormorò sulle mie labbra.
"E tu?" chiese.
"Hai già la mia risposta" feci io "Naturalmente sì" dissi azzerando la distanza tra le nostre labbra mentre sorridevamo felici stringendoci.
"Manca qualcosa" disse lei sollevandosi e tirandomi a se, prima di infilare la mano in borsa ed estrarne una scatolina rossa che aprì davanti ai miei occhi.
La luce di quel piccolo diamante brillava riflettendo quella azzurrina dell'acquario.
Lei lo tirò fuori dalla scatola prendendo la mia mano per infilarmi al dito quell'anello che suggellava la sua promessa.
"E' bellissimo" dissi con un filo di voce.
"Tu sei bellissima" rispose lei.
"Ne avrai uno ancora più bello" la rassicurai stringendola a me.
"Mi basti tu" rispose baciandomi ancora e ancora e ancora.
