Mi guardai intorno un'altra volta.
Tutto sembrava perfetto: c'era lo striscione con la scritta 'bentornata a casa', il tavolo con il piccolo buffet e le bibite, ed i palloncini sistemati qua e la.
Sorrisi, sentendomi abbastanza soddisfatta.
"E' tutto molto bello, a Brittany piacerà" mormorò una voce alle mie spalle.
Mi voltai per trovarmi davanti un sorridente Puck. Non aveva più i capelli da moikano, né quell'aria da cattivo ragazzo, ma il suo sorriso sghembo era rimasto lo stesso. Gli sorrisi sistemandogli il colletto della camicia.

"Non posso credere che sei venuto con una camicia e una giacca" dissi scuotendo la testa.
"Beh ormai sono cresciuto, cominciavo a sembrare ridicolo con i giubbotti di pelle e le canotte" rispose allegro.
"Certo, ora non sei più il ragazzo poco raccomandabile che va in giro a pulire piscine! Sei il grande capo di un'impresa" dissi fiera.
Lui scosse la testa imbarazzato.
"Santana andiamo, non è una vera e propria impresa, insomma non ancora" disse bevendo un sorso della sua birra.
Gli diedi un piccolo schiaffetto sul petto.
"Sei troppo modesto Puckerman, andiamo! Hai iniziato alla fine del liceo con solo poche centinaia di dollari in tasca e un retino per pulire piscine e ora guardati: hai un ufficio, dei clienti fissi, ripari impianti idraulici, pulisci piscine nelle case dei ricchi, anzi no, hai degli operai che lo fanno per te! Insomma è fantastico, sei il più giovane impresario che conosca" dissi realizzando solo in quel momento quanto fossi fiera del mio amico. E pensare che, se me lo avessero detto un anno prima, mai e poi mai ci avrei creduto.

Lui si grattò la testa imbarazzato.
"Ehi ho solo giocato bene le mie carte e risparmiato molto, e beh ho investito i miei soldi nel modo giusto. Ma non è nulla di speciale, ho solo un ufficio di due stanze e quattro ragazzi che lavorano per me. Li sto istruendo sai? Ho progetti molto più ampi per questa impresa, ora ci limitiamo solo a pulire piscine e ogni tanto eseguo qualche riparazione, ma sto seguendo un corso: ho intenzione di prendere una licenza, sai per la riparazione di impianti idraulici e cose del genere. Allora sì che potrai dire di essere fiera di me" disse con occhi sognanti.

Sorrisi al mio migliore amico.
"Puck io sono già fiera di te, lo sono sempre stata e, che tu ci creda o meno, ho sempre saputo che ce l'avresti fatta" gli confessai abbracciandolo.

"Uh siamo diventate sentimentali Lopez, New York ti ha davvero cambiata. O magari è ad una certa biondina che dobbiamo la metamorfosi?" mormorò lui al mio orecchio stringendomi a se.
Sorrisi, scostando il viso per guardarlo e dedicandogli la più perfida occhiata alla Santana Lopez che avevo in repertorio.
"Non svegliare il can che dorme Puck, sono ancora la stronza numero uno di Lima chiaro?" lo minacciai.
Lui sorrise sollevando le mani in segno di resa e indietreggiando di un paio di passi.
"Sei sempre capace di mettere i brividi Snix" commentò.
Sorrisi compiaciuta.
"E di farmi impazzire" aggiunse una voce lasciva alle mie spalle.
Mi voltai in tempo per vedere lo sguardo ammaliato di Sam fisso sul mio fondoschiena, appena mi girai completamente il biondino mi sorrise facendo guizzare gli occhi prima sulla mia scollatura poi sul mio viso.
"Tu non cambierai mai vero, bocca da trota?" feci acida, prima di sciogliermi in un sorriso e stringerlo.
"Ciao Sanny" mormorò al mio orecchio.
"E' così bello che siate qui" ammisi.

Ero contenta che Sam e Puck, con al seguito la piccola Beth, Kurt e Artie, Mike e Tina, fossero riusciti a venire a New York in tempo per il piccolo party di bentornata che avevo organizzato per Brittany.
Sapevo che sarebbe stata felice di vederli.

"Mi dispiace che Sugar, Blaine e Finn non siano qui" disse Quinn spuntando dalla cucina con in braccio Beth, insieme a Kurt che portava un vassoio di tartine.
"Già è un vero, peccato che si sia ammalato proprio in questi giorni. Ma Marley gli fa da infermiera, sono certo che se la passa più che bene" commentò Puck dando una gomitata a Sam che sorrise eloquente.
"E Sugar è in Florida, è andata a visitare un college".
"Chi diavolo va in un college in Florida?" borbottò Tina scioccata.
"Solo Sugar poteva avere quest'idea" rispose Artie un po' sconsolato.
"Non prendertela amico, a Settembre andrai ad Harvard, troverai una ragazza mille volte più figa di lei e di sicuro più sveglia" disse Sam poggiando una mano sulla spalla dell'amico.
"Sì ne sono certo anche io" lo rassicurò Mike.

"E del folletto gellato che mi dite?" domandai curiosa.
Tutti si zittirono e Kurt si schiarì la voce nervosamente mentre Quinn mi lanciava un'occhiataccia.
"Noi ci siamo lasciati" mi informò Kurt "Lui mi ha tradito prima dell'inizio dell'estate e, beh abbiamo perso i contatti da allora" tagliò corto il ragazzo senza alzare lo sguardo.
"Che piccolo viscido figlio di puttana" mormorai a denti stretti.
"Non importa" provò a dire Kurt.
"Sì che importa, è imperdonabile. Meglio perderlo uno così porcellana, fidati. Meriti di meglio" dissi decisa.
Lui mi sorrise, ringraziandomi a mezza voce e non ci fu bisogno di aggiungere altro.

In quel momento suonarono alla porta, mi precipitai ad aprire per trovarmi davanti gli amici più stretti di Brittany: i suoi colleghi di scuola. Li feci entrare facendo subito le presentazioni e lasciando a Quinn gli onori di casa per prendere il telefono e chiudermi in camera.

"Pronto, qui Allodola dorata, passo" Rachel rispose al primo squillo.
Fissai il telefono interdetta.
"Berry, hai battuto la testa?" dissi stupita.
"Hey sono in incognito! Mi sento tanto come in uno di quei film di spionaggio, sono così euforica! Adoro le feste a sorpresa e poi non vedo Britt da tre mesi e ora sono qui all'aeroporto ad aspettarla! Mi sento emozionata come una bambina. Mi è mancata così tanto e..."
"Ok, ok, frena l'entusiasmo o ti verrà un colpo. L'aereo è atterrato?" domandai.
"Sì proprio ora, sto aspettando che esca" rispose la moretta.
"Bene. Ascolta probabilmente ti chiederà perché non sono andata a prenderla io" cominciai.
"Tranquilla. Le dirò che dovevi sistemare una faccenda importante all'università e che sei rimasta bloccata al campus fino a tardi" disse decisa.
"Sei suonata Polly Pocket? Sono le otto di sera non crederà mai che sono al campus in piena estate!" la rimbeccai.
"Beh posso anche dirle che eri con una rossa a prendere un drink ma non la prenderebbe bene non credi?" ribatté lei scocciata.
"Potevi inventarti una balla più credibile comunque" dissi stizzita.
"Potevi inventartela tu, sapientona" rispose a tono.
"Ero impegnata con i palloncini e la torta e poi mi sono fidata della tua fantasia! Credevo che voi folletti foste capaci di inventare storie" borbottai.
"Bada Satana che…"
"Che cosa? Vuoi minacciarmi per caso?" alzai il tono della voce.
"Sei una prepotente!" borbottò lei offesa.
"Gne gne gne. Senti tagliamo corto, potrebbe provare a chiamarmi. Ho spento il cellulare, magari dille che l'ho lasciato a casa, ok?" dissi velocemente.
"Ok. Ma ti avverto che per quanto possa essere felice di vedermi, sono certa che avrebbe preferito che fossi venuta tu a prenderla. Quando saprà che non ci sei non la prenderà bene, sai?" mi fece presente.
"Lo so Sherlock, ma le passerà quando vedrà la sorpresa" tagliai corto.
"Uh si sono aperte le porte, starà per uscire" disse la moretta con voce emozionata.
"Ok, ci vediamo qui a casa tra un po'" dissi velocemente.
"Passo e chiudo" disse lei in un sussurro chiudendo la chiamata.
Rimasi interdetta fissando il telefono e scossi la testa.
"Devo dire a Quinn di portarla da uno psichiatra, sta peggiorando di giorno in giorno" dissi tra me.

Schifottolo spuntò da sotto il letto in quell'istante, lo guardai sorridendo.
"Sta arrivando" dissi con il sorriso da un orecchio all'altro e il cuore in gola per l'emozione.

*********

Camminavo più in fretta possibile trascinandomi dietro le due valige ed il borsone che avevo con me. Il viaggio mi era sembrato più lungo che mai. Scambiai dei saluti veloci con tutti i miei colleghi promettendo loro di non mancare alla cena che avremmo fatto da lì a due sere dopo.

Le porte a vetro si spalancarono e fui una delle prime ad uscire. Erano passate tre settimane e mezzo da quella serata a e per tutto quel tempo non avevo fatto che contare i giorni che mi avrebbero separata dalla mia futura moglie, guardando e riguardando l'anello che portavo al dito con il cuore gonfio di un'emozione tutta nuova che non avrei saputo definire in altro modo se non bellissima.

Cercai subito tra la folla i suoi occhi scuri, ma non la vidi.
In lontananza scorsi invece una mano che si agitava mentre sentivo una voce chiara gridare il mio nome emozionata.
Riconobbi Rachel che si reggeva sulle punte sorridendo nella mia direzione con gli occhi lucidi.
La delusione nel non aver trovato Santana lì ad accogliermi durò pochissimi secondi.
"Rachel" mormorai con le lacrime agli occhi.

Non ero mai stata separata per così tanto dalla mia migliore amica, mai da quando avevo sei anni.
Non l'avevo vista per tre mesi e solo mentre correvo verso di lei mi rendevo conto di quanto mi fosse mancata.
La ritrovai leggermente più magra e con i capelli più corti, ma il suo sorriso dolce era lo stesso ed era, se possibile, ancora più radioso ed ampio del solito.
La raggiunsi e lasciai cadere tutto ciò che avevo in mano mentre la stringevo forte, respirando il suo odore rassicurante.

"Rach" soffiai tra i suoi capelli.
"Dio mi sei mancata da morire Britt" disse con la voce un po' tremante.
Mi staccai dall'abbraccio solo per accarezzarle il viso e ritrovare i suoi occhi buoni.
"Anche tu, ho da raccontarti un'infinità di cose! Io... oh Rachel" la riabbracciai sorridendo felice.
"Avremo tempo di dirci tutto" mi rassicurò "Ora andiamo, sarai stanca" disse recuperando una delle mie due valige.
"Aspetta" dissi guardandomi intorno "Dov'è Santana?" domandai sperando di vederla spuntare all'improvviso.
Rachel si schiarì la voce, poi mi regalò un sorriso tirato.
"Beh lei voleva venire, ma è stata trattenuta al campus e così... beh sono venuta io, la vedrai a casa" disse accennando un sorriso poco convincente.
"Trattenuta al campus?" ripetei un po' scettica.
"Beh sì, doveva sistemare delle cose con il suo gruppo di studio prima dell'inizio dei nuovi corsi" buttò lì a caso la mia amica.
"Col gruppo di studio?" ripetei ancora.
"Stai giocando a fare il pappagallo? Su andiamo Pierce, o non troveremo mai un taxi libero" tagliò corto lei trascinandomi via.
Rachel non me la raccontava giusta, la conoscevo abbastanza bene da capire al volo quando mentiva.
E Santana, beh qualunque cosa l'avesse 'trattenuta' impedendole di venire a prendermi sarebbe stato meglio per lei che fosse una questione di vita o di morte, o avremmo davvero fatto i conti.

IL viaggio in taxi durò molto a causa del traffico, ma non ne risentii particolarmente. Era bello finalmente poter stare di nuovo con la mia migliore amica, raccontarle tutti i particolari del tour. Lei era emozionata ogni volta che si parlava di concerto e fan, mi tartassava con le domande più assurde, premendo per sapere se Beyoncé prendesse qualche integratore o che tipo di esercizi facesse con la voce prima di cantare.

Quando arrivammo sotto casa cominciai a sentire un senso profondo di leggerezza. Mi sembrava davvero di essere stata via un'eternità ed allo stesso tempo era come se fossi mancata solo un minuto.
Volevo vedere Santana, morivo dalla voglia di vederla. Di dormire con lei nel nostro letto, di fare le coccole a Schifottolo e riabbracciare Quinn. E di fare una lunga doccia.
Mi precipitai all'interno del palazzo chiamando l'ascensore.

"Siamo impazienti, eh?" mi schernì Rachel
"Non sai quanto" risposi entrando.
"Verrete anche voi a Lima il prossimo fine settimana?" domandai una volta in ascensore.
"Sì, credo di sì, Quinn deve riportare Beth ai suoi quindi..."
"Aspetta Beth è qui?" chiesi interrompendola.
Rachel sembrò mordersi la lingua prima di fissarmi con gli occhi sbarrati.
"Ehm, sì in realtà sì. Puck è venuto a trovarci qualche settimana fa e l'ha portata con se. Quinn si è accordata con i suoi, quindi verremo con voi, sì" spiegò incerta.
"Oh bene. Non mi entusiasma molto tornarci, anche se mi mancano i miei e mia sorella. Mi sembra davvero di non vederli da un'eternità. Anche se mia madre come al solito mi ha chiamata quasi più di Santana in questo periodo" raccontai.

L'ascensore arrivò finalmente a destinazione.

Mi avviai verso la porta di ingresso e cercai le mie chiavi nella borsa, felice di poterle usare. Feci scattare la serratura ed in quel momento un pensiero mi venne in mente mentre aprivo.
"Aspetta, i genitori di Quinn le hanno lasciato la bambina per un mese?" domandai.
Rachel non fece in tempo a rispondermi, una cascata di coriandoli mi assalì letteralmente mentre sentivo il tappo di una bottiglia di spumante schizzare per la stanza e un "sorpresa" corale quasi assordante, con tanto di Schifottolo che mi corse incontro riempiedomi di feste.

Non feci in tempo nemmeno a rendermi conto di quanta gente ci fosse, né di cosa stesse succedendo. A stento riuscii a notare lo striscione con la scritta bentornata.
Una musica cominciò a riempire il salotto, dall'altra parte scorsi Santana, meravigliosa nel suo tubino nero, stringeva tra le mani il microfono da karaoke di Rachel, pochi istanti e tutti si zittirono e la sua voce meravigliosa riempì la sala.

Another summer day
has come and gone away
In Paris and Rome
but I wanna go home

Maybe surrounded by
a million people I
still feel all alone
I just wanna go home
I miss you, you know

Cantava, guardandomi dritto negli occhi,le sue iridi scure piene di lacrime e il sorriso sicuro. Ero come ipnotizzata, tutti lo erano, da lei e dalla sua voce stupenda.

And I've been keeping all the letters
that I wrote to you,
Each one a line or two
I'm fine baby, how are you?
I would send them but I know that it's just not enough
My words were cold and flat
And you deserve more than that

Another aeroplane, another sunny place
I'm lucky, I know...
but I wanna go home
I've got to go home

Presi ad avvicinarmi a lei con passo leggero, non volevo interrompere la magia che la sua voce stava creando, né le lacrime di commozione che rigavano il mio volto e il suo, ma non potevo starle lontana, non dopo tutti quei giorni.

Let me go home

I'm just too far
From where you are
I wanna come home

And I feel just like I'm living
someone else's life
It's like I just stepped outside
when everything was going right
And I know just why you could not come along with me
This was not your dream
but you always believed in me...

Sorrisi e lei mi sorrise a sua volta quando la raggiunsi, allungò una mano verso di me e io la presi tra le mie portandone alla bocca il palmo per baciarlo dolcemente.
La sua mano si posò sulla mia guancia mentre cantava e mi avvicinai per stringerla a me per i fianchi, fronte contro fronte, occhi negli occhi, a dividere le nostre labbra solo il microfono e la sua voce che ancora risuonava seppur interrotta da qualche sospiro emozionato.

Another winter day
Has come and gone away
in either Paris or Rome
and I wanna go home
Let me go home

And I'm surrounded by
A million people I
still feel alone
Let me go home
Oh, I miss you, you know
Let me go home

I've had my run
baby, I'm done
I've gotta go home

"Ti amo da impazzire" mimai con le labbra sorridendole.
Lei sorrise a sua volta.

Let me go home

It'll all be alright,
I'll be home tonight
I'm coming back home.

Sulle ultime note della canzone partì un applauso spontaneo mentre nel microfono la sua voce dolce pronunciava un "Bentornata a casa amore".
Poi le mie labbra furono sulle sue e tutto intorno a noi si spense, diventò vuoto, era come se fossimo sole.
C'era solo lei, le sue labbra il suo profumo, c'eravamo solo noi due ed il nostro amore.

*******

Ci avrei lasciato la vita in quel bacio, lo avrei prolungato fino a scoppiare. Lasciai cadere il microfono per stringerla a me con tutta la forza che avevo, non l'avrei mai più lasciata andare via da me, mai più.

Qualche fischio di troppo e il bisogno di ossigeno ci costrinsero a separarci, interrompendo quel contatto.
Cademmo nell'imbarazzo nel trovarci lì, davanti ai nostri amici, a loro volta un po' imbarazzati per quel bacio prolungato e forse per niente casto.
Ad uno ad uno augurarono a Britt il bentornata.
Quinn la abbracciò per un tempo indefinito e, dopo di lei, tutti i ragazzi del Glee. Brittany pianse quando li vide. Poi corse dai suoi compagni di scuola per raccontare loro la sua emozionante esperienza, senza lasciare per un istante Schifottolo che si godeva beato le sue coccole.

Il suo sguardo non mi lasciava mai, lo sentivo su di me attraverso la sala. La raggiunsi dopo aver aspettato che salutasse tutti e lei si accomodò sul divano prendendomi per mano perché mi sedessi accanto a lei, mentre tutti si radunavano per sentire i suoi aneddoti.

"Un brindisi a Brittany e al suo ritorno, sperando che questo sia solo il primo di una lunghissima serie di importanti lavori per la sua carriera" fece Puck alzando il bicchiere.
Tutti brindammo a Brittany che reclamò un bacio che non le negai prima di bere.

"E' meraviglioso che tu abbia organizzato questo per me" mormorò al mio orecchio.
"Io farei di tutto per te" le ricordai.
"Mi sei mancata" affermò sulle mie labbra.
"Anche tu, soprattutto dopo essere venuta a trovarti. Le ultime tre settimane sono state un inferno" ammisi.
"Lo so, ma sono passate. Ci siamo riuscite San, siamo state forti e abbiamo superato anche questa" disse fiera.
"Siamo una squadra forte, devo ammetterlo" scherzai facendola ridere prima di baciarla ancora.

"Credi che sia un buon momento per..." domandò sulle mie labbra lanciandomi uno sguardo eloquente.
"Brittany, sai che muoio dalla voglia ma non possiamo mollare tutti così" dissi cercando di essere ragionevole.
"Di che parli?" fece lei sollevando un sopracciglio.
"Di fare l'amore, insomma abbiamo tutta la notte per quello e tutto il giorno domani, ora non mi..."
"San, parlavo del matrimonio. Mi domandavo se fosse un buon momento per annunciarlo ai nostri amici" fece lei di rimando.
Mi morsi il labbro imbarazzata.
"Oh, ma certo! Ovvio. Scusa, avevo capito male" cercai di sdrammatizzare.
"E' tipico, quando pensi intensamente a qualcosa finisci per vederla ovunque" fece lei maliziosa.
"Io non penso intensamente al sesso" mi difesi.
"Ah no?" fece lei di rimando lanciandomi un'occhiata maliziosa.
"Ok ci penso, ma non dirmi che tu non ci stavi pensando" ribattei.
"Dal primo istante in cui ho messo piede in casa, forse anche da prima" mi rivelò sulle labbra.
Ci perdemmo in un nuovo passionale bacio, prima che il bisogno d'aria ci separasse.
Lei sorrise.
"Allora?" domandò emozionata.
"Vuoi farlo tu?" domandai, i suoi occhi si illuminarono.
"Sì ti prego" cantilenò come una bambina. Mi limitai ad annuire e lei scattò in piedi afferrando una forchetta per batterla piano sul bicchiere e richiamare l'attenzione di tutti.

"Ok gente, prima di ogni altra cosa voglio ringraziarvi tutti per essere qui. Siete stati magnifici e questo bentornata è il migliore di sempre. Vorrei davvero abbracciarvi uno per uno per ore. Sono felice di essere di nuovo a casa con voi. E voglio cogliere l'occasione di avervi tutti qui per dirvi qualcosa di importante che muoio dalla voglia di condividere con voi" così dicendo mi tese la mano invitandomi ad alzarmi e sfilandomi dalle mani il bicchiere prima di rivolgersi nuovamente agli altri.

"Io e Santana, beh noi abbiamo deciso di sposarci" disse con la voce rotta dall'emozione sorridendo mentre mi stringeva forte la mano.

Il silenziò calò nella sala, i visi dei nostri amici sembravano increduli, poi lentamente ogni bocca spalancata si trasformò in un sorriso sempre più luminoso.
Finché un coro di applausi e auguri non riempì il salotto.
Rachel corse da Brittany per stringerla e lo stesso fece Quinn con me.

"Non mi hai detto nulla stronzetta, quando accidenti è successo?" domandò al mio orecchio.
"Scusa, volevamo dirvelo insieme, avrai tutti i particolari promesso" le dissi prima di lasciarmi abbracciare dagli altri.

******

I nostri amici sembravano tutti entusiasti e su di giri per la notizia, proprio come me e Santana.
Non restava che annunciarlo ai nostri genitori e quella era la parte che mi terrorizzava di più. Ma avrei avuto un'intera settimana per preparare un discorso ed affrontare le ansie che questo annuncio comportava, perciò decisi che avrei cominciato a pensarci dall'indomani mattina.

Sam propose un nuovo brindisi per il fidanzamento e io riportai a Santana il suo bicchiere, brindammo e lei fece per portarlo alle labbra, ma si fermò studiandolo bene.

Sorrisi della sua espressione sorpresa mentre guardava il fondo.
"Brittany!" disse scioccata senza riuscire a non sorridere.
"Ti avevo detto che avresti avuto un anello meraviglioso" dissi prendendo il bicchiere e tirando fuori l'anello che avevo preso per lei la sera dopo che aveva lasciato .
Lo asciugai con un tovagliolino prima di prendere la mano e infilarlo al suo dito, baciandola subito dopo.

"Ora si che tutto è al suo posto" affermai.
Santana studiò attentamente il gioiello che brillava sul suo anulare sinistro, poi mi guardò emozionata.
"E' stupendo" affermò correndo a baciarmi.

Ancora una volta ci lasciammo travolgere dalle emozioni e quel bacio sembrò davvero risvegliare tutti i nostri sensi.

"Ho davvero bisogno di fare l'amore con te. Subito" mormorò sulle mie labbra.
"Sono ancora tutti qui" le ricordai.
"Britt impazzirò se aspetto ancora" mi rivelò con il fiato corto.
La baciai con foga.
"Al diavolo" mormorai sulle sue labbra prendendola per mano per trascinarla in camera nostra cercando di non dare nell'occhio.

*****

Brittany non fece in tempo a chiudere la porta alle nostre spalle che si ritrovò schiacciata contro di essa.
Le mie labbra trovarono le sue e le mie mani presero a vagare incontrollate sul suo corpo già caldo d'eccitazione.
Morsi con foga il suo labbro inferiore tirandolo leggermente e lei soffocò un gemito nella mia bocca mentre le sue mani si posavano sulle mie cosce lasciate scoperte dal vestito, per infilarsi lascive sotto la stoffa e risalire graffiando la mia pelle.

La sua lingua disegnava cerchi irregolari sulle mie labbra che non riuscivano ad allontanarsi dalle sue, sentivo il suo corpo fremere d'anticipazione ed i nostri cuori battere all'unisono.

Non riuscivo a fermare le mani, le avrei messe ovunque su quel corpo d'alabastro che era mio soltanto e che conoscevo perfettamente come il palmo della mia mano.
Le sue mani si chiusero con forza sul mio fondoschiena stringendolo e facendomi sussultare.
Mi strinsi di più a lei spostando le labbra lungo la sua mascella per morderla appena mentre la sentivo sospirare ad occhi chiusi.
L'eccitazione si faceva spazio in me come lava bollente, la sentivo scorrermi nelle vene insieme all'euforia che ci pervadeva entrambe.

Il profumo della sua pelle era intossicante, mi era mancato terribilmente così come le sue mani forti su di me.
Infilai le dita sotto la sua maglietta e lei sollevò le braccia per aiutarmi a sfilarla via.
Non appena fu libera da quell'indumento mi fiondai sulla pelle esposta del suo collo e giù fino al seno invitante appena dorato d'abbronzatura.
La sentivo sospirare alzando e abbassando il petto al ritmo del suo respiro corto mentre le mie labbra esploravano ogni curva di quel seno perfetto.

"Vieni qui" ringhiò scattando in avanti per invertire le nostre posizioni.
Mi ritrovai con i palmi e il viso schiacciati contro la porta,e il suo seno che premeva contro la mia schiena, spostò di lato i miei capelli avventandosi da dietro sul mio collo esposto per morderlo e leccarlo in più punti facendomi gemere senza controllo.

"Shh, ci sentiranno. Fa la brava o dovrò fermarmi" disse con tono autoritario e roco al contempo. Una delle sue mani raggiunse la mia bocca, posandovisi contro senza però fare pressione mentre l'altra tirava giù la zip del mio vestito.
Mano a mano che la cerniera scendeva verso il basso, la sua bocca scivolava lungo la pelle che veniva scoperta.
Sentivo la sua lingua calda vagare lungo la mia spina dorsale, leccava e mordicchiava la mia pelle con foga, facendo aderire il corpo al mio.
"Brittany" bofonchiai eccitata con la sua mano ancora davanti alla bocca.
Ne mordicchiai il palmo e per tutta risposta la sua mano libera si infilò nella mia scollatura afferrando a coppa uno dei miei seni, privo di costrizioni. Le sue dita esperte presero a giocare con un capezzolo, facendomi tremare ancora di più di impazienza ed eccitazione.

Leccò ancora il mio collo per tutta la sua lunghezza, adagiai la testa all'indietro sulla sua spalla, voltandomi per guardarla con gli occhi lucidi di lussuria e socchiusi per il piacere, boccheggiando contro il palmo della sua mano alla ricerca d'aria.

"Lei è così eccitante signora Lopez-Pierce" scherzò sensuale al mio orecchio prima di afferrarne il lobo tra i denti.
Graffiai il legno della porta per cercare un appiglio convinta che l'eccitazione mi avrebbe travolta, trascinandomi via da lei da un momento all'altro.

La sua mano smise di torturare il mio seno scivolando verso il basso lungo la stoffa del vestito per infilarsi sotto il bordo e posarsi sulle mutandine all'altezza del mio centro.

"Santana" sussurrò eccitata "Sei così bagnata!" constatò mordendosi il labbro.
Socchiusi gli occhi rilassando ancora di più la testa all'indietro sulla sua spalla sentendo i suoi capelli solleticarmi il viso leggermente sudato.
La sua mano prima chiusa sulla mia bocca scese per posarsi sulla mia gola esposta. Sollevai una gamba poggiando il ginocchio contro il legno della porta per avere un ulteriore appoggio, certa che di lì a poco sarei svenuta di impazienza.

"Fallo Britt, impazzirò se non lo fai adesso" la pregai con un filo di voce rotto dai sospiri mentre la sua mano si muoveva su e giù sulla mia intimità coperta, con un ritmo cadenzato.
Le sue dita si infilarono sotto il tessuto posandosi sul mio centro completamente e io dovetti soffocare un gemito troppo acuto.
Il suo palmo premeva contro la mia intimità nuda e completamente bagnata, le sue dita presero a graffiarmi dolcemente la gola e la sua bocca non smetteva di torturare il mio collo, sentivo i suoi seni premere contro la mia schiena nuda e i miei sensi impazzire completamente in balia del suo odore e dei suoi sospiri che mi accarezzavano la pelle sensibile del collo increspandola in più punti.

"Continui a bagnarti" mormorò maliziosa e soddisfatta al mio orecchio "Ti sento" aggiunse premendo di più la mano tra le mie gambe.
"E anche io" sussurrò in un gemito.
Non feci in tempo a realizzare la cosa.
Sentivo il mio corpo sudato e il suo diventare tutt'uno, mi fischiavano le orecchie ed i miei polmoni erano pieni del suo odore.

Le sue dita si fecero spazio in me con una facilità estrema, mi sentivo fatta di burro fuso nelle sue mani, e questo non fece altro che amplificare la sensazione del suo tocco, delle sue dita dentro di me, finalmente.

Questa volta non riuscii a trattenere un gemito acuto e lei nemmeno.
All'inizio il ritmo delle spinte era lento dentro di me ed il suo corpo sembrava strusciarsi contro il mio seguendo quella danza.
Era meraviglioso, ma non bastava, lei non mi bastava mai.

"Brittany, mi amor, te quiero màs. Por favor" trovai la forza di dire.
La sentii tremare, non mi ero nemmeno resa conto di aver parlato in spagnolo ma lei evidentemente sì. Sentii il suo respiro farsi, se possibile, ancora più corto mentre aumentava il ritmo dentro di me con mia grande gioia.

Era diventato quasi impossibile trattenere i gemiti, la sua mano tornò sulla mia bocca ed io presi a morderla piano cercando così di soffocare l'eccitazione che rischiava di esplodere in una serie di urla che avrebbero sicuramente richiamato l'attenzione dei nostri ospiti.
Lei stessa soffocava gemiti e sospiri eccitati sul mio collo mentre mi teneva ancorata a sé, spingendo dentro me con decisione.
Quando l'orgasmo mi travolse mi sentii come se un uragano mi avesse attraversato il corpo, fare l'amore con Brittany era un'esperienza sempre nuova e le emozioni che mi regalava erano ogni volta diverse ed intensissime.
Mi accompagnò nella discesa dal picco, uscì da me indietreggiando di qualche passo barcollando all'indietro mentre io mi accasciavo contro la porta, sudata, esausta e tremante ma tremendamente felice.
Appoggiai il viso contro il legno, incapace di trattenermi dal ridacchiare ad occhi chiusi, mi voltai verso di lei senza staccarmi dalla porta, convinta che le mie gambe non avrebbero retto il mio peso senza un appiglio.

Brittany era rossa in viso, la fronte imperlata di sudore, le gambe tremanti. Indietreggiò fino al letto sedendosi e si portò alla bocca le dita per assaggiarle una per una, leccandole per tutta la loro lunghezza ad occhi chiusi come in trance, emettendo un sensuale verso d'approvazione.

Mi feci forza avanzando verso di lei con un sorriso malizioso sul viso, quando la raggiunsi mi accomodai cavalcioni sulle sue gambe e le sue mani corsero sulle mie cosce accarezzandole e graffiandole piano mentre mi baciava il petto scoperto.

"Sei meravigliosa, sei perfetta" mormorò sulla mia pelle.
"Non voglio più stare così tanto tempo separata da te" aggiunse.
Presi il suo viso tra le mani sorridendo prima di baciarla con dolcezza.

********

"Tu sei l'amore della mia vita" mi rivelò sulle labbra, sorridemmo entrambe e, senza esitare, mi spinse all'indietro sul materasso per sovrastarmi tempestandomi il viso e il collo di dolci baci.
Con dolcezza assaggiava ogni centimetro di pelle, riscoprendone il sapore, di tanto in tanto strofinava il naso contro il mio e lungo le mie guance, facendomi sorridere intenerita.

Scese con le mani lungo il mio busto accarezzandolo in più punti e sorridendo dei muscoli che guizzavano sotto le sue dita.
Strinse a coppa i miei seni coperti dal reggiseno e sospirai inarcandomi contro di lei mentre ne scopriva uno e si impossessava di un capezzolo chiudendolo tra le labbra.

Il gioco di prima mi aveva così dannatamente eccitata che mi era difficile pazientare, ma fui incapace di interrompere la dolcezza dei suoi movimenti. Mi era mancato il suo tocco leggero e delicato, quel suo modo di toccarmi come fossi un diamante prezioso e fragile.

Continuò con le labbra la sua discesa lungo il mio corpo, sbottonando i miei jeans e tirandoli giù fino a sfilarli insieme all'intimo. Rimase immobile in piedi, sovrastandomi, a guardare la mia intimità scoperta e totalmente esposta ai suoi occhi.
Era così eccitante il suo sguardo famelico su di me, quegli occhi scuri e accesi di lussuria che sembravano volermi mangiare.
Poggiai le piante dei piedi sul bordo del letto allargando di più le gambe e feci leva sui gomiti puntati sul materasso per osservare meglio ogni suo movimento, impaziente di essere sua.

Senza staccare gli occhi dalla mia intimità, fece scorrere la punta dell'indice su e giù un paio di volte sulla mia apertura, sospirando e facendomi sospirare eccitata a mia volta.
Portò quella falange alla bocca inchiodando lo sguardo al mio mentre la assaggiava e io fui incapace di trattenermi dal mordermi il labbro inferiore con forza rivoltando all'indietro gli occhi. Lei sorrise e i suoi occhi si spalancarono ancora di più nel riassaggiare il mio sapore. Riportò l'indice sulla mia apertura e senza esitare entrò in me, attenta a non perdersi la mia reazione che arrivò incontrollata.
La mia bocca si spalancò in un gemito muto e fui costretta a lasciarmi ricadere all'indietro sul materasso.
Con l'altra mano separo le mie pieghe per correre a disegnare cerchi sul mio clitoride mentre aggiungeva un altro dito aumentando il ritmo.

"Santana!" sospirai eccitata incapace di resistere dal dimenarmi sotto di lei.
Senza fermarsi si calò su di me per leccare velocemente il mio capezzolo scoperto,prima di riservare lo stesso trattamento alle mie labbra.
Poi tornò a sollevarsi continuando a spingere dentro di me sempre più veloce.
Mi sentivo così vicina e quasi mi dispiaceva, avrei voluto che non finisse mai, era il paradiso.
Santana dovette accorgersi che c'ero quasi, con una certa urgenza si inginocchiò sostituendo le dita dentro di me con le labbra, baciando la mia intimità come fosse la mia bocca e mozzandomi il respiro per la sorpresa e l'eccitazione.
Quando sentii la sua lingua affondare in me persi il controllo di me stessa, mi coprii la bocca per soffocare le urla di piacere mentre l'orgasmo mi travolgeva e la mia eccitazione esplodeva tutta insieme verso il basso direttamente tra le labbra della mia Santana che mormorava di piacere tra le mie pieghe.

Risalì il mio corpo ancora increspato dai brividi, per baciarmi avidamente le labbra, incrociai le braccia dietro il suo collo attirandola a me.

"Ti amo, ti amo, ti amo da impazzire" dissi col fiato corto, baciandola senza controllo.
Lei sorrise strofinando il naso contro il mio con infinita dolcezza e scostandomi una ciocca di capelli dal viso sudato.
Prese ad osservarmi con gli occhi lucidi di ammirazione, passando le dita sul mio viso.
"Non posso credere di essere così fortunata da averti solo per me" mormorò stringendomi a se.
"E sarà per sempre" aggiunsi io emozionata.
Strofinò il naso contro il mio un'altra volta e sorridemmo entrambe con il cuore colmo di amore e felicità.

"Dovremmo tornare di là" dissi ricordandomi improvvisamente dei nostri ospiti.
Lei mormorò contrariata.
"Voglio coccolarti ancora un po'" si lamentò affondando il viso nel mio collo per strofinarvi contro il naso e le labbra.
Sorrisi accarezzandole i capelli.
"Abbiamo tutta la notte per questo, anzi una vita intera" mi corressi.
Lei mi guardò annuendo.
"Hai ragione" disse baciandomi.
Si sollevò aiutandomi a fare lo stesso.

Cercai di rivestirmi in fretta e lei si riaggiusto correndo a sciacquarsi il viso. La imitai poco dopo e ci ritrovammo a sorriderci lanciandoci sguardo dolci attraverso lo specchio del bagno.

"Sembriamo due liceali alla prima cotta" commentò lei aggiustandosi il trucco, mentre cercavo di sistemarmi i capelli arruffati.
"Ti dispiace?" domandai giocosa.
Lei scosse la testa.
"Vorrei che potessimo essere sempre così" mi rivelò voltandosi verso di me.
La baciai lievemente sorridendo.
"Farò del mio meglio perché possiamo essere sempre così, amore" promisi solenne.
Lei annui baciandomi ancora e mi prese per mano conducendomi fuori dalla nostra stanza.

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"Ah eccovi qui, dove eravate? Puck ha montato Guitar Hero" fece Sam saltellando come un bambino a Natale.

Brittany mi guardò.
"Pronta ad essere stracciata?" disse divertita inforcando una chitarra.
"Preparati alla sconfitta bionda" ribattei imitandola.
"Mi amerai lo stesso anche se ti batterò?" mi domandò sottovoce.
"Io ti amerò per sempre" dissi sicura "Ma questo non mi impedirà di distruggerti al gioco" aggiunsi facendola ridere mentre la musica cominciava.