Un timido raggio di sole fece capolino dal vetro della finestra costringendomi ad aprire gli occhi.
Li strizzai un attimo, infastidita, prima di stiracchiarmi voltandomi dall'altra parte.
Allungai una mano ad occhi chiusi e mormorai infastidita quando trovai il vuoto accanto a me, aprii lentamente un occhio sbuffando.
"San!" urlai, la la mia voce roca e impastata di sonno vibrò contro il cuscino sul quale ancora tenevo premuto metà del viso.
Socchiusi ancora gli occhi e strofinai la guancia sulla federa prima di convincermi ad alzarmi.
Mi tirai in piedi sollevando le braccia per stiracchiarmi contorcendo le labbra in uno sbadiglio muto e mi passai una mano tra i capelli avviandomi, scalza, verso il bagno.
Quando tornai in camera mi resi conto di essere nuda, afferrai una camicia larga e la indossai insieme ad un paio di slip viola che probabilmente appartenevano a Santana.
Trotterellai verso la cucina, assonnata.
Schifottolo mi ignorò, troppo concentrato sulla sua ciotola piena di croccantini.
Cane ingrato.
Quando raggiunsi la cucina sorrisi di istinto, appoggiandomi allo stipite della porta.
Santana era di spalle, indossava un paio di pantaloncini rosa molto corti e una canotta bianca attillata e i suoi capelli erano chiusi in una coda di cavallo alta, canticchiava un motivetto che non conoscevo mentre preparava quelle che, dal profumo, sembravano essere delle frittelle.
"Siamo di buon umore stamattina" constatai, lei si voltò regalandomi il più bello dei suoi sorrisi.
"Buongiorno" cantilenò allegra.
"Sai che non mi piace svegliarmi senza di te" la rimproverai.
"Lo so piccola, mi dispiace. Mi sono svegliata presto e mi sentivo piena di energie, così sono andata a fare una corsa e ho pensato di prepararti la colazione" disse avvicinandosi a me con la mia tazza piena di caffè latte.
"Beh se ti sentivi energica potevi svegliarmi, ti avrei fatta stancare io" dissi maliziosa prendendo la tazza e soffiandoci sopra prima di prendere un sorso.
Lei sorrise.
"Dormivi troppo bene" disse dolcemente accarezzandomi un fianco prima di avvicinare il viso al mio, allontanai la tazza cingendole la vita con il braccio libero e poggiai le labbra sulle sue.
Adoravo i baci del buon giorno, soprattutto nel fine settimana, quando non dovevamo salutarci di fretta, richiamate ognuna dai proprio impegni.
In quei casi era tutto lento e dolce, e la mattina diventava la parte più bella della giornata.
Santana aveva un odore particolare la mattina, non avrei saputo dire di che si trattasse, ma era sempre lei a preparare la colazione nel fine settimana e inventava sempre nuove cose per sorprendermi, perciò quando la baciavo sapeva sempre di dolce, frittelle, sciroppo d'acero, cannella, cioccolato, biscotti caldi, latte.
E le sue labbra erano sempre più morbide, più leggere, mentre si muovevano sulle mie.
Sospirai sulle sue labbra in quel bacio così tenero dal quale non mi sarei mia staccata.
Lei incorniciò il mio volto con le mani e si strinse di più a me.
Strinsi a mia volta più saldamente il braccio intorno alla sua vita camminando e spingendola piano all'indietro finché non la sentii toccare il tavolo.
Poggiai distrattamente la tazza sulla superficie e sospirai stringendo entrambe le mani sui suoi fianchi per sollevarla appena e farla sedere sulla distesa di legno scuro.
Lei sospirò sorpresa riprendendo a baciarmi con più foga e lo stesso feci io, allargò le gambe perché potessi insinuarmi nel mezzo e sorrise sulle mie labbra mordicchiandole.
Succhiai il suo labbro superiore accarezzandole la schiena e con un movimento secco sciolsi la sua coda di cavallo correndo a posare le labbra sul suo collo esposto mentre una cascata di capelli corvini mi solleticava il volto e il suo odore buono stordiva i miei sensi.
Sospirò non appena le mie labbra toccarono la pelle sensibile della sua gola e socchiuse gli occhi lasciando andare la testa all'indietro mentre leccavo una piccola porzione di pelle, gemendo piano.
L'eccitazione già si faceva strada in me mentre le mie mani si insinuavano sotto di lei per stringerle il sedere.
In quel momento uno strano odore mi pizzicò le narici distraendomi.
"Le frittelle" disse lei preoccupata.
Mi spostai e lei saltò giù dal tavolo correndo a spegnere il gas sotto la padella.
"Questa si è bruciata" annunciò crucciata "Beh tanto era l'ultima" aggiunse stringendosi nelle spalle prima di aprire la pattumiera e buttarla via.
Mi sedetti al mio solito posto continuando a sorseggiare il mio caffè latte osservandola.
"Hey, non sarai mica andata a tradirmi e tiri fuori la scusa della corsa per depistarmi?!" chiesi sospettosa stringendo gli occhi in due fessure.
Lei si voltò tenendo il piatto delle frittelle a mezz'aria.
"Sei impazzita?" chiese scioccata.
"Molte mogli lo fanno sai? Ho letto un articolo da qualche parte in proposito, vanno dagli amanti la mattina presto e tornano fingendo di essere andate a fare jogging, è una delle dieci scuse più usate dalle mogli infedeli" dissi sicura.
Lei mi fissò con il sopracciglio sollevato e l'aria scettica.
"E da quando leggi articoli di questo genere?" domandò.
Mi strinsi nelle spalle.
"Da quando sto per avere una moglie, la prudenza non è mai troppa in questi casi" dissi seria.
Il suo sguardo si fece incredulo.
"Non farai sul serio vero? Potrei tirarti questo piatto in faccia" disse minacciosa.
Ridacchiai.
"Che permalosa" soffiai.
Lei si avvicinò sbuffando appoggiando il piatto davanti a me.
"Lo sai che non mi piacciono questi scherzi" borbottò "Ti ho anche fatto le frittelle, non te le meriti" disse imbronciata.
Sorrisi allungando una mano per prendere la sua e mi scostai un po' dal tavolo tirandola a me finché non fu seduta sulle mie gambe.
Incrociò le braccia al petto mantenendo il suo broncio senza guardarmi mentre le lasciavo piccoli baci lungo il braccio e mi fermavo a mordicchiarle una spalla scoperta.
"Oh andiamo amore, stavo solo scherzando" dissi strofinando la punta del naso contro la sua pelle, per cercare di vincere la sua indifferenza.
"Bacio" mormorai sporgendomi verso il suo viso ancora serio.
"Bacio" cantilenai di nuovo, poggiando una mano sulla sua gamba nuda e un'altra dietro la sua schiena accarezzandola piano con movimenti circolari in entrambe i punti.
Lei parve rilassarsi un po' e mi rivolse uno sguardo cercando comunque di mantenere un'aria seria.
"Su, non farla tanto lunga, mi dispiace" soffiai poggiando le labbra sul suo mento, cominciai a mordicchiarlo giocosa mentre la mia mano si faceva strada verso l'alto lungo la sua coscia, accarezzandone l'interno con le dita.
La sentii sospirare socchiudendo gli occhi e sorrisi mentre le baciavo una guancia cercando a tendoni le sue labbra con le mie.
Lei sospirò ancora quando le mie dita trovarono la stoffa morbida degli shorts striminziti che indossava e presero a farsi strada su di essa, insinuandosi tra le sue gambe tremanti.
Sentii le sue labbra vicine alle mie mentre voltava il viso ancora di più verso di me che tenevo la bocca premuta contro la sua guancia.
Sentii il suo respiro sfiorarmi il labbro superiore e prontamente poggiai la lingua contro l'angolo della sua bocca accarezzando piano il contorno delle sue labbra.
Un gemito fuoriuscì dalla sua bocca e, in quello stesso istante, le mie dita si poggiarono sul suo centro sopra la stoffa, sentivo il calore del suo desiderio pulsare contro le mie dita mentre le muoveva lentamente proprio all'altezza del clitoride, allargò di più le gambe e sciolse le braccia intrecciandole dietro il mio collo per attirarmi di più a se e spalancare le labbra per permettere alla mia lingua di giocare con la sua.
Chiusi gli occhi mordendo la sua bocca famelica.
Sentivo la stoffa farsi sempre più umida e calda mentre le mie dita si muovevano frenetiche su e giù con un ritmo cadenzato.
Sospirò infilando una mano nello scollo della camicia e le sue dita calde sfiorarono uno dei miei capezzoli un paio di volte facendomi gemere sulle sue labbra.
******
Allargai maggiormente le gambe per dare più spazio alla sua mano. Leccai con foga le sue labbra più volte e senza indugio mi sollevai un attimo per sedermi a cavalcioni su di lei, nel tentativo di stare più comoda.
Appena tornai ad appoggiarmi a lei, mi strinse più vicina a se, attirandomi per i fianchi, e mi bacio con forza.
La sua mano tornò tra le sue gambe, ora che erano più divaricate potevo sentire l'umidità della stoffa contro la mia pelle, persino contro le sue dita.
Le mie mani tornarono ad insinuarsi sotto la sua camicia, questa volta insieme, le poggiai sui suoi seni iniziando un lento massaggio circolare.
Gemette estasiata nella mia bocca e io mi strinsi di più a lei appoggiando il seno contro il suo e scivolando con le labbra lungo il suo collo per baciarlo e morderlo piano.
Socchiuse gli occhi inclinando la testa per darmi spazio e i capelli biondi le caddero dalla spalla scivolando lungo la sua schiena.
I suoi sospiri continuavano a riempirmi le orecchie eccitandomi fino all'inverosimile.
Insinuai una mano tra i nostri corpi per poggiarla tra le sue gambe.
Gemetti a quel contatto.
"Sei calda e bagnata e…" ingoiai a vuoto mentre i suoi denti si serravano gentilmente sulla mia spalla.
"Santana" sospirò con il fiato corto, strinse le dita intorno al mio polso e guidò la mia mano sotto i suoi slip.
Il contatto delle mie dita con la sua intimità fece gemere entrambe, sentivo la sua eccitazione contro la pelle e questo mi regalò un formicolio lungo tutto il braccio. Accarezzai più volte la sua apertura con la punta delle dita, già pronta a godermi quella meraviglia, quando sentii la porta d'ingresso aprirsi.
"Cazzo" imprecai alzandomi di scatto e barcollando all'indietro mentre Brittany cercava di ricomporsi in fretta passandosi una mano sul viso arrossato.
Clara entrò in cucina con le buste della spesa, dandoci il buon giorno.
Per un attimo il tempo si era come fermato e avevo dimenticato dove fossimo.
Eravamo arrivate a Lima la sera prima, invitando le nostre famiglie a cenare insieme per la prima volta a casa mia quella stessa sera, pronte per annunciare il nostro fidanzamento.
Clara posò le buste sul ripiano della cucina e ci guardò stranita mentre sistemava il contenuto in frigo.
Mi riavvicinai a Brittany sedendomi accanto a lei, i nostri sguardi ancora lucidi di passione si incrociarono e scappò ad entrambe una risatina sommessa.
"Certe volte dimentico che non siamo ancora in luna di miele" soffiò lei.
"Già" sospirai cercando di riprendere fiato.
"Vado a farmi una doccia, fredda!" annunciai.
Lei annuì.
"Finisco la colazione e vado a casa mia, non ho ancora visto i miei" disse lei sorseggiando il suo caffè latte ormai freddo.
Poggiai una mano sulla sua.
"Va tutto bene?" chiesi premurosa.
Si strinse nelle spalle.
"Sì, sono solo un po' nervosa, non so come prenderanno la cosa. Ma sono anche sicura di quello che voglio, quindi augurami buona fortuna" disse incerta.
Le sorrisi sporgendomi per darle un lieve bacio.
"Dormi da me anche stanotte?" chiesi.
"Vedremo, dipende da come si mettono le cose. Forse ci sarà bisogno che torni a casa dopo la cena. Non so" rispose onesta.
"Ok, vado allora" dissi alzandomi.
Lei sospirò tagliando un pezzo di frittella e intingendolo nello sciroppo prima di portarlo alla bocca.
Mormorò d'approvazione.
"Sono buonissime" annunciò.
Le sorrisi facendole l'occhiolino e mi avviai di sopra.
"Poi ne riparliamo di... quella cosa" dissi sotto voce.
Lei mi guardò stranita e io sorrisi maliziosa, portandomi alle labbra le dita ancora umide del suo piacere.
Vidi i suoi occhi luccicare e il suo sorriso farsi più felino.
"Ripensandoci, farò anche io una doccia prima di andare" disse alzandosi.
A passo svelto mi avviai su per le scale e lei mi seguì ridacchiando sommessamente.
