Tenni gli occhi chiusi, cercando di non pensare a nulla.
Mi concentrai sul buio intorno, sul battito lento e regolare del cuore di Santana, e sull'odore della sua pelle.
Non mi importava altro, era tutto ciò di cui avevo bisogno in quel momento.
Buio, silenzio, Santana.
Mi rilassai su di lei, stesa com'ero sul suo corpo, con la guancia posata sulla sua pancia, le sue mani tra i miei capelli, le sue gambe ad accarezzarmi il busto.
Non mi serviva altro.
Avevamo appena finito di fare l'amore, lei avrebbe preferito parlare ma non potevo, non sarei riuscita a dire nemmeno una parola.
La cena con le nostre famiglie era stata un completo disastro.
Calde lacrime mi riempivano gli occhi al solo ripensarci, ebbi un fremito e Santana si strinse a me più forte accarezzandomi i capelli.
I miei genitori erano stati rigidi e taciturni tutto il tempo, mentre la madre di Santana non faceva che parlare e parlare, chissà di cosa poi.
Avevo smesso di ascoltarla appena servito l'antipasto. I miei genitori non erano a loro agio, soprattutto mio padre. Era chiaro a tutti che, se li avevamo convocati insieme, per quella cena, non era solo per conversare. Sapevano che c'era qualcosa che dovevamo comunicargli e non era certo la nostra rottura.
Per tutto il tempo avevo fissato mio padre, non ci vedevamo più spesso e le nostre chiacchierate si erano ridotte all'osso. Spesso quando la sera chiamavo a casa da New York e chiedevo di lui mia madre inventava scuse per non dovermelo passare, non mi parlava e non mi guardava. Ero diventata per lui come un fantasma, lui che era stato il mio eroe.
Quell'uomo dagli occhi buoni che mi chiamava principessa e mi leggeva favole su favole da piccola, lui che mi aveva insegnato tutto: a nuotare, ad andare in bici, a montare una tenda in campeggio. Lui che sapeva viziarmi come nessun altro, ora si comportava come se fossi una specie di estranea, come se non esistessi davvero. Qualcosa tra noi si era inevitabilmente rotto, si era frantumato in mille pezzi minuscoli. Avevo tentato di ricomporli ma, guardandolo, ebbi la strana sensazione che qualcuno di quei frammenti fosse andato perduto per sempre e che niente sarebbe tornato come prima, mai più.
Mia madre aveva provato spesso a farlo ragionare.
Ashley mi aveva raccontato delle loro continue liti a causa mia. Mia sorella, quella bambina sempre allegra, ora si ritrovava a portare sulle spalle un peso enorme per lei.
Casa nostra era diventata un piccolo inferno, un luogo carico di tensione, dove ogni volta che si toccava l'argomento "Brittany" si finiva per litigare furiosamente.
Non potevo credere di essere la causa di tutto questo.
Mai avrei potuto sopportare una tale peso. Mi sentivo terribilmente in colpa nei confronti di mia sorella per aver distrutto la sua serenità e, in fondo, sapevo da come mi guardava con rimprovero, di aver ferito anche lei irreparabilmente. In fondo era colpa mia se mamma e papà litigavano no?Ero cattiva ai suoi occhi e chissà se mai un giorno mi avrebbe capita, se mai sarebbe riuscita a perdonarmi.
Quando, alla fine della cena, avevamo comunicato la nostra decisione di sposarci, mio padre si era alzato, andando su tutte le furie, perdendo il controllo come mai prima di allora lo avevo visto fare.
Mi aveva gridato di tutto. Tutto quello che per un anno si era dovuto tenere dentro.
Che ero un'ingrata, un abominio, una vergogna per lui. Che aveva sperato fino all'ultimo che rinsavissi, che questo matrimonio era davvero troppo da sopportare.
Mia madre aveva cercato di farlo ragionare. I signori Lopez erano scioccati e persino Santana si era pietrificata mentre la mia sorellina si era limitata a correre verso la macchina per non dover sentire le grida.
"Papà" lo avevo implorato tra le lacrime "Ti prego non fare così" avevo cercato di avvicinarmi e poi era successo.
Uno schiaffo, forte, deciso. Ancora potevo sentire la mia guancia bruciare di dolore.
"Questo matrimonio è una pagliacciata! Io non sono il padre della sposa, non sei una sposa per me, sei solo una vergogna. Ma sono stanco! Ho sopportato tutto per amore di tua madre e tuo, perché speravo che tornassi sui tuoi passi un giorno ma a quanto pare ho sperato inutilmente. Non sei più mia figlia per quel che mi riguarda Brittany, non sei più niente".
Così aveva detto, guardandomi con odio malcelato, incurante delle lacrime che mi solcavano il volto, e poi era andato via.
Mia madre mi aveva salutata, scusandosi con i Lopez e mi aveva giurato che lo avrebbe fatto ragionare, ma sapevo che erano parole inutili. Sapevo che mio padre covava rancore verso di me da troppo tempo e che quello che aveva detto era ciò che pensava, e mai sarebbe tornato indietro.
Ero corsa in bagno, vomitando l'intera cena e piangendo lacrime amare.
Santana mi aveva seguita, senza dire nulla, aveva lasciato che mi sfogassi, aiutandomi ad alzarmi e portandomi sotto la doccia. Si era presa cura di me come sempre, senza pretendere che io dicessi nulla, semplicemente con la sua presenza .
Una volta stese a letto avevo continuato a piangere, lasciandomi cullare dalle sue braccia, prima di desiderare solo di averla dentro di me. Non mi importava altro se non lei, era l'unica cosa che volessi davvero sentire e, in fondo, era l'unica cosa che avrei avuto nella mia vita, rimaneva l'unica mia certezza.
Per lei avevo rinunciato a tutto, stavo rinunciando a tutto.
Mi domandai se mi sarei mai pentita di quella scelta.
In quell'istante accade qualcosa, qualcosa che per il resto della mia vita non avrei mai dimenticato.
Sentivo distintamente il battito del suo cuore e il mio, battevano a due ritmi diversi, rincorrendosi a vicenda, finché, all'improvviso, cominciarono a seguire lo stesso identico ritmo. Battendo insieme come fossero un tutt'uno.
In quell'istante ebbi la risposta. Senza aver bisogno nemmeno di formulare la domanda. In quell'istante capii che semmai avessi fatto una scelta giusta nella mia vita, sarebbe stata di sicuro quella di promettere a Santana amore eterno.
Sollevai gli occhi e lei si mosse nel buio.
"L'hai sentito anche tu?" mi chiese in un sussurro.
"Sì" riposi a corto di fiato.
Mi sollevai gattonando su di lei, per riadagiarmi sul suo corpo, posando la fronte sulla sua. Sentivo il suo respiro infrangersi contro il mio.
"Sei tutto ciò che ho adesso" sussurrai sulle sue labbra.
Lei annuì stringendomi e tremò appena.
"Che c'è?" domandai percependo il suo disagio.
"Ho paura Britt" mi rivelò.
"Di cosa?"
"Ho paura che non ti basterà, che un giorno ti pentirai di tutto questo e finirai per odiarmi" rivelò.
La baciai prima che potesse aggiungere altro.
"Come potrei mai pentirmi di amarti San? Tu sei tutta la mia vita. Lo senti?" dissi portando la mano sul suo cuore che ancora batteva all'unisono con il mio.
"Come posso sbagliarmi? O pentirmi?" domandai retorica.
"Ti amo. E temo che una vita accanto a te non mi basterà per dimostrartelo" dissi sentendo le lacrime, questa volta di commozione, riempirmi gli occhi.
Lei tremò stringendomi, sopraffatta probabilmente dall'intensità delle mie parole.
*******
"Mi dispiace per questa sera" dissi sincera, affondando il viso nell'incavo del suo collo.
"Un po' me lo aspettavo" ripose lei cercando di non piangere.
Avrei dato qualunque cosa per prendere su di me la sua sofferenza, perché suo padre capisse, perché la accettasse. Benché Brittany continuasse a fingere che non fosse importante, io non mi sarei mai perdonata di averla allontanata dalla sua famiglia, anche se non era mia intenzione.
Ma allo stesso tempo le avrei dato il doppio, il triplo, dell'amore che ero capace di dare, perché non si sentisse mai sola.
Sarei stata per lei il sostegno incrollabile, il punto fermo, il suo faro nella notte. Proprio come lei era stata per me da sempre.
"Andrà tutto bene Britt" la rassicurai "Noi ce la caveremo sempre" le dissi "Io e te siamo una squadra vincente lo sai" continuai facendola finalmente sorridere.
"Promettimi solo che tu non te ne andrai" sussurrò sulle mie labbra.
"Mai Britt. Non ti lascerò mai... neanche se un giorno sarai tu a lasciare me" dissi ribadendo quell'antica promessa, fatta quasi due anni prima.
Lei sorrise e mi baciò intensamente.
Sapevo che aveva paura, ma la sua incrollabile forza non le avrebbe permesso di ammetterlo, probabilmente lo faceva anche per non ferirmi e io la amavo per questo.
Amavo tutto di lei, dal suo sorriso fino alla più profonda e segreta sfumatura della sua anima che si era rivelata completamente solo a me, e che conoscevo alla perfezione come lei conosceva la mia.
In quel momento seppi che ero nata per incontrare quella ragazza, ero nata per essere amata da lei e per lasciare che lei mi insegnasse ad amare, ad amarla. E adesso l'avevo imparato e avrei messo in pratica quell'insegnamento ogni singolo istante, ogni giorno da lì alla fine della mia vita. Ogni respiro, ogni sorriso, ogni battito di cuore, sarebbe stato dedicato a lei, a noi.
******
"San" mormorai accarezzandole una guancia dolcemente. La luce del mattino filtrava dalla finestra illuminando il viso di Santana, baciai con minuziosa cura ogni centimetro di quel viso e lei mi lasciò fare, sorridendo ancora incastrata in uno stato di dormiveglia.
Aprì piano gli occhi, strizzandoli, infastidita dalla luce, per poi puntarli nei miei.
"Hey" disse sfiorandomi il viso con la punta dell'indice.
"Buongiorno" mormorai lasciandole un bacio sulla guancia.
"Giorno" biascicò lei stiracchiandosi.
"Che ore sono amore?" mi chiese.
"Le otto" dissi semplicemente.
Lei spalancò gli occhi guardandomi scioccata.
"Britt è prestissimo! Torna a dormire piccola" propose stringendosi a me e rimettendosi comoda.
Ridacchiai baciandole la guancia e passandole la punta del naso sul collo facendola rabbrividire appena.
"San" mormorai al suo orecchio.
"Hmm" biascicò lei.
"Voglio tornare a casa" dissi semplicemente. Passò un minuto, lei si staccò guardandomi intensamente, con gli occhi attenti e privi del sonno di poco prima.
"Ok" disse semplicemente, senza chiedermi nulla, senza bisogno di aggiungere altro.
La baciai grata abbracciandola forte.
"Non vedo l'ora di essere tua moglie" le rivelai all'orecchio.
Sorrise sulla mia pelle e mi baciò con dolcezza.
"Ti preparo la colazione, poi mettiamo a posto le nostre cose e torniamo a New York in macchina" propose guadagnandosi un mio sorriso amplissimo e un altro bacio.
"Sei incredibile" dissi.
"E' per questo che mi sposi" rispose altezzosa lasciandomi un bacio sul naso.
Ridacchiai attirandola a me per un nuovo bacio, più intenso. Mi stesi trascinandola su di me e insinuai la lingua tra le sue labbra accarezzandole piano per poi esplorare tutta la sua bocca per un lungo istante prima di prenderle la mano e poggiarla all'altezza del mio cuore che batteva ad un ritmo accelerato, le sue dita tremarono sulla mia pelle e seppi che aveva percepito quella leggera palpitazione.
"No, ti sposo per questo" sussurrai sorridendo e lei ricambiò con gli occhi lucidi.
"E ora da brava mogliettina, preparami una bella colazione" dissi dandole una leggera pacca sul sedere e scoppiando a ridere insieme a lei, mentre si alzava e camminava all'indietro verso la porta incapace di smettere di guardarmi.
