Quando sentì le labbra di Castle appoggiarsi morbide sulle sue ne fu così sorpresa che si irrigidì, quasi scostandosi.
Realizzando subito dopo che lui aveva inteso il suo gesto come espressione di disagio, ed era pronto ad allontanarsi a sua volta, fu lesta ad attirarlo di nuovo contro di sé, per tornare a baciarlo.
Dimentica di tutto il resto, ancora sconvolta per la velocità con cui le cose stavano progredendo, perse la presa sul pacchetto che teneva in una mano. Lo sentì scivolare impotente lungo la schiena di Castle, e poi fino a terra, dove arrivò con un tonfo, sparpagliando in giro tutto il suo contenuto.
Dannazione, pensò. Niente cibo e niente baci. Che cosa le prendeva? Come poteva essere così maldestra?
Castle, com'era naturale, si scansò per controllare quale disastro avesse combinato, mentre lei si rifiutava, proprio come qualche ora prima in aeroporto, di lasciarlo andare.
Dovette farlo a malincuore, quando lui le lanciò un'occhiata interrogativa, non comprendendo perché gli stesse di nuovo abbarbicata addosso. Una volta che fu liberato dalla presa delle sue braccia ansiose, che tornarono a pendere inutili lungo il suo corpo, Castle si chinò a recuperare quello che era rimasto dei loro viveri. Quasi nulla.
Kate ne fu così delusa che avrebbe voluto raccoglierlo e soffiarci sopra per eliminare lo sporco, proprio come faceva quando era piccola mentre sua madre era distratta.
Ritenne opportuno evitare di dare a Castle altri motivi per pensare che fosse impazzita.
"Vuoi che vada dentro a prendertene dell'altro?", le propose con tono gentile, tornando da lei dopo aver buttato quel che rimaneva del pacchetto in un cestino poco lontano.
"No, grazie. Non fa niente. Magari possiamo... tornarci un'altra volta?", suggerì esitante.
A pensarci bene, lei non aveva nessuna idea di quello che avrebbero fatto nel concreto, una volta arrivati in Italia. Castle aveva in mente una vacanza a tutti gli effetti, o dovevano blindarsi in casa a discutere allo sfinimento dei loro problemi? Una specie di "chiudete e buttate la chiave"?
Rimandò il quesito a quando fossero arrivati al casale, che a questo punto era curiosa di scoprire.
"Possiamo venire tutte le volte che vuoi", concesse magnanimo. "Anche se magari preferiresti un ristorante più...".
"Classico?". Kate rise. Le veniva sempre più facile.
"Sì. Era quello che intendevo. Oppure possiamo rimanere a casa, qualche volta. Posso cucinare io per te". Era un'affermazione, ma suonò più come una sorta di interrogativo titubante.
"Mi piacerebbe molto", lo rassicurò.
Si sorrisero da sopra il tetto dell'auto per qualche secondo, tornando a essere, per un sottile istante, quelli che erano sempre stati.
Erano solo le sue speranze, o qualcosa stava davvero cambiando, tra di loro? Lui le sembrava meno sulle sue. Meno ostile. Anche se non era certo il Castle di prima e anche se non era mai stato ostile. Solo molto composto. E lontano.
Kate si chiese, prendendo posto sul sedile, se ci sarebbero state di nuovo, in futuro, quella sintonia e quella naturalezza che sembravano aver perso. Per ora la situazione era quella, si disse, rassegnandosi a godere di quei preziosi attimi di condivisione che, fino a poco tempo prima, aveva dato per scontati.
Dal ristorante non ci volle molto per raggiungere la loro ultima tappa.
Castle lasciò la strada principale, asfaltata e ben illuminata, per svoltare a destra, inerpicandosi lungo un viottolo dissestato costellato da buche e dislivelli che la costrinsero ad aggrapparsi al sedile. Non aveva mai sofferto di mal d'auto, ma, dopo tutto quello che aveva mangiato, gli scossoni non stavano affatto aiutando il suo stomaco a rimanere saldo al suo posto. Chiuse gli occhi inspirando piano per contrastare la nausea che stava diventando sempre più difficile da controllare.
Seguirono ancora un paio di saliscendi, ma subito dopo la carreggiata si fece pianeggiante. Kate tornò a respirare normalmente. Sperò che si trattasse solo una scorciatoia, e che fosse previsto un modo alternativo di raggiungere la casa, perché lei non sarebbe stata in grado di sopportare quello strazio ogni volta.
Dopo un'ultima curva scorse con sollievo il profilo dei cipressi, neri e immobili, che costeggiavano il lungo viale in leggera salita che ricordava dalle foto che Castle le aveva mostrato. Intorno a loro indovinò solo distese di campi che venivano illuminati brevemente dai fari dell'auto, prima di svanire di nuovo nell'oscurità.
Le sembrò di intravedere un piccolo animale selvatico correre sul ciglio della strada, ma presto scomparve inghiottito nella notte.
Castle parcheggiò in uno spiazzo libero a sinistra della casa, che era del tutto identica, almeno da fuori, a come se l'era immaginata. Dal vivo era solo più imponente e dava l'impressione di una solidità immutabile che aveva resistito al trascorrere del tempo.
Mentre Castle armeggiava con la serratura un po' arrugginita, Kate appoggiò una mano sulle pietre fredde per l'umidità della sera.
Guardò in alto. L'ultimo quarto di luna emanava un fascio di luce fievole che non le permetteva quasi di riconoscere i lineamenti di suo marito.
Castle riuscì, con qualche sforzo, ad aprire il pesante portone di legno, che si mosse sui cardini con un cigolio sinistro. Kate non era una persona impressionabile, ma sentì un brivido scenderle lungo la schiena. Non vedeva l'ora di essere al sicuro e al caldo dentro casa, lasciando fuori oscurità e inquietudine.
Castle la precedette all'interno, accendendo le luci al suo passaggio, e indicandole le varie zone. Un arco divideva due ampi locali, perfettamente simmetrici. Da un lato c'era un'ampia cucina di pietra grigia, arredata con mobili d'epoca che nascondevano utensili moderni. Dal soffitto pendeva un lampadario che, Kate ne era sicura, doveva aver visto in qualche rappresentazione di un castello medievale. Chissà se era autentico.
Dalla parte opposta, una stanza con le stesse ragguardevoli dimensioni ospitava quello che, suppose, fosse l'ambiente che Castle aveva chiamato "salotto", dove avrebbe preso posto, con tutta tranquillità, un'intera banda marciante.
Dominava l'ambiente un enorme camino di pietra, in quel momento spento. C'era qualcosa di triste nei camini vuoti che le faceva subito sentire il gelo nelle ossa, pensò Kate, stringendosi le braccia intorno al corpo per scaldarsi.
"Ti piace?", volle sapere Castle, non nascondendo un moto di orgoglio, dopo averla osservata per qualche minuto, per darle il tempo di guardarsi intorno e farsi un'idea.
Kate annuì, senza dire niente. Castle ne fu un po' deluso. Lo vide da come si spense il sorriso sul suo volto.
"Le camere sono di sopra, se hai voglia di stenderti mentre porto dentro i bagagli. O se vuoi farti una doccia". Castle le indicò la scalinata di legno, invitandola a salire.
Il che poneva diversi problemi. Dove avrebbero dormito? Insieme o... ? Lui aveva parlato di camere, al plurale.
Non poteva certo aspettarsi che lei andasse al piano superiore e che si sdraiasse sul primo letto che avesse trovato, giusto? Era lui che si era assunto il ruolo di padrone di casa, toccava quindi a lui mostrarle dove aveva intenzione di farla alloggiare. E definire così il senso del loro stare insieme.
In più, non voleva stendersi proprio da nessuna parte.
"Ti aspetto per fare insieme il tour della fortezza". Cercò di dare alla sua frase un tono spiritoso, che risultò molto fiacco.
Castle mormorò qualcosa che non capì e la lasciò sola. Tese l'orecchio per sentire i suoi passi sulla ghiaia, girellando senza meta e dando un'occhiata dalle finestre ricavate nelle pareti molto spesse.
Castle tornò in fretta da lei, portando dentro le sue borse e altri sacchetti di cui ignorò il contenuto, forse aveva fatto la spesa sulla via dell'aeroporto. Chiuse la porta d'ingresso con un robusto chiavistello. Kate si sentì molto meglio.
Castle si diresse verso le scale, dopo aver appoggiato qualcosa al tavolo della cucina. Le fece cenno di seguirlo. Lei gli andò dietro in silenzio.
Entrò deciso nell'ultima stanza in fondo al corridoio. Lei lo raggiunse di corsa e scoprì, con suo enorme sollievo, che era previsto che dormissero insieme. C'era un unico letto al centro della stanza, più grande del normale, d'accordo, ma questo non lasciava dubbi sul fatto che l'avrebbero condiviso. Un lato era vuoto e l'altro era occupato dagli oggetti personali di Castle.
Non riusciva quasi a credere che sarebbe tornata a passare la notte accanto a lui, sentendo il suo respiro regolare, che le era mancato più di ogni altra cosa, potendo allungare una mano a toccarlo quando avesse voluto, senza incontrare il vuoto di lenzuola inospitali. La cosa che però le sembrava più bella di tutte era potersi svegliare al suo fianco l'indomani, senza sgattaiolare via nel cuore della notte.
