"Naturalmente, dal momento che tu hai tutti questi timori, mi sono dovuto adattare alle immagini più innocue. Per questo motivo non mi sento di garantirti un risultato sicuro." Danzo, questa volta, aveva preso posto diversi metri dietro Hiruzen non solo a causa del fastidioso e costante fumo passivo, ma anche come riflesso degli aumentati distanza emotiva e distacco che adesso provava nei confronti del più anziano.

Hiruzen non lo aveva degnato di una risposta per diversi secondi, sembrava essere rimasto concentrato sugli schermi di fronte a lui seduto alla sua postazione nella sala di regia di Tele Roots, il mento puntellato sulla mano sinistra mentre le volute di fumo rendevano sfocate le immagini di Shisui e della pantera che ballavano insieme. Il vecchio aveva preso una postura piuttosto storta rapito dal video, Danzo era certo che se lo fosse guardato un'infinità di volte tra le mura di casa sua finendo, ogni volta, a darsi piacere da solo. Molto probabilmente Hiruzen era una di quelle persone che, sin dalla gioventù, si erano sentite più soddisfatte così piuttosto che in compagnia di un partner in carne ed ossa, l'anziano a monte doveva avere dei giganteschi blocchi mentali. D'altronde, ai suoi tempi, l'omosessualità era vissuta come un tabù se non, addirittura, considerata una malattia da curare.

"Non vorrai mica che Tele Roots passi come una televisione che trasmette programmi a luci rosse, a quest'ora poi. Ti sei messo in testa di farmi arrestare, Danzo? In un caso come questo lo sai che l'unica testa a saltare sarebbe la mia." Hiruzen gli aveva risposto con comodo, solo dopo essersi goduto per l'ennesima volta le immagini di Shisui e della pantera che, a giudicare dalle inquadrature da lui scelte quel giorno, era il suo preferito "Dobbiamo solo spaventarlo assicurandoci che non prenda troppe iniziative."

"Sei stato proprio tu ad affermare che non dobbiamo sottovalutarli, Hiruzen, È probabile che non si facciano per niente scalfire per così poco. Secondo me l'accordo con Shisui continua ad avere tutte le carte in regola per poter proseguire ancora a lungo, sempre se la trasmissione di oggi sortirà l'effetto sperato."

Sebbene ormai Danzo sentisse che quel rapporto molto vantaggioso stesse per terminare, era consapevole che esisteva ancora una carta da giocare, e cioè fare leva sulle incontenibili voglie del vecchio. A quanto pare, di tutte le persone che aveva visto nei film estorti a Shisui, Itachi era il suo preferito e certamente si rammaricava non poco per non essere mai riuscito a vederlo in faccia. Madara avrebbe potuto essere un altro soggetto molto apprezzato da Hiruzen se solo l'ultima spedizione di Shisui fosse andata in porto. Tuttavia, Danzo non riusciva proprio a capire cosa fosse accaduto a Shisui durante la permanenza a casa del cugino maggiore, ne era ritornato completamente trasformato e, addirittura, con la strafottenza di sfidarlo. Non se lo sarebbe mai aspettato e, con lui, Hiruzen. Danzo non avrebbe mai potuto dimenticare come l'anziano lo avesse fatto sentire una nullità solo con lo sguardo e poche parole, dalla grammatica ineccepibilmente educata, dopo che lui era stato costretto a comunicargli di essere stato impossibilitato a portargli un altro appetibile membro della famiglia Uchiha. Meno male che Hiruzen non aveva saputo anche del rifiuto di Sasuke. Ma la pantera poteva essere il definitivo tasto dolente da premere, l'assicurazione per far prostrare finalmente Hiruzen ai suoi piedi e farlo pendere completamente dalle sue labbra. Perciò, Shisui avrebbe dovuto essere terrorizzato all'ennesima potenza e non solo semplicemente intimorito. L'orario delle trasmissioni si poteva sempre cambiare utilizzando un momento in cui i bambini erano sicuramente a letto ma, allo stesso tempo, non ci sarebbe stato nemmeno nessuno a mettere i bastoni tra le ruote nella sede di Tele Roots. Bastava convincere il vecchio a consegnarli le chiavi con una scusa qualunque, ma non subito, queste erano azioni da fare a mente fredda e ad acque calme. Danzo sogghignò tra sé forte del fatto che Hiruzen non fosse dotato di occhi dietro la testa.

"Qualcosa è andato storto, Danzo!" esclamò Hiruzen voltandosi di scatto verso di lui e intercettando in flagrante il suo ridacchiargli alle spalle "Le antenne riceventi hanno avuto un blackout di pochi attimi tutte contemporaneamente, nello stesso momento mi è sembrato di vedere una lieve distorsione delle immagini. Non me ne sarei mai accorto se non fossi rimasto concentrato al massimo."

Danzo si stupì dell'impeccabile accuratezza con cui Hiruzen era riuscito ad imparare quel film a memoria.

"Trova immediatamente quella canaglia e fatti spiegare cosa diavolo è successo" nella foga della rabbia, Hiruzen aveva lasciato cadere la cenere della pipa sul quadro di comando della regia "E vedi di tornare da me con tutte le risposte, se devi arrivare a mani vuote forse è meglio che eviti proprio di presentarti."

Quei due non si erano fatti impressionare da una mera esibizione di danza, Danzo adorava avere ragione. Nonostante si rendesse conto che Hiruzen, in caso di sconfitta, lo avrebbe trascinato sul fondo con lui, trattenne a fatica un sorriso soddisfatto mentre si alzava per andare ad ubbidire immediatamente agli ordini del vecchio. Tuttavia, anche nel peggiore dei casi non sarebbe stato tutto perduto; se Tele Roots fosse finita per risultare colpevole di qualcosa, il nome di Danzo non sarebbe risultato comunque da nessuna parte.

Proprio un attimo prima di uscire, gli venne in mente una proposta da fare a Hiruzen tanto per assicurarsi una volta per tutte che Shisui, Itachi, e chiunque li stesse aiutando, questa volta se la facessero sotto sul serio. Se gli idilliaci rapporti di amicizia e di parentela che esistevano tra loro si fossero incrinati, tanto meglio. L'ennesimo punto a loro vantaggio.

Il dolore m'acceca
quando la penso,
sentendo il suo nome per caso.
Ancora sanguina
lo squarcio
che mi ha aperto nell'anima.
Siamo distanti
ma ancora tremo nella notte,
il mio grido di rivincita
sale nel buio
e tocca le stelle.
I miei occhi sono ancora attaccati su di lei
come lance scagliate
di cui si fa beffe.
Ancora voglio essere lei,
ancora vado a caccia della sua immagine
pur volendo distruggerla
pezzo per pezzo
come lei ha fatto al mio cuore.
Continua all'infinito
la mia guerra per raggiungerla
anche se so
che ho distrutto solo me stesso
e chi mi sta accanto.

"Moby Dick" di Shisui Uchiha.

"Zio Shisu, sbrigati andiamo!"

Per Shisui avvolgersi il collo con la sciarpa beige e riempire, con le sue estremità, l'ampia scollatura della giacca di pelle marrone stile pistolero stava diventando un'ardua impresa con Akira che lo stava strattonando da qualunque lembo di vestito riuscisse a raggiungere con la manina che era davvero molto forte per la sua età. Gli aveva promesso di portarlo a vedere il montaggio delle decorazioni natalizie sul lungomare e il posizionamento dell'albero di Natale nella piazza in cui si trovava sempre fissa la ruota panoramica. Obito e Rin gli avevano fatto fare questo giro l'anno precedente ma purtroppo Akira era ancora troppo piccolo e così i suoi ricordi della giornata erano rimasti lievi e sfumati.

Alla domanda del papà su chi volesse come accompagnatore dal momento che lui e la mamma erano impegnati, Akira non aveva avuto dubbi nello scegliere chi non gli aveva mai negato nessuno sfizio in fatto di leccornie varie che avrebbero incrociato lungo la strada.

Shisui pensò che non ci fosse niente di male a far attendere Akira qualche secondo in più per rispondere al telefono, senza riuscire a staccare lo sguardo dal viso solare e sorridente del bambino, lo portò all'orecchio sereno certo che si trattasse di Yahiko che in quel momento stava per iniziare il turno serale alla palestra. Forse voleva salutarli entrambi sapendo che stavano per uscire.

"Shisui, ho davvero bisogno di parlare ancora con te, ti consiglio di non fregarmi un'altra volta se vuoi continuare ad elargire gioia regalando gomme ai frutti di bosco. Non portarti dietro il bambino, trova qualcun altro disposto a fargli fare la passeggiata che gli avevi promesso."

Shisui non capì come avesse fatto ad afferrare al volo il telefono che stava per sfuggirgli di mano se era morto. Sì, perché non si può certo continuare a vivere quando il cuore si ferma di botto. Il viso allegro di Akira gli apparve come circondato da un tunnel di riverbero bianco e fastidioso, l'intenso intorpidimento che si era impadronito delle sue membra gli faceva sentire ovattati gli insistenti strattoni del bambino.

Mi dispiace, ora mi vedrai caderti morto ai piedi e questo ti farà odiare il Natale per il resto dei tuoi giorni.

Nonostante si sentisse la gola rivestita di carta vetrata, Shisui deglutì per riprendere padronanza del corpo prima che l'anima ne uscisse definitivamente fuori. A riemergere dal fastidioso riverbero che gli aveva annebbiato la vista, furono prima il berrettino e il bomber di Akira, entrambi di un intenso turchese, poi Shisui riuscì a mettere a fuoco i capelli castano chiaro che ne sbucavano fuori. Non riusciva a capacitarsi come avesse fatto Danzo a sapere dove si trovasse, cosa stesse per fare e, soprattutto, che Akira era con lui. Gli aveva chiesto di raggiungerlo immediatamente affidando a qualcun altro Akira. Visto che quel delinquente poteva venire a conoscenza di ogni sua mossa anche solo usando l'intuito, Shisui decise sul momento che Akira doveva essere accompagnato a fare la sua passeggiata da una persona di cui Danzo non avrebbe mai sospettato. Qualcuno che Danzo e Hiruzen non avrebbero mai pensato potesse spostarsi per la città da solo con un bambino al seguito.

"Chi era al telefono?" la domanda arrivò inevitabile dal momento che ad Akira non era certo sfuggito il suo ammutolirsi e sbiancare.

"Zio Tachi. Vorrebbe venire anche lui a farsi un giro insieme a noi."

"Sì!" Akira mollò il lembo della giacca di pelle di Shisui per iniziare a saltellare.

L'importante era che quei due non avessero la più pallida idea su dove e con chi fosse Akira. Solo questo.

Nonostante Itachi fosse consapevole di non poter abbassare l'attenzione nemmeno per pochi secondi in compagnia di un bambino vivace come Akira, non poté fare a meno di pensare al comportamento di Shisui quando era arrivato così di corsa portandoglielo a casa.

"Itachi, gli avevo promesso di portarlo a vedere il montaggio delle luminarie e dell'albero ma purtroppo un imprevisto mi impedisce di farlo" Shisui gli aveva sussurrato nell'orecchio per non farsi udire da Akira che era rimasto a giocare nel salotto di Itachi e Kisame mentre loro si erano nascosti momentaneamente in camera da letto accampando la scusa di preparare Zio Tachi in modo degno per l'evento "Davanti a lui ho finto di ricevere una tua telefonata. Ora andiamo alla galleria di Sai a prelevare Akamaru che potrà esserti utile per orientarti, poi vi porterò sul lungomare. Me ne andrò poco dopo inventando di essermi dimenticato il portafoglio, tornerò da voi il più presto possibile magari portandogli un regalino per farmi perdonare. Non è niente di preoccupante, cugi, è solo una commissione urgente per Yahiko che mi sono dimenticato di svolgere, glielo avevo promesso e non mi va di vederlo arrabbiato nonostante diventi ancora più sexy quando lo fa."

Nonostante la stranezza della situazione, Itachi aveva accettato senza replicare nel timore che Akira potesse udirli o accorgersi di qualcosa, ma il tono nervoso che Shisui gli rivolse ebbe il potere di congelargli il sangue nelle vene. Il minore non aveva potuto fare a meno di notare il lieve tremore che scuoteva le mani del cugino ogni volta che lo sfiorava.

Mentre lui e Akira avevano iniziato la loro passeggiata da soli, Itachi iniziò a sospettare che la telefonata di cui Shisui gli aveva accennato forse c'era stata sul serio, dovette sforzarsi di non farsi fermare il respiro dall'angoscia, aveva un bambino a cui badare e ancora non si era completamente rimesso dal prelievo a cui lo aveva sottoposto Kabuto. Almeno Akira non aveva preso male il momentaneo allontanamento di Shisui rimanendo pieno di vita come sempre.

"Zio Tachi, voglio scendere."

Itachi si fermò per prelevare delicatamente Akira dalla groppa di Akamaru, si sentiva più tranquillo finché era felice di stare lì, mantenendo il guinzaglio del cagnone li aveva sotto controllo entrambi allo stesso tempo. Però adesso dovette scattare fulmineo per afferrare Akira dal bomber dal momento che aveva sentito il suono dei suoi piedini che iniziavano a correre.

"Se vuoi andare da qualche parte me lo devi dire" gli disse Itachi stringendogli una manina "Lo sai che i miei occhi sono qui e non voglio perderti di vista."

Akira rise tirando Itachi verso destra, era lì che si trovavano le bancarelle dei dolciumi, il moro sentiva provenire da quella parte i vari profumi e il calore del macchinario che tostava le noccioline: "Voglio il croccante, lo zucchero filato, la cioccolata con le nocciole e le gomme ai frutti di bosco."

"Non credo che tutta questa roba riuscirebbe ad entrarti in bocca" osservò Itachi divertito accucciandosi davanti al bambino "Scegline una, quella che ti piace di più."

"A Natale mangio sempre la cioccolata con le nocciole." rispose Akira baciandolo sulla punta del naso, Itachi si sciolse rendendosi conto di come fosse diventato più mansueto da quando Shisui gli aveva spiegato che Zio Tachi non poteva ancora muoversi bene a causa di qualche dolore alle gambe.

"Ottima scelta" Itachi gli rivolse un occhiolino lieto che Akira non avesse optato per lo zucchero filato o altra roba terribilmente appiccicosa.

Appena Akira ottenne la sua deliziosa e profumata barretta e la ebbe iniziata a sgranocchiare, Itachi riprese il cammino cercando di non far accorgere il bambino della sua crescente apprensione verso Shisui, la sera ormai era scesa, lo avvertiva dall'intensificarsi dell'umidità dell'aria e dal progressivo scomparire del tenue calore del sole invernale sulla pelle, il cugino stava tardando più del previsto. La musica, il rumore delle gru che montavano le decorazioni, il brusio della gente intorno e il vociare dei bambini gli rendevano molto più complicato orientarsi, portare anche Akamaru era stata un'ottima scelta. Fu grato mentalmente al cugino e felice per i quasi salti di gioia fatti da Kiba vedendolo accettare quella proposta che gli aveva fatto quasi tre anni prima, mentre lo abbracciava appena fuori dalla stanza dell'ospedale in cui Kabuto lo aveva trasformato in un cyborg.

"Zio Tachi, hanno acceso le luci!" l'esclamazione di Akira fu circondata da quella di altre persone.

Itachi lo prese in braccio stringendolo forte contento: "Devono essere bellissime, me le descrivi?"

"Un sacco di neve cade dal cielo" iniziò Akira rapito da quando stava vedendo "È tantissima e cancella la strada. Ai lati ci sono tanti abeti già pieni di neve. Noi siamo dentro un tunnel fatto di palline di Natale, voglio passarci dentro!"

"Va bene" disse il moro rimettendolo a terra e capendo che il cielo del lungomare era completamente colmo di bellissime lampadine a pioggia dove passavamo le macchine, mentre la passeggiata pedonale rimaneva all'interno di sculture luminose di cui nessuno si era reso conto fino a quel momento..

Grazie, Naruto. È davvero suggestivo, quando avrò i miei occhi nuovi sarò lieto di vedere una foto.

"Akira aspettami, lo sai che non voglio perderti di vista" la manina del bambino gli era accidentalmente sgusciata via dalle dita mentre il piccolo non riusciva a contenere l'entusiasmo di passare sotto le sculture.

"Zio Tachi, sbrigati. Sei un polentone!" la voce allegra era vicinissima ma Itachi si trovò improvvisamente sballottato tra due spintoni contrastanti che ricevette dalla folla. Akamaru ringhiò brevemente a uno di loro, una zaffata di tabacco dall'odore inconsueto costrinse Itachi a starnutire violentemente.

"Akira, prendimi la mano" altri spintoni, Itachi sentiva la testa girare soffocato dalla troppa folla, ebbe l'impressione che il brusio e il rumore dei passi si fossero intensificati. Un caos in mezzo a cui era completamente solo e abbandonato, immaginava i passanti guardarlo ghignati e con le facce da demoni, intenti a farsi beffe del suo sconforto.

"Akira, dove sei?" nonostante questa volta avesse quasi gridato, Itachi continuò ad essere ignorato dalle persone che aveva intorno, se non fosse stato per Akamaru sarebbe andato a sbattere di continuo contro la gente alterato dall'agitazione.

"Akira!" Itachi non ricordava di aver mai sentito la sua voce così alta e disperata. Intorno tutto andava avanti come se lui non esistesse. Risate, crepitio di carte di patatine e di snack vari, qualche bambino che trainava un pupazzo con le ruote, il rumore delle noccioline rimestate dai venditori con le grosse palette di plastica.

"Grazie, signora."

"Papà, guarda quello!"

"Allora, chi viene stasera all'aperitivo?"

"Aiutatemi, vi prego" Era decisamente anche la prima volta che Itachi piangeva in pubblico, le lacrime gli si erano fatte già strada sulle guance seguendo il solco delle sue fosse orbitarie molto marcate, una scena straziante che avrebbe reso il pianto contagioso con chiunque. Ma lì non fu degnato di uno sguardo. Non riuscì a respirare per diversi secondi, poi riprese fiato con quello che fu un vero e proprio spasmo.

Qualcuno lo abbracciò, non gli sembrò vero: "Che succede?"

"Shisui… perdonami."

"No, la colpa è mia."