coraggioso orgoglio della verità

Una lieve vibrazione magica nell'aria fece voltare di scatto Severus: i suoi sensi allenati lo avvertirono che qualcuno si era materializzato nella Foresta Proibita alle sue spalle.

Tese la bacchetta davanti a sé, pronto a tutto: una scura figura incappucciata si muoveva elegante tra gli alberi avvicinandosi velocemente. Un ramo trattenne per un attimo il cappuccio del Mangiamorte e una ciocca di capelli biondissimi baluginò nella penombra.

Severus s'irrigidì: aveva riconosciuto Lucius Malfoy, l'amico di un tempo, il padre di Draco, l'uomo che da mesi sapeva del suo tradimento, ma che non lo aveva mai denunciato a Voldemort.

Perché era lì? Sapeva che c'era anche lui? Cosa voleva?

Il viso di Lucius era stravolto dall'angoscia e il Mangiamorte avanzava veloce, senza curarsi d'essere scoperto: Severus si ritrasse dietro il tronco di un albero e rimase in attesa fino a quando Lucius lo superò e, dirigendosi verso il limitare della foresta, si trovò a girargli le spalle. Ancora pochi passi e avrebbe superato il limite del confine di protezione di Hogwarts, facendo scattare tutti gli allarmi della scuola.

- Fermati Lucius! – intimò, la bacchetta puntata sull'amico senza mostrare la minima esitazione. – Non un passo in più! – sibilò con voce cupa e minacciosa.

- Non lo faresti mai… mai alle spalle. – rispose Malfoy con lenta e cauta freddezza, fermandosi. – Conosco troppo bene la tua… singolare lealtà. – aggiunse con voce elegantemente strascicata, mentre si girava piano tenendo ben in vista la mano con la bacchetta, la punta rivolta verso l'alto, inoffensiva.

I due maghi si squadrarono intensamente: argenteo ghiaccio e tenebrosa oscurità, angoscia e determinazione.

- Mio figlio… - cedette infine Malfoy, - E' in pericolo: Lui sta venendo qua.

- Cosa intendevi fare? – chiese Severus sospettoso.

- Avvertirli. – rispose Lucius con rassegnazione.

- Ancora un passo e il Marchio nel tuo braccio avrebbe attivato gli incantesimi di protezione. – spiegò rude. - Non avresti avuto la possibilità di dire neppure una parola!

- Dal tardo pomeriggio di oggi la direzione degli Auror è sotto il controllo dell'Oscuro Signore. – rispose con freddo distacco Malfoy, - A quest'ora Hogwarts è totalmente inerme.

Un lampo d'angoscia passò negli occhi di Piton che strinse più forte la bacchetta: sotto i suoi occhi spalancati Lucius gli voltò le spalle e si buttò temerariamente oltre il limite del confine gridando sconvolto:

- Mio figlio è là, Severus, devo salvarlo da Lui!

Lucius Malfoy corse fuori dalla Foresta Proibita, oltre gli ultimi alberi, e superò la linea di protezione senza che accadesse nulla: tornò a rivolgersi all'altro, spronandolo a seguirlo.

Piton era arrivato oltre le piante, il respiro contratto: abbassò lentamente la bacchetta, mentre una tormentosa angoscia si allargava sul suo volto pallido.

- Draco è al sicuro, - mormorò a mezza voce, - ma non tutti gli altri ragazzi…

Il viso di Malfoy sembrò illuminarsi per un attimo, mentre in un respiro d'infinito sollievo la tensione si sciolse restituendogli d'incanto i suoi bei lineamenti, solo appena un poco sciupati dalla lunga permanenza ad Azkaban.

- Draco… - esalò in un lungo sospiro.

- Devo avvertire Remus! – mormorò tra sé Severus sollevando la bacchetta per evocare il suo Patronus.

L'argentea fenice fluì dalla punta del legno magico, lampo di fedeltà a illuminare la notte solo un istante prima che il prato davanti al castello si riempisse di Mangiamorte incappucciati, le loro fredde maschere d'argento a rifletterne la tremula scia.

Alcune grida d'allarme lacerarono l'aria, subito seguite da lampi e crepitii che intercettarono il Patronus dissolvendolo nell'oscurità che si faceva sempre più greve e fredda. Severus percepì il respiro rantolante dei Dissennatori e comprese perché i Mangiamorte erano stati così solerti nell'individuare ed eliminare il suo silenzioso messaggero: Voldemort era da poco riuscito a inventare un sortilegio che riconosceva e inibiva il potere dei Patronus per alcuni minuti, creando un campo di oscurità concentrata che ingoiava, come un mostro avido e goloso, la loro luminescenza.

Lanciare un nuovo Patronus era inutile, ma in qualche modo doveva riuscire ad avvertire l'Ordine: il silenzio era nuovamente sceso sull'avanzante oscurità e sembrava che nessuno, nel castello, si fosse ancora reso conto di quella macabra invasione.

Con la coda dell'occhio si accorse che Lucius era scivolato silenziosamente via, andandosi a confondere tra le altre ombre portatrici di morte.

Avrebbe potuto farlo anche lui, ma prima doveva avvertire Remus e aveva un solo modo per farlo.

Chiuse gli occhi e con la mente chiamò Fanny: sapeva che la folgore rosso e oro della fenice non sarebbe mai passata inosservata ai suoi avversari, ma sapeva anche che Fanny era l'unica che poteva portare con successo il suo messaggio, anche passando in mezzo ai Dissennatori.

La fenice si materializzò sul braccio che aveva steso per lei e scrutò nel buio, i vividi occhietti neri che spaziavano rapidi sul prato.

- Vai! – ordinò Piton. - Avverti Minerva e Remus del pericolo! E poi Crystal… ma tienila al sicuro!

Fanny esitò e lanciò un fischio sottile: sembrava indecisa, quasi non volesse abbandonare il suo padrone in mezzo a quell'orda di morte che aveva ormai notato la loro presenza e si avvicinava.

- Non pensare a me, sono loro che hanno bisogno di aiuto! – la spronò ancora il mago indicando il castello. – Vai!

Fanny spiccò il volo proprio quando un forte raggio di luce li raggiunse, illuminando a giorno l'ultima porzione di prato prima della Foresta Proibita.

- La fenice di Silente! – gridò un Mangiamorte con un'evidente nota di panico nella voce stridula.

- E il caro e fedele Severus Piton, - sibilò la gelida voce di Voldemort con un tono di profonda minaccia, - che singolare e imprevedibile coincidenza…

Piton alzò rapido gli occhi al cielo. Fanny era già scomparsa lasciando solo un lampo di fuoco a illuminare il cielo e nel castello, forse, c'era qualche finestra in più illuminata, ma il mago sapeva che era inutile: intorno a sé Voldemort aveva steso una cupa nebbia che oscurava immagini e suoni. Nessuno, dal castello, avrebbe potuto vedere ciò che accadeva nel prato, neppure se si fosse sporto dai merli della Torre di Astronomia.

Il lampo di un sortilegio schizzò subitaneo dalla bacchetta di Voldemort e colpì in pieno petto il mago che si ritrovò in ginocchio, un dolore lancinante a mozzargli il respiro. Quando cercò di rialzarsi, l'altro torreggiava su di lui, un fuoco crudele ad animargli le rosse iridi. Di nuovo lo colpì con un altro sortilegio, tenendolo inchiodato al terreno, in ginocchio, il respiro che gli bruciava il petto riempiendolo di aria rovente.

- Allora, Severus, sono sicuro che saprai spiegarmi con la solita eloquenza questa tua stupefacente confidenza con l'animaletto di Silente!

- Uccidendolo me ne sono… appropriato. – rantolò a fatica. – E' una risorsa… dal valore inestimabile. – Ogni parola era un lancinante tormento, una nuova scintilla che alimentava il fuoco nei suoi polmoni. – Perdonami se… l'ho tenuta… solo… per me, mio… Signore!

La furente ira di Voldemort fu nella sua mente, repentina e devastante come sempre, e solo vi trovò la smaniosa cupidigia di voler tenere tutto per sé quel tesoro senza donarlo al suo padrone.

L'Oscuro Signore si ritrasse e lo squadrò con un cupo sguardo indecifrabile. Poi, con un guizzo serpentino gli premette la punta della bacchetta sul petto e il viso di Severus si contorse in una maschera di dolore: diede un penoso colpo di tosse e il fuoco interiore lo dilaniò.

Non riusciva a respirare, ma aveva un assoluto bisogno di farlo: doveva recuperare la sua lucidità e reagire.

Non poteva lasciarsi ammazzare così. Aveva ancora una cosa importante da fare: doveva eliminare Nagini e rendere Voldemort di nuovo mortale e, soprattutto, voleva finalmente sputargli in faccia la verità così a lungo celata e dichiarare orgogliosamente la sua indomita fedeltà a Silente, all'Ordine e a Harry Potter.

I polmoni erano un rogo ardente: ogni particella d'aria che respirava era veleno intossicante e la mente stava per sfuggire al suo controllo. Voldemort sarebbe riuscito a penetrarvi e a scoprire tutto, anche il suo amore per Crystal.

No, Crystal no.

Voldemort non avrebbe violato anche il suo amore per lei.

Voldemort non avrebbe carpito nulla dalla sua mente.

Alzò gli occhi a incontrare il sangue che ribolliva nello sguardo infuocato del Signore dell'Oscurità: poteva mentirgli, sapeva che avrebbe ancora potuto ingannarlo, fosse anche stata la sua ultima azione.

Ma non lo avrebbe fatto ancora a lungo.

Finalmente l'ora della verità stava arrivando.

A ogni successivo respiro si sentiva precipitare sempre più nelle fiamme dell'Inferno: doveva reagire, doveva sottrarsi a quel perfido sortilegio che sfruttava il suo istinto di sopravvivenza, e la sua necessità di respirare, per torturarlo sempre più ferocemente.

Domò il suo bisogno d'aria e s'impose di non respirare: poche decine di secondi sarebbero state sufficienti.

Con uno sforzo sovrumano di volontà si obbligò quindi a sollevarsi da terra, raddrizzandosi da quella posizione di sudditanza che Voldemort gli aveva imposto con la magia, poi fece un improvviso scarto laterale arretrando di alcuni passi: vide lo stupore passare sul bianco volto di serpente mentre riusciva a sottrarsi al suo sortilegio.

Infine annaspò, cercando di nuovo avidamente l'aria che aveva smesso di respirare in quegli interminabili istanti: fu come un torrente impetuoso, gelido, che entrò nei suoi polmoni a spegnere le fiamme che ancora vi avvampavano.

Finalmente levò la bacchetta, che aveva sempre tenuto stretta in pugno, e con voce roca, quasi anche le corde vocali fossero state bruciate, evocò uno scintillante scudo protettivo:

- Protego!

Nel buio della notte, vide decine di luci brillare come stelle lungo le pareti del castello e altre, in rapida successione, che si accendevano.

Un sorriso fiero aleggiò sul volto pallido del mago: Voldemort aveva perso il vantaggio della sorpresa e l'Ordine ormai sapeva anche di non poter più contare su nessuno degli incantesimi che erano stati posti a protezione di Hogwarts. Era una pessima informazione, quella che Fanny aveva portato loro, ma preziosa più d'ogni altra che avesse mai fornito prima.

Fissò Voldemort negli occhi e in quelle iridi di rubino lesse il gelo della propria morte.

- Avada Kedavra!

Il lampo verde fendette minaccioso l'aria nera, crepitando. Severus sapeva che lo scudo di protezione non avrebbe potuto reggere contro l'anatema mortale. Si gettò fulmineo di lato, rotolando sull'erba, ma un nuovo, letale raggio verde esplose dalla bacchetta inseguendolo sul terreno, più veloce di quanto il mago potesse sfuggirgli.

Poi accadde.

Un lampo di fuoco rosso esplose davanti a lui e, mentre il primo raggio dell'Avada si perdeva sfrigolando nella Foresta Proibita dopo aver spazzato via lo scudo protettivo, Fanny apparve e inghiottì il secondo getto di luce verde, quindi esplose in fiamme e cadde a terra, implume e raggrinzita.

- Quella fenice ha l'imperdonabile abitudine, - sibilò stizzito Voldemort, - di voler ad ogni costo immolarsi per il suo padrone.

Piton si rialzò veloce da terra rimettendosi in posizione di difesa, la bacchetta levata e un sorriso appena accennato sul volto pallido: forse poteva ancora riuscire a ingannare l'arrogante mago che credeva d'avere in pugno la sua vita, o per lo meno, poteva cercare di distrarlo facendo guadagnare tempo prezioso all'Ordine. In fondo, valutò con amara ironia, era solo la sua vita, la vita di un assassino, a essere in palio in quel momento, contro la salvezza dell'intero mondo magico.

- Ma la fenice non è riuscita a farlo quella notte, quando ho eliminato il tuo più temibile avversario, Mio Signore. - azzardò guardingo, la bacchetta ben stretta in pugno. – Ricordi che sono stato io, proprio io, a uccidere il grande e apparentemente invincibile Albus Silente obbedendo ai tuoi ordini? – affermò pieno di tormentato orgoglio, menzogna e verità inscindibilmente incatenate nelle sue parole. - Come puoi dubitare della mia lealtà, dopo una così eclatante prova?

Voldemort lo osservava, il piatto volto di serpente imperturbabile, gli occhi ferocemente rossi che indugiavano e non cercavano di penetrare nella sua mente, l'unica carta che ancora poteva disperatamente giocare.

- Solo tua è la mia fedeltà, Oscuro Signore, e tu lo sai bene perché conosci ogni mio pensiero. – asserì inginocchiandosi davanti a lui ma tenendo il viso sollevato, fieramente pallido, i lunghi capelli neri a incorniciargli le guance scavate e gli occhi ardenti, pronti a reggere il nuovo assalto alla sua mente.

Ma Voldemort rimase immobile a studiarlo, lo sguardo fisso nel suo, in attesa.

Intorno a loro cominciò a levarsi il mormorio preoccupato dei Mangiamorte: i difensori stavano uscendo dal castello per affrontare l'ultima e definitiva battaglia.

Piton decise di giocare il tutto per tutto: chinò il capo in un movimento secco e abbassò la bacchetta.

- La fenice è tua, Mio Signore. – mormorò.

- Non mi basta, Severus, non mi basta più, ormai…

Piton sollevò il viso, gli occhi di nero cristallo che scintillavano nella notte:

- Anche la mia schiava sarà tua, Mio Signore. - sussurrò appena.

Un gelido, impercettibile sorriso tagliò obliquo il bianco volto di Voldemort.

- Perché io sono solo un tuo umile schiavo e tu il Mio Padrone. – si impose infine di aggiungere Piton stringendosi il braccio sinistro, una smorfia di dolore di nuovo sul viso.

Poi si alzò di scatto mentre Voldemort, fulmineo, di nuovo gli puntava la bacchetta al petto:

- Permettimi di dimostrarti ancora la mia fedeltà combattendo questa ultima battaglia al tuo fianco, in prima fila, per ottenere infine il tuo trionfo!

Decine di persone erano ormai uscite dal castello sparpagliandosi sul prato e correndo verso di loro, scintillanti scudi levati a protezione davanti a loro, e altri ancora stavano uscendo, membri dell'Ordine e professori, ma anche tanti studenti e non solo quelli dell'ultimo anno.

I Mangiamorte avrebbero fatto un massacro, aiutati dai Dissennatori che aleggiavano nella notte gelida sopra di loro. Doveva assolutamente impedirlo e l'unico modo era distruggere Nagini che era pigramente acciambellata alle spalle di Voldemort.

- Eccolo, c'è anche quel bastardo di Piton!

La voce acuta di Potter tagliò l'aria indicando a tutti l'odiato traditore.

Piton sorrise, tranquillo, inclinando appena il capo di lato:

- Come vedi, Oscuro Signore, quell'impudente sa ancora riconoscere i suoi veri nemici! – sibilò beffardo muovendo pigramente la bacchetta da cui schizzò rapido un lampo di luce che scaraventò il ragazzo indietro di diversi metri.

Immediatamente un sortilegio esplose con veemenza dalla bacchetta di Malocchio a difesa di Harry Potter che stava ancora rotolando nell'erba, ma Piton lo parò con disinvolta eleganza rivolgendosi ancora a Voldemort, con fierezza:

- Il mio utile braccio è ancora e sempre al tuo servizio, Mio Signore!

All'improvviso l'aria fu piena di raggi di luce che saettavano veloci, seguiti da urli di dolore: la lotta era cominciata, senza quartiere, violenta e selvaggia, senza esclusione di colpi.

La confusione era totale, nel buio della notte resa più oscura dai Dissennatori che si avvicinavano al castello per assalire gli studenti barricati dentro. Le scie luminose dei Patronus lanciati dai difensori del castello svanivano ingoiate nell'oscurità del sortilegio che proteggeva le spalle di quegli orridi respiratori di morte, eppure nuovi Patronus si levavano da ogni dove, ostinati e tenaci, luce d'argento a lottare contro il predominio delle tenebre.

All'improvviso una nuova argentea figura raggiunse le altre, intensamente scintillante nella notte:

- La fenice di Silente! – urlò Ron entusiasta sopra gli scoppi degli incantesimi che crepitavano nell'aria, - Sta combattendo con noi!

Piton scosse il capo sollevando un sopracciglio, sulle labbra un orgoglioso sorriso che nessuno vide: il ragazzo non avrebbe potuto gridare un'idiozia più utile in quel frangente. Sapeva bene che il nome di Silente, insultato e deriso dai Mangiamorte nell'interminabile anno che era seguito alla sua morte, continuava però a far loro paura. Il suo pensiero felice brillò fulgido nel cielo nero, traboccante d'amore, attorniato da quello delle persone per le quali stava coraggiosamente combattendo da tanto tempo, e l'unione della loro luce riuscì infine a spezzare l'oscuro sortilegio, serrando la bocca al mostro che, ingordo, fino a quel momento aveva ingoiato gli argentei protettori.

Piton strinse forte la bacchetta mentre la notte di giugno si scaldava e la tiepida brezza estiva di nuovo faceva ondeggiare il suo mantello: i Dissennatori si stavano ritirando e, almeno per quanto riguardava le loro anime, gli studenti erano al sicuro.

Al chiarore intermittente degli incantesimi che sfrecciavano nell'aria, Severus colse brillare il sorriso teso e stanco di Minerva, ma distinse bene anche la luce dell'odio che albergava nello sguardo di Potter, così come ebbe la netta impressione che il vorticante occhio magico di Moody seguisse proprio lui, tra tutti, con particolare e attenta assiduità.

Ma Piton sapeva che anche gli occhi di Voldemort, iniettati di sangue, spesso controllavano i suoi movimenti: doveva essere molto cauto per riuscire ad avvicinarsi a Nagini nella confusione della battaglia, senza farsi scoprire, e ad eliminare la barriera magica di protezione in cui il mago oscuro l'aveva avvolta.

Difendersi dai sortilegi che i suoi inconsapevoli amici gli lanciavano, senza far loro realmente del male, diventava sempre più difficile a mano a mano che la battaglia si frazionava in singoli duelli resi sempre più accesi dall'odio.

A distanza di pochi passi vedeva Lupin in difficoltà, attaccato da un esaltato Antonin, mentre Tonks stava duellando con lui: era stato Remus stesso a spingergli contro sua moglie, certo che con lui non avrebbe corso reali rischi. Però, l'entusiasmo con cui la giovane Auror gli lanciava addosso un ininterrotto flusso di fatture gli impediva di intervenire in aiuto dell'amico e, a ogni nuovo e irruente assalto di Tonks, rischiava sempre più di doverle fare del male per difendersi.

- Combatti, maledetto codardo! – lo insultò la giovane, indispettita dalla sua rigida e impenetrabile difesa.

Lupin sanguinava da una brutta ferita al volto e il suo braccio destro pendeva dolorosamente inerte lungo il fianco, la bacchetta retta dall'altra mano, insicura, mentre Dolohov lo irrideva, sadico:

- Appena finito con te, mannaro, ci penserò io a dare una bella sistemata alla tua mogliettina, visto che Piton è così recalcitrante a darle il colpo di grazia!

Severus ruppe gli indugi: con un sinuoso scarto laterale evitò il getto rabbioso dell'ultimo incantesimo lanciatogli dalla giovane Auror e con una rapida rotazione del polso le puntò addosso la bacchetta da cui già stava eruttando il raggio dell'incantesimo. Tonks, completamente presa dalla foga del suo impetuoso attacco, non ebbe neppure il tempo di pensare a difendersi: il lampo di luce la colpì in pieno petto e si accasciò senza nemmeno un grido.

- No! – urlò Lupin rivolgendo il viso sconcertato verso Piton.

La risata di Dolohov risuonò perfida nell'aria scura mentre puntava la bacchetta sul petto di Lupin, infine indifeso:

- Piton, era ora che ti liberassi di quella novellin…

Ma non poté finire la frase: un altro lampo esplose dalla bacchetta di Piton e uno squarcio profondo si aprì sul petto del Mangiamorte che sbarrò gli occhi, sbalordito dall'impossibilità dell'evento, per poi accasciarsi muto al suolo in una pozza di sangue.

- Fingi di combattere con me! – intimò rapido Piton a Remus.

- Ma Dora… - esclamò il mago chinandosi verso la moglie esanime.

- Non ha nulla! – ringhiò Severus trattenendolo per il braccio sano. – E distesa a terra corre meno rischi d'essere colpita da un incantesimo vagante. – sibilò con durezza puntando la bacchetta sull'altro che ancora cercava di inginocchiarsi accanto alla sua donna.

– Fingi di duellare, - ribadì Piton con preoccupata urgenza nella voce, - Voldemort sospetta di me e mi sta tenendo sotto controllo! – sibilò a labbra socchiuse, dirigendo con cautela il lampo del suo incantesimo pochi centimetri sopra la spalla di Lupin che si ritrasse in uno scatto involontario, rimettendosi in posizione di difesa, ancora sospettoso.

- Mi sarà più facile concentrarmi a colpire i Mangiamorte, - aggiunse Piton in un sibilo irritato, - se non devo perdere tempo a difendermi dalle aggressioni degli amici!

Lupin sorrise a stento, ancora preoccupato per Dora:

- Se le hai fatto del male…

- Nulla che un banale Innerva non possa sanare! – rispose secco Piton, sempre più spazientito, lanciandogli un altro incantesimo davanti ai piedi e rialzando poi fulmineo la bacchetta verso il suo petto. - Abbassati! – ordinò risoluto, - La Granger ha bisogno di aiuto!

Il micidiale raggio del Sectumsempra uscì dalla bacchetta di Piton nello stesso istante in cui Remus si buttò a terra: passò veloce appena sopra il suo capo e colpì al collo, recidendolo di netto con precisione chirurgica, il Mangiamorte che stava avendo la meglio su Hermione. L'uomo rimase immobile per un brevissimo istante, il sangue che grondava copioso dal taglio, poi barcollò, s'inclinò appena in avanti e la testa rotolò a terra con un tonfo sordo, subito seguita dal corpo.

Gli occhi nocciola di Hermione, spalancati per l'orrore, saettarono nella direzione da cui era arrivato l'incantesimo che l'aveva salvata, finché incontrarono lo sguardo nero e sicuro del suo ex insegnante: un lieve sorriso le illuminò il visetto spaventato, eppure determinato, ricambiato dallo scintillio degli occhi di Piton. In un istante la ragazza scivolò al loro fianco schivando gli incantesimi che volavano nell'aria.

- Grazie Professore!

- Occupati di Tonks, - ordinò secco Piton, quasi infastidito dal ringraziamento, - e avvisa Potter che tra poco arriverà il momento per il Prescelto di entrare in scena per l'ultimo, grandioso ed eroico atto! – spiegò con amara ironia indicando il grande serpente.

- Nagini? – chiese Hermione con voce tremante.

- No, ti ho già spiegato che a quella bestia immonda ci penserò io. – ribadì duramente il professore seguito dallo sguardo di Lupin, stupito dalla confidenza esistente tra i due . – Ma, se la mia teoria fosse sbagliata, a quel punto solo il tuo amico può salvare il nostro mondo, e tu lo sai!

La ragazza annuì gravemente, la tristezza negli occhi.

- Addio, Hermione. – sussurrò piano il mago, ben conscio del rischio mortale che stava andando ad affrontare.

- Arrivederci, Professore. – rispose la ragazza calcando l'accento sullo speranzoso saluto e sforzandosi di sorridere mentre osservava, forse per l'ultima volta, il fuoco ardere impetuoso negli occhi neri del suo insegnante.

- Coprimi, Remus! – ordinò bruscamente Piton girando di colpo le spalle. – Devo trovare Nagini e distruggerla. – spiegò allontanandosi dal centro della battaglia, seguito a malincuore da Lupin che gli copriva le spalle lanciando occhiate preoccupate al corpo di Tonks, di fianco alla quale si era subito inginocchiata Hermione, e tratteneva a fatica la cruciale domanda sul motivo per cui Piton aveva deciso che il pericoloso serpente di Voldemort dovesse essere distrutto proprio in quel momento.

Qui, alla fine del tutto,

si decidono i destini del mondo.

Qui, alle soglie del domani,

tramonterà il sole

o sorgerà nuovamente radioso? 1

S'infilarono fra i combattenti, scansando incantesimi e intervenendo più volte a risolvere l'esito dei duelli in favore di studenti o professori in difficoltà: le sorti di quell'ultima, disperata battaglia stavano volgendo chiaramente a favore dei Mangiamorte, in schiacciante superiorità numerica rispetto ai membri dell'Ordine, e non sarebbero certo stati i numerosi studenti, coraggiosamente accorsi in loro aiuto, ma del tutto impreparati a combattere, che avrebbero potuto cambiare quella tragica realtà.

Piton sapeva che quello scontro si sarebbe concluso con un vero massacro se non fosse riuscito a distruggere al più presto Nagini, permettendo così che anche Voldemort venisse annientato.

In pochi minuti i due maghi aggirarono il centro della battaglia e si avvicinarono a Nagini, negligentemente abbandonata da Voldemort impegnato in un duplice duello.

Piton passò lentamente la bacchetta attorno al grosso serpente: l'aria tremolò quasi diventando solida e il mago studiò con attenzione la protezione magica che lo avvolgeva, quindi si concentrò e pronunciò una lunga e complessa formula magica in un'arcana e oscura lingua, continuando a muovere la bacchetta con lenti gesti ondulatori.

L'aria davanti al mago prese a vorticare, quasi a ribollire, come il liquido di una pericolosa pozione sfuggita al controllo e ormai sul punto di esplodere, sollevandogli il mantello alle spalle e facendo ondeggiare i lunghi capelli corvini, portandoli a coprirgli parzialmente il viso spaventosamente pallido in cui, come carboni accesi, ardevano impetuosi gli occhi, cristalli intensamente neri che riflettevano l'Inferno.

Lupin osservava senza fiato l'incredibile visione di quel nero angelo demoniaco, quasi scordandosi di controllare che nessuno si fosse ancora accorto di loro e pensando che probabilmente non esisteva al mondo un mago più esperto di Severus in Difesa contro le Arti Oscure.

- Indietro Remus! – esclamò improvvisamente Piton spingendolo di lato.

L'aria crepitò all'improvviso e piccole scintille verdi apparvero dal nulla sulle squame lucenti del serpente che, sinuoso, snodava le sue spire sul terreno: per un istante brillarono nella notte come diabolici fuochi fatui, quindi si trasformarono in acuminati dardi e schizzarono contro i maghi andandosi a infrangere, esplodendo, contro gli scudi di protezione da loro prontamente evocati.

Il rumore delle esplosioni attirò l'attenzione di Voldemort che si era appena definitivamente liberato di uno dei suoi avversari che ora giaceva morto ai suoi piedi.

- Severus Piton! – tuonò l'Oscuro, respingendo la fattura del residuo rivale.

Rapidissimo, Piton torse il braccio ferito di Lupin che si lasciò sfuggire un urlo di dolore, e lo immobilizzò puntandogli la bacchetta al cuore:

- Questo mannaro rinnegato è riuscito non so come a distruggere la protezione di Nagini, Mio Signore, - esclamò, un ghigno di malvagia soddisfazione dipinto sul volto, - ma sono riuscito a fermarlo prima che facesse danni irreparabili!

Gli occhi rossi di Voldemort brillarono nella notte, sospetto e fiducia strettamente avvinghiati, ansia e sollievo che si rincorrevano senza fine:

- Uccidilo! – ordinò in un gelido sibilo, mentre lanciava un nuovo sortilegio al suo antagonista nel duello.

Gli occhi grigi di Lupin si dilatarono, per un istante invasi dal panico, finché s'immersero nella nera, ardente profondità dello sguardo dell'altro: se la sua fine avesse preservato la copertura di spia di Severus, allora non sarebbe morto invano.

- Fallo! – sussurrò appena Remus, un sorriso sereno sul volto stanco e rassegnato.

Severus rimase immobile a fissarlo, quasi senza respirare, nere fiamme che vorticavano come impazzite nei suoi occhi e la punta della bacchetta a premere, salda, contro il cuore dell'amico.

Infine sussurrò piano, in un sospiro trattenuto, le labbra quasi immobili affinché solo Remus potesse sentirlo:

- No, non sono un assassino!

- Avanti, cosa aspetti? Uccidilo adesso! – sibilò ancora Voldemort, sempre più esasperato, mentre il suo ultimo avversario gli cadeva ai piedi, mortalmente ferito.

Piton sorrise, tranquillo, gli occhi neri che scintillavano nella notte, accesi dall'orgoglio dell'ultima risolutiva sfida: lasciò libero il braccio di Lupin e mosse deciso un passo verso l'Oscuro Signore ponendosi come scudo davanti all'amico e puntando la bacchetta su Nagini.

- Che cosa…

Una fiammata rosso e oro squarciò la notte impedendo a Voldemort di esternare il suo irritato sbalordimento: Fanny comparve a pochi passi da loro depositando a terra la persona aggrappata alla sua coda.

- Crystal! – gridò Severus, gli occhi neri spalancati e il cuore che gli scoppiava in petto.

Per un fugace istante i due maghi si squadrarono, le bacchette sguainate, tese l'una contro l'altra, poi Piton si lanciò di lato, a proteggere la sua donna, nero demone dagli occhi fiammeggianti che si frapponeva tra lei e Voldemort.

Attirati dalla luminosa folgore di Fanny, Lucius e Bellatrix si liberarono velocemente dei giovani avversari e si avvicinarono al loro Signore mentre Piton scorse, con la coda dell'occhio, il giovane Potter che si avvicinava cautamente: Hermione doveva avergli riferito il messaggio.

Lentamente Voldemort si avvicinò e con un teatrale gesto del braccio indicò l'uccello e la donna:

- Hai finalmente deciso, Severus Piton, di consegnare al tuo Padrone ciò che è sempre stato mio? – sibilò, gli occhi rossi che lampeggiavano con soddisfatta malignità. – La fenice di Silente e la tua bella schiava?

- Crystal è la donna che amo infinitamente, - esclamò Severus con ardente passione, - e Fanny è l'inconfutabile prova della mia imperitura fedeltà ad Albus Silente! – aggiunse, il volto pallido fieramente levato e gli occhi neri che bruciavano d'impavido orgoglio, la bacchetta stretta in pugno e di nuovo puntata con decisione su Nagini.

Il bianco volto dell'Oscuro Signore era una maschera d'arrogante incredulità, incapace di dare un valido significato alle inammissibili parole del suo servo.

- Ti ho sempre ingannato, Tom Riddle, già da prima che tu mi mandassi a Hogwarts a spiare il grande Silente! – sibilò Piton con perfido compiacimento. - E' stata sua l'idea e tu sei caduto nella trappola che ti ha teso: io sono sempre stato la sua fedelissima spia! – concluse, la voce forte e chiara mentre orgogliose fiamme nere avvampavano impetuose nei suoi occhi. – E oggi la mia recita finalmente finisce!

Intorno a loro vi erano solo immobilità e silenzio.

- L'hai ucciso su mio ordine! – replicò Voldemort, quasi parlando con se stesso, ancora incapace di accettare un'intollerabile verità.

- No! – esclamò Piton. – L'ho ucciso solo perché è stato lui che me lo ha ordinato, - sospirò interrompendosi un istante, la voce sopraffatta dal dolore del ricordo, - perché era in ogni caso condannato a morire da una maledizione che stava bruciando il suo copro.

Una furia incontrollabile distorse i lineamenti di Voldemort mentre le parole di Piton facevano finalmente breccia negli ultimi baluardi della sua superba presunzione:

- Tu… mi hai mentito! – ruggì.

- Sì, io, Severus Piton, sono un eccezionale Occlumante, - affermò il mago sorridendo con fiera dignità, - e sono stato capace di mentirti senza che tu mai dubitassi delle mie parole, anche mentre mi torturavi spietatamente: sono anni che ti rifilo solo menzogne! – esclamò, l'odio che ormai traboccava dalla sua voce, trattenuto solo dall'orgogliosa soddisfazione di sputare finalmente in faccia a quel mostro la sua coraggiosa verità.

Uno strillo acuto lacerò il silenzio:

- Traditore!

Bellatrix si slanciò tra i due maghi come una pazza furiosa:

- L'ho sempre detto che sei uno schifoso traditore e avevo ragione!

- E' vero, Bella, ti do atto che hai sempre dubitato di me, - ripose ridendole in faccia, impavido e beffardo, - ma a cosa mai sono servite tutte le tue accuse e insinuazioni, - aggiunse malignamente ironico, sollevando scettico un sopracciglio, - se io ho sempre saputo ingannare chi riteneva d'essere il più grande Legilimante del mondo? Se Voldemort ha sempre creduto a me e mai a te?

- Maledetto! – urlò ancora Bellatrix stendendo la bacchetta contro di lui, la follia negli occhi.

- No!

Un'ombra apparve dal nulla, di fianco a Piton, il cappuccio da Mangiamorte sul capo.

Avada Kedavra! – strillò la voce acuta di Bellatrix nello stesso momento in cui Mangiamorte si lanciava addosso a Piton spingendolo a terra e il cappuccio gli cadeva sulle spalle rivelando lunghi capelli biondi e lisci.

- Draco… – ebbe solo il tempo di sussurrare, prima che il fatale raggio verde lo colpisse al posto dell'amico che aveva salvato l'anima di suo figlio.

Piton rotolò a terra, la bacchetta stretta in pugno e l'ultimo dovere ancora da compiere dopo che, finalmente, aveva potuto togliersi dal volto la maschera liberandosi dalla schiavitù di Voldemort: Nagini era lì, davanti a lui, vicinissima.

Così vicina che, se l'avesse distrutta, le difese dell'Horcrux l'avrebbero certamente ucciso prima che potesse tentare di annientarle. Non poteva attaccare e, allo stesso tempo, difendersi. Non avrebbe mai avuto il tempo necessario, non a quella distanza così ravvicinata. Voldemort, inoltre, non sarebbe certo rimasto fermo a fare da spettatore mentre il suo ultimo frammento d'anima veniva distrutto.

A meno che…

No, non c'era più tempo per alcun pensiero, né per crogiolarsi in labili speranze: doveva compiere il suo ultimo dovere, a qualunque costo, fosse stato anche a prezzo della sua stessa vita.

Il suo Passato, inflessibile, esigeva che ogni debito fosse finalmente estinto.

Sospirò e prese la mira.

La sua Crystal era lì vicina e, forse, prima di morire avrebbe ancora potuto perdersi nel cielo dei suoi occhi e stringere a sé un'ultima volta il suo meraviglioso sogno d'amore.

Con la coda dell'occhio vide Harry Potter correre e puntare la bacchetta: con tutte le sue forze pregò, la mente che già formulava l'incantesimo coordinando occhi e mano, disperatamente pregò che il ragazzo avesse compreso il messaggio di Hermione e, soprattutto, che le avesse creduto e non commettesse quindi un'altra delle sue assurde imprudenze.

Una serie di lampi di luce fluì a raffica dalla sua bacchetta, letali Sectumsempra diretti con precisione sul grosso serpente: il primo a tagliargli di netto la testa e gli altri a farne a pezzi il poderoso corpo che cominciò a sussultare schizzando ovunque un sangue nero e denso.

- NOOO!

L'urlo di Voldemort echeggiò nell'aria, raccapricciante.

Poi fu come se tutto intorno a lui improvvisamente rallentasse, i suoi sensi tesi allo spasimo.

Nagini fu contornata da un'intensa luce che dal verde digradava al violaceo, mentre un terrificante rombo ingigantiva dentro di lei, come un tuono pronto all'esplosione.

Piton puntò ancora la bacchetta, nei pensieri già pronto il sortilegio per distruggere l'Horcrux, ma Harry Potter, ormai giunto a pochi metri da lui aveva già lanciato un inutile Protego per tentare di difenderlo, in tal modo sconsideratamente esponendo il petto alla bacchetta di Voldemort.

Piton sapeva che quel Protego non sarebbe mai bastato a salvarlo contro le difese dell'Horcrux, e quello stupido ragazzo s'intestardiva a fare l'eroe invece di concentrarsi a uccidere Voldemort.

Tutto avvenne in pochi, intensi e interminabili secondi.

Vide l'Oscuro Signore fissare il Prescelto con un orribile ghigno di soddisfazione e sentì il rombo dell'esplosione provenire dall'interno del serpente, là dove il frammento d'anima si dibatteva strenuamente per non morire e lanciava il suo attacco fatale. Nagini era agonizzante, i vari pezzi in cui i Sectumsempra l'avevano smembrata che si contorcevano tra i grumi di sangue fumoso cercando di ricomporsi.

Forse avrebbe ancora fatto in tempo a lanciare l'incantesimo per distruggere definitivamente anche l'anima annientandone ogni letale contrattacco e così salvando se stesso, ma la bacchetta di Voldemort era già puntata contro Potter che aveva stupidamente perso tempo prezioso proprio cercando di salvare lui, il suo odiato professore, invece di eliminare l'Oscuro.

Non poteva permettere che Voldemort lo uccidesse.

Con fulminea determinazione mutò mira e intenzioni e il lampo che uscì dalla sua bacchetta si diresse verso Voldemort, pronto a intercettare il raggio verde dell'incantesimo che stava nascendo nella mente dell'Oscuro Signore.

Infine Nagini esplose in una nuvola di acre fumo verde, l'ultimo frammento d'anima di Voldemort ormai perduto, e il tempo si dilatò all'infinito nella percezione del mago, gli occhi neri spalancati davanti alla morte.

Lampi crepitanti di luce verdastra si diressero veloci verso Piton, fieramente in piedi, il mantello che gli ondeggiava alle spalle sospinto dal vortice creato dell'esplosione e i capelli scarmigliati sul viso, così pallido da essere quasi luminoso, dove i gli occhi ardevano come nere stelle, la bacchetta stretta in mano e ancora rigidamente tesa verso Voldemort.

Solo lo scintillante scudo evocato da Potter si frapponeva tra lui e la morte.

Le livide folgori s'infransero sull'eterea superficie luminosa: lo scudo tremò e diverse crepe si aprirono, allargandosi lentamente sempre di più sotto l'insistente pressione dei fulmini crepitanti.

Piton vide il raggio dell'Avada Kedavra esplodere potente dalla punta della bacchetta di Voldemort e il ghigno della vittoria allargarsi sul piatto volto di serpente, ancora inconsapevole che l'unico sortilegio che aveva la possibilità di deviare l'Anatema che Uccide era già stato lanciato con millimetrica precisione e stava per intercettarlo.

Poi lo scudo protettivo cedette con uno schianto e svanì lasciando solo un alone di polvere che brillava nella notte.

Crystal urlò disperata e Severus seppe che tutto era ormai finito: le malefiche diramazioni esplosive scaturite da un'anima ormai distrutta lo colpirono in pieno, trafiggendolo dolorosamente in più parti del corpo e lo scaraventarono all'indietro con forza violenta.

Rotolò a terra in modo scomposto, le pietre dure contro il suo corpo ormai inerme, gli occhi spalancati, increduli, a osservare il raggio verde dell'Avada Kedavra incrociare appena la scia intensamente luminosa del suo incantesimo e poi svanire in un istante nel buio della notte, mentre dalla bocca distorta del mago che aveva creduto d'essere immortale usciva un urlo disumano, agghiacciante e interminabile.

Attraverso il velo di sangue che gli appannava la vista, Piton vide Voldemort tremare, vacillare, contorcersi su se stesso e poi accasciarsi a terra, morto involucro corporeo senza più un'anima a dargli il soffio della vita.

La sua teoria era giusta: in Voldemort non esisteva più alcuna anima e la distruzione dell'ultimo frammento celato in Nagini l'aveva definitivamente annientato facendo svanire nel nulla anche il mortale anatema che aveva appena scagliato.

Batté nuovamente la testa su un sasso e qualcosa lo colpì con forza al petto mentre di sfuggita vedeva Harry Potter sorridere vincitore: il ragazzo non aveva dovuto lacerare la propria anima uccidendo quel mostro. Oltre a quella di Draco, aveva preservato anche l'anima di Harry, andando ben oltre ogni speranza di Albus.

Finalmente chiuse gli occhi, rassegnato, e sentì ancora una volta la voce disperata di Crystal che gridava il suo nome: avrebbe voluto risponderle, dirle che l'amava, ma non aveva voce, non aveva più forze, ormai era arrivato alla fine.

Urtò a peso morto con la schiena contro i primi alberi della Foresta Proibita: per un istante di sogno gli parve di vedere il dolce viso della sua Crystal e quasi di sentirne l'inebriante profumo.

Poi fu solo il nulla più tetro e assoluto.

Affondo sempre più,

e non vedo più luce dentro me.

Il nero mi avvolge,

un inno di morte che scandisce una vita.

Il labirinto torna ad avvolgermi

e nel mondo una sola luce ha brillato

per me.

Il tuo coraggio ed il tuo sorriso

un balsamo per il sangue versato;

il tuo amore

la speranza di rinascere ancora

nella pace a lungo cercata

e infine trovata nei tuoi occhi.

Mi sono perso in te,

ho amato farlo e non mi sono bruciato,

se non della passione che ci legò.

Tornerò a smarrirmi

tra le ali di un angelo infinitamente puro? 2

Tra Inferno e Paradiso

- Severus! Severus… no, Severus!

Crystal ripeteva il suo nome, disperata, stringendo a sé il corpo dell'uomo che amava.

- Severus… amore mio… Severus!

Le lacrime le rigavano le gote, copiose, in un inarrestabile e devastante torrente di dolore, mentre, inginocchiata a fianco del corpo inerme del mago, lo cullava accarezzandogli piano il viso pieno di tagli ed ecchimosi.

- No… Severus, ti prego… non puoi essere…

No, non riusciva nemmeno a pronunciarla, quella parola. Non poteva accettare che fosse accaduto. No, non a lui, non ora che tutto era finito e avrebbero potuto finalmente vivere il loro splendido sogno d'amore.

Altre lacrime caddero, calde e gonfie di lacerante sofferenza, e si mescolarono con il sangue sul volto del mago, pallido e immobile nella morte.

Lontano, sul prato della scuola, in un altro mondo che non le apparteneva più, sentiva ancora i rumori della battaglia: grida che lanciavano fatture, gli scoppi degli incantesimi e urla di dolore. Un dolore che non poteva consolare il suo.

- Severus… oh Severus!

Aveva gli occhi chiusi.

I suoi splendidi occhi neri.

Quegli occhi di tenebra profonda, colmi di dolore e rimorso, neri cristalli scintillanti di coraggioso orgoglio e d'amore.

Li sfiorò appena con la punta delle dita, tremanti.

La loro luce si era spenta.

Non le avrebbero più sorriso.

Non le avrebbero più sussurrato il suo infinito amore.

- Severus…

Lacrime, ancora lacrime a bruciarle il viso di devastante e assillante solitudine.

Di nuovo lo strinse a sé, incurante del sangue che usciva dalle profonde ferite che laceravano la sua carne: doveva aver sofferto moltissimo, colpito in diversi punti dalle appuntite folgori scaturite dal corpo morente di Nagini e guidate dalla vendetta di un'anima dannata che voleva trascinare tutti all'Inferno con sé.

Pochi, interminabili minuti di lancinante dolore, mentre sapeva che la vita lo stava abbandonando e i suoi sogni gli sfuggivano per sempre dalle mani.

Il suo sangue, ancora caldo: lo sentiva colare tra le dita, unica cosa assurdamente viva nella morte.

- Severus, amore mio!

Sciolse un poco il soffocante abbraccio e tornò a sfiorare piano il suo volto pallido, sereno nella morte, ormai oltre il dolore.

Perle di sangue, sulla nivea fronte, diadema di orgogliosa sofferenza; rubini di sangue, tra i lunghi capelli neri, corona del coraggio della lealtà verso chi aveva sempre saputo credere in lui.

- Severus…

Quante volte, ancora, avrebbe pronunciato il suo nome nella speranza che il mago, infine, le rispondesse, vincendo anche la morte per amor suo?

No, non avrebbe mai smesso di chiamarlo, avrebbe per sempre continuato a ripetergli, ossessiva, il suo amore:

- Ti amo Severus… Severus…

Le sue labbra, appena dischiuse. Quelle labbra, che con passione infinita le sussurravano il suo amore, sarebbero rimaste mute per sempre. Quelle labbra, dolci e appassionate, non avrebbero mai più sfiorato le sue in quei baci delicati e pieni d'amore in cui i sogni diventavano realtà.

Con tenera delicatezza si avvicinò e posò piano le labbra sulle sue, gli occhi chiusi e la morte nel cuore.

Labbra dolci e morbide, quelle labbra tanto amate e desiderate, che, piano, si aprivano cedendo al suo bacio.

Labbra calde, come se ancora fossero vive, nel lieve frullare d'ali di un sospiro.

Crystal spalancò gli occhi e si ritrasse di colpo, un'impossibile speranza che di nuovo le pulsava potente nel cuore.

Un lampo rosso in una pioggia dorata e Fanny fu accanto a lei, il collo elegante proteso verso il mago, le lacrime miracolose che brillavano nei vispi occhietti neri.

Caddero piano, lievi, petali leggeri che galleggiavano nell'aria, preziose perle piene di vita che intrecciavano un nuovo diadema di speranze, cristalli d'amore a risvegliare i sogni, premio al coraggio di un uomo che aveva scelto di sacrificare la propria esistenza per redimere imperdonabili colpe commesse in un tempo lontano.

Le lacrime di Fanny brillavano alla luce delle stelle, disseminate sul corpo straziato del mago a intessere una luminosa rete che lo tratteneva tra i vivi respingendo e allontanando la morte che voleva ghermirlo con le sue scheletriche dita.

Crystal osservava estasiata le ferite che avevano smesso di sanguinare, che rimpicciolivano, che svanivano sotto i suoi occhi spalancati ed ebbri di felicità.

Nel prato, intanto, in quel mondo lontano che lentamente tornava ad avvicinarsi nelle sue percezioni, la battaglia sembrava tacere e inchinarsi al magico miracolo della vita: i Mangiamorte si stavano arrendendo, oppure cercavano di fuggire, ormai consci che l'immortalità di Voldemort era stata infine sconfitta da Harry Potter, il ragazzo della Profezia, il Prescelto.

- Severus! – mormorò dolcemente Crystal, negli occhi la più pura e immensa felicità. – Amore mio, Severus!

Al di là della cupa nebbia dell'oscurità che lo avvolgeva e dell'acuta sofferenza che lo tormentava in ogni parte del corpo, Severus era certo di sentire la voce di Crystal.

Quante volte lo aveva chiamato con dolorosa intensità? Con ostinato amore e con desolata disperazione?

Era la sua dolce voce che lo teneva ancora legato alla vita?

Il lancinante dolore che provava in ogni singola fibra delle sue membra era la dimostrazione che era ancora vivo?

Oppure anche da morti si continua a soffrire se si hanno ancora colpe da espiare?

Era quello l'Inferno?

Soffrire le pene dell'inferno, soffrire come un dannato, non erano più solo modi di dire: sarebbero diventati la sua unica ed eterna realtà?

Soffrire e sentire la voce di Crystal chiamarlo, vicina eppure lontana, sentire il dolore farsi largo nelle sillabe del suo nome e la disperazione smorzarle lentamente la voce.

Cosa sarebbe accaduto quando Crystal avesse smesso di ripetere il suo nome?

Sarebbe stata quella la morte?

Crystal piangeva. Sentiva le sue lacrime calde bagnargli il volto.

Un morto può riconoscere le lacrime della donna che ama?

Le dita di Crystal, tremanti, stavano lentamente sfiorando il suo viso.

Erano bagnate e calde. Bagnate di sangue, il suo sangue, quello che dolorosamente sgorgava ancora dal suo corpo.

I morti continuano a sanguinare anche quando il loro cuore si è fermato?

Crystal ancora lo chiamava, ancora gli ripeteva, assillante, il suo amore.

Poi, dolcissime e delicate, come un sogno da sempre sognato, le labbra di Crystal sfiorarono le sue e l'Inferno all'improvviso si mutò in Paradiso: una pioggia lieve, fresca e soave, venne progressivamente a spegnere le roventi fiamme del suo insopportabile dolore.

Poi, ancora il suo nome, nella voce di Crystal improvvisamente felice.

Sì, forse era veramente morto.

Com'è dolce l'oblio

se posso sentirti ancora.

Nel nulla vige il tuo tutto.

Com'è dolce l'oblio… 3

Ma era infine riuscito a pagare tutte le sue colpe e quello doveva essere il Paradiso.

Non sentiva più dolore, da nessuna parte: c'erano solo le braccia di Crystal che lo stringevano, le sue mani che lo accarezzavano, le sue labbra che gli baciavano il viso mentre il cuore della sua donna batteva impazzito in un'incredibile euforia di felicità.

Lentamente aprì gli occhi, nella notte scura che si faceva appena giorno, nel cielo degli occhi di Crystal, nel sogno che tornava vivido e reale:

- Crystal… amore! – sussurrò piano, tutte le sue appena ritrovate forze impegnate solo a stringersi a lei, incredulo e felice.

- Severus… Severus sei vivo!

Non riusciva a capire se era una domanda o un'affermazione.

Alla domanda non avrebbe saputo cosa rispondere, ma l'affermazione gli piaceva molto, così rispose con un sorriso.

- E' stata Fanny! Le sue lacrime hanno sanato le tue ferite mortali. – spiegò Crystal, mentre lacrime ben diverse, piene di umana felicità e non di magia, le rigavano ancora le gote.

Già, le miracolose lacrime delle Fenice.

Sì, Albus gli aveva fatto proprio un inestimabile regalo: sempre lungimirante, il vecchio!

Fanny lo osservava soddisfatta, il capino lievemente inclinato: avrebbe voluto accarezzarla sul collo, ma si sentiva ancora troppo debole e le poche forze che aveva preferiva dedicarle tutte a Crystal.

Sollevò la mano e le sfiorò il viso in una languida carezza: voleva asciugarle le lacrime, ma solo la sporcò ancor più di sangue sulla guancia. Si rese conto che c'era sangue ovunque, anche sugli abiti e i capelli di lei, sulla sua veste e il mantello lacerati dalle maledizioni dell'Horcrux, perfino sull'erba e sul tronco dell'albero contro il quale era stato scaraventato.

La silenziosa formula aleggiò nella mente di Crystal e il sangue scomparve, mentre gli abiti tornavano integri. Ecco, così andava molto meglio.

Si raddrizzò faticosamente a sedere, il busto appoggiato alla pianta e la testa che ancora gli girava un poco, frastornato da tutti i colpi subiti mentre il suo corpo rotolava sul terreno, spazzato via dalle difese dell'Horcrux. Aprì le braccia tendendole verso Crystal:

- Perdonami, amore mio: ho dovuto farlo, non ho avuto altra scelta. – sussurrò accorato mentre la sua donna si rifugiava di nuovo nel suo amorevole abbraccio. – Sapevo che non avevo probabilità di sopravvivere, sapevo che ti avrei fatto disperatamente soffrire, - s'interruppe traendo un lungo e amaro sospiro mentre la stringeva forte a sé, - ma dovevo farlo! - concluse in un soffio sottile.

Crystal si sciolse un poco dal suo abbraccio, quel tanto necessario per poterlo guardare, per bearsi di quegli occhi che scintillavano, profondamente neri nell'alba che si avvicinava, luminose stelle del mattino di un nuovo giorno:

- Lo so amore mio, lo so, – gli sorrise dolcemente sfiorandogli piano il volto pallido, - è anche per questo che ti amo, per il tuo coraggioso orgoglio e il tuo inesorabile senso del dovere.

Severus la strinse di più a sé, la serenità che finalmente lo inondava, e cercò le sue labbra per un bacio tenero e delicato, pieno d'amore e di riconoscenza perché, ancora una volta, la sua donna aveva compreso ogni suo pensiero, emozione e volontà.

Avrebbe voluto che quel momento di pace durasse in eterno, ma Minerva si stava avvicinando, quasi di corsa. Doveva avere visto e compreso tutto, ma si era tenuta ai margini, lasciando loro quei pochi istanti d'intimità: ora, però, sembrava che la realtà di nuovo incombesse, tetra e pericolosa, sui suoi sogni, ancora una volta per distruggerli.

- Severus, gli Auror stanno arrivando per arrestarti. – disse ansante.

- Arrestarlo? – esclamò Crystal sconcertata. – Ma se è solo grazie a lui che Voldemort è stato sconfitto!

- Temo che non tutti vedano le cose in questo modo. – sospirò amara Minerva. – Ma posso guadagnare ancora un po' di tempo per voi.

- Sì, lo so: è giusto così. Io sono un traditore e un assassino. – mormorò rassegnato Severus, pronto ad accettare fino in fondo il suo destino. – Io ho ucciso Albus Silente. – disse a denti stretti, il dolore trattenuto fra le labbra.

- No, maledizione no! – esclamò Crystal con tutte le sue forze. – Non è questa la verità!

Severus le sorrise, triste:

- Ti amo, Crystal, ti amo da impazzire! – esclamò con passione stringendola forte a sé. – E non desidero altro che passare tutta la mia vita con te, amandoti!

Diede un lungo sospiro, un'amara tristezza nella luce dei suoi occhi neri:

- Il mio Passato è qui, Crystal, è infine arrivato: mi sta chiamando ed io devo, io voglio, infine affrontarlo! – disse con enfasi. – Non posso più, non devo e non voglio fuggire a questo essenziale appuntamento con me stesso.

Le carezzò piano il viso, le dita a sfiorarla appena, delicato come non mai:

- Solo quando avrò chiuso i conti con il mio Passato, qualunque conseguenza ne derivi per me, potrò finalmente guardare in faccia al mio Futuro, ed al tuo amore, a testa alta, come si conviene a un uomo che ha il coraggio delle proprie azioni… e delle sue maledette scelte sbagliate.

- No! – gridò Crystal sentendo la felicità che si allontanava, prigioniera di una meschina moralità che avrebbe potuto condannare l'uomo che amava. – Puoi fuggire! Ti aiuteremo, ti copriremo, lo sai! – esclamò, le lacrime che di nuovo le rigavano le gote. – Ti amo, Severus, ti amo! Sono due mesi che stiamo lontani… ti prego, - lo implorò disperata, lottando per la felicità che Severus stava buttando al vento, - fuggi via con me! Solo pochi giorni, intanto Minerva e Remus troveranno il modo per sistemare e spiegare tutto. Ti prego, restiamo insieme, ho bisogno di te, del tuo amore, dei tuoi baci, dei tuoi abbracci! Ti prego, non posso più farne senza! – gridò ancora, tra le lacrime che ormai scorrevano senza ritegno sul suo viso. – Solo qualche giorno… per favore!

Severus la strinse forte a sé, mentre si alzava in piedi, cercando in ogni modo di respingere quell'irresistibile tentazione: anche lui non voleva altro che stare con la sua Crystal, dopo tutte quelle tremende settimane in cui aveva dovuto rinunciare a lei, restandole lontano, senza mai potere neppure sfiorarla.

Il suo corpo la desiderava, oltre ogni umano limite e volontà.

La baciò, con la folle passione di un uomo che sa che in un solo istante può perdere ogni cosa: vita, felicità e sogni d'amore! Un bacio da togliere il respiro, che lo fece volare in alto, portandolo in Paradiso, sapendo che solo l'Inferno, invece, ancora una volta lo attendeva. Un bacio tormentato, intenso, colmo d'amore e desiderio, che lo fece soffrire più d'ogni altra cosa, ricordandogli a cosa stava rinunciando.

Ma il suo Passato esigeva che si sottoponesse anche a quest'ultima prova e, no, lui non sarebbe fuggito, per quanto quest'ultima tortura, forse, sarebbe stata la più difficile di tutte da affrontare.

Infine si sciolse da quel bacio ardente e crudele e con movimenti dolci e delicati le asciugò le lacrime disperate sulle guance:

- Ti amo, Crystal, e non desidero altro che rimanere sempre con te, lo sai bene! – sussurrò accorato. – Ma non posso, non posso proprio, amore mio! Perdonami, - aggiunse, le lacrime a pungergli gli occhi, ricacciate indietro con fiera ostinazione, - nonostante ogni mia promessa, ti sto facendo ancora soffrire!

Chiuse gli occhi e la strinse forte, di nuovo inebriandosi del suo amato profumo che ancora una volta stava condannandosi a non poter più respirare, e neppure sapeva per quanto tempo.

Forse anche per sempre.

Sospirò e la strinse di più a sé, con l'infinita disperazione di un uomo che odia se stesso e il suo Passato che sempre torna, puntuale, a infrangere i suoi meravigliosi sogni.

Gli Auror si stavano avvicinando, inesorabili, accompagnati dal suo Passato.

Riaprì gli occhi e la guardò, l'amore a illuminare il cristallo nero dei suoi occhi, quindi le sfiorò piano le labbra sussurrando un'ultima volta:

- Ti amo!

Si staccò da Crystal e raccolse da terra la sua bacchetta: l'aveva lasciata andare solo in punto di morte, prima l'aveva sempre strenuamente tenuta stretta fra le mani, anche mentre sbatteva con violenza sulle pietre del terreno e poi contro il tronco dell'albero.

Il giovane Auror era ormai a pochi passi: vide la bacchetta ed ebbe paura dell'assassino di Silente. Si bloccò e gli puntò contro la propria bacchetta.

Severus rallentò il proprio gesto e, con calma, gli porse il suo legno magico, tenendolo per la punta, il manico rivolto verso il giovane.

Crystal chiuse gli occhi, stretti: non voleva assistere all'oltraggio cui il suo uomo, il reale eroe di quella battaglia, sarebbe stato sottoposto. Minerva l'abbracciò, le lacrime agli occhi.

L'altro Auror fece un balzo in avanti e gli strappò la bacchetta, graffiandogli il dorso della mano nella foga, quasi timoroso che avesse potuto ribellarsi a un Expelliarmus o a un Accio.

Le labbra di Severus si piegarono in un sorriso amaro, poi, con un movimento lento e misurato porse i polsi al giovane Auror che già teneva le manette tra le mani: era quello che spettava ad un criminale come lui.

Il giovane aveva appena appoggiato il metallo sulla candida pelle dei polsi, quando il ticchettio della gamba di legno di Moody risuonò sul terreno roccioso alle spalle dell'Auror:

- Non ti azzardare a farlo, ragazzo! – ringhiò con forza. – Non si mette ai ferri l'uomo senza il quale non avremmo mai sconfitto Voldemort!

Crystal riaprì gli occhi di colpo e Severus alzò lo sguardo, stupito, mentre il giovane Auror si ritraeva, sconcertato.

Sul viso rugoso di Moody si allargò un sorriso compiaciuto:

- Sarò anche vecchio ed in pensione, e molti sono convinti che io sia del tutto rintronato, - ghignò il mago che aveva coraggiosamente preso il posto di Silente alla guida dell'Ordine della Fenice, - ma i miei occhi funzionano ancora bene, entrambi, ed anche le orecchie e il cervello: ho visto e sentito tutto ciò che è accaduto e ne ho compreso molto bene il significato.

Malocchio s'interruppe per tirare un lungo sospiro, a metà tra rassegnazione e sconfitta:

- A quanto pare, il vecchio Albus, nonostante ogni contraria apparenza, ha sempre avuto ragione a credere fermamente in te – poi sorrise apertamente additando Crystal, - e anche a quella bella strega!

- Voglio essere processato, - replicò aspro Severus, - ho commesso imperdonabili crimini e assistito a troppi orrori: è giusto che anche io paghi…

- Oh… per essere processato, lo sarai, Piton, ci penserò io stesso, stanne certo! – lo interruppe Moody con enfasi, - Ma da un processo ben istruito possono emergere tante cose, e tutte le verità, così che un assassino e traditore può anche trasformarsi nell'eroe che ha salvato il nostro mondo, sacrificando se stesso senza alcuna esitazione!

Uno stupito e incerto sorriso si delineò appena sulle labbra sottili di Severus, mentre un ghigno soddisfatto si allargava ancora sul viso rugoso di Malocchio:

- Ed io sarò là, Piton, quel giorno, ad applaudire in prima fila il mago senza il quale il nostro mondo sarebbe stato perduto. – concluse, mimando il gesto con le mani, quasi divertito dall'incredulo sbalordimento dipinto sul volto pallido dell'altro. - Ora, però, saluta come si deve… la tua ragazza! – lo spronò spintonandolo con una manata, una strana smorfia ammiccante sul viso mentre arretrava di un passo.

- Crystal è mia moglie! – affermò fiero Severus avvicinandosi alla maga che lo contemplava, un sorriso radioso sul bel volto.

Moody si lasciò sfuggire uno stupefatto fischio di ammirazione:

- L'hai sposata? Per la barba di Merlino! – ringhiò, - Bè, non credevo proprio che tu sapessi cosa fosse l'amore, nonostante tutto il bene che Crystal diceva di te, ma, con tutta evidenza, ci sono molte cose su cui, ancora, mi devo ricredere sul tuo conto, Piton. – ponderò scrollando le spalle. – A quanto pare, Voldemort non è l'unico che hai saputo imbrogliare alla grande! – terminò scoppiando in una fragorosa risata, mentre Minerva gli lanciava una severa occhiata di disapprovazione.

In un istante Crystal fu di nuovo tra le braccia di Severus che la strinse a sé con dolcezza, rassicurandola:

- Come vedi, forse le cose non si mettono così male come temevo. – sussurrò sfiorandole lieve la guancia con le labbra.

- Ma saremo ancora lontani. – si lamentò Crystal, concreta.

- Sono sicuro che mia moglie saprà affrontare a testa alta anche questa ultima e difficile prova. – affermò il mago guardandola con intensità, gli occhi neri scintillanti d'amore e d'orgoglio.

Crystal si lasciò sfuggire un profondo sospiro e rispose, tristemente rassegnata:

- Sarà tremendo restare ancora lontana dai tuoi abbracci appassionati e dai tuoi dolci baci…

- Ed io impazzirò, di nuovo senza il tuo conturbante profumo! – rispose Severus ancora stringendola a sé. – Ti amo! – sussurrò piano, con riservato impeto, prima di chinarsi sulle sue labbra a cogliere un lungo, dolce ed appassionato bacio che risvegliò in loro un acuto e inappagabile desiderio, mai sopito in tutte le interminabili settimane in cui non avevano mai potuto restare insieme.

Rimasero a guardarsi in silenzio, il respiro lievemente ansante, gli occhi neri di Severus che progressivamente si riempivano della luce chiara dell'alba.

- Ci sono ancora i Dissennatori… ad Azkaban? – chiese Crystal in un timoroso e sommesso mormorio, pensando alle sofferenze che, ancora, sarebbero state inflitte all'uomo che tanto amava e con il quale, ancora, non poteva vivere in serena felicità.

- Non lo so. – rispose Severus in un rassegnato sospiro. – Non preoccuparti per me: ce la farò! – la tranquillizzò stringendola di nuovo a sé con amore. – Ho passato ben di peggio e non temo il loro rantolante e gelido respiro.

Il mago, in fondo, non mentiva: sapeva bene di non aver bisogno di alcun Dissennatore per giungere alle soglie della disperazione. I suoi laceranti rimorsi, i suoi orribili ricordi e i suoi cupi pensieri già altre volte l'avevano privato di ogni felicità e si era a lungo rassegnato a vivere senza sogni né speranze per il futuro.

Strinse più forte a sé la sua donna, sfiorandole la fronte con le labbra mentre il suo corpo, con disarmante sincerità, rivelava un desiderio per troppe settimane represso con crudele determinazione.

Ora Crystal era la sua sola realtà: rinunciare ancora a lei sarebbe stato insopportabile, ma sapeva che non sarebbe stato per sempre, come invece più volte aveva temuto in passato, da quando se ne era perdutamente innamorato.

Le sorrise ancora, con dolce tenerezza, e di nuovo posò le labbra sulle sue, piano, per un ultimo delicato bacio. Infine immerse il viso nei suoi lunghi e morbidi riccioli biondi, fino a sfiorarle il collo con il naso e la bocca, inebriandosi del suo fragrante profumo: come gli sarebbe mancato!

Eppure, adesso era diverso: ora aveva la speranza, incrollabile, che prima o poi avrebbe potuto tornare dalla sua Crystal e realizzare infine il suo splendido sogno d'amore.

Il poeta nella cella, cencioso, malato,

pestando un manoscritto col piede convulso,

misura con sguardo acceso di terrore

la scala di vertigine dove l'anima sprofonda.

Risa inebrianti riempiono la prigione

verso un delirio assurdo traggon la sua ragione;

il Dubbio lo irretisce e lo sciocco Spavento,

orrido e multiforme, aggrava il suo tormento.

Questo genio chiuso in una stamberga

tra smorfie, grida e sciame di spettri

turbinante tumultuoso alle sue orecchie,

e il suo sogno che schiantasi nell'orrida dimora,

ecco il tuo vero emblema, sognante Anima oscura,

che la realtà comprime fra le sue quattro mura!4

Fulmini crepitanti trafiggevano di continuo le nuvole che, cupe ed opprimenti, oscuravano perennemente il cielo di Azkaban.

L'aria era satura di elettricità, in spasmodica attesa di una pioggia che non arrivava mai a lavare via il dolore; così la disperazione stagnava asfissiante a rubare la felicità di un ricordo nel rantolo agghiacciante di un sospiro.

I Dissennatori ancora pattugliavano Azkaban, orridi emblemi di anime che non hanno più futuro.

Severus udiva le loro voci, le deliranti urla di chi aveva ormai ceduto alla disperazione della pazzia e gli ossessivi lamenti di chi ancora strenuamente cercava di resistere al soffio gelido di quel respiro che depredava l'anima di ogni speranza.

In passato il mago si era chiesto molte volte se, grazie all'Occlumanzia, sarebbe riuscito a ingannare anche quelle orride ombre.

C'erano stati lunghi periodi, nella sua vita, in cui i Dissennatori non avrebbero potuto tormentarlo né carpirgli pensieri felici che non riusciva neppure più a ricordare nell'abisso di disperazione in cui aveva trascinato la sua esistenza. Per troppo tempo aveva vissuto senza sogni né speranze, quasi fosse direttamente immerso nel fetido respiro di quei succhiatori di felicità.

Ma ora, invece, ora aveva tante cose da perdere, troppo ricordi felici da proteggere, troppi sogni che gli affollavano la mente illuminando anche le tenebre dei suoi occhi.

Ora aveva paura di quegli spettri che di nuovo potevano privarlo d'ogni speranza.

Sarebbe riuscito a nascondere loro il prezioso sorriso di Crystal?

L'ultima morte

e poi potremo vivere

infine liberi dal dolore.

Liberi dal dovere,

potremo infine amarci come noi,

non più maschere a coprirci,

non più morte,

non più il tremendo passato. 5

Sentiva il lugubre fruscio dei loro movimenti avvicinarsi, l'aria farsi fredda e cupa, ma non erano mai arrivati così vicino da fargli scoprire la risposta a quella sempre più temuta domanda: sembrava che avessero il divieto di accostarsi alla sua cella, ma stazionavano là, appena oltre il limite, scure sagome insistenti e tenaci, e Severus percepiva con chiarezza la loro smodata brama di assalirlo, di defraudarlo di ogni felicità per ricacciarlo nella totale desolazione di un mondo senza sogni nel quale era così a lungo vissuto.

Risa agghiaccianti lacerarono ancora l'aria densa di follia che lo accerchiava, mentre uno stormo di putrescenti ombre nere sfilava veloce davanti alla sua cella, tutte smaniose di succhiare gli ultimi brandelli di felicità da un'altra anima la cui resistenza era infine stata infranta.

No, lui non aveva bisogno dei Dissennatori per soffrire, non aveva mai avuto bisogno di loro per tormentarsi: ci era sempre perfettamente riuscito da solo.

Gli bastava sollevare la manica della camicia e osservare il marchio che deturpava il suo braccio: i ricordi delle colpe commesse, rese vivide e reali dai rimorsi, avevano sempre svolto per lui il ruolo di personali Dissennatori, svuotandolo d'ogni speranza per il futuro e rammentandogli che ogni suo sogno era destinato a svanire, immolato sul rogo dei suoi crimini, non appena credeva di averlo alfine raggiunto.

Ma questa volta era diverso: Crystal era là, fuori dal Purgatorio di Azkaban, lo amava e lo aspettava.

Severus lasciò correre lo sguardo sullo squallore della cella, fino a raggiungere la feritoia oltre la quale solo la luce livida dei lampi illuminava a tratti l'aria di un crepuscolo senza fine.

Infine chiuse gli occhi e sospirò, rabbrividendo per il freddo e stringendosi di più nel mantello: avrebbe sopportato anche questo, nuovo tassello che completava il mosaico che lastricava l'interminabile percorso della sua dolorosa redenzione, forse l'ultimo obolo che avrebbe finalmente messo in pareggio i piatti della bilancia su cui le sue colpe erano soppesate.

Un lieve sorriso increspò appena le labbra sottili del mago, quasi livide nel freddo pallore del suo volto: la sua Crystal, il suo splendido sogno d'amore, era profondamente radicato nel suo cuore e, questa volta, nessuno avrebbe potuto portarglielo via.

Stinse la mano intorno alla vera nuziale, oro e cristalli neri intrecciati, che ancora gli pendeva al collo con il medaglione.

Era solo questione di resistere, caparbio, e attendere: il sole, un giorno, sarebbe infine sorto anche per lui.

La porta della cella si aprì cigolando e Crystal volò tra le sue braccia: Severus la strinse forte a sé, il capo reclinato sulla nuvola dorata dei suoi capelli, l'intenso e amato profumo che di nuovo lo inebriava facendo svanire il fetore che sempre stagnava nella prigione.

Il suo sole di nuovo risplendeva per lui.

Con dolce frenesia le baciò i capelli, poi la guancia, fino a giungere alle labbra che, impazienti, lo attendevano già colme di desiderio.

Volle perdersi nel breve sogno di quel bacio intenso, mentre la porta si richiudeva con un tonfo alle loro spalle e nel silenzio, rotto solo dal fruscio della loro passione, tornò ad udirsi il fastidioso ronzio della Bolla Memorizzante che riprendeva ogni suo gesto e parola, privandolo di qualsiasi intimità.

Si sciolse dal bacio e con delicatezza la scostò un poco da sé: rimase a guardarla, bella più del sole, mentre le sue dita, sfuggendo al rigido controllo che avrebbe voluto imporre loro, si rifiutavano di smettere di accarezzarle lieve la guancia ed i capelli.

- Severus, finalmente!

Erano passati solo due giorni da quando era rinchiuso in quella cella, probabilmente la migliore di tutta la prigione, che la determinazione di Moody aveva ottenuto per lui. Ancora alcuni giorni e il suo processo, il primo fra tutti, sarebbe iniziato, la fase istruttoria completata sotto il diretto controllo del vecchio Auror in pensione.

Minerva, però, aveva fatto fuoco e fiamme al Ministero affinché a Crystal, sua legittima moglie, fosse concesso un lungo colloquio privato con lui, del tutto libero dal controllo delle guardie: ma la Bolla Memorizzante, insidiosa spia della sua intimità, era rimasta inesorabilmente attiva.

- Ti amo! – sussurrò piano sfiorandole le labbra con la punta delle dita.

- Oh Severus! Stringimi, baciami!

Con un silenzioso cenno le indicò la bombatura della Bolla: un'ombra di stizzita delusione passò sul bel viso della maga.

- Ma Minerva mi aveva promesso…

Severus le pose un dito sulle labbra, quietamente rassegnato alla realtà che già conosceva:

- A detta di Moody, e anche con il suo aiuto, Minerva ha ottenuto che le guardie umane fossero allontanate, ma sembra che quell'arnese proprio non possa essere disattivato.

- Oh Severus! Io credevo… io volevo… - mormorò frustrata affondando il viso sul suo petto, mentre il mago la stringeva a sé sospirando.

- Lo so, lo so, povero amore mio! – sussurrò languido accarezzandole dolcemente i lunghi capelli. – I tuoi desideri sono uguali ai miei…

Crystal si strinse a lui abbracciandolo forte per la vita e il corpo del mago, costretto contro il suo, le rivelò subito la sua appassionata verità.

- Ti prego, Severus! – lo implorò. – Anche tu lo vuoi!

Il mago socchiuse gli occhi e sospirò ancora mordendosi appena le labbra.

- Il tuo mantello può coprirci e nascondere…

- No, non qui! – esclamò secco Severus scostandosi da lei. – Sarebbe terribilmente umiliante amarti sotto gli occhi indiscreti della Bolla, sapendo che altri, in seguito, osserverebbero le immagini del nostro amore con viziosa libidine.

- Ma è da così tanto tempo che…

- No Crystal! – la interruppe ancora il mago, indignato. – Ormai dovresti conoscermi bene e sapere come la penso!

- Sì, sì, lo so! – esclamò la maga di nuovo rifugiandosi tra le sue braccia che pazienti l'accolsero stringendola a sé. – Perdonami, ma ho tanta paura che…

Le parole si persero in soffocati sospiri sul petto del mago che, con dolcezza, un'altra volta le sfiorò la fronte con labbra ardenti. La sua donna aveva paura di perderlo di nuovo, che una lunga e penosa condanna li costringesse a restare ancora separati.

Le sollevò il viso con delicatezza osservando le nubi che, cupe, avevano oscurato il cielo dei suoi occhi, di solito screziato da raggi dorati:

- Non temere, non m'infliggeranno una condanna pesante. – mormorò, non sapendo neppure lui quale poteva essere la realtà e aggrappandosi strenuamente alle sue stesse parole.

- Io non voglio più stare senza d te! – gridò Crystal, spaventata da quella tremenda eventualità. – Se ti condannano troverò il modo per farti…

- Muffliato!

La velocità del suo incantesimo bruciò sul tempo le parole della maga, ammutolendola.

Crystal sapeva che la potenza magica di Severus gli permetteva di lanciare molti incantesimi anche privo di bacchetta, senza eccessivo sforzo, ma ad Azkaban le cose erano diverse: entrambi erano ben consapevoli che nella prigione esisteva un potente sortilegio che inibiva la magia riducendo così i detenuti, oltretutto privati della bacchetta, al rango di normali Babbani. Per questo anche il mago appariva stupito dal pieno successo dell'incantesimo che gli era scivolato fuori dalle labbra, del tutto involontario.

Eppure, l'energia magica dell'incanto che Severus aveva lanciato aveva fatto vibrare l'aria intorno a loro rivelando la perfetta riuscita dello stesso, e il mago sembrava in grado di mantenere in atto la protezione magica senza particolare difficoltà.

- Non ho mai conosciuto un altro mago potente come te! – esclamò Crystal, l'orgoglio che di nuovo riempiva di luce lo sguardo fisso nei scintillanti occhi neri di Severus.

Un silenzioso e fiero sorriso dischiuse appena le labbra sottili del mago, mentre si chinava sulla sua donna:

- Ora posso finalmente dirti quanto ti amo e quanto ti desidero! – sussurrò con passione stringendola un'altra volta a sé, il corpo eccitato a confermare le sue parole. – Pensa a me, mentre sarai nello scrigno di cristallo, mio prezioso amore, ed accarezzati… - aggiunse sfiorando piano le sue labbra in un sospiro ardente.

- No, se non lo fai anche tu. – ansimò Crystal facendo aderire il suo corpo a quello del mago, ben sapendo che Severus non avrebbe mai ceduto cercando solo una mera soddisfazione fisica, meno che mai sotto l'umiliante controllo di quella maledetta Bolla.

- Allora saranno le mie parole, colme di irrefrenabile desiderio per te, ad accarezzarti. – sussurrò con voce roca, lambendole piano le labbra con la punta della lingua, mentre girava le spalle all'infernale aggeggio così coprendo il suo sensuale atteggiamento che progressivamente si trasformò in appassionato bacio.

- Accio mantello! – ordinò allontanando appena la bocca da quella della maga per avvolgere entrambi nell'ampio manto, ancora una volta soverchiando con il suo esuberante potere magico il sortilegio inibente che lo voleva costretto alla Babbana impotenza.

Le mani del mago scivolarono roventi sul corpo della sua donna, un'incontenibile passione che bruciava il suo corpo: la strinse forte a sé alla ricerca di un'impossibile unione, le labbra a ricoprirle di baci il viso.

- Sai quanto ti voglio, Crystal, e da quanto tempo... – ansimò languido sulle sue labbra, ardenti fiamme di desiderio che sfavillavano vorticando negli occhi neri, mentre con una mano s'insinuava tra i loro corpi ad accarezzarle bramoso un seno, la stoffa leggera dell'abito che, come sempre, svaniva sotto le sue dita tremanti.

- Quanto vorrei averti tra le braccia, nuda e fremente, a incontrare il mio desiderio, - aggiunse ansante premendola contro la propria prorompente e dolorosa eccitazione, - assaporare tutta la tua pelle, calda e morbida, perdermi nel tuo corpo e inebriarmi del tuo profumo…

Crystal gemeva, le labbra brucianti sulle sue, avide e golose, mai sazie, che solo percorrevano con infuocata passione il suo viso, ma che volevano di più, molto di più: la mano di Severus scivolò lenta sul suo ventre e poi più giù, l'abito che svaniva sotto l'ardore del suo tocco.

- Vorrei farti mia, con tutta la travolgente passione del mio incontenibile desiderio, ricoprirti di baci roventi e carezzare con intensità tutto il tuo conturbante corpo… - sussurrò tra sospiri ardenti, gustando il sapore dei suoi baci, mentre la sua mano penetrava ardita tra le cosce della sua donna, nel caldo e umido anfratto che lo attendeva voglioso.

- Voglio sentirti godere, il tuo piacere che gocciola caldo tra le mie dita. Voglio impazzire di desiderio perché non posso averti… - sussurrò con impetuosa passione mordendosi le labbra, la dura erezione dolorosamente compressa nei pantaloni e le dita intrufolate in profondità nella carne fremente di Crystal, a donarle un piacere a lungo bramato.

- Sì… così amore mio, godi… nella mia mano… - mormorò a fatica, i denti a torturargli crudelmente il labbro inferiore e un inappagabile desiderio a tormentare crudelmente il suo corpo, mentre sentiva la sua donna abbandonarsi a lui, inondata dal piacere che le sue carezze le stavano donando.

- Severus… ah… amore mio, Severus!

Luce

non più stanca di vivere.

Silenzi che si fanno parole:

solo l'amore da sussurrarti. 6

Purgatorio

L'aula del Tribunale era gremita fino all'inverosimile: tutti volevano assistere al processo del mago che aveva ucciso il grande Albus Silente, volevano schernire l'orrido Mangiamorte, il viscido traditore, il crudele assassino del quale tanto aveva avuto paura, ma che, infine, era stato catturato e ridotto all'impotenza.

C'era anche chi lo conosceva, o aveva creduto di conoscere il rispettabile e severo Professore di Pozioni, che alla fine si era invece rivelato il mostro che era sempre stato, ingannando per anni chi aveva avuto a che fare con lui; c'era perfino chi aveva lavorato per lungo tempo al suo fianco, nella Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, e ancora non si capacitava, o forse non voleva credere, che avesse potuto raggirarli tutti in quel modo efferato, il Preside Silente per primo; c'era chi lo aveva frequentato quando era solo un ragazzino, ingenuo e insicuro, gli occhi bassi e sfuggenti, e che ora non riusciva proprio a riconoscerlo nel feroce assassino, dallo sguardo cupamente nero, che le prime pagine dei giornali mostravano con abbondanza da giorni; infine, c'era anche chi non lo aveva mai visto, né aveva sentito parlare di lui fino a quando non aveva commesso quell'orribile crimine, ma che ora riconosceva in lui, con totale sicurezza, l'emblema del male.

Erano tutti lì, stipati stretti sugli spalti della grande aula sotterranea del Wizengamot, spalla contro spalla, nella fremente e borbottante attesa di vedere finalmente in faccia Severus Piton, Mangiamorte e Assassino.

Il Cancelliere batté il martelletto e la porta si aprì mentre un silenzio teso scendeva sull'aula circolare.

Una figura scura emerse lenta dall'ombra con un incedere elegante e fiero, il mantello che gli ondeggiava alle spalle ed i lunghi capelli corvini che incorniciavano il volto pallido dall'espressione severa ed altera, lo sguardo intensamente nero fisso davanti a sé.

Avanzava libero, senza ferri o catene a imbrigliargli polsi e caviglie, scortato solo da un vecchio Auror zoppicante che non sembrava per nulla preoccupato del gravoso compito di controllo che gli era stato affidato.

Un mormorio allarmato si diffuse tra il pubblico: com'era possibile che un così pericoloso criminale fosse lasciato libero, e senza alcuna seria sorveglianza, tra tanta gente per bene? Avrebbe potuto facilmente rubare una bacchetta a qualcuno e fare una strage: un assassino come lui non ci avrebbe pensato neppure un istante ad ammazzare decine di persone pur di riuscire a fuggire, e non sarebbe stato certo il vecchio, dal vorticante occhio azzurro, che avrebbe potuto fermarlo e proteggere tutti loro, onesti e rispettabili maghi.

Gli spettatori seduti a margine del corridoio percorso dall'imputato, preoccupati per la propria incolumità, si spostarono di lato sulle panche, ammassandosi ancor di più contro gli altri, mentre un borbottio ostile si diffondeva, paura e odio mischiato sul volto degli astanti ed insulti sospesi nell'aria tesa.

Severus Piton procedeva con indifferente sicurezza, un impassibile pallore sul volto immobile e le labbra serrate in una sottile piega amara.

- Assassino!

- Maledetto vigliacco!

- Traditore!

Alcuni tra il pubblico levarono in alto i pugni chiedendo una giusta vendetta contro il criminale che procedeva in fiero silenzio verso la gabbia che lo attendeva al centro dell'aula.

- A morte!

- In pasto ai Dissennatori!

- Sì, il Bacio!

L'odio degli spettatori, misto alla paura, avvolgeva l'imputato come una marea montante, ma Severus Piton procedeva imperturbabile, gli occhi fissi, ora, sulla bella maga bionda che, in prima fila, lo osservava con angosciata preoccupazione.

Qualcuno sporse improvvisamente un braccio verso di lui, mostrando delle fotografie: l'imputato abbassò per un istante lo sguardo sui giovani visi sorridenti che inviavano baci. Per la frazione d'un secondo rimase immobile, senza respirare, poi strinse ancora più le labbra e rialzò gli occhi, pozzi colmi di amare e rassegnate tenebre, a incrociare brevemente l'odio di un padre:

- Li hai uccisi, maledetto! Meriti solo di morire e spero che tu soffra più di loro!

Piton sospirò appena, la negazione nel cupo dolore che albergava negli occhi neri e la colpa incisa nell'estremo pallore del viso.

- State indietro! – ordinò Moody in un ringhio, levando minaccioso la bacchetta, - Prima di condannarlo occorre processarlo!

L'imputato scosse appena il capo, rassegnato, e continuò il suo cammino. Nessuno colse l'indistinto sussurro che aleggiò appena sulle sue labbra:

- Mi dispiace… non ho potuto salvarli…

Giunse infine al centro dell'aula, dove lo attendeva una gabbia dalle sbarre sottili. Passando davanti a Crystal le rivolse un mesto sorriso che la maga ricambiò, gli occhi lucidi di lacrime d'impotenza, a fatica trattenute, per l'umiliazione che Severus aveva dovuto sopportare e che, ancora, avrebbe dovuto subire.

Moody lo fece entrare nella gabbia con rude gentilezza e, mentre batteva la bacchetta sulla serratura per bloccarla, scotendo la testa e indicando le sbarre borbottò:

- Meglio queste della sedia con le catene…

Piton fece un lieve cenno d'assenso sbattendo le palpebre e si avvicinò alle sbarre: la sua Crystal era là, così vicina che, se entrambi avessero allungato il braccio, le loro dita avrebbero potuto sfiorarsi senza difficoltà.

Il mago incrociò l'occhiata compiaciuta di Moody e stirò appena le labbra nell'accenno di uno sghembo sorriso di ringraziamento, quindi si diresse all'angolo della gabbia posto verso Crystal e strinse le fredde sbarre con le dita sottili, lo sguardo nero ardente volto verso la sua donna: l'azzurro del cielo degli occhi della maga era offuscato dalla pena di vederlo in quell'umiliante condizione, esposto agli offensivi epiteti di chi non sapeva nulla e non poteva capire quanto il mago avesse invece fatto per tutti loro, fino al punto d'arrivare a sacrificare la propria vita.

Il mormorio del pubblico era molto salito d'intensità ed era facile distinguere crude parole d'accusa, pervase di disprezzo, dirette al primo Mangiamorte che veniva processato dopo la definitiva caduta di Voldemort.

Il Cancelliere batté ripetutamente con il martello, richiedendo vanamente il silenzio, poi fu la voce stentorea di Moody a levarsi ringhiosa per sovrastare l'incollerito brontolio:

- Silenzio, per Merlino! – tuonò, - Non si può condannare a morte un uomo senza conoscere i fatti!

- E' un Mangiamorte!

- Ha assassinato Albus Silente!

- Merita solo di morire!

Il Cancelliere batté ancora il martelletto con rinnovato impeto, e con voce acuta minacciò:

- Faccio sgombrare l'aula se non torna l'ordine!

- Silenzio! – rincarò Moody, ottenendo solo un parziale successo.

Fu in quel momento che Severus Piton si avvicinò alle sbarre spostandosi verso il lato rivolto al giudice ed alzò una mano facendo segno di voler parlare.

Il silenzio piombò greve sull'aula.

- Lasciateli gridare, che mi insultino e sfoghino il loro odio. – disse con voce ferma e chiara. – E' giusto così: tanti anni fa, quando non avevo neppure vent'anni, sono realmente stato un Mangiamorte, - aggiunse con cupa amarezza, - ho ucciso vittime innocenti e ho compiuto crimini tremendi ed ora merito solo il loro disprezzo. Che sia fatta giustizia e che io paghi per le imperdonabili colpe che commisi in quel tempo.

Per un istante, gli occhi neri del mago, enormi e profondi nel volto pallido e teso, incrociarono quelli di Crystal e lei vi lesse accorati pensieri che già conosceva fin troppo bene.

Sapeva che Severus riteneva che i suoi delitti fossero irreparabili e nessun verdetto d'assoluzione, già ottenuto in passato e che ancora avrebbe potuto ricevere da quello stesso tribunale, avrebbe mai potuto convincerlo che, con tutto quello che aveva fatto per la causa durante tanti anni, mettendo continuamente a repentaglio la propria vita, anche lui si era infine meritato il perdono per le colpe un tempo commesse.

Severus Piton scrollò il capo e cedette ad un lungo ed amaro sospiro, quindi strinse forte le sbarre della gabbia, lo sguardo cupo perso nelle oscure tenebre che ancora lo tormentavano, e continuò:

- Per questo sono colpevole, per ciò che commisi in quel passato lontano, ed ogni mio rimorso o pentimento nulla vale, ora, per ripagare le vite che spezzai allora. – concluse il mago, gli occhi neri, ardenti di dignitoso dolore, che brillavano nel volto esangue e severo, le labbra sottili di nuovo strettamente serrate.

Un boato, misto di odio feroce e di ira impotente, si levò dagli spettatori mentre l'imputato manteneva lo sguardo fermo davanti a sé, di nuovo impassibile, pronto a pagare per colpe lontane già più volte espiate con l'atroce sofferenza dei suoi rimorsi.

- Silenzio, silenzio! – urlò inutilmente il Cancellare cercando di arginare la marea montante.

- A morte, subito!

- Assassino!

In quel putiferio, che stava diventando incontrollabile e rischiava di mettere a repentaglio l'incolumità dell'accusato, il Giudice si alzò e puntò la bacchetta contro la propria gola:

- Sonorus! – disse pacato, la voce, amplificata dall'incantesimo, che con facilità sovrastava tutte le grida e gli insulti che vagavano nell'aria, - Severus Piton non può essere condannato per crimini commessi quasi venti anni fa, quando è stato un Mangiamorte, perché è già stato a suo tempo processato per quei reati da questo stesso Tribunale che lo assolse sulla base delle precise dichiarazioni di Albus Silente da cui risultò che l'imputato, dopo aver ricusato in modo pieno e completo i malvagi ideali dei Mangiamorte, mise ripetutamente a repentaglio la propria vita svolgendo funzioni di spia a danno del cosiddetto Lord Voldemort e fornendo preziose informazioni alla nostra parte.

- Però ora Silente è morto! – gridò una voce carica di astioso sarcasmo.

- E l'ha ammazzato proprio quello spietato assassino! – rincarò un'altra voce colma di disprezzo.

- Il vecchio l'aveva salvato e quel traditore l'ha freddamente ucciso!

- Basta! – esclamò il Giudice, di nuovo sovrastando ogni urlo degli spettatori, - O sarò costretto a togliervi la voce. – minacciò levando intimidatorio la bacchetta.

Le grida cessarono e, lentamente, l'ordine tornò silenzioso nell'aula.

Severus Piton era in piedi, pallido e immobile, lo sguardo nero smarrito nelle insanguinate tenebre del suo Passato.

Cominciarono a sfilare i testimoni dell'accusa e più volte, mentre dal loro podio sopraelevato rilasciavano sommarie deposizioni su reati accaduti quasi vent'anni prima, Giudice e Cancelliere dovettero intervenire per ristabilire l'ordine.

Ad ogni nuova accusa, al racconto di un altro crimine, alla testimonianza su un ulteriore delitto, dalla sottile linea delle labbra strettamente serrate di Severus Piton sfuggiva un gemito, dissimulato in un amaro sospiro, e le sue mani si stringevano un poco di più attorno alle sbarre, finché la presa delle sue dita sul freddo metallo si fece ferrea ed i suoi occhi neri non furono che cupa e oscura tenebra che sembrava non avere fine.

Innumero fiume senz'acqua – solo gente e cose,

paurosamente senz'acqua!

Suonano tamburi lontani nel mio orecchio,

e non so se vedo il fiume, se odo i tamburi,

come se non potessi udire e vedere nello stesso tempo!

Tutto confuso, tutto mescolato con corpi, con sangui,

tutto un solo fiume, una sola onda, un solo miserabile

orrore.

Sì, fui colpevole di tutto, fui il soldato-tutti-loro

che uccise, violò, bruciò, spezzò,

fui io e la mia vergogna e il mio rimorso con

un'ombra difforme

passeggiano per tutto il mondo come Asvero,7

ma dietro i miei passi risuonano passi della grandezza

dell'infinito.

E una paura fisica di incontrare Dio mi fa chiudere gli

occhi all'improvviso.

Cristo assurdo dell'espiazione di tutti i delitti e di tutte

le violenze,

la mia croce è dentro di me, aspra, scottante, tagliente,

e tutto fa male nella mia anima estesa come un Universo.

Capitano, comandai di fucilare i contadini tremanti,

lasciai violare le figlie di tutti i padri legati ad alberi,

adesso ho visto che fu nel mio cuore che tutto questo

accadde,

e tutto scotta e soffoca e non mi posso muovere senza

che tutto questo sia lo stesso.

Dio abbia pietà di me che non ne ebbi per nessuno!8

Crystal stava osservando affranta Severus e fu investita con forza da tutta la sofferenza che il mago provava sentendo ripetere ciò che di terribile aveva compiuto, o aveva lasciato che fosse perpetrato, in quegli anni ormai lontani.

Sapeva bene che Severus considerava la sua vita un troppo irrisorio prezzo rispetto a tutte quelle che a causa sua erano state spezzate e che lui, in nessun modo, poteva più rendere ai congiunti che ne erano per sempre stati privati. Da quel tempo lontano, il mago aveva ritenuto d'aver perso ogni diritto ad essere felice: per quel motivo aveva rinunciato a vivere richiudendosi nel suo sotterraneo e impiegando ogni sua risorsa per imparare a mentire a Voldemort, così da riuscire a servire al meglio la causa inseguendo una tardiva e vana redenzione.

La maga invocò piano, in un sussurro carico di dolore, il nome dell'uomo che amava, gli occhi azzurri lucidi di pianto impotente a lenire le sue pene e tese il braccio verso di lui cercando di sfiorare quelle dita sottili che sembravano ormai fuse con il metallo.

Quanto desiderava poterlo stringere a sé e confortarlo, restituendogli la speranza che sembrava aver completamente perduto!

Severus la guardò e, poco per volta, sembrò ritornare faticosamente a galla dal torbido pozzo di quel Passato lontano nel quale era inesorabilmente sprofondato, spinto giù dai suoi rimorsi, annegato fra le sue imperdonabili colpe, il dolore inciso in ogni ruga che solcava il suo pallido viso.

Lentamente allentò la presa sulle sbarre, poi spostò la mano e la tese incerta verso Crystal, le loro dita dapprima a sfiorarsi piano e poi a intrecciarsi strette, mentre i loro sguardi restavano incatenati, giorno luminoso di lacrime e notte di profonda e sofferente tenebra.

Nel pomeriggio, infine, fu il turno dei testimoni della difesa che più volte furono chiamati sul podio a raccontare con precisione e dovizia di particolari i recenti fatti cui avevano direttamente assistito.

La prima fu Minerva McGranitt, il viso teso e la voce resa acuta dalla dolorosa tensione che aveva accumulato ascoltando le orribili deposizioni del mattino.

Prima di parlare rivolse un lungo sguardo, denso d'accorato affetto, al suo studente d'un tempo, e all'uomo di adesso, angosciato, di cui conosceva bene l'atroce dolore e l'intenso rimorso: i suoi grandi occhi neri erano pozzi d'incommensurabile disperazione, che nulla sembrava potesse mai più lenire.

L'anziana insegnante rivelò cos'era accaduto la notte del ritorno di Voldemort, tre anni prima, come Severus Piton era stato da lui ferocemente torturato e ridotto in fin di vita da una tremenda maledizione, salvato solo dall'irremovibile ostinazione di Silente; con voce commossa riferì come il mago, appena ritornato da quel terribile incontro con l'Oscuro Signore, con straziante sforzo e la voce ridotta a un flebile sussurro che si faceva strada a fatica tra rantoli di dolore, mentre ancora soffriva per i supplizi subiti ed era debolissimo per tutto il sangue perduto, avesse orgogliosamente riferito le essenziali informazioni che avevano permesso al Preside di riorganizzare in modo efficacie l'Ordine della Fenice. 9

- Non ho mai conosciuto un uomo coraggioso come Severus Piton! – esclamò l'anziana maga, gli occhi colmi di lacrime.

Sulla platea degli ascoltatori, così rumorosi e indisciplinati il mattino, scese un silenzio incredulo, denso d'orrore, mentre sui loro volti si disegnavano in successione espressioni di paura, raccapriccio, stupore e ammirazione, lasciando chiaramente leggere quanto l'evento narrato con crude parole dall'anziana insegnante li avesse intensamente impressionati.

Minerva McGranitt spiegò come l'imputato avesse imparato a mentire a Voldemort grazie anche agli allenamenti che per ben quattordici anni aveva costantemente ripetuto con Silente stesso, preordinati proprio a fronteggiare il ritorno di Voldemort che entrambi sembravano aspettarsi.

Nel silenzio sempre più scettico del pubblico, che riteneva impossibile mentire al più grande Legilimante del loro mondo, Minerva McGranitt riferì con precisione circa il modo in cui l'imputato le aveva dimostrato di saper raccontare, in modo assolutamente convincente, anche la più inverosimile delle menzogne: rievocò quando Severus Piton l'aveva invitata a leggere nei suoi pensieri l'assassinio di se stessa, narrò con vibrante emozione d'essersi vista giacere morta in un lago di sangue, lui che l'osservava con un ghigno orribile sul volto mentre si rigirava fra le mani, dalle quali ancora gocciolava il suo sangue, il coltello con cui l'aveva uccisa.

Esclamazioni di stupore ruppero a tratti il silenzio, lo sbigottimento dipinto su un volto, la meraviglia su un altro, la diffidenza su un altro ancora.

Crystal contemplava Severus con innamorato orgoglio mentre il mago manteneva un'espressione impenetrabile, gli occhi neri che brillavano intensamente nel volto pallido.

Poi fu la volta di Remus Lupin che, con un sereno sorriso sul volto ancora stanco e provato dagli ultimi avvenimenti, raccontò di come l'imputato avesse sempre egregiamente svolto il compito di spia a favore di Silente, rischiando la vita fin dalla tremenda notte in cui Voldemort era ritornato, e poi continuando a farlo anche dopo aver ucciso il Preside.

Il mago confermò, con affermazioni sicure, simili a quelle usate da Minerva e basate sulla sua personale esperienza, che Severus Piton era perfettamente in grado di mentire, indubbiamente anche a Voldemort: sapeva creare nella propria mente immagini totalmente credibili di avvenimenti che lui, Remus, sapeva con assoluta certezza che non erano mai avvenuti.10 Spiegò che solo con lunghi anni di allenamento, fatto con l'aiuto di Silente, l'imputato era riuscito a raggiungere quello strabiliante risultato, ma al caro prezzo di dover quasi rinnegare la propria umanità per seppellirla sotto la sgradevole maschera di gelida impassibilità che gli permetteva di mantenere il pieno controllo dei propri pensieri ed emozioni, e tutto al solo fine di riuscire ad ingannare Voldemort per continuare a svolgere in modo esemplare il suo ruolo di spia.

Remus Lupin si dimostrò assolutamente certo di ciò che affermava perché Severus Piton glielo aveva dimostrato mentendo proprio sulla morte della donna che amava immensamente e che aveva infine sposato: Crystal Storm.

Remus cercò gli occhi neri e ardenti di Severus per sondare ancora una volta l'immenso amore del mago per la sua donna: sapeva con certezza che era disposto a tutto per Crystal.

I loro sguardi s'incontrarono per un lungo ed intenso istante, quindi Remus Lupin sorrise dolcemente e riprese a parlare, con sempre più fervore.

Raccontò di come avesse letto un appassionato amore negli occhi dell'imputato, solitamente neri cristalli impenetrabili per chiunque, di quali struggenti emozioni albergassero nel cuore di un mago che tutti ritenevano invece gelidamente indifferente e di quanto gravemente si sbagliasse chiunque, come anche lui stesso un tempo, lo reputava incapace di amare.

Remus era perfettamente conscio che in quel momento gli occhi di Severus erano carichi di minacciosi fulmini diretti contro di sé: sapeva bene di meritarlo, perché stava invadendo in modo intollerabile la sua riservata intimità.

Ma doveva farlo: era essenziale dimostrare alla Corte che Severus Piton non era affatto un impassibile essere di ghiaccio, bensì un uomo dalla profonda, seppur celata umanità, che sapeva provare potenti emozioni, anche e soprattutto d'amore.

- Severus Piton, per quanto io non l'avessi mai creduto possibile, è un uomo che sa amare con un'incredibile intensità! – asserì Lupin con enfasi.

Ancora la sorpresa serpeggiò fra il pubblico, in sguardi sbalorditi scambiati fra amici, parenti ed innamorati, che poi conversero tutti sull'imputato che, con un appassionato ed ardente sguardo nero, stava rimirando la sua donna che, con languida dolcezza, lo ricambiava tendendo ancora la mano verso le sbarre che, crudeli, li dividevano.

Le loro mani si sfiorarono appena in una delicata carezza, piena d'amore, e Severus Piton sospirò socchiudendo gli occhi; poi rimase immobile, il respiro come sospeso e le dita morbidamente intrecciate a quelle della sua Crystal.

Remus Lupin sorrise soddisfatto e riprese a parlare: raccontò di tutte le preziose informazioni carpite a Voldemort dall'imputato e poi trasmesse all'Ordine da sua moglie, grazie alle quali numerose persone, intere famiglie addirittura, si erano potute salvare sottraendosi in tempo agli attacchi dei Mangiamorte. Spiegò che Severus Piton aveva rischiato ogni giorno la propria esistenza, senza mai risparmiarsi, per cercare di ripagare tutte le vite che un tempo, anche a causa sua, erano state inesorabilmente spezzate.

Alastor Moody confermò le parole del precedente teste sostenendo la piena validità e veridicità delle informazioni che l'imputato, dopo la morte di Silente, aveva sempre fornito loro tramite sua moglie, quando ancora nessun altro era in contatto con lui e poi, ancor di più, ribadì il valore dei suoi dettagliati rapporti spionistici quando Lupin e McGranitt avevano cominciato a fare direttamente da tramite, all'insaputa dello stesso Moody. Era stato proprio in base alle informazioni ricevute che l'Ordine, più di una volta, era riuscito a mettere in salvo maghi e Babbani minacciati dai Mangiamorte, sconfiggendo e catturando diversi di questi ultimi.

- Senza l'insostituibile aiuto di Severus Piton non avremmo mai sconfitto Voldemort! – affermò con decisione.

La sicurezza di Alastor Moody e la sua piena autorevolezza, in fin dei conti era lui il capo dell'Ordine della Fenice dopo la morte del grande Albus Silente, sembravano aver fatto breccia negli ascoltatori.

Indipendentemente dai tremendi crimini che Severus Piton aveva spontaneamente ammesso d'aver commesso in un passato ormai lontano, seppure nell'arco di un breve periodo, era ormai inoppugnabile che negli ultimi anni l'imputato avesse ripetutamente messo a repentaglio la propria vita per passare importanti informazioni a Silente prima e a Moody poi, anche quando quest'ultimo non si fidava affatto di lui.

Tutti apparivano oltremodo interessati a scoprire cosa si nascondeva dietro quel mago dall'aspetto dolorosamente cupo, ma che non aveva mai abbassato il capo un solo istante, neppure quando contro di lui erano state rivolte le accuse più infamanti e gli insulti più oltraggiosi, ed i cui occhi neri, ora, scintillavano a tratti e risplendevano di una luce particolare quando incontrava lo sguardo della moglie che, sempre, era ansiosamente puntato su di lui.

La maga allungava spesso il braccio a sfiorargli con dolcezza la mano che lui teneva sporta fuori dalle sbarre: luce e tenebre vorticavano fondendosi nei loro sguardi in quei lunghi e silenziosi momenti, delicati incontri d'amore pieni di passione trattenuta.

Poi, nuove parole fluivano dalle labbra dei testimoni a rompere l'incanto: il mago sospirava piano e socchiudeva un attimo gli occhi, quindi induriva lo sguardo, che tornava freddo e imperscrutabile.

E ritraeva la mano.

Fino al momento successivo in cui la maga, ancora, sussurrava a fior di labbra il suo nome e nuove fiamme avvampavano, solo per un istante incontrollate, in quegli occhi profondamente neri, e per un breve momento l'amore sovrastava il dolore riempiendo di luce la tenebra del suo sguardo mentre lei gli sorrideva felice, quasi dimentica del luogo in cui si trovavano.

Al banco dei testimoni, in quel momento, era stata chiamata Hermione Granger.

Piton sollevò lo sguardo a incontrare quello della studentessa, un poco intimorita d'essere al centro dell'attenzione di così tanta folla, ma ben decisa a rendere la testimonianza determinante del processo, tesa a dimostrare con logica inconfutabile che Severus Piton era stato l'elemento chiave della sconfitta di Voldemort.

Prima che la studentessa iniziasse a parlare, il mago la fissò a lungo, gli occhi scintillanti e il respiro trattenuto, infine accennò appena ad un sorriso di paterno incoraggiamento.

Hermione Granger prese un bel respiro e cominciò con voce esile e incerta.

- Il Professor Piton è stato l'elemento decisivo che ha permesso di individuare e distruggere gli Horcrux, rendendo quindi possibile la morte di Voldemort.

Dopo un primo mormorio serpeggiante, tra la folla calò l'irrequieto silenzio di chi all'improvviso comprende che qualcosa di essenziale gli è troppo a lungo sfuggito.

- Signorina Granger, vuole per favore spiegare alla Corte – chiese il giudice scandendo bene le parole, - che cos'è un Horcrux?

Negli occhi nocciola di Hermione ci fu un improvviso guizzo, mentre l'interesse riguardo alla testimone cresceva spasmodico, alimentato dai mormorii densi d'orrore da parte di quei pochi maghi che già sapevano cosa fosse un Horcrux.

Per la diligente studentessa quella richiesta di spiegazioni era meglio di un invito a nozze: di colpo ogni accenno di timidezza l'abbandonò e, con voce sicura e chiara, cominciò a snocciolare in rigoroso ordine logico tutte le informazioni necessarie a comprendere cos'era un Horcrux, come si creava, a cosa serviva e quali insormontabili difficoltà dovevano essere superate per distruggerlo. Infine concluse affermando:

- Voldemort lacerò più volte la sua anima creando ben sei Horcrux: il primo fu distrutto da Harry Potter nella Camera dei Segreti, cinque anni fa. Il secondo lo distrusse il Preside Silente, due anni or sono, rischiando di morire. Fu salvato dal Professor Piton, ma riportò una terribile ferita alla mano, quella che sembrava avvizzita e bruciata: era una Maledizione Oscura che, con lenta ma inesorabile progressione, lo stava uccidendo e che il professor Piton, con il suo provvidenziale intervento, riuscì solo a intrappolare temporaneamente nella mano del Preside, rallentandone il decorso. Ma il Preside era comunque condannato a morire nel giro di un anno!

La sorpresa aveva congelato ogni reazione del pubblico che, sempre più attonito, pendeva dalle labbra della ragazza.

Hermione narrò come il Professo Piton li avesse aiutati a individuare i vari Horcrux: il medaglione di Serpeverde, la coppa di Tassorosso e il libro di Corvonero. In particolare, si dilungò sul racconto della tremenda notte in cui, insieme al Professore, si era recata nel Nemeton di Ylith Fhaad e il mago, ancora una volta rischiando coraggiosamente la propria vita, aveva affrontato e debellato le insidiose difese dell'Horcrux rendendo così possibile per Harry Potter distruggerlo senza dover correre mortali pericoli.

Infine, fu chiamato al banco dei testimoni proprio il Ragazzo Sopravvissuto, l'Eroe che aveva salvato il mondo magico. L'aula fu percorsa da sonore ed eccitate acclamazioni di giubilo.

Harry sembrava a disagio, infastidito dalla fama che lo attorniava e che sapeva di meritarsi solo in parte. Il mago che, in realtà, avrebbe pienamente meritato quegli applausi, era invece relegato in una gabbia ed aveva più volte subito gli oltraggi degli astanti.

Desolato, Harry scrollò i riccioli ribelli, sempre ostinatamente spettinati, chiedendosi come avrebbe potuto far comprendere che il vero eroe, colui che in realtà aveva salvato il loro mondo sottraendolo agli oscuri artigli di Voldemort, era il pallido ed orgoglioso mago per il quale il mattino avevano tutti a gran voce invocato una spietata morte.

Per un istante gli occhi verdi di Harry s'immersero nelle nere profondità delle iridi del Professore che tanto a lungo aveva odiato, ma sul quale, alla fine, anche grazie all'intelligente aiuto di Hermione, aveva scoperto la verità: Severus Piton era sempre stato dalla sua parte, per anni aveva rischiato ogni giorno la vita per proteggerlo e per permettergli di sconfiggere Voldemort.

L'imputato lo guardava, gli occhi neri scintillanti e alteri, le labbra orgogliosamente serrate: Harry sapeva che Piton non avrebbe mai detto nulla a proprio difesa.

Doveva essere lui a parlare, a raccontare la verità. A lui, al Prescelto, all'indiscusso Eroe, tutti avrebbero creduto.

Solo Harry Potter poteva riabilitare l'onore dell'odiata figura di Severus Piton, l'esecrato assassino del grande Albus Silente.

E l'anima di Severus Piton, quella che il mago aveva volontariamente lacerato per obbedire agli ordini di Albus Silente, sarebbe stata salva.

Harry resse con fermezza lo sguardo, duro e profondo, del Professore che aveva a lungo odiato: ora era pronto.

- Il Professor Piton ha distrutto l'ultimo Horcrux di Voldemort, il temibile serpente Nagini, sapendo con certezza che quel suo coraggioso gesto lo avrebbe irrimediabilmente condotto alla morte! – esclamò Harry senza preamboli, con voce squillante. – Lo ha fatto davanti a Voldemort, dopo avergli sputato in faccia la sua orgogliosa verità, rivelandogli infine che, da sempre, la sua lealtà era stata rivolta esclusivamente a favore di Albus Silente!

Harry non poté fare a meno di volgere lo sguardo verso il suo Professore: non avevano mai avuto occasione di parlarsi, dopo quella notte in cui ognuno dei due aveva coraggiosamente sacrificato la vita per l'altro.

Avrebbe potuto parlargli, mentre Piton era rinchiuso ad Azkaban, proprio come aveva fatto Hermione, ma erano accadute troppe cose in pochi giorni e non aveva avuto il tempo, e forse nemmeno la forza, di affrontare l'uomo cui doveva la vita, e per il quale, incredibilmente, si era trovato a mettere in gioco la propria.

Il Professor Piton continuava a guardarlo fisso, gli occhi tremendamente neri nel volto pallido, scintillanti come fiere stelle in una oscura notte senza fondo.

- Conosco bene le mortali difese che un Horcrux sa mettere in atto e lui era troppo vicino per sfuggirgli, così ho cercato di aiutarlo con il più potente Protego che sono riuscito ad evocare. – spiegò Harry con la stessa tensione che quella notte lo aveva assalito. – Ma, così facendo, ho stupidamente scoperto il fianco all'attacco di Voldemort!

Ancora, Harry fissò il Professore e si sentì come sempre trafitto dal suo guardo penetrante: quella notte sapeva d'aver commesso un irreparabile errore. Eppure, nonostante tutto, era ancora vivo.

Perché Piton, ancora una volta, aveva rinunciato a proteggere se stesso per difendere lui. Ricordava fin troppo bene l'espressione d'ira che si era delineata per un fuggevole istante sul volto pallido del suo insegnante, poi l'improvviso e fulmineo cambio di atteggiamento e la letale determinazione con la quale aveva modificato la mira del suo sortilegio, non più per proteggere se stesso, bensì per impedire a Voldemort di uccidere il ragazzo che una profezia aveva eletto a salvatore del loro mondo.

- Il Professor Piton se n'è subito accorto e, invece di proteggere se stesso dal mortale attacco dell'Horcrux, ha eroicamente diretto il suo potente sortilegio contro l'Avada Kedavra che Voldemort stava lanciando contro di me!

- Ma non esistono sortilegi conosciuti che possono annullare l'Avada Kedavra! - obiettò il Giudice.

Nel silenzio teso che era caduto sull'aula, Hermione Granger si alzò in piedi e, con voce risoluta, spiegò:

- Il Professor Piton ha solo cercato di deviare e rallentare l'Avada Kedavra diretto contro Harry: poco tempo prima mi aveva spiegato la tua tesi, che quella notte si rivelò esatta, circa il fatto che il frammento d'anima che risiedeva in Voldemort fosse stato distrutto al tempo in cui cercò di uccidere Harry, quando era solo un bambino.

Hermione riprese fiato nel greve silenzio dell'aula, lanciò una fuggevole occhiata al Professore che aveva imparato a stimare profondamente, di cui colse l'orgoglioso lampo nello sguardo, e continuò:

- Mentre il Professor Piton rinunciava a difendersi dall'Horcrux, permettendo quindi che le micidiali difese dello stesso lo colpissero, Nagini esplodeva portando con sé la contemporanea distruzione dell'ultimo brandello d'anima che teneva in vita Voldemort. In quello stesso istante sono svaniti anche i letali effetti del suo Avada Kedavra contro Harry che, per questo, è rimasto illeso!

- Ma Severus Piton non è stato ucciso dalle difese dell'Horcrux! – confutò ancora il Giudice.

Fu la volta di Minerva McGranitt di alzarsi nell'allibito silenzio dell'affollata aula e dichiarare, con voce chiara:

- Severus Piton è stato colpito in pieno dal maleficio difensivo di Nagini ed è stato sbalzato contro i primi alberi della Foresta Proibita.

La maga per un istante incontrò lo sguardo di Crystal e vi lesse l'angoscia di quel tremendo ricordo:

- Sembrava morto. – sussurrò piano Minerva, - mentre sua moglie lo abbracciava piangendo disperata. Poi è arrivata Fanny, la fenice di Albus Silente, che ha pianto per lui le sue miracolose lacrime, restituendolo alla vita.

Seguì un lungo silenzio, che parve non finire mai.

Infine, Minerva McGranitt, gli occhi fissi nelle scintillanti iridi nere di Severus Piton, completò la sua testimonianza:

- La Fenice piange solo di sua spontanea volontà e Fanny, il famiglio di Albus Silente, ha pianto per l'uomo che voi tutti erroneamente credete sia stato il suo assassino!

La prima, infinita, interminabile e tremenda giornata di processo si era conclusa e il numeroso pubblico era lentamente sfollato in un chiacchiericcio intenso e colmo di sbalordite esclamazioni, i visi curiosi rivolti verso quel misterioso mago cui dovevano la libertà dall'oscuro e pericoloso potere di Voldemort.

Un assassino, forse.

Oppure un misconosciuto eroe.

Una volta rimasti soli nell'aula, il mago sempre rinchiuso nella gabbia, Crystal aveva allungato ancora la mano a sfiorargli le dita con tenero amore ed erano rimasti a lungo a guardarsi, muti, con Alastor rigidamente imbarazzato al loro fianco.

Infine, il vecchio Auror si era deciso ad aprire la recinzione e la maga era volata tra le braccia di Severus, cuore contro cuore, le labbra appassionate sulle sue, le guancie rigate dalle lacrime per tutto il giorno trattenute perché sapeva che era quello che il mago si aspettava da lei.

Un lungo bacio, infuocato, e un sospiro ardente a soffiare su quelle amare lacrime:

- Ti amo Crystal!

Severus era di nuovo solo nella sua cella, l'oscurità intorno a lui, ma nelle sue iridi nere brillavano fiamme d'amore e di speranza che neppure i Dissennatori avrebbero mai potuto sottrargli.

Sospirò piano, le mani a coprirgli il viso, cercando ancora una volta il profumo di Crystal fra le sue dita.

All'improvviso la porta si aprì e il mago si alzò di scatto:

- Crystal!

L'esile figura entrò nella cella, incerta, avvolta da un elegante mantello grigio perla, i corti capelli biondi illuminati dai lampi che, come sempre, straziavano il nero opaco del cielo sopra la tetra fortezza di Azkaban.

- Draco… - sussurrò con affetto aprendo le braccia.

Il ragazzo si lasciò avvolgere da quel rude abbraccio che per la prima volta aveva conosciuto in una notte di orrore, giusto un anno prima, quando il mago aveva sacrificato la propria anima per salvare la sua.

- Cosa ci fai qui, – gli domandò poi aspro, scostandolo da sé, - in questo luogo orrendo? E dov'è Narcissa?

Il sorriso di Draco era triste e rassegnato sul volto pallido dai nobili lineamenti:

- La mamma è rimasta fuori. E venuta qua fin troppe volte, due anni fa… ed anch'io conosco molto bene questo posto spaventoso. – rispose il ragazzo con un lieve tremito. – Ma da Lei i Dissennatori non vengono, vero Professore?

Piton gli strinse con forza una spalla:

- No, niente Dissennatori per me: sono un prigioniero "raccomandato". – sussurrò, pensando che Lucius, nonostante tutti i suoi soldi, non aveva avuto la sua stessa fortuna e per un anno aveva dovuto cercare di sopravvivere tra quegli avidi succhiatori di felicità.

Draco assentì, sollevato:

- Sì, la Signorina Storm… ehm, sua moglie, lo aveva detto alla mamma. Ma volevo esserne sicuro. – rispose stringendosi nel mantello.

- Cosa sei venuto a fare, Draco? – chiese ancora il mago.

- Domani dovrò testimoniare…

Piton annuì.

- A suo favore, naturalmente.

Il mago sorrise appena: non gli era certo difficile immaginare quale sarebbe stato l'argomento della testimonianza del ragazzo e sapeva bene quanta pena Draco avrebbe provato ricordando i fatti di quella notte tremenda.

E il lancinante dolore da cui lui stesso sarebbe stato trafitto, messo a nudo davanti a quella folla bramosa di carpire la sua intimità, il suo profondo affetto per Albus dato in pasto a tutti quanti e presto trascritto con impietose lettere cubitali sulle prime pagine dei giornali.

Chiuse gli occhi e strinse i denti.

Avrebbe sopportato anche quello.

In fondo, non era nulla rispetto agli atroci brindisi cui era stato costretto da Voldemort in quella notte di lacerante sofferenza, di nuovo precipitato nell'orrore di un Inferno che aveva creduto senza fondo e senza possibilità di ritorno.

Invece era lì, nella paurosa Azkaban che, in confronto, pareva quasi un benevolo Purgatorio, un breve tragitto ancora da percorrere per raggiungere il Paradiso dello sguardo di Crystal.

Riaprì gli occhi, scintillanti di nera speranza.

Sì, ce l'avrebbe fatta.

E anche Draco avrebbe superato quella difficile prova.

- Sei un ragazzo in gamba. – mormorò a fatica, imponendosi di continuare.

Com'era difficile dirlo.

Eppure doveva farlo. Lucius si era sacrificato per salvargli la vita ed al ragazzo era rimasto solo lui.

Nessun altro avrebbe più potuto dirglielo, non come un padre, orgoglioso del proprio figlio.

– Lo sai che ti voglio bene, Draco, come a un figlio… - sussurrò piano guardandolo negli occhi lucidi di lacrime trattenute.

- Mi è rimasto solo Lei! – esclamò il ragazzo soffocando i singulti sul petto del mago che, di nuovo, lo accolse stringendolo forte in un paterno abbraccio.

Draco aveva diritto a sapere com'era morto suo padre e solo lui poteva raccontarglielo: nemmeno Remus e Crystal, che pure erano vicini, potevano aver visto e compreso a pieno il sacrificio di Lucius.

Né potevano aver sentito l'ultima parola che, con un sussurro accorato, l'invocazione del padre per il nome del figlio, Lucius aveva pronunciato mentre volontariamente andava incontro, al suo posto, al fatale raggio dell'Avada Kedavra.

Con delicatezza lo sciolse dall'abbraccio e di nuovo lo fissò negli occhi, pallido argento colmo di composta pena.

- Tuo padre, Draco…

- E' morto tra i Mangiamorte! – lo interruppe il ragazzo, sconsolato. – Come sempre ha vissuto.

Severus scosse il capo, mesto:

- No, non è così, Draco, non è questa la verità. – sospirò.

Il ragazzo spalancò gli occhi, confuso:

- Ma tutti dicono…

Il mago scosse ancora la testa, con sicurezza:

- Tuo padre mi è sempre stato amico e ha sacrificato la sua vita per salvarmi. – affermò con fierezza davanti allo stupore del giovane. – Si è volontariamente frapposto tra me e l'Avada Kedavra lanciato da quella pazza di tua zia Bellatrix!

Draco lo guardò, la bocca appena dischiusa, immobile, senza respirare.

- Tuo padre è morto con dignità e coraggio.

Una lacrima scese, lenta, sul volto immobile di Draco e il mago fu certo che quella era la prima lacrima che il ragazzo piangeva per la morte di suo padre.

Ora che poteva farlo, ora che la sua memoria era di nuovo sacra per lui.

Severus si morse piano un labbro.

Non gli avrebbe detto che Lucius era morto con il suo nome sulle labbra, che si era sacrificato per ricambiare l'amico che, un anno prima, aveva protetto suo figlio salvando la sua anima dalla terribile lacerazione dell'omicidio, che lui e Lucius conoscevano fin troppo bene e che un padre mai avrebbe voluto per suo figlio.

No, non glielo avrebbe detto, non quella sera.

Ma sarebbe venuto il momento anche per quella dolorosa rivelazione e Draco avrebbe saputo affrontarla.

Ormai era un uomo: lo era diventato in quella notte tremenda, un anno prima, alla verde luce di un Avada Kedavra scagliato solo per amore.

In onore di Severus Piton

Il sole era sorto, finalmente: là in fondo, invisibile, celato dietro le nuvole cupe e gonfie di pioggia che da nere s'erano rischiarate d'un diafano grigiore.

L'aveva atteso per tutta la notte, seduto composto e immobile sulla panca, la schiena rigidamente appoggiata alla fredda parete, accerchiato dai lamenti degli altri prigionieri, fissando la luce accecante dei lampi che a tratti trafiggeva il cielo nero e senza fine.

L'alba grigia e senza luce di Azkaban.

Eppure il sole risplendeva nel nero profondo ed infinito dei suoi occhi, insieme alla speranza di un domani che ancora poteva esistere, perfino per lui, nonostante il suo passato.

Le dita sottili accarezzarono piano l'avambraccio sinistro, la pelle candida tesa in una cicatrice che sembrava svanire ogni giorno di più, pallida e sfocata, confuso ricordo d'un orrido marchio di schiavitù contro il quale aveva a lungo combattuto, rinnegando a priori il proprio diritto a vivere fin da quando si era rintanato nel suo buio e freddo sotterraneo e aveva dedicato la sua esistenza alla causa di Silente, pronto a morire in qualsiasi momento.

E per lunghi e dolorosi istanti aveva proprio creduto d'essere morto, trafitto dalle acuminate folgori verdi esplose dal corpo di Nagini, che lui stesso aveva distrutto con orgoglioso coraggio.

Invece, era stato proprio quello il momento in cui, realmente, aveva ripreso a vivere, infine libero dalla sua oscura schiavitù.

Severus trasse un ardente sospiro: quella sarebbe stata l'ultima alba triste senza la sua Crystal?

La dura prova è ormai alla fine:
mio cuore, sorridi al domani.

Son passati i giorni angosciosi,
quando ero triste fino al pianto.

Anima mia, ancora un poco,
non stare a contare gli istanti.

Ho letto le parole amare,
e ho bandito le oscure chimere.

Gli occhi non possono vederla
a causa di un dovere doloroso,

l'orecchio è ansioso di ascoltare
le note d'oro della sua voce tenera,

tutto il mio essere e il mio amore
acclamano il giorno felice

in cui, unico sogno, unico pensiero,
ritornerà da me la fidanzata.
11

La grande aula circolare del Wizengamot era, se possibile, ancor più gremita di folla del giorno prima e tutti attendevano, in rispettoso silenzio, l'ingresso dell'imputato che, dopo le deposizioni del pomeriggio precedente, si era guadagnato l'ammirazione di tutti coloro per i quali era stato pronto a dare la vita.

Le prime pagine dei giornali erano piene delle sue fotografie, sempre pallido e immobile, in atteggiamento severo e con gli occhi tenebrosamente neri. La maggior parte degli articoli riportava le testimonianze a sua difesa, quelle incerte e sommarie dei testimoni che l'accusavano già dimenticate e completamente confutate dalle deposizioni successive che lo avevano descritto come il vero artefice della morte di Voldemort, l'eroe che aveva sacrificato la vita per distruggere l'ultimo maledetto brandello d'anima che teneva in vita quel mostro.

Eppure, la parola eroe abbinata al suo nome ancora stonava e sembrava ingiusta per l'uomo che, ad ogni modo, aveva ucciso il grande Albus Silente.

Del resto, la giovane teste Granger aveva giurato con sicurezza che Silente era condannato a morire da una Maledizione Oscura da cui solo Severus Piton, sì, incredibile, proprio l'imputato, l'aveva temporaneamente salvato. E anche Harry Potter, il Prescelto, l'Eroe indiscusso, aveva confermato la veridicità di quel salvataggio, che il Preside stesso gli aveva a suo tempo rivelato.

La fenice del Preside, poi, aveva pianto le sue miracolose lacrime per lui, restituendolo alla vita, inconfutabile prova che l'imputato non poteva aver ucciso la vittima che, però, era indubbiamente morta per mano sua.

Insomma, il mistero appariva inestricabile e l'interesse era al parossismo.

La porta laterale si aprì e Severus Piton apparve dall'ombra, tenebrosamente oscuro, sempre con il suo passo sicuro ed elegante e il lungo mantello nero che fluttuava in sinuose volute, fieramente scortato dallo zoppicante Alastor Moody.

Il suo viso, oltremodo pallido, era levato in alto, gli occhi neri a cercare ansiosi la sua amata Crystal. Quando la vide, fu come se per un istante il sole sfolgorasse nel suo sguardo ed impetuose fiamme nere vi avvamparono incontrollate, mentre un accenno di sorriso ammorbidiva appena la linea severa delle labbra.

Nel rispettoso silenzio, mentre la folla accalcata in piedi anche lungo il corridoio si scostava ammassandosi ai lati per permettere un più comodo passaggio, Moody accompagnò l'imputato fino alla gabbia e lo fece entrare: questa volta non ne chiuse la porta con la magia, ma solo l'accostò adagio.

Il braccio di Crystal era già allungato verso il mago e le loro dita si sfiorarono subito, per poi restare dolcemente intrecciate, lo sguardo nero dell'uno perso nel cielo azzurro dell'altra e le labbra lievemente dischiuse nell'apparenza d'un sorriso che gli illuminava il volto d'un pallore quasi spettrale.

- Rubeus Hagrid, a causa della sua stazza, deporrà qui e non sul banco sopraelevato che non potrebbe reggerne il peso. – comunicò il Cancelliere.

Una ventata d'ilarità, subito soffocata, percorse veloce la platea mentre il grosso Hagrid, rosso in volto per l'imbarazzo, si sistemava tra il Giudice e l'imputato, rivolto con riguardo verso quest'ultimo:

- Buongiorno, Professor Piton! – borbottò commosso, il largo sorriso nascosto nella barba incolta.

L'imputato rispose con un rapido cenno di saluto indicandogli quindi di girarsi con urgenza verso il Giudice che, offeso, stava per richiamarlo all'ordine giacché gli voltava ostinatamente le spalle.

Hagrid si girò, impacciato, ed urtò rumorosamente contro una sedia che stridette sul pavimento: divertiti colpetti di tosse percorsero con poca discrezione la folla mentre Moody sbuffava scotendo la testa:

- Stai fermo e guarda il Giudice, Rubeus! – gli intimò.

Dopo le necessarie formalità, rese più lunghe dalle caotiche risposte del teste, finalmente la deposizione cominciò. Con enfasi, Rubeus Hagrid raccontò della notte in cui aveva visto l'imputato discutere animatamente con la vittima. Inizialmente aveva creduto che litigassero, cosa molto strana perché il Professor Piton mostrava sempre un grande rispetto per il Preside, così, quasi senza volerlo, si era avvicinato alla prima fila di alberi della Foresta Proibita, nascosto dalla loro ombra, ed aveva ascoltato quella frase assurda, quella che non aveva mai riferito a nessuno, quella di cui per tanto tempo non era riuscito a capire il senso ma che, infine, ora gli era chiara e poteva ripeterla senza timore di sbagliare.

- E che cosa disse Albus Silente, di grazia? - lo sollecitò impaziente il Giudice, mentre Hagrid si avviluppava confuso in frasi complesse.

- Ci disse… ecco…- lanciò un'occhiata al Professor Piton, incerto se poteva permettersi di usarne il nome di battesimo, - Dopo che mi avrai ucciso, Severus…

L'aula fu attraversata da una rumorosa ondata di stupore che si spense solo perché la folla era troppo interessata a scoprire il resto del mistero.

Piton, invece, sospirò e socchiuse gli occhi, di nuovo stringendo con le dita sottili le sbarre della gabbia, quasi sostenendosi a loro.

Crystal si morse le labbra, ancora una volta impotente: sapeva che per Severus quel mattino si sarebbe rivelato crudelmente doloroso. Le deposizioni dei testimoni lo avrebbe obbligato a ricordare il tremendo momento in cui aveva dovuto uccidere il suo più caro amico.

- La vittima discorreva tranquillamente della sua morte con l'imputato, e di ciò che sarebbe dovuto accadere dopo l'assassinio? - chiese il giudice con formale rigore. - Ne è proprio sicuro?

- Oh sì che sono sicuro! Ci sento bene io, anche da lontano! – rispose Hagrid piccato. – E il Professor Piton allora si è arrabbiato tanto e ci ha detto che quello mica era un favore da nulla. Proprio così ci ha detto, da arrabbiato, – aggiunse rivolgendosi con aria di scuse al Professore, - e poi ci ha detto che il Preside Silente dava tutto per scontato e che lui, cioè, lui, il Professor Piton insomma, - precisò voltandosi ancora verso il mago, con un accenno di inchino, - ci ha detto che lui forse aveva cambiato idea e che non voleva più farlo.

Il sospiro che sfuggi dalle labbra contratte di Piton assomigliava fin troppo ad un gemito e Crystal chiuse gli occhi per non vedere la sofferenza invadere senza pietà quei lineamenti che tanto amava.

- L'imputato avrebbe detto alla vittima che non voleva più ucciderlo? - puntualizzò il Giudice cercando di chiarire il senso dell'ingarbugliato discorso dell'imputato.

- Sì, proprio così ci ha detto. Ma il Preside Silente non ha voluto neanche sentirlo e ci ha risposto che ormai aveva dato la sua parola e allora doveva farlo e basta. Proprio così, ci ha detto, proprio con queste parole uguali. – e ancora una volta si rivolse al Professor Piton quasi scusandosi in anticipo, - Mi hai dato la tua parola, Severus. Ecco, sì, ci ho una buona memoria io.

Di nuovo la folla rumoreggiò commentando quella deposizione che, incredibilmente, dimostrava che la vittima, che forse tale non era mai stata, aveva preteso che l'imputato, che aveva sempre meno l'aria di essere un assassino, gli promettesse di ucciderlo.

Ma perché?

Fino a quel momento, la tesi più favorevole divulgata dai giornali era stata che Severus Piton, pur se legato da un certo affetto alla sua vittima, l'avesse infine ucciso, costretto a scegliere, dal Voto Infrangibile che lo vincolava, tra la propria vita e quella dell'amico. Da qui, dunque, le dure accuse di vigliaccheria che gli erano state mosse, ma che le deposizioni del giorno precedente, che ne esaltavano e dimostravano il grande coraggio, avevano ora messo fortemente in dubbio.

Forse aveva ragione la giovane Granger e Silente era veramente condannato a morire dalla maledizione che l'aveva colpito alla mano: ma perché, allora, chiedere all'imputato di ucciderlo?

- Draco Malfoy al banco dei testimoni. – annunciò il Cancelliere.

Nell'aula tornò subitaneo il più completo silenzio.

Il giovane era pallidissimo, il viso aguzzo e affilato, ma gli occhi brillavano, argentati dall'orgoglio di rendere a un uomo la dignità dell'infinito coraggio necessario per uccidere per amore.

Draco cercò gli occhi del mago che era diventato come un padre per lui, prese un lungo respiro e cominciò a parlare con voce controllata:

- Il Preside Silente sapeva fin dall'inizio che Voldemort mi aveva imposto di ucciderlo e che il Professor Piton aveva contratto con mia madre un Voto Infrangibile: me lo disse la notte in cui è morto e Harry Potter può confermarlo.

Per un attimo gli sguardi dei due giovani s'incrociarono e Potter fece un lieve cenno d'assenso con il capo.

- Come ha testimoniato la Signorina Granger, il Preside sapeva anche d'essere condannato a morire e, certo, non era uomo che temeva la morte, lo sanno tutti! – specificò con profondo rispetto. – Ma, soprattutto, Albus Silente non voleva che io lacerassi la mia anima con l'orrendo atto dell'assassinio. – affermò con voce commossa. – Silente voleva a tutti i costi salvare la mia anima, - gridò accorato, la voce vibrante, - per questo chiese al Professor Piton, suo caro amico, di compiere quel tremendo gesto al posto mio, affinché la mia innocenza fosse preservata!

Gli occhi di Draco brillavano, lucidi di lacrime fieramente trattenute, fissi in quelli dell'uomo che aveva sacrificato la propria anima per salvare la sua.

Il volto di Severus Piton era pallidissimo ed i suoi occhi neri bruciavano di orgoglioso dolore, le labbra serrate tra i denti e le dita sottili contratte attorno alle sbarre, di nuovo fuse con il freddo metallo.

Non respirava.

Ricordava.

Soffriva.

Crystal chiuse gli occhi mentre una lacrima sfuggiva al rigido controllo che si era imposta.

Avrebbe dato qualsiasi cosa per poter essere al suo fianco e stringerlo a sé, fargli sentire il suo amore e la sua comprensione.

Draco sospirò e riprese a parlare a bassa voce nel profondo silenzio che lo circondava:

- Albus Silente era come un padre per il Professor Piton, eppure, per proteggere la mia anima, e per ubbidirgli, Severus Piton, con immenso coraggio e atroce dolore, quella notte lacerò la sua anima e lo uccise.

Il ragazzo tornò a guardare il suo Professore, la voce tesa e commossa:

- Per me. Lo ha fatto per me… e per il suo unico amico, per dargli una morte onorevole e senza dolore.

Crystal vide Severus rimanere immobile, senza respirare, le iridi nere devastate da un'atroce sofferenza, sospeso nel ricordo di un istante infinito che non avrebbe mai potuto dimenticare, le ultime parole di un vecchio nelle orecchie e il suo sorriso gentile negli occhi, luce azzurra uccisa da un accecante lampo di luce verde.

Il mago sussultò al ricordo di quel tremendo momento e serrò gli occhi mentre un gemito gli sfuggiva dalle labbra convulsamente strette fra i denti.

- Da quella notte il Professor Piton mi è sempre stato accanto, fra i Mangiamorte: mi ha protetto e ha evitato che io fossi costretto ad uccidere e, infine, mi ha fatto fuggire affidandomi all'Ordine della Fenice.

Quando l'imputato riaprì gli occhi, al banco dei testimoni vi era nuovamente Harry Potter, che lo osservava commosso, finalmente in grado di comprendere a pieno la straziante sofferenza che quella notte aveva sommerso il mago e l'immenso coraggio che aveva dimostrato riuscendo a uccidere il suo unico amico per obbedirne agli ordini e salvare così l'anima di un ragazzo ancora innocente.

E lui che, solo pochi minuti dopo, gli aveva invece dato del codardo!

Com'era facile comprendere, ora, il motivo dell'atroce dolore che quella notte, alla rosseggiante luce delle fiamme, aveva letto sui lineamenti distorti del volto del mago mentre, quasi come un folle, gli urlava di non chiamarlo vigliacco!

Harry scrollò la testa: quanto tempo aveva impiegato per capire ciò che avrebbe dovuto afferrare all'istante, là sulla torre!

- Harry Potter!

La voce del Giudice lo richiamò alla realtà sedando ogni turbato mormorio tra il pubblico che, durante la precedente deposizione, aveva osservato con partecipazione gli occhi dell'imputato diventare sempre più ardentemente neri, mentre il suo volto impallidiva fino a perdere ogni residuo colore, le labbra come una rossa ferita sottile in tutto quello straziato biancore, e il mago quasi aggrapparsi alle sbarre per rimanere in piedi.

- Immediatamente dopo il fatto, Lei dichiarò che la vittima implorò l'imputato di risparmiargli la vita, - scandì il Giudice, - ma Severus Piton, senza alcuna pietà e squadrandolo con odio e disgusto, gli lanciò l'Avada Kedavra. Conferma ora la sua circostanziata deposizione di allora?

Harry rimase immobile, la vita del suo odiato insegnante fra le mani.

La vita di un Mangiamorte e di un assassino.

La vita dell'uomo che aveva riferito a Voldemort la Profezia, condannando a morte i suoi genitori.

La vita di un uomo che aveva immensamente sofferto e che aveva dedicato tutta la sua esistenza per riparare alle sue colpe d'un tempo, arrivando fino a sacrificare la propria vita, che solo le miracolose lacrime di Fanny avevano salvato.

Proprio com'era accaduto a lui nella Camera dei Segreti, quando aveva dimostrato la sua piena lealtà a Silente.

Tra le sue mani, Harry teneva la vita del più fedele e coraggioso "uomo di Silente".

Il ragazzo alzò lo sguardo fino a incontrare il profondo baratro di quegli occhi ardenti, devastati dal dolore ed incapaci d'implorare una pietà che il mago stesso non riusciva a concedersi, e in quel nero cristallo vide riflessa la verde speranza delle proprie iridi.

Harry sorrise e finalmente rispose con tranquilla decisione:

- No, non confermo la mia deposizione.

Il silenzio era immobile nella grande aula circolare del Wizengamot, trattenuto nei respiri sospesi in attesa, infine, della verità.

- Signor Potter, si rende conto d'aver dichiarato il falso?

- Sì, mi rendo benissimo conto… ma quella notte mi sono sbagliato e non ho capito cosa stava realmente accadendo.

- Ed ora è certo di averlo compreso? – chiese severo il Giudice.

- Sì, ora ho finalmente capito tutto! – rispose Harry sorridendo a Piton che lo fissava con intensità, forse già leggendogli nella mente il ricordo di ciò che era accaduto nella Caverna dell'Horcrux.

- Il Professor Piton, - era così che Silente voleva che lui lo chiamasse, e quel rispetto, ora, Harry sentiva di volerglielo tributare fino in fondo, - ha veramente obbedito all'ordine del Preside di ucciderlo, ma sono io il vero colpevole, perché, prima che lui gli lanciasse l'Avada, io l'avevo avvelenato, anch'io seguendo un preciso ordine di Albus Silente.

A quell'improbabile dichiarazione l'aula esplose in un incontrollabile boato: nessuno era disposto a credere che il loro eroe potesse essersi macchiato di una tale colpa.

Severus Piton fissava il giovane Potter chiedendosi fino a che punto avesse compreso quanto, quella notte, il loro destino fosse stato tragicamente simile e nessuno dei due avesse avuto scelta, anche se solo lui ne era stato conscio a priori, da fin troppo tempo.

- Ora posso finalmente rivelare quale missione ho svolto quella notte con il Preside. - gridò Harry per sovrastare il rumore che subito si placò alle parole che promettevano la risposta a una domanda che troppe volte era stata inutilmente posta.

- Eravamo andati a cercare un Horcrux di Voldemort e Silente mi fece preliminarmente promettere che avrei obbedito a qualsiasi ordine mi avesse impartito, senza mai metterlo in discussione, qualunque potesse esserne la conseguenza.

Nell'aula era tornato un silenzio carico di tensione.

Harry trasse un lungo respiro quindi continuò:

- Al fine di poter recuperare l'Horcrux, Silente mi ordinò di fargli bere una pozione velenosa, pur sapendo che questa lo avrebbe ucciso, anche se non subito.

Harry sospirò: quel ricordo era ancor più doloroso adesso che ne comprendeva fino in fondo le implicazioni. Silente era stato spietato con se stesso, ma forse lo era stato ancor di più con le due persone che maggiormente gli erano fedeli. Il Preside l'aveva preso alla sprovvista, quasi inconsapevole, e tutto era durato solo pochi minuti, ma per il Professor Piton le cose erano andate molto diversamente: aveva vissuto per un anno sapendo che prima poi avrebbe dovuto ucciderlo. No, Harry non riusciva neppure lontanamente a immaginare cosa Piton potesse aver provato in quegli interminabili mesi, la tensione e lo strazio che dovevano averlo profondamente sconvolto ma che era riuscito a tenere a bada, dietro a quella sua impenetrabile maschera costruita con così tanta fatica e dedizione negli anni, proprio con l'aiuto di Silente. Ecco perché il Preside aveva chiesto proprio al Professor Piton di insegnargli Occlumanzia!

- Io l'ho fatto, ho obbedito e… l'ho obbligato a berla, anche quando ha cercato di rifiutarsi, - la voce gli mancò per un attimo ma si forzò a continuare, - gliela ho cacciata giù a forza per la gola. - aggiunse con voce soffocata.

Un amaro sospiro lo interruppe ancora, ma strinse i denti e continuò:

– In quel momento mi sono odiato e ho provato un infinito disgusto per quello che stavo facendo. Ho rivisto il ricordo di quella sera nel Pensatoio e sul mio volto, in quei tremendi istanti, c'era la stessa espressione di odio e disgusto che vidi sul volto del Professor Piton l'attimo prima che lanciasse l'Avada Kedavra.

Harry s'interruppe e fissò il mago: gli occhi neri scintillavano nel volto pallido, incatenati ai suoi da un comune e penoso ricordo.

- Sui lineamenti del Professor Piton, in quella notte orribile, era inciso il profondo odio per se stesso ed il disgusto per il tremendo gesto che era costretto a compiere. – raccontò Harry in un soffio accorato. – E più tardi, quando lo inseguii nel parco e duellammo, vidi un folle dolore devastare il suo viso…

Il verde delle iridi di Harry era reso lucido da lacrime trattenute e il suo sguardo era sempre fisso negli occhi del mago, stelle tenebrose che brillavano nel pallore profondo del suo volto.

- Ma quella notte, sconvolto da ciò che avevo appena visto… non compresi il motivo di quell'atroce sofferenza. – mormorò infine in un affranto sospiro. – Mi dispiace, Professor Piton, mi dispiace di averle dato del vigliacco!

Severus Piton era immobile, il respiro sospeso ed il pallore d'un morto sul viso, ma l'intenso scintillio dei suoi occhi rivelava tutto il suo turbamento per quella tardiva comprensione infine ricevuta.

Ma le sue labbra non si mossero, sottile ferita nel dolore scolpito sul suo pallido volto marmoreo.

Harry sorrise tristemente e continuò, ora rivolto al Giudice:

- Sono assolutamente certo che quando Silente disse "Severus… ti prego…", non implorava per aver salva la vita. Non ne avrebbe avuta alcuna ragione, dato che aveva piena fiducia in lui e il Professor Piton non aveva detto una sola parola, o fatto il più piccolo gesto, salvo proteggere Draco dietro di sé, affinché il Preside potesse dubitare della sua fedeltà. E poi, Silente era un grandissimo mago e non aveva paura di morire: me lo disse più di una volta e lo dimostrò bevendo la pozione nella caverna, il veleno che lo stava già uccidendo sulla Torre.

Harry riprese fiato e di nuovo fissò il mago sul cui volto aleggiava l'ombra amara di un mesto sorriso.

Nel silenzio più profondo, Harry dichiarò, con partecipe enfasi:

- Quella notte, Albus Silente implorò un caro amico di aiutarlo a morire con dignità.

Harry vide Piton socchiudere gli occhi e stringere le mani attorno alle sbarre, poi le sue labbra si schiusero appena in un silenzioso gemito e il mago, per la prima volta da quando il processo era iniziato, abbassò il capo lasciando che i lunghi capelli gli coprissero il volto.

Il devoto affetto che provava per Silente e lo straziante dolore che ancora lo tormentava dovevano rimanere solo suoi, non intendeva darli in pasto a tutti coloro che in quell'aula, come ingordi Dissennatori dell'intimità, volevano cibarsi delle sue emozioni.

- Severus Piton è l'uomo più coraggioso che io abbia mai conosciuto, e il più fedele a Silente. Il Preside lo sapeva bene, per questo gli ha affidato la propria morte.

Harry tirò un soddisfatto respiro e abbandonò il palco dei testimoni: finalmente aveva raccontato tutta la verità e la dignità e l'onore di Severus Piton erano stati pienamente ristabiliti.

Il Giudice attese con pazienza che nell'aula tornasse il silenzio, poi si rivolse all'imputato:

- Prima che questa Corte emetta il suo verdetto, come si dichiara l'imputato?

Severus Piton alzò il volto, pallidissimo e scavato dalla sofferenza, verso il Giudice, quindi il suo sguardo scivolò su Crystal, gli occhi neri ardenti d'amore e di dolore.

Infine raddrizzò le spalle e dichiarò:

- Ho ucciso il mio unico amico: sono colpevole!

Il pubblico rumoreggiò nell'aula.

Un lungo brivido scese lungo la schiena di Crystal: che inutile e stupida domanda da fare al mago che mai si sarebbe perdonato per non essere riuscito a salvare il suo caro amico e per non essere potuto morire al posto suo!

- Lo ha fatto per ubbidire al suo ordine? – chiese il Giudice, una formale indifferenza nella voce a tentare di mascherare il suo coinvolgimento.

Piton assentì con un secco cenno del capo.

Crystal sapeva quanta atroce sofferenza gli era costata quella dannata obbedienza.

- Albus Silente era il suo superiore, come capo dell'Ordine della Fenice?

Piton assentì ancora, deciso.

- Quindi l'obbedienza era dovuta, – affermò il Giudice, - visto che vi era una "guerra" in corso e l'Ordine in tal caso può essere considerato alla stregua di un'organizzazione militare.

Piton spalancò un poco gli occhi, ma il suo viso mantenne la solita rigida impassibilità.

- Signor Piton, è vero che lei provava un profondo affetto nei confronti del suo amico Albus Silente?

Per un istante, fiamme incontrollate avvamparono tumultuose negli occhi neri del mago, ma le sue labbra rimasero strettamente serrate.

Crystal scosse il capo, desolata: perché il Giudice insisteva a tormentarlo con quelle sciocche domande che solo cercavano un'inutile conferma a ciò che i diversi testimoni avevano già ampiamente dimostrato? Severus non avrebbe detto una sola parola a propria difesa, se questo significava rivelare in pubblico la sua infinita sofferenza dimostrando così la sua profonda e fragile umanità.

- Signor Piton, vuole per favore evocare il suo Patronus?

Lo sguardo che il mago gli rivolse incuteva timore, ma il Giudice non si lasciò impressionare:

- Ci sono diversi testimoni che ne conoscono la forma attuale: devo forse chiamarli a deporre e chiedere perché, a loro avviso, il suo Patronus si è modificato dopo la notte in cui ha dovuto uccidere il suo unico amico e perché ha assunto proprio quella particolare forma?

Crystal sorrise: questa volta il Giudice l'aveva incastrato alla perfezione.

Gli occhi di Piton scintillarono pericolosamente:

- Non posso farlo: non ho la bacchetta. – rispose secco.

Il legno magico apparve tra le mani di Moody che, sollecito, glielo porse con un ghigno mentre spalancava la porta della gabbia:

- Avanti, ormai l'hanno capito tutti che gli volevi un bene dell'anima e che ucciderlo è stata un'atroce sofferenza!

Nell'attonito silenzio dell'aula, Piton allungò la mano verso la bacchetta e lo fulminò con lo sguardo, ma l'altro alzò le spalle e aggiunse:

- Così come sanno che senza di te non avremmo mai sconfitto Voldemort: sei tu il vero eroe, non quel ragazzino!

- Harry ha rischiato la vita per proteggermi! – sibilò Piton afferrando la bacchetta.

- Ma se sono anni che tu non fai altro! – ringhiò di rimando Moody. – Ad ogni modo, anche tu hai sacrificato la tua vita per salvare lui: ti ho visto! – concluse strizzandogli l'occhio buono. – E ora evoca quel benedetto Patronus, prima che il Giudice perda la pazienza!

Con sguardo ardente Severus cercò Crystal, che gli sorrise allungando il braccio fino a sfiorargli la mano sinistra. Il mago le strinse appena le dita, quindi dischiuse le labbra in un accenno di sorriso che gli illuminò il volto ed esclamò, le tenebre dei suoi occhi perse nel cielo azzurro della maga:

- Expecto Patronum!

L'argentea fenice fluì intensamente luminosa dalla punta della bacchetta e si levò in aria, tracciando lucenti scie circolari tra le meravigliate esclamazioni delle numerose persone che la riconobbero subito come lo stesso Patronus di Albus Silente.

Il mago non se n'era accorto, ma, finita la sua deposizione, Harry era rimasto in piedi, vicino alla gabbia, ed ora gli sorrideva:

- Sono stato uno stupido a non capire subito quando ci inviò il suo Patronus, Professore. Hermione, invece, capì e cercò di spiegarcelo, ma io ero troppo preso dalle mie responsabilità per prestare la dovuta attenzione. – mormorò Harry con amara consapevolezza. – Eppure, avrei dovuto capire meglio di tutti: me lo spiegò proprio Silente, quando per la prima volta evocai il Patronus che era stato di mio padre.

Piton lo guardava con accorata intensità e Harry recitò con passione le parole che il Preside gli aveva detto un tempo:

- Credi che le persone scomparse, che abbiamo amato, ci lascino mai del tutto? Non credi che le ricordiamo più chiaramente che mai nei momenti di grande difficoltà?

Le lacrime brillarono negli occhi verdi di Harry e Piton, per un istante, riconobbe la dolcezza dello sguardo della sua cara amica d'infanzia:

– Ora vale la stessa cosa: Albus Silente vive in lei, Professore, e si mostra soprattutto quando ha bisogno di lui. Altrimenti, come avrebbe potuto evocare proprio il suo stesso Patronus? 12

Gli occhi di Piton scintillarono mentre un tenue sorriso ammorbidiva finalmente la sottile piega delle sue labbra ed una strana espressione, quasi di riconoscimento, si faceva strada nel pallore estremo del suo viso. Infine, il mago fece un lieve cenno di ringraziamento con il capo.

- A dir la verità, sono io che le sono grato, Professore, per tutto quello che ha fatto per me in questi anni… e per avermi salvato la vita l'altra notte, appena in tempo e al prezzo della sua!

- Signor Piton, - li interruppe il Giudice, compiaciuto della piega presa dagli avvenimenti, - è pronto, ora, a rispondere alle domande di questa Corte?

Il mago sospirò piano e si rivolse verso Crystal, quasi in cerca d'aiuto: come avrebbe mai potuto rivelare la parte più vera di se stesso davanti a tutta quella folla impaziente?

La maga comprese il muto appello e fu subito al suo fianco, oltre la porta della gabbia lasciata aperta da Moody, a stringergli forte le mani, gli occhi immersi nell'affranta tenebra dei suoi, a dargli conforto con il suo sorriso:

- Sono qui, Severus, con te!

Il mago socchiuse gli occhi per un breve istante, quindi annuì lentamente stringendo le mani della sua donna:

- Non sarò mai pronto ad affrontare il mio maledetto Passato! – proferì in un soffio sottile, nel silenzio che di nuovo era sceso sull'aula quando la scia del Patronus si fu dissolta.

Crystal sospirò rassegnata: no, il suo Severus non avrebbe mai rivelato in pubblico la sua dolorosa verità. L'aveva fatto con lei, per amore, e poi era riuscito a farlo in parte anche con Minerva e Remus, ma lì, davanti a tutti, anche a costo di lasciarsi condannare per un crimine che non aveva realmente commesso, no, era evidente che lì non avrebbe mai parlato.

Ma qualcuno doveva farlo e la maga sapeva che era venuto il momento di rompere la promessa di non testimoniare al processo che le aveva estorto due giorni prima.

- Mi dispiace, Severus, ma se non lo fai tu, sarò io a parlare. – mormorò dolcemente stringendogli le mani.

Ignorare la muta implorazione dei tristi occhi neri del mago fu difficile, ma Crystal si girò verso il Giudice e disse, con voce chiara:

- Chiedo di poter testimoniare al posto di mio marito.

- Non è possibile, - rispose secco il Giudice, - trattandosi della personale ed intima interpretazione di fatti, anche lontani nel tempo, solo l'imputato può fornire la corretta visione.

- No, posso farlo anch'io! – asserì Crystal decisa.

- E come, di grazia?- chiese il giudice, scettico.

- Come regolarmente certificato dal Ministero della Magia, possiedo il talento magico dell'Intuitus Animo, cioè la capacità di stabilire, tramite contatto visivo, un collegamento empatico con l'anima di un'altra persona che mi permette di immedesimarmi completamente in essa, avvertendo le emozioni e sentimenti che prova, anche nel caso in cui stia rivivendo dei ricordi.

Il Giudice la squadrò con freddezza, senza riuscire a nascondere lo stupore:

- Un Animadvertensmagus certificato?

Crystal assentì con sicurezza.

- Si avvicini al banco. – ordinò secco il Giudice girandosi a discutere animatamente con gli altri componenti della Corte.

Orgoglio e sofferenza fluttuavano intrecciati nella tenebrosa profondità degli occhi del mago: la sua donna si dimostrava sempre pienamente all'altezza di ogni sua aspettativa, ma le sue parole, se le avessero permesso di parlare, per lui sarebbero state fonte del più crudele strazio.

Un gufo reale si levò improvvisamente in volo, una pergamena arrotolata, completa di sigillo giudiziario, fermamente legata alla zampa.

Nell'aula regnava un confuso mormorio e la meraviglia, ormai, era dipinta su ogni volto dopo che, il giorno prima e quella stessa mattina, erano emerse così tante incredibili rivelazioni da ribaltare del tutto ciò che i giornali avevano scritto per giorni e giorni su Severus Piton. Anche chi lo conosceva, anzi, chi credeva di conoscerlo ancor più degli altri, era sbalordito da tutte quelle scoperte e si rendeva conto di quanto il mago avesse sempre inscenato una complessa finzione indossando una maschera che aveva perfettamente celato a tutti la sua vera essenza.

La discussione fra i membri della Corte era molto accesa: nell'attesa che il Ministero confermasse la veridicità dell'affermazione della maga, occorreva decidere se accettare la sua deposizione al posto di quella decisiva dell'imputato del quale, per altro, era necessario il preventivo consenso.

Il gufo reale planò davanti al Giudice, la ceralacca ministeriale a sigillare la pergamena con la risposta.

Severus sospirò: conosceva a priori la risposta ufficiale. Crystal era l'unica persona che avrebbe potuto parlare al suo posto.

Le voci dei rappresentanti del collegio giudicante si sovrapposero infervorate, di nuovo facendo domande a Crystal che rispondeva con sicurezza, finché le fu ingiunto di allontanarsi.

Pochi istanti e il giudice prese la parola:

- Il Dipartimento Regolamentazione e Controllo Talenti Magici del Ministero della Magia ha confermato che la Signora Crystal Storm, moglie dell'imputato, è un Animadvertensmagus e questa Corte ha deciso di ammetterla a deporre in luogo di Severus Piton.

Il mago sospirò e chiuse gli occhi per un istante, mentre eccitati commenti si diffondevano nell'aria e Crystal si dirigeva al banco degli imputati sapendo che la sua deposizione, più di ogni altra, avrebbe comportato un penoso tormento per l'uomo che amava.

Ma era proprio per quello che lo faceva, perché lo amava e voleva che fosse infine libero e pienamente riabilitato davanti al mondo magico: per quanto a lui potesse costare in quel momento, era giusto che tutti sapessero chi era, realmente, Severus Piton!

- Questo Collegio ha deciso che occorre però il preventivo accordo dell'imputato. – specificò il Giudice. – Severus Piton, acconsente che sua moglie riveli ciò che le sue rare doti magiche di Intuitus Animo le hanno permesso di conoscere?

- No! – rispose istantaneamente il mago, un guizzo di sollievo ad illuminare la cupa oscurità dei suoi occhi.

- Severus… ti prego… - lo implorò la maga che tanto avrebbe voluto essergli vicina per confortarlo e sostenerlo.

Gli occhi del mago scintillarono: aprì la bocca per replicare, ma ne uscì solo uno struggente sospiro seguito da un rassegnato sussurro d'assenso mentre abbassava il capo sconfitto, i lunghi capelli neri a celare le emozioni che non avrebbe più saputo nascondere dietro la maschera impenetrabile che per tanti anni aveva così efficacemente indossato, ma che sarebbe irrimediabilmente andata in frantumi non appena Crystal avesse cominciato a parlare.

La maga gli rivolse un dolce sorriso, colmo d'amore e, senza neppure darsi il tempo di riordinare le idee, temendo di perdere la determinazione necessaria a infliggergli quel nuovo supplizio, cominciò a parlare a bassa voce:

- Conobbi Severus quasi tre anni fa e, per quanto ci provassi, mi fu impossibile superare le sue barriere: quale Occlumante di rara maestria era l'unico in grado di contrastare i miei poteri e mi impedì con successo di affacciarmi sulla sua anima. Solo alcune rare volte riuscii a coglierlo di sorpresa e insinuarmi così nella sua anima, seppure per fugaci istanti, che mi bastarono però per comprendere che, dietro la sgradevole maschera di gelida impassibilità che Severus rigorosamente indossava, c'era invece un mago ben diverso, tormentato da atroci rimorsi per un passato immerso nelle tenebre e coraggioso fino al punto di rischiare ogni giorno la sua vita per chi invece lo disprezzava. Un uomo capace di amare con infuocata passione e delicata dolcezza, - sussurrò con intensità, gli occhi sognanti, - l'uomo di cui mi sono presto perdutamente innamorata, ricambiata con una inimmaginabile intensità.

Crystal volse lo sguardo a cercare quello del mago che aveva sollevato il capo e la stava fissando: le tenebre risplendevano nei suoi occhi, colmi delle fiamme di un amore che aveva troppo a lungo negato a se stesso torturandosi crudelmente, un amore troppo grande e ardente per poterlo celare agli occhi indiscreti della folla che lo circondava e lo fissava con morboso interesse.

- Ma Severus non poteva, non voleva amarmi, senza la certezza che io avrei saputo accettare il suo passato… e le sue imperdonabili colpe. Così, sicuro di perdermi, certo che sarei fuggita da lui quando avessi scoperto chi realmente era, decise di non impedirmi più l'accesso. Una notte, infine, entrai nella sua anima e sprofondai nell'oscurità del suo passato, mentre Severus mi stringeva forte tra le braccia, con infinito e disperato amore, cercando di proteggermi da se stesso e dall'orrore che era in lui.

Vidi tutto il suo passato: l'infanzia infelice, il padre che l'aveva rifiutato facendolo sentire un mostro, l'adolescenza solitaria ed umiliata e la folle gioventù in cui, per l'irresistibile brama d'un oscuro sapere che sempre lo aveva attratto, aggrappato alle ali furiose della vendetta, traboccante d'odio contro il mondo intero, irrimediabilmente Severus bruciò la sua innocenza e si lacerò l'anima: fui in lui mentre compiva il tragico errore che gli rovinò la vita, quando scelse Voldemort e il pericoloso ma potente sapere delle Arti Oscure.

Crystal guardò ancora verso il mago che non aveva mai staccato lo sguardo da lei, gli occhi che avvampavano nel pallore del suo volto come nere fiamme, rovente e impetuoso rogo sul quale Severus avrebbe voluto gettare quell'irreparabile scelta sbagliata.

- Fui in lui mentre, solo pochi istanti dopo, tremava guardandosi le mani sporche del sangue di un innocente, vittima sacrificale di un macabro rito d'iniziazione, mentre aveva orrore di se stesso, del mostro che infine era realmente diventato, e comprendeva che nessun tipo di sapere, o il potere che ne poteva derivare, poteva mai valere la vita di un uomo, anche di un semplice Babbano.

Fui in lui mentre si odiava con violento impeto, disgustato dalla propria codardia, mentre si dibatteva impotente, incapace di rinnegare Voldemort perché, a vent'anni, voleva ancora disperatamente vivere, scelta non concessa a chi osava abbandonare l'Oscuro Signore.

Trascorsi mesi di terrore con lui, incatenato in un incubo infernale, sprofondato in un baratro senza fondo, costretto a uccidere per poter continuare a vivere, l'umanità che lo abbandonava sempre più ogni volta che le sue mani, ancora, si macchiavano di sangue innocente al malvagio richiamo di quel marchio maledetto che lo aveva ridotto in schiavitù.

Crystal s'interruppe, la pesante sofferenza di quei ricordi che l'opprimeva, togliendole il fiato.

Vide il mago arretrare, abbassare di nuovo il capo e coprirsi il viso con le mani: la maschera si era definitivamente infranta.

- Infine, l'orrore che provava per se stesso e per i suoi imperdonabili crimini fu più forte di ogni paura e dell'attaccamento alla vita. Cominciò a invidiare le vittime alle quali, correndo sempre più il rischio d'essere scoperto, aveva imparato a regalare una morta pietosa, se non poteva in altro modo salvarle: affondava rapido e con chirurgica precisione l'odiato pugnale, mentre schizzi di sangue macchiavano indelebilmente la sua anima ancor più dell'argentea e inespressiva maschera da Mangiamorte, dietro la quale nascondeva la sua lacerante disperazione.

Ero al suo fianco quando infine rinnegò Voldemort e si rivolse a Silente, pienamente pentito e torturato da lancinanti rimorsi, disposto a tutto pur di uscire dal baratro in cui la sua folle scelta sbagliata l'aveva sprofondato, pronto a pagare con la sua vita per colpe che ancora oggi Severus ritiene imperdonabili, - Crystal sospirò cercando lo sguardo che il mago aveva orgogliosamente rialzato, sapendo che ancora vi avrebbe trovato lo stesso nero tormento di allora, - e che sempre riterrà tali, indipendentemente da ogni possibile verdetto d'assoluzione che questo o altri Tribunali potranno mai emettere, crimini del tutto ingiustificabili e, quindi, in alcun modo riscattabili.

Crystal socchiuse gli occhi per un istante chiedendosi se, in un giorno lontano, Severus sarebbe mai riuscito a perdonarsi, magari pensando alla notte in cui, senza le miracolose lacrime di Fanny, la sua vita sarebbe veramente finita, coraggiosamente immolata per la distruzione di Voldemort.

- Albus Silente lo accolse a braccia aperte, come un padre addolorato, pronto ad aiutare il figlio pentito che tornava a lui, disposto a credere fino in fondo ai suoi atroci rimorsi. In tutti questi anni, solo Albus credette veramente in lui, alla sincerità del suo pentimento ed alla totale fedeltà, fino alla morte, della preziosa spia che, subito, il Preside sfruttò contro Voldemort.

Tornare nell'Inferno dell'Oscuro Signore fu un sacrificio tremendo per Severus, ma sapeva che quello era il prezzo che doveva pagare per le colpe commesse: non si ribellò e mise la sua vita al servizio dell'Ordine, senza fiatare, anche se tremava al pensiero di affrontare quegli occhi di rubino che avrebbero spietatamente spazzato la sua mente alla ricerca di un possibile tradimento.

Così Severus cominciò la sua carriera di spia, la vita pericolosamente in bilico sul filo sottile della menzogna, messa in gioco ogni giorno per proteggere altre vite, la sua pronta ad essere gettata via, ormai senza alcun valore per lui se non per le informazioni che poteva fornire. Silente era riuscito a dargli di nuovo uno scopo: combattere contro Voldemort per salvare quante più esistenze possibili, in cambio di quelle che un tempo aveva spezzato

Severus la osservava, pallido e quasi senza respirare, un lieve, impercettibile sussulto ogni volta che la maga pronunciava il nome dell'uomo cui sapeva di dovere tutto: quella seconda, difficile possibilità di vita, ma anche il suo presente, l'amore di Crystal e la ritrovata speranza di un futuro felice.

- L'assassinio lacera l'anima in profondità e quella di Severus era stata più volte strappata. Albus gli insegnò che il rimorso, atroce e doloroso, poteva essere un pietoso, se pur crudele sarto, e, con l'amaro filo del pentimento, poteva ricucire anche un'anima che sembrava ormai perduta. Severus percorse fino in fondo lo spietato sentiero della redenzione, irto d'inesorabile sofferenza, senza mai concedersi il minimo sconto, anzi, rendendolo ancora più duro e insopportabile in quella sua imposta solitudine, rimarginando da solo, nel suo gelido sotterraneo, le lacerazioni della propria anima.

Quando Voldemort scomparve, Severus rinunciò a vivere, certo di non aver più alcun diritto ad essere felice, attorniato solo dai fantasmi del suo passato che ogni notte crudelmente lo tormentavano, incubi ai quali non si sottrasse mai, anche se gli sarebbe stato molto facile, da esperto pozionista qual era, affogare i suoi incubi in una misericordiosa pozione soporifera che gli avrebbe regalato poche ore di notturno oblio dalle sue colpe.

La voce di Crystal fu sopraffatta dall'emozione: no, Severus non si era mai sottratto al suo passato, per quanto atroce fosse il ricordo degli atti scellerati che aveva un tempo commesso, lo aveva sempre affrontato a testa alta, senza mai sfuggire alle proprie responsabilità. Era quella sofferenza che aveva scavato rughe precoci sul suo volto pallido e riempito di mesta rassegnazione la cupa oscurità dei suoi occhi, soffocandone per tanti anni ogni luce.

- In tutta quella solitudine, in quella volontaria rinuncia a vivere, agghiacciante punizione per un giovane di neppure ventidue anni, nel gelo di quell'oscuro sotterraneo gli occhi azzurri di Albus risplendevano, insieme al calore della sua amicizia, del suo paterno affetto e della profonda stima per Severus, unica parvenza di vita là dove il Passato impediva al Presente di vivere e al Futuro di nascere.

- Severus Piton ricambiò quell'amicizia? – la interruppe il Giudice.

- Severus voleva molto bene ad Albus, provava un affetto profondo per lui, come per un padre. – rispose Crystal con voce soffocata. - Il padre che non ebbe mai, che ebbe paura di amarlo, spaventato dai suoi poteri magici, e che nella sua diversità indusse un bimbo a sentirsi un mostro, senza alcun diritto di piangere davanti alle proprie umane debolezze.

- Ma Severus Piton lo uccise, obbedendo ai suoi ordini. – puntualizzò ancora il Giudice.

- Severus fece di tutto per cercare di debellare in modo definitivo la maledizione mortale che aveva colpito Silente e che era momentaneamente riuscito a intrappolare nella sua mano. In ogni modo cercò di salvarlo: scovò anche un arcano sortilegio oscuro, una sorta di macabro scambio di sangue. Severus non ebbe esitazioni ad usarlo su se stesso: era pronto a donare il suo sangue e la sua vita, goccia a goccia, pur di salvare Albus. – rispose la maga con accorata enfasi sapendo quanto il mago avesse, seppur per breve tempo, sperato d'aver infine trovato la soluzione. – Ma il Preside se ne accorse e glielo impedì con irremovibile decisione. Per Severus fu un anno di tremenda e solitaria disperazione: sapeva che, se non fosse riuscito a trovare una soluzione per debellare la maledizione, non avrebbe avuto altra scelta che mantenere la promessa che Silente gli aveva estorto per il bene del mondo magico. Mai, assolutamente mai, - esclamò con veemenza, quasi gridando quella negazione, - Severus l'avrebbe ucciso, se Albus non fosse stato irrimediabilmente condannato a morire. Ma se non fosse riuscito a fermare la maledizione, sarebbe stato costretto a uccidere il suo solo amico, l'unica persona che credeva in lui, l'unica persona che gli voleva bene e verso cui Severus provava un profondo e sincero affetto: gli avrebbe risparmiato una fine fra atroci dolori, avrebbe preservato l'innocenza dell'anima di Draco, cui Severus teneva tantissimo, e avrebbe ottenuto la piena fiducia di Voldemort con la possibilità di scoprire i residui Horcrux ed aiutare Potter a distruggerli. Silente l'aveva innegabilmente convinto che, dal punto di vista logico, ucciderlo era la soluzione migliore. Ma Severus se ne fregava della logica, Severus non voleva più uccidere… Severus non voleva uccidere Albus! – esclamò, la voce traboccante dell'angoscia che per un anno aveva crudelmente straziato il mago alla disperata ricerca di una soluzione che non esisteva.

Crystal riprese fiato, lo sguardo fisso davanti a sé: doveva trovare il coraggio di guardare Severus negli occhi, ma doveva riuscire a non sprofondare nel devastante dolore che, ancora una volta, avrebbe letto nel nero tenebroso delle sue iridi, pozzo di disperazione che sembrava non avere mai fine. Lentamente girò il viso di lato, verso la gabbia: Severus aveva il pallore della morte sul volto, le labbra rigidamente contratte tanto serrava i denti e le mani strette in una ferrea presa sulle sbarre. Non respirava nemmeno, immerso in ricordi colmi di lancinante angoscia, quando, in un fatale lampo verde, il futuro si era sgretolato intorno a lui, convinto d'aver ormai perso l'amore di Crystal e senza altra possibilità che tornare ad essere un assassino, sprofondando ancora nel baratro infernale insieme con il Signore dell'Oscurità, a lui per sempre incatenato da quel marchio maledetto che deturpava la candida pelle del suo avambraccio.

La maga non resistette: nulla era più importante del suo Severus.

Abbandonò il palco dei testimoni e nell'improvviso mormorio eccitato del pubblico che, fino a quel momento era quasi sembrato non esistere, si precipitò giù, inutilmente rincorsa dall'incerto richiamo del Giudice, fino ad arrivare nella gabbia, le dita che febbrilmente cercavano di sciogliere la presa delle mani del mago sulle sbarre per poterlo infine abbracciare e stringere forte a sé.

- Severus, Severus, amore mio!

Il mago si riscosse e ritornò al presente, nell'aula del processo: sbatté ripetutamente le palpebre, a scacciare via il verde riflesso del sortilegio fatale dalla notte che per un lungo momento l'aveva avvolto, riportandolo là in alto, sulla torre di astronomia.

- Crystal! – sussurrò in un roco soffio tremante, in cui la speranza del presente arginava e respingeva la disperazione del passato. – Crystal, amore… - mormorò piano affondando il viso nei capelli della maga, lasciandosi abbracciare e, dopo un istante, stringendola forte a sé.

- Avanti, Severus, dillo! – implorò piano la maga, il viso ancora appoggiato sul suo petto ansante.

Sentì il cuore del mago quasi fermarsi, mentre Severus stringeva i denti e socchiudeva gli occhi, poi sentì i battiti accelerare all'improvviso e le sue mani che delicatamente la scioglievano dall'abbraccio, le scintillanti fiamme nere dei suoi occhi di nuovo a fissarla.

Infine, dopo un immemorabile tempo non più prigioniero dei suoi sentimenti13, in un tremulo soffio di addolorato affetto Severus sussurrò:

- Volevo bene ad Albus, come a un padre.

Un accorato sospiro spezzò la frase, il dolore che traboccava dal suo nero sguardo.

- Ucciderlo mi è costato tutto il mio coraggio… e quel poco che era rimasto della mia anima!

In un turbinio di scintille vermiglio e oro, apparve Fanny che dolcemente si posò al fianco dell'imputato che, ormai, non era più tale. Il suo canto si levò melodioso a lenire il dolore di un cuore che non aveva mai perso la sua ardente trasparenza, carezzando un'anima in cui la ritrovata purezza era costata lacrime di sangue.

Tra il pubblico, ormai tutto in piedi, scoppiò il boato di un entusiasta applauso.

Severus strinse a sé Crystal e affondò il viso nei suoi lunghi riccioli dorati, lacrime nascoste che si scioglievano infine nel suo profumo.

e purezza (epilogo)

Aprì gli occhi e respirò il profumo di Crystal, in parte abbagliato dal sole che brillava già alto nel cielo, quasi a picco sul mare, ed entrava nella spaziosa stanza dalla vetrata magicamente oscurata dello scrigno che per oltre due mesi aveva protetto il suo più prezioso tesoro, l'unico, da Voldemort, sottraendolo però inesorabilmente anche ai suoi desideri.

Ora la sua donna era lì, finalmente tra le sue braccia, ancora abbandonata tranquilla nel sonno ristoratore dopo aver trascorso buona parte della notte a dilettarsi con i magici riflessi della luna e delle stelle, creando deliziosi giochi di luce nelle sorridenti tenebre dei suoi occhi, velluto trapuntato da neri cristalli di ardente desiderio.

Severus emise un lieve sospiro mentre percorreva con gli occhi il bel corpo nudo di Crystal, poi allungò la mano e, sfiorandola appena, delicatamente la coprì meglio con il lenzuolo attirandola un poco di più a sé: era la quarta, felice mattina che si risvegliava in quella splendida e luminosa pace, sereno e riposato per quanto a lungo la sera prima si fossero appassionatamente amati, eppure ancora e sempre desiderandola, inebriato dalla sua intima vicinanza.

Aprire appena gli occhi nella luce e ispirare la fragranza del profumo della sua pelle, percepirne il tenue calore a contatto con la sua, sentire il respiro tranquillo che le sollevava il petto spingendo i seni contro il suo braccio…

Con amore, con vita, con canto, con profumo,

con tremito, un torrente di pura luce

si è riversato in cielo e in terra.

A poco a poco si spezzano tutti i legami

e prende forma la felicità:

la vita s'è risvegliata piena d'ambrosia.

Anch'io mi son destato in dolce pace,

in puro piacere come il fior di loto,

per portare ai tuoi piedi tutta la mia felicità.

In una luce diffusa dentro il cuore

bella, rosea, splendente si alzò l'aurora.

Un velo è caduto dalle mie pupille affaticate.14

Severus chiuse gli occhi e ispirò profondamente. Il ripetersi di quelle semplici sensazioni, per la quarta mattina di seguito, era la realizzazione del suo sogno più meraviglioso: una tranquilla felicità con la sua Crystal, dopo tanta sofferenza e solitudine!

Sorrise riaprendo gli occhi nel riverbero dorato della luce e la strinse di più a sé: quanto dolorosamente e a lungo gli era mancato quell'abbraccio mattutino!

Svegliarsi ogni mattina con Crystal tra le braccia era ciò che più intensamente aveva desiderato, indice di sicura tranquillità, fin da quando la maga era tornata da lui, nella tetra fortezza dell'Oscuro Signore. Quel gesto semplice e puro era diventato il simbolo di una felicità che il destino ancora gli negava e che solo in rare occasioni gli aveva concesso, ambito premio a fronte del quale doveva poi pagare il tremendo prezzo di ritornare ogni volta nell'incubo infernale in cui regnava Voldemort, demone incontrastato.

Ma ora Crystal era lì, tra le sue braccia, per sempre!15

Lascia, mio dolce amore,

che il silenzio ci avvolga.

Lascia, mio dolce angelo,

che la fine della sofferenza

segni un nuovo inizio per noi.

Fa che la passione

incida pagine di vita,

laddove prima splendeva morte. 16

Nulla più avrebbe potuto farle del male o sottrarla al suo amore: né Voldemort, ormai definitivamente distrutto, né il suo Passato, con il quale aveva infine saldato ogni doloroso conto sacrificando la propria vita.

Trasse ancora un lungo sospiro e cercò lontano con lo sguardo: da qualche parte, tra il turchino del cielo e il verde del mare, il vermiglio piumaggio di Fanny scintillava sotto i caldi raggi del sole, e nell'azzurra distesa infinita Severus ritrovava il sereno sorriso di Albus.

In un certo senso, era come se il vecchio Preside gli avesse donato la sua vita, proprio a lui che, invece, sarebbe stato perfino disposto a fare uno scambio infernale pur di non doverlo uccidere.

Si morse piano un labbro in un lento sospiro, il nome di un caro amico che aleggiava dolce nel suo respiro:

- Albus… grazie!

Con il suo sacrificio, Albus gli aveva regalato la felicità e l'amore, rinnovando una speranza di Futuro per il quale aveva duramente combattuto e sofferto.

Ma alla fine aveva vinto, e il premio era la sua Crystal, la sua appassionata e coraggiosa compagna, la stupenda donna che ora stringeva tra le braccia, principessa addormentata che attendava dalle sue labbra il bacio del risveglio.

Delicatamente si chinò sulla maga, mentre la stringeva di più contro il proprio corpo, ne sfiorò piano il viso con le labbra, il respiro già ardente di desiderio, e giunse infine alla bocca, appena dischiusa nel sorriso del sogno, per depositarvi con casta passione un dolce bacio.

Sapeva che Crystal avrebbe prima ricambiato il bacio e poi aperto gli occhi.

E in quel momento, affacciandosi nel cielo sconfinato delle sue iridi solcate da raggi d'oro, Severus avrebbe di nuovo stretto la felicità tra le dita, senza più lasciarsela scappare.

Crystal si stiracchiò nell'abbraccio cercando una posizione più comoda, più intimamente a contatto con il corpo nudo del mago che subito si adeguò al suo, e si abbandonò a quel bacio che dal sogno del sonno la portava, senza soluzione di continuità, al sogno della realtà: le labbra di Severus sapevano essere dolcissime, deliziosamente morbide, eppure piene d'infuocata passione, allo stesso tempo caste e pure e, tuttavia, profondamente sensuali ed eccitanti.

Aveva bisogno di quei baci, come dell'aria che respirava, e il mago certo non glieli lesinava. Le loro labbra si lasciarono, a malincuore, solo quando i polmoni cominciarono a protestare e il cuore a battere forte. Così si sciolsero dal bacio e si guardarono; Crystal sprofondò nelle scintillanti tenebre degli occhi di Severus, meravigliosamente avvolta dalle impetuose fiamme nere che sempre vi avvampavano, solo per lei.

- Amore…

La voce di Severus era un sussurro che accarezzava il suo viso con la soave delicatezza della seta.

Crystal sorrise e si stiracchiò ancora mentre il mago si scostava un poco lasciandole spazio per muoversi, sul volto un lieve velo di tenera preoccupazione:

- Sempre indolenzita? – Chiese con timorosa premura, sfiorandole piano il viso con la punta delle dita. – Anche stanotte ti ho stretto troppo nel mio protettivo abbraccio? – aggiunse contrito.

La risata della maga sgorgò cristallina mentre gli prendeva il volto tra le mani e lo ricopriva di piccoli e teneri baci:

- Stai migliorando! – lo rassicurò, gli occhi ancora ridenti e pieni di luce. – E poi, lo ammetto, ormai mi piace troppo la sensazione di sicurezza che mi trasmetti, da non poterne più fare a meno!

Il sospiro del mago fu lieve ed accompagnò il suo delicato e appassionato sussurro:

- Ti amo!

Crystal sorrise ancora, orgogliosa e appagata da quell'amore sconfinato:

- Lo so, Severus: lo sa anche tutto il mondo magico, ormai! – esclamò cercando di trattenere le risa, mentre il mago s'irrigidiva leggermente. – E ritengo che tu sia assolutamente adorabile nelle vesti del focoso amante!

- Quella perfida vipera intrigante! – sibilò il mago, l'espressione del viso improvvisamente indurita e lo sguardo fisso sui tre numeri della Gazzetta del Profeta accartocciati vicino al camino spento.

Crystal ridacchiò al ricordo dello scontro tra il mago e Rita Skeeter.

Non appena finito il processo e comunicata la sentenza di piena assoluzione, mentre nell'aula del Wizengamot scoppiava un fragoroso applauso e un boato d'acclamazione per il vero eroe, finalmente riconosciuto, che aveva salvato il mondo magico, l'ambiziosa giornalista era riuscita a precedere tutti e si era infilata nella gabbia dove il mago stringeva felice la sua donna e aveva cominciato a subissarlo di domande, sempre più pressanti e invadenti, riguardanti anche la vita privata e sua moglie. Altri giornalisti, poi, li avevano attorniati, chiudendo loro ogni via di fuga.

La lunga piuma verde acido sfrecciava frenetica sul lungo rotolo di pergamena, scrivendo risposte che il mago non aveva mai pronunciato e tracciandone un ritratto oltremodo entusiasta e tronfio, aggiungendo pettegolezzi eccitanti disseminati di particolari piccanti.

Incalzato dal fervore delle domande, un occhio alla piuma che scivolava veloce sulla pergamena scrivendo bugie, Severus aveva cominciato a innervosirsi e il sarcasmo delle sue risposte era diventato urticante. Ma Rita Skeeter aveva mantenuto inalterato il suo smagliante sorriso e aveva continuato a perseguitarlo con sempre nuove e più imbarazzanti e personali domande.

Alla fine il mago aveva sbottato intimandole minaccioso di lasciarlo finalmente in pace, ammettendo che amava profondamente sua moglie e lasciandosi sfuggire che da oltre due mesi non era potuto stare con lei ed ora non aveva altro desiderio che…

Rendendosi conto dell'errore, Severus non aveva finito la frase, ma la voce acuta e trionfante della Skeeter l'aveva fatto al posto suo perforando l'aria e comunicando a tutti che l'eroico Severus Piton, noto amante focoso, moriva dalla voglia di fare l'amore con la sua attraente e sensuale moglie!

Crystal scoppiò a ridere, assolutamente certa, dal pericoloso scintillio che ardeva negli occhi del mago, che anche lui stesse ripercorrendo gli stessi imbarazzanti eventi che avevano poi dato la stura a una serie di piccanti articoli, ovviamente inventati da cima a fondo, sulle sue appassionate ed ardenti capacità amatorie, rafforzate da segretissime pozioni distillate dal mago stesso, che, proprio avvalendosi di tali erotiche arti, era riuscito a sedurre la sua bellissima moglie.

- Ma tu sei "focoso"! - scherzò la maga, maliziosa. - Le hai bruciato la piuma con il tuo solo sguardo! – esclamò ridendo al ricordo dell'attonito viso bruciacchiato della Skeeter, che aveva cacciato un urlo di paura mentre la piuma prendeva fuoco e, sotto i suoi occhi stupefatti, svaniva in una lunga fiammata verde insieme all'intero rotolo di pergamena.

- Avrei dovuto bruciare lei! – sibilò Severus a denti stretti. - Così non avrebbe scritto tutte quelle porcherie!

Crystal rise ancora poi aggiunse, provocante, appoggiandosi sul petto del mago e sussurrandogli sulle labbra, con passione:

- Ad ogni modo, quella viperella non ha la più pallida idea di quanto tu sia realmente ardente e appassionato… e senza bisogno dell'ausilio di alcun filtro!

Con un deciso colpo di reni, Severus invertì le posizioni e, mentre lambiva sensualmente le labbra della maga, sussurrò languido:

- Per quanto mi riguarda, la vipera, e anche tutto il resto del mondo, possono tranquillamente continuare a ignorarlo…

Il gufo attendeva impaziente da un pezzo e, quando Crystal lo liberò dal rotolo infilando le monete nel borsellino appeso alla zampa, spiccò subito il volo con un rauco fischio.

La maga aprì la Gazzetta del Profeta, trattenne per un attimo lo sguardo sulla prima pagina mentre un orgoglioso sorriso le illuminava il viso, quindi sfogliò velocemente il resto.

- Non capisco perché ti ostini a voler leggere quello stupido giornale! – borbottò Severus stizzito.

- Niente Skeeter! – annunciò Crystal raggiante. – La Granger ha mantenuto la promessa.

Il mago sollevò interrogativo un sopracciglio.

- Quella ragazza sa il fatto suo e, a quanto pare, possiede realmente informazioni che le permettono di "controllarla". - rispose vaga Crystal.

Severus annuì: sì, Hermione era proprio una ragazza in gamba.

- Questa volta la notizia è vera. – riprese la maga porgendogli la prima pagina dove campeggiava il viso di Minerva McGranitt e un titolo che lo riguardava.

Severus Piton: il nuovo Preside di Hogwarts?

Il viso del mago si rabbuiò mentre allungava la mano verso il foglio.

- Allora era questa la notizia che attendevi, - dedusse, - a causa della quale ho dovuto sorbirmi le porcherie della Skeeter!

- Sì, – ammise Crystal, - Minerva mi aveva anticipato la proposta chiedendomi di insistere perché tu l'accettassi.

Severus sollevò lo sguardo dal giornale e di nuovo la maga lesse la pena del ricordo nelle sue iridi profondamente nere, ora rivolte verso l'azzurro del cielo che lentamente si mutava nell'indaco della sera.

Si era avvicinato alla vetrata aperta sul mare ed aveva appoggiato le mani sulla balaustra, stringendola, gli occhi persi in un sorriso azzurro che aleggiava sereno nella sua memoria.

Crystal lo raggiunse e lo abbracciò delicatamente da dietro, allacciandogli le braccia intorno alla vita e appoggiando il viso sulla sua schiena: sapeva che il ricordo di Albus Silente portava con sé emozioni intense per il mago, sofferenza e rimpianto, ma anche la dolcezza di un affetto paterno.

- Puoi farcela, - sussurrò stringendosi a lui, - e nessuno meglio di te può ricoprire quella carica, lo sai.

Il mago trasse un lungo sospiro, quindi fece scivolare il braccio attorno alle spalle di Crystal e l'attirò a sé:

- Entrare nel suo studio, - mormorò con voce roca, - sedermi sulla sua poltrona…

Si morse piano il labbro stringendo più forte la maga nel suo abbraccio:

- Vedere il suo ritratto che mi sorride...

Severus chiuse gli occhi, sopraffatto dalla commozione:

- Sentire ancora la sua voce… come se fosse vivo…

Fu la volta di Crystal di stringerlo a sé, forte, mentre un brivido le scendeva lungo la schiena:

- Sarò al tuo fianco, amore mio!

Severus si riscosse e le prese il viso tra le mani, delicatamente, rimanendo a contemplare quegli occhi innamorati, lucidi di lacrime di comprensione, muto davanti all'amore della sua donna, il respiro trattenuto e sospeso.

Infine scese piano sulle sue labbra, a sfiorarle appena sussurrando con dolce passione:

- Ti amo Crystal, ti amo!

Respirarti,

viverti e amarti,

quali parole di poeta per cantarti?

I versi non potrebbero effigiarti

così splendida come sei in realtà.

Ciò che posso cantare

è solo un tenero anelito di amore,

un sussurro innanzi alla potenza

della passione che ci sconvolge.

Vieni

e veleggiamo verso le spiagge

di un nuovo futuro insieme. 17

La strinse a sé, le labbra a suggellare delicatamente il suo amore e il desiderio di nuovo nel cuore.

- Accetterai? – mormorò la maga, gli occhi ancora chiusi nell'estasi del bacio.

- Lo sai che non so negarti nulla… - sussurrò tornando a baciarla con passione.

Annaspando alla ricerca di aria e cercando di mantenere la necessaria lucidità, Crystal tornò all'attacco:

- Quindi accontenterai anche Malocchio?

- Che diavolo c'entra Moody, adesso? – brontolò il mago socchiudendo sospettoso gli occhi.

Crystal sorrise civettuola accarezzandogli le labbra con un dito per impedirgli di parlare:

- Uhm… Malocchio ci terrebbe molto che un esperto di Difesa contro le Arti Oscure come te tenesse un corso di specializzazione agli aspiranti Auror! – disse tutto in un fiato.

Severus scrollò la testa cercando di trattenere il sorriso:

- Prima i corsi di M.A.G.O di Pozioni e Difesa, poi la Presidenza e ora anche i corsi per gli Auror! - esclamò con un'aria di finta disperazione sul volto. – Quando troverò il tempo per amarti? – aggiunse con voce sensuale, tornando a lambirle le labbra con la punta della lingua.

- Tutte le notti? – mormorò languida la maga schiudendo la bocca.

- Che adorabile ingorda… - sussurrò Severus facendole sospirare il bacio, mentre lasciava scivolare le mani lungo la schiena della maga e la premeva contro di sé.

- Ormai hai una fama da difendere… - ridacchiò Crystal catturando le labbra del mago e riducendolo al silenzio.

Severus la sollevò tra le braccia, le labbra ancora dolcemente congiunte alle sue, e la depositò sul letto adagiandosi mollemente al suo fianco, sostenendosi sul gomito, la candida camicia con i legacci giù allentati sul petto.

- Sai qual è l'unico difetto di questa splendida casa? – chiese Crystal civettuola.

Il mago la contemplò incuriosito, sollevando leggermente un sopracciglio, ma non fece domande.

- Fa un così bel caldo… - sospirò teatralmente facendo scorrere leggero un dito sul petto del mago, - ma tu non indossi più la tua seducente casacca dai mille bottoncini…

Severus non riuscì a trattenere un sorriso compiaciuto:

- Posso sempre sacrificarmi…

La mano di Crystal s'insinuò tra i sottili lacci di seta ad allentarli del tutto e il mago trattenne il respiro mentre le dita gli sfioravano leggere il petto in un carezzevole solletico.

- Se vuoi, ci sono sempre i bottoncini della manica… - sussurrò languido porgendole il braccio sinistro, mentre le fermava la mano che, impaziente, stava scendendo sul suo ventre.

La maga si lasciò distrarre di buon grado e si dedicò con totale devozione al nuovo compito, le dita che accarezzavano con passione le cinque piccole perle bianche, scherzando con loro, cercando di convincerle, con teneri baci e dolci moine, a liberargli il polso.

Progressivamente districò le sferette di madreperla dalle asole e la pelle candida di Severus emerse dalla stoffa, fremente sotto la tenue pressione dei polpastrelli che risalivano con lentezza estenuante verso l'avambraccio.

All'improvviso Crystal si bloccò e il mago trattenne il respiro: dal lembo sollevato della camicia s'intravvedeva il marchio.

La maga sollevò lo sguardo ad incontrare quello di Severus, nera trasparenza cristallina che svelava ogni sua intima, contrastante emozione.

Il marchio era quasi svanito.

L'orrida immagine nera del teschio non deturpava più la candida pelle del mago, né il viscido serpente si sarebbe più mosso, strisciante e bruciante, nella sua pallida carne all'imperioso richiamo di Voldemort: vi era solo l'ombra chiara di una normale cicatrice che col tempo sarebbe sparita del tutto.

Ma così non sarebbe stato delle cicatrici dell'anima di Severus: non sarebbe mai sparite del tutto, anche se, forse, col tempo, quelle ferite sarebbero state meno dolorose.

- E' solo una cicatrice, - mormorò Crystal con voce soffocata, sfiorandola appena con le dita, - una normale cicatrice…

Lo sguardo inflessibile del mago rimase fisso sull'avambraccio per un lungo momento, poi disse, in un sofferto sussurro:

- Una cicatrice in cui è rinchiuso il mio passato, le mie colpe, la mia schiavitù…

- Ora sei libero! – esclamò Crystal con accorata enfasi, sollevandogli il mento con una mano.

Severus alzò lentamente il viso, pallido come sempre, i lunghi capelli corvini che lo incorniciavano, e guardò lontano, verso l'ultimo spicchio di sole che s'inabissava nel mare insanguinato dai suoi raggi vermigli: c'era un'ombra scura, ancora, nei suoi occhi immensamente neri, e per Crystal fu fin troppo facile comprendere che il suo passato era ancora lì, dentro di lui, e continuava a tormentarlo.

- Potrai mai perdonarti? – esclamò sconfortata, sfiorandogli adagio la guancia in una tenera carezza.

- No. – rispose piano tornando a guardarla.

Ma vi era un dolce sorriso, quasi sereno, adagiato sulle labbra sottili del mago:

- Ma tu lo hai già fatto al posto mio. – aggiunse languidamente ricambiando la carezza.

Crystal sussurrò appena, trattenendogli la mano sulla guancia:

- Io credo che il peccato, alla fine, una volta dolorosamente espiata la colpa, possa anche rendere migliore un uomo18 - sospirò lieve, - e la purezza del tuo sorriso, così come la nera trasparenza del tuo sguardo, per me ne sono la prova.

Severus l'avvolse delicatamente nel suo abbraccio cercandone le labbra morbide:

- Ti amo, vita mia!

Fu un bacio pieno di travolgente passione, in cui il passato si congiunse al presente, dissolvendosi ma allo stesso tempo diventando nuova realtà.

Le mani del mago sfiorarono il corpo di Crystal e gli abiti, come sempre, svanirono sotto l'impeto del suo desiderio, lasciando che le sue labbra carezzassero con ardenti respiri la pelle appena svelata ai primi argentati raggi della luna.

La desiderava, come sempre e più di sempre: la sua donna, sua moglie!

Severus sospirò appena affondando il viso sul ventre di Crystal: era finalmente arrivato il momento in cui i sogni diventavano realtà e i pensieri più reconditi potevano diventare parole.

Lentamente, con le labbra risalì sul petto, i seni ed il collo, lasciando una liquida scia di baci infuocati, fino ad arrivare vicino al lobo dell'orecchio, mentre la mano si apriva larga sul ventre della maga, premendo leggermente e vagheggiando una diversa, casta e paterna carezza:

- Ti voglio, Crystal, mia per sempre, mia fino in fondo, madre dei miei figli… - sussurrò con intensità.

La maga sorrise stringendo forte a sé il mago: finalmente glielo aveva detto, le aveva rivelato anche quel segreto prezioso che fino a quel momento aveva gelosamente conservato nascosto nel profondo del suo cuore, troppo incerto e timoroso del futuro per poter credere fino in fondo nei sogni.

Ma Crystal già lo sapeva: l'aveva letto nella nera, trasparente purezza dei suoi occhi, nei palpiti di felicità della sua anima, nel sereno calore del suo sorriso.

Del resto, quel desiderio era scritto a chiare lettere anche nella piccola boccettina di cristallo appoggiata sul ripiano del caminetto: vuota, perché Severus in quattro giorni non aveva mai distillato nulla, nessun filtro, nessuna pozione, neppure una goccia.

E la maga sapeva da un pezzo che quattro giorni erano un tempo troppo lungo perché l'effetto della pozione potesse efficacemente retroagire.

- Niente più "pozione blu", allora! -19 mormorò felice.

Nuove vite segneranno il passo

e la rovina mai più ci coglierà.

Il sole è tornato a sorgere

splendido e trasparente

come puro cristallo. 20

Severus la guardava, il volto pallido illuminato dalla luna e da un dolce sorriso già immerso nel sogno del futuro, gli occhi come lucenti stelle nere che ardevano vivide nel velluto della notte più oscura e un innamorato sussurro sulle labbra:

- … con te, Crystal, per sempre!

Felicità e amore sfolgoravano infine in quegli splendidi occhi di puro e trasparente Cristallo Nero.

L'inverno è finito: la luce è tiepida

e danza, dal suolo al firmamento chiaro.

Bisogna che il più triste dei cuori ceda

all'immensa gioia sparsa nell'aria.

Da un anno ho nell'anima la primavera

e il verde ritorno del dolce fiorile,

come una fiamma che avvolge una fiamma,

al mio ideale aggiunge ideale.

Il cielo blu prolunga, innalza e incorona

l'immutabile azzurro dove ride il mio amore.

La stagione è bella e la mia sorte è buona

e tutte le mie speranze finalmente si compiono.

Venga l'estate! Vengano ancora

l'autunno e l'inverno! E ogni stagione

sarà per me incantevole, o Tu che adorni

questa fantasia e questa ragione!21

FINE

1 Earendil

2 Earendil

3 Earendil

4 Charles Baudelaire: XVI – Sul "Tasso in prigione" di Eugène Delacroix.

5 Earendil

6 Earendil

7 Sette secoli or sono fece la sua apparizione nella letteratura un singolare personaggio: Asvero, l'Ebreo errante. Le versioni dell'immaginaria vicenda cambiano secondo i tempi e i luoghi, ma nella trama originaria della storia Asvero è un calzolaio ebreo che ha bottega sulle pendici del Gòlgota. Il tema dell'Ebreo errante riappare spesso nella letteratura tra il XIII e il XIV secolo, in racconti e poemi spagnoli, francesi, inglesi e italiani, sotto vari nomi. Dopo Goethe e Schiller, i poeti romantici tedeschi e inglesi ne faranno il simbolo di un certo desiderio di morte.

8 Fernando Pessoa, tratto da "Ode marziale".

9 Si veda il precedente capitolo 16 "Non sono un codardo".

10 Vedi il precedente capitolo 14 "Fiducia".

11 Paul Verlaine: "La dura prova".

12 Le precedenti parole di Harry, in corsivo, sono quelle pronunciate da Silente alla fine di "Harry Potter e il prigioniero di Azkaban", mentre in questa frase, sempre pronunciata da Silente nella stessa occasione, ho sostituito all'originale riferimento di James quello di Silente stesso.

13 Queste stupende parole "prigioniero dei suoi sentimenti" sono state scritte da Stefi-Miss Mercyless nella bellissima "Ironia della morte"

14 Tagore: "con amore, con vita, con canto…" dalla raccolta Gitanjali.

15 Mah… chissà quante volte avrò ormai scritto questo "per sempre" felice per esorcizzare il tragico e doloroso "Always" del Severus della Rowling. E quante volte, ancora, dovrò scriverlo per neutralizzarlo del tutto e rendere al "mio" Severus la più completa, e meritata, felicità!

16 Earendil

17 Earendil

18 Questa frase è stata ispirata da alcuni versi (…I have to believe that sin can make a better man) della canzone "One caress", album "Songs Of Faith and Devotion" del 1993 dei Depeche Mode, suggeritimi da Kijoka.

19 Piccolo omaggio all'inventiva di Ale85LeoSign il cui Severus, nella storia "Il Torneo Quadrimaghi", ha un gran daffare a distillare questa utilissima pozione contraccettiva.

20 Earendil

21 Paul Verlaine – Tratto da "La buona canzone"

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