5° Capitolo
"Sì, certo, signora. Capisco perfettamente. Le assicuro sul mio onore che faremo tutto il possibile. Lei e suo marito cercate di non agitarvi, le prometto che finirà tutto bene. I miei omaggi".
Konoemon mise giù la cornetta e sospirò con una certa afflizione.
Nonostante fosse un uomo dall'animo e dalla mente assai giovanili, in quel momento sentiva di essere solo un impotente vecchio.
La stessa sensazione ebbe, a malincuore, la professoressa Shizuna osservandolo.
"Come l'ha presa?", domandò, sentendosi pure sciocca nel chiederlo.
"Non certo bene. Per fortuna ha mantenuto abbastanza autocontrollo, ma aveva i nervi a fior di pelle. E certo non si può biasimare. Lo stesso vale per il marito".
"Sono sicura che Eiko è ancora viva".
"Lo sperano tutti".
Il preside si alzò e cominciò a guardare, dalla grande finestra dell'ufficio, il Mahora, la 'sua' città dell'educazione, che doveva coniugare serietà dello studio e gioia di vivere, e che ora era diventata una sorta di prigione: da quando si era sparsa la voce della scomparsa di quella liceale avvenuta nel tardo pomeriggio del giorno prima, le vie e le piazze erano diventate pressoché deserte. Ogni tanto alcune coppie si vedevano in giro, ma avevano il passo affrettato, come se si sentissero inseguite.
Da alcuni rapporti si era avuta notizia di studenti che cominciavano a sbarrare le finestre delle loro camere, usando addirittura dei tavoli!
"Le squadre di ricerca che dicono?", riprese il preside.
"Niente. Stanno battendo a palmo a palmo la zona del bosco, mentre telecamere volanti costruite appositamente dalla sezione ingegneria controllano le cime degli alberi".
Il telefono squillò e prontamente Shizuna rispose.
"Pronto? Come dite?!"
Il preside fissò la sua collaboratrice, il cui volto divenne impenetrabile.
Quando poi abbassò la cornetta, sembrava non sapere cosa dire.
"Hanno trovato le studentesse?", domandò Konoemon.
"Non possono esserne sicuri".

Takamichi chiuse il cellulare e osservò il suo collega, Akashi, mentre si chinava su quello che avevano trovato sul terreno: una sorta di macchia scura, dalla forma allungata, larga circa un metro e lunga due.
"Cosa pensi che sia?", domandò il primo.
"Non ne ho idea. A prima vista sembrerebbe che qui ci sia stato un fuoco. Ma non c'è cenere. E poi", Akashi contemplò un momento la fitta vegetazione che li circondava, attraversata da altri uomini in ricerca, "accendere un fuoco abbastanza grande in un posto come questo, significa solo far scoppiare un incendio. Ma non possiamo lasciar perdere, non dopo aver trovato questo".
Akashi osservò il pezzo di stoffa nero che teneva in mano: lo stesso tipo delle divise liceali del Mahora, ed era troppo recente.
Allora tirò fuori una pinzetta, prelevò un campione di terreno annerito e lo avvolse in un fazzoletto.
"Questo lo porteremo in laboratorio per farlo esaminare".

La lezione nella III A si stava svolgendo in assoluta calma.
Mentre Negi dettava il contenuto del suo libro, si accorse di come le sue studentesse fossero in parte distratte: seguivano la lezione, ma chi più, chi meno, lanciavano delle occhiate di soppiatto al banco di Ku e anche fuori dalla finestra, come se temessero di essere spiate.
Non erano tutte presenti, mancavano Chao e Hakase, e anche Mana.
Invece Evangeline c'era, ma sembrava stare molto male: era chiaramente febbricitante, nonostante il suo orgoglio la aiutasse a restare dritta per non apparire debole. E Chachamaru non smetteva mai di osservarla.
Negi sospirò preoccupato: temeva tantissimo che quella calma relativa precedesse una tempesta violentissima.

"Trovato niente?", domandò Takane Goodman mentre scrutava la cima di alcuni alberi.
"Niente", rispose Sakura Mei cercando qualche indizio dietro un grosso sasso.
Le due ragazze erano accompagnate da Yoshida Matsui, uno dei professori, che come loro era parte del personale magico del Mahora, e si trovavano in una piccola radura, ben illuminata perché il cielo soprastante non era coperto dai rami.
"Se stiamo troppo vicini non troveremo niente. Credo che dovremo allontanarci un po'", propose il professore.
"Ma professor Matsui", obbiettò Mei, "è pericoloso. Eiko è scomparsa qui vicino e per quanto ne sappiamo, anche l'assalitore potrebbe essere nei dintorni".
"Infatti, ho detto di allontanarci solo un po', senza sparire dalla visuale dell'altro. E non dimentichiamo che sappiamo difenderci e che altre squadre stanno pattugliando questa zona".
Takane ci rimuginò sopra. "D'accordo, ma per favore, niente eroismi. Al primo segnale di pericolo rincontriamoci subito".
"Questo avrei dovuto dirlo io", rispose l'insegnante sfoggiando un sorriso.
Il terzetto quindi si sparse nei dintorni, Sakura s'inoltrò in un piccolo gruppo di alberi morti, Matsui si avviò verso un'altra radura e Takane cominciò a salire su un ripido pendio.
Guardandosi intorno con circospezione, all'improvviso l'uomo si accorse di un grosso cespuglio che si muoveva a pochi metri da lui.
"Eiko? Sei tu?"
Non ricevendo risposta, attivò il suo potere magico, consistente nella capacità di lanciare raffiche di energia simili a fulmini tramite una spada, e si preparò a far fuoco contro il cespuglio. Dal quale sbucò una volpe.
L'animale per qualche istante fissò incuriosito l'uomo, per poi correre via.
Rasserenato, Matsui si girò dall'altra parte: proprio allora avvertì una scarica, fulminea, dolorosa e calda, al braccio destro.
Non fece neppure in tempo a emettere un urlo di dolore che avvertì di nuovo quella scarica, stavolta dietro la schiena.
E l'ultima sensazione della sua vita fu quella scarica di dolore caldo che dalla schiena si faceva strada fino al petto.

Sakura era trasalita quando aveva udito quelli che sembravano due scoppi, come di grandi petardi.
Girandosi, vide il professore cadere a terra e col fiato in gola corse verso Matsui, che distava solo qualche decina di metri da lei.
Inorridì quando lo vide: aveva uno squarcio, anzi, un vero e proprio buco, dai contorni ancora fumanti che lo passava da parte a parte.
Più spaventata che decisa, tirò fuori la sua scopa magica e attivò la sua magia, guardando freneticamente in tutte le direzioni.
Udì uno strano sibilo, che si faceva sempre più forte, e sembrava provenire proprio davanti a lei. Però non vedeva nulla!
Pensava ancora questo quando una forza invisibile la scagliò verso il tronco di un albero, immobilizzandola e cominciando a premerla con forza contro quest'ultimo.
Sakura avvertì sottili filamenti premere contro tutto il suo corpo, fino a penetrare la carne.
"AAAHHH! AIUTO! AIUTAMI TAKANE! TI PREGO! TAKANEEE!"

Takane Goodman, udito quel grido, subito tornò indietro, facendosi circondare dalle ombre umanoidi create dal suo potere.
"Com'è possibile?! Mi sono allontanata solo per pochi attimi!", pensò angosciata.
Quando arrivò alla radura, scoprì con orrore il corpo di Matsui; e impallidì mortalmente quando vide Sakura bloccata contro un albero da quella che sembrava una specie di rete, i cui fili le erano entrati nella carne lungo tutto il corpo, fino a farla sanguinare.
"Aiutami… ti scongiuro…", mormorò Mei, le cui lacrime si mescolavano col sangue delle ferite sul viso.
"Oddio! Resisti, ora ti libero!", esclamò la ragazza bionda.
Mandò le sue ombre in avanti per liberare l'amica: che sbarrò gli occhi quando vide qualcosa dietro la sua salvatrice.
Quest'ultima si girò, giusto per avere l'impressione che qualcosa fatto di aria piombasse sulla sua testa.
Uno schizzò di sangue attraversò l'aria, e Sakura strillò tutta la sua disperazione e orrore.

"Maledizione! Quelle urla provenivano da questa parte!", esclamò Takamichi, che con Akashi e gli altri uomini della loro squadra, si stava dirigendo verso il luogo di una probabile aggressione.
Nonostante la loro velocità, non conoscendo la strada, ci misero molti minuti per arrivare nel luogo giusto, che però non fu certo un problema identificare.
"Santo cielo!", esclamò Takamichi: erano in una radura, su un albero c'erano dei segni simili a un reticolato e diverse macchie di sangue fresco. Sangue era presente anche in un punto del terreno.
Inoltre tracce rosse su resti di foglie secche, disseminate un po' ovunque e sull'erba, indicavano che due corpi feriti erano stati trascinati via. Tali tracce terminavano di botto in prossimità degli alberi.
C'erano anche due piccoli crateri neri e dai contorni bruciacchiati, e una grossa macchia scura pressoché identica a quella trovata da loro. A differenza di quest'ultima, però, la nuova chiazza sfrigolava leggermente, come olio bollito.
Incuriosito, Akashi si chinò su di essa e provò a prelevarne un campione con la pinzetta: rimase sbalordito quando vide la punta della pinza corrodersi e dissolversi. Come se non bastasse, la corrosione iniziò a consumare l'intero strumento, risalendo fino all'estremità con cui era tenuto.
Spaventato, Akashi mollò l'oggetto e si mise in piedi con uno scatto.
Gli uomini che erano con loro erano andati a perlustrare i dintorni, e quando tornarono scossero la testa.
Il padre di Yuna si guardò intorno, poi fissò Takamichi: "Ma che sta succedendo qui?"

Hakase e Chao erano impegnate nel loro laboratorio, pieno di attrezzature quasi fantascientifiche, a elaborare un modo per rintracciare il misterioso nemico e chi aveva rapito.
Non era stato un problema procurarsi i filmati ripresi dalle telecamere in quella zona dove c'era l'edificio dell'infermeria.
Così come non c'era voluto molto per trovare qualcosa di anormale: la finestra della stanza di Ku che si apriva apparentemente da sola.
Neanche un minuto dopo, Ku usciva dalla finestra, ma in una posizione che non lasciava dubbi: il misterioso visitatore se l'era caricata sulle spalle come se fosse un sacco e si muoveva sulla parete come se fosse un ragno.
Siccome in un angolo della registrazione c'era la data, si aveva la conferma che il rapimento era avvenuto alle dieci di sera. Nient'altro.
"Eppure ci dev'essere qualcosa!", esclamò Chao sbattendo un pugno sul tavolo dopo aver visionato per l'ennesima volta quel filmato.
Hakase si mise dietro di lei e prese la parola. "Be, abbiamo appurato che può rendersi invisibile. Non c'è altra spiegazione. Certo non si tratta di uno spirito, che non avrebbe bisogno di aprire le finestre per entrare".
"E credi che basti?", tuonò Chao girandosi verso l'amica con uno sguardo di fuoco e facendola indietreggiare.
Passarono alcuni attimi di silenzio.
"Scusa", disse poi la geniale ragazza cinese.
"Non preoccuparti, Chao, sappiamo quanto ti pesa".
"Non sono preoccupata, anzi, diciamolo, sono spaventata, per quello che può accadere a Ku e a tanti altri. Mi sento impotente. Un nemico misterioso è piombato su di noi, e con tutta la nostra tecnologia, non scopriamo nulla. Sapere che può rendersi invisibile non aiuta. Noi abbiamo bisogno di un modo per stanarlo! Perché altrimenti, possiamo pure trovare un sistema per renderlo visibile, anzi, forse questa è la cosa più semplice, ma è inutile se non sappiamo dove cercarlo".
"Capisco".
Chao si sedette su una poltrona accavallando le gambe e mettendosi a braccia conserte: "Coraggio, amica mia, prova a suggerire, stimoliamoci a vicenda: siamo le più intelligenti qui, no?"
"Mm, è invisibile alla radiazione luminosa ordinaria, ma ne esistono di diversi tipi. Potremmo cercarne una adatta e inondare con essa il Mahora, magari sostituendo tutte le luci e creando fari adatti".
"Per fare questo avremmo bisogno del suo corpo o di qualcosa di simile su cui testare le varie radiazioni. Altrimenti perderemmo solo tempo con un qualcosa che forse neppure funziona".
"E l'infrarosso?"
"Stesso problema: non sappiamo se funziona. Inoltre il Mahora è troppo vasto e ci sono troppe fonti di calore, tra persone, animali e congegni vari".
"E se provassimo a cercare tracce tangibili? Il nemico sa rendersi invisibile, una mimetizzazione perfetta, quindi non sfidiamolo sul piano della visibilità. Di chiunque si tratti, è una creatura materiale. Può lasciare qualcosa dietro di sé, come tracce odorifere".
"Però sembra che neppure l'olfatto di Kotaro riesca a percepirlo".
"Vero, ci vorrebbero sue particelle da analizzare e non sappiamo dove cercarle".
Il volto di Chao s'illuminò: "Invece sappiamo con precisione dove cercarle!", e indicò lo schermo che mostrava l'immagine del rapimento di Ku.
Hakase schioccò le dita. "Sì! La parete su cui si è arrampicato! Vedendo il corpo di Ku, possiamo ricostruire il percorso!"

Ormai la lezione era giunta al termine e le ragazze della III A si stavano preparando a tornare nel dormitorio. E lo avrebbero fatto passando per altre strade, cercando il meno possibile di stare all'aperto. Come tutti gli altri studenti del resto.
"Attenzione!", esclamò Hakase entrando di corsa in classe. "Setsuna Sakurazaki e Kaede Nagase, dovete venire subito nello studio del preside. Riunione d'emergenza!"
"Che cosa è successo?", domandò con ansia Asuna.
"Abbiamo trovato un modo per rintracciare quel bastardo. Adesso elaboreremo un piano per stanarlo".
"Davvero? Di che si tratta?", chiese Konoka.
"Temo che sia un discorso troppo complesso per voi".
Chisame sembrò indignarsi. "Ehi tu, ci hai forse preso per stupide? Abbiamo il diritto di sapere".
Hakase la squadrò. "Voi capite qualcosa di feromoni e pulviscoli radioattivi?"
Non giungendo risposta dalle altre, si limitò a sistemarsi meglio gli occhiali e a uscire, seguita a ruota da Kaede e Setsuna.

Satsuki, Asuna e Konoka uscirono dall'edificio della scuola media.
La cuoca della classe voleva aprire un po' il ristorante e le due compagne si erano offerte di accompagnarle.
"Sono preoccupata per Setsy", esordì Konoka. "Se dovesse incontrare quel rapitore… di chiunque si tratti, potrebbe farle del male!"
"Sta tranquilla. Setsuna è una spadaccina formidabile, sono sicura che non correrà alcun rischio", le rispose Asuna. Che mise una mano sulla carta pactio che custodiva in una tasca. "Piuttosto, facciamo attenzione. Ora siamo all'esterno, e anche se siamo in tre, meglio non correre rischi. Non sei d'accordo, Satsuki?"
Ma la compagna non le prestò attenzione.
"Cosa c'è?"
"Quella persona", rispose la giovane cuoca indicando qualcuno che stava appoggiato al muro sotto le finestre di un'aula: era una ragazza molto bella e molto alta, vestita di nero.
Le tre si fermarono a scrutarla, ma quella se ne accorse e con passo deciso si allontanò dirigendosi verso un vicolo.
Le ragazze presero a seguirla, senza neppure sapere il perché, Konoka provò anche a chiamarla, però quando raggiunsero anche loro il vicolo, la misteriosa sconosciuta si era come volatilizzata.
Dubbiosa, Asuna guardò il punto del muro dove la sconosciuta era appoggiata e si accorse che era proprio sotto le finestre della loro classe.
"Davvero strano", commentò.
Il cellulare di Asuna suonò, lesse il numero ed era quello della capoclasse.