6° Capitolo

Nell'ufficio del preside si erano riuniti otto professori maghi, tra cui Takamichi, postisi dietro la scrivania del preside, mentre davanti a loro c'erano Chao, Hakase, Setsuna, Kaede e Mana, arrivata più tardi delle altre.
I presenti erano già stati informati delle tragiche novità accadute nelle ore precedenti.
"Allora, signorina Chao", esordì Konoemon, "lei ritiene di aver trovato il modo per individuare quell'essere e renderlo visibile?"
"Sì", dichiarò con una certa soddisfazione Chao. "Analizzando la parete su cui è passato quando ha prelevato Ku Fei dall'infermeria, abbiamo trovato delle tracce feromoniche particolari, anzi, uniche, che possono appartenere solo al nostro nemico".
"A proposito", domandò Mana, "si è capita la natura del nemico?"
"No", rispose Chao scuotendo la testa. "La traccia feromonica non presenta similitudini con le specie conosciute. Anche la traccia trovata sul luogo dell'ultima scomparsa, dalle analisi effettuate poco fa risulta essere un qualche tipo di sostanza acida, a noi sconosciuta. Probabilmente abbiamo a che fare con una creatura soprannaturale mai affrontata prima".
Mana rimase pensierosa, mentre Hakase riprese la spiegazione del piano. "Abbiamo costruito un particolare rilevatore di particelle. Lo abbiamo montato sia su un piccolo satellite, con cui sorvolare la foresta per rintracciarlo, sia su degli speciali visori, grazie ai quali
diventerà non completamente visibile ma comunque abbastanza".
"Tuttavia, non conoscendo appieno le capacità di questo nemico, abbastanza visibile potrebbe non bastare", osservò Takamichi.
"Vero", convenne Chao. "Per questo abbiamo escogitato un altro modo: quando lo avremo individuato, inonderemo di pulviscolo radioattivo quella zona. Non preoccupatevi, è innocuo, ma aderisce a qualunque superficie rendendola visibile, scintillante".
"Per rendere ancora più netto il fattore sorpresa, proporrei di usare un teletrasporto magico, così piomberemo lì non appena lo avremo individuato e lo circonderemo", consigliò Mana.
"Perfetto!", esclamò Chao. "Io, Hakase e il preside dirigeremo le operazioni dal mio laboratorio".
"Chi parteciperà a questa missione oltre a noi?", domandò Setsuna.
"Solo noi", fu la laconica risposta di Takamichi.
Setsuna rimase leggermente interdetta. "E Negi, Asuna e Kotaro?"
"Non è prudente far partecipare elementi ancora abbastanza inesperti", spiegò il preside.
Kaede si portò una mano al mento. "Se mi permettete, ritengo che ci sia anche un altro motivo. Non ritenete prudente consumare tutte le cartucce in una sola volta".
Ci fu un silenzio di assenso.
"Ma questo non vale per Evangeline e Chachamaru. Anzi, loro sono forti quanto un esercito", fece osservare la spadaccina di Kyoto.
"Se fosse stato possibile, le avremmo convocate eccome!", rispose il preside. "Purtroppo, stando a quanto riferisce Chachamaru, la salute di Evangeline è molto cagionevole e sta pure peggiorando. Sembra quasi che tutte le malattie del mondo si siano date appuntamento dentro di lei. La sua partner non se la sente proprio di lasciarla da sola".
"Comunque", riprese Mana, "ritengo che dovremo prendere qualche precauzione in più. Per impedire che a qualcuno vengano strane idee".
"Cioè?", domandò leggermente perplesso Konoemon.
Mana si limitò a indietreggiare e ad aprire di botto la porta: tutte le studentesse della III A caddero dentro lo studio, e tra di loro c'era pure Negi.
Il gruppo di spie improvvisate arrossì in blocco, fece un rapido inchino e scomparve alla velocità della luce.
"Curiosità mista ad apprensione: un richiamo invincibile", spiegò con calma la giovane mercenaria.

Mentre fervevano i preparativi, e Chao e Hakase spedivano il loro piccolo satellite a rintracciare il nemico nel bosco, il resto della III A, con Negi e Kotaro, si era radunato al ristorante di Satsuki.
Era davvero una strana atmosfera: tutto intorno deserto assoluto, poiché ormai il sole stava per tramontare, e solo i tavolini erano occupati da quelle studentesse, che però mangiavano in silenzio.
C'era quasi un'atmosfera da addio.
Setsuna, Kaede e Mana sedevano a un tavolo in disparte, quasi isolate dalle altre: la prima affilava la spada, la ninja stava osservando il cielo che si scuriva, la terza era concentrata chissà su cosa.
"Mana", le domandò a un tratto Kaede, "tu non sei venuta subito perché eri andata a telefonare. Ti ho vista. Non per farmi i fatti tuoi, ma posso sapere di cosa si trattava?".
L'altra sospirò. "Dopo aver saputo che Ku era stata ritrovata appesa a testa in giù su un albero, mi sono tornate in mente delle storie che mi raccontava mio nonno, che le aveva apprese a sua volta durante un lungo periodo passato in America centrale. Sembra che per alcuni decenni in quelle giungle fitte, a volte così terribili che non le consiglieresti neppure ad un condannato a morte, si sia aggirata una misteriosa creatura, che faceva gli uomini a pezzi, li scorticava o li riduceva persino peggio, lasciando poi i cadaveri appesi agli alberi. Nessuno la vide mai, per la gente di città erano solo superstizioni, ma per le popolazioni che vivevano a stretto contatto con la giungla, era dannatamente reale. L'avevano chiamata 'il demone che caccia gli uomini', o 'il diavolo che riduce gli uomini a trofei'".
Setsuna rimase colpita da quelle parole. "E dopo cosa successe?"
"Un giorno nella giungla ci fu una fortissima esplosione, chi l'ha vista ha detto che fu come se fosse esplosa una piccola bomba atomica, e da allora le morti sono cessate di botto. Una sorta di pace durata molti anni".
Kaede inarcò un sopracciglio. "Durata? Vuoi dire che…"
"La telefonata l'ho fatta a un mio conoscente del luogo. Dieci mesi fa, una piccola troupe di documentaristi nordamericani ha trovato, proprio in quelle zone, cinque cacciatori del luogo completamente spellati e appesi ad un albero".
Ci furono lunghi attimi di silenzio.
"Perché non l'hai detto agli altri?", chiese Setsuna.
"Per tre motivi: perché non ho la prova assoluta che si tratti della medesima creatura; non ci dava vere informazioni; e perché tutti sono così tesi e preoccupati, che non conviene far sapere loro che Ku ed Eiko adesso potrebbero essere state…"
"Un momento di attenzione, prego!", esclamò la capoclasse Ayaka alzandosi in piedi e reggendo un bicchiere. "Facciamo un brindisi a queste nostre valorose compagne, che entro questa notte libereranno il Mahora da un pericoloso nemico, faranno ritornare due brave ragazze alle loro case, ci racconteranno imprese mirabolanti al loro ritorno e daranno grande lustro alla nostra classe, facendo restare la III A di quest'anno negli annali del Mahora!"
Dopo un attimo di perplessità, anche le altre si alzarono in piedi e brindarono alle loro compagne.
"Ehi, perché non facciamo una festicciola?", propose Shiina Sakurako.
"Sì! Una festa con tanta musica!", continuò Misa Kakizaki.
"Un momento, e dove la troviamo la musica?", domandò Yue Ayase.
Quasi come dal nulla, la terza cheerleader, Madoka Kugimiya, tirò fuori dal nulla una tastiera elettronica e una chitarra elettrica, che passò ad Ako Izumi.
"Forza, cantiamo e balliamo!", ordinò la capoclasse.
Cosa che fecero tutte, solo Hasegawa dovette essere prima trascinata, e poi prese a ballare con una faccia alla 'speriamo che non mi veda nessuno'.
"Che dici, Mana, andiamo?", domandò sorridendo Nagase.
Mana si strinse nelle spalle. "Perché no?", rispose alzandosi e chiedendo l'onore di un ballo a Negi.
Nagase e Setsuna rimasero stupite, dato che la domanda precedente era solo ironica, comunque Kaede non perse tempo e andò a ballare con le sorelle Narutaki.
In breve la piazzetta divenne la quinta essenza dell'allegria: Negi, imbarazzato e impacciato, cercava di ballare uno pseudo-tango con Mana, che invece se la cavava molto bene; la capoclasse era rossa di invidia e diceva a Mana di non prendersi troppe libertà, mentre Chizuru Naba invitava, o forse ordinava, a Natsumi e Kotaro, imbarazzatissimi, di ballare insieme. Asuna, insieme a Zazie Rainday, distribuiva bevande a tutti dopo che Satsuki gliele passava.
Solo Setsuna era rimasta seduta: pur capendo il perché della festicciola, si sentiva troppo negata per il ballo.
"Setsy, vieni qui", disse la voce di Konoka ad una certa distanza.
Setsuna si voltò e vide la sua amica d'infanzia che, da dietro un cespuglio, le faceva cenno di avvicinarsi.
Cosa che fece subito, e trovò dietro il cespuglio una panchina su cui era seduta l'altra.
"Lady Konoka, anche se il bosco non è proprio dietro l'angolo, le consiglio di non mettersi troppo in disparte. Può essere pericoloso".
"Oh, questo misterioso nemico non si farà vedere con tutte queste persone vicine. E comunque ti ho chiamata qui perché voglio…"
Konoka distolse lo sguardo.
"Cosa c'è?", domandò perplessa Setsuna.
La risposta fu un fortissimo abbraccio: "Torna sana e salva, ti scongiuro! Stendi quel cattivone e torna! E'… è un ordine!"
Dopo un attimo di forte imbarazzo, la giovane spadaccina rispose all'abbraccio e sentì le lacrime della sua Konoka sul petto.
Quando si lasciarono, Konoka aveva ancora lo sguardo basso e fremeva.
"In casi come questi, maledico la mia debolezza. Vorrei venire con te".
"Non deve. Anche il più grande dei pericoli non può spaventarmi se so che lei è al sicuro".
"Voglio aiutarti".
Con grande delicatezza, quasi temesse di sciuparla toccandola, Setsuna le mise una mano sul mento e le sollevò il viso, fissandola negli occhi.
"Non si preoccupi, Milady, sono sicura che andrà tutto bene. Chao ha approntato un piano perfetto, con me ci sono compagni forti e fidati. Sono convinta che quando questa vicenda sarà conclusa, ci rideremo sopra ricordandola".
"Sei sicura?"
Setsuna rifletté un attimo. "Milady, lei sa che io mantengo sempre le promesse, vero?"
"Certo!".
La spadaccina allora si tolse l'elastico che usava per la coda dei capelli, e lo mise in mano a Konoka.
"Le prometto che tornerò a riprendermelo".
Konoka riabbracciò con ancora più forza la sua Setsy.
"Ora andiamo, non è bello mancare a una festa", disse quest'ultima sorridendo.

Dopo almeno un'ora di divertimento sfrenato, e dopo aver bevuto tanto, le ragazze della III A erano stremate, quasi addormentate e distese sui tavolini.
Mentre il sole era ormai tramontato.
Solo Asuna e Zazie, avendo più servito bevande che bevuto, erano ancora abbastanza sveglie.
Invece Mana, Kaede e Setsuna, seduta affianco ad un'addormentata Konoka, erano ben sveglie.
Il cellulare di Mana squillò, lei lesse il messaggio.
"Ci siamo", annunciò laconicamente. "Hanno rintracciato la scia feromonica di quel bastardo e ora baderanno a spargere su quella zona un bel po' di pulviscolo radioattivo".
"Mi raccomando", disse Asuna sentendosi un groppo in gola. "Vorrei tanto venire con voi".
"Per ogni evenienza, è meglio se resti qui", rispose Kaede.
Zazie fece un profondo inchino alle tre guerriere, che corsero verso la loro destinazione.
Non prima che Setsuna desse un'ultima carezza sulla guancia di Konoka.
"Ah", disse Mana voltandosi un attimo, "grazie mille per la festa. Siete delle compagne davvero meravigliose".
"E voi delle guerriere fantastiche! Quindi vedete di ritornare, mi raccomando".
Detto questo, Asuna dovette reprimere diverse lacrime e aiutare Zazie a svegliare le altre per farle tornare nel dormitorio.