8° Capitolo
Takamichi tentò con cautela di rialzarsi: la polvere sollevata dalla caduta degli alberi, e resa scintillante dal pulviscolo radioattivo, stava scemando.
Provò a comunicare con gli altri tramite il microfono: "Qualcuno mi sente? Rispondete!"
Possibile che quei laser avessero davvero…
"Professore, mi sente?"
"Nagase, grazie al cielo! Chi altro è sopravvissuto?"
"Io", comunicò impassibile Mana. "Però Sakurazaki non risponde. E neppure gli altri professori. Non riusciamo più a comunicare nemmeno con la base".
Takamichi si sporse per controllare i dintorni, ma senza vedere qualcosa muoversi, né udiva lamenti.
Si accorse comunque di qualcosa: uno strano fumo bianco stava iniziando ad arrivare dal bosco e si dirigeva verso di loro.
Perplesso, l'uomo si tolse il visore e il fumo non si vide più, ma ricomparve indossando nuovamente quegli occhiali speciali.
"Lo vedete anche voi?", domandò alle due studentesse.
"Affermativo", rispose la mercenaria.
"Cosa sarà?", domandò Kaede. "Io ho un gran brutto presentimento".
"Temo che siano feromoni, o qualcosa di simile, del nemico. Se è così, ci ha fregati, perché sarà impossibile distinguere la sua impronta feromonica lì dentro. Credo che anche la pensata del pulviscolo sia stata vanificata", spiegò seccamente Tatsumiya.
La prima intuizione della giovane mercenaria era purtroppo giusta: dopo pochi attimi l'intera zona era avvolta da una sorta di nebbia, invisibile a occhio nudo, ma che per i visori era come un muro impenetrabile.
"Ci ha fregati alla grande", commentò Takamichi sfoggiando un sorrisetto amaro.
"Gli strumenti delle nostre geniali compagne ora sono solo costose nullità", aggiunse Kaede. "Che facciamo?"
"Ci ritiriamo", ordinò Mana. "Siamo nel territorio di un nemico perfettamente organizzato, e siamo rimasti solo in tre. Sono sicura che il bastardo è nei dintorni, aspetta che i feromoni invadano completamente il posto. Poi verrà a prenderci".
"Io però non me la sento di abbandonare dei colleghi e amici senza fare nemmeno un tentativo. Per quelli nel boschetto temo non ci sia più nulla da fare, ma per gli altri e Setsuna non è detto. Devo tentare. Copritemi!" esclamò Takamichi, che uscì fulmineo da ciò che restava del suo nascondiglio, dirigendosi verso
quella che doveva essere la posizione dei quattro maghi non andati tra gli alberi.
Kaede scese dalla sua postazione e corse anche lei verso quella direzione, sdoppiandosi in quattro, così le ricerche sarebbero state più veloci.
Mana invece rimase al suo posto, scrutando con attenzione ovunque e tenendosi pronta al fuoco.
Ricorse ancora alla sua vista magica, concentrandosi il più possibile, ma per quanto esplorasse, non vide nulla.
"Mi sembra evidente", pensò la ragazza, "che non sei umano. Però non sei neanche una creatura soprannaturale, perché ricorri alla tecnologia. Insomma, chi o cosa diavolo sei?"
Il dormitorio del Mahora era un edificio assai esteso e alto, formato da più ali, che ospitava migliaia di studenti, dalle elementari fino all'università: in quel momento era un mare di fuoco.
Le fiamme erano partite dall'ala centrale e si stavano diffondendo a velocità lenta ma costante, mentre squadre di pompieri e insegnanti facevano uscire di corsa tutti gli studenti.
Nonostante alcune urla, la folla di ragazzi e ragazze era disciplinata e per fortuna il dormitorio era pieno di uscite di emergenza.
Inoltre molte sue strutture erano costruite in modo da resistere il più possibile a incendi e terremoti, e le esercitazioni di emergenza erano tenute regolarmente e accuratamente.
Vedere gli studenti in salvo fu fonte di enorme sollievo per il preside Konoemon, quando arrivò sul posto. Tuttavia non poteva nascondere il dolore per quello che stava accadendo al suo istituto.
In tutto quell'assembramento di persone, lui, Chao e Hakase furono raggiunti da Asuna, Negi e Konoka.
"Mio Dio", mormorò allibita Konoka, "ma cosa è successo?"
Il preside scosse la testa. "Non lo sappiamo. C'è stata un'esplosione nella sala caldaie, chissà perché".
"Io ero andata ai bagni con loro…", mormorò Asuna, "quando poi ha tremato tutto!"
"La III A!", esclamò Negi scrutando tra la folla. "Loro stanno bene? Non le vedo!"
"Ci ho pensato io!", esclamò Kotaro comparendo quasi dal nulla, come un ninja. "Ho fatto il giro del dormitorio e le ho aiutate a uscire. Ora sono fuori, al sicuro. Però…".
Kotaro guardò il gruppetto di Negi. "Diamine, qui ci sono solo Kagurazaka e Konoe! Mancano le due piccole pesti, la danzatrice e l'infermiera. Pensavo fossero con te!"
"Professore! Professore!", lo chiamò qualcuno.
Facendosi strada tra la calca, arrivò Ako Izumi, con le lacrime agli occhi.
"Professore, aiuto! Makie… Makie e le gemelline…"
Negi cercò di calmarla: "Riprendi fiato. Cos'è successo?"
"Erano… erano andate a fare una passeggiata nei corridoi dell'ala centrale, quando è avvenuta l'esplosione! Nel punto dove sono passate… è crollato tutto! Ho sentito delle grida! Volevo aiutarle, ma il fumo, le fiamme, non vedevo niente e non potevo respirare! Le aiuti, per l'amore di Dio!"
Negi strinse i pugni, si fece indicare la direzione e vi corse subito, seguito da Kotaro e Asuna, che disse a Konoka di restare lì per badare ad Ako.
Takamichi e Kaede avevano finito assai rapidamente il loro controllo, fino ad allora con esito drammaticamente negativo: dei quattro maghi rimasti fuori dal gruppo di alberi, uno era stato tagliato a metà e gli altri due decapitati.
Di quelli entrati nel boschetto, invece, la ninja ne aveva trovati due: il primo tagliato verticalmente in due pezzi e il secondo schiacciato da un tronco abbattuto. Il silenzio faceva immaginare cosa fosse successo agli altri tre.
Restava da cercare solo il professor Akashi.
"Eccolo!", indicò Kaede.
Il padre di Yuna giaceva disteso per terra a faccia in giù.
Takamichi digrignò i denti quando si accorse che il braccio destro dell'amico era stato reciso all'altezza della spalla.
Si fece forza e lo girò, Akashi emise un lamento.
Takahata tirò un sospiro di sollievo. "E' vivo!".
Nagase cominciò a sollevarlo. "Probabilmente è svenuto per lo shock e il dolore del braccio amputato. Portiamolo via".
Proprio allora udirono due sibili dietro di loro e senza perdere tempo a girarsi, afferrarono insieme il ferito e saltarono via da lì: un attimo dopo, il punto in cui si trovavano esplose, colpito da due sfere di energia color blu.
"Vi sta sparando!" comunicò Mana. "Rispondete al fuoco, i due colpi provenivano a un centinaio di metri da voi, a ore undici".
In quella direzione, Kaede e Takamichi vedevano solo alberi seguiti da altri alberi, ma non persero tempo e presero a bombardare la zona, la prima lanciando piogge di shurinken, il secondo usando i suoi pugni velocissimi e a lunga distanza.
Durante l'attacco altri colpi partirono contro di loro, ma da dietro!
"Attenti alle spalle!", gridò la mercenaria.
Uno dei colpi era diretto contro Mana stessa, che per un pelo riuscì ad abbandonare la sua posizione sull'albero scendendo a terra e iniziando a correre.
I suoi due compagni pure riuscirono ad allontanarsi, ma non di molto e l'esplosione li prese di striscio facendoli volare in aria e atterrare abbastanza malamente.
Tatsumiya vedendo questo prese a sparare ad altezza d'uomo, un colpo ogni due metri, correndo verso sinistra e tentando di attirare l'attenzione del nemico su di sé.
Ci riuscì, perché una nuova raffica di energia, partendo da posizioni diverse, si scatenò contro di lei, che la evitò e col fucile rispose colpo su colpo.
Mana schivava agilmente ogni sfera e i suoi proiettili erano precisi, ma ogni volta colpivano o il terreno o un albero.
"Da questa distanza, vedo il colpo arrivare, posso evitarlo e sparare verso il punto d'origine, ma quel maledetto sta facendo come me, corre e spara. Ed essendo pure invisibile, mi fa solo sprecare proiettili. Devo cambiare strategia", pensò la ragazza gettando il fucile.
Si mise una mano in tasca, toccò la sua carta pactio ed evocò le sue pistole.
"Adeat Maxima!"
Le armi apparvero, ma come grandezza erano almeno il doppio, di colore bianco.
"Mangia questo!", gridò Mana aprendo il fuoco a raffica: una tempesta di pallottole perforanti si abbatté sul bosco davanti a lei, distruggendo alberi su alberi, in una pioggia di foglie, terra e schegge di legno. Spostando le braccia da destra a sinistra, la mercenaria cercò di estendere l'area di fuoco il più possibile, per costringere il nemico ad arretrare.
"Se altrimenti avesse uno scudo o qualcosa di simile, non avrebbe bisogno di eludere i miei colpi".
Mentre sparava, si avvicinò ai suoi compagni, ancora un po' scossi. "State bene?", domandò senza guardarli e gridando per superare il rumore delle sue pallottole.
"Abbastanza", rispose Kaede. "Dobbiamo andarcene di qui".
"Lo so. Adesso sto usando una modalità speciale delle mie pistole, ma non durerà a lungo. Prendete Akashi e …"
Alle loro orecchie giunse solo un lieve fischio e non poterono fare niente quando Takamichi fu colpito da qualcosa d'invisibile che sembrò farlo volare fino a un albero vicino per poi inchiodarvelo.
La spalla destra dell'uomo si sporcò sempre più di sangue, e pian piano si materializzò cosa lo aveva colpito: una sorta di grosso shurinken, con otto punte assai affusolate.
"Merda! Usa anche armi invisibili e ha fatto il giro largo. E' più veloce di quanto mi aspettassi!", esclamò Mana adirandosi.
Negi, Asuna e Kotaro giunsero davanti alla parte centrale del dormitorio: le fiamme l'avevano occupata interamente, da quasi tutte le finestre si vedeva solo fuoco, che attraverso le finestre più alte lambiva anche il tetto.
Una squadra di pompieri si dava da fare con gli idranti, mentre un gruppo di studenti assisteva in silenzio e a distanza di sicurezza.
"Il fuoco è troppo esteso. Lo possiamo spegnere ma questa parte dell'edificio è ormai condannata", dichiarò uno dei pompieri.
"Un momento, signore", lo chiamò Negi avvicinandosi. "Sapete se ci sono altre persone lì dentro?"
"No, piccolo. Ma entrare lì è un suicidio ormai. Possiamo tentare ma non è detto che riusciremo anche solo a cercare", rispose l'uomo.
"Negi, guarda!", esclamò Asuna puntando il dito verso una finestra ancora libera dalle fiamme: appoggiato contro il vetro, dalla parte interna, c'era il nastro di Makie Sasaki.
"Ma cosa ci fa lì?", si domandò Kotaro.
Negi non ci pensò due volte e corse verso la finestra, la sfondò con un calcio ed entrò.
A ruota Asuna e Kotaro lo seguirono.
"Pazzi, tornate indietro!", urlò inutilmente il pompiere.
