10° Capitolo
Prima vide solo buio, poi lentamente delle luci soffuse cominciarono a espandersi sempre di più, accompagnate da parole indistinte e man mano più chiare.
Lentamente aprì del tutto gli occhi, ritrovandosi davanti un volto sfocato.
"Professore, come si sente?", gli domandò una voce dolce e affettuosa.
Sbatté le palpebre più volte, infine riconobbe davanti a lui la professoressa Shizuna, che gli sorrise amabilmente.
"Dove… dove sono?"
"Bentornato tra noi, professor Negi".
Il bambino si guardò intorno, rendendosi conto di essere nell'infermeria del Mahora. Dalle finestre penetrava la luce del mattino.
Negi avvertì anche una presenza alla sua sinistra, si girò e vide Asuna addormentata in ginocchio al suo fianco, con le braccia incrociate sul letto e la testa appoggiata sopra, di lato.
Davanti a quella visione, gli venne istintivo sorridere riconoscente.
"Ma un momento", disse rivolgendosi alla Minamoto, "cosa è successo? Come sono finito qui?"
"Non ricorda? Ieri sera è riuscito a salvarsi per puro miracolo dall'incendio. L'abbiamo trovata svenuto alla base di un albero".
"Albero? Incendio?"
Come in un lampo, tutti gli eventi del giorno precedente ricomparvero nella sua mente, tranne il suo salvataggio.
"Oh no!", gridò mettendosi a sedere con uno scatto e facendo svegliare di soprassalto Asuna. "L'incendio! Com'è finita? Makie, le Narutaki e tutti gli altri stanno bene?"
"Stanno bene, piccolo idiota", rispose Asuna, che sembrava alquanto infastidita dal risveglio brusco. In circostanze normali gli avrebbe rifilato un pugno sulla testa, invece stavolta lo abbracciò.
"Stupido", gli mormorò in un orecchio, "non osare mai più farci prendere simili spaventi, capito? Quando ho visto il dormitorio crollare con te ancora dentro, mi sono sentita morire".
"Mi dispiace".
Shizuna mise una mano sulla spalla della ragazza. "Asuna cara, potresti per favore andare a dire alle tue compagne che il loro professore si è ripreso? Cerca anche di trattenerle fuori, per favore. Ci sono diverse persone, lui incluso, che hanno bisogno di riposo".
Asuna si alzò asciugandosi due piccole lacrime. "Sì, certo".
Quando la ragazza uscì dalla stanza e raggiunse la sala d'attesa, fu molto ben udibile la tempesta di domande delle sue compagne, seguita da una marea di sospiri di sollievo.
Rimasti soli, Negi osservò la sua collega più grande: lo guardava con dolcezza e sollievo, tuttavia avvertì che qualcosa la turbava.
Facendo mente locale, capì il perché. "Com'è andata l'operazione di ieri nel bosco?"
La donna, con aria afflitta, chinò il capo e raccontò a Negi cosa era successo: otto maghi, tra professori e membri del personale di sicurezza, erano stati uccisi. Takamichi, Akashi e Kaede Nagase erano stati feriti ma si erano comunque salvati. Invece Setsuna Sakurazaki e Mana Tatsumiya erano state aggiunte all'elenco delle persone scomparse.
Alla fine Negi rimase sconvolto. "Non posso crederci… in una sera è successo tutto questo!"
"L'unica nota positiva è che i feriti stanno già bene. Persino il professor Akashi ha di nuovo il suo braccio e non c'è rimasta neanche la cicatrice. Per questo sua figlia Yuna non ha notato nulla di strano quando l'ha rincontrato stamattina presto".
"Questo mi fa piacere. Chi li ha curati?"
Da un'altra porta arrivò Konoka. "Negi! Che gioia rivederti in piedi!", esclamò correndo ad abbracciarlo.
"Professor Negi", dichiarò sorridendo Shizuna, "le presento la miglior guaritrice del mondo".
"Oh, ma che dice professoressa? Non mi metta in imbarazzo", rispose Konoka alzandosi in piedi e portando una mano dietro la testa.
"Sei stata tu, Konoka?", domandò Negi sorpreso e contento.
"Sì. E il braccio del professor Akashi è stato il suo capolavoro. Già è un'operazione difficile anche con la magia. E riuscirci alla sua età rende ancora più grandioso ciò che ha fatto", aggiunse la donna.
"Basta, meglio che me ne vada, o mi farete morire d'imbarazzo", disse la ragazza facendo per uscire dalla stanza.
Negi, nonostante la contentezza per i risultati della sua allieva, sentì di doverla anche confortare in qualche modo.
"Senti, Konoka", la richiamò, "per quanto riguarda Setsuna…"
"Non dica nulla", rispose la Konoe restando di spalle. Forse rabbrividì, ma solo per un attimo.
"Io ho questo!" Konoka si girò e gli mostrò un nastro per i capelli. "Setsuna ha promesso che tornerà a riprenderlo, e la mia Setsy mantiene sempre le promesse", concluse sfoggiando il suo abituale sorriso.
Con un inchino uscì.
"E' una ragazza forte. Sapesse con che grinta ha affrontato il preside. Voleva assolutamente essere d'aiuto" spiegò la professoressa.
"Meno male che lei c'è riuscita", commentò Negi.
"Professore, non vorrà mica ricominciare? Ha salvato Sasaki e le Naturaki".
"No, sono stati Kotaro e Asuna a salvarle. Io ho rischiato la vita e nient'altro".
"Le ho già spiegato che non può farsi carico di tutti i problemi del mondo".
"Ma non posso neppure restare con le mani in mano mentre la situazione è così grave. Forse posso fare qualcosa, forse no. Però se esiste almeno una possibilità di aiutare gli altri, va usata. Qui ci sono vite in gioco. E a tal proposito, dov'è Takamichi adesso?"
Il preside, nel suo studio, aveva appena finito di parlare con Takamichi. Ed era difficile capire chi dei due fosse più scuro in volto.
"Purtroppo, devo ammettere che la sua teoria risponde anche fin troppo bene ai fatti".
"Mi creda, signor preside, anch'io vorrei non pensare a questo, ma non c'è altra soluzione", rispose l'altro.
Qualcuno bussò alla porta.
"Avanti", ordinò il preside.
Shizuna entrò. "Mi dispiace, signor preside, ma ha insistito troppo", e dietro di lei sbucò Negi, assai determinato.
I due uomini lo guardarono. "Va bene, lei può andare", la congedò Konoemon.
Quando rimasero soli, fu quest'ultimo a cominciare: "E' un piacere vederla in piedi, professor Negi. Immagino si senta bene".
"Fisicamente sì. Per il resto no. Ho saputo cosa è successo ieri sera. Quindi vi prego, nella vostra prossima mossa coinvolgete anche me! Ci sono persone che muoiono o scompaiono qui, ed io non ce la faccio più a restare a guardare. Voglio essere d'aiuto, per quanto è possibile".
Takamichi e Konoemon si guardarono. "Il tuo altruismo ti fa onore, Negi", rispose il primo, " tuttavia i fatti tragici di ieri notte ci hanno spinto in una direzione imprevista".
"Ovvero?"
"La professoressa ti ha detto cosa è successo, ma non i dettagli. Noi ieri siamo caduti in un agguato, un agguato troppo perfetto: avevamo progettato di usare l'impronta feromonica del bersaglio per individuarlo, e invece l'ha usata lui, per attirarci in una trappola micidiale. E poi l'ha vanificata riempiendo l'intera area di tali feromoni. Anche il pulviscolo radioattivo con cui avevamo irrorato la zona è stato inutile: il nemico gli è sfuggito, forse proteggendosi con qualcosa oppure restando al di fuori dell'area scelta, che del resto
avevamo scelto basandoci sulle sue tracce".
"Come se non bastasse", proseguì Konoemon, "l'incendio di ieri non può assolutamente essere stato una coincidenza, essendo scoppiato proprio quando abbiamo perso i contatti con la squadra nel bosco e stavamo per andare a soccorrerla." Fece una lunga pausa. "Capisce cosa intendo dire, professore?"
"Sì", rispose piano Negi. In realtà non aveva davvero capito, ma in un angolino accademico della sua mente stava, forse, realizzando lentamente.
Takamichi si avvicinò e gli mise una mano sulla spalla. "Negi, quella trappola era stata preparata accuratamente, ogni nostra mossa era stata anticipata. Come se il nemico le conoscesse già".
Il presentimento divenne piena certezza. "Una spia… Voi pensate che tra noi ci sia una spia!"
"Ebbene sì", ammise greve Konoemon. "La stessa persona può anche aver provocato l'esplosione nel locale caldaie del dormitorio. Non abbiamo trovato segni di scasso, ma una persona interna all'istituto non ha bisogno di scassinare".
"Non ci sono indizi?"
Takamichi gli mise l'altra mano sull'altra spalla. "Uno solo, e temo che non ti piacerà".
"Eh?"
"Vede, professore, a parte le persone coinvolte direttamente nell'operazione, e che purtroppo in buona parte non hanno fatto ritorno, mentre le altre sono scomparse o hanno rischiato di morire, c'è stata solo un'occasione in cui degli esterni possono aver appreso il piano".
Negi si accorse di una certa titubanza nel preside, che sembrava volerla tirare per le lunghe.
"Mi dica tutto", lo incoraggiò risoluto.
Konoemon sospirò. "Quell'occasione è stata quando la sua classe, lei compreso, siete stati beccati a origliare fuori dalla porta".
Negi si sentì cadere il mondo addosso.
Il primo sentimento fu l'incredulità: sapeva che tutte le sue allieve erano bravissime persone, che mai e poi mai avrebbero fatto qualcosa di pericoloso per gli altri.
E' vero che avevano origliato quella conversazione, ma quella era stata una dimostrazione dell'affetto che le legava. Persino Hasegawa, come tutte le altre, aveva approvato quell'idea di Yuna.
Però se le cose erano andate come detto da Takamichi, il discorso filava.
No! Non era possibile! Doveva trovare un'altra soluzione.
"Forse il nemico si era appostato fuori dalla finestra dello studio e vi ha spiato".
Takamichi scosse rammaricato la testa. "Quest'ufficio è molto lontano dagli alberi, e proprio perché il nemico può rendersi invisibile e arrampicarsi sulle pareti, Chao aveva installato sul muro qui fuori dei sensori tattili, che ci avrebbero avvertito se vi fosse stato attaccato qualcosa di grosso. O forse ci ha solo fatto credere che fosse così. Lei e Hakase sono anche loro sospettate. Certo che in questo caso allora sarebbero già dovute sparire. Ma forse contano proprio sul fatto di essere ancora ai loro posti per scagionarsi".
Negi si mise le mani sul viso. "Non ci posso credere! Non lo crederò mai!"
"Neanche per noi è facile", affermò il preside, "si ricordi anzi che una delle sospettate è mia nipote, però la situazione è così drammatica che non possiamo farci ostacolare dai sentimenti. Dobbiamo scoprire la verità, e bisogna farlo entro stasera".
"Perché?"
"Perché", riprese Takamichi, "i fatti di ieri sera non si potevano certo nascondere. Abbiamo dovuto informare le autorità del mondo magico, che hanno deciso di inviare dei loro esperti per controllare la situazione".
"Mi sembra una cosa buona", obbiettò Negi.
"Non sarei così soddisfatto. Tu non conosci i burocrati, Negi, e quelli che stanno per arrivare sono della peggior specie: pensano solo a rispettare e applicare rigidamente le regole e se ne fregano del buon senso e dei sentimenti. Insomma, noi non abbiamo detto nulla della probabile talpa, ma quando saranno qui lo scopriranno e non useranno il guanto di velluto con le allieve".
Negi lo guardo storto. "Che significa?"
"Purtroppo in questi casi esiste una procedura standard: si prende il soggetto e con la magia si rinchiude la sua mente in una simulazione che rappresenta la situazione per lui più pericolosa e atroce in assoluto. Poi si studiano le sue reazioni, perché le situazioni di pericolo sono ottime per far venire a galla la nostra vera natura", spiegò il preside.
"Mi oppongo!", urlò Negi togliendosi dalle spalle le mani di Takamichi. "Questa è una vera e propria tortura!"
"Infatti, per questo non vogliamo che accada e per questo ci occorre il suo aiuto".
"Il mio aiuto?" Detto questo, Negi, si rese conto di una cosa: se le sue allieve erano sospettate perché avevano origliato quella discussione, lo stesso non valeva anche per lui?
"Vi fidate di me?" Le sue parole sembrarono più un sospetto che una domanda.
"Perché altrimenti ti avremmo raccontato tutto quanto?", rispose Takahata sfoderando di nuovo il suo sorriso abituale.
Negi si sentì abbastanza rasserenato. "Cosa devo fare?"
Il preside si massaggiò la barba. "Bisogna scoprire il colpevole, o comunque la verità, prima che arrivino quegli uomini, in modo da metterli davanti al fatto compiuto. E sarà lei a dover investigare, professore. Gli insegnanti, o io stesso, potremmo mettere in allarme l'eventuale spia con le nostre domande. Lei invece può investigare senza dare nell'occhio, anzi, apparirà del tutto normale che voglia sincerarsi di come stanno le sue alunne, perché lo vuole veramente".
"Mi state chiedendo di sfruttare il mio legame con loro? Mi sembra alquanto cinico", replicò Negi.
"Sei coscienzioso come sempre", riconobbe Takamichi ammiccando, "perciò eccoti un'alternativa".
Da un cassetto della scrivania tirò fuori quello che sembrava un largo panno arrotolato, lo lanciò al suo piccolo amico che lo prese al volo e lo srotolò perplesso: era un mantello blu.
"Prova a metterlo".
Negi obbedì e rimase stupito. Si era avvolto completamente, e ora solo la sua testa era visibile, il resto era scomparso.
"Questo… è un mantello dell'invisibilità! Accidenti, è rarissimo! Per quanto ne so, esiste solo un altro esemplare, alla scuola di Hogwarts".
"Esatto, il preside di quella scuola e il nostro sono vecchi amici", spiegò Takamichi, per poi farsi molto serio. "Mi raccomando, Negi: niente imprudenze, avvisami al primo segnale di pericolo, perché potresti avere altre brutte sorprese in questa ricerca.
Devo darti alcuni ragguagli: il nemico ha una mimetizzazione eccellente. Se sai dove guardare e scruti con attenzione, riesci a vederlo ma è comunque difficile. Intravedi solo i contorni di una sagoma umanoide, alta e assai possente.
Una contromisura in teoria c'è, ma è alquanto particolare. Vedi, io e Mana ieri siamo stati presi con una sorta di rete e ci siamo salvati perché, rotolando lungo una collina, siamo finiti sulle rive fangose di un fiume: quando quell'essere è arrivato vicino a noi, ed io l'ho individuato dalle impronte enormi per terra, sembrava finita, e invece no, non ci ha localizzato, ha lanciato un ruggito di disapprovazione e se n'è andato. Mana allora ha intuito che quell'essere usa una vista a infrarossi, che può essere neutralizzata da una copertura di fango, e dopo averci liberato, ha deciso di sfruttare questa scoperta per dare battaglia".
"Allora perché non cercare di replicare questa capacità del fango?", domandò Negi.
"Questione di prudenza… e di fiducia, perché solo Hakase e Chao potrebbero farlo", spiegò l'uomo abbassando lo sguardo. "Gli stessi motivi per cui non usiamo ancora il rilevamento dei feromoni".
Negi guardò i due uomini: non li avrebbe delusi, così come non avrebbe deluso le sue allieve e neppure la sua fiducia in loro.
"Scoprirò il colpevole e dimostrerò la loro innocenza!", esclamò deciso togliendosi il mantello e lasciando l'ufficio.
"Si sta muovendo sul filo del rasoio", commentò il preside.
"Sono cose che non dovrebbero accadere a un bambino".
"La vita purtroppo sa essere anche crudele. Comunque, considerando che suo padre era molto bravo a muoversi tra realismo e idealismo, e visto che Negi sembra aver ereditato tutte le sue caratteristiche migliori, ho molta fiducia nel nostro piccolo mago".
"Oh, anch'io. Forse tutto questo è accaduto a lui proprio perché è la persona giusta".
