11° Capitolo
Il professor Akashi stava finendo di riordinare le carte che teneva sulla scrivania, solitamente assai disordinata, ma che in quel momento era sgombra e quasi tirata a lucido.
"Che strana cosa vederti mettere in ordine", commentò sua figlia Yuna arrivando con due tazze di the.
"Eh, finché dura questa emergenza, dovrai stare con me, giusto? Siccome non si tratta della solita breve visita, devo dimostrare di essere un genitore attento e responsabile", rispose lui ammiccandole con lo sguardo.
"Allora ti farai anche la barba?"
"Be, adesso non esageriamo".
Padre e figlia risero per un po', poi il primo riprese il suo lavoro ma Yuna, dopo aver poggiato le tazze sul tavolo, lo abbracciò da dietro.
"Papà…", disse fremendo.
"Cosa c'è?"
"Ho avuto… ho tanta paura! Ku, Setsuna e Mana sono scomparse e l'incendio di ieri sera… per poco non morivamo tutti! Ho avuto paura di veder morire le mie amiche, o di non vederti mai più. Non voglio perdere più nessuno!"
L'uomo si girò e ricambiò l'abbraccio. "Su con la vita, piccola mia. Sono sicuro che tutto andrà per il meglio. Cerca di essere ottimista come lo era tua madre: quella donna fantastica, che neanche davanti alla fine del mondo si sarebbe scoraggiata".
"Sì, è vero", rispose lei asciugandosi una lacrima. "Allora che ne dici se comincio a pensare alla cena? Ho un sacco d'idee da sperimentare, ti va?"
"Diventare la cavia culinaria di mia figlia?", commentò lui rimuginando in modo plateale. "Perché no?"

"Hanno proprio un bel rapporto", pensò Negi appostato vicino alla finestra dell'appartamento di Akashi.
Avvolto completamente nel mantello dell'invisibilità, il piccolo professore si sentiva a disagio: anche se la soluzione dell'invisibilità non era cinica come quella di sfruttare la sua amicizia con le allieve per indagarle, si sentiva comunque molto a disagio.
Era il senso del dovere che lo spingeva a continuare: il misterioso nemico che aveva ucciso e rapito professori e studentesse, e assai probabilmente distrutto anche il dormitorio, doveva essere fermato.
Così come si doveva evitare che le sue alunne fossero sottoposte a quel brutale interrogatorio mentale.
Tuttavia non poteva fargli piacere spiare come un guardone quei momenti di privacy, tra l'altro commoventi: oltre a Yuna e suo padre, aveva visitato anche le sorelle Narutaki, con Fuuka e Nagase che si prendevano amorevolmente cura di Fumika, nonostante la ragazzina dicesse di stare bene.
La precedente diagnosi di Negi era corretta, nell'incendio la ragazza si era davvero rotta le gambe, però la magia di Konoka l'aveva guarita subito e la spiegazione ufficiale per Fuuka era stata che lui si era sbagliato.
Le altre ragazze invece erano andate quasi tutte alla chiesa del campus, e a lungo Negi le aveva osservate mentre pregavano assorte, in ginocchio e insieme a Misora, per l'incolumità delle persone scomparse.
Tra loro c'erano anche Asuna, Konoka e Ayaka, che sembravano le più concentrate di tutte.
"No", concluse il giovane mago allontanandosi dalla finestra degli Akashi, "non posso davvero credere che tra di loro ci sia una spia, che avrebbe perfino appiccato il fuoco al dormitorio rischiando di fare una strage".
Negi cominciò a passeggiare pensieroso per la piazza, lanciando ogni tanto delle occhiate nei dintorni. Gli sembrava di essere nel deserto tanto erano silenziosi tutti i luoghi: con la distruzione del dormitorio, tutti gli studenti erano tornati dalle loro famiglie, tranne la III A, che si era rifiutata di andarsene e in buona parte aveva cercato, e trovato, alloggi di fortuna, sempre nel Mahora.
"Non riesco a capire. Il ragionamento di Takamichi e del preside è drammaticamente corretto, però loro sembrano tutte innocenti".
Lo sguardo gli si puntò sul bosco, luogo ora di morte e di mistero.
"Sei là dentro, vero? Maledetto mostro!"
Si alzò una folata di vento, che scosse gli alberi attirando l'attenzione del ragazzino.
Che si puntò su un particolare: i rami alti di un albero posto oltre il confine del bosco, vicino a uno dei palazzi, si muovevano in direzione opposta a quella del vento.
Negi mise mano al suo bastone e si avvicinò con grande cautela.
Man mano che era più vicino, iniziò a sentire uno strano verso, che non aveva mai udito prima.
Sembrava un mix tra un rantolo e un ticchettio e proveniva dalla parte alta dell'albero.
Negi serrò le mani intorno al bastone e lo puntò in direzione dello strano verso, e proprio allora un ramo sembrò piegarsi sotto un grosso peso e quasi istintivamente Negi seguì con lo sguardo qualcosa di quasi invisibile che con un ampio balzo passava dal ramo a una delle pareti, per poi arrampicarcisi, come sembravano indicare pezzetti d'intonaco che cadevano apparentemente senza motivo.
Il giovane mago si sentì il cuore in gola: "Eccolo!", gridò saltando sul suo bastone e volando all'inseguimento.
Non appena fu all'altezza del tetto, inizialmente non vide nulla, poi si accorse di alcune tegole che si muovevano da sole e cominciò a seguire dall'alto quelle strane tracce.
Scrutando con molta attenzione, come gli aveva detto Takamichi, gli sembrò di scorgere la sagoma di una
figura alta e snella che correva sui tetti con grande agilità e velocità.
"SAGITTA MAGICA!", urlò Negi e dalle sue mani scaturirono scariche simili a fulmini, che si abbatterono fragorosamente sul tetto distruggendolo in parte.
A chi avesse osservato da lontano, sarebbe apparso uno strano spettacolo: fulmini che sembravano partire dal nulla per dirigersi verso un tetto dove sembrava non esserci niente.
Poi la misteriosa figura saltò in un cortile interno, sfondò una finestra ed entrò in un corridoio.
Negi la inseguì a capofitto e senza pensare entrò nel corridoio, che riconobbe come una delle poche sezioni del dormitorio, le più periferiche, che si erano salvate dal fuoco.
"Che cosa vorrà fare qui? Un momento, se non sbaglio qui ci abita ancora…"
Impallidendo, Negi scese dal bastone e corse lungo il corridoio arrivando fino a una porta.
"Hasegawa!", gridò bussando. "Hasegawa, aprì, sono Negi Springfield!"
Quasi tutte le studentesse della III A avevano dovuto cercare nuovi alloggi, ma alcune stanze erano ancora agibili e le loro inquiline non le avevano abbandonate.
Udì dei passi avvicinarsi dietro la porta, e solo allora si ricordò di essere ancora avvolto dal mantello dell'invisibilità.
Se lo tolse e, non avendo il tempo di ripiegarlo come si deve, lo avvolse intorno al suo bastone, che quindi rimase invisibile, per poi appoggiare entrambi al muro affianco alla porta, tutto un secondo prima che quest'ultima si aprisse.
"Professore?!", esclamò Chisame con indosso un accappatoio. "Cosa succede?"
"Non voglio spaventarti, ma temo di aver visto il mostro in quest'ala del dormitorio. E' meglio se ce ne andiamo subito!"
Fece per prenderle la mano, ma la ragazza si ritrasse.
"In questo momento ho ben altro cui pensare, razza di moccioso. E' da venerdì sera che non aggiorno il mio sito, da quando è iniziato questo incubo. Con tutto quello che sta succedendo, ho bisogno di essere rassicurata dai fan della grande Chiu".
"Eh? Ma il rischio è…"
"Se è così preoccupato, allora le concedo di dare un'occhiata in giro. Anche nel mio regno", disse Chisame con un certo imbarazzo.
Negi entrò nella stanza guardandosi intorno con circospezione: l'ambiente era buio e non doveva stupire, dato che in angolo c'era il divano con cuscino usato dalla giovane per il cos player, e il mobile era illuminato da un piccolo riflettore. C'era pure una macchina fotografica automatica pronta all'uso e montata su un cavalletto.
Dopo un rapido controllo, l'insegnante dovette concludere che non c'era nessuno.
"Allora, è soddisfatto?", chiese Chisame stringendosi nell'accappatoio.
"Mm… sì. Però per prudenza vorrei che venissi comunque con me".
"No!", esclamò risoluta lei. "Devo aggiornare il mio sito! E' fermo da almeno quattro giorni".
"Però ti assicuro che ho visto qualcosa di strano entrare in questa zona e…"
Negi si mosse per andarle incontro, inciampò in un filo sul pavimento e le cadde addosso: alla fine si ritrovò steso sul corpo mezzo nudo della studentessa, poiché indossava solo la biancheria intima sotto l'accappatoio.
"Dannato maniaco! Fuori di qui!"
All'urlo di Chisame seguì il volo di Negi fuori dalla porta, che si chiuse di botto.
"Ahi!", mormorò lui massaggiandosi la fronte dopo essere atterrato di testa. "Certo che sono stato davvero sbadato. Comunque sono sicuro di ciò che ho visto. Meglio controllare i dintorni".
Negi si riavvolse nel mantello invisibile e perlustrò quell'area del dormitorio, senza trovare nulla.
"Dannazione! Dove si sarà cacciato quel mostro?"
Nel suo girovagare, passò affianco ad alcune finestre e all'esterno vide qualcuno che non si aspettava di vedere: una ragazza, alta e vestita di nero, che stava seduta su una panchina e armeggiava intorno ad un portatile.
"Quella ragazza… chi può essere? Non mi sembra un insegnante e a parte le mie allieve, non ci sono più studenti qui".
Uscito dal dormitorio, silenziosamente Negi si avvicinò alla sconosciuta, che parve non accorgersi di nulla, intenta com'era a maneggiare il computer facendo dei movimenti non molto sciolti: prima di premere ogni tasto, restava ferma qualche secondo, come se dovesse rendersi prima conto che era quello giusto.
A quel punto Negi non sapeva cosa fare: era fermo, e invisibile, dietro una bella ragazza che non conosceva.
Avrebbe dovuto bloccarla? Seguirla? O cos'altro?
Forse contattare Takamichi con la telepatia. Già, avrebbe dovuto fare così da un pezzo, ma era stato troppo precipitoso prima. Però cosa avrebbe potuto dirgli? Che gli era sembrato di vedere qualcosa che ora non c'era più? Oppure che dovevano interrogare una ragazza estranea che magari non sapeva nulla?
Dovendo comunque fare qualcosa, Negi sbirciò lo schermo del portatile: c'era l'home page del sito di Chiu.
"Chi l'avrebbe detto? Questa ragazza misteriosa è appassionata di cos player".
Guardando la pagina web, andò con l'occhio sulla data dell'aggiornamento.
"Eh, non lo aggiorna da una settimana. Ci credo che vuole a tutti i costi fare nuove foto. Un momento… una settimana?!"
Incredulo, stupito e perplesso, Negi si allontanò di corsa, senza curarsi del fatto che ora i suoi passi veloci facevano rumore e quindi potevano essere sentiti dalla sconosciuta.
"Non può essere… non può essere! E' solo una sciocchezza! Sì, per forza! Però…"
Il giovane mago ritornò alla camera di Hasegawa, bussò e attese, senza che nessuno venisse ad aprirgli.
Allora con un pugno caricato col ki, sfondò la porta e si tolse il mantello invisibile.
"Hasegawa!"
La vide davanti alla macchina fotografica, in piedi come se fosse in posa, con indosso un vestito, in un unico pezzo, di colore verde e una parrucca di lunghi capelli neri.
Una mano era nascosta dietro la schiena.
La ragazza tuttavia non sembrò essersi accorta di quell'arrivo irruento, non degnò neppure di un'occhiata Negi, presa come'era dal guardare verso la macchina fotografica.
"Ed ora, fan della grande Chiu", annunciò Chisame con voce estasiata, "ecco il pezzo forte della mia collezione: il suicidio di Rika Furude!"
Mostrò la mano nascosta, che impugnava un lungo e grosso coltello, poggiò quest'ultimo sul muro, lo tenne puntato verso la sua testa, si piegò di lato e…
"Hasegawa! Nooo!", gridò Negi lanciandosi verso di lei e buttandola a terra un attimo prima che la studentessa spingesse la propria testa contro la lama.
"Fermati! Che stai facendo?!"
Chisame sembrò finalmente accorgersi di lui, che le stava sopra, e lo guardò negli occhi.
"Professore…"
Poi uno spasmo, seguito da un secondo e da un terzo.
La ragazza prese ad agitarsi con violenza crescente, come se fosse preda di un attacco epilettico: mugugnava disperata pigiandosi le tempie con le mani e la bocca le si riempì di bava bianca.
"Oh no! Takamichi! Aiuto!", esclamò mentalmente Negi mentre tentava invano di tenere ferma la sua allieva.
Negi ebbe solo un primo attimo per accorgersi che era tornato a farsi sentire quello strano ticchettio rantoloso e un secondo per girarsi e vedere una sagoma alta e snella, confusa con l'ambiente della stanza, avventarsi su di lui.
Qualcosa lo colpì dietro il collo e tutto divenne buio.