12° Capitolo
Negi aprì lentamente gli occhi, si guardò intorno alquanto smarrito, riconoscendo due figure affianco a lui.
"Finalmente ti sei ripreso", gli disse una voce assai familiare.
"Asuna… sei tu?"
"L'unica e sola".
"Però ci sono anch'io", aggiunse un'altra voce conosciuta.
"Konoka!"
La nipote del preside lo abbracciò. "Esatto!"
Il professore si guardò intorno: era di nuovo a letto, in una stanza dell'infermeria del Mahora.
"Che cosa è successo?"
"Hai chiamato telepaticamente Takamichi, lui è accorso e ti ha trovato svenuto affianco ad Hasegawa", spiegò Konoka.
"Hasegawa! Dove si trova? Come sta?"
"Sta bene", rispose Asuna. "Aveva una strana ferita a una tempia, quasi come se qualcosa che stava sotto i capelli e la pelle, le fosse stato staccato dal cranio, e c'era molto sangue. Però Konoka ha risolto tutto e adesso la nostra compagna sta dormendo in una stanza qui vicino".
"Grazie al cielo".
Sembrò che gli argomenti fossero stati esauriti, ma Negi sentiva che non era così e provò a intuire cosa potesse essere.
Asuna si volse verso la sua amica. "Senti Konoka, che ne diresti di andare al distributore qui fuori per prendere qualcosa da bere a tutti e tre?"
"Sì, certo".
Rimasti soli, la ragazza con i campanellini squadrò Negi.
"C'è qualcosa che ti disturba, vero Asuna?"
"In effetti, sì".
"Mi dispiace", disse Negi chinando il capo.
"Per cosa?"
"Per aver dovuto indagare su di te e tutte le altre. Con un mantello invisibile vi ho spiato, alla ricerca della talpa che ha permesso al nemico di fare quella strage nel bosco. Mi sono sentito un verme per questo".
Asuna scosse la testa. "Non mi riferivo a quello. Certo, non è stata una cosa piacevole, anzi, adesso dovrei pure essere arrabbiata nera con te, per essere stata esclusa dalle indagini, sospettata e indagata. Dovrei avercela persino col preside e col mio Takamichi, che poco fa mi ha spiegato tutto. Ha anche concluso che, incredibilmente, era Hasegawa la talpa. Aveva ragione?"
L'altro, mestamente, annuì.
La ragazza sospirò afflitta. "Il mondo deve essere impazzito. Comunque i fatti vi hanno dato ragione. Inoltre, data l'emergenza attuale, e considerato cosa sarebbe successo a noi tutte se le indagini fossero state condotte da quelli del mondo magico, non posso fare altro che inghiottire il rospo, per quanto amaro".
"Allora cosa t'infastidisce?"
"Takamichi mi ha detto anche che al primo segnale di pericolo, avresti dovuto avvertirlo. Allora perché non l'hai fatto quando hai inseguito quella cosa invisibile sul tetto? Esatto, Takamichi lo sa. Pensavi che nessuno si sarebbe accorto di quelle strani folgori?"
"Io…"
"O volevi fare l'eroe?"
Negi ammutolì.
"Non sappiamo ancora cosa è successo nella stanza di Hasegawa, o perché ha fatto quello che ha fatto, il professore la interrogherà quando si sarà ripresa. Però ti rendi conto che chi ti ha stordito avrebbe potuto benissimo ucciderti?"
Negi sembrò sprofondare nel letto.
"Contro un nemico forte e sconosciuto, le azioni in solitaria sono ancora più pericolose. Avresti dovuto chiamare subito rinforzi. Takamichi stesso sembrava alquanto irritato dalla tua condotta".
"Non lo so… non so cosa mi ha preso", ammise il piccolo mago. "So solo che quando ho capito che poteva essere il nemico, quella 'cosa' invisibile, ho provato una grande rabbia e l'ho inseguita pensando soltanto di fargliela pagare".
"Ma ti credi l'incarnazione della giustizia? Hai un senso del dovere davvero esagerato e per questo pericoloso".
Negi provò una sensazione di dejà vu.
"Forse hai ragione. Forse dovrei smetterla e mollare tutto. Sono solo un bambino".
Un pugno gli arrivò sulla testa.
"Ora passi al vittimismo!?", esclamò indignata Asuna. "Tu non sei né una nullità, né un supereroe. Sei un essere umano, con pregi e difetti".
"E che pregi avrei?"
"Sei forte, coraggioso, leale e altruista. Sei un moccioso meraviglioso".
La ragazza sorrise dolcemente e gli toccò il petto. "Qui, possiedi qualcosa di grande. La vita sa essere molto dura, ci costringe a cose spiacevoli e oggi ne hai avuto un assaggio. Ma quello che hai qui dentro, sappilo ascoltare, senza tradire te stesso, e vedrai che tutto andrà bene".
"Grazie", rispose lui.
"Asuna! Negi!", gridò Konoka arrivando trafelata.
"Che cosa è successo?", domandarono insieme.
"Hasegawa! Stavo venendo qui e l'ho vista attraverso una finestra del corridoio. Hasegawa è…"

Chisame Hasegawa, col pigiama dell'ospedale e a piedi nudi, era seduta sul cornicione del tetto dell'infermeria e stava con le gambe ciondoloni nel vuoto, ad un'altezza di venti metri.
"Hasegawa!", gridarono Asuna e Negi arrivando anche loro sul tetto. Konoka era invece andata a chiamare Takamichi.
"Oh, salve, siete venuti a fare il tifo?", domandò impassibile Chisame senza girarsi verso di loro.
"Hasegawa", esordì Negi, ricordando cosa aveva cercato di fare la ragazza poco prima e avendolo detto anche ad Asuna mentre accorrevano, "scendi da lì. Coraggio".
"Oh, allora non siete venuti a incitarmi. Volete recitare la solita parte del 'non puoi farlo, sei ancora giovane, pensa ai tuoi familiari' e cose simili".
Asuna aveva i nervi a fior di pelle. "Non fare sciocchezze, ti scongiuro".
"In questi ultimi giorni, ne ho fatte di sciocchezze. Troppe grosse. Devo essere punita".
"Ma tu… ecco…"
Con orrore, Negi si rese conto che non sapeva con esattezza cosa dirle, perché non conosceva i dettagli.
In fondo prove vere non ne aveva mai avute: dopo aver notato sul portatile della sconosciuta che Hasegawa aveva detto una falsità sulla data di aggiornamento del suo sito, aveva collegato questo fatto all'incoraggiamento dato da lei all'idea di origliare la discussione dei professori.
Tuttavia erano solo intuizioni, impressioni, sospetti, nulla di definitivo.
Soltanto vedendola prepararsi al suicidio aveva avuto la tragica conferma.
Chisame sembrò leggergli nella mente. "Non sa cosa dirmi? Be, forse potrò darvi un aiuto raccontandovi cosa è successo. Venerdì sera, mentre tornavo dalla biblioteca, sono stata assalita da una specie di mostro, che mi ha infilato qualcosa nella testa. Dio, che orrore! Non avete idea di cosa ho provato, quando ho sentito quella cosa penetrare la pelle, ancorarsi al mio cranio!"
La ragazza cominciò a darsi degli schiaffi sulla tempia, agitandosi e mugugnando versi incomprensibili.
Ad ogni suo movimento, Negi e Asuna s'irrigidivano e si preparavano a lanciarsi per placcarla.
"Ma la cosa peggiore", riprese Hasegawa calmandosi, "non è stato quello, ma dopo: avete idea di cosa significa essere prigionieri di un corpo che non ti risponde? Vedevo, sentivo, parlavo, però non potevo decidere nulla. Era come se stessi vedendo un film in soggettiva. Ho spiato quella conversazione, e quel mostro l'ha ascoltata tramite me. E mi ha comandato… di far scoppiare l'incendio".
Hasegawa chinò il capo iniziando a singhiozzare.
"Delle persone… delle persone sono morte per causa mia! E sempre per colpa mia, tutti quelli del Mahora hanno rischiato di morire! Sono un mostro!"
"Ma non eri in te!", replicò Negi. "Non riuscivi a controllarti!"
"Però dopo l'ho fatto. Ho cercato di uccidermi seguendo la mia volontà! Perché non sono riuscita a farlo prima? Quanti orrori sono dovuti accadere perché ci riuscissi? Deve essere distrutto il mondo perché io riesca a reagire? Una come me non merita di vivere!"
"Non puoi colpevolizzarti così. Cosa ne sai delle circostanze?", le urlò di rimando Asuna. "Per quanto ne sai, resistere a quell'aggeggio, qualunque cosa fosse, avrebbe dovuto essere impossibile e tu resistendo, anche se solo all'ultimo, hai compiuto un vero miracolo!"
"Asuna ha ragione. Lascia che ti aiutiamo. Non ti lasceremo sola!"
Chisame, che aveva sempre parlato guardando davanti a sé, finalmente si girò verso di loro. "Grazie", disse con tono amabile.
Poi si buttò di sotto.
I suoi due amici non gridarono o altro: corsero verso il cornicione, pronti a buttarsi anche loro per afferrarla al volo e atterrare senza problemi.
Neanche un attimo prima che finissero nel vuoto, una figura bianca sbucò da quel medesimo vuoto, li sorvolò e si posò alle loro spalle.
"Professor Takahata!", esclamò con gioia Asuna, vedendo il suo amato con in braccio Hasegawa.
"No! Mi lasci! Mi lasci! Voglio morire! Devo morire!", urlò quest'ultima piangendo e cominciando a tirare pugni contro il petto del suo professore.
Era così sconvolta da non essersi neppure accorta che l'uomo aveva appena compiuto un'azione umanamente impossibile.
Takamichi dovette colpirle un nervo dietro il collo per farla svenire.
"Uff, meno male che mi ero appostato nel piazzale qui sotto nel caso si fosse buttata", spiegò l'insegnante tirando un sospiro di sollievo.
"Però adesso che facciamo?", domandò Asuna. "Il nemico controllava il suo corpo tramite non so che cosa inserito nel suo cranio, e ora é distrutta dai sensi di colpa.".
Takamichi si fece scuro in volto. "Temo che ci sia un'unica soluzione".
"Ovvero?"
"Cancellare i suoi ricordi".
L'uomo guardò per qualche istante Asuna, per poi rivolgere gli occhi verso Negi.
Che era rimasto sbalordito. "Questo… non è giusto. Non è etico!"
Asuna annuì. "Non piace neppure a me questa idea".
"Lo stesso vale per me. Ma è necessario. Hasegawa cercherà di uccidersi non appena si riprenderà. E anche se riusciamo a farle dimenticare questo insano proposito, le resteranno per tutta la vita terribili rimorsi. Cancellare i ricordi di cosa ha fatto sotto il controllo del nemico è l'unico modo che abbiamo per permetterle di avere ancora una vita felice".
Nonostante la sua contrarietà, Asuna non riuscì a ribattere.
Negi diede le spalle a entrambi. "Che cosa racconterete alle autorità del mondo magico?"
"La verità. Sono teste dure, ma mettendoli davanti al fatto compiuto dovremmo riuscire a convincerli che devono lasciare in pace questa poveretta".
Negi chiuse le mani a pugno, stringendo fino a farle diventare bianche.
"Fatelo!", disse con un filo di voce per poi scappare via.
"Negi…", mormorò Asuna.
"Mi dispiace. Purtroppo sta imparando uno dei cattivi aspetti del mondo, ovvero che non sempre le cose necessarie sono anche giuste. Ma sono sicuro che saprà superare anche questo momento", commentò fiducioso Takamichi.

Negi terminò la sua corsa in un corridoio.
Sbatté con forza un pugno su una parete, crepando l'intonaco. Il suo corpo fremeva con violenza, i denti erano serrati.
"Maledetta la mia debolezza! Non riesco a fare nulla per le mie allieve! E maledetto quel mostro che le ha prese di mira! Prima Ku, poi Setsuna, Mana e le persone del Mahora! Adesso Hasegawa! Dannato! Mille volte dannato! Non ti perdonerò mai!"