La valigia davanti alla porta, Maura la fissava ancora incredula, Jane se ne stava andando e poche ore prima si erano così tanto amate e ora sembrava aver perso ogni speranza ogni possibilità di recuperare.
Jane entrò dalla porta laterale "allora qui ci sono le istruzioni per il sistema di sicurezza, se hai dubbi consultalo, ci sono comunque tutti i numeri se hai bisogno li puoi chiamare! Lascio il telecomando per l'apertura del garage, ricordati di resettare per le impronte..." "non credo che verresti a rubarmi in casa Jane" Jane fece una lieve smorfia, forse era un accenno di sorriso!?
"certo, dunque mi sembra sia tutto, appena arrivata a casa mia avvertirò tua madre che il lavoro è concluso, non voglio arrivare troppo tardi così preferisco fare una tirata in macchina, e non ho applicazioni per le chiamate così..." "nessun problema chiamala anche domani, se vuoi la chiamo io!" "no no è mio dovere, mi ha assunto, preferisco così" "come vuoi! Allora sei decisa? Non ho nessuna possibilità di trattenerti? Neanche qualche giorno? Parliamone un attimo" " non avrebbe senso! Addio Maura"
prese il suo borsone raccolse le chiavi dal tavolinetto d'ingresso ed aprì la porta "JANE!" praticamente gridò Maura, che si avvicinò e diede a Jane un morbido bacio sulla guancia, entrambe chiusero gli occhi "addio Jane, grazie di tutto, non ti dimenticherò mai!"
Jane uscì velocemente senza rispondere e Maura sentì il suo cuore rompersi, aveva sbagliato ancora, si era aperta a qualcuno, cosa che si era ripromessa di non fare ma aveva sbagliato, lei non poteva essere amata, forse c'era qualcosa in lei che non andava bene.
Ci avrebbe messo un po' a rimarginare tutte quelle ferite emotive, ma prima o poi sarebbe tornata la donna di prima, doveva farlo, era il suo unico modo di vivere degnamente.
Ma non adesso, non oggi, forse domani o tra una settimana!
Jane salì in macchina, il cuore in frantumi gli occhi lucidi, il nodo in gola. Ancora una volta ferita, innamorata e tradita, anche se questa volta in modo diverso, tutto troppo intenso anche il rifiuto! Nella sua testa rimbombavano le parole 'mi è uscito' e 'io non volevo è stato involontario completamente' ed infine 'non volevo dire quello che ho detto'.
Era tutto troppo da gestire la caduta dal paradiso era stata rovinosa e troppo dolorosa, aveva detto che l'amava e dopo l'orgasmo se lo era immediatamente rimangiato più volte. Era stata stupida di nuovo, quando avrebbe imparato che nessuno l'avrebbe amata come voleva! Ma non riusciva ad accontentarsi, ma voleva ancora sperare che la fuori qualcuno disposto ad amarla veramente ci fosse. Così come ne aveva bisogno.
Ma non adesso, non oggi, forse domani o tra una settimana!
Il viaggio fu lungo e scomodo, non si fermò mai voleva tornare a casa, nella speranza di cancellare tutto, sapeva quanto fosse assurdo ma correva lontano, il più possibile.
Parcheggiò la macchina a pochi metri da casa di sua madre, le avrebbe fatto una sorpresa, un po' di amore gratis era quello che le ci voleva.
Suonò il campanello e quando la porta si aprì, Angela le saltò letteralmente addosso "JANE oddio sei tornata!" "Ma.. Ma per favore... non.. respiro!" "come sei esagetata tesoro" la baciò sulle guance, un bacio potente e rumoroso, così diverso da quello di Maura, Jane sorrise a sua madre ed entrò in casa.
"mi potevi chiamare ti avrei fatto le lasagne o qualcosa di caldo, sarai affamata" "volevo farti una sorpresa, ho mangiato per strada-mentì- non ti preoccupare" "ti scaldo le polpette, le avevo lasciate per tuo fratello, ma non si offenderà!" "penso di si Ma, ma un paio le mangio se ti fa piacere" "perfetto pochi minuti, prenditi da bene su, in frigo c'è la birra e racconta tutto a tua madre, ero così in ansia, ho visto il telegiornale, se penso che potevi morire Jane non ci dormivo la notte!" "mamma calmati è tutto ok, sono qui ora!" Jane aprì la sua birra ed Angela la abbracciò di nuovo "si sei qui!" fisso la figlia "perché sei qui?!" "oh beh grazie non ne sei felice?" "Jane Clementine Rizzoli! Rispondi a tua madre" "Gesù, ok Korsak non può aiutarmi finché non risolvo con il maledetto senatore, quindi sono tornata!"
Angela fissò la figlia, vedeva che c'era così tanto di non detto da riempire la casa, accettò la spiegazione, solo per il momento.
"vedrai che risolverai tutto, adesso mangia, e raccontami quello che è successo, come è questa dottoressa Isles?come ti sei trovata?"
oh beh la casa è bella, grande ed arredata con eleganza, facevamo tanto sesso ed in maniera incredibile. mi sono perdutamente innamorata ma lei è troppo incasinata e non mi vuole amare così sono scappata dalla mamma che mi ama gratis e non mi rinnegherà mai!
"oh beh è piena di soldi, ha una casa raffinata, vive per il suo lavoro e ora non rischia più la vita!" "la casa è veramente bella? E lei com'è!" "la casa è immensa Ma, le nostre insieme non la finiscono" Angela spalancò gli occhi "accipicchia e lei? È simpatica? Ti ha accolto bene immagino!" "a dire il vero all'inizio mica tanto, poi ha capito che non aveva scelta e allora le cose sono andate meglio" "si ma lei com'è" "Mamma dai è una dottoressa ricca!" "l'ho vista in tv facevano vedere le foto è così bella come sembrava?" Jane trattenne un sospiro "si Ma è bellissima, raffinata ma non snob, ha sempre dei vestiti eleganti e all'inizio può sembrare un po' sulle sue ma è spiritosa, intelligente, sa un sacco di cose, parlarle è così facile, e salva vite Ma, è un luminare, cacchio fa interventi di ore e ore, la cercano anche dall'estero, i colleghi la stimano e la invidiano, ma poi quando è a casa, apprezza le cose semplici-rise- ha la fissa del mangiare sano, ma sono certa ucciderebbe per le tue lasagne o queste polpette!"
Angela fisso sua figlia che parlava con gli occhi brillanti, era entrata in casa da cane bastonato, visibilmente giù di corda, si era fatta abbracciare senza divincolarsi accidenti ed ora sembrava rinvigorita, e per quanto le polpette fossero buone, Angela era certa che il merito non fosse loro
" sembra una persona speciale!" "beh si insomma! Non beve la birra!" "accidenti un grosso difetto" disse Angela divertita, Jane fece spallucce e bevve la birra "Frankie è di turno?" "si fa la notte!" "della promozione non si sa nulla?" Angela sembrò in difficoltà tolse il piatto vuoto di Jane "no non so nulla!" "Ma, che succede?... MAA!" " gli hanno detto che per ora non ci sono posti e deve aspettare, ma sembra che abbiano promosso una donna una certa Cooper alla omicidi" "al posto mio!" non era una domanda "non lo so Janie!" "lo sai bene Ma lo sappiamo tutti e sappiamo anche che questa storia ha rovinato Frankie, io... mi dispiace Ma mi dispiace davvero!" Jane rovinò in lacrime, Angela corse da sua figlia e la strinse forte "non è colpa tua Jane, lo sappiamo, andrà tutto bene siamo ripartiti una volta, lo faremo ancora!" "è sempre colpa mia Ma sempre colpa mia!" "non dire sciocchezze, tu hai un cuore grande e non hai colpa per la stupidità di tuo padre o di quella donna, certo io te lo avevo detto che non mi piaceva" "oddio Ma ti prego!" Jane si divincolò dall'abbraccio si asciugò le lacrime e lanciò un'occhiataccia ad Angela che guardava la figlia con aria innocente "cosa? a me non è mai piaciuta!" "d' accordo adesso me ne vado a casa ok?" "è tardi tesoro resta a dormire qui" "il tuo divano fa schifo è peggio del mio!" "esagerata, dormi con me!" "ohaa ti pregooo!" Jane diede un bacio sulla guancia a sua madre "notte MA" "notte Jane" riuscì a dire Angela mentre la porta si chiudeva
Angela aveva bisogno di risposte, cosa era successo con la dottoressa Isles? Cosa turbava così tanto sua figlia? Ma sopratutto dove avrebbero ricominciato adesso?
Aveva detto a Jane che avrebbero ricominciato altrove se necessario, ma la prima volta, quando Frank le aveva lasciate, perché non sapeva accettare sua figlia, perché forse era sempre stato incapace di amarla veramente, di amare tutti loro, non era stato facile. Una nuova città, cercare casa, lavoro, senza conoscere nessuno, ma sorreggendosi l'un l'altra, non era comunque stato facile. Adesso i suoi figli erano tutti grandi Tommy sembrava cavarsela bene Frankie comunque aveva un lavoro, anche se a lei non piaceva, spostarsi ancora... temeva che li avrebbe divisi.
Jane salì in macchina buttò fuori quel sospiro trattenuto, era svuotata ma si sentiva un po' meno sola, accese il motore e tornò al suo piccolo appartamento, freddo e vuoto, decisa a rimettere in piedi la sua vita.
La mattina arrivò decisamente troppo in fretta, la luce penetrava dalle persiane colpendo il muro bianco, la luce riverberava fastidiosamente nella stanza. Si alzò dal letto freddo, un caffè istantaneo. Orrendo. E poi fuori per una corsa, per distendersi per pensare.
La sveglia risuonò nel silenzio buio, Maura la spense e poi si strofinò gli occhi gonfi dal pianto della notte semi insonne, il letto vuoto.
Si alzò, si preparò il caffè, ne preparò troppo. Fece una doccia nella speranza che il viso migliorasse un po' il suo aspetto, poi si rese conto che non doveva lavorare che le erano stati concessi alcuni giorni 'date le circostanze' e lei aveva gioito pensando che avrebbe trascorso ogni istante con Jane la sua Jane... non più sua Jane.
Fece Yoga, doveva distendersi, rilassarsi, scaricare la tensione e capire cosa fare, si sentiva vuota e sola, non le capitava da così tanti anni che si sentiva disperata.
Il campanello suonò, senza Jane non aveva attivato il sofisticato sistema di allarme.
"buon giorno Darling!" "Madre, che ci fai qui!?" "è così che si accoglie un ospite?" "scusa Madre, entra buon giorno ma non ti aspettavo" "lo so bene!" "vuoi un caffè?" "no ho già fatto colazione, come stai Maura?" "bene madre, è successo qualcosa?" "si direi di si!" si sedette sul divano, Maur la seguì accomodandosi sul lato opposto "questa mattina ho ricevuto una email dal detective Rizzoli, se ne è andata a quanto pare" "si lo so ovviamente" "cosa è successo perché tutta questa fretta?" "non sono sicura credo che dovesse risolvere alcuni problemi a New York il sergente Korsak non poteva aiutarla a quanto so" "e tra di voi? Tornerà la seguirai, vorrei capire quali sono i vostri piani" "madre non abbiamo piani nostri, lei... se ne è andata"
Constance osservò per un attimo la figlia "cara posso chiederti cosa è successo? Ho visto come vi guardate, ho visto anche più del necessario, non voglio essere indiscreta, ma nessuno ti ha mai guardata così, e non hai mai guadato tu nessuno così!"
Maura si guardò le mani appoggiate sulle sue gambe, lisciò i pantaloni neri sportivi " non so come risponderti, è complicato! E comunque lei non ha un lavoro, ha bisogno del suo lavoro" "tu sai cosa le è successo?" "solo parzialmente, mi ha spiegato un po' i fatti ma non poteva entrare nei dettagli a causa di un..." "contratto di riservatezza si quell'idiota" "madre? quale idiota tu cosa ne sai?" "oh cara credi che ti avrei messo in casa una persona accusata di una grave violenza? So quello che devo sapere, so come muovermi lo sai bene!" "tu puoi aiutarla?" "vuoi che lo faccia?" "si" disse impetuosamente senza neanche pensarci "in modo discreto per favore, non è una donna che ama essere in debito con qualcuno" "come desideri tesoro, ecco per adesso posso andare" Constance si alzò dal divano, Maura fece lo stesso, ma la abbracciò, la sensazione fu strana durò poco ma fu ricambiato anche se con un certo imbarazzo.
Prima di aprire la porta a sua madre Maura le rivolse un'ultima domanda " perché sei passata oggi?!" "perché certi sguardi non mentono e non si fingono e quando si trova una persona che ci rende felici, darling, non lo puoi lasciar andare via-vide l'espressione cupa della figlia-e se scappa!? Riprenditela, alcune persone lo meritano sai?!" Maura la guardò interrogativa "una seconda possibilità Darling, e vale per entrambe" " e se io mi fossi giocata la mia?" "oh tesoro, valla a riprendere, una che ti guarda così, che fa quello che ha fatto per te... devi saperti far perdonare"
detto questo uscì dalla porta e se ne andò.
Jane rientrò da una lunga corsa sudata ma rinvigorita, pronta per tentare almeno di riprendersi la sua vita.
Fece una doccia, si mise un completo da lavoro, prese la sua macchina ed arrivò in centrale.
I colleghi sapevano bene cosa le era successo, alcuni le sorridevano comprensivi altri le parlavano alle spalle, la lesbica aggressiva e attaccabrighe che era finita giustamente e finalmente nei guai.
Aspettò quasi un'ora prima che il suo tenente, un uomo basso sulla sessantina tarchiato con capelli tinti di un ridicolo nero corvino di nome Miller, chiamato di nascosto da tutti 'Bob lo scassa a tutti' si degnasse di farla passare. Ovviamente un leccapiedi.
Quando finalmente le venne data udienza Robert Bob Miller la accolse con freddezza " Rizzoli perché è qui?" "salve tenente, speravo di avere qualche novità!" "non ne ho devi sentire il sindacato" "so che avete assunto un nuovo detective alla omicidi" " eravamo sotto organico a causa della tua diciamo bravata va! Non ho tempo per aspettare che esci da questo guaio e magari poi finisci in un altro" "signore ma io.." "Rizzoli hai fatto casino con la persona sbagliata, mettendo in difficoltà me e tutto il distretto, hai chiuso qui lo vuoi capire? Anche tuo fratello se non cambia nome" "ma è una cazzata, una fottuta ingiustizia, almeno mio fratello, Frankie è un ottimo poliziotto" " come ce ne sono tanti Rizzoli e tu puoi solo sperare che mollino la presa, e cambiare città oppure cercati un lavoro come sicurezza privata, ho sentito di come te la sei cavata a Boston, fanne un lavoro con la polizia hai chiuso Rizzoli"
non ebbe possibilità di replicare, il suo capo non si sarebbe mai esposto per lei, anche se sapeva bene che era tutta una maledetta montatura per rovinarla.
Tornò a casa abbattuta, il suo piano per l'immediato futuro era il canale di sport, birre e cibo di conforto, pizza gelato e qualsiasi cosa le venisse in mente.
Difronte ad una ridicola partita di seconda lega di baseball Jane sedeva sul suo divano con la seconda birra del pomeriggio. Quando suonò il campanello sbuffo e poi lo ignorò. Il campanello suonò di nuovo, bevve un lungo sorso di birra ancora fresca "aprì Jane sono io, e sono solo la mamma non c'è!" "vattene" "non fare la cretina e apri" "non ti renderò facile menarmi" "non voglio picchiarti idiota, mica voglio essere accusato di essere un poliziotto violento!" la schernì "vaffanculo Frankie" "se non apri sfondo la porta giuro"
arresa si alzò ed aprì all'insistenza del fratello "entra rompipalle" "ehi Sis stai di merda!" "te l'ho già detto dove andare vero?" "si e continuerò ad ignorarlo" "la birra è in frigo"
Frankie si servì e poi si sedette con la sorella sul divano, rimasero così per circa un'ora occasionalmente commentando la partita in tv, rispettando i silenzi ed i tempi reciproci.
"mi dispiace Frankie" "lo so Jane , ma non è colpa tua" "no? Anche Tommy la vede così?" " non dar peso a quello che dice Tommy e poi chiacchiera chiacchiera ma starà sempre al tuo fianco, come tutti noi" "come facciamo adesso?" "ricominciamo, dove vogliamo, siamo Rizzoli accidenti ci pieghi ma non ci spezzi!" e diede a Jane un pugno sulla spalla, che Jane ricambiò con forza, risero e passarono la serata tra sport e birra.
Per loro era così facile risolvere, chiarire, spiegarsi. Jane avrebbe voluto che tutta la sua vita fosse così, come con Frankie.
Maura passo la giornata a leggere libri per lo più, ma anche cartelle cliniche e articoli scientifici, la sera guardò un documentario sorseggiando un buon vino, ma niente di tutto questo la rese minimamente felice.
Decise di andare a letto anche se il sonno non era dalla sua parte, arrivata in camera guardò la cabina armadio, prese la chiave e salì.
Quando la luce si accese Maura inspirò alla ricerca di Jane del suo odore, si sdraiò sul letto, anche se le lenzuola erano state cambiate sperava di trovarla lì, ma fu un doloroso insuccesso.
Uscì chiuse tutto, ed entrò nella camera degli ospiti, la camera di Jane, nuovamente come un segugio inspirò ma niente, sembrava che Jane fosse fuggita con tutto il suo odore, si sedette sul letto e lì lo sentì, il profumo fruttato dei suoi capelli, sul cuscino. Lì dormì quella notte. Nella camera degli ospiti, sul profumo di Jane.
I giorni proseguirono per entrambe, Maura rientrò a lavoro, senza più il suo sorriso, ricercando con forza la sua routine, Jane cominciò la sua ricerca, non di un lavoro, ma della donna che glielo aveva portato via così ingiustamente.
Aveva cambiato casa, il suo appartamento aveva un nuovo inquilino e il numero di cellulare disattivato. Le era stato imposto di stare lontano da lei e dal senatore, ma ormai non aveva più nulla da perdere.
Tentò il tutto per tutto e si appostò difronte all'ufficio dell'innominabile, e fu così che all'ora di pranzo la vide: Melanie Ferguson.
Uscì con un gruppo di persone tra cui il fedifrago senatore "cazzo lavora per lui?" bofonchiò nella sua auto, avvicinarla sarebbe stata un'impresa.
Ecco cosa fece per i giorni successivi la pedinò alla ricerca del momento migliore per parlarle da sola.
spero che la lettura sia stata piacevole, nonostante la situazione, chi ha letto i libri sa come finisce il primo...
non co saranno ancora molti capitoli, sto lavorando sul finale... i commenti sono sempre graditi e grazie per esserci ancora!
