ed eccoci alla conclusione, la seconda metà di questo capitolo l'ho riscritta tre volte, non trovavo il finale giusto, spero di averlo fatto!

sarà stupido ma sono quasi emozionata ad arrivare alla conclusione di questa FF, che per me è stata un'avventura partita da una piccola idea, una piccola scena in testa ed è diventata poi... 17 capitoli direi intensi, in un modo o nell'altro ^_*

Spero solo di non deludervi... e che non ci siano errori, l'ho ritoccata fino all'ultimo ma sento il bisogno di chiudere questa storia, eventuali errori verranno poi risistemati

Grazie a chi è rimasto e Buona Lettura!


Quando il campanello suonò quella tarda mattina Maura era ancora semi nuda, per il piacere di Jane che vestita, ma rigorosamente senza biancheria, perché era la regola unica non detta di quei giorni, si asciugava i capelli con l'asciugamano.

"vuoi vedere che è il pervertito di mio fratello? Resta qui che lo caccio il prima possibile!" "ma smettila, e se è tua madre?" "Beh il cibo appena ordinato lo mangeremo stasera perché sicuro che vorrà cucinare qualcosa, sempre che non l'abbia già fatto"

il campanello suonò ancora, Jane in pochi passi percorse il corridoio "eccomi arrivo" l'asciugamano ancora sui capelli bagnati e arruffati, aprì la porta sorridendo.

Ma il sorriso si spense subito, inaspettatamente la persona che le stava di fronte le sorrise melliflua "ciao Jane" "che diavolo ci fai qui?" "con i capelli arruffati sei uno splendore" "addio" Jane spinse la porta, ma la mano dell'ospite inatteso e sgradito ne fermò la chiusura " aspetta dai, non sei mica l'unica che sa fare sorprese" "ok ritento: che diavolo vuoi!?" "parlarti, posso?" "non abbiamo niente da dirci, mi sembra che l'ultima volta sia stato detto tutto quello che serviva!" "forse tu si ma io no, posso entrare vero?" spinse ulteriormente la porta e varcò la soglia di casa "uhuu che ordine ti sei fatta la domestica?" "no ma ho tanto tempo libero che riesco perfino a tenere la casa in ordine, non te lo chiedo più, che accidenti vuoi?" "beh chiudi almeno la porta no?!"

Maura dal bagno sentiva vociare, sorrise pensando che Angela fosse arrivata.

La porta si chiuse sbattendo.

Maura si insospettì. I capelli erano asciutti, si vestì in fretta.

"non mi offri nulla?" "Gesù Melanie sei snervante dì cosa sei venuta a dire e poi esci di qui" "ok, ok, è che cercavo di creare un certo clima, insomma non è facile così" "non ti aspettare un aiuto da parte mia" "mi rendo conto, va bene, lo dico e basta"

Maura stava uscendo dal bagno quando sentì la voce di donna, una voce che ovviamente non conosceva, e per quanto sapesse quanto sgarbato fosse origliare, decise che entrare nella stanza avrebbe sicuramente interrotto un discorso che dai toni sembrava importante e... si era sgarbato ma efficace, non c'erano dubbi a riguardo!

Se fosse apparsa nella stanza quella donna si sarebbe probabilmente comportata diversamente.

"quando l'altro giorno sei venuta da me, io... ero sorpresa" "già l'ho notato"

Jane è andata da lei? Chi è lei? Cosa hanno fatto?

"credevo che non ti avrei più rivista, ma le tue parole, mi hanno fatto riflettere, ho capito che ti devo delle scuse" "veramente?" "si io mi sono comportata malissimo nei tuoi confronti" "Grazie Mel, vuol dire molto per me" "si io..."

Mel? Un nomignolo? Accidenti la ex? Che faccio irrompo nella stanza?

"ecco io, ho capito quanto ho sbagliato, tu mi hai dato tanto ed io ti ho tradito e nel modo peggiore"

lo sapevo la ex, Mel che razza di nome è? Melania, Melinda o Melanie? Orribile!

"ti ho tradito non per amore ma per interesse e quando mi hai parlato l'altra sera, così schiettamente..." "si schiettamente è un modo di vederla!" Mel rise e Jane notò l'atteggiamento mellifluo che aveva ignorato sulla porta "cosa mi stai dicendo Mel?" "che l'amore è più importante, il tuo amore era ed è più importante, sono venuta per..." "ti ha scaricata?" "cosa? No non sa che sono qui" "perché se lo scopre ti scarica no?" "Jane ti prego" La donna fece qualche passo verso Jane, si sfilò il cappotto mostrando un completo grigio antracite con camicetta bianca un po' troppo sbottonata, chiaramente il suo completo per l'ufficio "lo so che ho sbagliato tanto e ti ho ferita ma.." "ferita? Te lo scopavi sulla scrivania che sembrava uno stupro porca puttana! Credevo di difenderti e poi cosa: lo hai pure difeso, e hai lasciato che mi rovinasse la vita, sta ancora tentando di farlo, alla prima cazzata che faccio mi gioco il distintivo lo sai questo? E ora che accidenti vuoi da me" "te Jane, ho dato importanza alle cose sbagliate, tu me lo hai fatto capire,noi ci apparteniamo"

Jane rise e Maura nel corridoio stava ribollendo di gelosia: appartenersi? Jane è mia! La mia Jane e di nessun altro, brutta... brutta... sgualdrina!

Pochi istanti per decidere cosa fare e poi irruppe nella stanza, origliare era sopravvalutato, interrompere certi discorsi era la scelta giusta, maledetta curiosità!

"Hey c'è Angela? Con le lasagne sper... oh buona sera!" Jane vide Maura e capì subito, uno sguardo e si dissero milioni di cose, Jane sorrise "no, questa è Melanie Ferguson, Melanie questa è la dottoressa Maura Isles" "oh piacere dottoressa Isles, ho letto di lei sui giornali, seguendo Jane ovviamente" disse sempre più melliflua e viscida, tentando di mascherare la sorpresa "è venuta a trovare la sua salvatrice?" "oh no, non sono qui in visita e lei è un'amica di Jane immagino, Jane non mi hai parlato di lei o sbaglio?" "non molto direi, è la mia ex!" " oh capisco, posso offrirle qualcosa da bere Melanie?" perché Lei dovrebbe offrirmi qualcosa in casa di Jane?

"no grazie, ma vorrei parlare con Jane in privato se non le dispiace" "certo che mi dispiace Melanie"

Jane rimase di stucco, divertita a dirla tutta, Melanie si irrigidì visibilmente e cercò di ignorare la dottoressa, che la stava realmente mettendo a disagio "Jane per favore permettimi di parlarti " "certo Melanie ma puoi farlo difronte a lei"

Maura crebbe di almeno un paio di centimetri in quel momento, pensava che lo avrebbe persino potuto provare scientificamente "non parlo difronte alla figlia del mafioso" "ehi occhio a come parli di Maura" "Grazie Jane ma non ti preoccupare! Signorina Ferguson, chiariamo subito un concetto, la cosa migliore che può fare è uscire adesso con eleganza da questa casa, altrimenti temo che tra pochi minuti uscirà da quella porta molto più arrabbiata e decisamente umiliata" Melanie deglutì "con chi crede di parlare Dottoressa? Quello che c'è stato tra me e Jane in questi anni crede di averlo lei in quattro scopate?" Maura sorrise e Jane cercò di calmare le acque "Mel calmati non sai di cosa stai parlando!" "tu dici? È una storia già vista, salvi la vita alla riccona che si infatua della squattrinata guardia del corpo, ci hanno fatto anche un film tanto è banale la storia, immagino che in aggiunta ci sia il bello della storia lesbica e stravagante"

Maura fece un passo avanti, fissò la alta donna concitata difronte a lei con severità e fermezza " il suo riferimento allo status sociale è quasi più triste dei suoi riferimenti al sesso, che tra parentisi supera il numero di quattro solo nella giornata di oggi ma credo di doverla ringraziare per aver reso possibile che Jane venisse a lavorare per me, mai si poteva pensare che sventure come le nostre si potessero rivelare la nostra fortunata più grande " "certo la squallida storia di sesso, Jane non me lo aspettavo da te!" "signoria Ferguson, qui di squallido c'è solo lei ed il suo patetico tentativo di riconquistare Jane, ma capisco che la sua storia di sesso per la scalata al potere non deve essere stata soddisfacente " "non accetto lezioni da lei sulla moralità!" "adesso chiudiamola qui, stai esagerando Melanie, hai detto quello che dovevi, forse anche troppo, prima che ti cacci da casa è meglio che esci da sola" " oh quindi è così, critichi me e poi ti metti con una ricca dottoressa, sarei io l'arrivista?" "pensare questo di Jane è così ridicolo!" " il tuo problema Melanie è che non sei in grado di capire che noi ci amiamo, ma non mi aspetto che tu capisca una cosa del genere, e nemmeno mi interessa, adesso va e fai una buona vita!"

Le due donne per mano la fissarono, Melanie non poté far altro che afferrare il cappotto. Uscendo sbatté la porta con forza, facendo vibrare le vetrine di un mobile vicino alla finestra

"uhuu se l'hai fatta arrabbiare" "chi io? Ma se l'hai cacciata da casa" "si ma tu già l'avevi colpita mortalmente con quel, come era? Ah: Si che mi dispiace Melanie... Boom!" risero e Jane la tirò a se, Maura perse le sue mani nei folti capelli " quindi sei un'arrivista?" "oh la peggiore delle arrampicatrici sociali" "ed io che credevo che stessi con me solo per il sesso" "oh si anche quello, decisamente anche quello!" "mhmmm-la baciò- meno male, credevo di aver perso il tocco" "oh no il tuo tocco è perfetto in tutto quello che fai!" "ti amo Jane" "ti amo anche io, come mai nessuna prima d'ora".

Il fine settimana arrivò in un attimo, Maura era una macchina da guerra quando si trattava, beh, di molte cose, ma a fare pacchi scatole e valige era inarrestabile. Era inarrestabile nonostante i continui tentativi di Jane di distrarla, o le volte che annoiata la mora si buttava sul letto cercando di convincerla a fare qualcosa di più divertente, ma Maura aveva una missione, impacchettare tutto e portare Jane a Boston con se. Niente l'avrebbe fermata.

Anche il resto della famiglia arrivò la domenica presto, tutti insieme finirono di impacchettare le cose di Jane, segnarono i mobili da far portar via e stabilirono le ultime cose, passarono una giornata favolosa, Angela adorava Maura, finalmente un medico in famiglia diceva! E poi vedeva come le ragazze interagivano, come si guardavano con amore, come si completavano nei gesti nelle parole, perfino nei pensieri, nei progetti, come una coppia collaudata, e le premure che Maura aveva, nel farla mangiare bene, nel curare le sue cose, il rispetto per il poco che avevano, la macchina, i pochi mobili che con sacrificio sua figlia aveva comprato negli anni, cercava una soluzione per tutto e Jane sapeva e apprezzava.

Il pomeriggio della domenica partirono con l'essenziale, lasciando le chiavi a Tommy che si sarebbe preso cura di aprire ai traslocatori e controllare che non dimenticassero nulla, mentre Frankie e Angela avrebbero fatto in modo di seguire Jane il prima possibile, quella famiglia non poteva stare divisa.

Questo in definitiva fu quello che successe: Tommy arrivò a Boston quindici giorni dopo Jane, l'agente immobiliare gli aveva trovato un piccolo appartamento in una buona zona, basso costo ma un buon quartiere.

Cominciò a lavorare per il suo vecchio amico che lo assunse come apprendista nella sua ditta di idraulica, questo gli permise di studiare per l'abilitazione ed avere soldi per mantenersi, ebbe un po' di problemi con alcool, forse a causa delle responsabilità che si era preso, ma tutti insieme lo aiutarono, trovando così una brava ragazza, Lydia. Per Jane era un pò stupida, ma era molto dolce e almeno, da quando si frequentavano, Tommy aveva smesso di spogliare con gli occhi Maura, di questo Jane era grata!

Frankie chiese subito il trasferimento, ma dovette aspettare otto mesi prima che Korsak potesse trovargli un posto, nel frattempo studiò informatica come suggerito da Jane e così Korsak lo inserì nel team dei geek che aiutava alla omicidi.

Dopo qualche anno fu messo a capo del reparto, decisamente per meriti, era un ottimo leader, sapeva tenere il gruppo unito e motivato, aveva competenza ed era un gran lavoratore. Quando grazie al suo lavoro riuscì a collegare un assassino ad una compagnia che lo aveva assunto per eliminare importanti collaboratori di aziende avversarie, venne premiato dal sindaco e ottenne la sua promozione.

Angela fece molta più fatica, trovare un lavoro per lei era molto complicato, aveva poca esperienza e non era più certo giovanissima. Tornò a Boston insieme a Frankie, perché i suoi figli si rifiutarono di lasciarla a New York da sola.

Impiegò alcuni mesi prima di trovare un lavoro che le permettesse di mantenersi, anche se continuò a vivere per diversi anni nella Guest House a casa di Maura e Jane.

Ma facciamo un mezzo passo in dietro

Due anni trascorsi: Jane superò il lungo periodo di prova, sempre sotto osservazione, anche se Korsak si dimostrò non solo il miglior capo che potesse mai avere, ma anche un grande amico.

Due anni e Jane e Maura finalmente si sposarono. Due anni esatti da quel giorno che Maura busso alla porta dell'appartamento di New York, quel giorno in cui finalmente entrambe senza paure decisero che ne valevano la pena.

Fu un matrimonio semplice, pochi invitati, i più stretti familiari e pochi intimi amici.

Maura indossava il più bel vestito che Jane avesse mai visto, aderente scollato, sexy ed elegante e bianco puro, candido come la neve, entrambe risero all'ironia della cosa.

Jane indossava un mezzo tight bianco, di Armani, scelto tra una gamma di cinque che Maura aveva selezionato per lei, perché Jane avrebbe fatto di tutto per la sua Signora tranne passare giorni a scegliere un qualsiasi abito, così Maura ne scelse alcuni che si abbinavano al suo, lei ne scelse uno che venne poi risistemato sulle sue misure.

Quando Maura la vide, vicino all'officiante che la aspettava, non poteva credere a quanto fosse bella, a quanto la sua vita fosse cambiata, stava camminando con suo padre verso la sua felicità, una vita legata a Jane e non avrebbe voluto altro, solo Jane per tutta la vita. Una vita fatta di piccole cose e grandi emozioni, una calda quotidianità e un'intrigante complicità. Pranzi in famiglia e partite allo stadio, ristoranti francesi e campeggi al lago.

Più che dei momenti perfetti... una vita perfetta.

Jane stava lì in piedi nel suo costosissimo smoking con i suoi fratelli al suo fianco quando la vide arrivare, splendente, sensuale, intrigante, la donna della sua vita, la donna che l'aveva salvata, e non vice versa come si potrebbe pensare, l'aveva salvata da una vita mediocre, da amori mediocri, da una vita fatta di lavoro e ricordi dolorosi e qualche rimpianto, che forse nel tempo sarebbero diventati troppi.

Maura l'aveva salvata, e le aveva donato una vita fatta di emozioni, complicità, serate tranquille sul divano e splendide mattine, week end in mezzo alla settimana, perché non puoi dire ad un assassino quando uccidere oh ad un malato quando non avere una crisi per poco mortale, seminari medici in giro per il mondo, vacanze fuori stagione e sesso: tanto, straordinario, passionale, eccitante sesso pieno di amore, in ogni suo piccolo gesto.

50 anni dopo... circa

A fatica tirò su i morbidi pantaloni, tirò lo sciacquone poi si lavò le mani sbuffando.

Lei era seduta sul divano in attesa davanti alla tv, un documentario su qualche insetto appena scoperto, forse una nuova specie "tutto bene amore?" "quelle stramaledette pasticche mi danno la diarrea, le odio" "hai preso i fermenti lattici?" "si si me li ha dati Rosy vero Rosy?!" dalla cucina la ragazza, che da un paio di anni le aiutava rispose in tono squillante "si stamani ha bevuto le due fialette, ma se necessario le porto la pasticca per..." "no no no va bene così per ora"

Finalmente Jane raggiunse il divano e sua moglie, e si sedette lentamente sul divano accanto a lei "cavoli non ne potevamo trovare una con una voce meno fastidiosa?!" "era la migliore, una preparazione formidabile e ottima esperienza" "e costosa!" Maura sorrise "sei sicura che non è meglio prendere la pasticca? L'ultima volta non sei arrivata in ..." "non farò come l'ultima volta va bene? E pensa ai tuoi acciacchi per favore" "non c'è bisogno di essere scorbutica sai?" "sei solo invidiosa perché tu sei stitica" "veramente stiamo facendo questo discorso? E poi lo sai che è colpa delle pasticche per il Parkinson" "uhff si lo so scusa, ma non ricordarmi di quella volta e Odio la diarrea, allora questo insetto mutante?" "non è un insetto mutante!" "preferisci fare un po' di cruciverba?" "mi aiuti?" "ma certo, dai passa qua la roba"

La ragazza dalla cucina guardava le due donne, sempre ammaliata ed un po' invidiosa, invidia buona, se esiste, di questo loro amore immenso, dopo così tanti anni, battibeccavano e si amavano come una coppietta. Ed erano sempre lì l'una per l'altra, sempre inseparabili.

Jane Rizzoli Isles era un Sergente in pensione pluridecorato della polizia di Boston, dopo tanti anni alla omicidi ed alcuni brutti 'infortuni' sul lavoro si convinse ad accettare un'altra mansione e negli ultimi cinque anni di professione insegnò ai nuovi cadetti. Non lo ammetteva tanto facilmente ma lo trovò quasi divertente e stimolante. Insegnare a così tanti giovani poliziotti, tutta la sua esperienza a disposizione di altri, in più non era un semplice incarico di scrivania, creava sempre nuovi percorsi di preparazione e allenamento, che ogni tanto faceva insieme a loro, ottenendo sempre degli ottimi punteggi.

Alcuni dei suoi graduati si fecero notare subito entrati in servizio per valore e preparazione quando il lavoro lo richiese, fu per lei motivo di grande orgoglio.

Dopo la pensione, che fu obbligata a prendere, rimase all'accademia per aiutare ed insegnare alcuni anni finché la malattia di Maura e le sue problematiche non si fecero incalzanti.

Il sergente Rizzoli, sul lavoro mantenne il vecchio cognome per praticità, aveva forti dolori alle articolazioni che la facevano camminare sempre più a fatica, per lo più a causa degli infortuni sul lavoro, in aggiunta un colesterolo e pressione alta e continui e fastidiosi problemi all'apparato digerente, subì un operazione per un aneurisma addominale che nonostante tutto superò egregiamente.

La dottoressa Maura Rizzoli Isles era un luminare in pensione, nella sua professione di chirurgo neurologico era tutt'ora ricordata come la migliore in sala operatoria, le sue operazioni sono usate come insegnamento in numerosi corsi in tutto il mondo e come esempi di tecniche all'avanguardia per la rimozione di Tumori o riparazioni di vene e arterie in casi estremi. Ma la dottoressa era anche stata un' insegnante che era ancora di ispirazione per molti studenti e dottori, anche se estremamente severa. I suoi esami mettevano a dura prova i suoi studenti, ma chi li superava aveva curriculum molto più appetibili rispetto agli altri.

Sarebbe stata in ottima salute se non le fosse stato diagnosticato il morbo di Parkinson una decina di anni fa. Che la obbligò suo malgrado ad una vita ritirata e sedentaria.

La malattia procedeva lentamente e se si esclude la difficoltà di movimento e di deglutire cibi solidi, la mente ancora teneva. Ma ovviamente la poca mobilità era un peso per lei, fino a qualche hanno fa Jane la aiutava a vestirsi, alzarsi dal letto o dal divano, la aiutava a sedersi al tavolo per mangiare e a camminare, la sua andatura era sempre più instabile e traballante.

Poi gli acciacchi di Jane le obbligarono ad assumere una persona che le aiutasse sia nelle faccende domestiche ma sopratutto nelle loro esigenze di salute, così trovarono Rosy.

Negli ultimi mesi anche scrivere per Maura era diventato faticoso, così Jane la aiutava nei suoi cruciverba, e spesso le leggeva dei libri, la sera prima di dormire, visto che per lei rimanere in una posizione semi sdraiata era difficile.

"Signore è ora di andare a letto" "dobbiamo finire il cruciverba!" "Maur lo finirai domani, sono stanca tesoro" "ve bene allora, andiamo amore"

Rosy aiutò Jane ad alzarsi, i dolori sopratutto la sera erano un po' invalidanti, poi avvicinò la carrozzina a Maura, la prese con cura e ce la mise seduta, le posizionò le gambe e poi Jane cominciò a spingere la carrozzina.

A meno che Jane non stesse male era l'unica che poteva farlo, non perché Maura non volesse, ma perché Jane non lo permetteva, era sua moglie e si doveva occupare di lei finché poteva.

Rosy trovava la cosa così dolce che nonostante le sue sfortune amorose cominciò a credere nuovamente nell'amore, lo vedeva in loro, esisteva davvero l'amore eterno, le anime gemelle e tutte quelle strambe sdolcinate cose, erano vere e tutte lì difronte a lei.

Sistemate le Signore per la notte Rosy chiuse la porta ed andò nella sua stanza per dormire.

Jane come la porta si chiuse si avvicinò a Maura "ehi tesoro tutto bene?" "si sono sistemata bene, Rosy è brava" "vuoi bere? Hai bisogno di qualcosa?" "no Jane che succede? Sembri strana stasera!" "non lo so, è tutto il giorno che mi sento stanca, ma si sto bene voglio dire, odio dover dormire con sto coso, non sono mica un neonato, ma non è questo, è che prima pensavo alla nostra vita" "a cosa in particolare" "niente in particolare, è stata intensa" "si lo è stata" "abbiamo fatto tutto quello che ci piaceva, ok non abbiamo avuto figli, ma i miei fratelli ci hanno regalato fin troppi nipoti che -rise- voglio dire quando Will ebbe problemi con la legge, degno figlio di suo padre, lo abbiamo tenuto con noi per anni, è stato come un figlio, insomma non ho rimpianti sai?" "nemmeno io e Will è un tesoro, dolce e affascinante come i migliori Rizzoli" "è un modo di vederla" risero insieme

"non ho rimpianti nemmeno io Jane, la mia vita con te è ancora bella, anche adesso" "sei sempre stata un'ottimista!" "forse è vero!" "invecchiare con te è stata la cosa migliore della mia vita, ho avuto esattamente quello che speravo, anzi forse molto più di quello che merito, di sicuro ti ho spaventato un sacco di volte" "mi facesti smettere i turni al pronto soccorso, avevo troppa paura di vederti arrivare in barella, ma sei sempre tornata da me, sempre!"

Jane si girò e le diede un bacio sulle labbra, dolce e caldo.

"vuoi dormire? O preferisci che ti legga qualcosa prima?" "no sei stanca stasera, lo sento dalla tua voce, prendimi tra le tue braccia e dormiamo"

Questo era il loro rito, da quando Maura non riusciva più a muoversi come voleva, sopratutto nel letto, Jane la posizionava delicatamente, le sistemava il braccio tra i loro corpi in modo che potesse appoggiare la testa tra il cuscino e la sua spalla, Jane la abbracciava con il braccio destro poi prendeva la mano di Maura e se la metteva sul suo cuore e si tenevano per mano.

Dormivano così tutta la notte.

Rosy non ha mai chiesto niente solo sorriso, e così quella sera Jane prese la sua Maura e la mise quasi su un fianco, le posizionò come sempre e la abbracciò, la tirò un po' a se e si presero per mano

"buona notte gatta " "buona notte mia Signora" entrambe risero, lo facevano sempre da quando quella era la loro unica intimità "abbiamo avuto proprio una bella vita dottoressa " "si Jane, da quando sei mia, mia Jane!"

poi Jane sussurrò "ti amo, ti ho sempre amato così tanto" "anche io amore mio"

Maura chiuse gli occhi e si addormentò sorridendo, Jane poco dopo di lei.

Maura da quando si era ammalata aveva sempre un sonno leggero la notte, spesso faceva pisolini durante il giorno, la letargia era un altro effetto delle pillole e della malattia, così quando Jane, nel cuore della notte, cominciò a fare qualche rantolo subito si svegliò "Jane stai bene?" attese in ascolto del respiro, sentì il fiato uscire come se espirasse bruscamente e poi più niente "Jane? Jane!"

Attese inutilmente "Jane" sussurrò e si strinse nel calore di sua moglie

Maura era ormai vecchia ed in pensione ma era pur sempre un medico, già sapeva che la sua Jane non era più lì.

Le lacrime le invasero il volto, Maura aveva sentito l'anima di Jane lasciare le sue stanche membra, adesso ci credeva. Jane non solo gliene aveva dato prova con quello spirito coraggioso e dolce che aveva avuto per tutta la vita, ma adesso l'aveva vista uscire dal corpo che tanto amava.

"oh amore mio" si strinse a sua moglie alla sua compagna di vita, alla donna che le aveva donato tutto e alla quale si era donata, Maura sentì un immenso dolore al cuore, incontenibile, inconsolabile e capì e sentì l'esatto momento in cui questo si ruppe dal dolore, anche quello scoprì essere vero, si può veramente morire d'amore, e quello era l'unico modo giusto.

"sto arrivando mia Jane, sto per bussare alla tua porta come tanti anni fa"

il volto rigato di lacrime ebbe una smorfia di dolore poi un lieve sorriso di pace ed il cuore si arrestò, la testa ricadde sulla spalla di Jane, le mani ancora unite sul petto della bruna.

Un medico direbbe che Maura era morta di infarto, un poeta dal cuore spezzato.

Così le trovò al mattino la giovane e vitale Rosy: strette unite come lo erano state in vita lo erano in morte.

Rosy le chiamò, accese la luce, i visi distesi e pallidi, i corpi ancora tiepidi, e capì.

Scoppiò in lacrime.

Nessuna delle due avrebbe potuto vivere senza l'altra.

Si potrebbe ringraziare Dio, sempre che ci crediate, o forse preferite il fato, il destino, ma comunque vogliate definirlo quella era la loro strada: incontrarsi, amarsi e vivere intensamente ogni attimo ed insieme lasciare questa vita per qualsiasi cosa le aspetti dopo...

il tutto?

...

il niente?

Loro lo faranno insieme.


Ed eccoci qua, questo mi era sembrato un giusto finale, spero lo sia anche per voi...

presto, spero pubblicherò nuove cose... una è molto diversa da questa, spero di ritrovarvi anche lì