#4 – Quando piovono le stelle
Lama XVII – La Stella
Personaggi: Sagittarius Aiolos
Le cose semplici sono una piccola magia che ti sorprende all'improvviso, come un refolo di vento o i fiori che spuntano ai cigli delle strade. O le stelle cadenti che rischiarano la notte volando un cielo nero e sconfinato. Attraversandolo, di fretta, come solo sanno fare loro. E allargando la loro coda, per regalare un brivido di luce alle notti estive o un luccichio nuovo agli occhi di una ragazza. O per premiarla di aver resistito col naso all'insù, in attesa della primadonna.
Le cose semplici accadono. E lui sapeva che la magia sarebbe accaduta di nuovo. Con semplicità. Con naturalezza, ché quando una cosa ti viene bene, ti viene naturale, non stai lì a pensarci sopra. La fai. E basta.
Quando erano più giovani, la scusa per restare alzati era quella di inculcare a suo fratello le costellazioni. Mostrandogliele. Una per una. E Aiolia gradiva quel tempo rubato in cui Aiolos tornava ad essere solo suo, in cui sulla sua spalla si posava la mano del fratello maggiore, e non quella del Santo del Sagittario.
Quando Saga era una gradita compagnia, ché quando hai quattordici anni parlare con un tuo coetaneo è una boccata di aria fresca. Ché Saga sapeva, nelle ossa e nelle vene, quanto pesasse il loro compito. Osservando le stelle, Saga capiva quello che Aiolia poteva solo immaginare, intuire, ipotizzare.
Quando Shura era un ragazzino pelle e ossa, troppo smarrito per farsi degli amici, troppo piccolo per comprendere i compagni più anziani, e troppo grande per rapportarsi con Aiolia.
«Vuoi sapere se succederà di nuovo? Se le stelle saranno ancora allineate?», gli ha chiesto la dea. E quando lui ha annuito, lei, con un sorriso, gli ha risposto:«Sì, accadrà. Accadrà se è questo quello che vuoi».
Aiolia ha ripreso ad affacciarsi alla Nona Casa quando sorge Venere. È apparso una sera. Senza un motivo. Senza un reale bisogno. Solo per il gusto di stare assieme, il naso all'insù e una bottiglia di vino ghiacciato a portata di mano.
Shura si è presentato la sera successiva, con delle arance rosse e una richiesta di perdono stretta in gola.
Saga è arrivato il giorno dopo, con qualche bottiglia di ouzo tra le braccia. Dicendo: «In ricordo dei vecchi tempi», ed infilando le bottiglie nel ghiaccio tritato.
Poi è arrivato anche suo fratello, Kanon, le mani nelle tasche e l'aria di chi si sente spaesato. Come un cactus al polo nord.
Anche il Santo dei Pesci s'è incuriosito di tutto quel trambusto, ed è sceso a vedere cosa stesse succedendo.
«Perché non l'avessero invitato, semmai», ha detto il Cancro comparendo da non si sa dove, reggendo tra le mani due tegami di caponata che non chiedeva che di essere gustata alla luce delle stelle.
«Hai delle sedie per tutti, sì?», gli ha chiesto il Cancro, con un guizzo nello sguardo azzurro. E Aiolos sì è grattato la testa. Ed ha risposto:«Temo di no. Dovremo accontentarci dei gradini», indicando la scalinata che portava alla Decima Casa.
Athena è stata munifica. Sono arrivati tutti. Il Toro e l'Ariete e la Vergine. E Scorpione ed Acquario. E tutti gli altri Santi. Facce nuove e vecchie conoscenze, riuniti per osservare Venere spuntare nel cielo vespertino, e le stelle rischiarare la notte di fine Luglio. O per passare una serata in compagnia. Come quando erano bambini ed il mondo era più facile, più semplice e faceva meno paura.
«Tu… tu lo sapevi?», gli ha chiesto Saga. Fissando qualcosa all'orizzonte. Un sogno, un miraggio, la scia di una cometa, forse. «Che stasera ti avremmo invaso il piazzale posteriore della Nona Casa, dico…»
Lui si stringe nelle spalle.
«Sì e no», risponde, sentendo lo sguardo azzurro del compagno – dell'amico – posarsi su di lui con aria interrogativa. «Ho espresso un desiderio. A volte si avverano, sai?»
«Un… desiderio?»
«L'ho chiesto alla stella più splendente.»
«Questo è barare…»
«Sai qual è il tuo problema, Saga?», e il viso del Santo dei Gemelli s'è fatto cereo, «Non sei affatto ottimista, tu».
«Sono realista. Ottimista e Pessimista hanno entrambi torto.»
«Sicuro. Ma l'ottimista si diverte di più!»
Saga non ha replicato. Ha solo mormorato:«Un rovo secco non si può cambiare…», alzando il proprio bicchiere ed unendosi alla risata di Aiolos. Una risata argentina, fresca solare. Un trillo di luce che ha svegliato le stelle. E le ha fatte scendere in picchiata sul mantello della notte a rischiarare un'amicizia, un legame che si rinsalda. Nella luce. Con la luce. Per la luce. In silenzio. Quando piovono le stelle.
