#6 – Alla fine della strada
Lama XI – La Forza
Personaggi: Leo Aiolia
Tu credi che la forza sia spalancare le fauci dei leoni – e tenerle aperte per capriccio – oppure sollevare un armadio pieno zeppo di vestiti. O magari spaccare una roccia a mani nude, piegare il ferro e scaricare addosso al nemico la potenza devastante del fulmine, giusto?
Allora sei in errore, ragazzo.
La forza è sì questo; ma è anche – e soprattutto – altro.
La forza ha molti nomi, molte sfaccettature come un diamante trafitto da un raggio di luce che brilla nel buio più cupo.
Puoi chiamarla amore, quando rovesci il cielo per difendere le persone a cui tieni.
Si colora del coraggio, quando compiamo imprese impossibili, roba che la storia del cammello e della cruna – erano una gomena e una cruna, ma non stiamo a cavillare, adesso – è un passatempo da bambini.
Si tempra al fuoco della perseveranza, quando sopportiamo, con pazienza e tenacia, le prove che il destino ci mette davanti. La forza è qualcosa di sicuro come le montagne ma impalpabile come la nebbia. O inafferabile, come il vento.
Detta così è molto facile, vero? Facile ed anche un po' altisonante, come le parole di certi poeti che riempiono cuori ed orecchie di soffice bambagia. Ma il trucco è che non c'è trucco. La verità nascosta in bella vista. E se non credi a me, ragazzo, allora chiedi a lui. Chiedi ad Aiolia del Leone.
Si dice che ogni mattina, in Africa, una gazzella sa che dovrà essere più agile del leone, se vuole continuare a vivere. E un leone sa che dovrà essere più veloce della gazzella, se vuole fare altrettanto. Vivere. Andare avanti. Attraversare questa vita a testa alta. Come fa Aiolia, quando dischiude le palpebre che è ancora buio.
Gli piace vedere sorgere il sole. Gli piace sentire i suoi raggi scaldargli a poco a poco la pelle, come le carezze di una madre. Ma, soprattutto, gli piace rivivere, anche solo per un attimo, la quiete delle notti del Santuario, quando persino il vento si insinuava tra le fronde degli alberi come una carezza leggera per paura di disturbare il sonno di Athena. Quando Aiolos era ancora vivo, lassù, alla Nona Casa; vivo. Ed eroe. E non il traditore che tutti affermano di vedere sul suo viso quando passa per le strade di Rodrio o tra i vicoli del Santuario. Quando lo additano alle sue spalle, convinto che lui non li veda. E invece Aiolia li vede, i loro ghigni. Le loro espressioni scandalizzate. Dai novizi e a gli aspiranti Santi, tutti vedono in lui il ritratto di suo fratello. Anche chi, all'epoca non era neppure nella mente di Dio.
Eppure, Aiolia procede a testa alta.
Perché rinasce ogni giorno, assieme al sole. Perché ogni mattina Aiolia sa che per sopravvivere dovrà essere non più veloce, né più agile, ma più forte. Dei suoi compagni. Dei suoi nemici. Dei suoi detrattori. Per portare avanti il proprio nome a testa alta e ripulire, vivendo, la reputazione del fratello.
Questa è la forza, ragazzo. Quella vera. Che ti fa chiudere le orecchie alle maldicenze e sgranare bene gli occhi. E sopportare. E andare avanti. Passo dopo passo. Perché non ci si può fermare ad ogni ciottolo, ad ogni radice che spunta dal terreno; ma si deve proseguire. A testa alta. Con un piede nel passato – quando tutto era più facile, più bello, più splendente – e il cuore saldo. Per poter dire, alla fine della strada, «Sì. Ho vissuto.».
