#7 – La partenza come senza ritorno
Lama X – La Ruota della Fortuna
Personaggi: Virgo Shaka

Cosa resta delle illusioni, alla fine del giorno?
Sabbia che scivola tra le dita, vento che si insinua tra i capelli e cattivi pensieri che sedimentano nell'anima. Come le colonie dei coralli, o il muschio sulla corteccia degli alberi. Leggere, impalpabili, seducenti, come la voce di una donna o una promessa sussurrata all'orecchio mentre la neve cade o i fiori sbocciano o le perle tintinnano sul terreno.
Eppure, l'uomo le rincorre, con bramosia sempre più crescente.

Perché l'uomo ha fame.
È il desiderio a muovere i suoi ciechi passi, a farlo annaspare in acque sempre più limacciose, a farlo avanzare lungo il cammino, in cerca di cosa, neppure lui lo sa; ché se fosse un bisogno naturale, il suo – come la fame, la sete o il sonno – una volta soddisfatto, questo svanirebbe. Invece no. Invece i desideri sono come giocatori di poker che vanno al rialzo. Per arrivare sempre un po' più in là. Desiderando, bramando, concupendo qualcosa sempre di più grande. Di più luccicante. Di più seducente. Di più effimero. Qualcosa che non basta mai. Qualcosa che svanisce nell'istante stesso in cui le tue dita lo sfiorano. Una stella che muore non appena i tuoi occhi si fanno più acuti da scorgerla nel mare capovolto che appare in cielo quando il sole scivola oltre i tetti del mondo. Quando l'illusione cade. E vediamo cosa c'è davvero sopra le nostre teste. Un'altra miriade di stelle e pianeti. Vicini, eppur così lontani.

Eppure l'uomo ha smesso di guardare al cielo da tanto, troppo tempo.
L'uomo corre. Si getta a capofitto in libertà che elude e in schiavitù che sceglie, in percorsi viepiù frenetici, senza accorgersi, lo stolto, di stare avviluppando il proprio karma. Di stare appesantendolo, scivolando sempre più basso. Gravandolo di nuove catene e nuovi legacci che nemmeno la Morte potrà sciogliere. Ma che anzi, stringerà sempre di più. Ancora e ancora e ancora. Soffiando appena su quella piccola fiammella che sono le illusioni. Sussurrando quelle parole che il cuore vuole sentire. Risvegliando il desiderio che sonnecchia sotto la brace. Perché la Morte sa come funziona il cuore dell'uomo. Tutti, nessuno escluso, tendono ad aggiungere nuovi anelli alla propria catena, senza rompere i precedenti. Le zavorre. Il passato. Questo grava il cuore dell'uomo. Che non capisce, no, che la morte non è la fine, ma un altro passaggio. Una nuova trasformazione. Un altro giro della ruota.

Ecco perché a lui non interessa sapere chi sia stato, nelle sue precedenti incarnazioni. Il passato è passato. È andato. Conta solo come memento, come insegnamento da cui trarre profitto per il futuro. Il passato non può tornare. Non deve. E quando tornerà – perché stiamo parlando di uomini, purtroppo; nobili paladini di Athena che hanno ceduto alsamsàra, che vogliono e pretendono un altro giro di giostra, come se questo fosse poi possibile! – sarà compito del saggio ricacciarlo indietro. Spezzando gli anelli delkarma. Scuotendo dal torpore la propria coscienza, fino a raggiungere quel risveglio che sì, farà cadere tutte le catene. Ma per farlo, c'è bisogno di meditare. Di sgranare il rosario. E ricordare. Che la morte non è la fine. È una nuova trasformazione. Verso qualcosa di più nobile. L'addio al samsàra. Il passo di chi sta partendo e che sa che non farà ritorno.
La domanda è se i suoi ex compagni saranno disposti a fare quel viaggio assieme a lui. Se avranno abbastanza coraggio. Se Athena sarà disposta a fare quel viaggio assieme a lui.

Fin dove ti spingerai, Atritonia?
Un altro grano che scorre sul filo. Un'altra vita che ritorna nel regno di Ade. Un altro minuto che scivola nella clessidra. Chi la capovolgerà, questa volta?