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Scese dalla carrozza con portamento regale, i lunghi capelli color platino che brillavano in quella buia mattina d'inverno. Accarezzando distrattamente l'impugnatura d'argento del suo bastone, si ritrovò a pensare ai suoi compagni caduti in battaglia per la giusta causa…alla morte, alla gloria, al sacrificio. Poi il suo sguardo si alzò a contemplare l'impressionante spettacolo dato dal castello di Hogwarts, con suoi bastioni, i giardini, le torri svettanti e le oscure segrete, le aule deposito di conoscenze antiche, di potere, di misteri…
'Che fogna,' pensò Lucius Malfoy, guardando torvo l'edificio scolastico. Il suo cocchiere sospirò.
"Che hai da sospirare, miserabile servo?" chiese Lucius con la sua voce imperiosa, che funzionava sempre quando chiedeva al suo elfo domestico di portargli le pantofole.
"Nulla, Eccellenza. Stavo solo constatando che sta per piovere e che farebbe meglio a sbrigarsi ad entrare, se non vuole bagnarsi il mantello nuovo."
Lucius interruppe l'uomo con un gesto altezzoso.
"Cosa vuoi che sia un po' di pioggia, paragonata all'onore di servire l'Oscuro Signore?"
'Nulla', sottintendeva il suo tono, così tese un braccio per indicare il castello, mentre il suo nero mantello si spalancava come le ali di un corvo.
"Guarda! Questa è la migliore scuola di magia e stregoneria d'Europa…o meglio, lo era prima che Silente la trasformasse in covo di indegni e di mezzosangue!"
L'espressione di Lucius si fece fredda e decisa, mentre riprendeva a parlare con il tono misurato e solenne con cui si pronuncia una condanna.
"Dopo l'Avvento dell'Oscuro Signore, qui verranno educati i più grandi maghi oscuri del mondo… Grifondoro, Tassorosso, Corvonero… saranno completamente cancellati. Hogwarts non esisterà più. Si dirà solo…Serpeverde."
"Beh, senz'altro è più facile da pronunciare," disse il cocchiere, stringendosi nelle spalle. "A che ora devo passarla a prendere?"
Lucius ponderò gravemente la risposta a quella domanda.
"Uhm…facciamo all'ora del tè. Oggi la vecchia elfa cucina i biscottini al limone."
Il cocchiere spronò i suoi cavalli verso Hogsmeade mentre Lucius, con la sua solita dignità, cominciava a salire la scalinata che portava alla scuola.
Sfortunatamente le previsioni del cocchiere si rivelarono esatte: venti secondi dopo che Malfoy ebbe cominciato la sua ascesa si scatenò un temporale selvaggio, di quelli che si vedono solo in Scozia durante inverni particolarmente gelidi. Così Lucius fu costretto a mollare la dignità e a fare di corsa gli ultimi trenta scalini.
Si fermò ansimando sotto la volta del portone, strizzando via l'acqua dal suo bel mantello nuovo. Stava per sistemarsi i capelli quando una voce lo fece sussultare.
"Signor Malfoy?"
Lucius si voltò: in piedi accanto all'entrata della portineria, con una lanterna in mano, c'era Gazza.
Malfoy, ben conscio del proprio aspetto fradicio, si fece quasi sfuggire il bastone di mano: essere visto in quelle condizioni da uno sporco Magonò! Era un oltraggio!
Lucius tossicchiò un paio di volte, cercò di riagguantare la sua classe inimitabile (anche se era difficile, con i capelli che gli scendevano sugli occhi) e ordinò a Gazza:
"La prego di informare il signor…preside che sono venuto a fargli visita per conto del Ministero."
Gazza si inchinò e si allontanò senza dire una parola, ma Lucius fu certo di averlo sentito ridacchiare mentre si voltava.
Malfoy strinse i denti per la rabbia e tirò fuori la bacchetta dallo scomparto segreto nascosto nel bastone. Mentre eseguiva un Incantesimo di Asciugatura non poté impedirsi di pensare con soddisfazione alle torture a cui avrebbe sottoposto Gazza una volta che l'Oscuro Signore avrebbe preso il potere. Dopotutto i Maghinò non erano molto diversi dai Babbani. Per un paio di minuti Lucius fantasticò su quanto sarebbe stato divertente rendere legale la caccia al babbano (come aveva cercato di fare la povera Araminta Melliflua, pace all'anima sua). Naturalmente si sarebbero potute istituire delle riserve, in modo da dare una parvenza di dignità a quegli esseri inferiori, per poi sterminarli com'era giusto.
Ma prima di questo molte cose dovevano essere fatte, e naturalmente togliere di mezzo Harry Potter era in cima alla lista. Lucius scoppiò in una risata sguaiata e isterica, e il professor Vitious, che passava per di lì, lo osservò scuotendo la testa. Lucius era sempre stato uno strano ragazzo.
"Potter! Non ci sfuggirai!"
Harry starnutì.
"Salute," disse Ron. "Hai preso freddo?"
"No, ho solo un po' di mal di schiena," rispose Harry, guardandolo storto. I tre si erano fermati davanti all'aula di Trasfigurazione: Percy era senz'altro uscito da lì, ma del trubdolo, naturalmente, nessuna traccia. C'era solo la professoressa McGranitt che stava preparando le lezioni per la settimana successiva.
"Harry, hai la Mappa del Malandrino?" chiese Hermione, giocherellando con una lunga catena d'argento.
"Sì, eccola." Harry tirò fuori un pezzo di pergamena dalla manica della veste e la colpì con la bacchetta sussurrando l'incantesimo che la attivava. I tre Grifondoro si chinarono sulla mappa, aguzzando la vista. Un minuscolo cartiglio su cui era scritto 'Trubdolo' si spostava velocemente in uno dei corridoi dell'ala est.
"Come fa a muoversi così in fretta?"
"Allora, vediamo…" rifletté Hermione. "Ha sicuramente preso Ginny, Percy e Madama Pince… non può avere già raccolto energia sufficiente. Quindi è ancora piccolo."
Harry si strinse nel mantello per combattere il gelo dei corridoi.
"Per fortuna è sabato e non c'è nessuno nelle aule, altrimenti nulla gli impedirebbe di attaccare gli studenti. Con il freddo che fa, quasi tutti sono nei loro dormitori."
"Hermione, cos'è quella catena?" chiese Ron, incuriosito.
Hermione gemette e tirò fuori dalla tasca interna della veste quello che restava della sua pozione contro il mal di testa. La buttò giù in un sorso solo, poi gettò via la fiaschetta.
"Questa è l'unica cosa che neutralizza i poteri del trubdolo! Dobbiamo mettergliela al collo! Negli ultimi dieci minuti non abbiamo parlato d'altro!"
Ron aggrottò la fronte.
"Beh, scusa se mi sono preoccupato! Perché dobbiamo sempre rimediare noi ai guai di Hagrid?"
Harry stava per rispondergli per le rime, quando ad un tratto sbirciò alle spalle di Ron e spalancò gli occhi per l'orrore.
"Ron! Attento!"
Harry agì con la prontezza nata da tre anni di allenamento di Quidditch. Saltò addosso a Ron e lo spinse via.
Il trubdolo volò sopra le loro teste e finì addosso a Baston che era sopraggiunto in quel momento, fradicio ma felice, appena rientrato da un corroborante volo sulla sua scopa. L'animaletto si attaccò al capitano di Grifondoro come se fosse un koala poi, dopo averlo morso, si allontanò come una freccia, emettendo una risatina.
"Accidenti, che botta," si lamentò Ron, massaggiandosi la nuca, su cui aveva cominciato a gonfiarsi un bernoccolo di dimensioni rispettabili. Ma naturalmente Harry ed Hermione non ci fecero caso…dopotutto Ron era sopravvissuto a cose ben peggiori. Invece i due si chinarono su Baston, che aveva un aspetto decisamente sbattuto.
"Oliver, ti senti bene?"
Baston alzò su Harry uno sguardo stupito e confuso, poi disse con voce piatta:
"No, Harry. Non sto bene."
Il ragazzo si alzò con lentezza e solennità, e con voce tremante confessò:
"Durante la Coppa di Quidditch del secondo anno sono stato io a spalmare d'olio la scopa di Flitt perché scivolasse."
"Ehi…certo che questo è un bel trucco!" commentò Ron, ammirato. Hermione lo strattonò per la veste.
"Non ci pensare nemmeno! Abbiamo altro da fare!"
Nel frattempo Baston continuava indisturbato, mentre Harry lo ascoltava stupefatto.
"Ho infilato delle uova di rana sotto il cuscino della sedia del professor Piton…"
"Questa è bella! Ho sempre creduto che fossero stati Fred e George. Se ne sono pure vantati!"
"…ho manomesso il telescopio della scuola perché puntasse sempre sul dormitorio delle ragazze…"
"COSA?"
"…ho piantato delle rose normali al posto di quelle carnivore della serra e la professoressa Sprite si è disperata per tre mesi…"
Come se questo fosse stato troppo, Baston scoppiò in lacrime.
"BASTA!" urlò. "NON POSSO VIVERE CON QUESTO SENSO DI COLPA! VADO DALLA MCGRANITT A COSTITUIRMI!"
Harry ed Hermione lo afferrarono mentre si lanciava in avanti e lo trattennero con tutte le loro forze.
"Rifletti, Oliver," lo implorò Hermione, tenendolo per il mantello, "…se confesserai potresti essere espulso!"
"NO! LASCIATEMI! DEVO FARLO!"
Harry pensò febbrilmente a qualcosa che gli restituisse la ragione.
"Oliver… pensa alla Coppa del Quidditch…questo è l'ultimo anno per te, se non la vinci adesso non avrai più questa occasione!"
"Giusto! Pensa alla Coppa!"
Rincarò Hermione, disperata. Ma sembrava che il capitano di Grifondoro fosse più che mai convinto delle sue azioni. Così Harry decise di ricorrere all'ultima risorsa.
"Ron bloccalo!"
"Bloccarlo? E come?" Ron si grattò la testa. Harry alzò gli occhi al cielo.
"L'incantesimo della pastoia… sbrigati, lo stiamo perdendo!"
Ron annuì, e con la velocità del lampo estrasse la sua bacchetta e gridò:
"Petrificus Totalus!"
Naturalmente l'incantesimo colpì Harry, che cadde per terra come un pezzo di legno. Oliver fuggì, lasciando in mano ad Hermione buona parte del suo mantello da portiere. La ragazza gettò via il pezzo di stoffa ormai inutile e fece per liberare Harry, ma ad un tratto assunse un'espressione pensosa…
"Prima il trubdolo era nell'ala est…come ha fatto ad arrivare qui così in fretta?"
"Uhm…si teletrasporta," la informò Ron, totalmente ignaro degli sguardi imploranti che Harry gli rivolgeva.
"COSA?"
"Beh, sì…quando Harry ha tentato di colpirlo con uno Schiantesimo, ha fatto una capriola ed è sparito."
Hermione fece tanto d'occhi.
"Ma non è possibile Materializzarsi o Smaterializzarsi all'interno della scuola!"
"Forse il trubdolo ne è in grado… è un animale, dopotutto…"
Hermione, dimenticando del tutto Harry, cominciò a passeggiare su e giù per il corridoio, in preda allo slancio scientifico più genuino.
"Questa è la scoperta del secolo! Non c'era scritto nemmeno sul manuale di zoologia fantastica che abbiamo consultato! È incredibile!"
Sarebbe andata avanti per la mezz'ora seguente, se Ron non l'avesse fermata.
"Se può teletrasportarsi significa che può arrivare dove vuole… e che quindi nemmeno i dormitori sono luoghi sicuri."
I due Grifondoro si guardarono, terrorizzati dal peso di quella nuova rivelazione.
Nel frattempo Lucius era stato fatto accomodare nel salotto più lussuoso della scuola, i cui mobili, secondo quanto si diceva, erano appartenuti a Salazar Serpeverde in persona. L'uomo si lasciò sprofondare in una delle comode poltrone disposte accanto al fuoco… e la sedia cedette di schianto sotto il suo peso, scaricandolo senza tanti complimenti sul pavimento gelido. A quanto pareva le dicerie sull'antichità della mobilia erano esatte. Lucius si alzò, indignato al constatare con quanto poco rispetto veniva trattata la proprietà del grande Serpeverde.
"Maledetto Silente… non si può infangare così la memoria di colui che è stato il baluardo della purezza del sangue, di colui che ha insegnato a centinaia di maghi abilissimi, di colui che è stato l'antenato dell'Oscuro Signore! Quando lui salirà al potere questa stanza verrà completamente restaurata e i mobili protetti con rarissime teche di cristallo magico che io stesso verrò a lucidare tutti i giorni! Cos'è un po' di detersivo 'Magicabrilla' in confronto all'onore di servire l'Oscuro Signore?"
La sua voce attirò l'attenzione della professoressa McGranitt, che in quel momento stava passando davanti alla porta del salotto con le braccia cariche di libri. Incuriosita, la professoressa sbirciò dentro la stanza e vide che era occupata da Lucius Malfoy, che a quanto pareva stava parlando da solo. L'anziana insegnante scosse la testa. Lucius era sempre stato uno strano ragazzo.
Continua...
