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Il vento ululava gospel tra gli alberi della Foresta Proibita e la pioggia cadeva con impegno, mentre la piovra nel lago si crogiolava sotto quella doccia improvvisata, intonando la sua canzone da bagno preferita.
Gli uccelli nella guferia si stringevano gli uni agli altri, percependo una certa agitazione all'interno della scuola. Nonostante nessuno fosse ancora venuto a conoscenza del trubdolo libero nell'edificio, c'era una strana atmosfera dentro il castello ed i gufi che portavano la posta se ne erano resi conto perfettamente.
Tuttavia la confusione che lentamente cominciava a farsi strada ad Hogwarts ancora non aveva raggiunto il sotterraneo dove il professor Piton teneva il suo corso di pozioni.
L'insegnante se ne stava seduto al suo tavolo, perso nei suoi ricordi di gioventù…e precisamente stava ricordando la sera in cui era diventato un Mangiamorte.
Ricordava bene quel giorno: era stato il compleanno di Lucius e tutto il settimo anno del dormitorio di Serpeverde aveva chiesto il permesso al preside di passare la serata ad Hosgmeade per festeggiare l'avvenimento. Così erano scesi in paese e avevano trascorso la serata ai Tre Manici di Scopa e Lucius, che aveva bevuto troppo whisky fiammeggiante, aveva fatto uno strano discorso di compleanno, farneticando di rendere legale la caccia ai babbani e simili scemenze.
Piton scosse la testa: Lucius era sempre stato uno strano ragazzo.
Le ragazze si erano rifiutate di passare tutta la serata lì, così gli studenti maschi le avevano riaccompagnate a scuola. A missione conclusa, la compagine maschile si era data alla pazza gioia in paese, girando da un bar all'altro finchè tutti loro non avevano cominciato a sentire un po' gli effetti del whisky fiammeggiante. Ad essere sinceri avevano sentito i parecchio /i gli effetti del whisky fiammeggiante, perché quando qualcuno aveva proposto di andare al bar della Testa di Cinghiale nessuno si era tirato indietro.
Non ricordava esattamente come era finita la serata, ma si era risvegliato nel suo letto con un mal di testa tremendo e un orribile tatuaggio sul braccio.
Lucius, che dormiva nel letto accanto al suo, gli aveva sorriso.
"Forte, eh? È stato un tizio fighissimo a farlo, giù alla Testa di Cinghiale. Dice che fra poco andrà molto di moda. Lui lo chiama 'Marchio Nero'."
Quando era tornato a casa dopo il diploma i suoi genitori gli avevano fatto una lavata di testa. Sfortunatamente il tatuaggio si era rivelato impossibile da cancellare ed inoltre aveva portato con sé un'ulteriore fregatura: portando quel marchio si diventava ufficialmente un Mangiamorte. Aveva creduto che si trattasse di una delle solite associazioni giovanili che andavano di moda in quegli anni, e all'inizio era stato abbastanza divertente: feste, banchetti, nottate trascorse a spaventare i Babbani…
Poi aveva conosciuto Voldemort, e ne aveva avuto una pessima impressione: era ignorante, monomaniaco, egocentrico e megalomane, se ne andava a spasso portando un serpente al guinzaglio (ci dormiva pure), non ricordava mai i nomi dei suoi sottoposti (a parte quella pappamolla di Minus) e inoltre non aveva la più pallida idea di cosa significasse organizzare un piano per impadronirsi del mondo.
Così, mentre i membri dei Mangiamorte si spaccavano la schiena per continuare il progetto di conquista, Voldemort passava ore nascosto nel suo castello, a dare da mangiare al suo serpente, a farsi riverire dai suoi vassalli, a scrivere leggi deliranti (voleva mettere sotto vetro il salotto di Serpeverde…), e in generale a poltrire.
Solo pochi fanatici (come Lucius) continuavano credere che Voldemort dovesse diventare la guida di tutti i maghi del mondo.
Finché lui, Severus Piton, aveva avuto la brillante idea di gettare un incantesimo sulla bacchetta del capo e quel cretino, come da programma, non se n'era minimamente accorto. Alla prima Maledizione Senza Perdono la bacchetta gli era scoppiata in faccia. Quella era stata la fine di Voldemort e del Mangiamorte Club.
Quando Piton aveva abbandonato i Mangiamorte Silente gli aveva concesso un posto di insegnante ad Hogwarts e lui aveva accettato, convinto che gli sarebbe stata assegnata la cattedra di Difesa Contro le Arti Oscure (dopotutto, chi meglio di lui poteva assolvere un compito del genere?). Invece, eccolo lì ad insegnare Pozioni ad un branco di ragazzini che non capiva la bellezza di quella materia, ed inoltre doveva fare da balia al figlio del suo peggior nemico. La vita era davvero ingiusta.
Piton si alzò di scatto: aveva preso una decisione.
Avrebbe fatto il giro della scuola in cerca di qualche Grifondoro a cui togliere punti. Questo lo faceva sempre sentire meglio.
Nel frattempo il trubdolo aveva attaccato altri due studenti, vale a dire Tiger (che aveva confessato a tutti che detestava Malfoy e che il suo hobby era il ricamo) e Angelina Johnson (che aveva immediatamente dichiarato il suo amore a Marcus Flitt ed ora lo stava inseguendo attraverso i corridoi del secondo piano dell'ala ovest); di conseguenza l'animaletto era ingrassato ancora un po', raggiungendo le proporzioni di uno scoiattolo decisamente troppo cresciuto, mentre i suoi occhi avevano assunto un'inquietante sfumatura rossastra.
Tuttavia, le sue dimensioni non erano aumentate tanto da impedirgli di infilarsi in uno dei condotti dell'impianto di aereazione (costruito nel 1930 dal Preside William Cody il Guercio, nessuno aveva ancora capito a cosa servisse…). Quindi l'animaletto strisciò in una delle strette aperture, nei pressi delle cucine, e vi si rintanò in silenzio.
Gli occhi scarlatti scintillarono nel buio.
L'ufficio di Albus Silente era immerso nella penombra e nella stanza regnava un silenzio assoluto. Le condizioni ideali per meditare.
Tuttavia il professor Silente non stava meditando, anzi. In quel momento stava mangiando un ghiacciolo al limone e contemporaneamente leggeva il Cavillo, con un'espressione concentrata sul volto.
In prima pagina c'era una grande fotografia che ritraeva una gabbia sfondata attorno alla quale si affannavano alcuni uomini in uniforme e dei componenti della Polizia Magica. Il titolo sulla prima pagina diceva: "Furto al Ministero della Magia". Sotto la foto, una didascalia spiegava: "Dal Dipartimento Animali Magici sono stati sottratti dei cuccioli di trubdolo destinati alla riserva di Canterbury. Il Ministero della Magia ha coperto la notizia per arginare il panico, ma gli animali non sono ancora stati recuperati. Si sospetta che i piccoli trubdoli siano stati destinati al mercato nero".
Silente mise il giornale da parte e gettò via il bastoncino del ghiacciolo. Poi aggrottò la fronte. Il Cavillo non era certo un giornale affidabile, tuttavia in quel caso particolare la notizia pubblicata era verissima. Altri guai per il Ministero.
Silente sospirò. Senz'altro avrebbero chiesto il suo aiuto. Come se non avesse abbastanza problemi con la normale amministrazione scolastica.
Quella mattina, a causa delle insistenze della professoressa Sprite, era sceso alle serre per tentare di risolvere il problema delle rose carnivore, che da tre mesi non davano alcun segno di vita. Era stato sufficiente un attimo per capire che quelle erano rose normalissime. La professoressa Sprite aveva giurato che, se avesse trovato il colpevole di quello scherzo, lo avrebbe immerso nella puzzalinfa a testa in giù.
Quella storia dei trubdoli continuava a tormentarlo. Chissà perché, aveva la certezza che la sua scuola sarebbe rimasta coinvolta. Da quando era arrivato Harry, eventi simili erano all'ordine del giorno, dopotutto.
Il preside valutò attentamente la probabilità che accadesse qualcosa del genere, poi scosse la testa.
"Impossibile," si disse, e sorridendo fra sé fece apparire un altro ghiacciolo al limone. In quel momento qualcuno bussò alla porta del suo studio.
"Signor Preside," annunciò Gazza, "Il Signor Malfoy la sta aspettando nel salotto di Serpeverde. È qui per conto del Ministero."
Albus sospirò e si chiese perché non fosse rimasto a letto quella mattina. La giornata era cominciata male e sicuramente sarebbe continuata peggio.
Hermione e Ron stavano attraversando i corridoi di Hogwarts.
Hermione teneva in mano la mappa del Malandrino, mentre Ronald si tirava dietro l'ancora Impastoiato Harry.
"Hermione, fermati! Ho mal di milza!" implorò Ron, arrancando dietro l'amica senza smettere di trascinare Harry per le gambe. "Non ce la faccio più!"
"Che razza di uomo sei, Ronald? Non potevamo certo abbandonare Harry!" replicò Hermione, che nella fretta aveva totalmente dimenticato di togliere l'incantesimo che era stato gettato su Harry (purtroppo quando si è presi dal panico non si ragiona).
Ron si fermò di scatto e assunse un'espressione pensosa. La cosa accadeva così raramente che Hermione, quando lo vide in quello stato, non potè fare a meno di fissarlo stupefatta.
Dopo alcuni interminabili minuti, durante i quali dalla sua testa provenirono inquietanti gemiti e schianti di macchinari arrugginiti, Ron urlò:
"Ehi! Prima, quando hai parlato con Harry, hai detto che IO sarei stato d'intralcio!"
Hermione arrossì.
"Non ho mai detto una cosa del genere!"
"Bene, bene, bene," disse una voce familiare alle loro spalle. Hermione sussultò e d'istinto nascose la mappa del Malandrino in una manica della veste. Poi si voltò lentamente e si ritrovò faccia a faccia con il professor Piton.
"Siamo chiassosi oggi, signorina Granger, o sbaglio?"
La ragazza strinse i denti, decisa a non farsi prendere dal panico. Non stavano facendo nulla di male, dopotutto. Si sarebbero scusati e poi se ne sarebbero andati, visto che la situazione si stava facendo sempre più critica.
"Sapete benissimo che è vietato schiamazzare nei corridoi. Cinque punti in meno a Grifondoro."
Hermione sospirò, affranta. Perché non era rimasta a letto, quella mattina? La giornata era cominciata male e sarebbe senz'altro continuata peggio.
E il peggio arrivò praticamente subito, perché la sua preziosa catena d'argento le scivolò fuori da una tasca e cadde sul pavimento. Disperata, Hermione cercò di metterci sopra un piede per nasconderla alla vista di Piton, ma era troppo tardi.
L'uomo udì il tintinnio e guardò per terra, vedendo la sottile catena sulle pietre del corridoio.
"Ma che diavolo…"
Piton si chinò a raccoglierla. Non ne aveva mai vista una, ma ne aveva letto la descrizione: quella era una catena di costrizione per trubdoli. Un oggetto prezioso e, a modo suo, anche pericoloso. Perché quei tre mocciosi ne avessero una andava al di là della sua capacità di comprensione, ma conoscendoli era sicuro che stessero tramando qualcosa. Quindi prese fiato e si rivolse al suo capro espiatorio preferito.
"POTTER! Senz'altro avrai una spiegazione per questo!"
Harry, ancora Impastoiato, non disse nulla.
"Stai tentando la mia pazienza, Potter."
"Oh, Dio, Harry!" esclamò Hermione, estraendo la sua bacchetta ed eseguendo il controincantesimo. Harry si alzò in piedi, spolverandosi la veste, e gettò un'occhiataccia ai suoi amici.
"Bene, Potter. Sono sicuro che saprai spiegarmi dove avete preso questo artefatto," disse Piton, agitando la catena sotto il naso di Harry.
"Aehm…"
In pochi istanti nella mente di Harry scorsero varie possibili spiegazioni da dare a Piton:
1) 'L'abbiamo trovata come sorpresa dentro i fuochi artificiali magici. Carina, vero?'
2) 'Artefatto? Quale artefatto? Questa è la catena della mia bicicletta, un mezzo di trasporto tipico dei Babbani, silenzioso e non inquinante.'
3) 'Santo cielo! Quella è la mia catena di costrizione per trubdoli! Me l'hanno regalata per il mio compleanno! Grazie per averla ritrovata!'
4) 'C'È UN TRUBDOLO LIBERO NELL'EDIFICIO! È TUTTA COLPA DI HAGRID! DOBBIAMO CATTURARLO, LA PREGO PROFESSORE, CI AIUTI!'
Dopo attenta ed accurata riflessione, visto che la situazione era critica, decise per la quarta opzione.
Piton ascoltò senza interrompere, mentre la sua espressione diventava arcigna, poi indignata, e alla fine profondamente preoccupata. Si passò una mano sul viso, ripiangendo il momento in cui aveva deciso di uscire dal suo sotterraneo, ma la scuola era in pericolo, ed era necessario agire in fretta.
"Venite con me."
E si incamminò a grandi passi, con i tre Grifondoro alle costole.
"Dobbiamo avvertire tutti gli insegnanti. Se quell'animale esce di qui non oso pensare a cosa potrebbe succedere."
"Noi volevamo attirarlo fuori dalla scuola!"
"Voi non sapete niente!" ruggì lui, "Hogwarts è comunque dotata di protezioni magiche complicate da aggirare, quindi è meglio tenerlo dentro. Se vi fosse sfuggito mentre lo attiravate fuori si sarebbe di certo diretto verso Hogsmeade, e allora non avreste potuto evitare la catastrofe."
Quell'eventualità che non avevano preso in considerazione fece impallidire i tre ragazzi.
"Dove stiamo andando?"
Piton girò un angolo e si incamminò verso la torre che ospitava l'aula di Divinazione.
"Oh, no! Non lei!" gemette Harry.
"Taci, Potter," ringhiò Piton, "O forse vuoi essere Impastoiato di nuovo? Ti assicuro che farlo non mi dispiacerebbe."
Piton bussò alla pesante porta di quercia mentre spiegava il suo piano.
"Visto che non sappiamo come si muove quel maledetto animale, una veggente ci farà di certo comodo, e lei è l'unica che abbiamo."
La voce eterea della professoressa Cooman non tardò a farsi sentire.
"Chi è che bussa?"
"Cominciamo bene…" brontolò Ron (1).
Piton sospirò e, come molti altri prima di lui, si chiese perché non fosse rimasto a letto quella mattina. La giornata era cominciata male e sarebbe senz'altro continuata peggio.
Continua…
(1)Lo so, è una battuta vecchia. Ma ha sempre fatto ridere mia nonna.
