A tutti i gentili lettori che non hanno ricevuto la loro dose di trubdolo il mese scorso: la conoscete l'equazione che dice 'Aprileesami'? Io sì. Sigh…

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Mrs F si accese un sigaro ed esaminò attentamente la foto sulla prima pagina del Cavillo. Quello sì che era un grosso guaio, quasi peggiore di quella tremenda storia degli Snorticoli Cornuti. Per fortuna, in quel caso, la sua squadra di Auror era riuscita a risolvere il problema almeno in parte.

Ma quei cuccioli… sembrava che almeno uno di loro fosse già stato venduto a Hogsmeade, se ben interpretava il codice che i redattori del giornale usavano per comunicare.

Anni addietro il Corpo degli Auror aveva studiato diversi metodi per passarsi messaggi e informazioni riservate in tutta sicurezza. Ricordava ancora quella famosa riunione in cui erano state fatte varie proposte, fra cui:

nascondere biglietti negli Zuccotti di Zucca,

scrivere il messaggio sul retro dell'etichetta di una bottiglia di Burrobirra(piena)

infilare il messaggio in un Bolide e poi stregarlo in modo che arrivasse a destinazione. Chi avrebbe prestato attenzione ad un bolide vagante?

La discussione era andata avanti senza che si trovasse una soluzione soddisfacente, finché Lovegood il Vecchio, che era arrivato alla riunione in ritardo (e per giunta ubriaco di Whisky Fiammeggiante), aveva detto che il modo migliore di nascondere una cosa era metterla sotto gli occhi di tutti. Lui faceva così quando voleva nascondere gli alcolici da sua moglie Lulubelle, che desiderava per lui uno stile di vita più morigerato.

L'idea era sembrata incredibilmente sensata, così la Sezione Affari Segreti aveva stanziato una cospicua somma di denaro per fondare il Cavillo. Lovegood era stato nominato direttore (carica attualmente ricoperta da suo figlio) ed aveva svolto il suo lavoro egregiamente, bravo com'era ad inventarsi notizie assurde che confondessero i lettori (almeno finché aveva con sé una scorta di whisky).

Mrs F doveva ammettere che usare il giornale per i messaggi in codice del corpo degli Auror si era rivelata davvero una grande idea. L'unico a non essere ancora convinto era il vecchio Moody, ma lui vedeva maghi oscuri ovunque, anche nel garzone del lattaio.

Comunque… i dintorni di Hogsmeade e la scuola di Hogwarts erano presidiate dai Dissennatori, a causa dell'evasione di Sirius Black da Azkaban. Un trubdolo avrebbe reso la situazione ancora più complicata.

Ora sarebbe stata costretta ad attivare la squadra di Auror che aveva infiltrato nell'istituto…

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"Santo cielo, Weasley, piantala di mangiare le esche!"

La frase in questione era stata pronunciata dalla professoressa McGranitt. Harry sussultò, la professoressa Cooman fece cadere il suo pendolo d'argento e Ron, come al solito, fissò la vicepreside con uno sguardo assente. Hermione si limitò ad alzare gli occhi al cielo.

"Esche?" mugugnò Ron a bocca piena. L'anziana insegnante si diresse verso di lui, al culmine dell'esasperazione:

"Ciambelle alla marmellata di lamponi," confermò, strappando il sacchetto di carta dalle mani del ragazzo.

"Il trubdolo non sa resistere di fronte a questo tipo di dolce. Le ciambelle servono come esca, quindi sei pregato di non mangiartele!"

"E io che ne sapevo?" protestò Ron, rivolto ad Harry.

"Non preoccuparti, Ron. La professoressa McGranitt ci ha avvertiti solo quattro o cinque volte," lo confortò l'amico.

"Beh, se la metti così…"

Harry si stropicciò la fronte e si chiese come avesse fatto Ron a sopravvivere fino a quel momento. La cosa aveva del miracoloso, soprattutto se si considerava il fatto che aveva vissuto assieme a Fred e George…

La professoressa McGranitt aveva diviso gli insegnanti in gruppi e aveva assegnato a ciascun gruppo un'area del castello da coprire. In quel momento lei e la Cooman stavano riaccompagnando i tre Grifondoro alla torre e contemporaneamente piazzavano le esche davanti alle aperture. Quindi la McGranitt sistemava sull'apertura una rete magica, in modo che l'animale, uscendo, rimanesse intrappolato.

"Che succede se si smaterializza?" aveva chiesto Harry.

"Non preoccuparti, Potter. Le reti magiche sono fatte appositamente."

I tre amici non si erano sentiti per nulla rassicurati… secondo le loro esperienze precedenti anche il piano meglio congegnato rischiava di fallire per colpa di un fattore totalmente casuale.

"Di qua, cari," intonò la professoressa Cooman, tenendo tra le dita il suo pendolo. "Sono certa che quell'animale si trova in questa parte del castello."

La professoressa McGranitt sospirò.

"Ma ne sei proprio sicura, Sibilla?"

La professoressa Cooman tirò su col naso.

"State forse dubitando di me? Ma che dico, è evidente… dopotutto coloro che possiedono l'Occhio Interiore sono stati sempre incompresi, fin dagli albori dell'umanità…"

Di scemenze del genere Ron ne aveva sentite fin troppe durante le lezioni di Divinazione, così si rivolse a Harry.

"Senti un po', Harry…la Cooman ci sta davvero portando dalla parte giusta? Controlla la Mappa…"

Harry tirò fuori la Mappa del Malandrino e la aprì. In effetti il trubdolo stava girovagando nei muri dell'ala nord. Che la fortuna stesse finalmente cominciando a girare?

"Per fortuna è qui. Ora basta piazzare l'esca davanti alla presa e gettargli addosso una rete magica. Così finalmente questa caccia assurda si concluderà."

Ron fissò la Mappa facendo schioccare la lingua, poi guardò Harry come se si fosse bevuto il cervello.

"Ma Harry… non vedi che il trubdolo è nell'ala sud? Credo che tu debba ordinare un altro paio di occhiali…"

"Ala sud? Non dire sciocchezze, è proprio qui nell'ala nord…"

Posò il dito sul cartiglio con su scritto 'Trubdolo' che in effetti si trovava nell'ala nord. Ron spalancò gli occhi e impallidì, poi sollevò la parte della mappa che raffigurava l'ala sud del castello. Anche lì c'era un piccolo cartiglio con su scritto 'Trubdolo'.

Harry, Hermione e Ron si guardarono.

"Hagrid ne ha comprato uno solo, vero?"

"Lui ha detto di sì."

Silenzio.

"Credi che sia il momento di farsi prendere dal panico?"

"Io lo farei, ma non possiamo permettercelo adesso."

Ancora silenzio.

"Ti ricordi cosa ha detto la McGranitt del Triplo Cody Tricuspidato?"

"Sì… secondo te quali sono le 'condizioni ben precise' che servono per far funzionare il pentacolo?"

Come un solo uomo, i due si rivolsero a Hermione.

La ragazza abbassò la testa. Era arrossita terribilmente.

"Ragazzi, non guardate me… a dire la verità… quando sono arrivata a quel punto mi è venuto sonno, così ho messo da parte il libro e sono andata a letto."

Harry e Ron la fissarono, trasecolati. Hermione continuò in tono implorante:

"Beh, avevo intenzione di finirlo, ma poi l'insegnante di Aritmanzia ci ha dato così tanti compiti che me ne sono dimenticata…"

Harry e Ron continuavano a fissarla.

"Ma… ma… a voi non viene mai sonno?"

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Draco Malfoy percorreva l'ala sud assieme a Marcus Flitt, con l'intenzione di fare ritorno al dormitorio di Serpeverde. Mentre il giovane Malfoy continuava a ruminare la figuraccia fatta per colpa di quella plebea, il capitano della squadra di Quidditch continuava a guardarsi intorno spaventato, come se Angelina dovesse spuntare fuori da ogni angolo.

Cosa che puntualmente accadde.

Un'ombra balzò su di loro da dietro una statua di pietra e Marcus finì per terra. Nello stesso istante un qualcosa di piccolo e peloso schizzò fuori da una delle prese d'aria e si slanciò su Draco.

Mentre Angelina stendeva Marcus con una mazza da Battitore e se lo portava via trascinandolo per il capelli, Malfoy rimase a lottare con quella creatura che sembrava uno scoiattolo troppo cresciuto. Con sommo stupore, il ragazzo si rese conto che quell'animale era forte, non solo veloce, ma non ebbe tempo di fare altre considerazioni: la lotta era già finita, perché in quel momento i denti dell'animale si chiusero sul suo braccio. Draco si sentì prendere dalle vertigini. Il potere del trubdolo lo scandagliò da cima a fondo, frugando, scavando e rimestando, finché ogni bugia, ogni mezza verità, ogni segreto vennero portati alla superficie della sua coscienza, illuminando tutto il suo essere con una luce accecante.

Draco gemette e cadde in ginocchio, senza fiato, mentre un fatto che aveva disperatamente tentato di negare gli invadeva il cervello, cancellando tutto quello che non era il qui e l'adesso, e il sentimento che che la magia della creatura aveva portato alla luce.

Draco Malfoy era innamorato.

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Luna entrò silenziosamente nell'aula di incantesimi e si chiuse la porta alle spalle. Poi si tolse uno degli orecchini a rapanello e lo svitò con cura.

Ne tirò fuori quello che sembrava una specie fazzolettino nero, che sfiorò con la sua bacchetta, mormorando: "Giganteo".

Il fazzolettino crebbe fino a raggiungere le sue reali dimensioni ed il suo normale aspetto: quello delle tute d'ordinanza in dotazione agli Auror.

Il pochi secondi, Luna si liberò della divisa scolastica e indossò la tuta con efficienza e precisione. Quindi si legò i capelli in una coda e indossò di nuovo gli Spettrocoli. Diede loro un colpetto con la bacchetta e le lenti si illuminarono di verde. L'incantesimo le avrebbe permesso di vedere le tracce di qualsiasi magia oscura… probabilmente in questo caso non le sarebbero serviti, ma la prudenza non era mai troppa.

Naturalmente aveva letto il Cavillo e aveva deciso di attendere ordini. Ma quando aveva visto Lupin così preoccupato, si era convinta che qualcosa non andasse. E di rado il suo istinto di Auror sbagliava.

Quella storia del trubdolo sarebbe stata dura da sistemare… ma non più dura di quella tremenda storia degli Snorticoli Cornuti. Purtroppo non era stata una vittoria totale per la sua squadra e uno o due di quegli animali le erano sfuggiti. Non sarebbe successo di nuovo.

Luna sospirò. Com'era dura la vita degli Auror! E, al tempo stesso, com'era ricca di soddisfazioni! Ogni volta che indossava la divisa, pensava ai suoi compagni caduti in battaglia per la giusta causa… alla morte, alla gloria, al sacrificio. Il sogno segreto della sua squadra, un pugno di giovani valorosi che si battevano per la giustizia, era affrontare l'Oscuro Signore e morire in battaglia.

Chissà, forse un giorno quella splendida fantasia sarebbe diventata realtà.

Ora doveva assolutamente radunare i suoi colleghi (ogni Casa di Hogwarts aveva un Auror infiltrato…) e cominciare a mettere in sicurezza la scuola.

Evocò il suo patronus (una piccola, scintillante farfalla d'argento) e la spedì a cercare gli altri membri della squadra.

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Nel frattempo, nel salotto di Serpeverde, il colloquio fra Lucius e Albus era giunto ad uno stallo. Gazza e Madama Chips, incuriositi, se ne stavano sulla porta da una mezz'ora, chiedendosi come sarebbe andata a finire.

Lucius aveva chiesto notizie sul trubdolo, Albus aveva ribadito di non saperne niente; ora i due si stavano fissando e il duello di sguardi si stava protraendo da parecchi minuti: nessuno di loro due era intenzionato a cedere di un millimetro. L'aria della stanza era densa come il cemento e diversi tarli annidati nei mobili caddero a terra morendo per asfissia.

Poi, sfortunatamente, un minuscolo granello di polvere (in effetti il Salotto di Serpeverde non era molto ben tenuto) finì in uno degli occhi di Lucius e il nobile fu costretto a battere le palpebre. In quel preciso istante il duello finì con la vittoria di Silente, e quindici falci passarono dalle tasche di Gazza a quelle di Madama Chips (entrambi avevano scommesso sull'esito dello scontro).

Il nobile Malfoy si alzò con un grugnito e diede un'occhiataccia a Silente, che sorrideva serenamente come al solito.

"Spero comunque che riuscirà a tenere sotto controllo i Dissennatori," brontolò Lucius, "possono essere un pericolo per gli studenti."

Internamente, il nobile fremeva. Maledetto Silente! Non gli permetteva mai di fare quello che voleva! Anche quando era a scuola non gli aveva mai permesso di tirare Caccabombe nei corridoi e inoltre non gli aveva concesso di giocare a Quidditch perché secondo lui soffriva d'asma. Non era giusto, ecco!

Se fosse stato solo, Lucius sarebbe scoppiato in un pianto a dirotto.

I due uomini uscirono in corridoio e Silente si offrì di accompagnare Lucius alla porta.

"Conosco la strada, grazie," sibilò Malfoy, mentre cercava all'interno della veste il fazzolettino di batista che portava sempre con sé. Se non si fosse sbrigato, si sarebbe messo a piangere di fronte a Silente e il suo orgoglio non poteva tollerarlo. Ma un evento imprevisto lo distolse dalle sue miserie.

Draco, ancora nella sua divisa da Quidditch, procedeva per il corridoio cantando 'Il tuo amore mi ha stregato' delle Sorelle Stravagarie, e contemporaneamente spargeva petali di rosa facendoli uscire dalla punta della sua bacchetta. Quando li vide, il ragazzo si illuminò tutto.

"Oh, padre! La tua presenza qui è un onore e una benedizione! Professor Silente, i miei rispetti. Che giornata stupenda!"

Fuori, il temporale imperversava più selvaggio che mai. Draco si inchinò ad entrambi, poi si allontanò saltellando.

Lucius rimase a fissare con gli occhi spalancati l'angolo dietro cui suo figlio era svanito, poi si rivolse a Silente.

"Ma quello non era Draco?"

"Direi proprio di sì."

"Ma che… che diavolo aveva?"

"Se vuoi la mia opinione, Lucius…sembrava toccare il cielo con un dito."

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Draco Malfoy stava letteralmente toccando il cielo con un dito. La consapevolezza di quel nuovo, meraviglioso sentimento che gli riempiva il cuore illuminava tutto di una luce magica e soffusa: com'era bella la pioggia che cadeva dal cielo gonfio di nubi, com'erano musicali le grida di Gazza che stava ricoprendo Pix di parolacce, e con quale armonia fluttuavano i mantelli dei Dissennatori nel freddo vento del Nord!

Ma tutto lo splendore del mondo non poteva paragonarsi alla pura, scintillante meraviglia che era Hermione Granger.

Draco sospirò. Che uomo fortunato era, ad amare un tale prodigio della natura. Bella, intelligente, una maga eccezionale: gli sembrava impossibile che una simile creatura fosse stata generata da due Babbani.

Gli occhi di Draco fiammeggiarono: ma certo! Lei non era di origine Babbana, ma suo padre e sua madre erano stati senz'altro due maghi del più puro lignaggio! Maledetti Babbani! Di certo l'avevano sottratta in qualche modo alla sua famiglia d'origine!

Chiedendosi perché non lo avesse capito prima, Draco si fermò di botto, lasciando che la pioggia gli scorresse addosso. Cosa poteva fare per risolvere la situazione?

Certo, doveva comunicarle quella notizia con tutta la delicatezza possibile. Ma doveva anche trovare il momento adatto e sarebbe stato impossibile avvertirla visto che la ragazza girava sempre con quel maledetto Potter e quel decerebrato di Weasley. Draco riflettè attentamente e giunse ad una decisione, il resto sarebbe venuto di conseguenza. Quindi fece ritorno al castello, sperando di incontrare di nuovo suo padre: sarebbe stato felice di venire a sapere che fra poco suo figlio si sarebbe sposato.

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Simon se n'era accorto non appena Draco era uscito dal portone. Quel saltellare idiota, i petali di rosa, quel fermarsi di scatto in preda a riflessioni assurde, le canzoni zuccherose…

Simon scosse la testa.

"Ah, l'amore," sentenziò, e i Dissennatori si dichiararono subito d'accordo.

Il guardiano si riconcentrò sul gioco. I suo compagni gli avevano vinto due galeoni, tredici falci, cinque zellini, due Cioccorane e una scatola di cioccolatini di Mielandia.

Studiò attentamente i suoi avversari, ma le creature non lasciavano trasparire nulla.

"Vedo," annunciò. Il piatto ammontava a due falci, sei Zuccotti di Zucca, quindici zellini e un pacchetto di gelatine Tuttigusti+uno. Se avesse perso anche quel giro, sarebbe diventato il disonore delle guardie di Azkaban.

I Dissennatori calarono una scala reale ciascuno.

"Non è possibile!"

Simon aveva una doppia coppia di dieci.

L'uomo curvò le spalle, sconfortato, mentre Pimpi tendeva le mani per reclamare il piatto che, naturalmente, finì nella cassa comune per il regalo di Cracker.

La giornata della squadra blu stava procedendo in modo soddisfacente.

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A Lucius il comportamento di Draco non era piaciuto per nulla. Quindi, dopo aver preso congedo dal preside si era avviato nella direzione in cui aveva visto scomparire il figlio, sperando di vederci chiaro. Fu in quel momento che notò che la scuola era stranamente silenziosa. Di solito anche nei giorni di vacanza Hogwarts era un luogo molto animato. Il nobile si soffermò su quel pensiero solo per un momento, poi ritornò ad arrovellarsi sulla strana condotta del figlio.

Ad un certo punto Lucius girò l'angolo e vide che su uno dei muri del corridoio, scritto con una vernice verde brillante, c'era scritto:

SERPEVERDE REGNA

Il nobile cadde in ginocchio e sfiorò la vernice ancora fresca con la punta delle dita. Questo significava che c'era qualcuno, ad Hogwarts, che credeva davvero nel regno dei puri che sarebbe stato portato dall'Oscuro Signore. Forse ormai la scuola era pronta per la rivoluzione.

Si alzò di scatto, deciso a ritrovare l'autore di quel capolavoro… ma sapeva già chi era. Ora era tutto chiaro. Sorrise tra sé scuotendo la testa.

"Draco… degno figlio di tuo padre."

I muri dei corridoio erano coperti da altri messaggi simili: L'UNICO BABBANO BUONO E' UN BABBANO MORTO; INGINOCCHIATEVI DI FRONTE ALL'OSCURO SIGNORE; MANGIAMORTE E' BELLO; HEEEIIIL ALL'OSCURO SIGNORE; L'OSCURO SIGNORE VUOLE TE.

Girò un altro angolo convinto di trovare il sangue del suo sangue intento a dipingere e invece vide… un ragazzo con i capelli rossi ed un paio di occhiali sporchi di vernice. Indossava l'uniforme di Grifondoro.

Si lasciò sfuggire il bastone di mano e Percy Weasley alzò lo sguardo dal suo lavoro.

"Non rimanga lì a fissare. Mi regga il secchio, piuttosto."

E, senza esitazione, Lucius obbedì…

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Nel frattempo, non vista (se ne stava attaccata al soffitto con un incantesimo Aracnoide) Luna Lovegood aveva studiato attentamente tutto quello che era accaduto nel corridoio sotto di lei. La ragazza aggrottò la fronte: la situazione aveva già cominciato a degenerare. Se non avessero agito al più presto, la scuola sarebbe stata perduta…

Continua…

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Secondo voi Luna c'è o ci fa? Anche questo quesito mi tormenta…