Vorrei fare le mie scuse a tutti coloro che hanno seguito questa fanfiction fin qui ed hanno mandato i loro incoraggiamenti e il loro entusiasmo. Avevo promesso che avrei aggiornato più spesso, ma questi non sono stati mesi facili, in parte a causa di problemi personali, in parte per il trauma dei miei nuovi orari universitari. Da ciò la dolorosa scoperta che è difficile scrivere scemenze quando muori di stanchezza e rischi di addormentarti sulla tastiera. Suppongo questo significhi che non sono un professionista…
Comunque.
In questo momento me ne sto sulla scala che porta alla mansarda, con il portatile in grembo. Ai piedi della rampa Enoch, la mia coniglietta nana, mi guarda dalla sua gabbietta con i suoi grandi occhioni, come sempre fa quando vuole dirmi: 'TIRAMI FUORI DA QUI E COCCOLAMI, IDIOTA!!!'.
Credo proprio che lo farò. Mai ignorare i segnali inviati da un coniglio nano, soprattutto quando ha rovesciato la ciotola dei semini per cinque volte di seguito perché ha voglia di uscire…
Prima, però…
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7
Malfoy non era stato l'unico a svegliarsi con un terribile mal di testa, quella mattina. Quando riprese conoscenza, Hagrid era ridotto nello stesso modo. E non era l'unica cosa che non andava.
Innanzitutto era legato al letto, ed aveva addosso solo il suo pigiama preferito (che tra l'altro gli andava un po' corto, infatti i pantaloni gli arrivavano sopra le ginocchia). Come diavolo era finito in quello stato? Ricordava una sensazione dolorosa, e poi… sentiva su di sé un peso inesprimibile, tanto angosciante che faceva fatica a respirare.
Abbassò lo sguardo e vide che Thor era seduto sul suo stomaco. Questo spiegava molte cose.
Il Custode delle Chiavi e dei Luoghi di Hogwarts si arrovellò il cervello nel tentativo di ricordare come fosse finito in quella situazione… in effetti non aveva mai avuto l'abitudine di dormire legato al letto.
Dopo un quarto d'ora di stridore d'ingranaggi, ebbe l'illuminazione.
Il trubdolo.
Quel demonietto l'aveva morso poi era fuggito. Harry ed Hermione erano lì con lui. E, di punto in bianco, lui aveva sentito il desiderio divorante di confessare tutte le brutte cose che aveva fatto nella sua vita. Come quando aveva rubato quella torta di ciliegie dal davanzale della signora Sven… o quando aveva messo un ragno nel caffè di Piton, durante la colazione…
Hagrid sospirò. I ragazzi lo avevano colpito con quattro Schiantesimi e due incantesimi della Pastoia, altrimenti sarebbe di certo corso in giro a gridare le sue malefatte. Evidentemente erano stati loro a legarlo.
Tuttavia il bisogno di confessare tutto era ancora lì.
Così Hagrid si alzò (di certo Hermione ed Harry erano stati troppo ottimisti nel pensare che sarebbero bastate delle corde a trattenerlo) e andò a fare ciò che era giusto. Avrebbe urlato al mondo tutti i suoi sbagli, in ordine alfabetico.
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Ciryl Essex, di professione cocchiere, si stava dedicando al suo sport preferito, vale a dire lamentarsi. Dopo che Lucius lo aveva congedato, l'uomo aveva parcheggiato la carrozza di fronte ai 'Tre Manici di Scopa' ed in quel momento si stava dedicando alla sua sedicesima burrobirra, sotto lo sguardo accigliato di Madama Rosmerta.
"…e poi…(hic) e poi il signor Lucius mi dice: 'Lucida questo vaso da notte e fallo per bene, era di (hic) Salazar… Serpeverde in persona'. Io (hic) sono un cocchiere, accidenti, non un dannato (hic) elfo domestico! E a q-quel punto arriva Romulus, il vecchio precettore del (hic) signor Lucius, con una bottiglia di whisky fiammeggiante. Mi ha detto che non dovevo prendermela, poi abbiamo passato la serata a temperare matite e a buttare i trucioli in quel vaso da notte."
L'uomo sembrò riflettere attentamente su quell'aneddoto.
"Eravamo (hic) parecchio ubriachi quella sera."
Come avrete capito, Ciryl non reggeva molto bene l'alcol, perfino la lieve gradazione alcolica della burrobirra lo faceva stordire immediatamente. Era in quello stato più o meno da quando aveva bevuto il suo primo bicchiere. Rosmerta alzò gli occhi al cielo.
"Ciryl, mi stai spaventando i clienti. E poi non pensi al tuo padrone? Ti licenzierà se ti vede tornare in questo stato."
Ciryl si strinse nelle spalle.
"C-che gliene importa di me? Per lui n-non conto più di (hic) un elfo domestico."
Guardò fuori dalla finestra e in quel momento vide il guardiacaccia di Hogwarts, in pigiama sotto la pioggia, che correva a tutta velocità per la strada principale del paese gridando di aver allevato un ragno alto tre metri e mezzo.
Rosmerta guardò la scena con la bocca spalancata, ma Ciryl si limitò a grattarsi la testa.
"E-ecco una cosa che (hic) non si vede tutti i giorni."
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"Si può sapere cos'avete voi tre?" chiese la professoressa McGranitt. Da circa cinque minuti quelli che erano i suoi tre studenti preferiti (anche se non lo avrebbe ammesso nemmeno con sé stessa) non avevano detto una parola. Considerando il loro carattere, la cosa era veramente strana. Si era quindi voltata per vedere cosa stesse succedendo e li aveva trovati lì a fissarsi con una strana espressione sulla faccia.
"Signor Potter, signor Weasley. Signorina Granger. Si può sapere che succede?"
A quel punto Ron Weasley la guardò. Il suo sguardo era… vuoto. Era come se il ragazzo avesse visto qualcosa di incredibile, di inconcepibile, qualcosa che la sua mente non riusciva ad accettare. Minerva McGranitt si sentì immediatamente sollevata. Era lo stesso sguardo che Weasley aveva a lezione di Trasfigurazione.
Potter però aveva lo stesso sguardo di Weasley, e questo la turbava. La signorina Granger invece sembrava terribilmente imbarazzata.
"Uhm… professoressa McGranitt…"
"Sì, signorina Granger?"
"Ecco, ci stavamo domandando… quali sono le condizioni da soddisfare per far funzionare un Triplo Cody?"
La professoressa McGranitt inarcò un sopracciglio.
"Oh. Se è solo per questo… vedete, per attivarlo è necessario…"
"HERMIONE! IO TI AMO!"
"Eh?"
Il gruppetto si voltò in direzione dell'imboccatura del corridoio, dove Draco Malfoy, bagnato fradicio, stava in piedi con la bacchetta in mano. Il ragazzo sembrava stravolto.
"HERMIONE! IO TI AMO!"
Quella frase fu seguita da un silenzio di tomba che si protrasse per parecchi secondi. Perfino le insegnanti rimasero a fissarlo a bocca aperta. Harry fu il primo a ritrovare la voce.
"Uh… ripeti?"
Draco digrignò i denti. Ma quanto era stupido quel Potter? Così decise di accontentarlo, anche perché gridare quella frase lo riempiva di una felicità ultraterrena.
"HERMIONE! IO TI AMO!"
La ripetizione del concetto sembrò risvegliare Ron dal suo stato catatonico. Il ragazzo si alzò in tutta la sua statura (che era parecchio aumentata dall'inizio della scuola) ed espresse tutta la sua indignazione per quell'eresia:
"LEI E' LA MIA RAGAZZA!"
A quel punto fu il turno di Hermione di riscuotersi dalla catalessi.
"Ron, TI HA DATO DI VOLTA IL CERVELLO?"
Harry decise che era il momento di chiudere la questione. Chiaramente Malfoy era impazzito, o sotto qualche incantesimo, oppure (e questa era l'ipotesi peggiore) era stato morso dal trubdolo. Qualunque fosse stata la causa di quella confessione, non poteva permettere che Draco se ne andasse in giro in quello stato. Il ragazzo mise mano alla bacchetta ma Malfoy gridò:
"Expelliarmus!"
La bacchetta schizzò via ed Harry cadde in ginocchio stringendosi il polso. Ron, che aveva i riflessi di un'ameba, aveva appena cominciato a portare un mano alla tasca della bacchetta che Malfoy lo immobilizzò con un incantesimo della pastoia. Hermione, che era giunta alla stessa conclusione di Harry ed aveva estratto la bacchetta un secondo dopo di lui, rimase disorientata per un attimo al vedere uno dei membri del gruppo cadere come una pera matura. Quell'attimo fu sufficiente.
Una voce gridò:
"Accio bacchetta!" e l'unica arma loro rimasta filò nelle mani del loro aggressore.
"Spiacente, mia cara, questa la tengo io."
"Malfoy! Si può sapere cos'hai in testa? Hai Impastoiato uno dei tuoi compagni! Venti punti in meno a Serpeverde!" urlò la professoressa McGranitt, che aveva recuperato il suo sangue freddo nonostante la rivelazione di poco prima.
"E chi se ne importa di Serpeverde?" ribattè Draco sdegnoso, avanzando a grandi passi verso Hermione.
Minerva McGranitt era una persona solida, affidabile, semplice e pratica, ma anche lei, come tutti, aveva delle convinzioni che la tenevano saldamente legata alla propria sanità mentale:
1: Silente ha sempre ragione
2: Lucius è sempre stato uno strano ragazzo
3: Grifondoro è la Casa migliore di Hogwarts
4: Trasfigurazione è la materia più importante di Hogwarts
5: Draco Malfoy non direbbe mai 'Chi se importa di Serpeverde'.
Avendo visto crollare uno dei suoi puntelli, il cervello della professoressa decise di averne abbastanza. Il trubdolo, Lucius Malfoy, Sirius Black, il Triplo Cody Tricuspidato e ora questo… era veramente troppo, così l'organo incriminato chiuse baracca e decise di prendersi una vacanza. Lentamente, la professoressa McGranitt cominciò a restringersi, finché al suo posto ci fu solo un gatto tigrato. Quando era in quelle condizioni, i processi mentali dell'insegnante si semplificavano enormemente: in quel momento i suoi pensieri erano occupati solo da una citola di latte e da un angolo caldo in cui dormire.
Harry rimase, incredulo, a guardare la professoressa che si defilava, poi si ricordò della situazione in cui si trovavano. Si tuffò per recuperare la sua bacchetta, ma Draco la allontanò con un calcio, continuando ad avanzare. Si fermò di fronte ad Hermione e si abbassò su un ginocchio. La ragazza rimase a fissarlo con la bocca aperta, allibita, mentre il Serpeverde le prendeva teneramente la mano.
"Hermione Granger," disse Draco, con le stelle negli occhi. "Vuoi diventare mia moglie e rendermi l'uomo più felice del mondo?"
"COSA?"
Sibilla Cooman aveva spalancato gli occhi a quella novità. La lettura delle foglie di tè che aveva fatto quella mattina non aveva anticipato nulla del genere… mentre stava per aprire bocca, una testolina pelosa fuoriuscì dalla presa d'aria e la morse. La professoressa Cooman si accorse che qualcosa non andava ma non riuscì a capire cosa: il peso di verità troppo a lungo negate fu troppo per lei e cadde priva di sensi. Si sarebbe risvegliata più tardi, con molto lavoro da fare. I quattro ragazzi, presi dalle loro faccende, non la notarono.
Non avendo ricevuto risposta affermativa, Draco aveva sospirato silenziosamente. I rifiuti alle proposte di matrimonio erano una specie di costante nella storia della famiglia Malfoy. Anche sua zia Araminta Melliflua (pace all'anima sua) all'inizio era stata rifiutata dal suo futuro marito. Perfino suo padre, il bellissimo, intelligente, affascinante capofamiglia dei Malfoy all'inizio era stato respinto dalla dolce Narcissa. Sua madre gli aveva raccontato che Lucius aveva passato un mese sotto il suo balcone, a bere cioccolata calda in una carrozza, mentre un'orchestra noleggiata per l'occasione aveva suonato ininterrottamente 'Sinfonia per una strega angelica', il brano preferito della sua futura moglie. Era accaduto nel Gennaio della Grande Nevicata, durante il quale vennero usati i pinguini al posto dei gufi portalettere.
Draco sorrise: suo padre era un inguarible romantico, disposto a tutto per la sua amata. E aveva preferito questo metodo indolore, invece di seguire la tradizione di famiglia.
Però la situazione presente richiedeva misure drastiche, così il ragazzo decise immediatamente di attuare il passo successivo, secondo l'usanza della stirpe dei Malfoy. Quindi si alzò e si gettò Hermione su una spalla.
"No! Lasciami! Mettimi giù!"
Hermione cominciò a tempestare di pugni la schiena di Draco, ma il giovane Serpeverde sembrava non sentire i colpi.
"Ron! Harry!!"
Urlò Hermione, mentre Draco con un balzo si dileguava.
Harry e Ron avevano assistito alla scena, pietrificati. Ron letteralmente. Harry si sbrigò ad usare il controincantesimo adatto ed entrambi rimasero a fissare il corridoio in cui Draco era sparito.
"Harry…"
"Sì?"
"Hai notato che ha detto il mio nome prima del tuo?"
"Non è il momento di pensare a queste cose, Ron!" Harry si guardò intorno furiosamente. "Ora questa cosa del trubdolo possiamo lasciarla in mano ai professori. La nostra priorità è salvare Hermione!"
Ron aggrottò la fronte, poi annuì.
"Va bene. Che facciamo?"
Harry sembrò colto di sorpresa dalla domanda.
"Uh, beh… non lo so."
"Come sarebbe a dire che non lo sai?"
Harry fece un'espressione imbarazzata.
"Sai com'è, di solito è Hermione la mente del gruppo. Io sono quello impulsivo e incosciente che caccia gli altri nei guai, mentre tu sei quello fifone e ottuso che ha il compito di sottolineare l'ovvio…"
Harry si interruppe. Invece di ascoltarlo, Ron si era distratto di nuovo e in quel momento stava disegnando con un carboncino due baffi alla professoressa Cooman.
"Che stai dicendo?"
Harry sospirò.
"Non importa, Ron. Andiamo."
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Mentre il gruppo della professoressa McGranitt si scioglieva, quello comandato da Piton non aveva miglior fortuna. Innanzitutto l'insegnante di Pozioni aveva intimato alla professoressa Sprite di abbandonare immediatamente le sue cesoie. L'insegnante si era rifiutata. Ed ora stavano camminando guardinghi, in fila indiana, mentre quelle dannate cesoie continuavano a pungolargli la schiena. Lupin continuava a dare suggerimenti non richiesti, mentre il professor Vitious si lamentava del fatto che non riusciva ad arrivare alle prese d'aria e che avrebbero dovuto portarsi dietro uno sgabello. Cos'altro poteva andare storto?
Ebbe la sua risposta un attimo dopo.
Il gruppo svoltò l'angolo e Piton si trovò davanti al peggior caso di vandalismo che avesse mai visto.
"Ma che…"
I muri erano ricoperti di scritte che inneggiavano a Voldemort. Gli insegnanti si guardarono, con l'espressione di chi è appena sbarcato su Nettuno.
Piton strinse le labbra. Scritte. Che inneggiavano a Voldemort. Nella sua scuola.
Tutto il tempo perso a sfacchinare per quel pagliaccio gli scorse nella mente in un solo secondo, così sfoderò la bacchetta e si incamminò a grandi passi.
"Chiunque sia stato la pagherà molto cara. Seguiamo questi graffiti e vediamo dove portano!"
"Severus," cominciò Lupin, in tono ragionevole, "le nostre priorità sono altre. Ci sono ancora quegli animali liberi nella scuola…"
Piton digrignò i denti e si voltò di scatto.
"Remus," disse dolcemente, "hai bevuto tutta la Pozione che ti ho preparato oggi?"
Lupin aggrottò la fronte, confuso.
"Uhm… no, perché la vostra comunicazione è arrivata all'improvviso, quindi…"
"Me lo immaginavo. Ne hai in corpo abbastanza perché faccia effetto, ma non abbastanza da evitare certi… imbarazzanti effetti collaterali. Ti sono cresciute le basette."
L'altro impallidì e si sfiorò il viso. In effetti era vero.
"E tu lo sai cos'altro ti succede, quando non la bevi tutta."
Lupin aggrottò la fronte.
"Non oserai."
"Vuoi mettermi alla prova, Remus?"
Gli altri due insegnanti li fissavano senza capire. Di cosa diavolo stavano parlando?
Lupin e Piton rimasero lì a sfidarsi con lo sguardo per circa venti secondi. Poi, rapido come un serpente, Piton estrasse un bastoncino dalla manica della veste e lo scagliò fuori dalla finestra.
"Vai, bello, prendilo!"
E Lupin corse dietro al legnetto, abbaiando. La professoressa Sprite e il professor Vitious rimasero a guardare in silenzio mentre Lupin svaniva in lontananza.
"Molto bene," disse Piton, rassetandosi la veste. "andiamo a cercare quei vandali."
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"Per la barba di Merlino! E faccia più attenzione! Si vede che non ha mai lavorato in vita sua! Si vergogni!"
Lucius, che aveva appena versato un barattolo di vernice sulle scarpe di Percy, accettò il rimprovero in silenzio. Qualsiasi cosa pur di poter rimanere accanto a quel giovane ardimentoso, una delle nuove leve della stirpe di Mangiamorte che sarebbe sorta di lì a poco, pronta a incendiare il mondo in nome dell'Oscuro Signore. Il nobile sorrise e continuò a mescolare i colori.
"E perché diavolo sta sorridendo?"
Lucius non rispose ma continuò diligentemente il suo lavoro. Si era appena accorto che per la conquista del mondo erano necessari ogni genere di talenti… e le capacità artistiche di quel ragazzo, unite al suo temperamento, sarebbero state molto utili. Perceval Weasley sarebbe stato il ritrattista ufficiale dell'Oscuro Signore. Tutta la sua forza e la sua nobiltà sarebbero state degnamente rappresentate grazie all'arte di quel ragazzo. Il mondo avrebbe tremato di timore e reverenza di fronte alla maestà di Colui-che-non-deve-essere-nominato. Era stato fortunato a scoprire Percy Weasley, quel giovane sarebbe stato un prezioso strumento di propaganda.
Mentre così rifletteva, alzò lo sguardo e vide che Percy aveva gettato via il pennello. Sembrava perso nei propri ragionamenti.
"Adesso basta," mormorò. Alzò lo sguardo ed i suoi occhi erano pieni di un sacro bagliore.
"Adesso basta," disse, più forte. "Con i proclami abbiamo finito. È ora di radunare un esercito."
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Si erano riuniti nella guferia, in attesa di entrare in azione agli ordini del loro capo: se i loro maestri fossero stati presenti, non avrebbero fatto a meno di sentirsi orgogliosi.
Tutti e tre erano duri, efficienti e ben addestrati, scelti tra migliaia di giovani maghi per far parte dell'elite degli Auror e rendere sicuro il mondo della magia.
L'infiltrato nella casa di Grifondoro, reduce da mille missioni, esperto di travestimenti, tre volte decorato con la Suprema Croce Segreta degli Auror, Colin Canon, stava scattando fotografie, come sempre faceva prima di un incarico. Questo lo aiutava a scaricare la tensione.
Al suo fianco l'infiltrata di Serpeverde, Millicent Bulstrode, stava aspettando che i suoi dieci mazzi di Carte Autorimescolanti finissero di mescolarsi (cosa inutile, visto che li stava usando per costruire un castello di carte).
E per ultimo l'infiltrato di Tassorosso, Ernie McMillian, l'esperto di trappole e di guerriglia, pestava come un selvaggio sui tasti di un Gameboy preso in prestito dall'Ufficio Studio della Tecnologia Babbana. Dopo aver ricevuto il messaggio di Luna si erano precipitati lì e ormai stavano aspettando da venti minuti.
"Dove diavolo è finito il comandante?" brontolò Millicent, aggiungendo un altro piano al suo castello di carte. Aveva costruito una piramide alta quasi quanto lei.
"Probabilmente sta ancora valutando la situazione," disse Ernie stringendosi nelle spalle, continuando a pestare sui tasti del Gameboy come un ossesso.
"Dovreste provarli, questi giochetti dei Babbani. Sono degli ottimi scacciapensieri."
Millicent sbuffò e con uno svolazzo della bacchetta fece apparire un altro mazzo di carte. Colin si inginocchiò e fotografò il castello dal basso. Purtroppo il flash magico produsse uno spostamento d'aria tale che la piramide di carte crollò miseramente. Millicent ringhiò all'indirizzo di Colin e il ragazzino per tutta risposta sfoderò un machete lungo quasi mezzo metro.
"Buoni, buoni," disse una voce calma e controllata che proveniva dalla soglia.
All'unisono, i tre si voltarono per ammirare il loro adorato comandante. Colei che aveva salvato loro la vita infinite volte. Fredda come un ghiacciaio, dura come il diamante, affilata come una lama. Sarebbero morti per lei. Per lei, avrebbero affrontato l'Oscuro Signore armati solo di stuzzicadenti. Per lei, avrebbero rinunciato ad una fornitura annuale di cioccolatini di Mielandia (e in effetti Ernie l'aveva fatto…). Come un sol uomo, Colin, Millicent ed Ernie scattarono sull'attenti. Luna regalò loro un sorriso, prima di assume un'espressione adatta alla gravità della situazione.
"Signori," annunciò. "siamo in guerra."
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Simon tremava, avvolto nel suo mantello. Che giornataccia. Ora tutti i suoi colleghi lo avrebbero preso in giro. Il gruppo di Dissennatori di cui era responsabile lo aveva letteralmente pelato, ma almeno erano stati tanto gentili da lasciargli il mantello e la biancheria.
Ora che la pausa era finita, le creature erano tornate ai loro compiti di sorveglianza, portandosi via tutti i suoi soldi e tutta la sua riserva di cioccolatini di Mielandia. L'uomo sospirò.
"Così è la vita," si disse, mentre si sedeva sulla scalinata della scuola. Era un pensiero molto profondo. Così si ritrovò a pensare che forse le sue riflessioni avrebbero potuto aiutare gli altri. Forse un giorno, quando sarebbe andato in pensione lasciando l'amata Azkaban, avrebbe scritto un libro. Un libro in cui raccogliere tutti i suoi pensieri sulla vita. Era certo che sarebbe andato a ruba e che sarebbe stato di grande aiuto a tutti coloro che si sentivano persi nel grande mare dell'esistenza.
Aveva già cominciato a pensare al titolo (riteneva che 'I precetti di saggezza di Simon Kilkenny' sarebbe stato adatto) quando udì dei passi scendere di corsa la scalinata. Si voltò e vide due studenti con l'uniforme di Grifondoro. Anche lui era stato un Grifondoro, sarebbe stato un piacere fare due chiacchiere. Chissà come stava Nick-Quasi-Senza-Testa! Stava giusto per salutarli quando quello piccolo con gli occhiali lo prevenne:
"Ha visto passare un Serpeverde con una ragazza sulla schiena?"
Domanda assai inusuale. Era sul punto di farglielo notare, quando lo spilungone con i capelli rossi spalancò gli occhi e balbettò:
"Ha-Harry… guarda."
Simon si girò e vide che i Dissennatori avevano lasciato i posti di guardia e si stavano dirigendo a tutta velocità verso il luogo in cui era seduto. I ragazzi accanto a lui impallidirono immediatamente ma non accennarono ad allontanarsi. Erano come inchiodati al suolo.
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Harry e Ron erano come inchiodati al suolo. Ron era pallido come un lenzuolo ed Harry stava cominciando a sentire la tremenda oppressione che di solito provava in presenza di un Dissennatore. C'era solo una cosa da fare: cercare di ricordare le lezioni che il professor Lupin gli aveva impartito. Lentamente, tirò fuori la bacchetta dalla tasca.
"Expecto patronum!"
Una specie di budino lattiginoso uscì dalla punta della bacchetta di Harry e colò a terra. Maledizione! Le creature si stavano facendo sempre più vicine. Da parte sua la guardia di Azkaban non sembrava risentire dell'effetto delle creature. Però aveva un'espressione confusa.
"Expecto patronum!"
Questa volta il risultato fu uno sbuffo di vapore biancastro con occhi e bocca, che gli fece una pernacchia e si dissolse. Harry rimase a guardare, orripilato, mentre i Dissennatori incombevano su di lui.
E mentre sentiva che l'oscurità lo circondava, una luce eruppe al suo fianco facendo indietreggiare le creature. La guardia di Azkaban aveva tirato fuori un bastone di cristallo ed aveva attivato il suo Patronus. Harry svenne comunque, perché Ron, indietreggiando, lo urtò e cadde sopra di lui.
Naturalmente.
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"AAAAHHHHH!"
Faceva ancora freddo. Che strano.
"Harry! Harry!"
"Calmati, ragazzo…"
"…"
"Non ho chiesto la tua opinione, Harvey. Non vedi che non è vaccinato? Lo spaventi!"
I Dissennatori si ritrassero lentamente e Harry sentì sparire il peso che gli gravava sul petto.
Chino su di lui c'era la guardia di Azkaban, con il suo Patronus chiuso in un bastone di cristallo. Sembrava molto preoccupato.
"Stai bene? Eccoti un pezzo di cioccolato. È un regalo dei Dissennatori, sai?"
Mentre il calore del cioccolato lo avviluppava dalla testa ai piedi, Harry si sentì abbastanza forte da alzarsi a sedere. La guardia annuì, e in quel momento Harry notò che indossava solo il mantello e un paio di mutandoni. Che cosa bizzarra.
"Sembra che tu piaccia molto ai ragazzi, qui," disse l'uomo. "Appena ti hanno visto ti si sono precipitati addosso."
Harry guardò stancamente i Dissennatori che piroettavano e sibilavano in apparente allegria.
L'uomo sorrise, incoraggiante.
"Spero che tu stia meglio. Ascolta… non è che vorreste fare una partita a poker?"
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Ok, Enoch è fuori dalla gabbia e mi sta riempiendo i jeans di peli (in questo periodo ne perde parecchi) mentre rosicchia allegramente l'orlo della mia maglietta. Certo che i conigli sono felici con poco. Voglio essere un coniglio anch'ioooooo…
