Capitolo 20 – Il Sangue, l'Odio e l'Amore

I suoni ti arrivano ovattati e rimbombano nelle orecchie come una cascata d'acqua contro la roccia; l'aria è pesante e calda, umida e puzza di stantio e di vecchio. Hai la pelle bagnata, migliaia di minuscole goccioline d'acqua su ogni millimetro, in ogni respiro.

Cerchi di muoverti, allungare un braccio, girare una gamba, ma ogni gesto è una sferzata di dolore che arriva al cervello come un lampo. Sbatti le palpebre, velocemente, insistentemente, tutto è avvolto da una luce aranciata, da un'aria pesante di vapore e rumori taglienti. Appoggi una mano per terra, roccia, roccia umida e scivolosa; ti fai forza e ti alzi un po' voltando la testa verso quello che sembra un vociare confuso e distante, hai la vista ancora sfuocata e vedi delle sagome, non lontane ma non vicine, come ammucchiate una contro l'altra. Ti guardi intorno e ti abitui alla luce, riuscendo a capire che sei in un luogo chiuso, in quella che sembra essere una caverna, cerchi di tirarti ancora più su e ti accorgi di essere su una piccola isoletta, del diametro di appena un paio di metri, ma tutto intorno a te non c'è acqua ma un fluido arancione e viscoso: lava.

Sei all'interno di un vulcano, alla tua destra senti un rumore forte e sempre meno ovattato adesso che stai riprendendo a pieno i sensi, sul fondo della caverna noti infatti una enorme colata di lava, una cascata ribollente che si getta nel lago su cui sorge il tuo rifugio, la piccola isola su cui ti trovi, collegata al resto da una minuscola passerella di pietra, scavata dal calore del magma e dall'erosione delle gocce d'acqua che cadono dal soffitto evaporando a contatto con il liquido bollente.

Ti metti a sedere riacquistando finalmente il controllo del tuo corpo, stendi le braccia e muovi il collo per riprendere sensibilità.

"Bentornata tra noi Black…" e la voce di Barbossa a riportare la tua attenzione sulla sinistra, alla fine della passerella, se ne sta lì a fissarti con il cappello calato sul viso, le braccia incrociate al petto, il sorriso sghembo che scopre i denti gialli e marci.

Provi a parlare ma la voce non esce subito, e in una frazione di secondo ti accorgi che alle spalle di Barbossa ci sono John, e Clarence, dietro di loro Jack e altri membri della vostra ciurma, accerchiati da altri pirati, probabilmente quelli di Barbossa…

Non sai ancora cosa dire ed incontri solo lo sguardo di Jack, serio, troppo serio per essere il suo, fisso su di te, preoccupato e aggravato da mille pensieri.

"Finalmente possiamo procedere… visto che ti sei svegliata…" continua Barbossa iniziando a camminare verso la parete destra della caverna, a passi larghi facendo risuonale i tacchi dei suoi stivali nell'enorme spazio cavo.

Lo vedi estrarre dalla tasca qualcosa, un baleno, un semplice riflesso ti fa capire che si tratta della pietra, della Lacrima del Diavolo, la lascia pendere per un attimo dal cordino a cui è attaccata fissandola estasiato e poi la prende incastonandola nella parete, in una minuscola feritoia contornata da strane incisioni nella pietra.

Si sente un boato e la lava vicino a te inizia a ribollire, a zampillare e devi ritrarti su te stessa per non rimanere ustionata, in pochi istanti il lago di magma inizia a rimpicciolirsi e capisci che una piattaforma di roccia sta sorgendo dal fondo, facendo defluire la lava sulla sinistra. Il pavimento continua a salire finche ormai la tua piccola isola non è più un'isola ma è circondata da solida pietra e soltanto la metà sinistra del lago, quella in cui si butta la cascata è rimasta liquida.

Poi un altro rumore, assordante questa volta sembra provenire da esattamente sotto di te, senti il terreno tremare e ti butti sulla destra rotolando nel momento in cui la roccia inizia a franare sotto di te; allunghi troppo la mano sfiorando per un secondo una minuscola pozza di lava, sentendo il calore e il dolore lungo ogni nervo la ritrai immediatamente, poi guardi incredula lo spazio su cui eri prima circondata da tonnellate di roccia fusa, lì, ora, da sotto il pavimento franato sta sorgendo un'altra piattaforma con un enorme baule nero come la pece, dagli intarsi dorati e un lucchetto verde, un lucchetto senza serratura…

Nell'esatto istante in cui il baule emerge completamente avverti qualcosa, lo senti distintamente, senti una vampata di calore ustionante poco sopra la fronte, nel punto esatto in cui avevi nascosto il frammento di pietra che ti aveva donato l'immortalità, come se nel momento in cui Barbossa ha usato la gemma per i suoi scopi questa protezione fosse svanita, e la pietra sgretolata con lei. Alzando lo sguardo vedi John che si porta una mano alla testa come se anche lui avesse sentito quell'improvviso lampo di calore dove il suo frammento era nascosto, mentre Jack muove impercettibilmente il capo continuando a tenere su di te lo sguardo.

I passi di Barbossa risuonano ancora una volta, pesanti, e sempre più vicini a dove ti trovi, non fa a tempo a girarti che senti la sua presa sul tuo braccio, ti strattona con forza per costringerti ad alzarti in piedi e poi ti getta contro il baule mentre senti distintamente qualcos'altro che distrae la tua attenzione dal dolore alle costole contro il metallo, la voce di John che grida ribellandosi a qualcosa.

Giri la testa ansimando e vedi che uno dei pirati di Barbossa l'ha preso di peso e lo sta trascinando verso di voi, mentre scalcia e urla, piangendo con un matto.

"Lascialo andare!" ruggisci girandoti di scatto, cercando di allungarti per rubare la spada a Barbossa, per prendere il suo sudicio cappotto e tirarlo contro di te, ma lui è più veloce e i suoi riflessi più pronti dei tuoi e con un gesto semplice e fluido ti sferra un calco all'altezza della mascella facendoti cadere riversa al suolo.

"Non ci provare Truman, non provarci nemmeno…" ribatte mentre ormai il pirata ha portato John accanto a voi; tuo figlio si divincola buttandosi contro di te, le braccia al collo e il viso nascosto nella tua camicia.

"Cosa vuoi?" chiedi scandendo le parole alzando gli occhi in uno sguardo carico di odio contro il tuo nemico di sempre, contro i suoi occhi azzurri e annebbiati che ti fissano arroganti e pieni di presunzione.

"Apri quel baule!" ti intima con un sorriso meschino e tu giri la testa allungando poi la mano sul lucchetto senza serratura, un lucchetto che non puoi e non sai aprire…

"Come?" chiedi tenendo John stretto a te e in pochi istanti la risata di Barbossa riempie la caverna con la sua voce roca e irritante.

Poi è questione di un secondo un semplice secondo in cui la sua mano scivola verso la fondina che tiene attaccata alla cinta del pantaloni, estrae la pistola e come a rallentatore la punta lontano da voi verso gli altri pirati: verso Jack.

È un colpo sordo e secco quello che rimbomba da una parete all'altra, seguito dal tonfo ovattato del corpo di Jack che cade riverso sulla pietra, mentre la sua spada e le sue pistole tintinnano contro il pavimento.

Clarence cerca di sporgersi di buttarsi verso di lui ma due pirati grossi e sdentati lo bloccano fermandolo per entrambe le braccia.

"Jaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaack…" è la tua voce quella che senti spaccarti i timpani come una lama, mentre cerchi di impedire a John di girare il viso e vedere suo padre riverso a terra nella macchia di sangue che si sta allargando sotto di lui.

Cerchi di alzarti, ma ancora una volta Barbossa ti ferma colpendoti con il calcio della pistola alla testa, mandandoti ancora al suolo.

"Apri quel baule Truman…" intima con il tono di chi non ammette risposta.

"Non posso…" rispondi urlando, cercando di ricordare la profezia fatta dallo stregone, il sangue dei suoi più grandi nemici, il loro odio e il loro amore…

"Sì che puoi Black, per aprire quel baule ci vuole il sangue dei miei nemici…" inizia a dire con un sorriso malevole portando lo sguardo su uno dei suoi pirati che gli sta portando la fusciacca insanguinata che Jack portava in vita, la prende e la butta sul baule. "…il loro odio…" continua accucciandosi e prendendo la tua mano, mettendola sopra l'enorme lucchetto ora imbrattato del sangue del Capitano "…e il tuo odio verso di me adesso è talmente grande che potrebbe spezzare qualunque cosa…" commenta quasi fosse divertito "…e il loro amore…" conclude prendendo la mano di John e mettendola sulla tua.

In quel momento senti scattare qualcosa, sotto il tuo palmo, un clic forte e deciso, il lucchetto che si è aperto, Barbossa toglie con forza le vostre mani dalla serratura e con un calcio apre il baule: l'interno è vuoto, e scuro, ma in un solo secondo una luce rossa ma agghiacciante lo riempie seguita da un rumore di ali, come se migliaia di pipistrelli stessero cozzando l'uno contro l'altro alla ricerca di una disperata via di fuga.

Un guizzo, un bagliore più forte degli altri fuori esce dall'enorme forziere e colpisce Barbossa mandandolo a terra mentre le sue grida si perdono per le pareti calde e umide della caverna, seguite dai lamenti strazianti di tutta la sua ciurma.