Capitolo Quattordicesimo
La mattina della partenza Bellatrix si era alzata di buon ora per evitare di dover incontrare i suoi genitori. Raccolse le ultime cose, le infilò nella borsa scolastica di pelle nera, poi decise di nascondere le lettere di James nel posto più sicuro della casa, la stanza di An. Si alzò quindi e bussò alla camera della sorellina.
"Chi è…?" chiese la vocina assonnata di An da dietro la porta.
Bellatrix sorrise, aprì la porta e vide la piccola che la guardava dal suo letto a baldacchino, dal quale pendevano drappi di seta bianca.
"Sono io, tesoro! Scusami se ti ho svegliato, ma devo chiederti un grande favore…"
Andromeda sorrise e si fregò gli occhioni ancora impastati di sonno. Bellatrix si avvicinò e si sedette di fianco alla sorella, accarezzandole i capelli biondi. Poi le mostrò il pacco di lettere.
"Puoi custodirmi queste? Sono le lettere che James mi ha scritto all'inizio della vacanza, ci sono riferimenti a Sirius…" le spiegò, restando sul vago.
La bimba le afferrò con la manina e rispose "Capisco. Non puoi lasciarle nella stanza perché se qualcuno le trovasse saresti nei guai, e lo stesso se dovessero trovarle a scuola…"
Bellatrix annuì, conscia da tempo della perspicacia ed intelligenza della sua sorella più piccola.
"Nessun problema!" Andromeda sorrise mettendo le lettere temporaneamente sotto al cuscino "Però voglio qualcosa in cambio!"
"E sarebbe?" chiese la ragazza sorpresa.
"Che tu faccia pace con Sirius! Siete entrambi depressi ed è stupido perché vi volete bene!" la sorellina sorrise ancora.
Bellatrix arrossì vistosamente. Non si aspettava certo di sentire certi discorsi da An ma annuì lievemente, concludendo "Farò quel che posso…"
La ragazza scompigliò i capelli della piccola e, dopo averla baciata lievemente sulla fronte, uscì. Tornata nella sua stanza raccolse i bagagli e chiamò un elfo domestico per trasportare il baule fino al camino nello studio del padre. Facendo tutto con la massima attenzione, evitando il più possibile di fare rumore, Bellatrix attraversò il corridoio seguita dall'elfo ed entrò nella stanza. La chiara luce mattutina rischiarava lo studio vuoto del padre. Entrandoci, Bellatrix non poté far a meno di pensare alla sera del fidanzamento quando, proprio in quella stanza, aveva fatto l'amore con Sirius.
"Chissà se sarà ancora arrabbiato…" si chiese, riflettendo fra sé.
L'elfo posizionò il baule nelle fiamme verdi del camino ma, quando Bellatrix lo ringraziò, per un pelo non cadde a terra per lo stupore. Non appena si fu ripreso, sul piccolo viso apparve un enorme sorriso, la creatura si inchinò con foga alla padroncina, come mai aveva fatto nella sua vita di servitore e, sempre piegato in due, si allontanò, lasciandola sola. Bellatrix notò una copia del giornale sulla scrivania del padre, la intascò poi, entrò nel camino, afferrò una manciata di polvere volante, la gettò ai suoi piedi e gridò a gran voce la destinazione.
Immediatamente fu avvolta da fiamme verdi. Dopo aver superato numerose uscite, aver intravisto qualche altro mago che volava accanto a lei e aver cozzato più volte braccia e gambe senza sapere contro cosa, atterrò al binario 9 e ¾, incolume. Bellatrix fissò l'orologio. Dato che dovevano trascorrere altre tre ore prima che il treno partisse, si sedette a sfogliare la copia della "Gazzetta del Profeta" che aveva trovato nello studio del padre.
Due ore e mezza dopo, Bellatrix era arrivata a pagina venti. Sbuffando per la noia si scostò una ciocca di capelli dal viso, mentre la sua attenzione, prima concentrata su un articolo che parlava della morte di una ricca collezionista avvelenata dalla propria elfa domestica, si spostò su un annuncio lampeggiante che si trovava sulla sua destra. Non appena la ragazza si accorse che era l'annuncio del suo eminente matrimonio con Rodolphus, Bellatrix appallottolò il giornale e lo scagliò il più lontano possibile.
"Ecco perché lo aveva conservato!" si disse fra sé, indignata.
Alzò poi lo sguardo e notò che il binario, mentre lei era immersa in una febbrile lettura, si era a poco a poco riempito di studenti accompagnati dai propri famigliari, pronti per il ritorno ad Hogwarts. Restando nella posizione nascosta alla folla dove si trovava, riuscì a scorgere Sirius e i suoi tre amici che passeggiavano discorrendo tra loro lungo il binario. Davanti Sirius e Remus parlavano animatamente. Il primo, rosso in viso, sembrava alquanto alterato mentre il secondo, che procedeva a testa bassa, appariva dispiaciuto e sconsolato. Alle loro spalle, James e Peter ridacchiavano fra loro, ignorando il discorso che turbava i loro amici. All'improvviso Sirius, come accorgendosi di essere osservato, si voltò nella direzione di Bellatrix e la guardò attraverso la gente che passava avanti ed indietro. Dopo un paio di secondi, mostrandosi indifferente, si voltò di nuovo verso Remus e seguendo l'amico, salì sul treno.
La folla attorno a lei aumentava e, alla fine, anche Bellatrix si trovò costretta a mischiarsi ad essa, per salire sul treno. Ben presto, mentre la ragazza cercava un posto libero dove sedersi, il treno, fischiando, lasciò la stazione di Londra, puntando verso nord. Attraversò numerosi vagoni quando, voltandosi a guardare in uno scompartimento, notò Sirius e i suoi amici. I quattro però non erano soli. Infatti, di fianco a James stava Lily ma, la cosa che la sconvolse di più, fu la visione di una bionda che chiacchierava animatamente con Sirius. Bellatrix, sconvolta, fissò il cugino per un paio di secondi e lui, non appena si accorse della presenza di lei, appoggiò una mano sulla schiena della bionda, tirandola verso di sé. Bellatrix sentì la rabbia montare e, dopo avergli gettato uno sguardo d'odio, si allontanò in gran fretta.
Molti studenti, vedendola incedere con quello sguardo, si appiattirono sui lati dello scompartimento per farla passare, evitando di creare occasioni, attraverso le quali la bellissima nonché irata ragazza avrebbe potuto sfogarsi. Infine, dopo aver provocato la paura in numerosi ragazzi compreso Paciock che, non appena l'aveva vista arrivare in lontananza si era nascosto come meglio poteva dietro la gabbia del suo rospo, Bellatrix trovò uno scompartimento vuoto, si accomodò e vi rimase a rimuginare per tutto il resto del viaggio.
"Mi dispiace per An…" si disse, concludendo il ragionamento mentale che era durato tutto il viaggio di ritorno "…ma l'ultima cosa che si merita è che io cerchi di fare pace…Si vede com'è depresso…" aggiunse fra sé tirando un pugno al vetro della porta dello scompartimento, mettendo in fuga una decina di studenti che stavano passando nel corridoio in quel momento. Poi, arrivata alla stazione di Hogsmead, salì su una carrozza che la portò al castello dove, senza cenare, si ritirò nella sua casa.
Sirius era davvero irritato. Dopo che aveva lasciato la festa di fidanzamento, aveva vagato nel giardino della residenza degli zii, fumando mentre aspettava che anche James lasciasse la festa. Vedendo che il tempo passava e che l'amico non si faceva vedere, si riavvicinò alla casa. Senza averne intenzione, all'improvviso si ritrovò sotto al balcone dove si trovava Bellatrix. Dalla posizione in cui si trovava non poteva sentire ciò che si dicevano ma, riusciva a distinguere chiaramente il sorriso che Bellatrix rivolgeva a Rodolphus. Sentì che la rabbia stava di nuovo montando. Quando vide il bacio, l'ira trattenuta per tutta la sera scoppiò senza preavviso. Incapace di controllarsi, si era tramutato in un grosso cane nero e, nella foga, aveva messo in fuga le miriadi di gnomi da giardino che infestavano il parco della residenza.
Molte ore più tardi, mentre James attraversava il parco lasciando la festa, interrogandosi su che fine avesse fatto l'amico, un rumore era improvvisamente arrivato alle sue orecchie. Incuriosito, si era fatto largo fra gli alberi e aveva scorto un grosso cane nero con uno gnomo trattenuto per i vestiti, tra i denti. Gli occhi scuri del cane si erano subito rivolti sul ragazzo e l'animale, dopo aver scaraventato lo gnomo lontano con un poderoso colpo del collo, aveva fissato a lungo James.
"Andiamo a casa…" aveva detto la voce del ragazzo, voltandosi mentre il cane tornava umano.
"Va bene…"
La voce di Sirius era suonata stanca e depressa. James si era voltato e aveva messo un braccio sulla spalla dell'amico.
"Coraggio amico…sai che lei pensa solo a te…" disse cercando di consolarlo.
"Sinceramente non ne sono più tanto sicuro…" concluse Sirius, precipitando poi in un innaturale silenzio mentre percorreva con James il resto della strada che li avrebbe portati alla residenza dei Potter.
La Signora e il Signor Potter erano ancora alzati quando i due ragazzi entrarono. La Signora, una sorridente donna di mezza età dai capelli e gli occhi neri stava seduta in salotto ascoltando il marito, un rubicondo uomo dalla faccia simpatica che assomigliava spaventosamente a James, mentre leggeva un libro, sprofondato in una poltrona.
"Siamo a casa…" aveva esordito James entrando, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
"Bentornati!" esclamò la Signora Potter alzandosi, mentre il marito si toglieva gli occhiali da lettura e chiudeva il libro.
I due ragazzi erano entrati nel salotto ed entrambi si erano accomodati sul divano, Sirius accasciandosi sopra ad esso poco elegantemente.
I genitori e James conversarono un poco sulla serata appena trascorsa ma, vedendo che invece Sirius si era rinchiuso in uno strano silenzio, cosa che accadeva raramente, la signora Potter, sorridendo, li invitò ad andare a dormire.
"E' meglio che andiate adesso, ragazzi, si è fatto tardi…" disse alzandosi e accompagnandoli fino ai piedi della scala.
Il marito si alzò e fu subito dietro di lei.
"Buona notte, cari." continuò la Signora Potter, seguendo con lo sguardo i due ragazzi mentre salivano i gradini. "Vedrai che domani andrà meglio, Sirius." concluse infine, incoraggiante.
Il ragazzo si era lentamente voltato e aveva visto un dolce sorriso dipingersi sul volto della madre di James e il padre di lui che gli strizzava amichevolmente l'occhio.
"E' così che dovrebbero essere dei veri genitori…" si disse fra sé, mentre un timido sorriso appariva sulle sue labbra.
Ma nonostante le cure e la certezza di essere finalmente tornato in famiglia, la malinconia e il senso di frustrazione per come erano andate le cose, rimaneva. Una mattina però, vedendosi seduto ad un tavolo a leggere un libro mentre fuori James giocava a Quidditch, Sirius aveva avuto un illuminazione.
"Ma che cosa sto facendo?" si era chiesto all'improvviso "Non è assolutamente da me tutto questo! Devo reagire, maledizione!" e, dopo aver scaraventato il libro il più lontano possibile, era corso fuori ad unirsi al gioco dell'amico.
Questo repentino cambiamento di atteggiamento aveva fatto piacere a tutti i rimanenti membri della famiglia. Finalmente si era ricreata la solita atmosfera e il resto della vacanza poté passare abbastanza serenamente. Sirius si era gettato con anima e corpo in ogni stratagemma che James e i suoi genitori inventavano, cercando di tenere sempre la mente occupata, evitando di pensare il più possibile a Bellatrix.
Poi un giorno, Lily si era presentata a casa di James con un'amica e fu così che Sirius conobbe la ragazza bionda che Bellatrix vide poi, con lui, sul treno. Si trattava di una ragazza spigliata e carina ma, quando James chiese all'amico che cosa ne pensasse, lui rispose come se fosse la cosa più normale del mondo
"Niente."
"Come niente?" riprese James, scandalizzato dalla risposta dell'amico.
"Niente." concluse ancora Sirius riflettendo poi fra sé "Paragonata a Bella, la sua vicinanza non mi fa sentire niente…"
Nonostante questo avevano trascorso in quattro gli ultimi giorni delle vacanze e anche il viaggio sul treno. Poi, non appena a scuola, si erano separati e si era ricreato il solito circolo di amici. I quattro ragazzi si erano parecchio divertiti durante la cena di ritorno ma, anche se cercava di controllarsi, Sirius non riuscì a resistere alla tentazione di vedere il bel viso della cugina, dopo tanto tempo. Spostò quindi lo sguardo verso il tavolo di Serpeverde ma, nonostante avesse percorso tutta la lunghezza del tavolo più volte, non riuscì a trovarla. Infine, dopo essersi rassegnato al fatto che non ci fosse, abbassò lo sguardo sul piatto e lo fissò fino a quando non venne l'ora di andare al dormitorio. Entrato in camera, si distese fra le lenzuola, riflettendo su Bellatrix come non faceva più da tempo.
"Possibile che fosse talmente arrabbiata da saltare la cena?" si chiese fra sé, preoccupato per la cugina.
Lanciò una rapida occhiata alla stanza e, vedendo che gli altri dormivano serenamente, si rassegnò a passare da solo una notte insonne, a rigirarsi nel letto.
Il risveglio fu traumatico. James e Remus dovettero scuoterlo per lunghi minuti prima che Sirius, addormentatosi pesantemente allo spuntare dell'alba, aprisse gli occhi.
"Che c'è…?" chiese, fregandosi gli occhi nel tentativo di tenerli aperti.
"Niente…" rispose Remus sarcastico mentre terminava di vestirsi "…solo qualche ora di lezione…"
Sirius sorrise e, anche se controvoglia, si alzò incominciando a prepararsi.
"Sembra che ti sia passato sopra un drago…" iniziò James, dopo che si furono seduti al tavolo per la colazione, guardando il viso dall'aria sbattuta dell'amico.
"Beh, sai, stanotte ne sono passati un'intera mandria nella stanza mentre voi dormivate…" disse Sirius sarcastico, riferendosi metaforicamente ai suoi problemi.
"Cosa? Cavolo, io me lo sono perso!" disse Peter, sinceramente convinto che fosse vero e tremendamente dispiaciuto per esserselo perso.
James e Sirius si guardarono un paio di secondi negli occhi e poi scoppiarono a ridere mentre Remus, dopo aver scosso la testa incredulo di tanta ingenuità, spiegò a Peter che Sirius aveva solo fatto una battuta. Peter arrossì vistosamente e, non sentendosi all'altezza, rimase in silenzio per tutta l'ora di Storia della Magia e di Erbologia.
Arrivata l'ora di pranzo, finalmente si decise a riaprir bocca facendo tornare tutto alla normalità. Però, non appena seduto al tavolo, Sirius si ricordò nuovamente di Bellatrix e ricominciò a cercarla al tavolo dei Serpeverde.
"Accidenti!" esclamò a gran voce, dopo averlo controllato tutto. "Ma dove si è cacciata?" chiese spazientito.
"Ti riferisci a Bellatrix?" chiese James, iniziando anche lui a controllare il tavolo di Serpeverde.
"E a chi se no?" rispose Sirius, spazientito.
"Ehi, Felpato, calmati!" iniziò Remus, abbassando il libro di incantesimi e volgendo lo sguardo su Sirius "Non c'e bisogno di prendersela con noi!"
Sirius sospirò "Scusa…" prima di iniziare a frugare nella borsa di James in cerca della mappa del malandrino.
"Ma quello accanto a Lumacorno non è il fidanzato di Bellatrix?" esclamò il proprietario della borsa a gran voce, attirando l'attenzione degli altri tre sul ragazzo dai capelli castani che discuteva animatamente al tavolo degli insegnati.
Sirius lo fissò con uno sguardo carico d'odio "Si…" poi, per evitare di alzarsi e iniziare ad insultarlo pubblicamente, si rituffò alla ricerca della mappa. "Ma dove cavolo è finita?" chiese a voce alta.
Remus come se stesse parlando con se stesso, senza alzare lo sguardo dal libro, disse "Se stai cercando la mappa…è nella tua borsa!"
"Ah!" esclamò Sirius, lasciando immediatamente la borsa di James e iniziando a guardare nella sua.
"Eccola finalmente." poi gettò un'occhiata a Remus che stava ancora guardando il libro e disse "Grazie."
Sirius si alzò, la mappa in mano, pronto a consultarla non appena fuori dalla sala grande. Mentre usciva, gettò una rapida occhiata al tavolo dei professori e vide che anche Rodolphus era sparito.
"Ma dove diavolo si è cacciato anche lui…" iniziò, mentre apriva la mappa, incuriosito dalla repentina scomparsa del rivale ma, dopo che l'ebbe consultata, scoprì che la risposta era lì. Sulla mappa, in riva al lago, infatti, c'erano due nomi, Black e Lestrange.
Continua…
