Capitolo Ventiduesimo

Rodolphus si era accomiatato da Lucius senza dire una parola, consapevole che, se avesse detto qualcosa, avrebbe solo finito per aggravare la situazione. Infatti, riteneva superfluo chiedere all'amico perché lo avesse cacciato in quel guaio.

Il ragazzo si passò una mano stanca fra i folti capelli castani. Gli bastava chiudere gli occhi per intuire il modo in cui Lucius aveva conosciuto il Signore Oscuro. Come un film, vedeva dietro le sue palpebre i tavoli seminascosti dall'oscurità, la sporcizia accumulata da generazione e, senza chiedersi nemmeno perché pensava questo, sapeva che era stato alla Testa di Porco che il destino dell'amico era cambiato. Gli sembrava quasi di vederlo, lo spavaldo Lucius, ubriaco, mentre intratteneva la poco raccomandabile clientela. Probabilmente aveva esclamato a gran voce, tenendo un bicchiere di Whisky Incendiario semivuoto nella mano "Le cose andrebbero meglio, senza tutti questi sporchi mezzosangue tra i piedi!" In quel momento, Rodolphus immaginò con sicurezza un luccichio negli occhi di uno sconosciuto. Poi, quasi certamente, Lucius aveva barcollato ed era caduto nella sporcizia, scatenando un repentino scoppio di risa fra coloro che lo ascoltavano. Lo sconosciuto doveva averlo aiutato ad alzarsi e, dopo avergli dato ragione, doveva averlo condotto fuori dal locale, nella notte. Infine, il tutto terminava con un sorriso gelido dipinto su un viso sottile.

Rodolphus lasciò che la sua mano tornasse di nuovo a scompigliargli i capelli, per cancellare la scena che aveva appena vissuto. Sbuffò e aprì gli occhi, fissando il cancello di Hogwarts. La carrozza si era allontanata da tempo ma lui era rimasto lì, immobile, anche nei propri pensieri. Solo quando, a poco a poco, il freddo ebbe lambito completamente la sua figura riportandolo alla realtà, il ragazzo si decise a muoversi in direzione del castello.

"Buongiorno…" disse la ragazza, con voce dolce, aprendo gli occhi e incontrando lo sguardo dell'amato, disteso nel letto accanto a lei.

"Buongiorno a te, Bella…" rispose lui, levandole alcune ciocche di capelli corvini dal viso.

Bellatrix sorrise raggiante a Sirius e riappoggiò il viso sul petto nudo di lui. Il ragazzo le spostò delicatamente la chioma, rivelando la pelle candida della schiena ed iniziò ad accarezzarla. Per tutta risposta, lei gli depose un bacio leggero in mezzo al petto, dove sentiva battere il suo cuore.

"Come si sta bene qui…" iniziò il ragazzo, gettando un'occhiata alla stanza circostante.

Presi dalla gioia di stare insieme, la sera precedente, si erano rincorsi per i corridoi, ridendo come due bambini. Ricordava il bel volto di Bellatrix, accaldato per la corsa, le guance rosse, gli occhi luccicanti e il sorriso luminoso. I capelli corvini muoversi nell'aria e incorniciarle il volto quando si era voltata di scatto, ridendo a guardare il cugino che la inseguiva. Alla fine, era riuscito ad afferrarla e l'aveva intrappolata a terra. Avevano riso per cinque minuti, guardandosi in faccia, lui sdraiato sopra di lei, i corpi scossi dalle risa. All'improvviso però entrambi avevano fatto silenzio e si erano scrutati a lungo negli occhi, come per arrivare fino all'anima. E, con altrettanta rapidità, senza nemmeno rendersene conto, si erano ritrovati a baciarsi, senza più alcun controllo. A Bellatrix pareva di essere in un sogno, sentiva solo le labbra di Sirius premute contro le proprie, la lingua di lui che si intrecciava con la sua.

"Sirius…" mormorò, quando lui abbassò il volto per baciarle la pelle del seno che si intravedeva attraverso la camicetta aperta, senza che lei se ne fosse resa conto.

Lui alzò il volto, gli occhi offuscati dal desiderio, fissi in quelli di lei. Immediatamente l'attenzione della ragazza si spostò, suo malgrado, sulle labbra del cugino e, scordando ciò che doveva dire, le aveva ricongiunte con le proprie. Avevano continuato a stringersi, ad abbracciarsi, scordando il posto compromettente dove stavano per consumare il loro amore. Ma, quando Bellatrix sentì le mani di Sirius sfiorarle il pizzo delle mutandine, reclinò il capo e, guardando per il corridoio, si rese di nuovo conto di dove si trovassero.

"Sirius…" lo interruppe ancora, stavolta con più decisione.

"Dimmi…" rispose lui, rubandole un altro bacio, prima di lasciarla parlare.

"Amore…non possiamo farlo…"

Sirius sbarrò gli occhi stupito "Cosa?!?" chiese, dimentico del resto del mondo "Ho forse fatto qualcosa che…" iniziò un po' preoccupato.

Bellatrix sorrise, si alzò e lo aiutò a fare altrettanto. "No, tesoro…E' solo che, senza accorgercene, stavamo per farlo nel corridoio…" gli spiegò lei, riportandolo alla realtà.

"Dio!" esclamò il ragazzo passandosi una mano fra i capelli corvini, così simili a quelli della cugina. "Perdonami…" continuò "E' solo che quando ti bacio, non capisco più nulla…"

La ragazza sorrise "Andiamo, allora…" concluse, sistemandosi un po' i vestiti, prima di afferrarlo per il braccio.

"Dove…?" chiese lui, completamente sconcertato.

"In un posto dove nessuno ci scoprirà…" rispose lei, sorridendo maliziosamente.

Avevano così raggiunto quella che lei aveva chiamato 'La stanza delle Necessità' e, di nuovo presi dalla passione, si erano amati sul grande letto che si trovava al centro della camera, senza che Sirius avesse nemmeno dato un'occhiata intorno.

"Ovviamente, la bellezza di Bella, oscura tutto il resto…" si era detto fra sé quella mattina, lasciando finalmente vagare lo sguardo per tutta la stanza.

Era una camera calda e accogliente. Il pavimento, in parquet, era ricoperto in diversi punti da morbidi tappeti arabi. Qua e là c'erano dei cuscini del colore dell'oro, del rubino e dello zaffiro, raggruppati in gruppi. Oltre ad essi nella stanza c'era solo il letto in cui i due ragazzi giacevano. Il letto, di legno scuro lucidato, aveva le lenzuola bianche che rimandavano ai numerosi veli candidi che pendevano dal baldacchino.

Sirius, il lenzuolo tirato fino al linguine, lasciò scorrere di nuovo le dita sulla pelle di Bella, lentamente.

"Si sta davvero bene qui…" disse ancora, gettando un'occhiata all'amata che, completamente rilassata, stava per addormentarsi.

"Restiamo qui…e chi se ne importa delle lezioni…" continuò, parlando a sé stesso a voce alta, convinto che Bellatrix, già addormentata, non lo stesse ascoltando.

La ragazza si mosse lentamente contro il suo petto e mormorò con voce assonnata "Che lezioni? E' domenica…"

Sirius sorrise e le accarezzò i morbidi capelli "Nei tuoi sogni forse…"

Subito Bellatrix si mise a sedere, perfettamente sveglia, fissandolo in volto "Davvero?!?" chiese, mentre il lenzuolo che la copriva scivolava piano giù dal suo corpo.

Il ragazzo la fissò un paio di secondi basito, poi annuì, incredulo. L'amata, completamente nuda, saltò giù dal letto e si mise a raccogliere i vestiti che lui, la notte prima, le aveva tolto e gettato in varie parti della stanza. Iniziò a vestirsi e, dopo aver imprecato perché non riusciva a trovare l'orologio, chiese al cugino se sapesse che ore fossero. Sirius si alzò lentamente e, senza preoccuparsi di mettersi qualcosa addosso, si mosse in direzione di un luccichio dall'altra parte della stanza. Trovò l'orologio e disse "Le nove, Bella."

"Accidenti!" imprecò ancora la ragazza "Proprio oggi che abbiamo un esame preliminare di Pozioni!"

Non appena ebbe pronunciato quelle parole, il viso di Sirius si irrigidì per un istante e anche lui incominciò a cercare i propri vestiti.

Due minuti dopo, Bellatrix era pronta. Gettò un'occhiata al cugino e, arrossendo, si rese immediatamente conto che indossava solo la biancheria intima. "Ma che fai?" chiese "Perché non ti vesti? Non volevi accompagnarmi fino all'aula, per paura che potessi incontrare Rodolphus?"

Sirius le gettò un occhiata irritata "Vorrei! Ma non riesco a trovare i pantaloni!" rispose stizzito.

"Beh, allora andrò da sola…" concluse lei rassegnata, cercando di celare un sorriso.

"Ma…" iniziò subito lui, interrompendola.

"Niente ma!" continuò Bellatrix, impedendogli di continuare. "E' una prova importante ed io sono già in ritardo. E' più di una settimana che Rodolphus non si fa vedere in giro…potrebbe benissimo essersene tornato a casa!"

"Illusa…" esclamò il cugino, continuando a guardarsi intorno in cerca dei propri pantaloni.

"Comunque sia…" cominciò la ragazza avvicinandosi a lui e sfiorandogli una guancia con la mano "Anche se è innegabile che il tuo corpo sia davvero eccitante, non credo che sopporterei di vedere le altre ragazze posare i loro occhi su ciò che voglio essere l'unica ad avere il privilegio di vedere…" concluse allusiva, abbassando un secondo lo sguardo sul contenuto delle mutande di lui, prima di guardarlo in faccia e sorridere.

"Scema..!" concluse Sirius, baciandola e lasciandola andare. "E' meglio che vai, allora…"

"Ok…" rispose lei e, non appena ebbe messo le mani sulla porta, ricominciò "Sai, Sirius, per quanto riguarda i tuoi pantaloni…"

Il cugino smise di guardarsi intorno e posò lo sguardo su di lei, incitandola a continuare.

Bellatrix rimase in silenzio per un paio di secondi, per poi concludere dicendo "…credo che siano ancora nel corridoio…dove te li sei abbassati ieri sera…" e, dopo averlo visto impallidire, sorrise di nuovo maliziosa, chiudendo la porta dietro di sé.

La ragazza percorse il tragitto di corsa fino alle segrete, ignorando le persone che camminavano per i corridoi, sorridendo fra sé per la faccia di Sirius. Giunse finalmente all'aula di Pozioni. Stava per entrare quando, una voce a lei ben nota, la fece sussultare.

"E' da tanto che non ci vediamo, tesoro…"

Quando Bellatrix si voltò per fronteggiarlo, il sorriso divertito di poco prima era solo un ricordo.

Continua…