"Sei davvero pesante per essere così magro, Nii – san."
Akira, sulla quasi cima del grosso albero di Natale nel salotto di Madara, rise a crepapelle sentendo la protesta di Sasuke. Stava tra le braccia di Itachi che era, a sua volta, in braccio a Sasuke. Quella specie di torre umana era stata necessaria per il nuovo e divertentissimo gioco appena scoperto da Akira. Kakuzu e Madara erano sempre stati soliti addobbare l'albero di Natale in modo tradizionale, con fini decorazioni in vetro e candeline di cera rossa al posto delle lampadine elettriche. Non appena il bambino lo aveva saputo, aveva preteso un'accensione straordinaria di tutte le candeline dedicata solo a lui, per poi divertirsi a spegnerle una per una soffiandoci su come una torta di compleanno mentre guidava Zio Tachi al millimetro verso le fiammelle dicendo acqua e fuoco.
Solo che Madara e Kakuzu non si erano mai accontentati di un abete che non fosse alto almeno due metri, ma guai se Akira non fosse arrivato a soffiare anche sull'ultima candelina.
"Non ti facevo così rammollito dopo anni di allenamenti, Otouto. E poi ricordati che siamo in due qua sopra." Itachi fece prontamente l'occhiolino ad Akira, uno più canaglia dell'altro quei due.
La canzonatura di Itachi fece partire la consueta risata soffocata che Shisui non riusciva a non farsi scappare dal naso.
"Se vuoi ti aiuto io, Sasuke." L'energica pacca ricevuta da Kisame contribuì a farlo traballare ancora di più innescando il suo solito broncio seccato.
L'effetto domino era ormai scattato, Shisui e Yahiko avevano smesso di provare a nascondere gomitate nelle costole e risatine. Sasuke, che si era sentito sull'orlo dello sbottare, riuscì a riprendersi in tempo. Il broncio si trasformò in un sorriso lievemente asimmetrico.
"Sai, puoi venire qua in attimo per favore?" Sasuke richiamò il secondo ginnasta volante che smise di giocare con Akamaru e Kiba per raggiungerlo.
"Ti dispiacerebbe abbassarti un poco?"
Sai ubbidì alla richiesta di Sasuke senza replicare curioso, come gli altri, di vedere che cosa aveva intenzione di fare. Si ritrovò con Itachi appioppato sulle spalle con tanto di Akira al seguito.
"È un lavoro da acrobati questo, lo lascio fare a voi." replicò Sasuke iniziandosi ad arrotolare lentamente le maniche della camicia celeste dopo aver sbottonato, con molta calma, i polsini.
Sasuke partì così di scatto da far arricciare il rosso tappeto natalizio che aveva sotto ai piedi, Shisui fu afferrato da un lembo maglione mentre Yahiko fece in tempo a fuggire infilando il portone d'ingresso, l'eco dei suoi passi scricchiolanti sulla ghiaia del vialetto continuava ad arrivare anche dopo che fu lontano diversi metri.
"E ora chiedi scusa" intimò Sasuke al cugino che era finito accartocciato sul pavimento preso in una mossa di Taekwondo.
"Madara, non sapevo che tu avessi insegnato qualcosa anche a lui." si lagnò Shisui con il viso distorto in un'espressione di dolore e completamente immobilizzato.
"Sasuke impara qualunque cosa molto in fretta, mi è bastata una sola giornata con lui" rispose sorridente Madara giustamente fiero del cugino più giovane.
"Chiedi scusa" Insistette Sasuke aumentando la stretta fino a fare scricchiolare la spalla di Shisui.
"Va bene, scusa. Non riderò mai più, mi dispiace, cugi." Shisui si lamentava con il viso sempre più deformato.
Sasuke, ottenuta la sua umiliazione davanti a tutti, lo lasciò andare permettendogli di rialzarsi in piedi: "Lo stesso vale per Yahiko se non volete ritrovarvi entrambi con tutte le ossa rotte."
Madara sorrise ancora completamente felice e appagato di vedere quella piccola e divertente schermaglia tra i suoi cugini. Aveva tutto. Shisui e Yahiko erano ritornati i soliti mattacchioni, Madara fu infinitamente grato che i terribili raggiri e ricatti di cui era finito vittima Shisui non fossero finiti con il cambiarlo irreversibilmente. E con lui tutti gli altri. La loro fiducia nella vita e nell'avvenire non era stata spenta e nessuno mai avrebbe avuto questo potere, nemmeno il peggior criminale della terra.
I ricordi di quanto accaduto durante il salvataggio di Akira erano ritornati lentamente ma tutti, fortunatamente in quei momenti Madara era stato stretto saldamente tra le braccia di Kakuzu che lo aveva aiutato a non essere investito da quella specie di treno in corsa. Rendersi conto di aver guardato la morte in faccia ha il potere di cambiare qualunque persona, anche la più forte, è inevitabile. Si tratta di un qualcosa che solo chi lo ha provato sulla propria pelle può comprendere pienamente. L'approccio con gli avvenimenti della vita cambia, si diventa più prudenti e protettivi verso sé stessi e il prossimo. Molte difficoltà che prima sembravano montagne invalicabili si trasformano improvvisamente in granelli di polvere, le scelte si fanno più ponderate ma prive di qualunque dubbio. L'essenziale, è non perdere mai il sorriso. Il marito non lo aveva mai abbandonato attimo, nemmeno quel giorno di Natale lo stava facendo. Era stata di Kakuzu, infatti, l'idea di trasferire la tavolata del pranzo direttamente lì in salotto per non far spostare Madara dalla sua comoda posizione sul divano.
La ferita fisica gli faceva ancora male, Kakuzu si prendeva cura di lui ogni giorno con le medicazioni e le bende, Madara si scioglieva d'amore ad ogni suo tocco. Quell'uomo gli aveva salvato la vita e lo aveva fatto perché lo amava; così tanto da perdere la ragione. Kakuzu gli aveva raccontato proprio tutto.
Nonostante non potesse quasi camminare, Madara quella mattina era sceso al piano terra della casa abbandonando la stanza da letto che stava a quello superiore. Aveva impiegato un'infinità per scendere la scalinata di cotto rosso con l'aiuto del marito tra smorfie di dolore e pause forzate, anche il bagno si trovava al piano di sopra per cui Madara aveva già messo in conto di dover ripetere il tutto per diverse volte durante la giornata. Tuttavia era ben lieto di fare questo ed altro per avere la casa piena della famiglia e degli amici.
Lo sguardo gli cadde sulle due bottiglie del suo vino bianco che erano state posizionate sulla tavola, la condensa formatasi sul vetro testimoniava la loro freschezza. Occhio di diamante aveva da poco abbandonato la cantina per iniziare il suo percorso nel mondo decorato della sua bellissima etichetta con su disegnato un elegante occhio argentato. Era ancora troppo presto per avere gli effettivi dati del suo successo di vendita, ma Madara sorrise ancora di estrema beatitudine. Aveva tutto.
Dal portone d'ingresso giunsero dei piccoli tonfi sordi, poi un lieve sfregamento, poi di nuovo colpi. Gli inconsueti rumori fecero calare il silenzio nel salotto di Madara.
"Qualcuno potrebbe venire a darci una mano, per favore?" la voce di Naruto, che era arrivato in quel momento, trapassò lo spesso legno "Ehm… preferibilmente due persone forti."
Kisame e Kakuzu non se lo fecero ripetere due volte avviandosi verso la porta. Fu necessario sbloccare anche il piccolo battente fisso per permettere a quello, che a prima vista sembrava un grosso quadro coperto da un drappo di raso rosso, di fare ingresso nella stanza per essere posizionato in modo che tutti lo potessero vedere. Naruto e Nagato si misero ai lati sorridenti attendendo il giusto momento per spiegare.
"Potrei avere la vostra attenzione solo un secondo?" il biondo era stato costretto ad alzare la voce per farsi udire da tutti presenti.
"Ehi, prima di tutto buon Natale" Deidara era balzato fuori all'improvviso non si da sa dove per andare a salutare sorridente Naruto e Nagato "E poi sarà il caso che tu la smetta di ammorbarci con i tuoi mega discorsi dal momento che tra una manciata di giorni non sarai più il sindaco."
"Hai ragione, a mia disposizione ho ormai solo poche ore" continuò Naruto sereno "Tuttavia, ho deciso di utilizzare il mio tempo fino alla fine per farvi il mio regalo."
Con un piccolo movimento delle mani, Naruto e Nagato fecero scivolare in terra il drappo rosso scoprendo una grossa targa dorata.
IL SINDACO NARUTO UZUMAKI RICORDA PER SEMPRE GLI EROI DEL 10 DICEMBRE SCESI IN PRIMA LINEA
Madara Uchiha
Itachi Uchiha
Sasuke Uchiha
Choji Akimichi
Un ringraziamento speciale va alla squadra dei volontari, alla dottoressa Tsunade Senju e al ricercatore Kabuto Yakushi.
Naruto sospirò, gli occhi azzurri divennero lucidi anche se di gioia. Sebbene la sua voce divenne più bassa non perse l'entusiasmo: "Ne ho fatte istallare altre due in città, una alla piazza della ruota panoramica e l'altra sulla facciata del Municipio. Ma questa… ho ritenuto giusto che restasse in casa di colui che ha dato di più."
Gli occhi di Madara, invece, si riempirono di lacrime di commozione mentre riceveva l'abbraccio del sindaco, un caloroso applauso e gli scatti del fratello Izuna.
Kakuzu e Kisame posizionarono il bellissimo regalo del sindaco al fianco del camino acceso e scoppiettante; orgoglio del padrone di casa, sarebbe rimasto là per sempre diventando la prima cosa notata da ogni nuovo ospite subito dopo aver varcato il portone.
"Perché non sei voluto comparire nella lista?" chiese Nagato al marito mentre brindavano con il gradevole e aromatico vino bianco Occhio di Diamante prodotto da Madara e battezzato perfettamente da Shisui "C'eri anche tu là, il furgone di Hiruzen si è fermato grazie a te."
Naruto si massaggiò la nuca guardando in basso come se fosse in imbarazzo sentendo il complimento: "Questo lo dici tu. Io sono il primo in alto scritto in caratteri cubitali."
Lo sguardo di Nagato si addolcì, poi afferrò Naruto per il colletto della camicia per costringerlo a baciarlo. Era orgoglioso di lui, qualunque altra persona al suo posto avrebbe fatto presto a trasformarsi in un pallone gonfiato.
"Sono fiero di te, amore mio." Kisame cinse delicatamente la vita sottile di Itachi facendoselo aderire al corpo possente, lo guardava dolcemente e con ammirazione nonostante il moro ancora non potesse vederlo.
"Credo che in realtà il mio sia stato il compito meno doloroso di tutti" rispose Itachi ricambiando l'abbraccio e appoggiando la testa sul petto di Kisame "Io non ho visto quanto accaduto a Madara. Al contrario degli altri, ogni terribile immagine mi è stata risparmiata."
"Farti ammettere di avere un merito è l'impresa più ardua del mondo, vero razza di mascalzone?" Kisame sorrise baciandolo sulla testa con gli occhi luccicanti di venerazione.
Mascalzone come pochi ma infinitamente adorabile.
"Piccolo lazzarone, abbiamo proprio bisogno che tu ci venga a dare una mano in cucina invece di continuare a battere la fiacca" Rin, con tanto di grembiule, mani sui fianchi e mestolo di legno, si era affacciata in salotto per richiamare il figlio; più che altro per averlo sott'occhio evitando che combinasse più guai del dovuto.
Akira smise all'istante di appannare con il fiato la targa dorata appena donata da Naruto. Terminò così anche la sua opera di decorarla con le manine impiastricciate dello zucchero dei dolcetti che, di tanto in tanto, sgraffignava di nascosto dal papà a da Zio Sas'ke.
"Non riesco quasi a mettere insieme due passi" sbuffò Konan sfilandosi il grembiule e crollando su una sedia della cucina.
"Tesoro, è completamente normale" la rassicurò Rin con un dolce sorriso "Guai a te se ti vedo alzarti ancora di lì."
La donna dai capelli blu annuì di ringraziamento verso l'amica, poi gli occhi di miele si spostarono su Sasuke e Sakura. Lei era lì, come anche Sarana, che dava una mano ai fornelli mentre il marito non faceva altro che sogghignare rubando il ripieno dei ravioli dalla ciotola o passandole qualche piccolo dolcetto. Sasuke aveva lasciato tutti gli altri in salotto per venire lì a non staccare mai gli occhi di dosso dalla moglie. Ogni tanto le sfiorava i capelli o il sedere. Konan scosse la testa felice e pensando che sarebbe stato meraviglioso se Akira avesse potuto avere qualche altro amichetto.
Akira fece irruzione di corsa nella cucina con il suo sorriso sbarazzino che parve arrivare prima di lui. Si arrestò di colpo, lo sguardo fisso su Konan, tirò fuori la punta della lingua iniziando a fare qualche passo verso di lei con l'espressione di chi sta per combinare qualche marachella. Si arrampicò in grembo alla donna senza che nessuno dei due perdesse il contatto visivo e il sorriso.
"Come si chiama?" esordì il bambino nella sua cristallina semplicità puntando un ditino verso la pancia di Konan.
"Amore, ancora non lo so. È piccola, abbiamo tempo per pensarci" Akira non vedeva l'ora di conoscere la sua mini compagna di giochi, questo riempì il cuore di Konan di gioia mentre gli rispondeva ridendo allegramente.
"La mia nonna si chiamava Aiko" il visino di Akira si fece serio "Era la mamma del papà e lui ha una foto appesa in salotto. Il mio nome assomiglia al suo, lo ha deciso lui."
"Aiko. Ma lo sai che è proprio un bel nome?" Konan lo abbracciò dopo avergli pizzicato il nasino con le dita. Non smettevano più di ridere.
"Kisame, posso rubartelo un attimo?" gli occhi celesti di Neji erano apparsi raggianti.
"Ma certo" Kisame sciolse volentieri l'abbraccio con Itachi, in fondo i due non avevano avuto nessuna occasione per parlarsi dopo essere stati insieme da Kabuto.
Itachi si sentì afferrare la vita dall'amico che lo condusse all'esterno, in realtà quasi mai avrebbe avuto bisogno dell'ausilio di qualcuno che gli facesse da guida visto che riusciva sempre ad orientarsi benissimo nei posti che conosceva, ma si era riscoperto ad amare tantissimo gesti come quelli dettati unicamente dall'amicizia. Neji non lo lasciò mai nemmeno dopo che ebbero iniziato a fare qualche passo nel vialetto, Kakuzu e Madara avevano posizionato anche lì decorazioni e festoni, li descrisse brevemente a Itachi che iniziò a sorridere.
"Mi dispiace, Itachi." Neji tornò serio improvvisamente ma Itachi non ne fu per niente sorpreso, aveva già intuito che la descrizione degli addobbi esterni l'aveva fatta per rompere il ghiaccio e metterlo il più possibile a suo agio "Non volevo dubitare di te e Shisui, ma visto che anche io sto per diventare padre, ero rimasto molto sconvolto il giorno in cui Akira scomparve. Ora ho capito che stavate cercando di nasconderlo a Danzo e di evitare disperatamente le sue mosse, avrei dovuto solo complimentarvi per il vostro coraggio."
"Non ti scusare, eravamo tutti devastati, è normale." Itachi appariva sereno e sorridente in quella giornata di sole, fece un passo indietro per poter afferrare le mani di Neji tra le sue.
Neji sospirò abbassando lo sguardo: "E, naturalmente, grazie."
Itachi avanzò di nuovo per abbracciarlo stretto: "L'aiuto che ho dato a te e Konan mi ha reso felice almeno quanto vuoi, credimi."
"Ehi, cugi, non pensi anche tu che Sasuke si meriti una lezione?" la voce di Shisui li raggiunse all'improvviso "Non era necessario umiliarmi davanti a tutti."
"Vi lascio, io torno dentro" disse Neji sorridendo e sfiorando una mano a Itachi. Il viso contrariato di Shisui reclamava prepotentemente attenzioni.
"Che ti aspettavi, Shisui?" stavolta fu Itachi a prendere a braccetto l'altro "È da circa un anno che sognava di vendicarsi delle vostre risatine."
"Quindi tu lo sapevi che aveva chiesto a Madara delle lezioni di Taekwondo?" Shisui balzò su quasi impermalito.
Itachi rise stropicciandogli i capelli mossi, poi tornò serio e conciliante: "Non logorarti pensando che le cose sarebbero potute andare diversamente, Shisui."
"Cosa?"
Itachi sospirò, l'argomento era molto spinoso da affrontare ma lui era la sola persona in grado di farlo fino in fondo: "So quanta vergogna si provi in seguito ad un abuso, ci sono passato anche io. Ci si sente sporchi e addirittura colpevoli di aver provocato noi il nostro aguzzino, per questo è così difficile chiedere aiuto. Ma è necessario che tu capisca che non è stato a causa di questo che Akira è stato rapito da quei due, è gente spietata che fa in modo di arrivare comunque ai propri scopi in un modo o nell'altro. Tu sei stato forte, chiunque altro al tuo posto sarebbe crollato in modo devastante, devi essere orgoglioso di te. Bentornato."
"Cugi, non sai quanto io ti voglia bene."
Itachi si ritrovò stritolato nell'ennesimo e graditissimo abbraccio della giornata. Sorrise, sì che lo sapeva.
Il pavimento marrone e lucido della cantina assomigliava davvero tanto ad una pista da ballo, Hinata e Izuna riuscivano a sentire la musica direttamente nell'anima. Nel giorno di Natale non erano presenti operai, l'ambiente era talmente vasto che ogni piccolo suono rimbombava perdendosi nel vuoto e dando ai due la sensazione di essere sospesi in uno spazio leggero e infinito racchiuso in mezzo alle due file di grosse botti d'acciaio. Siccome la cantina manteneva una temperatura sempre costante, in inverno sembrava essere più calda rispetto all'esterno, per questo Hinata e Izuna si erano liberati dei loro cappotti subito dopo essere entrati.
I passi del silenzioso valzer si srotolavano morbidi e fluidi dai loro piedi, sebbene lei indossasse décolleté viola con il tacco e lui mocassini con la suola di cuoio, volteggiavano senza emettere suoni. La loro danza assomigliava ogni volta a un volo ed era proprio per questo che riuscivano sempre a vincere qualunque gara a cui partecipassero con tanto di complimenti aggiuntivi di giudici e organizzatori. Hinata sembrava una fata con i lunghi capelli corvini al vento e la gonna rossa a pieghe che si apriva nell'aria, Izuna non riusciva a staccarle gli occhi di dosso. Sentiva di avere tutto.
Proprio come una vera fata, Hinata sembrò captare magicamente i pensieri del marito, sorrise divertita: "Allora è qui che nasce Occhio di diamante, una culla bellissima. Non lo staremo disturbando troppo?"
"Io dico di no." senza smettere di guardarla negli occhi, Izuna fece fare alla moglie un bellissimo casquè.
"Dai smettila o arriveremo tardi al pranzo" Tsunade, con le guance arrossate dal vino e dal piacere e la testa appoggiata contro il tronco di un olivo, non credette lei per prima alle parole appena pronunciate. In realtà non avrebbe voluto smettere un bel niente.
La lingua di Samui le accarezzava il seno procace, la compagna le aveva sfilato il reggiseno dopo avere finto di rovesciarle accidentalmente un bicchiere nella scollatura.
Per tutta risposta, Samui affondò ancora di più il viso nel petto della compagna.
"Lo so, ultimamente non abbiamo avuto molto tempo per noi, ma…" Tsunade era sempre meno convinta delle proprie parole.
Sobbalzò subito dopo rendendosi conto che la lingua di Samui era passata dal seno a molto più in basso dopo averle sollevato la gonna e stracciato, in modo deciso, i collant: "Hai ragione, ti darò tutto il tempo che vuoi. Ti voglio sposare."
Le dolci note del flauto di Tayuya salivano, fluttuando, la scalinata di cotto rosso fino ad arrivare al piano superiore della casa. Era dai tempi dell'adolescenza che Sasuke non sperimentava l'ingenuo gusto del proibito trovandosi, in compagnia della donna amata, di nascosto sul letto di un'altra persona. Se avesse chiesto, era certo che Madara gli avrebbe accordato qualunque permesso con un sorriso, d'altronde il cugino maggiore non gli aveva vietato mai niente, tuttavia una delle più grandi soddisfazioni era data dalla possibilità che qualcuno potesse entrare all'improvviso. Assurdo ma vero. In fin dei conti nessuno si era sognato di protestare vedendoli uscire insieme dalla cucina mano nella mano.
La mano di Sasuke risaliva la gamba magra di lei, uno sguardo da irresistibile malandrino negli occhi di ossidiana. Sakura era riuscita a sfilarsi i collant senza che lui se ne accorgesse facendogli trovare la sorpresa del contatto diretto con la pelle. Accorgendosi che il piccolo regalo era stato molto gradito dal marito, gli occhi di smeraldo scintillarono. Continuando a salire con le dita, lui piegava il busto per avvicinarsi a lei senza staccare gli occhi dai suoi.
"Mi dispiace se stavolta non potrò deliziarvi con uno dei miei spettacoli, ma purtroppo non ho avuto il tempo materiale per prepararmi."
"Non ha importanza, Deidara, tanto ci siamo accorti tutti di come le candeline dell'albero siano più accattivanti dei tuoi mortaretti."
"Ehi, come ti permetti? Non pensare di poter impunemente offendere la mia arte solo perché sei più grosso di me! Ahia… no… mi fai male!"
Sakura sorrise udendo il battibecco tra Deidara e Hidan rimbombare attraverso la volta delle scale, a Sasuke scappò una risata dal naso incredibilmente simile a quelle di Shisui che aveva tanto detestato. Ma, una volta giunto con le dita alle mutandine di Sakura, la sua espressione cambiò bruscamente diventando un insieme di sconcerto e imminente perdita di staffe.
"Ma che diavolo…"
La minigonna di velluto marrone rischiò seriamente di finire a brandelli mentre lui la sollevava con uno strattone.
"È una creazione in vinile molto realistica, imita alla perfezione la pelle umana. Ho sempre pensato che possa essere divertente sperimentare qualcosa di diverso ogni tanto." Sakura non poté fare a meno di ridere di fronte alla faccia che il marito aveva fatto posando la mano sull'asta.
L'allegria cristallina di Sakura arrivò fino in fondo alle scale, da Konan, la donna nascose un dolce sorriso dietro alla punta delle dita, non sarebbe stato difficile inventarsi un piccolo pretesto per ritardare il pranzo. Avevano davvero tutto.
