"Sei proprio il peggior mascalzone dell'universo, adori far stare sulle spine la gente, vero?"

L'esile corpo di Itachi fu attraversato da un brivido d'affetto sentendo le labbra carnose del marito quasi risucchiare le sue in un bacio.

Kisame si era chinato solo un attimo su di lui per poi tornare a fare avanti e indietro per la stanza preparandosi per presentarsi agli ospiti. Visto che Itachi era già pronto da un pezzo, avrebbe potuto avviarsi di là, ma ancora esitava.

Molto probabilmente anche Kisame era titubante ma evitava di ammetterlo per non rovinargli il buon umore. Lo splendido bacio che gli aveva appena rubato, forse a Kisame era servito come un silenzioso incoraggiamento.

Ti amo, Kisame. Per me sei tutto.

"Beh, altrimenti dove sarebbe l'effetto sorpresa?" Il moro sorrise positivo accentuando involontariamente il fastidio delle bende che aveva sul viso. Le stava sopportando da due settimane e la sua pazienza, anche se molto più abbondante di quella della media delle altre persone, era ormai arrivata al termine.

Itachi, seduto sul letto di casa, ascoltava con crescente piacere l'aumentare del brusio degli ospiti nel salotto. Stavano aspettando lui ma, nonostante non vedesse l'ora di unirsi alla compagnia, il timore di deludere sia loro che Kisame si era affacciato timidamente ma prepotente nel suo cuore. La paura di deludere Sasuke, soprattutto. Negli ultimi mesi il suo Otouto si era impegnato così tanto per renderlo fiero di lui che sarebbe stata una botta troppo grossa da incassare per il più piccolo. Esisteva una remota possibilità, infatti, che i suoi nuovi occhi potessero non funzionare, d'altronde nessuno era in grado di sapere con precisione quante delle sue cellule cerebrali dedicate alla vista potevano essere andare incontro ad atrofia in seguito al prolungato inutilizzo. Neanche Kabuto, avvalendosi dei suoi sofisticati strumenti, era in grado di sondare così in profondità il cervello di una persona.

Il cervello siamo noi stessi eppure rimane la cosa più incomprensibile del mondo. Il colmo.

Sasuke sembrava aver capito che la perdita della vista non aveva mai impedito al suo Nii – san di cogliere ogni suo successo o traguardo raggiunto e che, nonostante Itachi avesse accettato di provarci, non sarebbe stata una passeggiata riattivare i suoi occhi spenti ormai da più di due anni; ma Itachi sapeva anche che il fratello minore era un lottatore e che certamente avrebbe avuto un qualche tipo di reazione per sollevarsi il prima possibile dalle sue aspettative infrante.

Sei sempre stato il mio guerriero, Otouto.

Malgrado l'agitazione, Itachi sorrise di nuovo tra sé a quel pensiero. Sasuke era maturato davvero tanto sia fisicamente che mentalmente, nessuno avrebbe mai più potuto separarli e questo il minore lo aveva finalmente capito.

Tuttavia, il moro non poté fare a meno di chiedersi se davvero fosse stata una buona idea invitarli tutti prima di aver tolto le bende e aver saputo. Avrebbe dovuto farlo lì, davanti a loro. La festa era in suo onore.

L'intervento a cui lo aveva sottoposto Kabuto, con l'ausilio di Tsunade e Orochimaru, era durato poco più di un'ora ed era andato avanti senza intoppi. Avevano deciso di mantenere Itachi più o meno cosciente somministrandogli solo un blando sedativo, era servito per tenere sotto controllo il suo umore permettendogli di dialogare con i medici. Soprattutto Tsunade, era sempre stata una grande sostenitrice della teoria secondo cui la positività, il sorriso e l'amore siano le migliori medicine del mondo.

Era stato molto più complicato comprendere il funzionamento dei nuovi occhi una volta tolte le bende. Kabuto si era sforzato di semplificare il più possibile la spiegazione in merito dopo essersi trovato la faccia sconcertata di Kisame seduto, insieme a Itachi, di fronte a lui nel suo studio un paio di giorni prima dell'operazione.

"Itachi, dalla precedente visita che ti ho fatto ho avuto modo di vedere che il tuo nervo ottico è ancora attivo" gli occhiali senza gradi di Kabuto erano assolutamente limpidi "L'unica parte danneggiata dal brutto scompenso che hai avuto due anni fa è stata la retina. Dopo aver rimosso la cataratta che ti si è formata a causa del diabete, sostituirò i suoi impulsi elettrici impiantandoti due microchip da me ideati che saranno attivati da questi."

Kabuto mise tra le mani del moro quelli che, a prima vista, sembravano dei semplicissimi occhiali dalle lenti strette e allungate e la montatura più spessa del normale. Itachi se li rigirava tra le mani per capirne la forma mentre Kisame li guardava di sottecchi cercando di controllare l'espressione perplessa che spingeva per andare a disegnarsi sul suo viso.

"Non sono dei comuni occhiali come avrai capito" continuò Kabuto "Quelle che sembrano lenti, in realtà, fanno le veci di vere e proprie telecamere che trasmetteranno alla tua retina elettronica. Le immagini saranno elaborate dal cervello e così tu potrai tornare a vedere a tutti gli effetti. Coglierai immagini, colori e visi fino ad una distanza praticamente uguale a quella di tutte le altre persone. Naturalmente potrai tornare a leggere caratteri anche di piccole dimensioni. Tornerai a godere di cinema e televisione. L'unica differenza a cui dovrai abituarti sono i pixel che andranno a formare il tuo background, risulterà infatti leggermente quadrettato."

"Fantastico, un po' come un videogioco arcade" scherzò Itachi sorridendo entusiasta.

Itachi l'aveva presa bene e questo fu di immenso sollievo per il ricercatore, non sembrava altrettanto per Kisame che sembrava essersi trasformato in una statua di sale con la faccia disorientata.

Kabuto si lasciò trascinare dall'allegria: "Diciamo di sì anche se con una grafica molto migliore e dettagliata. Ma questo è un aspetto su cui non smetterò mai di lavorare e, certamente, in futuro arriverò a poterti offrire delle protesi migliori se sarai disposto a sostituirle."

"Amore, non sei contento?" Itachi si allungò sulla sedia per allacciare le braccia al collo di Kisame e baciarlo. Kisame ricambiò ma senza riuscire a dire niente, la gioia era talmente immensa che sembrava aver cancellato tutte le parole del mondo.

Il giorno dell'intervento era stato fissato il dieci di gennaio e si sarebbe svolto direttamente nel centro di ricerca in cui lavoravano Kabuto e Orochimaru, lo stesso posto in cui erano avvenute tutte le visite e i loro precedenti incontri. Kisame aveva atteso in corridoio che Itachi uscisse da sotto i ferri di Kabuto, Tsunade e Orochimaru. Siccome avevano deciso di somministrargli solo un blando sedativo, erano stati favorevoli a mandarlo subito a casa affinché trascorresse una convalescenza tranquilla e piacevole. Questa volta Kisame non aveva avuto i palmi delle mani sudaticci e una trivella di angoscia a scavargli lo stomaco. Questa volta era certo di aver affidato suo marito in ottime mani.

Non si mosse mai dalla sua sedia nel corridoio di quel primo piano che aveva l'aspetto di un soppalco, non ebbe il coraggio di allontanarsi nemmeno per un caffè temendo che potessero chiamarlo da un momento all'altro per annunciargli che l'operazione era finita, e lui non voleva far attendete Itachi nemmeno un minuto. Non vedeva l'ora di stargli accanto per accompagnarlo nella sua nuova vita.

L'ora che Kisame dovette attendere passò senza che lui se ne accorgesse, Kabuto aprì la porta sorridente, dietro di lui Tsunade e Orochimaru.

"Dai vieni, cosa aspetti?" lo incoraggiò Kabuto.

Kisame si alzò dalla sedia facendo qualche passo titubante, arrivato al cospetto dei tre medici gli venne istintivo scrutare i camici per scorgere eventuali macchie di sangue. Non ne trovò.

"Come sta?" chiese Kisame facendo guizzare preoccupato lo sguardo di ghiaccio tra le tre persone.

"Benissimo direi" cinguettò allegra Tsunade mentre iniziava a scortare Kisame verso la barella su cui avevano posizionato Itachi "Non è stato zitto un attimo, non ha fatto altro che parlare di te e Sasuke."

Itachi. Amore mio.

"Kisame." il moro lo chiamò allegramente non appena mise un piede oltre la soglia, captò la sua presenza prima che Kisame potesse effettivamente rendersi conto di come era fatta la stanza essendo in penombra.

Sebbene avesse ancora addosso il camice blu con cui lo avevano operato e delle spesse bende bianche a fasciargli entrambi gli occhi, Itachi sollevò la testa sorridente in direzione del marito. Ovviamente non si trovava nella stessa stanza in cui lo avevano operato, là dentro dovevano esserci sicuramente delle attrezzature molto sofisticate che lì non erano presenti. Oltre alla barella, Kisame scorse solo una scrivania e un armadietto di metallo. Itachi doveva attendere lì per sicurezza in caso di reazioni avverse di qualunque tipo, appariva completamente sveglio e pimpante.

"Appena se la sente potete andare a casa. Tra due settimane toglieremo le bende per provare gli occhiali. Dopo sì che diventerà un bel rompiscatole, nessuno di noi potrà più permettersi di presentarsi spettinato o vestito senza attenzione" disse Tsunade facendo l'occhiolino a Kisame e uscendo dalla stanza.

"Io me ne andrei anche subito" sbuffò Itachi pur restando giocoso.

"Sdraiati, mascalzone. Non fare l'eroe anche quando non serve, ricordati che non metti niente sotto i denti da ieri pomeriggio." lo ammonì dolcemente Kisame accarezzandogli i capelli, dopo che gli avevano sfilato la cuffietta gli erano ricaduti sciolti sulle spalle. Nell'incavo del braccio sinistro ancora il cerotto nel punto in cui gli avevano messo la flebo, Kisame glielo tolse con delicatezza.

"Vuoi mettere la soddisfazione di fare gli eroi per sé stessi, una volta tanto?" continuò Itachi scherzoso.

Il moro si rese conto di iniziare ad avere sul serio fame, ma il digiuno sarebbe stato obbligatorio ancora per un paio d'ore. Non lo disse a Kisame, il marito, sempre così attento che mangiasse abbastanza, si sarebbe preoccupato il doppio inutilmente.

"Senti dolore?" Kisame era ancora serio e con la fronte aggrottata.

"No, per niente." Itachi sorrise di nuovo, rassicurante.

Kisame, con un grugnito poco convinto, porse al marito una bottiglietta d'acqua: "Tieni, bevi."

Al moro non restò che accettare lusingato da tutte le premure che Kisame aveva nei suoi confronti. Sorrise sornione consapevole che ne avrebbe goduto per tutto il resto della convalescenza, perché non approfittarne?

"Potevano almeno darmela frizzante."

"Ehi, canaglia, vedi di stare lontano da qualunque schifezza a casa o sarò costretto a tenerti legato nel letto" finalmente il buon umore fece breccia nel cuore di Kisame.

"Potrebbe anche essere interessante" Itachi sfiorò il braccio possente del marito facendolo tremare.

"Vieni, ti aiuto a vestisti prima che ti venga in mente di combinare un disastro anche qui." Kisame scese di peso Itachi dalla barella sostenendolo dalle ascelle, non lo mollò finché non si fu sincerato che potesse reggersi in piedi da solo.

Mentre passava gli indumenti, uno per uno, ad Itachi, si stupì di quanto il marito ci tenesse ad essere elegante in ogni occasione. Sebbene avesse dei jeans chiari, il fatto che fossero abbinati a un maglioncino beige a collo alto con cappotto e stivaletti corredati rendevano i suoi occhi nuovi un evento molto speciale. E lo era.

Kisame gli sistemò i capelli fuori dal cappotto pettinandoglieli con la mano, poi gli cinse la vita per scortarlo fuori dalla stanza, Itachi non poteva che bearsi di tutte quelle piccole attenzioni che il marito non dimenticava mai. Tsunade, Orochimaru e Kabuto lo salutarono sorridenti abbracciandolo augurandogli pronta guarigione, quest'ultimo gli consegnò i suoi occhiali speciali spiegandogli che andavano messi in carica ogni sera e che sarebbe dovuto tornare a fare un piccolo controllo. Itachi non finiva più di ringraziarli, Kisame era certo che se non avesse avuto le bende avrebbe visto l'ossidiana dei suoi occhi brillare.

Mi era mancata.

"Non vedo l'ora di vederti di nuovo con due soli occhi, Kisame" gli disse Itachi una volta che furono usciti in corridoio "Ma userò sempre anche gli altri venti."

Kisame dovette fermarsi sopraffatto dall'emozione mentre il marito gli sfiorava il viso con i polpastrelli bianchi e delicati. Si strinse addosso il suo corpo sottile baciandolo. Quando si staccarono, Itachi traballò un poco a causa di un capogiro; anche se lievi, i postumi dell'anestesia e del digiuno si fecero sentire.

Kisame non disse nulla, gli passò un braccio sotto le ginocchia e l'altro sotto la schiena sollevandolo come se si fossero sposati cinque minuti prima. Itachi si sentì sciogliere d'amore mentre allacciava le braccia al collo del marito appoggiandosi al suo petto.

"Grazie" disse Itachi estraendo il ciondolo con il quarzo opalino dal maglione di Kisame e sfiorandolo con le labbra subito dopo.

Kisame sorrise ritornando con i ricordi al ragazzo appena quindicenne che aveva acquistato quella pietra, con il potere ci promuovere il cambiamento, in una bancarella durante una sera d'estate. Aveva funzionato sul serio e non lo aveva mai deluso.

Kisame attese di staccarsi dal bacio che Itachi gli diede all'improvviso prima di muoversi iniziando a scendere le scale portandolo tra le braccia.

Portò Itachi in braccio fuori dall'edificio, le persone che incontravano si voltavano per guardarli, molti di loro sorrisero. Lo trasportò ancora attraverso il parcheggio dove erano appena arrivati Sasuke e Sakura. Kisame li vide da lontano, lei li salutò con la mano mentre Sasuke, molto probabilmente, si stava già preoccupando vedendo il fratello trasportato in braccio. Itachi si crogiolò ulteriormente nelle premure di Kisame accoccolandosi rilassato sul suo corpo e posandogli un bacio sul collo, non gli sfuggì il palpito di cui fu preda Kisame a quel breve tocco delle labbra anche se non disse niente. Itachi sorrise appoggiandogli la testa sulla spalla.

"Nii- san, ma cosa ti è successo, stai bene?" Sasuke correva senza preoccuparsi del fracasso che stavano producendo i suoi piedi sull'asfalto del parcheggio. L'affanno del non sapere trasparì dalla sua domanda.

"Sì, Otouto, sono molto malato" rispose Itachi mentre Kisame, ormai arrivato al suo Land Rover, lo posava a terra "Malato d'amore."

Sasuke si sgonfiò in un sospiro rilassando il bel viso mentre Sakura e Kisame se la ridevano a crepapelle.

"Ti voglio bene, Otouto, grazie di essere venuto" Itachi gli stropicciò i capelli per poi stringere sia lui che Sakura in un abbraccio.