APERTURA

Quel bagliore lampo non le fece cambiare idea sulla sua salute mentale alla vista di Lord Asriel accasciato a terra per una scivolata, per non parlare del daimon in fase di difesa che mostrava i denti e ringhiando "Padre?" bofonchiò la ragazza in piedi davanti a lui vestita in pigiama aggrappata all'asta porta flebo "Lyra?" Asriel si mise seduto sul pavimento tiepido dalle piastrelle bicolore. Non riusciva a crederci, quella ragazza Lyra cresciuta davanti a lei, se la immaginò spesso esattamente così come la vide "Lyra? … non può essere, tu non sei lue" replicò " lei tese la mano libera verso il padre ringiovanito "Padre ma tu sei morto" si inumidì le labbra continuando a fissarla "Dov'è tua madre?"

"E' in stanza a riposare" sorrise debolmente a quel punto l'afferrò la mano tenendola fra le sue mani a scrigno "Mi ricordi molto mia figlia Lyra però non sei mia figlia".

Le chiese se poteva vedere sua madre. Dormiva profondamente sulla poltrona della camera con la testa girata su un lato "Anche la tua è come lei?" sussurrò "Più o meno. All'inizio eravamo diversi … migliori".

Quella versione di Lyra era grande rispetto alla sua di circa ventisei anni, ma la fisionomia era esattamente come se la immaginò Asriel ma vederla realmente era ancora meglio. Si trovava in ospedale per un trapianto di un rene. L'Asriel di quel mondo morì un anno prima per un incidente in auto dopo aver avuto una discussione accesa con la madre. Stelmaria si strofinò sulle gambe emettendo fusa come un gatto "Hai un ghepardo delle nevi?" dilatò le pupille dal terrore ma il felino non volle affatto farle male "Wow" esclamò "E' proprio Lyra"

"Sai parlare? Ma da quale razza di mondo vieni?" non fece in tempo a rispondere che l'infermiera del turno di notte del piano rovesciò il vassoio con dei campioni da portare in laboratorio. Diede l'allarme e Asriel e il daimon furono costretti a darsela a gambe.

La sicurezza ci mise poco ad arrivare costringendo Asriel ad arrendersi. Stelmaria ringhiava con ferocia minacciando di andarsene. Il caos regnava e fu pregato ai pazienti di non uscire dalle camere. "Stelmaria che si fa ora? Dobbiamo andarcene di qui". Un dardo imbevuto di sonnifero finì nel collo del felino cadendo a terra a peso morto. il legame col padrone lo portò ad avere la stessa reazione; Asriel cadde a terra ed un infermiere gli somministrò un calmante.

Venne classificato come caso fringe e la squadra di Broyles iniziò subito le indagini. "Perché un caso fringe?" Domandò Walter "secondo i testimoni per empatia. Un uomo è arrivato al Boston General con un ghepardo delle nevi. Ogni stimolo intensivo che provava il felino anche l'uomo provava lo stesso. Ora lo tengono sedato e sotto controllo in una stanza"

Olivia finì di leggere il fascicolo nella custodia gialla "E la ragazza? È già stata interrogata? Insomma ha dichiarato che quel uomo è suo padre".

"È anche per questo che ci hanno chiamati" aggiunse Broyles "Il tizio col ghepardo viene da un altro mondo".

Lyra disse che si trovava nel corridoio per fare due passi e vide un bagliore di luce ed in seguito vide una figura umana passarci attraverso si essa e solo quando il bagliore si chiuse vide in faccia suo padre, un giovane padre e dedusse che proveniva da un'altro mondo. Il ghepardo non provò nemmeno ad aggredirla ma ebbe molta confidenza. In genere un padrone di un daimon non può toccare un altro daimon ma in quel caso era diverso.

La madre di lyra, la signora Coulter dormiva ma appena sentì il trambusto nel corridoio si svegliò di colpo cercando la figlia che in quel momento non si trovava più in camera. Ci restò di sasso alla vista di Asriel "Asriel?" Disse inarcando il sopracciglio. Le guardie di sicurezza la invitarno ad andarsene e restare in camera; Lyra gridava disperata "Lasciatelo stare, non mi ha fatto del male" Stelmaria ruggiva mostrando i denti, le rughe sul naso largo si corrugavano ma ad ogni richiamo del padrone indietreggiò chiudendo la bocca.

Lord Asriel si trovò immobilizzato nel letto d'ospedale legato con i dispositivi di contenzione a polsi e caviglie. Sentì Stelmaria ringhiare ed agitarsi da qualche parte rinchiusa dentro una gabbia "Perché sono legato lei può dirmelo?" Olivia Dunhan fece un passo avanti appoggiando le mani alla ringhiera del letto "Sono mezzi di contenzione per evitare che si faccia del male"

E che ci faccio ancora qui" ringhiò mostrando i polsi legati "Pura precauzione voluta dell'ospedale. Ora è sotto la nostra custodia. Ora appartiene all'FBI più precisamente alla divisione Fringe" corrugò la fronte e socchiuse gli occhi "l'FBI a Oxford? "In che anno siamo?" Tirò indietro la testa ed aggrottò la fronte "Non siamo a Oxford ma a Bodton e oggi è il 20 ottobre del 2012" l'aggrotto' di nuovo "So che lei non è di questo mondo ed ha aperto un varco per questa realtà. E noi siamo le uniche persone che possono riportati a casa" si inumidì le labbra sospirando a fondo "Io accetto, ma Stelmaria deve tornare con me"

"Stelmaria?"

"Il mio ghepardo".

Olivia acconsentì, era inutile privare un uomo del suo animale. Se il legame empatico era vero senza quel legame sarebbe potuto morire e Walter confermò la tesi di lei. Il ghepardo venne liberato ed accompagnati entrambi al laboratorio di Walter.

Harvard uguale per ceti aspetti e differenti per altri. Lesse la targhetta divisione fringe fuori dall'laboratorio di Walter. Ne fu stupito di vedere tante attrezzature disposte in giro. Gene fu la prima cosa che notò, si scambiò uno sguardo con Stelmaria pensando per un secondo che poteva essere un daimon ma poi Walter disse che amava il latte fresco specialmente la mattina. Il laboratorio delle stramberie lo chiamavano ma a loro piaceva stare in quel ambiente. Il ghepardo annusava Gene la studiava con curiosità senza essere aggressivo. La mucca restava immobile muggendo ogni tanto mentre studiava a sua volta l'animale ronzante attorno.

Non mancava proprio nulla nel laboratorio, un po' incasinato ma Water si trovava a suo agio e sapeva dove teneva le cose …. Ogni tanto. "Se vogliamo farti tornare a casa dovremmo scegliere un mezzo meno devastante per gli universi. Lo strato di ogni mondo è sottile e più si attraversa c'è il rischio di creare molti squilibri" incontrò i suoi occhi "Che cosa hai usato per varcare la soglia tra il nostro mondo ed il tuo?"

"Ho creato un ponte tra il mio ed il vostro, ho dovuto usare una maggiore energia per poter passarvi passare ed ho dovuto sacrificare una persona ma una volta qua ho scoperto che avevo sbagliato mondo e linea temporale visto i fatti"

"Se una persona fa di tutto per spingersi in un altro universo ci devono essere ragioni forti per spingerlo a quell'atto. Lo feci anche io tempo fa, mi spinsi in un altro mondo per prendere un figlio che non era il mio; alla fine ottenni la morte del bambino e migliaia di problemi nell'altro universo". Asriel si voltò verso Peter visto che aveva capito che fosse suo figlio "Io sono suo figlio ma di una diversa linea temporale e sto cercando di tornarmene a casa" rispose Peter "Oh beh ma lo amo lo stesso anche se non è il mio Peter" rispose Walter sorridendo. Comunque non potevano perdere tempo, e serviva un piano per fargli varcare la soglia il più presto possibile.

Solo Olivia poteva accompagnarlo nel suo mondo nello stesso modo in cui varcò la soglia con i compagni del cortexiphan per riportare Peter a casa. Stavolta Olivia era sola ma le abilità che possedeva poteva usarle per varcare la soglia due volte.. "L'agente Dunham ti aiuterà a varcare la soglia e tornare indietro"

"Vuole dire che può spostarsi da un universo all'altro senza alcun ponte?"

"Anche questa è una lunga storia" rispose Olivia "Fin da piccola possedevo questa abilità"

Per poter varcare la soglia necessitava di conoscere il suo mondo per visualizzarne un elemento per passare. Olivia con le abilità del cortexiphan già nel tessuto cerebrale e con una piccola spinta di LSD entrò nei ricordi di Lord Asriel accompagnandola mentalmente nel suo mondo con degli elettrodi attaccati alle tempie. Vide i ghiacciai del nord, Svalbard ed Oxford.

Olivia poteva toccare il freddo ghiaccio con le dita, sentire il freddo del nord, la torre Adamantina e per di più provare emozioni forti provenienti da Svalbard. La sua curiosità la spinse ad addentrarsi nello stabile anche sapendo di non doverlo fare. Ogni daimon venivano separati dai bambini rompendo per sempre il loro legame.

Asriel la portò lontano, a Oxford dove in alcuni dettagli la ricordava uguale alla sua realtà. Pensò che ormai il tour era terminato ma avvertì d'esser osservata, i suoi ricordi stavano emergendo in superficie.

Sapeva di non dover guardare oltre ma dentro ad una culla vide una bambina addormentata con i pugni chiusi alzati ed più distante due amanti in un letto riconoscendo Asriel giacere con una donna. Il luogo attorno a lei cambiò di nuovo assistendo al duello tra l'amante ed il marito della Coulter. Riaprì gli occhi ritornando in laboratorio e Lord Asriel dormiva ancora. Come diceva Walter nello spazio esistono infinite realtà differenti ma il mondo di Asriel non lo concepiva ma dopo aver incontrato Jones, essere stata intrappolata nell'altra realtà poteva digerire anche questa situazione ma nelle intenzioni negative c'è dietro una spiegazione razionale che può è portare al bene o al male.

Dormì a lungo ed una volta sveglio prima di vacare la soglia volle prima tornare in ospedale da Lyra. Sotto il braccio reggeva un orso polare di peluche con un fiocco rosso legato al collo. Si appoggiò con la spalla alla soglia della porta della camera in attesa che Lyra alzasse lo sguardo.

"Ciao padre" chiuse la rivista concedendo li tutto il tempo che desiderava "Te ne vai non è vero? Te ne ritorni al tuo modo" le sorrise avanzando nella stanza "E così … è stato bello vedere una versione di mia figlia più grande" posò l'orso sul letto "So che sei grande per i peluche ma se sei la versione di mia figlia di un altro mondo so che lo apprezzerai". Con un certo distacco porse il saluto d'addio con un bacio sulla gote di Lyra e lasciò la stanza "Non allontanarla da te, i figli sono la benedizione di ogni genitore" Asriel non aggiunse altro ma Stelmaria non seguì subito il padrone balzò sul lettino e la zampa pelosa finì sul petto della paziente "il tuo daimon deve essere molto speciale è un peccato che in questa realtà la vostra anima è dentro di voi".

Olivia non si separò dall'arma d'ordinanza lasciandola dov'era nella custodia attaccata alla cintola coperta dalla gioca lunga scura "Sono pronta" disse lei con coraggio di affrontare il passaggio "Hai fatto quello che dovevi". Aprì la mente toccando la mano di Asriel "Si torna a casa". Poteva vedere quel luogo freddo, vide la torre adamantina "Ci siamo" si guardò attorno senza crederci di avercela fatta senza l'aiuto dei compagni di cortexiphan. "E ora?"

"devo entrare nella torre dove studio i miei piani per i miei scopi"

"Se non sbaglio hai sacrificato una persona per varcare la soglia e come farai adesso?". Il ghepardo osservava il padrone, il vento freddo spostava il pelo folto "So che cos'hai visto nella mia testa" rispose lui con durezza "Io non ti sto giudicando ma spero che tu riconosca i limiti di un uomo".

Non si sa da dove arrivarono ma una manciata di uomini del Magisterium li accerchiarono con daimon cani ringhianti e mostrando i denti. Le parole non bastarono e i proiettili balzavano in aria. Olivia rispose al fuoco ed ad ogni colpo il daimon svaniva sotto forma di polvere. Olivia cadde al riparo dietro ad una roccia con la sommità ghiacciata. Non aveva ancora molti proiettili e il tempo era poco "Sentite voi due andate. Vi copro io fidatevi di me". Mostrò i palmi in alto come segno di resa, avanzò lentamente affondando i piedi nella neve alta. "In ginocchio e getta l'arma" con espressione decisa si inginocchio sempre tenendo in vista i palmi.

Asriel ancora dietro la roccia non sapeva cosa la donna stava escogitando esitando per un istante ad uscire dal riparo. Le ripeterono di gettare l'arma ma lei non fece una sola mossa. Chiuse gli occhi e pensò all'altra realtà, si concentrò sulle sue abilità fino a quando non avvertiva che stava varcando la soglia. La marmaglia vide la donna che spariva, sche svaniva sotto i loro occhi ad intermittenza fino a quando scomparve.

Stelmaria trovò una via di fuga conducendo il padrone alla via di salvezza. La donna tornata perse i sensi tra le braccia di Peter, le accarezzò il volto la chiamò più volte "Walter adrenalina subito"

"Peter potrebbe farle male più che bene" Peter riportò l'attenzione su Olivia cercando di risvegliarla "Live! Mi senti?"

"Peter? Sono a casa?" teneva ancora le palpebre abbassate con le pupille in agitazione "Si sei a casa" la calmò dolcemente. Riaprì gli occhi sorridendo a Peter con un debole saluto.