Sara Piva

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LA CONTESSA DI FORLì

La contessa di Forlì passeggiava lungo i corridoi di palazzo pronta per una cavalcata. I tacchi degli stivali picchiettavano sulle mattonelle ad ogni passo. Erano gli ultimi giorni di agosto del 1481, si stava ancora bene, il caldo avvolgeva tutta la Romagna. Erano giorni perfetti per cavalcare i bambini dormivano e Riario era impegnato in faccende papali. Al suo ritorno nelle scuderie di palazzo i figli l'accolsero correndole incontro, il primo figlio Ottaviano correva con la spada di legno legata alla cintura alla vita Mammina gridava con la foga della giovane età agitando le braccia per farsi tirare su dalla madre. Abbracciò i figli con calore pronti per giocare assieme Va bene allora giochiamo al gioco del drago io conto e voi vi nascondete ma le intenzioni della madre vennero stroncate con l'arrivo del paggio di corte portando una lettera inviata dal Papa Sisto IV indirizzata a lei. La busta era sigillata col simbolo papale non era il caso di mostrarla al marito pensò visto che la lettera fu indirizzata a lei. La suddetta invitava la contessa per presenziare a Venezia come negoziatrice per le trattative contro i Turchi per aver invaso Otranto. In realtà la missione diplomatica era invece una copertura per convincere Venezia ad allearsi con Sisto IV per cacciare gli Estensi da Ferrara per il semplice fatto che Riario avrebbe ottenuto i domini per ricevere in cambio Reggio e Modena. I bambini aspettavano un segno della madre tirandole i pantaloni Scusate ma devo parlare con vostro padre prima ma i bambini non erano affatto contenti andandosene a testa bassa giocando per conto loro Se volete più tardi faremo i biscotti con la parola "biscotti" ritornarono felici.

La Sforza indurì il volto dirigendosi con serietà dal Marito. Non osò mai alzare il tono di voce col marito ma riusciva bene nel pungere come uno scorpione se messa nell'angolo. Conosceva il lato doppiogiochista del papa per anni teneva un diario segreto con tutte le misfatte di ogni cardinale di Roma Il Papa Sisto vuole che andiamo a Venezia in veste diplomatica si atteggiò come un serpente che aspetta la preda osservando le mosse del marito concentrate su una coppa di vino nel pugno Lo so già moglie, conosco i piani di mio zio

Allora saprai anche che il Papa ha in mente qualcosa. Tu sei suo nipote e scommetto che questo viaggio diplomatico a Venezia nasconde qualcosa losco Riario le bloccò il posso stringendo, Caterina sentì la forte stretta nascondendo il dolore Lasciami andare rimase bloccata ordinando a tono. Sentendosi infastidito le mollò il polso senza proferire parola. Il 2 settembre si recarono a Venezia accolti in pompa magna da un centinaio di Veneziani assieme al Doge Giovanni Mocenigo, era tutto incantevole con colori sfarzosi, dame Veneziane ingioiellate. I curiosi cittadini acclamavano la contessa di Forlì amata e invidiata. Caterina lo salutò con garbo il Doge E' tutto stupendo, sono lieta che mi abbia ricevuta spero che si troverà una situazione comoda per entrambe prese un lato del vestito alzandolo da terra, non lo aveva mai incontrato prima d'ora ma le parve di suo gradimento. Il Doge si soffermò con Riario prendendolo in disparte parlando a tono basso Sappiate che non mi piacciono i sotterfugi del Papa, spero solo che siate venuti per dar sostegno alle mie truppe Riario sorrise Certamente la voce della moglie lo chiamava Mia moglie mi aspetta quindi se non c'è altro ….. Giunse alle orecchie del Doge del matrimonio del duca di Ferrara con Eleonora D'Aragona al quale pareva che tra le due forze marittime ci fosse del cattivo sangue. Furono ospitati nel palazzo ducale. Una camera suntuosa che dava su San Marco. Pensava di riposare un po' prima di avviarsi per le trattative, chiuse gli occhi per due ore nel enorme letto in camera.

L'enorme salone usato per le riunioni era ornato di meraviglia, la contessa di Forlì non ebbe mai visto tanta bellezza Le piace? sorrise al Doge Moltissimo, nella mia corte non teniamo nulla di tutto ciò, ma ho sentito dire che Andrea Mantegna è un pittore magnifico, spero di riuscire in una mia commissione prima di lasciare questa città. Riario promise a Venezia un'armata papale contro i Turchi, comandata dal suo spirito bellicoso, la contessa lo ascoltò non proferendo parola come volle lui. Anche lei voleva combattere con addosso l'armatura degli Sforza impugnando la spada di suo padre, ma sapeva anche la reale verità di questo incontro diplomatico. Quella sera Riario pretendeva la presenza della moglie nel suo letto come suo dovere, ma prima di concedere al marito questo suo desiderio si incontrò col Doge nel suo studio. Era tardi e vestito per recarsi a letto Dovrete scusarmi per il mio modo di ricevervi per la Signora di Forlì andava bene si rendeva conto dell'ora che si era fatta si accomodò sulla sedia imbottita davanti alla scrivania dello studio Mi rendo conto dell'ora, ma volevo solo dirvi che per il Papa Sisto è molto importante il vostro appoggio

Suo marito mi è sembrato molto partecipe alla riunione.

Se vi dicessi che le ragioni del Papa sono maggiori? Che mi direste se vi dicessi che in realtà il piano della santa chiesa è quello di cacciare gli Estensi da Ferrara?. Il Doge si accigliò evitando le domande, era un uomo astuto e forte, la Repubblica Veneziana era solida con potenti alleati e per questo motivo la potenza della madre chiesa la volle alleata Immagino che vostro marito avrebbe in cambio dei vantaggi. La contessa si alzò recandosi alla porta aveva già in pugno la maniglia Voi pensateci chinò il capo uscendo. Alleata col papa Venezia circa un anno dopo cercò di scacciare gli Estensi da Ferrara fallendo nell'impresa ottenne però la città di Rovigo e le saline Polesine. Lasciarono Venezia ritornando a Forlì con buone notizie per il Papa Sisto il quale fu molto contento di sapere che tutto andò bene, sembrava che Venezia alla fine si unì al Papa. Riario cavalcò verso Roma stando vicino allo Zio Sisto. Con la partenza del marito la contessa era sola con figli, il tempo tutto per se lo dedicava alla "Magia" o almeno così si diceva su di lei, la strega rinchiusa ore e ore nel suo laboratorio a creare pozioni magiche. Il fatto era che a Caterina amava coltivare erbe e fiori per infusi, medicine, creme per cosmesi. Negli anni che passarono sembrava andar meglio, si trovò da sola a crescere i sui figli dopo la morte di Riario e Giacomo Feo. Si trovò ad affrontare la vendetta della perdita del secondo marito ma la forza dentro di se la spinse ad andare avanti.

Le tornò il sorriso sulle labbra quando iniziò a frequentare Giovani de Medici, affascinante e molto amato da lei, trascorrevano momenti idilliaci trovando sempre il momento per giungere da lei. passava per Forlì ogni volta che poteva, Caterina lo attendeva all'ingresso del cortile saltandogli al collo e inondandolo di baci. Com'è andato il viaggio? le sorrise prendendole il mento col le dita Molto bene, nessun tipo di cose di cui tu debba preoccuparti i suoi occhi scintillavano di gioia ed il cuore batteva forte Passeggiata più tardi?" annuì stampandole un bacio. Il loro amore era forte sposandosi poco dopo ma il loro matrimonio fu stroncato dalla morte di Giovani, la malattia lo strappò via da lei. fu una pesante batosta per la contessa di Forlì chiamando il nuovo erede col suo nome. Sembrava tornare felice fino a quando arrivarono notizie dei bellicosi Borgia. Nel periodo del 1998 si trovò costretta a combattere i Veneziani mandando in aiuto a Firenze ingenti forze di soldati guidati dal figlio Ottaviano. Un primo conflitto fu contro Venezia nel quale Caterina ebbe la meglio. Caterina fu soddisfatta della vittoria, addestrando personalmente le sue truppe, con indosso l'armatura col simbolo degli Sforza sul petto e senza dimenticare la spada di suo padre. Lo sapeva bene che non bastava una sola vittoria contro Venezia, chiese rinforzi agli alleati per difendere il suo regno ma purtroppo fu costretta ad accettare solamente gli aiuti di Milano, Mantova, Antonio Oldelaffi e Taddeo Manfredi mandando truppe in soccorso.

Io devo farlo ripeteva Lo faccio per il bene del mio popolo e della Romagna. Non possiamo andarci leggeri con chi ci minaccia ruggiva con tutti quelli che le davano addosso. Per il suo impegno di difesa le arrivavano fondi per il suo esercito e continuare con il reclutamento. Mia Signora i Veneziani ci stanno aggirando per raggiungere Firenze per un'altra via

Molto bene, porta dei soldati con te, ma sarà mio figlio Ottaviano a guidare l'attacco sono stava chiara? il capitano delle sue guardia inchinò il capo obbedendo agli ordini della sua Signora. Da questo momento si dice che la gente iniziò a chiamare Caterina con l'appellativo "Tigre di Romagna". La forza della contessa aveva trionfato sulla guerra contro Venezia venendo acclamata dal suo popolo come vincente ma un pericolo nuovo si divampava, Papa Alessandro VI voleva insediar la Romagna col figlio Cesare Borgia a capo dell'esercito. Cesare Borgia fu appoggiato dai Francesi attaccando tutti i possedimenti di Caterina Madre Cesare Borgia ha trovato l'appoggio dei Francesi arriveranno presto

Lo so Ottaviano lo consolò battendo la spalla con la mano Non ci arrenderemo figlio mio combatteremo fino alla fine, cerca tutti i possibili sostenitori anche combattendo con quello che hanno. Madre che faremo se verranno in città?

Un problema alla volta rispose con tono dovuto dalla rabbia e ì fu l'intero esercito di Caterina si difese al meglio combattendo con i suoi uomini impugnando la famosa spada del padre uccidendo i suoi avversari. La sua destrezza come condottiera e combattente fu nota in tutta l'Europa per fino in Francia. Anche il miglior cavaliere cade quando le forze vengono meno, Caterina con l'arrivo dei Borgia in città fu costretta ad arrendersi gettando le armi ma anche questa volta la Contessa di Forlì si rialzò.