Friends Will Be Friends

And I love the things

I really love the things that you do

You're my best friend

(Queen – You're My Best Friend)

09.28.13

Quel giorno, un ragazzo sui ventun' anni, era in piedi davanti allo Starbucks della 14ª di Lower East Side, dalle cinque in punto.

Dopo aver controllato l'orario per l'ennesima volta iniziò a preoccuparsi che, la persona con cui doveva vedersi, gli stesse dando buca.

Si guardò un po' intorno. Nessuno. Okay ragazzo, ti hanno proprio bidonato. Fanculo all'intervista, dove cacchio è?

Ad un certo punto, in mezzo alla folla, comparve una figura snella e non troppo alta. Aveva i capelli tutti in disordine, strano, l'ultima volta avrei giurato che era uno che ci teneva.

Il tipetto si avvicinò all' altro con un sorriso imbarazzato "Scusa per il ritardo mostruoso, ma sono venuto in taxi. Non sai che ingorgo che ho beccato" il ragazzo sorrise "Tranquillo Kurt, in realtà sono arrivato anch' io cinque minuti fa" in realtà, era arrivato un quarto d' ora prima per paura di non trovare il caffè prestabilito, (dato che di Starbucks ce ne sono a centinaia) e di arrivare in ritardo, ma sarebbe anche potuto andare in groppa ad una tartaruga, visto che aveva dovuto aspettare lì 56 minuti.

Rimasero entrambi fuori imbarazzati, guardando, Blaine, i suoi piedi e, Kurt il panorama.

"Beh, entriamo? Non vedo l'ora di prendere il frappuccino con la panng8bsdvkjx m,m…

"KURT" mi giro contrariato verso di lui

"Non puoi togliermi il computer dalle mani così" esclamo indispettito.

"Posso e lo faccio"

"No. Non puoi"

"Io faccio quello che voglio quando sono arrabbiato"

"No. Ti ripeto che non puoi, e poi di grazia, perché saresti arrabbiato?"

"Perché mi stai ignorando" risponde stizzito.

"Ma stiamo parlando"

"Non ora genio, mi stai ignorando in questi giorni, non fai altro che scrivere" prende la sedia sulla quale sono seduto, la gira, in modo da appoggiare lo schienale alla scrivania, come se fosse fatta di polistirolo (non mi abituerò mai alla sua forza) e si siede a cavalcioni su di me.

"Da quando hai iniziato quel dannatissimo libro non passiamo più tempo insieme…"

"Tesoro, lo sai che ho una scadenza, e poiché sono ovviamente un idiota mi sono ridotto a scrivere ora"

"Non m'interessa quanto tempo hai" si avvicina fino a far sfiorare i nostri nasi, gli occhi non più blu hanno assunto una sfumatura che, ormai, ho imparato a riconoscere.

"Cosa vuoi che faccia?" chiedo un po' spazientito, sperando che non si accorga dell'erezione già abbastanza evidente che mi sta crescendo nei pantaloni. Ovviamente non c'è speranza che succeda. Si avvicina con le labbra al mio orecchio e sussurra "Facciamo sesso" l'aria calda emanata dal sospiro che gli esce dalle labbra sulla mia pelle mi fa definitivamente perdere il controllo.

Inizio a baciargli il collo, mentre si abbarbica al mio petto sospirando. Ci alziamo senza nemmeno staccarci. Certo che la distanza tra lo studio e la camera da letto non mi è mai sembrata così lunga. Riusciamo ad arrivarci e ci buttiamo sul letto (praticamente lo spingo), e continuo il mio lavoro minuzioso sul suo collo. Nel frattempo inizio ad aprirgli la camicia. Ormai è totalmente sotto il mio controllo, lo riconosco dai suoni che emette.

"Bla-ah-ine.. ah.. Blaine"
"Mmmmh?"
"Do-oh-vresti... toglierti le... le scarpe" mi blocco e lo guardo interrogativo
"Mi stai dicendo di togliermi le scarpe mentre ci stiamo strusciando appassionatamente? Scherzi vero?"
Scuote il capo "No. Ho cambiato le lenzuola stamattina e non voglio sporcarle"
"Io non mi preoccuperei di sporcarle con le scarpe" le scalcio via e riprendo dove avevo abbandonato.
Continuo a sbottonargli la camicia finché non è del tutto aperta. Fortuna che a casa non indossa la tuta.
Risalgo il suo torace rilasciando una scia umida di baci fino ad arrivare ad un capezzolo, prima leccandolo e poi iniziando a morderlo, mentre con una mano slaccio la cintura dei pantaloni.
"Fai piano, è di Chanel" si lamenta
"Fottiti" e di tutta risposta la sfilo con foga e la lancio indietro.
Sbottono il primo bottone, lascio stare il capezzolo sentendo Kurt lamentarsi. Ridiscendo verso il basso ventre e gli mordicchio un fianco. Abbasso definitivamente i pantaloni, lasciandolo solo in boxer. Inizio a leccare il sottile strato dell' intimo. Kurt nel frattempo si sta contorcendo sotto di me.
"E' di tuo gradimento l'attenzione che ti sto dando ora?" chiedo fermandomi e guardandolo.
"Chiudi quel pertugio di stronzate che chiami bocca e torna a fare quello che stavi facendo"
"Agli ordini signore"
Sfilo l' ultimo impedimento che mi impedisce dal vederlo interamente e mi prendo qualche secondo per guardarlo.
Ha la testa gettata all' indietro, gli occhi chiusi e la bocca leggermente aperta. "Bla-ah-ine. Ti prego"
Non riesco a osservarlo mentre mi supplica così. Lo prendo in bocca e Kurt lancia un urlo. Inizio a fare su e giù prima lentamente, poi sempre più veloce. Mi fermo sulla punta succhiandola veemente.
"Blaine. Sto- Blaine" mi tira leggermente i capelli.
Magari non è il caso di sporcare le lenzuola. Continuo finchè non raggiunge l' orgasmo, a quel punto ingoio tutto il liquido e mi stacco con un' osceno pop.
Lo guardo: è rosso e sudato ed ansima pesantemente. Mi alzo e mi liscio la maglietta.
"Ti senti abbastanza considerato ora?" chiedo con un sorriso.
"Si. Dove vai?"
"Vado a scrivere" gli alzo entrambi i pollici in su.
"Sei proprio uno stronzo"
"Oh, che carino. ti amo anch'io"

Ordinarono, uno, un frullato con la panna e il triplo cioccolato, l' altro, un cappuccino all' aroma di cannella.

Seduti al tavolo, Blaine iniziò a sorridere come se fosse arrivato il Natale in anticipo. Fissava Kurt con estrema attenzione, rapito dai suoi occhi christallini.

Non aveva mai visto un ragazzo più bello, ed era tutto dire, perché lavorava per il giornale più famoso di tutta la nazione (c'era un bel via vai di figoni lì), ed i suoi genitori erano dei pezzi grossi (quindi conoscevano le famiglie più importanti di tutti gli Stati Uniti).

Il padre di Blaine era segretario della sicurezza interna, e la madre era una prestigiosa arredatrice d' interni. Blaine di certo non proveniva da una famiglia povera, ma i soldi non gli avevano mai regalato la felicità, anzi era proprio il contrario. I genitori di Blaine non erano mai in casa (soprattutto il padre) e quando c'erano lo trattavano come se non ci fosse.

Nella caffetteria parlarono dei loro hobbies, delle loro vite e toccarono tutti gli argomenti che di solito si affrontano durante un appuntamento, solo che quello non lo era.

Verso le 8, Kurt andò in bagno per rispondere ad una chiamata importante. Tornato al tavolo mise 5 dollari sul tavolo

"Scusami tantissimo Blaine, ma devo andare. È successo un casino al reparto accessori. Qualche idiota ha mischiato tutte le cinghie insieme, e dovrò passare la notte a dividerle. Mi dispiace davvero tantissimo" Blaine guardò i soldi sul tavolo non capendo. Aspetta. Voleva pagare lui? "Oh, tranquillo, capisco… tieni" gli porse la banconota "No. Non posso farmi pagare il caffè da te" disse sorridendo timidamente "Ti ho chiesto io di venire qui per farti delle domande, il minimo che possa fare è almeno offrirti un paio di caffè. No?" Kurt riprese il denaro "Ma… alla fine non abbiamo parlato dell' articolo"

"Già, vero… mi distraggo quando parlo con te. Avrai di sicuro un certo ascendente su di me. Chissà, forse in una vita passata eravamo molto amici" scherzò Blaine.

Kurt arrossì fino alla punta delle orecchie "A..allora ci risentiamo per l' intervista, vero?" chiese timoroso "Ovvio. Mi serve per avere il Pulitzer, no? Una vita interessante come la tua non può di certo passare inosservata, giusto?" Kurt fece una risatina isterica poi si allontanò verso la porta, dopo averlo salutato, con un velo di tristezza sul viso.

Blaine in quel momento iniziò quasi a saltellare, tanto non riusciva a contenere la sua felicità.

Gli vibrò il cellulare. Un messaggio da Nick

Hey com'è andata al nostro cantante?

C'è qui il nostro adorato Wesley che è insopportabile, se mi chiede un' altra volta notizie su di te giuro che lo uccido, quindi muoviti ad aggiornarci altrimenti ti ritroverai con un pianista in meno.

-N

Sbuffò sonoramente. Quando avrebbero imparato quegli sclerati a farsi i fatti loro?!

Pagò il caffè e si affrettò di tornare al suo appartamento.

Ovviamente quando mise piede sul suo pianerottolo, cinque teste sorridenti sbucarono dalla porta, una più inquietante dell' altra. Naturalmente i suoi migliori amici non si smentivano mai.

Bene. Passiamo alle presentazioni.

Due teste avevano il nome di Nick e Jeff.

Li conosceva da quando era piccolo.

Erano cresciuti nello stesso quartiere fino ai sedici anni, quando i genitori di Jeff (due figli dei fiori) avevano deciso, da un giorno all' altro, di impacchettare tutta la loro roba, e i loro numerosi figli, e trasferirsi in Alabama, perché a detta loro 'lì c'è più ispirazione'.

Certo, al povero Jeff era toccato andare a vivere in un posto che nemmeno conosceva, lontano dai propri amici ma, fortunatamente appena fatti 19 anni e terminato il liceo era ritornato a New York e ora divideva la casa con Blaine e Nick.

Quest'ultimo invece era sempre vissuto a New York. Aveva una famiglia meravigliosa, che Blaine considerava praticamente come suoi genitori.

Il ragazzo era cresciuto nella bambagia: si era sempre iscritto in scuole private di altissimo livello, era andato a studiare alla NYU e due anni dopo si sarebbe laureato in medicina avanzata. Non c'era bisogno di dire, inoltre, che Nick Duval era un genio. E non uno di quei geni incompresi e leggermente spostati, no Nick era un vero geniaccio. Sapeva fare tutto, dall' amputare un femore all' aggiustare un computer.

Facciamo un passo indietro: Jeff Sterling era un ragazzo di origini canadesi, molto alto e molto biondo (ossigenato). Gentile, troppo gentile, forse anche un po' tonto ma era veramente adorabile. Aveva smesso di studiare proprio quell'anno (i suoi genitori non approvavano che andasse all' università, era già tanto se aveva fatto una triennale), si era laureato in archeologia, ed aveva trovato un lavoro al museo archeologico.

Passiamo alle altre tre teste affacciate alla porta. Fortunatamente quegli altri scellerati non abitavano nello stesso appartamento di Blaine, ma soltanto in quello affianco.

Il primo era David Thompson. Un ragazzo afroamericano di umili provenienze. I genitori avevano un piccolo ristorante ad Harlem, ma avevano sempre risparmiato il più possibile per dare a David un'istruzione decente. Fortunatamente il ragazzo aveva un ottimo spirito di adattamento e appena finito il liceo si era messo a fare vari lavoretti part-time per poter continuare gli studi, infatti quello era il quarto anno che studiava giurisprudenza. David era un ragazzo molto calmo e diplomatico, forse anche un po' troppo, infatti era sempre preda degli scherzi di quei due folli di Jeff e Nick.

Wesley Montgomery era totalmente il contrario dell' amico di colore. Era impulsivo, chiacchierone e soprattutto molto pettegolo. Il suo motto era "se è successo allora IO posso saperlo". A dispetto di queste caratteristiche piuttosto indisponenti l' orientale era un adorabile simpaticone. Era un ragazzo dolcissimo e sempre disposto a dare una mano ai suoi amici. Anche i genitori di Wes avevano parecchi soldi, erano i proprietari di una qualche catena di supermercati sparsi in tutti gli Stati Uniti.

Ora arriviamo alla vera dinamo del gruppo. Thaddeus Harwood, in arte Thad, come spesso adorava ricordare, era totalmente ed incondizionatamente… pazzo. Non per una vera e propria malattia mentale, no. Solo non riusciva ad avere mezze misure quando cercava di fare o dire qualcosa. Era molto diretto ed era totalmente privo di tatto, inoltre aveva la meravigliosa e straordinaria caratteristica di essere uno spaccone. Era ricco. Non come gli altri. Lui era veramente ricco. Era parente di qualche tipo di miliardario che abitava in America. Non parlava mai molto della sua vita, ma compensava con tutte le stronzate che vomitava dal cavo orale ogni giorno.

Quei cinque ragazzi stravaganti, erano, in fin dei conti, i migliori amici di Blaine. Avevano legato così tanto soprattutto grazie all' amore per la musica ed i supereroi.

Avevano da tempo formato una band, e spesso si esibivano in qualche locale a Brooklyn, che la maggior parte delle volte, era pieno di alcolizzati e fattoni. Ma a loro non importava. Facevano quello che amavano ed a loro andava più che bene così.

"Bene, ha ancora i capelli stuccati, non è successo nulla, falso allarme possiamo tornare ad ignorarlo"

"Ma sei scemo o cosa? È normale che non abbiano fatto nulla, sono al primo appuntamento. Di solito ci si concede al terzo. Giusto Wes?"

"Naa… secondo me deve passare almeno un mese"

"WES, ma sei pazzo? Se passa un mese quello si stanca e cerca altro"

Bene. Thad, Nick, Wes e Jeff erano già partiti in quarta, e Blaine non aveva ancora messo un piede in casa.

Fortuna che David era relativamente normale.

Il ragazzo di colore cercò di liberarsi dall' ingorgo che si era formato sulla porta, si avvicinò a Blaine, gli mise un braccio intorno alle spalle e lo condusse nell' appartamento di fronte, il suo.

"Allora, com' è andata?"

"Che devo dirti David? Non mi fila di striscio."

"Si invece che ti fila, e direi anche tanto…" Nick era riuscito ad evitare la rissa che stava per avvenire appena fuori dalla porta tra gli altri tre.

"Sentiamo, tu come fai a dirlo?" rispose leggermente stizzito Blaine.

"Non so se te ne sei accorto, ma sicuramente vista la tua tontaggine non ti accorgeresti nemmeno se ti passasse davanti un T-Rex, ma il piccolo stilista l' altra sera ti mangiava con gli occhi"

"Sarà, ma poco fa mi ha liquidato come se niente fosse" disse Blaine chinando la testa verso il basso.

"Almeno avete parlato dell' articolo?" chiese David. Blaine scosse la testa, ma poi preso da un' illuminazione improvvisa (non si sa da quale cervello visto che non ne aveva)

"In realtà ha detto, e cito testualmente 'ci risentiamo per l' intervista, vero?' "

"AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA AH" urlò Nick puntandogli il dito contro.

Entrambi fecero un salto indietro spaventati dal rumore inaspettato. "Merda Nick, hai per caso trovato una qualche sostanza strana nel cassetto di Thad? O vuoi davvero ucciderci con i tuoi ultrasuoni?" chiese David togliendosi le mani dalle orecchie.

"No. Volevo solo farti notare che, Blaine è più stupido di quanto ipotizzassimo" guardò l'amico

"Amico, ti ha praticamente chiesto di uscire, e ancora tu temporeggi?" disse poi rivolto al ragazzo più basso.

"Dici davvero?" chiese quest' ultimo con un tono di speranza nella voce.

"No, ne sono sicuro" anche David annuì concordante con Nick.

"Allora cosa devo fare?" domandò Blaine con un cipiglio di panico nella voce.

"David ti prego, uccidilo. Pensavamo che senza il nostro intervento sareste almeno riusciti a farlo ragionare!" disse Jeff, comparendo da dietro la porta insieme a Wes e Thad. "Abbiamo origliato" rispose Wes ad un' occhiata interrogativa lanciata da Nick

"Speravamo in una risurrezione dei neuroni di Anderson, ma a quanto pare nella sua testa c'è veramente solo polvere" scherzò Thad.

"Beh, che aspetti? Chiamalo e mettetevi d' accordo su dove vedervi, no?" disse il biondino.

"Ma… non posso" rispose Blaine sedendosi sul divano e tenendosi la testa con le mani.

"Saresti così gentile da dirci il perché genio?" Wes marcò particolarmente quest' ultima parola.

"Non posso perché…" continuò Blaine con un sussurro.

"Di grazia, fa che sia udibile anche da noi poveri mortali" infierì Thad

"NON POSSO PERCHE' MI VERGOGNO. OK? Mi vergogno di chiamare Kurt, l' altra volta Nick ha dovuto fregarmi il telefono per mandargli quel messaggio"

Si sarebbe aspettato di tutto. Anche che lo prendessero a sprangate, ma non che tutti e cinque i ragazzi scoppiassero a ridere, quasi sincronicamente. Addirittura Wes cadde, sopraffatto dalle risate, e si aggrappò a Jeff, facendo capitombolare rovinosamente entrambi sulla moquette dell' asiatico.

Blaine li guardò scioccato "Che amici stronzi, grazie. Davvero, grazie tante" e si portò le ginocchia al petto affondandoci la testa.

"Okay, okay. Scusa" disse David riprendendosi dallo scoppio di ilarità generale.

"Perché non provi a scrivere qualcosa su un foglio così ti prepari e lo chiami. Al limite se non te la senti puoi sempre staccare e scusarti dicendo poi che è caduta la linea"

"Oh. Va bene. Si. Hai ragione"

Dopo aver provato per circa due ore, nelle quali chiunque avrebbe rinchiuso Blaine in un centro di cura intensiva, perché non si poteva essere veramente così stupidi, erano finalmente riusciti a buttare giù un paio di pagine con su scritte tutte le varie ipotesi per una conversazione più o meno decente.

Thad prese il telefono di Blaine, dopo averlo cercato per circa mezz' ora, perché il riccio l'aveva dimenticato scarico, compose il numero al suo posto e glielo passò.

Questo con le mani tremanti guardò gli amici che, all' unisono, annuirono per fargli coraggio.

"Bene. Posso farcela"

Fece partire la chiamata mettendo il vivavoce.

Uno squillo.

"Basta stacco. Non ci riesco"

"NO" gridarono tutti contemporaneamente.

Due squilli.

"Ragazzi non ci riesco. Veramente. Non ce la faccio"

Thad gli prese il telefono dalle mani e lo poggiò sul tavolo di fronte a lui, mentre Nick e Jeff lo bloccavano alla sedia.

Tre squilli. Ancora niente.

Quattro squilli.

Blaine stava per piangere. I ragazzi non lo avrebbero potuto tenere incollato lì ancora per molto.

Cinque squilli. "Pronto sono Kurt Hummel"

Tutti trattennero il respiro. David che aveva ancora un minimo di raziocinio fece segno a Blaine di parlare. Il ragazzo terrorizzato iniziò a balbettare, ma dall' altro capo del telefono la voce continuò "scusa ma ora sono impegnato, o non posso rispondere, lascia un messaggio dopo il beep"

"Cazzo… grazie al cielo è la segreteria. Presto Wes, prendi gli appunti che abbiamo preparato" il ragazzo orientale li passò a David che li mise davanti al ragazzo ancora immobilizzato alla sedia

"Ciao Kurt, sono Blaine" guardò i ragazzi che lo incoraggiarono a continuare con una sorriso "Volevo sapere se ti andrebbe di vederci un' altra volta sempre per quell' intervista. Va bene? Fammi sapere quando senti il messaggio. Ciao" a quel punto Thad concluse la chiamata.

"Ed io ho sprecato delle ore preziose per fare questa stronzata invece di andare a rimorchiare qualche ragazza facile in un bar?"

"Ti prego Thad, nessuno vuole che tu rimorchi più una ragazza facile in un bar. Nella mia stanza ho ancora i segni dell' ultima volta" dichiarò il ragazzo di colore.

"Ma dai, ti lamenti di qualche scritta qui e lì, non ti piace leggerle ogni tanto nelle tue sere di solitudine?" ammiccò Thad.

"Wes ma quand'è che ce ne libereremo? Inizio seriamente a non sopportarlo più"

Poi rivolto agli altri due (perché Blaine era in uno stato di ebetismo totale) "Perché non ve lo prendete voi? Ve lo cediamo al posto di Anderson, che sicuramente non è facile da sopportare nemmeno lui"

Nick scosse la testa e Jeff rispose "Guarda David, preferisco di gran lunga un' ameba ad un pazzo omicida"

Scoppiarono tutti a ridere tranne Thad che cercava ovviamente di sembrare risentito, ma senza successo, e Blaine, che era in uno stato di coma dal quale non l'avrebbe smosso nemmeno Katy Perry in persona.