I 'll Be Waiting

I wish I could lay down beside you, when the day is done

And wake up to your face against the morning sun

(Hiding my heart – Adele)

10.03.13 – 10.04.13

"Mi sono stancato di fare quello buono e razionale, anche io voglio fare cazzate"

Quella frase era rimasta nelle orecchie dei sei ragazzi per tre giorni. Tutti continuavano a rimuginarci sopra, ma non osavano affermare nulla per paura di dire qualche boiata.

Le loro nuove capacità continuavano a svilupparsi, ognuno, infatti, aveva provato ogni potere, eccetto Blaine, che a detta di Thad era tardo, non era riuscito ancora a volare, nonostante l'avessero buttato giù praticamente da ogni superficie disponibile. Avevano anche provato a buttarlo giù dal tetto, ma tutto quello che avevano ottenuto era stato fargli prendere un grosso spavento e David si era dovuto fare una bella corsa per evitare di farlo spiaccicare al suolo.

Continuavano ad esercitarsi in ogni modo possibile ed immaginabile; Wes continuava a lanciare noccioline, abbrustolirle per poi farsele ricadere in bocca.

L'unico difetto era che questi poteri, se così si possono considerare, erano a tempo. Erano estremamente efficaci, si, ma non duravano tanto, non sapevano quanto per l'esattezza - non che non avessero provato a tenere il tempo – poteva trattarsi di ore, ma anche di qualche minuto.

Era capitato, ovviamente a Thad, che, mentre stava saltellando da un palazzo all'altro, tetti tetti, si era ritrovato a cadere nel vuoto. Fortunatamente sotto di lui c'era un cassonetto dell'immondizia, e sempre fortunatamente ci era caduto dentro di testa. Era tornato a casa puzzolente, e poiché aveva genialmente dimenticato le chiavi e in quel momento tutti avevano lezione e Jeff era a lavoro, era rimasto seduto sui gradini, cercando di ignorare l' unto che gli scivolava tra i capelli. Ovviamente, quando gli altri erano tornati, non mancarono le prese in giro e gli sfottò, oltre ad una secchiata d'acqua fredda dal balcone, perché non poteva entrare in casa così puzzolente o avrebbe appestato l'intero appartamento.

Oltre questi piccoli avvenimenti non era successo nulla di strano, ovviamente se non si considera il fatto che avevano dei super poteri.

Nessuno però, con questa nuova situazione, si era accorto che, il piccolo Jeff non si vedeva quasi più.

Mangiava sempre al museo, non rivolgeva la parola a nessuno, se non per non sembrare scortese, e per la maggior parte della giornata, stava fuori casa, per poi tornare quando tutti già dormivano da un pezzo e la mattina faceva in modo di svegliarsi il prima possibile per non incontrare i suoi amici.

Quel sabato notte, era ritornato più tardi del solito, ed essendo un po' alticcio aveva urtato il divano del salotto facendo cadere il telecomando che era sempre in bilico.

Si diresse in cucina per prendere un bicchiere d'acqua e come al solito appena chiuso il frigorifero, dietro vi trovò una persona

Perché non abbiamo preso un frigorifero più basso, in questa casa praticamente nessuno supera il metro e sessanta.

"Jeff?" chiese Blaine con lo sguardo piuttosto addormentato "Che ci fai ancora sveglio?"

Il ragazzo si sentì colto sul fatto, forse sarebbe riuscito ad imbrogliare l'amico che di certo non brillava per intuito

"Sono venuto a prendere un bicchiere d'acqua" disse alzando la bottiglia per sottolineare il concetto.

L'altro parve soffermarsi a riflettere sulla veridicità delle sue parole, ma poi sorrise e fece per andarsene ma, all' ultimo, un velo di consapevolezza gli comparve negli occhi "Ma… Jeff… sei vestito… e puzzi d'alcool"

Merda, quando voleva Blaine sapeva essere più appiccicoso di una caramella "Si. Sto andando a cambiarmi"

"Io… penso che sia giusto" questa volta uscì definitivamente dalla cucina e il biondo tirò un sospiro di sollievo. Uscì anche lui dalla stanza ma si ritrovò Blaine appoggiato allo stipite esterno "Jeff!"

"Mmm?"

"Sono giorni che non ti si vede, si può sapere cos'hai?"

Mi hai rotto le palle Blaine

"Io? Ma no, sono stato molto impegnato al museo. Sai, ci sono state un sacco di visite ultimante" cercò di sembrare il più rilassato possibile

Diede le spalle a Blaine per andare in camera

"È per Nick, vero?"

Merda

"Cos… no. Assolutamente no. Io? No. È fuori discussione. Ma che stai dicendo Blaine?" il biondo iniziò a balbettare non sapendo cosa dire. Come aveva fatto?

"Beh, mi è sembrato così. Beh, io ho sonno. Notte Jeff" così dicendo se ne andò saltellando in camera.

Jeff rimase immobile sul posto. Come diamine l'aveva capito? Ma non dicevano che era tonto?

Andò in camera passando per quella di Nick. Vi si fermò davanti appoggiando l'orecchio alla porta. Niente.

Andò in bagno, si lavò i denti e si guardò davanti allo specchio. Aveva veramente una faccia orribile.

Si stese sul letto e si mise a pensare. A pensare a Nick. Ormai era un'abitudine.

Da due anni non faceva altro.

Si era accorto di tenere a Nick come qualcosa di più di un amico molto tempo prima.

Inizialmente non ci aveva mai fatto caso, pensava di essere soltanto molto in sintonia con l'altro, ma più passava il tempo più si accorgeva di non poter stare senza l'amico.

Si era piano piano innamorato di lui, giorno dopo giorno, sempre di più. Ovviamente Nick non era gay, non aveva mai avuto il coraggio di affrontare quell'argomento con lui, anche se in casa non era affatto un tabù, anzi sembrava si parlasse solo di quello, ma non era mai riuscito a parlarne con Nick.

Jeff non era gay, aveva sempre saputo di non esserlo, ma per lui Nick sarebbe sempre stata l'unica eccezione.

Non avrebbe mai avuto il coraggio di rivelarglielo. Semplicemente non poteva, perché se gliel'avesse detto avrebbe rovinato per sempre la loro amicizia, ed ora come ora era tutto quello che aveva.

In quel periodo, soprattutto negli ultimi due mesi Nick e Jeff passavano praticamente ogni istante insieme. A volte la sera si addormentavano insieme mentre guardavano un film in camera o sdraiati in soggiorno sul divano, e puntualmente la mattina si risvegliavano abbracciati.

Per Jeff era diventato un serio problema, non sapeva più come fare a nascondere quello che provava per il ragazzo.

E dopo tutto quel tempo c'era stato quel giorno in cui Jeff era stato male, e Nick si era preso cura di lui tutta la notte.

All'inizio pensò di averlo solo sognato, ma alla fine si era reso conto che era reale, perché durante quella notte Nick aveva continuato a sussurrare parole di conforto.

Sono qui, Jeff, tranquillo, sono qui.

E al biondo erano rimaste impresse nella mente, ricordava le mani fresche dell'amico che gli accarezzavano il volto bollente.

E questo gli aveva dato delle speranze che non aveva mai avuto, ma poi, poi gli aveva praticamente detto davanti a tutti che non provava nulla

Jeff non è il pupillo di nessuno.

L'ho fatto perché è mio amico, l'avreste fatto anche voi

Quelle frasi gli avevano dato una pugnalata al cuore e non era sicuro che sarebbe riuscito a guardare di nuovo Nick negli occhi senza sentire una lama trafiggergli il petto.

Quella notte Jeff non chiuse occhio; forse per via delle lacrime o anche per quello che avrebbe potuto dire Blaine se avesse capito.

La mattina dopo Nick si svegliò troppo presto per i suoi canoni.

Si scostò le lenzuola da dosso e rimase seduto sul letto per ben dieci minuti indeciso se mettere i piedi a terra o tornare al calduccio delle sue coperte. Un rumore dall'altra stanza lo fece desistere, così si alzò e andò a vedere chi si era svegliato così presto.

Con un'andatura da zombie si diresse in cucina, si sarebbe aspettato di trovare anche un mostro spara arcobaleni, ma non si sarebbe mai aspettato di trovare Jeff sveglio a quell'ora. Di solito il ragazzo non si svegliava mai così presto e tantomeno se fosse successo non sarebbe stato vestito di tutto punto.

" 'giorno" disse con tono impastato. L'altro, che non lo aveva ancora notato, perché ovviamente Nick era nascosto dall'anta del frigo, si bloccò non appena riconosciuta la voce.

Nick, che assonnato, non si accorse del comportamento dell'altro, si sedette al tavolo e vi appoggiò malamente la testa.

"Perché sei già sveglio? Sono ancora le sei… e poi oggi non avevi il turno di pomeriggio?" chiese al biondo

Nessuna risposta.

"Jeff?"

Il più alto non gli aveva ancora rivolto nemmeno una parola e in quel momento gli stava dando le spalle, mentre cercava freneticamente qualcosa nel frigorifero.

"Io… no. Oggi ho un impegno, devo… devo andare. Scusa" chiuse l'anta del frigo e praticamente scappò via, evitando accuratamente lo sguardo di Nick.

"Jeff. Jeff, hey, aspetta" il più basso cercò di richiamare l'attenzione del biondo alzandosi per fermarlo, ma quello avendo le gambe decisamente più lunghe lo scavalcò e camminò frettolosamente verso la porta d'ingresso, sbattendosela alle spalle.

Nick si risedette prendendosi la testa tra le mani.

Merda.

È ovvio che Jeff se né accorto pensò il ragazzo

Era sempre riuscito a nascondere benissimo, fin da quando erano piccoli che era perdutamente innamorato di lui.

Con Jeff e Blaine erano praticamente cresciuti insieme ma, mentre con Blaine erano semplicemente amici, migliori amici ma, solo amici, con Jeff non erano mai stati solo amici. O almeno per lui era sempre stato così.

Nemmeno quando erano piccoli gli era mai stato indifferente ma aveva sempre evitato di pensare a Jeff in quel modo, quasi vietandoselo.

Ma da quando Jeff si era dovuto trasferire, Nick non era stato più lo stesso e finalmente si era accorto di quello che provava per il biondo.

I primi mesi erano stati i più devastanti. Aveva smesso di mangiare e le occhiaie gli arrivavano ai piedi. Aveva anche smesso di parlare con tutti, solo qualche parola di tanto in tanto, quando era strettamente necessario. Neppure Blaine riusciva a tirarlo su di morale.

I suoi genitori si preoccuparono a tal punto che lo mandarono da uno psicologo.

Fortunatamente nessuno aveva mai fatto il collegamento tra la sua depressione e l'assenza di Jeff.

Dopo cinque mesi, Blaine gli aveva presentato Thad, Wes e David, e le cose erano cominciate ad andare meglio. Aveva ripreso un po' di peso e ormai non passava tutta la giornata rinchiuso in camera, ma il dormire era tutta un'altra cosa. Continuava a fare incubi nei quali lui e Jeff erano finalmente felici e sereni, poi il biondo si accorgeva di non essere veramente innamorato di lui e lo lasciava per qualche ragazzina che stranamente ora che ci pensava assomigliava vagamente a Rachel…

Ovviamente lui e Jeff si sentivano su Skype praticamente sempre, e solo quelli erano i momenti in cui era veramente felice, ma come tutte le chiamate anche quelle finivano e ogni volta ci metteva sempre di più a ricomporre i pezzetti del suo cuore.

Jeff era stato via tre anni, due dei quali Nick aveva pianto praticamente ogni lacrima disponibile.

Solo alla fine del secondo il ragazzo aveva conosciuto Jackie, una ragazzina più grande di lui di un anno, molto bella con i capelli ricci e biondi e degli occhi castano dorati e grandi che gli ricordavano tantissimo quelli dell'amico, praticamente avevano anche lo stesso carattere.

Si erano frequentati per un paio di mesi e poi si erano messi insieme. Le aveva dato tutto quello che poteva darle, era stata anche la sua prima volta, ma nonostante tutto era ancora profondamente innamorato di Jeff.

Dopo che era passato un anno da quando Nick e Jackie stavano insieme, il moro si era convinto di amare quella ragazza, e pensava a Jeff sempre di meno – o è meglio dire che evitava di pensare a Jeff –

Un pomeriggio verso la fine di luglio quando già lui e Blaine convivevano da quasi un mese, era tornato a casa, dopo aver passato del tempo insieme a Jackie, e aveva trovato una valigia azzurra che troneggiava nell'ingresso.

Non poteva crederci. Non era possibile. Ma eccolo lì. In tutta la sua altissima bellezza.

Appena lo vide non pensò a Jackie, non pensò a quanto era stato male per la sua partenza.

Tutto ciò a cui pensò fu a quanto amasse quel ragazzo alto, biondo e un po' tonto.

Jackie lo lasciò dopo un mese perché, semplicemente ora che l'amore della sua vita era tornato, aveva iniziato ad ignorarla.

Da quel momento cercava sempre una scusa per passere del tempo con lui, ma ovviamente Jeff aveva sempre scambiato il tutto per amicizia.

E poi quando il biondo gli era svenuto davanti agli occhi? Non era riuscito a ragionare, gli era venuto spontaneo rimanere con lui tutta la notte, avrebbe voluto fare molto di più per lui, avrebbe fatto qualsiasi cosa per Jeff.

Sarebbe stato disposto a rimanere al suo fianco per tutta la vita, anche come semplice amico, avrebbe fatto la qualunque pur di rimanere nella sua vita.

E ora? Lui se ne doveva essere accorto per forza. Per questo lo evitava come la peste, non poteva esserci altra spiegazione per Nick.

Se solo avesse visto le lacrime negli occhi di Jeff mentre usciva dalla cucina quella mattina.

Un paio d'ore più tardi Blaine si svegliò particolarmente di buon umore.

Si fece una doccia fredda ed andò in cucina con i ricci ancora gocciolanti. Non si accorse dei singhiozzi prodotti dal ragazzo che stava seduto con i gomiti appoggiati al tavolo e la testa tra le mani. Non si accorse di quel ragazzo, che appena entrò, si irrigidì sulla sedia e cercò alla bell'e meglio di asciugarsi le lacrime.

"Buon giorno" esclamò sorridendo e prendendo dalla dispensa un cornetto farcito con il triplo cioccolato, abbandonato li da chissà quanti secoli.

Nick sobbalzò "B-buon giorno" alzò la testa verso l'amico che finalmente si decise a guardarlo più attentamente.

"Che cosa è successo?" chiese con una nota di preoccupazione nella voce

"Niente. Mi sono solo svegliato presto. Vado… vado a cambiarmi" detto ciò uscì di corsa dalla cucina, senza che Blaine avesse il tempo di ribattere.

Il riccio fece spallucce e tornò a dedicarsi alla sua schifezza colazione. Diventano più strani di giorno in giorno pensò il ragazzo che saltellava mentre mangiava.

Prese il telefono e trovò un messaggio di Kurt

Hey, che fai oggi?

Se non hai nulla in programma

Ti va di prendere un caffè?

-K

Perché no, ho tutta la mattinata

libera. Ci vediamo alle 12.30

al solito posto?

-B

La risposta non tardò ad arrivare

You bet C

In quei giorni si erano sentiti parecchie volte.

Kurt l'aveva chiamato la mattina dopo che era svenuto, per sapere come si sentiva, e Blaine l'aveva praticamente invitato a pranzo. Da quel momento si sentivano spesso, per non dire sempre.

Erano diventati amici.

Finì di mangiare ed andò a lavarsi i denti ed impiastricciarsi i capelli di quella cosa che lui si ostinava ancora a chiamare gel.

Passò davanti alla stanza di Nick, il quale vi si era rintanato dentro, da cui provenivano le note di David Bowie. Nick ascoltava sempre David Bowie quando era depresso.

Il riccio allora decise che sarebbe stato meglio intervenire prima che fosse stato troppo tardi. Bussò alla porta "Nick, amico, posso entrare?"

Niente.

Decise di entrare lo stesso.

La scena sarebbe stata esilarante se si fosse trattata di una situazione meno drammatica.

Nick era steso sul letto, che già di per se era pieno di schifezze di ogni tipo, ma la cosa più schifosa di tutte, anche per Blaine che non si poteva certo definire uno attento alla pulizia, era lo strato di sporcizia che regnava sovrano nella stanza del cantante. C'era la qualunque. Lattine di birra, scatole di pizza (che avevano ordinato la settimana precedente), cartacce di tutti i tipi.

Blaine cercò di scansare la maggior parte dell'immondizia sparsa sul pavimento fino a raggiungere il letto. Al centro delle trecentocinquanta coperte con le quali dormiva il ragazzo, si poteva intravedere una specie di bozzo tremante.

Il riccio si sedette sul materasso "Nick"

Nulla.

"Dai, Nick. Esci"

Un lamento gli arrivò sotto quell'ammasso di strati.

"Non ti capisco se prima non esci"

A quel punto la testa di Nick fece capolino dalle coperte. Aveva un espressione triste, il viso bagnato e rosso, e gli occhi, oh gli occhi di Nick non erano mai stati più distrutti di così.

A Blaine si spezzò il cuore nel vedere come si era ridotto l'amico.

"Nick, non fare così. Cosa ti è successo?" chiese a quel punto Blaine mettendogli una mano su quelle che presumeva fossero le sue spalle.

Nick fece un sospiro "Sono un idiota" mormorò in un singhiozzo.

"Spiegami cos'è successo?"

"Te l'ho detto. Sono un idiota. Jeff mi odia" scoppiò di nuovo a piangere e Blaine lo abbracciò con tutte e due le braccia, avvicinandoselo al petto

"Ma che stai dicendo? Sei il suo migliore amico"

Nick si scostò per poter guardare l'altro "No. Ora mi odia. Ha capito tutto. Non riuscirà mai più a guardarmi in faccia"

Blaine non riusciva veramente a capire, non che ci fosse molto da capire dalle parole di Nick. Ma per lui non avevano per nulla senso.

"Ti prego Nick. Sii più chiaro" quasi lo supplicò, anche se non gli sembrava proprio per nulla il momento di chiedere, con il suo piccolo cervello massa di polvere che abitava il suo cervello.

"Jeff ha capito che sono innamorato di lui" un sussurro appena impercettibile, ma Blaine lo capì benissimo questa volta.

"Oh Nick" lo strinse al suo petto cercando di consolarlo

"Da… da quanto?" chiese appena il ragazzo si fu calmato un po' "Cinque anni" mormorò

"Ma… non… perché?" Nick lo guardò furente "Non è che uno se lo sceglie di chi essere innamorato!"

"No" sorrise "Non intendo questo. Perché non me ne hai mai parlato?"

"Cosa poteva dirti, Blaine? Oh sai, sono innamorato di Jeff, ma tranquillo, sarà sempre e solo un amore platonico, perché il mio MIGLIORE AMICO mi considera, e mi considererà sempre e solo come tale" disse e la sua voce s'incrinò alla fine

"Ma come fai ad esserne certo? Gliene hai parlato?"

"Ovvio che no. Non sarei mai in grado di rovinare la nostra amicizia, è l'unica cosa che mi è... No, mi correggo, è l'unica cosa che mi era rimasta. Ora non ho nemmeno quello" detto questo scoppiò di nuovo in lacrime.

"Sai" disse Blaine mentre gli accarezzava la schiena per calmarlo "secondo me Jeff prova anche lui qualcosa per te, ma ancora non se ne è reso conto"

Nick lo guardò negli occhi con sguardo scettico "Blaine, non c'è bisogno che ti dica che sei un idiota" disse sospirando.

Il riccio guardò l'orologio. Miseriaccia, erano già le dodici avrebbe fatto tardi all'appuntamento con Kurt.

Nick se ne accorse "Vai da lui, non voglio che ti deprima qui con me"

"No. Ora lo chiamo e gli dico che ci vediamo un altro giorno"

"No. Assolutamente no. Non esiste. Io sto bene, veramente, mi riprenderò, è già successo ricordi?"

Blaine lo guardò inarcando un sopracciglio. Oddio "Ma… Nick. Allora era per lui che ti sei ridotto così?!"

Il moro annuì e gli fece cenno di andarsene. Blaine si alzò dal letto e raggiunse la porta "Però ripensa a quello che ti ho detto. Sono più che sicuro che Jeff provi qualcosa per te" e se ne andò chiudendosi la porta alle spalle prima che Nick potesse ribattere.

Bene, ora doveva andare da Kurt.