Disclaimer: Final Fantasy e i suoi personaggi sono un marchio registrato Squaresoft-Enix, e vengono qui utilizzati senza nessuno scopo di lucro. Nessuna violazione del copyright è pertanto da ritenersi intesa.
Nota dell'autrice: tutte le storie di questa raccolta sono lemon, e come tali contengono scene erotiche più o meno esplicite. Pertanto se tali argomenti vi disturbano o vi mettono a disagio, vi chiederei per favore di leggere altro
LEMONISH
#2. The Audience
Aveva scelto davvero una bella serata.
La luna piena splendeva nel cielo oramai buio della notte, e le dava quel poco di luce che le bastava per quello che aveva deciso di fare oramai da tempo e per cui aveva sempre esitato: quella sera avrebbe, per la prima volta, infranto le regole.
Non avrebbe fatto nulla di eclatante né esageratamente trasgressivo; si sarebbe limitata ad usare la scusa dell'insonnia con l'insegnante di guardia al giardino, per poter sgattaiolare fuori e fare poi il bagno nelle vietatissime fontane del Garden. Aveva scelto una serata calda, per potersi godere di più la sua prima violazione; si era infilata un costume da bagno sotto al vestito ed era andata al giardino, superando con facilità l'istruttore che, vinto dal suo debole per lei, l'aveva fatta passare. E ora stava già pregustando la freschezza dell'acqua contro la pelle, il piacere sottile della prima regola infranta in vita sua, del primo bagno dopo il coprifuoco…quando dei gemiti semi-trattenuti provenienti dal fondo del giardino la incuriosirono.
Cercò di avvicinarsi senza fare rumore; da quel che sentiva erano gemiti di piacere e l'ultima cosa che voleva era scoprire una coppia che amoreggiava in giardino. Vide soltanto una ragazza completamente nuda, che le dava le spalle e sembrava appoggiarsi a qualcuno, inginocchiato di fronte a lei, che pareva accogliere i sensuali movimenti del suo bacino. Lentamente due mani maschili salivano ad accarezzare le cosce allargate della ragazza per poi stringerle le natiche e spingerla ancora di più contro la bocca che, oramai ne era certa, le strappava quei gemiti di piacere.
Si nascose dietro un cespuglio lì vicino, con l'intento di non guardare e attendere che i due se ne andassero per fare il suo bagno; ma evitare di voltarsi diventava sempre più complicato, soprattutto ora che la ragazza gemeva il nome di Squall nell'orgasmo e cercava di respingere le avances del ragazzo in maniera davvero poco convincente. Si ripromise che avrebbe guardato solo per accertarsi d'essersi sbagliata; ma ben presto si rese conto di avere davvero di fronte Squall e Rinoa.
E li avrebbe avuti di fronte ancora per un po', a giudicare da come le resistenze di lei si facevano via via più flebili e le sue scuse sempre meno credibili, "qualcuno potrebbe vederci, Squall…"
"Mmh, c'è il coprifuoco," ribatteva lui facendola scendere lentamente verso terra, "non può vederci nessuno…"
E lei si trovava ad osservare Rinoa che poco alla volta perdeva la voglia di resistere e si abbandonava a lui e alle sue carezze. E lei non riusciva a non guardare, per quanto volesse distogliere lo sguardo le sembrava di avere gli occhi incollati sulla coppia impegnata in appassionate effusioni sull'erba. Riusciva appena a notare i particolari intorno a loro, una coperta sotto i loro corpi allacciati, quello che sembrava un cestino da picnic nella penombra, una bottiglia di vino con due calici semivuoti e un cumulo di vestiti lì accanto. E poi non voleva più staccare gli occhi dalla coppia di fronte a lei; scostò un poco le foglie del cespuglio che le impedivano di vedere e sbarrò gli occhi quando Squall passò lentamente le mani sul corpo di Rinoa e si separò da lei quanto bastava per sfilarsi i pochi indumenti che aveva ancora addosso.
Solo quando lui si stese di nuovo su Rinoa, strusciando il sesso contro il suo e tornando a baciarla mentre le stringeva il seno, si rese conto di essersi inconsciamente abbassata la zip del vestito; e per quanto cercasse di resistere non riusciva a non infilarsi una mano sotto la stoffa e accarezzarsi un seno, con lo sguardo ancora fisso su Squall e Rinoa, e le orecchie tese a cogliere il minimo suono che provenisse dall'entrata del giardino e da loro.
Squall intanto aveva iniziato a muoversi contro Rinoa, strappandole nuovi gemiti e vincendo definitivamente le sue resistenze. Non riusciva a sentire cosa lui le stesse sussurrando, per quanto cercasse di ascoltare; riusciva solo a capire che doveva essere qualcosa di molto eccitante a giudicare dalla reazione di lei, che lo aveva rovesciato e si era seduta sopra di lui accarezzandogli il petto e spingendosi delicatamente contro il suo sesso.
Oramai sfiorarsi solo il seno non le bastava più; non riusciva a smettere di guardare e non voleva nemmeno farlo, anzi, le sembrava soltanto di non poter fare altro che quello e aspettare con trepidazione quello che avrebbero fatto dopo. Aveva già il respiro affrettato, si sentiva già bagnata e tenere gli occhi incollati su Rinoa, che scendeva in quel momento a leccare il sesso di Squall, la eccitava ogni secondo di più.
Si trovò ad abbassarsi gonna e mutandine velocemente, iniziando ad accarezzarsi nello stesso istante in cui Squall, incapace di resistere ancora, aveva afferrato i fianchi di Rinoa per calarla prepotentemente sulla sua erezione; continuò a masturbarsi chiudendo appena gli occhi per il piacere, con le orecchie piene dei gemiti di Rinoa e con la voglia di penetrarsi con le dita perché aveva bisogno di un orgasmo e ne aveva bisogno subito. Riaprì gli occhi, per il capriccio di osservali avere un orgasmo mentre se ne lasciava percorrere anche lei, ma quello che vide parve aumentare se possibile la sua eccitazione. Rinoa si era inginocchiata di fronte a Squall, dandogli le spalle, e si sfiorava con le mani, lentamente, fino a toccarsi le natiche e separarle, voltandosi a guardare il suo compagno con un sorriso malizioso.
Per un momento temette che potessero scoprirla, tanto il suo trattenere il respiro le era parso rumoroso; ma Squall e Rinoa sembravano troppo presi l'uno dall'altra per rendersi conto della sua presenza, e lei poteva osservare indisturbata lui che la penetrava e accompagnare il gemito di pura voluttà di Rinoa con quello che le strapparono le sue dita che le scivolavano nel sesso.
Non sapeva più quali erano sue fantasie e che cosa stesse succedendo in realtà, sapeva soltanto che iniziava a desiderare che la scoprissero, a immaginare che l'avrebbero invitata a partecipare ai loro giochi e le sembrava già di sentirsi addosso le loro mani, la loro pelle, le loro bocche; e poi apriva gli occhi e vedeva le espressioni beate sui loro visi, i movimenti dei loro corpi, la forza che si accompagnava alla tenerezza degli abbracci e delle carezze e dei baci. C'era qualcosa di bello, in loro, qualcosa che diventava sensuale ed eccitante per lei che guardava, e non avrebbe saputo definirlo in altro modo se non bello. Poteva essere la loro espressione, il modo in cui si muovevano, il suono dei loro gemiti, l'abbandono totale di Rinoa che gli permetteva di penetrarla nella sua parte più intima nonostante la paura di poter essere visti.
Quella era una bellezza che lei non aveva mai sperimentato, sempre troppo ligia al dovere, capace di pensare solo che un bagno nelle fontane sarebbe stato trasgressivo; e si trovava a masturbarsi in giardino guardando due dei suoi migliori amici che facevano sesso anale. E in qualche modo, voleva sperimentare quell'abbandono e quella bellezza, foss'anche solo masturbandosi con le dita mentre stava a guardare dietro ad un cespuglio.
Finalmente Rinoa gemette di nuovo il nome di Squall, appoggiando la fronte a terra e inarcando un po' la schiena, nell'ultima provocazione che lui accolse con un gemito prima di lasciarsi cadere su di lei e farla rotolare sul fianco per stringerla a sé.
E a lei non rimase da fare altro che mordersi il labbro per non gemere a voce alta e farsi scoprire, e sfilarsi le dita dal sesso continuando ad osservare Squall e Rinoa che riprendevano fiato e si coccolavano sull'erba. Si rivestì come meglio poteva, rimanendo nascosta nell'attesa che la coppia che aveva spiato si rivestisse e lasciasse il giardino; e di nuovo si trovò ad invidiare e desiderare quello che vedeva in loro, la capacità di abbandonarsi l'uno all'altra, di non negare nulla di sé e di fare l'amore in un giardino senza lasciarsi frenare dalla paura d'essere scoperti.
Non poté fare a meno di sorridere di tenerezza quando lui strinse di più Rinoa a sé, cingendola con un braccio all'altezza del seno e coprendole il sesso con l'altra mano; aveva oramai perso il senso del tempo e solo quando Rinoa sussurrò qualcosa all'orecchio di Squall e lui annuì baciandola, si rese conto che era rimasta lì ferma, china sulle ginocchia e con i vestiti malconci, fino a farsi indolenzire i muscoli. Si sedette, aspettando che i suoi amici si rivestissero e uscissero ridendo e parlando di giochi che stavolta avrebbero fatto in camera; e poi attese qualche minuto prima di rassettarsi i vestiti e i capelli e uscì anche lei, rispondendo a malapena al saluto dell'istruttore di guardia, e si diresse velocemente in camera sua.
Non c'era nulla da fare, il sonno non arrivava.
Aveva fatto una doccia, messo i vestiti che indossava a lavare, si era infilata la camicia da notte più leggera che aveva e si era messa a letto, ma continuava ad essere accaldata e non riusciva a prendere sonno.
Continuava a ripensare a quello che aveva visto e sentito in giardino, alla curiosità a cui non aveva saputo resistere, a cosa avrebbe fatto il giorno dopo incontrando Squall e Rinoa alla mensa. Squall, che era stato suo studente, che aveva tratto d'impaccio più di una volta in addestramento, che aveva combattuto al suo fianco. Rinoa, che si era confidata spesso con lei e con cui si era confidata lei stessa parecchie volte, che l'aveva invitata spesso a lasciarsi andare e che sarebbe stata la prima persona a sapere della sua prima, innocente infrazione. E invece lei li aveva spiati in uno dei loro momenti più intimi, si era masturbata guardandoli e anche ora, ripensandoci, iniziava a sentirsi un po' troppo eccitata.
Forse era per quello che non aveva sonno.
O forse era perché le era rimasto addosso un po' di languore malinconico, la sensazione che il piacere che si era data non fosse abbastanza, che fosse il momento di provare qualcosa di più. Non sapeva esattamente cosa, sapeva soltanto che aveva voglia di vivere, per una volta, l'abbandono che aveva visto in Rinoa, di avere sul viso l'espressione che le vedeva a volte al mattino, di sentirsi sensuale e…bella, per qualcuno. E di trasgredire le regole come aveva deciso di fare, ma di trasgredirle sul serio, non soltanto illudendosi di averlo fatto.
Si poteva biasimarla, in fin dei conti?
Era una ragazzina, ancora, una ragazzina estremamente intelligente e perspicace che si era guadagnata l'ambito titolo di Seed troppo giovane, e che qualcuno aveva ritenuto matura abbastanza da fare l'insegnante. Aveva di fronte ogni giorno ragazzi della sua età, solo meno dotati di lei, da cui doveva mantenere un certo distacco perché lei aveva l'autorità della professoressa che doveva fare da esempio; e tante cose le venivano precluse da quello stupido incarico, a tante cose aveva dovuto rinunciare perché sarebbe stato inopportuno. Doveva stare attenta ai posti che frequentava la sera, e mantenere un certo comportamento se avesse incontrato i suoi alunni. Doveva evitare certi scherzi. Doveva vestirsi in una certa maniera e parlare in una certa maniera, e si sentiva in dovere di continuare a farlo anche quando la giornata della professoressa Trepe finiva e poteva iniziare quella della ragazzina Quistis.
Perché non le riusciva di abbandonarsi a qualcosa, a qualcuno? Perché non riusciva ad intrecciare finalmente una relazione con qualcuno che sapesse farla sentire bella, amata, desiderata, che fosse in grado di liberarla dalle sue paure, anche solo per qualche minuto, e spingerla a fare l'amore in giardino come avevano fatto i suoi amici? Perché non riusciva ad essere come Rinoa, che si chiudeva alle spalle il suo lavoro di insegnante e poi si sentiva libera di comportarsi dall'adolescente che era? Perché non riusciva ad essere come Squall, che cresceva e cambiava con il loro aiuto, mentre a lei sembrava di rimanere sempre ferma nello stesso punto?
Forse aveva bisogno d'amore. Forse aveva bisogno davvero di trovare qualcuno che volesse stare con lei e che reggesse il confronto con i suoi ideali quanto bastava per poter almeno provare a stare con lei. Forse aveva bisogno di qualcuno che non la vedesse come l'eroina della guerra, ma come Quistis, come la ragazza semplice che lei era sotto alla divisa e sotto alle regole che le venivano imposte. O forse aveva soltanto bisogno, una volta ogni tanto, di farsi scaldare il letto da qualcuno a cui interessasse poco tutto il resto e si preoccupasse solo di lei e di se stesso. Per una notte, poteva anche bastare; per calmare l'eccitazione di quello che aveva spiato, era più che sufficiente, a cambiare ci avrebbe pensato il giorno dopo, confidandosi con le sue amiche.
Ma dove trovarlo?
Tra i suoi alunni non poteva nemmeno pensare di cercarlo; avrebbe significato rovinare la loro carriera e lei non poteva certo fare una cosa del genere.
Tra i suoi amici, nemmeno. Avrebbe significato rovinare legami stabiliti già da tempo; e poi da chi andare, da Squall, che era ora probabilmente impegnato con Rinoa nei giochi di cui l'incontro in giardino era stato solo un appassionato preliminare? Da Irvine, che aveva smesso in quel periodo di interessarsi ad ogni gonna del Garden per diventare il fedele ragazzo di Selphie? Da Zell, che stava faticosamente mettendo in piedi una relazione decente con la ragazza della biblioteca, che non si basasse soltanto su messaggi in codice riguardanti fantomatici libri?
E all'improvviso un viso anche troppo conosciuto, e non esattamente amato, si affacciò prepotente alla sua mente.
Più si ripeteva che era una cattiva idea, più le immagini di Squall e Rinoa insieme nel giardino si mescolavano a quella del viso che pareva un po' sorriderle di scherno e un po' ammiccare invitante. E più l'immagine diventava nitida, più la sua eccitazione cresceva, più si chiedeva, in fin dei conti che male poteva esserci? Lui l'aveva invitata più volte, seriamente o per scherzo, a 'passare a salutarlo'. Lei non lo aveva mai preso sul serio, ma alla fine perché non iniziare a farlo? Si trattava di una notte, nulla di che. Era una donna, era eccitata, aveva voglia di trasgredire e soprattutto, aveva voglia di sentirsi desiderata. Se lui voleva stare con lei, perché non approfittarne?
Al diavolo le responsabilità.
Si alzò dal letto quasi di corsa, infilandosi in fretta indumenti il più veloci possibile da levare, poi, e dopo essersi spazzolata i capelli uscì dalla sua stanza, decisa a non cambiare idea.
Il corridoio era vuoto, nessuno avrebbe potuto vederla; dalla stanza non provenivano né suoni né luci. Erano minuti che cercava di prendere il coraggio di bussare; non voleva cambiare idea ma presentarsi così alla sua porta…al diavolo; aveva deciso di farlo e lo avrebbe fatto. Una notte; solo una notte…alzò il braccio per bussare, ma all'improvviso la porta si aprì, spaventandola, e lui si appoggiava sornione allo stipite, sorridendo, "Quistis…che ci fai qui?"
Ecco, ora che se lo trovava di fronte, con addosso solo i pantaloni di quello che le sembrava un pigiama, e con quel ghigno di scherno sul viso, non riusciva a dirgli il motivo per cui era lì; non riusciva nemmeno a usare le parole che lui aveva spesso usato rivolgendosi a lei, le sembrava di avere le labbra incollate l'una all'altra e riusciva soltanto a guardarlo a braccia conserte.
Lui si scostò dallo stipite, aprendo di più la porta e facendosi da parte, "forza, entra…sei 'passata a salutarmi', per caso?"
Si limitò ad entrare facendo finta di non aver sentito né colto l'insinuazione; attese che lui chiudesse la porta prima di voltarsi a guardarlo, e lui aveva ancora quel sorrisetto sulla faccia che le impediva di parlare e che le faceva sentire addosso tutto l'imbarazzo di quella visita notturna. Forse era stata una cattiva idea; forse doveva inventarsi una scusa qualunque, tipo che sì, era andata a salutarlo, e gli avrebbe dato la buonanotte e se ne sarebbe andata, ma non le riusciva nemmeno di schiodare le labbra una dall'altra….e lui continuava a sorridere, sembrava sul punto di scoppiare in una fragorosa risata, "allora sei passata a salutarmi davvero, eh?"
E rideva, rideva schernendola del suo imbarazzo che era così troppo in contrasto con la sua decisione di andarlo a trovare in piena notte accogliendo per la prima volta i suoi inviti, rideva della sua goffaggine, rideva della sua incapacità di dirgli che quella sera era lì per un po' di sesso e lei non sopportava che lui la prendesse in giro così, lei, lei….
…lei poteva soltanto afferrarlo per la nuca e bacialo, soffocando le sue risate e abbandonandosi finalmente alla curiosità che le vibrava dentro. Non aveva bisogno di parole, il sesso non richiedeva linguaggio. Richiedeva corpi, richiedeva carne, richiedeva desiderio, passione…amore, forse. Ma non linguaggio, non parole; non ne aveva bisogno quella sera.
Finalmente si separò da lui, capace di guardarlo con la malizia negli occhi, la sensualità che correva lungo le curve del suo corpo e accompagnava le sue mani ad accarezzargli la schiena nuda. E poi non c'erano più parole, solo labbra, solo mani, solo fruscii di vestiti che cadevano e di baci frenetici in cui perdersi. Non sapeva esattamente da cosa si stesse lasciando guidare; sapeva soltanto che aveva la testa piena di immagini intrise di voluttà e il corpo così pieno di eccitazione che temeva sarebbe esploso, prima o poi, lei era troppo piccola per contenere tutta la forza dirompente di quello che stava provando.
Eppure rimaneva intera, anzi, si faceva calda e flessuosa sotto alle mani che lui le faceva correre addosso, si spingeva contro al suo corpo alla ricerca di più piacere di quanto credesse di poterne sopportare. E lui sembrava accontentarla, sembrava sapere esattamente dove voleva essere toccata, come, quando, e sembrava essere lì proprio per realizzare quello che la sua lingua poteva dirgli soltanto tra i baci.
Non osava aprire gli occhi, per la paura che la sua ragione tornasse ad avere il sopravvento e la mettesse nell'imbarazzante situazione di doversi sciogliere da un abbraccio a cui si era già abbandonata; e indietreggiò quasi a casaccio, inconsapevole della guida di lui che la spingeva verso il letto fino a quando le lenzuola ancora tiepide di Seifer le aderirono alla schiena. Solo allora si rilassò, certa che oramai non sarebbe stata più rifiutata, certa che non si sarebbe più tirata indietro perché non poteva più farlo; non voleva nemmeno tirarsi indietro, e non era soltanto per l'eccitazione che i suoi amici le avevano lasciato addosso da lontano, era anche per il semplice fatto che stava vivendo un momento, nella sua vita, in cui finalmente non esistevano regole, doveri, rigidi protocolli da seguire. Esisteva lei, esisteva lui, esisteva quello che volevano fare e che avrebbero fatto a dispetto di qualsiasi cosa. E Hyne, lo avrebbe raccontato il mattino dopo a Rinoa. Le avrebbe detto che aveva deciso di trasgredire facendo un bagno di mezzanotte nelle fontane, e poi aveva invece deciso di infilarsi nel letto di Seifer.
Ebbe appena il tempo di pensare divertita che forse anche Rinoa le avrebbe confidato qualcosa del suo piccolo incontro nel giardino, prima che Seifer le levasse anche la biancheria e la lasciasse a giacere nuda nel suo letto per finire di spogliarsi lui stesso. Avrebbe voluto aprire gli occhi e guardarlo, ma lui le era già di nuovo addosso e le parve d'essere accarezzata in un solo istante ovunque, dalle sue labbra, dalle sue mani, dalla sua pelle, dalle sue parole che la confondevano ed eccitavano nonostante lei riuscisse a distinguere solo suoni vaghi attutiti dal suo corpo. Erano ben poche le cose di cui si rendeva conto, adesso, era appena conscia della sua lingua sul seno, delle mani che scivolavano verso il suo sesso così velocemente che non avrebbe potuto fermarle nemmeno se l'avesse voluto, e delle dita che si intrufolavano dentro di lei per fargli osservare, non senza divertimento, che sembrava quasi pronta.
E lei lo era; lei era pronta davvero, non quasi, era come se tutto il tempo che lui si stava prendendo per eccitarla ancora di più fosse sprecato, doveva fare qualcosa o lui avrebbe continuato a torturarla per prepararla nonostante lei fremesse sotto al suo corpo già dalla prima carezza. Cercò di resistere il più possibile, per permettergli di giocare con lei quanto desiderava, convinta che poi avrebbe ottenuto quello che voleva…e poi non doveva certo andarsene subito, poteva rimanere anche tutta la notte, a che serviva violare le regole se poi non era disposta andare fino in fondo?
Intanto si trovava ad inarcarsi per le dita di lui, e per le labbra e le mani che avevano continuato a percorrerla impedendole qualsiasi movimento coerente e strappandole gemiti di cui probabilmente si sarebbe vergognata, se fosse stata in sé; ma le sembrava di essere un'altra, di essere una creatura fatta soltanto di carne viva e sangue pulsante nelle vene che godeva di ogni singolo momento di piacere e voleva di più, sempre di più.
E finalmente aveva di nuovo l'orgasmo che cercava da troppo, e lui sembrava volerla ingannare ancora, scendendo a leccarla, ma lei era stanca di finzioni; ne era stanca fin da quando era uscita dalla sua stanza. Con una ritrovata voglia di prendere il controllo, lo rovesciò sul letto sedendosi sopra di lui, guardandolo per un momento solo attraverso occhi socchiusi di piacere. Si rese conto ben presto però che quella sera non poteva reggere il suo sguardo, le sembrava che chiunque potesse carpire il suo segreto solo guardandola negli occhi; e con un sorriso malizioso, gli voltò le spalle, giocando un po' con il suo sesso prima con le dita e poi, per un secondo infinito, con la bocca, prima di decidere che non poteva aspettare ancora, doveva averlo subito e non aveva nemmeno finito di pensarlo che si era già calata sulla sua erezione gettando la testa all'indietro con un gemito di piacere.
Adesso poteva anche lasciarsi andare. Riempirsi la testa delle immagini che le si erano impresse a fuoco nella memoria, e gemere come non aveva potuto fare nel giardino. Adesso poteva lasciarsi guidare dalla sua passione e prendere una delle mani che l'avevano afferrata ai fianchi e portarsela alla bocca, succhiarne le dita strappandogli un gemito e un movimento più violento contro di lei, e poi togliersi il capriccio di voltarsi a guardarlo, un momento solo, mentre si allargava le natiche come aveva visto fare a Rinoa e gli faceva cenno, in silenzio, di penetrarla piano col dito che gli aveva succhiato.
E poi semplicemente era esploso tutto, il piacere nella sua voce e nel suo corpo, le paure e le inibizioni che le erano rimaste ancora addosso, la vergogna e il disagio che si erano fatte malizia e finalmente poteva lasciarsi scorrere le immagini di Squall e Rinoa in testa mentre guardava Seifer gemere il suo nome nell'orgasmo, e poteva ricordare, fantasticare, muoversi sul sesso ancora eretto di lui fino ad un nuovo grido e ad un nuovo piacere.
Finalmente non c'era più nulla che potesse trattenerla, e finalmente assaporava l'abbandono che aveva visto in altri, con la certezza che anche su di lei s'era dipinta quell'espressione beata e bella che aveva invidiato. Forse non aveva bisogno d'amore, non ancora; forse le bastava un compagno di letto che sciogliesse tutto ciò da cui si lasciava frenare, che le restituisse la ragazzina che sarebbe stata se non si fosse dovuta addossare tutte quelle responsabilità.
Forse, forse, forse.
Importava poco, adesso che si lasciava cadere accanto a Seifer cercando di ritrovare un po' di respiro. Importava poco; ammettere di aver bisogno di trasgredire e sapere di poterlo fare, anche se si trattava di sesso, per adesso era abbastanza.
Rinoa sarebbe stata così orgogliosa di lei.
E la cosa si faceva quasi incredibile, se pensava che doveva quella notte a Rinoa molto più di quanto la sua amica avrebbe mai immaginato; si faceva ironica, se pensava che solo qualche giorno prima si era lamentata delle battutine di Seifer e quella sera, invece, non aveva nemmeno preso in considerazione l'idea di rivolgersi ad uno sconosciuto qualsiasi che avrebbe potuto trovare fuori dal Garden.
Lui si mosse accanto a lei, il respiro più regolare e un cenno di curiosità nella voce, quando chiese, "allora…come mai proprio stasera?"
Lei ridacchiò, voltandosi a guardarlo –lui non avrebbe mai indovinato il suo segreto. E se gli avesse parlato della sua voglia di sperimentare l'abbandono che vedeva negli altri, lui avrebbe capito ancor meno; non sapeva cosa significava condurre una vita all'insegna dei regolamenti, dei protocollo, rigida e controllata. Si limitò a rispondere con un sorriso, "ne avevo voglia."
Diceva tutto, e comunque non diceva nulla. Capì dal sorrisetto di lui che aveva pensato che lei avesse voglia di un po' di sesso; e non era vero, in fin dei conti? Rimase stesa accanto a lui, sorridendo della curiosità che l'aveva portata ad offrirsi ad un uomo che non apprezzava poi molto, per provare il piacere ebbro di voluttà che aveva spiato nel giardino; e quando lui chiese ancora, minuti dopo, con un'espressione maliziosa, "allora rimani qui ancora un po'?", lei ridacchiò e decise di stare al gioco. "E' la mia notte…"
E di nuovo baci, di nuovo gemiti, di nuovo la voglia di riempirsi la bocca di lui e di essere penetrata da lui, "e ce ne saranno altre, professoressa…?", ansimò lui, quando lei gli lasciò scivolare la lingua nell'ombelico.
Lei continuò a leccarlo, prendendosi tutto il tempo che poteva desiderare e che la passione non le aveva permesso di prendersi prima; era arrivata a sfiorare con le labbra la punta del suo sesso quando si ritrasse da lui, e godendosi il suo sguardo che pareva baciarle il seno, rispose, "dipende da quando avrò voglia di trasgredire ancora le regole…"
E poi lo mise definitivamente a tacere accogliendolo all'improvviso e completamente nella sua bocca. L'ultima cosa a cui si permise di pensare, prima di abbandonarsi del tutto al piacere dei suoi sensi, fu, adesso ho trasgredito davvero…
Nota dell'autrice: questa fanfiction, come tutte le sue compagne in questa raccolta, fa parte del mio progetto 5000x4, ed è ispirata alla Writing Community 30 lemons. Come sempre ringrazio il mio beta-reader, che per questa è stata Idreim, e vi lascio il link a cui trovare risposte ad eventuali commenti e critiche sul mio blog Wide Awake, per non occupare altro spazio qui.
