Capitolo 3: Il mio nuovo sogno di te – Parte 1

Sebastian camminò fino alla sua stanza senza deviazioni e una volta dentro, chiuse la porta. Lasciò cadere la borsa sul letto e si sedette accanto ad essa, allungando una mano verso l'interno per tirare fuori il diario di Kurt. Lo teneva tra le mani, ma non riusciva a trovare il coraggio di aprirlo. Lo fissava, esaminava, ci passava sopra un dito, sentendo il tessuto rude al tatto, sotto i polpastrelli. Ne calibrò il peso tra le mani, e per quanto fosse confuso all'idea che Kurt glielo avesse affidato, ne era anche confortato. Non era certo di cosa avrebbe visto quando lo avrebbe aperto. Era possibile che fosse completamente vuoto; un modo velato di Kurt per chiedergli di scrivere ancora per lui. Ovviamente, c'era una possibilità che Kurt avesse semplicemente scritto oltre cento pagine di 'fottitifottitifottiti", e Sebastian, dal canto suo, riconosceva di meritarlo.

Kurt non sembrava troppo allegro nei confronti di Blaine quando era uscito dalla stanza. Qualsiasi cosa Blaine avesse detto a Kurt in quei secondi prima che Kurt si voltasse e andasse via sembrava essere stato il culmine di qualcosa di grosso tra loro; ma non significava necessariamente che si sarebbe buttato tra le braccia di Sebastian.

Cos'era che Sebastian voleva? Voleva Kurt; quello era certo, e non solo per il suo corpo, come si potrebbe pensare, ma per la sua brillante mente, il suo cuore, il suo credere nelle proprie convinzioni. Aveva complicati e intensi sogni in cui faceva Kurt suo, a volte perfino in cui Kurt s'innamorava di lui, ma Sebastian non era esattamente il tipo da relazioni. Stare insieme richiedeva molto lavoro, almeno secondo la sua esperienza personale, e Kurt sembrava avere grosse aspettative.

Doveva ammettere però, che forse ne valeva la pena.

Sebastian rigirò il diario tra le proprie mani mentre contemplava le proprie intenzioni. Se non progettava di andare fino in fondo, aprire il diario personale di Kurt rischiava di fare più male che bene. Se qualcosa che Kurt aveva scritto tra quelle pagine rendesse la sua infatuazione per lui ancora più profonda di prima, il suo destino sarebbe stato segnato. Non ci sarebbe stato modo di sfuggire a Kurt Hummel.

Dopo averlo girato e rigirato senza fare altro, decise di aprire la copertina almeno per vedere se Kurt avesse effettivamente scritto qualcosa: una dedica, una nota d'autore, o magari solo il suo nome. Una piccola nota scivolò fuori, ficcata tra le pagine come se fosse un pensiero aggiunto. Sebastian la prese e l'aprì.

Sebastian –

Ho chiesto a Blaine di scrivermi una poesia. Non chiedevo molto. Volevo soltanto qualcosa che provenisse dal suo cuore; qualcosa che esprimesse cosa prova davvero nei miei confronti. Se stai leggendo questa nota e hai questo diario, vuol dire che Blaine non mi ha scritto la poesia che gli ho chiesto. Avrei accettato perfino un singolo verso, se questo fosse tutto ciò che avesse avuto da darmi. Dovrebbe essere innamorato di me, e non è riuscito a scrivere una piccola poesia. Tu mi sopporti appena e mi hai scritto un diario intero. Cosa dice questo di me?

Cordiali saluti;

Kurt

Sebastian rilesse la nota innumerevoli volte, ma lesse l'ultima riga almeno il doppio siccome lo aveva quasi distrutto.

Cosa dice questo di me?

Sebastian fece una smorfia all'idea che la mancanza di attenzione e considerazione di Blaine portasse Kurt a dubitare di se stesso. Avrebbe dovuto parlargliene in un'altra lettera, ma in quell'istante, il libro era aperto e Sebastian decise che qualsiasi momento sarebbe comunque stato adatto a vedere cosa Kurt avesse da dire.

Ogni pagina che vedeva era piena da entrambi i lati. Sebastian le fece scorrere rapidamente, ma non notò nessun 'fottiti', quindi tornò all'inizio e cominciò a leggere parola per parola.

Non capisco.

Erano le prime due parole che Kurt aveva scritto.

Non capisco.

Sebastian sogghignò.

"Neanche io," mormorò. "Unisciti al club. Abbiamo giacche da indossare."

Non capisco come tu possa dire tutte quelle bellissime cose romantiche in un libro su di me. È davvero questo che provi? Mi sono abituato così tanto all'idea che mi odi – o almeno che mi disprezzi. Non hai rispetto per me. Me lo dici e me lo dimostri ogni giorno. Critichi i miei vestiti. Ti prendi gioco della mia voce. Correggi il mio francese anche se so che la mia traduzione e il mio accento sono impeccabili. Tutto ciò che sono sembra infuriarti. Cerchi continuamente di distruggermi. Sembra che sarai felice soltanto quando sarai riuscito a spezzarmi in così tanti pezzi che non riuscirò mai a rimetterli insieme. Quindi, come puoi scrivere quelle cose di me?

Sebastian sentì ogni parola pungerlo, colpirlo come una pugnalata al cuore. Lesse ancora, ma dopo quindici pagine le parole cominciarono a diventare difficili da decifrare; perché le mani di Sebastian tremavano.

Perché Sebastian aveva cominciato a piangere.

Quindici pagine di dolore. Quindici pagine di confusione. Quindici pagine di rabbia e tristezza che Sebastian aveva causato. Aveva tormentato Kurt per tenerlo alla larga. Lo voleva, eppure lo aveva trattato come spazzatura. Sebastian avrebbe probabilmente continuato così, pensando che il suo fosse l'unico cuore distrutto dal non ammettere i suoi sentimenti e dare a Kurt l'opportunità di accettarlo o respingerlo.

Aveva dimenticato che c'erano due cuori coinvolti in quella equazione. Che c'erano due persone che rischiavano di farsi del male.

Così tante volte mi è capitato di guardarti, e trovarti che mi fissavi come se io fossi nulla, come se fossi meno di nulla, e mi chiedevo, mentre tentavo di non darvi troppa importanza, come potessi avere una considerazione così bassa di me. Che avevo fatto? Cosa avevo detto? Al McKinley, ero vittima di bullismo perché ero gay. Venivo lanciato nei cassonetti perché ero fiero di ciò che ero. Ma tu sembravi odiarmi soltanto per il fatto che io esistessi. Ero venuto qui per fuggire dal dolore dell'odio, ed ero felice … finché non ho incontrato te. Ora leggo il tuo diario e scopro che il tuo odio era un modo di nascondere i sentimenti; ma sembrava così reale che non so come dimenticarlo.

Vale la pena provare ad imparare come farlo adesso?

Sebastian chiuse il libro e lo lanciò alle proprie spalle sul letto. Singhiozzò, quasi incapace di respirare, asciugandosi gli occhi con le dita per schiarirsi la vista sfocata. Si alzò, lanciandosi letteralmente giù dal letto con una forza esagerata, allontanandosi e mettendo distanza tra sé e il libro. Il senso di colpa lo stava divorando, masticando la sua anima e il suo cervello con tutte quelle cose terribili che aveva detto a Kurt in passato, il modo in cui aveva cercato di spazzare lui e Blaine.

Avrebbe potuto lasciar perdere; avrebbe potuto lasciare che Kurt fosse felice ma no. Doveva essere egoista. Doveva essere stupido. Sebastian si passò le mani tra i capelli e tirò forte, grugnendo tra i denti stretti, più per repulsione che per dolore. Prese a calci la sedia, forte, facendola rovesciare sul pavimento. La calciò di nuovo, liberandosi della propria frustrazione. Si fermò soltanto quando sentì un crack e pensò di essersi rotto un dito del piede. Si asciugò di nuovo le lacrime e diede uno sguardo rapido all'orologio sulla scivania.

19:37.

Era rimasto chiuso nella sua stanza a leggere il diario di Kurt per più di due ore.

Tra 23 minuti avrebbe saltato la cena, ma non importava. Non aveva molta fame comunque, ma sentiva il bisogno di uscire dai dormitori e respirare un po' di aria fresca. Sebastian infilò il diario sotto il cuscino e uscì dalla propria camera, camminando rapidamente lungo il corridoio, quasi correndo quanto le regole permettevano. I corridoi erano piuttosto frenetici a quest'ora con studenti che camminavano verso la sala dove si teneva la cena o ne tornavano, molti di loro già vestiti casualmente per la notte. Un brusio lo circondava, gruppi di ragazzi che parlavano e ridevano. Qualcuno di loro lo salutò, ma Sebastian li ignorò, occhi fissi sulla doppia porta che conduceva fuori.

Era così vicino; così vicino a fuggire quando incrociò Kurt – vestito di skinny jeans e una camicia blu scuro, a maniche lunghe, che metteva meravigliosamente in risalto i suoi occhi. Gesticolava per salutare Jeff e Nick, ridendo per qualcosa che avevano detto, inconsapevole di un Sebastian affranto che sfrecciava lungo il corridoio e stava quasi per incontrarlo. Sebastian lo vide e quasi strozzò con il nodo nella sua gola, fermandosi improvvisamente e guardandosi intorno alla ricerca di una stanza nella quale potesse nascondersi per un istante. Kurt si voltò e lo vide mentre Sebastian inciampava ad un passo da lui. I loro sguardi si trovarono e Sebastian notò il modo in cui gli occhi di Kurt si addolcirono, un'espressione che sembrava triste, o dispiaciuta. Leggeva le emozioni sul viso di Sebastian e lui lo sapeva.

Sebastian voleva fuggire e dimenticarsi di tutto; dimenticare Kurt e il diario, e richiudere il suo cuore in quella cassaforte di pietra in cui era rimasto a soffrire felicemente sin da quando aveva conosciuto Kurt Hummel.

Non poteva. Aveva aperto il diario. Non c'era modo di tornare indietro per lui, ma non era certo di come proseguire.

Camminò lungo il corridoio, verso Kurt, e Kurt lo guardò soltanto, curioso. Afferrò il braccio di Kurt e lo tirò, guardandosi in giro in modo erratico finché non trovò ciò che desiderava. Trascinò Kurt attraverso la porta di una classe vicina.

Sebastian accompagnò Kurt all'interno e si chiuse la porta alle spalle. Kurt non disse una parola. Circondò il collo di Sebastian con le proprie braccia e lo tenne vicino, lo abbracciò. Per la prima volta da quando si erano conosciuti, Kurt lo stava abbracciando con tutto il corpo, stringendolo a sé per dargli conforto.

Sebastian detestava quella sensazione. Voleva spingerlo via, ma si trattava di Kurt, e Sebastian stava cominciando a capire che Kurt non era semplicemente qualcosa che aveva tormentato per il proprio divertimento, e non era la somma di eleganti parole su di una pagina. Era carne, anima, mente eccezionale e lingua affilata.

Era tutto ciò che Sebastian sapeva di volere.

Sebastian avvolse le braccia intorno al corpo di Kurt e lo tenne stretto. Sospirò, sciogliendosi nella presa dell'altro.

Non aveva idea di cosa gli stesse passando per la testa per superare la linea di confine tra abbracci e baci ma senza neanche capire del tutto cosa stesse facendo, si ritrovò a premere le labbra dolcemente sulla pelle di Kurt. Baciò il suo collo, lentamente, dalla colonna fino a dietro l'orecchio. Kurt ansimò, cercando di tirarsi indietro; un movimento incerto, esitante, ma quando Sebastian non lo lasciò andare, Kurt cadde tra le sue braccia. Sebastian cullò la sua testa tra le mani e lo guardò in quegli occhi blu. Anche loro lo fissavano, spalancati e fiduciosi, aperti e onesti.

Sebastian inspirò lentamente, quel allettante profumo di dolce, pepato e caldo, che vorticava nella sua testa, facendolo sentire frastornato.

Quel profumo e le emozioni che ne conseguivano gli avrebbero sempre ricordato Kurt.

Sebastian lasciò cadere la testa, arrendevole a quegli occhi e quel profumo che lo avrebbero tormentato ogni giorno, ma che in quel momento non appartenevano a lui e non aveva diritto di goderseli.

"Non lo farò," Sospirò Sebastian, tremante, una guerra interna dentro di lui, "Non ti trasformerò in un traditore."

"Sebastian?" Sussurrò Kurt quando lui cominciò ad allontanarsi. Sebastian scosse la testa.

"Torna da me quando avrai preso una decisione," Sebastian disse. "Non ho intenzione di farti pressioni."

Sebastian si voltò e uscì dalla stanza, e al diavolo le regole, accelerò verso le porte che portavano al'esterno, uscendo mentre inspirava profondamente nel tentativo di scacciare il profumo di Kurt dalla propria testa. Un tentativo fallito.

Corse lungo il parcheggio. Scavalcò la recinzione del campo di lacrosse, e continuò a correre.

/

Blaine vedeva i bigliettini che si passavano continuamente – durante le lezioni, nei corridoi, dopo le prove degli Usignoli. Era decisamente subdoli. Kurt passava un biglietto nella mano di Sebastian quando si alzavano dalla tavola dopo pranzo, e Sebastian ne passava uno a Kurt sotto la copertina del suo libro di matematica durante le ore di algebra.

Non era l'esistenza dei bigliettini ad infastidirlo. Blaine si scambiava bigliettini con gli amici continuamente. No, era il modo in cui il viso di Kurt s'illuminava quando ne apriva uno e lo leggeva. Una volta, mentre stavano studiando sul tardo, un bigliettino entrò nella stanza di Kurt attraverso la porta. Kurt non lo lesse, lo infilò semplicemente nel cassetto della scrivania, ma dal modo in cui i suoi occhi brillavano, sembrava che il Natale fosse arrivato prima.

Ciò che peggiorava le cose era che Kurt non permetteva a Blaine di leggerne neanche uno.

Blaine ardiva di curiosità di voler vedere quei messaggini ma Kurt non glielo permetteva. Ogni volta che Blaine tirava fuori l'argomento, Kurt lo cambiava all'istante. La tensione a causa dei bigliettini crebbe fino a trasformarsi in lite una sera mentre stavano studiando in camera di Blaine per un test finale di letteratura.

"Perché non me li lasci vedere?" Chiese Blaine, sollevando lo sguardo dal libro per avere tutta l'attenzione di Kurt, che invece non sembrava disposto a concedergliela.

"Perché non sono affari tuoi," disse, con gli occhi che scorrevano sulle parole de Il Conte di Montecristo.

"Sono affari miei," insistette Blaine. "Sei il mio ragazzo e ti scambi messaggini segreti con un altro."

"Davvero?" Kurt disse, sollevando lo sguardo dal libro per guardare Blaine nei suoi occhi color nocciola e momentaneamente accusatori, "E che mi dici di te? Tutti quei messaggi che vi mandavate? E i poke su Facebook?"

"Erano amichevoli," contestò Blaine.

"Come potrei saperlo?" Kurt chiuse il libro in un colpo secco. "Non me ne hai mai lasciato vedere uno!"

"Perché …"

"… non erano affair miei?"

Blaine sospirò.

"Perché non avevano alcuna importanza," disse tranquillamente.

Kurt rimase a bocca aperta, la sua fronte arricciata. Scosse la testa mentre rideva tristemente.

"Va bene!" Kurt si alzò dalla propria sedia. Afferrò un mucchio di piccolo bigliettini dalla tasca e li lasciò cadere davanti a Blaine. "Diamo un'occhiata, no?"

Kurt cominciò ad aprirli e leggerli ad alta voce, lasciandoli cadere davanti a Blaine uno per uno man mano che li terminava.

"Kurt – pensi davvero che Edgar Allan Poe fosse un necrofilo? Kurt – posso prendere in prestito i tuoi appunti di storia? Mi sono addormentato di nuovo durante la lezione. Kurt – potresti per favore dire a Blaine che Katy Perry è roba vecchia? E sappiamo tutti che si eccita ogni volta che vede Adam Levine ma potrebbe lasciare in pace anche i Maroon 5. Kurt – per favore, potresti considerare l'idea di prestare qualcuno dei tuoi vestiti da donna certificati alla Signora Marx? Se vedrò un altro dei suoi completi quadrettati, finirò per alzarmi durante Oratoria e Dialettica e la prenderò a pugni sul collo."

Kurt prese il resto dei bigliettini e li lasciò cadere come una valanga sul grembo di Blaine.

"Ecco il resto. Mente li leggi, finirò di studiare nella mia stanza."

Kurt raccolse i propri libri, infilandoli nella sua grande borsa mentre Blaine farfugliava, cercando un modo di convincerlo a restare.

"Kurt … mi dispiace. Hai ragione, non avrei dovuto …"

Kurt schizzò via dalla stanza di Blaine prima che lui potesse capire cosa dire per fermarlo. Osservò Kurt andare via, dispiaciuto di averlo oppresso, di aver dubitato di lui. Tormentò il proprio cervello alla ricerca di un modo per farsi perdonare. Magari poteva convincere gli Usignoli a concedergli un assolo per la prossima competizione. Blaine radunò le note sparse, riordinandole e ammassandole sul suo piumone. Diede uno sguardo in giro per la stanza per assicurarsi di averle prese tutte, preparandosi a portarle in camera di Kurt e scusarsi di nuovo.

Sul pavimento dove Kurt era seduto, Blaine vide un pezzo di carta piegato, quasi calciato sotto il letto. Si mosse lungo il materasso e si piegò per prenderlo.

Quel biglietto sembrava diverso dagli altri. Quelli che Kurt gli aveva mostrato erano scritti su fogli di quaderni a righe, ma questo sembrava quasi scritto su pergamena, color panna, con un marchio di cera affisso sul retro. Blaine l'aprì con cautela, tentando di non rompere il marchio. Lesse il biglietto rapidamente, il cuore gli si bloccò in petto alla semplice poesia di un rigo scritta su di esso –

Ogni giorno sono sempre più fortunato di quanto non lo fossi quello precedente perché ho ancora la possibilità di vederti.

Blaine voleva arrotolarlo tra le mani, strapparlo in mille piccoli pezzi e lanciarlo nella spazzatura, ma non poteva. Quel biglietto non gli apparteneva, e Kurt avrebbe potuto notare che mancava e sarebbe tornato per cercarlo. Come avrebbe potuto spiegare che lo aveva distrutto? Blaine osservò di nuovo il biglietto, e poi esaminò il marchio di cera che aveva una semplice iniziale scolpita – la lettera 'S'.

Blaine non doveva distruggere la lettera. Era una prova, ed era un avvertimento.

Un avvertimento che doveva agire in fretta se voleva tenersi stretto Kurt.