Capitolo 7: Il mio nuovo sogno di te – Parte 5

Il padre di Kurt era sveglio, lo aspettava mentre Kurt accostava al marciapiede. Kurt non aveva un'occasione di sedersi e rimuginare su quanto accaduto quella sera, seduto da solo nel silenzio della sua auto, prima di dover affrontare suo padre, e aveva bisogno soltanto di quello. Aveva bisogno di un paio di minuti per capire come evitare che il suo mondo gli crollasse sotto i piedi, prima che indossasse una maschera di coraggio da mostrare a suo padre.

Suo padre si affrettò all'uscio per incontrarlo non appena Kurt ebbe accostato. Kurt prese un respiro profondo e sospirò, cerando di sembrare sicuro e impassibile … come se non avesse pianto per un'ora intera. Si prese un po' di tempo in più per chiudere l'auto, tenendosi stretto quei preziosi secondi di cui aveva bisogno per darsi una regolata, e poi si diresse verso la casa.

Kurt dovette impegnarsi per non guardare negli occhi preoccupati di suo padre. Sembrava che con un solo sguardo lui potesse in qualche modo sapere tutto – del bar, di come Blaine aveva cercato di spingerlo a fare qualcosa in più … di Sebastian. Kurt trattenne il respiro, attendendo che l'interrogatorio cominciasse, ma non accadde. Suo padre gli lanciò uno sguardo e non fece una singola domanda. Strinse Kurt in un abbraccio stretto e lo tenne a sé, attendendo qualsiasi spiegazione suo figlio volesse dargli, ma Kurt non sapeva come fare.

Burt tenne suo figlio, e Kurt si lasciò tenere. Dopo qualche minuto teso in silenzio, padre e figlio presero la decisione di non parlarne – di qualsiasi cosa si trattasse – per stasera, senza bisogno di comunicarlo ad alta voce.

Burt guidò Kurt in casa con una mano sulla sua spalla.

"Perché non vai a letto, figliolo," suggerì suo padre, stringendolo affettuosamente. "Possiamo parlarne domattina."

Una sospensione dell'esecuzione.

Kurt aveva intenzione di sfruttarla ovviamente.

"Grazie, papà," disse, annuendo grato, e camminò lungo le scale verso camera sua, bramoso del comfort che la sua vita gli offriva prima che si trasferisse alla Dalton. Voleva dimenticare tutto per un po', e la sua camera – il suo santuario – sembrava il posto migliore per farlo.

Kurt aveva pensato che addormentarsi nel proprio letto sarebbe stato semplice come in infilarsi il pigiama, arrampicarsi fino alle coperte e spegnere la luce, ma non funzionava così. Rimase steso e sveglio nell'oscurità, col cellulare sotto il cuscino, in attesa di una qualsiasi parola che confermasse che Sebastian e Blaine non si erano uccisi a vicenda nel parcheggio o che non erano finiti in prigione. Doveva sapere che stavano bene.

Soprattutto Sebastian.

Kurt aveva tirato troppo la corda con Blaine. Forse era accaduto già molto tempo prima ma non sapeva come affrontare le cose quindi lo nascondeva dietro ogni nuova seconda opportunità – molte più seconde opportunità di quante non ne meritasse Blaine.

E sembrava che Blaine pensasse di meritarne ancora qualcuna.

I messaggi cominciarono alle due del mattino, erano tutti di Blaine.

2:00

A: Kurt

Da: Blaine

Dove sei? Stai bene? Per favore, chiamami quando ricevi questo messaggio. Ho bisogno di sapere che sei sano e salvo.

2:06

A: Kurt

Da: Blaine

Non capisco cosa stia succedendo. Cos'ho fatto di sbagliato? Ti prego, richiamami. Possiamo risolvere tutto. Prometto.

2:15

A: Kurt

Da: Blaine

Potresti farmi sapere che non sei morto a lato della strada? Potresti mandarmi un messaggio e farmelo sapere così che io possa andare a dormire?

Fantastico, Blaine, pensò Kurt. Così che tu possa andare a dormire perché Dio sa che tutto ciò che conta è che tu possa dormire.

Dopo qualche minuto dall'ultimo messaggio di Blaine, Kurt sentì il telefono di casa suonare. Afferrò il cuscino stretto e se lo mise sulla testa. Non aveva detto a suo padre che non voleva parlare con Blaine o vederlo, quindi ovviamente suo padre avrebbe detto a Blaine che era a casa e avrebbe tentato di svegliarlo.

A suo padre piaceva Blaine, e ciò faceva sentire Kurt ancora peggio per tutto questo disastro.

Trattenne il respiro e strinse gli occhi quando sentì suo padre salire in camera sua.

Il tocco sulla porta quasi fece fermare il cuore di Kurt.

"Kurt?" Chiamò Burt dalla porta. Kurt non rispose. Il senso di colpa batté nel suo cuore come bastone batte sul gong, ma non poteva permettere che suo padre scoprisse che era sveglio.

Non poteva parlare con Blaine.

Sentì la porta scricchiolare ed aprirsi.

"Kurt?" Suo padre chiamò di nuovo nella stanza buia. "Kurt? C'è Blane a telefono. Vuole parlarti."

Kurt continuò a fingere di dormire mentre suo padre osservava. Per Kurt, fingere di dormire era quasi orribile quanto mentire faccia a faccia con suo padre. Non era completamente convinto di aver ingannato suo padre, ma un istante dopo lo sentì parlare a telefono.

"Mi dispiace, Blaine, si è già addormentato … no, non credo che passare domani mattina sarebbe una buona idea. È molto scosso … no, non mi ha detto cos'è successo. Potresti farlo tu? … Sì, dirò a Kurt che hai chiamato. Ciao, Blaine."

Kurt sentì suo padre attaccare e diede a se stesso il permesso di respirare.

Sentì il cellulare vibrare di nuovo. Il suo istinto gli diceva di spegnere quel maledetto affare e infilarlo in un cassetto per il resto della sera, ma aveva l'impressione (o forse era una speranza) che stavolta non fosse Blaine.

Kurt osservò il messaggio di notifica sullo schermo.

Era da parte di Sebastian.

Kurt quasi fece cadere il cellulare sul pavimento per quanto veloce lo afferrò per leggere il messaggio.

2:23

A: Kurt

Da: Sebastian

Ti sto scrivendo per sapere se sei al sicuro.

Kurt tenne il telefono tra le mani, leggendo e rileggendo il messaggio. Voleva rispondere, ma non gli andava di parlare, per quanto imbarazzante e ingrato sembrasse. Kurt non tollerava la violenza ingiustificata, ma a parte il fatto che la serata fosse finita in una gara di pugni, le intenzioni di Sebastian, per le quali aveva guidato fino allo Scandals, consistevano nell'assicurarsi del fatto che Kurt fosse al sicuro.

Sebastian aveva salvato Kurt da Blaine.

Non che Kurt avesse bisogno di essere salvato. Era sicuro del fatto che si sarebbe difeso benissimo da solo.

Ma era piacevole sapere che a Sebastian importava.

Quindi, Kurt gli concesse ciò che era disposto a concedere per il momento.

2:27

A: Sebastian

Da: Kurt

Sto bene. Grazie per tutto.

Kurt tentò di inviare il messaggio tre volte ma non sembra giungere a destinazione. Alla fine, riuscì ad inviarlo ma un altro messaggio lo incrociò un istante dopo.

2:27

A: Kurt

Da: Sebastian

Penserò a te stanotte. Vorrei che tu fossi qui.

Kurt ansimò. Voleva ridere. Voleva gridare. Voleva colpire qualcosa ancora e ancora, e gridare, "Non è giusto, cazzo!"

Kurt aveva preso una decisione mentre guidava verso casa. Non era solida, non era definitiva … ma era almeno una decisione.

E l'ultimo messaggio di Sebastian non rendeva più semplice fare quella scelta.

/

"Lo ammazzerò," disse Burt, camminando Avanti e indietro per il salotto dopo che Kurt gli aveva raccontato cos'era accaduto la sera prima, "Lo pesterò a sangue e lo seppellirò sotto l'uscio di casa."

"No, papà," disse Kurt. "No, non ne vale la pena."

Kurt voleva avvicinarsi a suo padre e farlo sedere sulla sua poltrona, ricordargli quanto debole fosse di cuore e quanto avesse bisogno di stare calmo, ma non poteva. Suo padre aveva bisogno di sfogarsi, cuore debole o meno. Burt Hummel aveva il diritto di essere furioso.

"Quindi questo idiota è il motivo per cui vuoi lasciare la Dalton?" Chiese suo padre, passandosi una mano sulla testa per la novantesima volta in mezz'ora.

"Non è solo quello," Kurt sostenne fermamente. Suo padre gli lanciò uno sguardo scettico, ma Kurt gli tenne testa. "Non è neanche la ragione più grande."

Burt sospirò, smettendo di camminare e abbassando lo sguardo verso i propri piedi.

Seduta sul divano di fronte alla poltrona sulla quale era Kurt, Carole guardò suo marito e il suo figliastro.

"Beh, non dovremmo andare alla polizia?" Chiese, contorcendosi le mani sul grembo, sospesa tra indecisione e azione.

Carole sapeva che recarsi alla polizia era la cosa giusta da fare.

Sapeva anche che voleva guidare fino a Westerville e strangolare qualcuno con le proprie mani fino a farlo svenire.

Ma mantenne la calma per suo marito, che aveva una vena sul collo che pulsava così forte che sembrava star per esplodere.

Kurt s'irridigì al pensiero di andare alla polizia. Cosa avrebbero potuto fare? E riguardo la zuffa tra Blaine e Sebastian? Se non avevano ancora affrontato l'argomento, era possibile che Blaine lo usasse come scusa per vendicarsi?

Se Kurt si fosse scagliato su Blaine, Blaine si sarebbe scagliato su Sebastian di conseguenza?

"Credo che dovremmo," disse Burt, in modo non convincente. Dallo sguardo disperato sul suo volto, Kurt sapeva che suo padre stava facendo le sue stesse considerazioni. Cosa avrebbe fatto la polizia? Avrebbero preso Kurt seriamente? Kurt non era ferito fisicamente e non era stato ... stuprato (Kurt suggerì nella sua testa, deglutendo forte). Se anche il dipartimento di polizia dell'Ohio non fosse stato pieno di bigotti, c'era qualcosa che potessero fare legalmente?

"È domenica," disse Burt, annunciandolo come se fosse l'inizio di un piano. "Andiamo a parlare con la polizia prima di andare a Westerville, e se non siamo soddisfatti di quello che hanno da dire, io ... consulterò un avvocato."

Burt esalò un lungo sospiro, lasciandosi cadere sul divano accanto a sua moglie, e Carole non perse tempo prima di avvolgere le braccia intorno alle spalle cadenti.

Kurt si sedette nuovamente sulla poltrona, occhi incollati al volto logorato di suo padre. Non voleva causargli così tanti problemi. Forse avrebbe fatto meglio a tornare alla Dalton e tenersi tutto questo per sé, eccetto che ignorare ciò che era accaduto e lasciarlo sfumare non sembrava la cosa giusta da fare - non perché colpiva Kurt personalmente, ma perché doveva ai futuri ragazzi di Blaine la verità su quello che gli aveva fatto passare.

Dimenticare sarebbe stato facile, ma raramente la scelta più facile è quella giusta.

Kurt, Burt, Carole e Finn saltarono tutti nel Navigator di Kurt dopo la colazione e si diressero al Dipartimento di polizia. Furono accolti dall'ufficiale Palesko - un uomo di mezza età che era sorprendentemente comprensivo della situazione di Kurt (avendo lui stesso un figlio gay). Aveva detto a Kurt che era stato coraggioso a farsi avanti, che non importava cosa gli dicessero, era la cosa giusta da fare ...

Ma ...

Fu allora che il cuore di Kurt affondò. Se lo era aspettato, non aveva permesso alle proprie speranze di crescere troppo.

Faceva comunque male, però.

Non c'era molto che potessero fare se non schedare un resoconto sull'incidente e inviare un ufficiale a scuola per parlare con Blaine. Palesko fu abbastanza gentile da cercare possibili telefonate ricevute dal dipartimento ieri sera o quella mattina presto. Nessuno dal gay bar sembrava aver riportato alcun incidente nel parcheggio che coinvolgesse due giovani ragazzi. Nessuna telefonata al 911 era stata fatta riguardo qualcosa accaduto allo Scandals o nelle vicinanze.

Sembrava che l'unica persona ad esprimere preoccupazione per qualcosa accaduto in quella parte della città fosse Kurt.

Il che fece chiedere a Kurt - come era terminata la rissa tra Blaine e Sebastian?

Il tutto si doveva essersi risolto tra i loro genitori, immaginava Kurt. Il padre di Blaine era un amministratore delegato di una compagnia (Kurt non ricordava mai quale compagnia o cosa facessero - gli Anderson non sembravano amare molto Kurt, quindi non era spesso a casa loro), e il padre di Sebastian era un avvocato. Kurt immaginava che nessuno dei due volesse vedere il proprio figlio dietro le sbarre.

Qualsiasi cosa fosse accaduta tra loro, era stata probabilmente messa a tacere.

L'ufficiale raccomandò di richiedere un'ingiunzione restrittiva se Kurt si sentiva in pericolo, ma Kurt non era certo del fatto che ne valessa la pena. Aveva promesso a suo padre che ci avrebbe pensato, anche se Burt era ancora deciso riguardo l'idea di consultare un avvocato l'indomani.

Era tardo pomeriggio prima che Kurt e la sua famiglia viaggiassero verso Westerville per recuperare le cose di Kurt. Kurt sapeva che sia Blaine sia Sebastian sarebbero tornati a casa come facevano sempre la domenica, e lui era felice. Non doveva a Blaine una spiegazione. Non dopo quello che aveva fatto. Ma Sebastian meritava meglio di vedere Kurt sparire nella notte. Voleva dire addio a Sebastian di persona - glielo doveva - ma non aveva la forza di vedere nessuno dei due in quel momento.

A cinque minuti dai dormitori, Kurt ricevette un messaggio da Blaine.

A: Kurt

Da: Blaine

So che stai venendo alla Dalton. Ho cancellato la cena con i miei genitori dai programmi. Ho bisogno di parlarti quando arrivi.

Il corpo di Kurt s'irrigidì quando lesse il messaggio. Come diavolo faceva Blaine a saperlo? Kurt non lo aveva detto a nessuno. Probabilmente aveva tirato a indovinare, e sfortunatamente aveva ragione.

Il campus della Dalton era un insolito alveare di attività per una domenica sera, quando il padre di Kurt accostò l'auto. C'era un gruppo di Usignoli raccolti nei paraggi dell'ingresso, che aspettavano di scoprire perché il loro compagno di coro e amico stava per andare via dalla Dalton - anche se molti di loro lo sapevano già.

Non sarebbe stata una cosa facile da spazzare via.

Quasi immediatamente, Kurt vide Blaine allontanarsi dalla folla e affrettarsi verso l'auto. Tentò di non incrociare il suo sguardo, ma con la coda dell'occhio poteva vedere un segno nero che gli gonfiava l'occhio, il taglio slla guancia, il labbro superiore graffiato in due punti.

Cristo! Kurt pensò. Quando lui era andato via, erano riusciti appena a tirarsi due colpi. Kurt si chiese che aspetto avesse Sebastian. Sperava fosse ridotto meglio.

"Kurt," lo chiamò Blaine, cercando di vederlo attraverso il finestrino aperto, oltre il corpo più alto di Finn. "Kurt! Sono felice che tu stia bene. Perché non mi hai chiamato quando sei arrivato a casa? Ero preoccupato."

"Non ora, amico," disse Finn, muovendosi per bloccare la visuale di Blaine e lanciargli lo sguardo più intimidatorio che riuscisse a produrre. "Kurt non vuole parlarti."

Blaine appariva comicamente sconvolto dalla riluttanza di Finn al farlo parlare con Kurt. Rimase in piedi con l'occhio intatto spalancato mentre Burt parcheggiava il SUV di Kurt davanti ai dormitori.

"Kurt," continuò Blaine, non intimorito dall'avvertimento di Finn. "Non capisco. Cosa sta succedendo?"

Burt uscì del veicolo, muovendosi davanti al finestrino di Kurt per confrontare Blaine quando il ragazzo si avvicinò al lato guidatore del Navigator.

"Credo che sia meglio se tu vada dentro e lo lasci in pace, Blaine," disse Burt. Blaine aprì la bocca per obiettare, ma quando vide la mascella stretta di Burt e le sue mani strette in pugni ai suoi lati, chiuse la bocca. Fece un passo indietro, ma non andò via.

Burt gli lanciò un'occhiataccia. Blaine riprese a implorare, e Kurt sapeva che sarebbe dovuto intervenire, ma fu salvato dalla saggezza di Jeff Sterling.

"Oh dai, amico," disse Jeff, poggiando una mano sulla spalla di Blaine e tirandolo via. "Vai dentro. Lascia perdere."

Gli occhi di Blaine si spostarono alla destra del corpo di Burt, cogliendo uno spicchio di spazio attraverso il quale poteva fissare Kurt dritto negli occhi, ma Kurt si voltò. Non riusciva a guardare Blaine. Quello non era il suo Blaine. Il ragazzo che aveva pensato fosse perfetto, il ragazzo che aveva pensato di poter amare, era sparito mesi fa ... o forse non era mai esistito.

Ad ogni modo, il capitolo Blaine Anderson della vita di Kurt era finito.

Blaine lasciò che Jeff lo tirasse via, scuotendo la testa incredulo, mormorando a Jeff qualcosa che Kurt non poteva sentire.

"Lo so," Jeff disse con un sospiro, voltandosi verso il Navigator per salutare Kurt con la mano e mostrargli un sorriso affettuoso.

Kurt sollevò una mano e ricambiò il saluto.

Gli sarebbe mancato Jeff.

Gli sarebbero mancati Nick, Trent, Thad, Wes e gli Usignoli.

Ma soprattutto, gli sarebbe mancato ...

"Sebastian?" Kurt sollevò gli occhi nel sentire Hunter chiamare il nome di Sebastian. Era lì, in piedi che occupava il vuoto che Blaine aveva lasciato, occhi verdi e tristi che fissavano Kurt. Il suo occhio destro era gonfio - non come quello di Blaine, ma era comunque pesto e marchiato da una ferita violacea. Aveva il mento ricoperto da quelli che sembravano segni da strada e anche il suo labbro era ferito ma in un punto invece che due.

"Vuoi che mi liberi anche di lui?" Chiese il padre di Kurt, voltandosi oltre la propria spalla ma stando comunque attento a Sebastian mentre parlava con suo figlio.

"No," disse Kurt, sbloccando la sicura e aprendo la porta. "No, con lui voglio parlare."

"Va bene." Suo padre si fece da parte così che Kurt potesse uscire. "Andrò a parlare con il preside mentre Carole e Finn prendono le cose. Te le caverai da solo qui fuori?"

Gli occhi di Kurt incontrarono quelli di Sebastian, e Kurt sorrise.

"Sì, papà," disse. "Me la caverò."

Burt osservò suo figlio camminare verso quello strano ragazzo, attese un momento per assicurarsi che sarebbe stato bene, prima che si voltasse e seguisse sua moglie nei dormitori.

Sebastian osservò Kurt camminare verso di lui con occhi attenti, la bocca stretta in una linea decisa.

"Hey," disse Kurt, incerto su come cominciare.

"Te ne stai andando." Non era una domanda. Sebastian lo sapeva. Le sue parole suonavano sterili e sconfitte.

Rappresentavano il modo in cui si sentiva.

"Già." Improvvisamente Kurt sperava che ci fosse un altro modo di sistemare le cose.

"Allora, volevo che tu scegliessi tra lui e me, e alla fine non scegli nessuno," disse Sebastian amaramente, sollevando la testa oltre Kurt per fissare lo sguardo in lontananza.

"No," disse Kurt, scuotendo la testa. "Ho scelto me."

Per molte diverse ragioni Kurt aveva vacillato sull'orlo di quella decisione per un po' ma Blaine e la zuffa erano state lo stimolo che lo aveva spinto oltre l'orlo. Kurt amava la Dalton. L'amava molto. Le lezioni erano più dure, ma i ragazzi erano più simpatici. Non c'era dubbio che questa scuola avesse anche altri vantaggi. Kurt osservò uno di questi stare in piedi davanti a lui con gli occhi bassi. Ma dal primo giorno in cui si era messo addosso quel blazer, un po' per volta, Kurt aveva sentito la propria individualità scivolare via.

Kurt stava annegando qui. Aveva bisogno di una pausa da quella rete di sicurezza. Doveva smettere di nascondersi.

"Non è a causa tua, Seb ..." Kurt allungò una mano e la poggiò sulla guancia di Sebastian, "e che tu ci creda o no, non è neanche a causa di Blaine." Scosse la testa. "Mi dispiace, ma ho bisogno di andare in un luogo dove io possa concentrarmi su me stesso per un po'."

Sebastian annuì.

"Capisco," disse, tirandosi indietro, ogni passo che tirava via un pezzo di cuore di Kurt.

Kurt non era pronto a lasciarlo andare. Aveva ancora qualche minuto alla Dalton e sapeva che voleva passarlo con lui.

Fece un passo avanti e avvolse le braccia intorno alla vita di Sebastian. Sebastian smise di camminare. Si lamentò, la sua voce intensa come se stesse per piangere. Combatté un po', ma Kurt lo tenne stretto, e alla fine, Sebastian si arrese e si sciolse nella presa.

Sebastian tenne Kurt così stretto a sé che le sue braccia tremavano. Baciò i capelli di Kurt e sussurrò cose che Kurt non riusciva a sentire, ma forse Sebastian non voleva che lui le capisse. Burt e Finn gli lanciarono occhiate confuse mentre uscivano per portare le cose di Kurt verso il Navigator, e quando Carole li vide insieme, sospirò.

Quando le ultime cose di Kurt furono al sicuro nel cofano, Burt attese il più a lungo possibile prima di interrompere il duo.

"Kurt," disse, schiarendosi la gola, "dobbiamo andare."

"Sì," rispose Kurt, annuendo contro il petto di Sebastian. "Lo so. Arrivo subito."

Sebastian prese le mani di Kurt nelle proprie e lo guardò in voltò, i suoi occhi che sembravano immergersi in ogni dettaglio. Kurt pensò che Sebastian stesse per baciarlo. Era completamente pronto ad essere baciato ... e Sebastian lo fece. Sollevò le mani di Kurt verso il proprio volto e baciò le sue nocche - una mano, poi l'altra. Mentre lo faceva, lasciò scivolare un pezzettino di carta quadrato nella mano di Kurt.

"Uh ... L'ho scritto quanto sono tornato questo mattina." Confessò Sebastian. "Non avevo idea di cosa dire. Non sapevo se avresti voluto più parlarmi. Non sapevo che te ne saresti andato, ma non importa. Sento davvero ogni singola parola che ho scritto, quindi, per favore ... tienilo in considerazione." Piazzò un ultimo bacio sul retro della mano di Kurt e sussurrò, "Due ore di distanza non sono troppe."

Le labbra di Kurt si strinsero, trattenendo un singhiozzo. Si allungò per toccare di nuovo il volto di Sebastian, ma questa volta Sebastian lasciò cadere le mani di Kurt e si allontanò, non volendo prolungare la propria sofferenza.

Kurt lo guardò allontanarsi. Sebastian non tornò ai dormitori. Camminò intorno all'edificio e sparì dalla sua vista. Kurt sentì una mano sulla propria spalla, questa volta si trattava di Carole.

"Forza, tesoro," disse. "Vuoi dare un'ultima occhiata alla camera?"

"No," disse Kurt.

"Allora faremo meglio ad andare."

Carole tenne il braccio di Kurt mentre si voltavano e camminavano verso il Navigator. Si arrampicò sui sedili posteriori e chiuse lo sportello. Tenendo il bigliettino tra le mani, poggiò la testa contro il finestrino e chiuse gli occhi. Non si addormentò davvero. Non voleva parlare con nessuno durante il viaggio. Non voleva che la sua famiglia gli facesse domande alle quali non aveva risposte.

Tornati a Lima, scaricarono le cose di Kurt dal SUV e le portarono in camera sua. Prima di andare a dormire, Kurt passò qualche ora a prepararsi a tornare al McKinley.

"Sarà grandioso," lo rassicurò Finn prima di rientrare per la notte. "Manchi a tutti. Sarà fantastico riavere tutto il gruppo insieme come ai vecchi tempi."

Kurt voleva essere d'accordo, e prima di quella mattina lo sarebbe stato, ma adesso non era lo stesso. Non lo disse a Finn. Lo ringraziò e gli diede la buona notte, sfoggiando un sorriso stanco per accontentarlo.

Kurt attese finché non fu a letto prima di aprire la lettera di Sebastian e leggerla.

Caro Kurt -

Voglio dire che mi dispiace. Dio, ti devo così tante scuse, credo che dovrei cominciare tutte le nostre conversazioni così finché non recupero. "Ciao, Kurt. Come stai? Comunque, mi dispiace. Hai la risposta alla domanda 19?"

Mi dispiace per come ti ho trattato. Mi dispiace per tutte le cose orribili che ho detto. Non ho altra spiegazione se non che sono uno stronzo e non so come comportarmi con queste cose chiamate 'sentimenti'. Non ho mai dovuto farlo prima.

Ma ci sono delle cose per le quali ammetto di non essere dispiaciuto.

Non mi dispiace che tu abbia trovato il mio diario.

Non mi dispiace di averti potuto dire finalmente ciò che provo.

E non importa cosa io possa aver detto in passato, non mi dispiacerà mai di averti conosciuto.

Non so cosa accadrà domani, ma sarò onesto e ti dirò che spero che tu molli Blaine.

Se lo farai, per favore, considerami come un'alternativa.

Sarebbe un onore per me, portarti a prendere un caffè qualche volta.

Sinceramente;

Sebastian Smythe

Kurt passò un'ora a rileggere la lettera di Sebastian. Fortunatamente non l'aveva letta alla Dalton. Quelle parole potevano spezzarlo.

Kurt ripiegò la lettere con attenzione e la infilò sotto il proprio cuscino. Spense il cellulare e lo infilò nel cassetto del comodino. Svuotò la propria testa e non sognò nulla. Lasciò che i baci sulle sue mani si trasformassero in ferite, come tutti i baci che gli aveva dato Sebastian prima.

L'unica cosa che lo tratteneva dal piangere fino ad addormentarsi era l'ultima cosa che Sebastian aveva detto - "Due ore di distanza non sono troppe."

/

Kurt aveva pensato che i corridoi del McKinley sarebbero stati di nuovo come una casa per lui, come essere accolto da un vecchio amico, e in un certo senso era stato così. Era scivolato nella propria comoda armatura McQueen e Vivienne Westwood retro' , e si aggirava per i corridoi a testa alta, sapendo che nulla di ciò che gli avrebbero lanciato al McKinley avrebbe potuto spezzarlo.

Sì, il McKinley era familiare, dal suono delle sue scarpe che scricchiolavano lungo il pavimento in linoleum nei corridoi fino al profumo di nuovi spartiti nell'aula canto.

Ma la Dalton aveva una qualche rivendicazione sul suo cuore che nessun altro posto aveva, e più Kurt ci pensava, più si sentiva fuori luogo.

Erano passate due settimane da quando Kurt aveva lasciato la Dalton e non aveva notizie di Sebastian. Blaine lo messaggiava di tanto in tanto. All'inizio, lo implorava di tornare, diceva che gli dispiaceva, che sarebbe cambiato, che sarebbe diventato una persona migliore. Registrava delle canzoni e le inviava alla segreteria telefonica di Kurt. Col tempo, doveva aver realizzato che i vecchi modi non stavano funzionando, ma piuttosto che cambiarli, aveva preferito arrendersi.

A Kurt stava bene. A questo punto, non gli importava l'idea di non sentire mai più Blaine.

Kurt era tornato al McKinley in tempo per unirsi al Glee Club per le Nazionali, e aveva parecchio da recuperare. Lanciarsi nella pratica era un buon modo per staccare la mente da ... beh, da altre cose. Si presentava a scuola presto ogni mattina per usare il piano nell'aula canto - e per stare lontano da occhi e orecchie indiscrete.

Se c'era una cosa che gli mancava della Dalton, era l'essere indipendente. Nel comfort della sua camera, non rispondeva a nessuno, e anche se era felice di essere nuovamente circondato dalla propria famiglia, era difficile curare un cuore infranto tutto solo.

Era un giovedì mattina quando Kurt arrivò a scuola presto per provare e i resudui della sua vita precedente cominciarono ad invadere quella ristabilita. Mentre voltava all'angolo per dirigersi verso la fila di armadietti nel corridoio davanti all'aula canto, Kurt vide uno schizzo di blu Dalton. Il cuore gli saltò in gola, accelerò lungo il corridoio, ma chiunque avesse quel blazer familiare addosso era già sparito. Kurt sbirciò fuori dalle porte che portavano al parcheggio, ma non vide nessuno - soltanto qualche altro mattutino studente del McKinley. Nessuno con un'uniforme addosso. Neanche con una simile tinta di blu addosso.

"Se-Sebastian?" Kurt chiamò, ma nessuno rispose.

Kurt tornò verso il proprio armadietto, sperando di aver avuto ragione, sperando di trovare un bigliettino, ma quando inserì la combinazione e aprì la porticina di metallo rosso, si ritrovò a fare una smorfia.

Tra il suo libro di francese e quello di algebra, c'erano due rose perfette - una gialla, e una rossa.

Proprio come tutte quelle che gli aveva dato Blaine molte volte.

Blaine.

Non può essere, pensò. Kurt arrossì guardando le rose. Le detestava. Non voleva toccarle. Tirò il libro di francese quanto bastava da far cadere le rose sul pavimento. Allora le calpestò, piegando il piede per distruggere i petali.

Poi si allontanò fuorioso.

Quella sera, Kurt disse a suo padre che voleva richiedere un'ingiunzione restrittiva.

Dopo ciò, le giornate passarono senza rose o blazer fantasma che sfrecciavano lungo il corridoio, senza messaggi da parte di Sebastian. Il suo cuore affondava. Kurt sapeva che era il suo turno di agire, ma aveva comunque sperato in qualcosa in più. Forse non era giusto desiderarlo, ma lo voleva comunque.

Voleva un segno.

A una settimana dalle Nazionali, tutti i pensieri di bigliettini e rose furono messi da parte mentre Kurt cercava di ricordare in che direzione avrebbe dovuto ondeggiare alle spalle di Rachel, quando accadde.

Kurt lo colse, e fu inatteso per entrambi.

Se ne stava lì, con una mano nell'armadietto di Kurt, e la mascella spalancata, le labbra che formavano una 'o' in modo ridicolo mentre si raggelava sul posto.

Kurt poteva sentire se stesso ribollire mentre avanzava a passi pesanti, gridando dall'altro lato del corridoio.

"Sei stato tu!" Accusò, strappando lo sportello del proprio armadietto dalle mani del ragazzo. "Tu hai messo quelle rose nel mio armadietto?"

"Già," Disse Sebastian impacciato, abbassando lo sguardo verso le proprie scarpe. "Già, sono stato io."

Kurt lo derise, e gli occhi di Sebastian si strinsero verso di lui, il suo sguardo impacciato che diventava più freddo.

"Non devi essere così fottutamente arrabbiato!"

"No," disse velocemente Kurt, cercando di spiegare senza sembrare seccato. "Non è quello. È che ... Blaine ... mi regalava sempre rose rosse e gialle."

"Lo so," ammise Sebastian. "È così che ho avuto l'idea. Pensavo fossero le tue preferite."

Kurt si morse il labbro all'intuizione di Sebastian, scegliendo di non raccontare che le ultime che Sebastian gli aveva lasciato erano state calpestate.

"Quelle lilla sono le mie preferite, in realtà," disse Kurt. Si allungò verso Sebastian per afferrare le due rose, portandole al viso e annusandole.

Sebastian sogghignò.

"Ma certo che lo sono," disse Sebastian. "Sono soltanto le rose più difficili da trovare in questo buco che è l'Ohio."

"Vuoi dire che non vale la pena trovarle per me?" Sogghignò Kurt.

"No." Sebastian scosse la testa con un'espressione sincera. "Per te ne vale la pena. Ne vale decisamente la pena."

Kurt sospirò tra i fiori sotto il proprio naso, abbassando lo sguardo verso i petali rossi e gialli.

"Non mi hai inviato messaggi," disse Kurt. "Pensavo ... pensavo che dopo tutto quello che avevi detto ..."

"Beh, neanche tu mi hai inviato messaggi," interruppe Sebastian. "Aspettavo qualsiasi cosa. Anche solo una parola da parte tua ..."

"Lo so, e mi dispiace. Davvero."

Kurt sospirò e si guardò intorno, come se stesse ricordando soltanto in quel momento che erano insieme in un corridoio del McKinley e non alla Dalton. "Perché sei qui?"

Sebastian fece spallucce.

"Mi ricordo quello che Blaine mi ha detto riguardo ciò che ti accadeva qui, e mi sento un po' in colpa ..." Sebastian si passò una mano tra i capelli. "Insomma, indipendentemente da cosa abbia detto tu, sono io la ragione per la quale sei qui; io ti ho spinto fuori dalla Dalton."

Kurt sorrise al dispiacere di Sebastian.

"Aww, l'uomo di latta ha un cuore dopotutto," lo prese in giro Kurt.

"Quale cuore?" Rispose Sebastian, cercando di sembrare offeso. Kurt fece ruotare gli occhi e lui rise. "Okay, beh, forse mi stava uccidendo ... l'idea che ti creassero problemi," Sebastian confessò, "Che qualcuno che non fossi io ti creasse problemi, ovviamente."

"Lo sapevo," disse Kurt, poggiando la schiena all'armadietto e fissando il soffitto.

Sebastian guardò Kurt, facendo passare gli occhi lungo il suo profilo, mordendosi il labbro inferiore alla meravigliosa immagine che era nei suoi vestiti alla moda - non costretto in una stupida uniforme.

"Quindi, se cominciassimo ad uscire insieme, quello sarebbe il tuo soprannome per me? Uomo di latta?" Chise Sebastian, con le labbra che si piegavano in un ghigno attraente che Kurt era solito detestare. Kurt si chiese come avrebbe reagito Sebastian se si fosse allungato per baciarlo via dal suo volto.

"Non ti piace?" Kurt chiese arricciando il naso.

Sebastian ridacchiò.

"No," disse. "In realtà, mi piace."

"Buono a sapersi," disse Kurt, allungando una mano e chiudendo l'armadietto. "Allora, uomo di latta, ti andrebbe di uscire con me per un caffè?"

Sebastian si guardò intorno, il corridoio relativamente vuoto e le porte delle aule chiuse.

"Cosa, adesso?" Chiese.

Kurt annuì.

"Perché no? Anche se te ne vai ora, farai comunque tardi a scuola, quindi cos'hai da perdere?"

"Beh, tu non dovresti essere a lezione ora?" Rispose Sebastian.

"Pff." Kurt gli sventolò una mano in faccia. "Io vado ad una scuola pubblica. Ci piace infrangere le regole qui, siamo criminali. Non mancherò a nessuno."

Sebastian sollevò un sopracciglio. Kurt tentava con tutto se stesso di mantenere un'espressione facciale indifferente, ma poi si spezzò.

"Ho educazione fisica," disse Kurt. "Non potrebbe importarmi di meno saltarla."

Sebastian scosse la testa.

"Beh, allora," disse, "andiamo via."

Sebastian offrì a Kurt il proprio braccio, e Kurt lo prese, lasciando che la propria mano si poggiasse sul suo bicipite, godendosi la sensazione di potersi mantenere a lui mentre camminavano. Percorsero il corridoio insieme, gli studenti che si soffermavano accanto agli armadietti che li guardavano mentre si spostavano verso l'uscita.

"Oh." Sebastian si fermò quando furono fuori dalla porta. "C'è un'ultima cosa."

Si voltò verso Kurt così che fossero faccia a faccia. Agganciò il mento di Kurt con il dito, piegando la sua testa in su, e lo baciò - lo baciò nel modo in cui aveva sognato di baciare Kurt da quando aveva scritto le prime parole di quello stupido diario.

Il diario era momentaneamente nascosto - con tutte le sue confessioni e poesie, con nuovi biglietti aggiunti alle pagine - nella borsa di Kurt.

Kurt sentì Sebastian avvolgere un braccio intorno alla sua vita. Accarezzò leggermente la sua schiena con la punta delle dita. Quando Sebastian succhiò il labbrio inferiore di Kurt nella sua bocca, lui gemette.

Era il bacio che Kurt aveva sperato di ricevere la sera che aveva lasciato la Dalton.

Non voleva che finisse, e quando Sebastian cominciò ad allontanarsi, Kurt si lamentò.

"Siamo già a quel punto?" Chiese Kurt, sospirando contro le labbra di Sebastian.

"Mmh, forse non ancora," disse Sebastian. "Allora, magari possiamo conservare queste cose per dopo, e limitarci a questo per ora."

Sebastian baciò di nuovo Kurt, e Kurt ricambiò.

Il primo di tanti baci.


Note della traduttrice: Tadahhh, questa traduzione è ora completa! Spero che la storia vi sia piaciuta. Ci sentiamo presto con il prossimo lavoro di traduzione. - Edy