Capitolo Due: La Spia
"Oh, Alastor, che cosa orribile" sussurrò Minerva McGranitt, stretta nel proprio mantello di lana mentre oltrepassava la soglia di Grimmauld Place "non posso credere che sia successo davvero"
Alastor Moody sospirò, ma non disse niente. Non era giusto stressare ulteriormente l'Ordine ricordando a tutti che lui lo aveva detto fin dal principio, anche se era la verità. In realtà, pensò in un secondo momento, lo avevano pensato un pò tutti che Piton non fosse mai davvero cambiato dai tempi di Mangiamorte; solo Silente lo aveva sempre difeso.
Silente, che adesso era morto e sepolto ad Hogwarts.
"Mi dispiace avervi convocati, Minerva" disse invece Moody "ma è una riunione molto importante"
Si voltò verso il resto dell'Ordine. Tutti erano pallidi, sfiduciati, con le lacrime agli occhi.
"Quello che è successo" esordì "è terribile, è vero. Ma questo non segna la nostra sconfitta. Silente non avrebbe voluto"
"Alastor ha ragione" disse Arthur Weasley "non dobbiamo lasciarci andare"
"Grazie, Arthur. Vi ho portato qui stasera" continuò Alastor "per discutere con voi del futuro dell'Ordine della Fenice. Non ci vorrà molto tempo"
"Di cosa si tratta,
precisamente?"
"Prima di tutto, di Harry Potter. Silente aveva
dei piani ben precisi su di lui"
"Che piani?"
"Verrà
a vivere qui, ovviamente. Questa è legalmente casa sua."
Alastor Moody andò a sedersi su una delle poltrone. Sarebbe stata una riunione davvero lunga. I piani di Silente su Potter erano tanti e difficili, ma era sicuro che ce l'avrebbero fatta.
"Silente aveva intenzione di allenarlo"
"Allenarlo?"
"Sì,
Molly. Allenarlo al combattimento con le bacchette. Incantesimi non
verbali, disarmo dell'avversario, Occlumanzia, perfino
Legilimanzia, se serve. Aveva intenzione di affidare a Piton questi
insegnamenti, ma" fece una smorfia "evidentemente, ora dovremo
trovare qualcun altro"
Molly Weasley tacque. Avrebbe voluto tanto difendere Harry, in fondo era ancora un ragazzino, e poggiare sulle sue spalle una responsabilità simile era terribile. Ma, d'altro canto, la morte di Silente l'aveva tanto scossa. Era come se qualcosa dentro di lei si fosse irrimediabilmente piegato.
Qualcosa dentro di lei, dentro tutti loro, era andato per sempre.
Era stato per via di Silente, certo, ma non solo.
Era stato anche il tradimento di Piton, l'attacco a Bill, era stato tutto.
Avevano capito di essere vulnerabili.
Tutto quello che avevano costruito, o che avevano pensato di costruire, era crollato come un castello di carte.
Sentì il braccio di suo marito stringerle rassicurante le spalle. Avrebbe voluto mettergli le braccia al collo e non lasciarlo più. Lo amava così tanto, nonostante tutto.
Minerva McGranitt avrebbe voluto dire qualcosa, lei come Molly, ma alla fine rimase in silenzio. Sarebbe stato inutile dire qualcosa, una qualunque cosa. Erano diventati talmente deboli da aver bisogno di aggrapparsi disperatamente ai piani di un uomo tradito dalla persona di cui si fidava di più. Le doleva ammetterlo, ma Silente aveva sbagliato.
E se anche Silente aveva sbagliato, in questa guerra, per loro non c'erano davvero speranze.
Restava solo Potter, ma era comunque un ragazzo. Cosa pretendevano che facesse, che distruggesse le armate di Voldemort con un sol colpo di bacchetta? Poteva anche essere il Prescelto, ma era ancora troppo giovane per un simile peso sulle spalle. Specialmente per lei, che lo avrebbe sempre visto come un ragazzino dagli occhiali troppo grandi che la fissava intimidito, all'inizio del suo primo anno.
Era giusto scaricare tutto il peso su di lui e lavarsene le mani? Perchè, e lo sapeva, era quello che stavano facendo. Stavano mettendo tutta la responsabilità su Harry. Avevano perso Silente, e stavano per perdere anche la ragione. Ma, pensò Minerva, cos'altro potevano fare, se non sperare in Harry? Cos'altro avrebbero mai potuto fare?
Eppure, più andavano avanti, più a Minerva sembrava che l'Ordine della Fenice intero stesse correndo verso il suicidio.
"Ad ogni modo" continuò Alastor Moody "Abbiamo bisogno di una spia nuova"
Il silenzio, in qualche modo, si fece ancora più pregnante.
Già prima c'era silenzio, ma, dopo quelle parole, era come se fosse raddoppiato.
"Alastor" sussurrò
Minerva "stai scherzando, vero?"
"No, certo che no" Moody
scosse la testa "ne abbiamo bisogno. Certo, ormai neanche i
Mangiamorte hanno una spia...per quel che ne sappiamo" aggiunse,
dando un'occhiata attenta ai presenti in sala con il suo occhio
magico "ma occorre giocare d'anticipo"
"Alastor" la voce
di Minerva si fece improvvisamente acuta, contro il suo stesso volere
"non pretenderai davvero che qualcuno appoggi la tua
idea?"
"Minerva, ascoltami" disse Alastor, colpito da
quell'espressione addolorata sulla faccia di Minerva "una spia ci
serve. È l'unico modo per saper-"
"NON CI SERVE UN ALTRO TRADITORE!" urlò Minerva, a voce talmente alta che era sciura l'avessero sentita fino alla strada.
"Alastor" continuò poi con voce più calma "conoscevo Severus Piton da anni. Da quando era a scuola. Me lo sono visto crescere davanti agli occhi. Sai cosa vuol dire sapere che una persona che conosci è una spia? Vuol dire non fidarsi mai più di quella persona. Vuol dire vivere ogni istante col sospetto che possa fare qualcosa di sbagliato e farsi scoprire, far scoprire anche te, o tradire tutti e lasciarci a marcire nelle nostre incertezze, come sta succedendo ora. Facciamo tutto quello che volete, alleniamo pure Potter, facciamolo diventare una macchina da guerra, organizzate una missione suicida con me in prima fila, qualunque cosa, Alastor, qualunque cosa, ma un'altra spia no. Non possiamo permettercela. Non con la nostra situazione attuale"
Nessuno, in sala, osò replicare.
Kingsey Shacklebolt sospirò, e, lentamente, si alzò in piedi. Era d'accordo sia con Alastor che con Minerva, e sapeva che tutti gli altri erano nella sua stessa situazione.
Non sarebbe stato facile scegliere.
"Mettiamola ai voti" disse.
