Harry Potter finì di riempire il suo baule in silenzio.

Aveva ancora tanto da fare, eppure gli sembrava di essere al lavoro da ore.

Si trattava solo di riempire il baule dei suoi averi, ma, improvvisamente, non riusciva a muoversi.

Gli sembrava di avere le braccia di piombo, il cuore di piombo.

Gli pesava perfino l'anima.

Silente gli mancava così tanto.

Sapeva che la situazione era disperata e che non era giusto che pensasse solo a se stesso e ai suoi sentimenti, ma non poteva farne a meno.

Neanche il pensiero di lasciare Privet Drive per sempre riusciva a tirarlo su.

Fino a qualche anno prima avrebbe fatto di tutto per pensare: è finita.

Me ne sto andando da qui.

Niente più Dudley e i suoi amici deficienti, zia Petunia e la sua ossessione per le pattine, zio Vernon e la televisione.

Niente più semplice, squallida vita babbana.

Però, quanto era bello pensare che oltre quella casa c'era un mondo meraviglioso: quello magico, quello che aveva sognato per la sua intera infanzia.

Adesso, invece, stava lasciando Privet Drive verso un mondo in guerra.

Un mondo che aveva bisogno di lui senza che lui potesse aiutare neanche se stesso.

Era solo un ragazzo che non era riuscito neanche a salvare Silente dalla sua fine.

Lasciava la raggelante sicurezza dei pettegolezzi di zia Petunia per qualcosa di totalmente sconosciuto, forse anche verso la morte.

Da un lato, Harry si trovò ad invidiare Dudley.

Forse un giorno anche i babbani sarebbero entrati in guerra come loro, ma, chissà, forse sarebbero rimasti in pace tutto il tempo. Dudley si sarebbe svegliato e sarebbe rimasto nel suo placido, stupido mondo.

"Harry!" si sentì chiamare da una voce roca e bassa, e si affacciò.

L'intera strada era al buio, e, nel giardino, illuminati dalle bacchette, c'erano Alastor Moody, Kingsey Shacklebot e Tonk, che lo salutò allegramente con una mano. Fu l'unica.

"Sei pronto?" chiese Moody.

"Quasi" sussurrò Harry.

Ovviamente non lo era affatto.

Gettò il resto delle sue cose nel baule, alla rinfusa.

Non voleva che quelli dell'Ordine si sentissero in dovere di entrare; non voleva che gli zii si svegliassero.

Non voleva salutarli.

Avrebbe dovuto? Forse, almeno zia Petunia.

Era la sorella di sua madre, in fondo.

Forse meritava almeno un saluto.

"Harry!"
"Arrivo!"
"Non abbiamo molto tempo!"
"Eccomi, eccomi"

Gettò il baule giù per le scale e si trascinò dietro la gabbia di Edvige, che nonostante il trambusto continuava a dormire.

A lei quel posto non sarebbe affatto mancato.

Consegnò tutto a Tonks e rientrò in casa

"Un attimo solo" disse "faccio subito"

La sua camera.

Anche se per così poco.

Aveva dimenticato niente?

No, era tornata una stanza anonima.

La stanza dei giochi di suo cugino.

Tolse l'asse dal pavimento per controllare che non mancasse nulla.

Aprì tutti i cassetti per accertarsi che non ci fosse niente di suo.

Non poteva permettersi errori: in quella casa non doveva restare la minima traccia di lui.

Solo quando fu assolutamente convinto di non aver dimenticato nulla, scese le scale facendosi luce con la bacchetta e raggiunse i suoi compagni.

Moody lo fissò con l'occhio magico, più che con quello normale, ed Harry si chiese se non lo avesse seguito per tutto il tempo.

Probabile, conoscendolo.

Gli porse la scopa e gli chiese:
"Tutto a posto? Gli altri sono in avanscoperta, ci raggiungeranno dopo"

Harry annuì.

Non riusciva a parlare.

"'Sta indietro"

Kingsley tese la bacchetta verso la casa.

"Obliviate" disse, piano.

Un fascio di luce avvolse l'intera casa per un istante, prima di farla piombare nell'oscurità.

Da lontano, Harry continuò a sentire il russare lieve dello zio Vernon.

O meglio, del signor Vernon Dursley.

Quelle persone ormai non lo riguardavano più.

"Complimenti, Kingsley" disse Tonks, piano.

Era stato un ottimo incantesimo della memoria, in effetti.

Non appena esplose nel cielo il segnale di via libera, partirono tutti insieme alla volta di Grimmauld Place.

Harry non si voltò neanche ad osservare il numero 4 di Privet Drive.

Non era mai stata la sua casa.

Non lo sarebbe stata mai più.