Il mago barcollò un attimo arretrando piano nella radura finché sentì le radici di un albero sotto i piedi; quasi incespicando si lasciò cadere piano a terra, seduto con la schiena appoggiata al tronco, totalmente distrutto. Chiuse gli occhi ed emise un lungo, profondo, doloroso respiro.
Era vivo, ma sarebbe solo voluto essere morto.
Ora sapeva con certezza che era stata Isabel che, in qualche modo, lo aveva sottratto alla morte.
Glielo aveva gridato orgogliosamente in faccia, anche se c'era stato un tremito strano nella sua voce mentre l'oscuro bagliore smeraldino scacciava dai suoi occhi la chiara luminosità delle iridi di Lily. Gli aveva detto che, a differenza di Lily, sì, lei aveva avuto il coraggio di amarlo… e di impedire che morisse.
Severus non riusciva proprio a capire cosa potesse essere accaduto e perché non era morto come, invece, si era aspettato, com'era sicuro che stesse accadendo quando aveva immerso lo sguardo negli occhi del ragazzo, che si erano poi all'improvviso tramutati negli occhi stessi di Lily.
Doveva per forza essere stato il delirio della morte che gli aveva fatto credere di vedere la sua Lily piangere ed implorarlo di vivere; la sua Lily che gli diceva che lo amava, che gli stingeva le mani cercando di portarlo via con sé per strapparlo alla morte, che lo pregava di scegliere lei, il suo amore e la vita!
La sua Lily!
Proprio allora, mentre stava morendo, quando non c'era più tempo, quando non poteva più parlare e dirle che l'aveva sempre amata, dal primo istante in cui l'aveva vista, e che ancora l'amava immensamente e sempre l'avrebbe amata! 1
Sì, solo il delirio di un povero moribondo solitario a creare l'ultima illusione di vita, la scintilla di un amore che non era mai esistito ma per il quale era stato disposto a fare qualsiasi cosa, anche a vivere tutta la sua orribile vita. E a morire…
No, non era stato solo quello, non solo il delirio di morte. C'erano anche quelle parole che non riusciva a ricordare, quell'arcano incantesimo… Sì, era stato prima che Lily apparisse e gli parlasse, ne era certo! Quelle parole, dannazione, quella lunga nenia, ut mors permutet in vita, sì, era così che iniziava: un sortilegio oscuro per mutare la morte in vita, ma come? Che cosa occorreva dare in cambio? Doveva essere qualcosa di molto prezioso, perché le Arti Oscure erano, sì, molto potenti, ma il loro prezzo era sempre caro, carissimo, spesso molto più caro di quello che si era disposti a pagare e il mago questo lo aveva amaramente imparato sulla propria pelle.
Non era l'illusione di Lily che i suoi occhi morenti avevano visto, ma Isabel!
Che cosa gli aveva fatto quella strega?
Lo aveva ingannato, ecco quello che aveva fatto! Lo aveva obbligato a scegliere il sogno di tutta la sua vita sfruttando il potere del suo immenso amore per Lily. Era ovvio che in quell'istante, davanti all'oblio terribile e totale della morte, avrebbe scelto Lily per poterla finalmente amare ora che lei sembrava ricambiare il suo amore. Era stato il suo più caro e prezioso ricordo, Lily, ciò che l'aveva sempre tenuto in vita e l'aveva spronato ad andare avanti dandogli un nuovo scopo, che aveva compiuto la magia di farlo vivere quando voleva invece solo morire!
Severus sospirò ancora profondamente, gli occhi sempre chiusi.
Non gli era rimasto più nulla, e anche Isabel lo sapeva bene: sarebbe solo dovuto morire, ma la maga glielo aveva impedito illudendolo che i sogni potessero tornare a vivere. Forse, addirittura, mercanteggiando il suo prezioso sogno d'amore per comprare una vita che il mago non voleva. Un prezzo esorbitante, per un'esistenza inutile e solo odiata con tutte le sue forze.
Così, non avendo più nulla, si era disperatamente aggrappato a quell'illusione, a quel simulacro di sogno che Isabel gli aveva offerto, cercando di non vedere la realtà e di non porsi domande che potevano distruggere quel fragile equilibrio incantato nel quale, per la prima volta in vita sua, era stato felice. Abbandonarsi al sogno gli aveva regalato la felicità, seppur effimera e momentanea: perché, allora, avrebbe dovuto smettere di sognare, perché avrebbe mai dovuto smettere di credere nel sogno in cui Lily poteva ancora essere viva, ed era viva, davanti a lui? E poteva finalmente essere sua…
L'aveva fatto perché aveva disperatamente bisogno di sognare, di vivere la sua dolce illusione, di farci anche l'amore con l'infinita passione trattenuta per tutta la vita. Però aveva fatto l'amore con Isabel, sporcando per sempre il ricordo della purezza del suo casto amore per Lily. In quel modo aveva così finito per distruggere tutto e ora quel sogno gli era definitivamente scoppiato tra le mani lasciandolo ancor più disperato e solo di prima in quella sua ritrovata umana fragilità, tanto a lungo rinnegata.
Vivo e senza più nulla, nemmeno i ricordi ed i rimpianti: solo i rimorsi gli erano rimasti.
Sì, ormai era chiaro: il prezzo della sua vita era stato la morte del suo sogno d'amore e l'unica che poteva trarne giovamento, o che, almeno, aveva creduto di poterne trarre vantaggio, era stata Isabel che lo aveva così atrocemente ingannato credendo di poter raggiungere i suoi fini di donna innamorata.
Avrebbe dovuto odiarla, è vero, ne aveva tutti i motivi, eppure riusciva ad odiare soltanto se stesso, con tutte le sue forze, perché sapeva benissimo che era stato solo lui a decidere di scegliere di essere ingannato; non erano certo state le pozioni della maga a indurlo in errore, non da quando aveva cominciato a buttarle via invece di berle: che Lily fosse morta era un dato di fatto inamovibile, così come lui era, invece, vivo, e il dolore alla gola glielo ricordava ogni volta che deglutiva, ma aveva a tutti i costi voluto credere che il suo sogno potesse realizzarsi… e invece lo aveva inesorabilmente ucciso.
Per sempre.
In apparenza erano state le parole di Isabel a farlo, ma in realtà quelle frasi se le era già dette tanto tempo prima. Isabel aveva raccontato una verità che il mago conosceva fin troppo bene, anche se non aveva mai voluto accettarla.
Ma era vero, era tutto tragicamente vero: aveva per davvero buttato via la sua vita per il rimorso d'aver causato la morte di Lily che, come Isabel gli aveva appena ricordato, non lo aveva mai amato e aveva invece scelto di fare un figlio con il suo rivale, mentre lui aveva finito per consacrare tutta la sua esistenza alla protezione di Harry, il figlio che avrebbe voluto fosse suo.
Il mago riaprì gli occhi e li fissò nella verde volta che ombreggiava la radura, che tanto gli ricordava quella in cui il piccolo Severus si rifugiava spesso con la sua preziosa amica; udiva perfino lo stesso rumore dell'acqua che scorreva impetuosa nel vicino ruscello.
Era stata la sua migliore amica.
No, a dire il vero era stata la sua unica amica, la sola persona che lo aveva accettato per quello che era, andando oltre le apparenze. A sua volta era stato il suo migliore amico, aveva cercato di esserlo per anni, da quando la piccola Lily non sapeva nulla di magia e lui poteva apparire grande e potente ai suoi occhi, o anche solo interessante; lo era stato per anni, forse, finché non erano arrivati quei maledetti Grifo a portargliela via, con le loro odiose bravate; finché la sua bellissima Lily non aveva avuto di meglio da scegliere… e infine aveva scelto… un altro!
Il sospiro di sconforto coprì il gemito del cuore del mago.
Eppure…
Severus scosse piano il capo e sospirò ancora una volta seguendo il filo sottile di un'amara illusione.
Se quella notte, davanti al quadro della signora Grassa, Lily non lo avesse respinto in quel modo, se ancora avesse cercato di convincerlo a lasciare le sue "cattive amicizie", come le chiamava lei, ebbene, quella notte l'avrebbe fatto, sarebbe stato disposto a qualsiasi cosa purché la sua Lily tornasse a sorridergli. Invece gli aveva chiuso la porta in faccia e se n'era andata lanciandogli quell'ultimo sguardo sprezzante, lasciandolo solo, disperato, permettendo così che sprofondasse nel baratro…
No, era ingiusto: Lily gli era stata vicina a lungo, finché non era stato lui ad allontanarla compiendo scelte sbagliate che lei non aveva mai voluto condividere. Era stata Lily nel giusto e non lui che, di sua volontà, aveva voluto immergersi nell'oscurità inseguendo un illusorio sogno di potere che, nella folle presunzione della sua mente, gli avrebbe permesso di prevalere sull'odiato rivale e di riconquistarla…
Strinse gli occhi per impedire che le lacrime scendessero; aveva già pianto per troppi anni per lei, mentre ancora quella porta nella sua memoria si richiudeva distruggendo ogni speranza d'amore: cosa sarebbe cambiato se, quella notte, Lily lo avesse ancora una volta perdonato? Avrebbe avuto il coraggio di confessarle il suo amore?
Era ovvio e naturale che dovesse innamorarsi di Lily! Non c'era alcun'altra possibilità, poiché era l'unica ragazza che non solo gli parlava e gli sorrideva, anche, ma che era disposta a passare il suo tempo con lui, da sola!
Quanto l'aveva amata!
Disperatamente, quanto più la sentiva allontanarsi da sé, quanto più i propri comportamenti e le scelte scavavano un baratro incolmabile fra loro. L'aveva amata, profondamente, quanto più si rendeva conto che la stava perdendo.
L'aveva amata, ma non aveva mai avuto il coraggio di dirglielo, di stringerla tra le braccia, di trattenerla… di lottare a viso aperto per lei e per il suo amore. L'aveva lasciata andare via, pensando di non meritare tutta quella purezza, lui così attratto dalle tenebre, e così le aveva permesso di finire tra le braccia dell'odiato rivale di sempre, il fulgido giocatore di Quidditch, il ragazzo per bene, amato ed ammirato da tutti.
L'aveva amata, odiandola quando la vedeva tra le braccia di James Potter…
Severus serrò gli occhi ancor più forte: no, non avrebbe più pianto per un sogno che lui stesso aveva ucciso, per un ricordo che aveva continuato ad amare anche dopo che l'Oscuro Signore gliela aveva uccisa.
Sospirò, un ironico sorriso a stirargli le labbra sottili: non aveva saputo amarla realmente quando era viva, come avrebbe potuto amarla da morta?
No, Isabel aveva del tutto ragione: aveva voluto imporsi quell'amore quale indissolubile catena che gli impedisse di assaporare la vita; aveva voluto incatenarsi a quel perduto sogno d'amore solo per punirsi e per privarsi della vita e dell'amore vero che per causa sua Lily aveva perduto.
Non era stato amore, quello che aveva provato per quasi venti anni, ma solo un tremendo rimorso!
L'aveva desiderata intensamente per tutti quegli anni, è vero, con una passione tanto disperata quanto totalmente ingenua e casta; ma aveva amato Isabel, ardentemente, con il corpo e con la mente, pur sapendo benissimo che non poteva essere Lily, solo cercando ancora di ingannarsi illudendosi d'avere infine ciò che non aveva mai avuto…
No, non avrebbe mai potuto perdonarsi d'aver sporcato in quel modo il suo dolce sogno.
Eppure, Isabel lo aveva ingannato con una diabolica bravura: aveva impersonato Lily alla perfezione, assumendone gli stessi modi di fare, le abitudini, perfino il vezzo di sollevare la gonna sedendosi, attorcigliare i capelli intorno all'indice e… scacciare le lacrime con le nocche delle dita! La perfida attrice aveva recitato in modo sublime e l'unico spettatore aveva deciso a priori di voler credere a tutti i costi nei sogni: un connubio perfetto per un atroce inganno.
Ma non era solo di Lily che Isabel sembrava sapere ogni cosa. La maga, soprattutto, conosceva tutti i sui segreti, anche quelli che non aveva mai rivelato a nessuno, i suoi più intimi pensieri, le emozioni e i sentimenti più nascosti; non solo sapeva del suo immenso amore per Lily e di tutte le sue illusioni perdute, ma sembrava conoscere anche le sue colpe e i suoi rimorsi. Si era sentito nudo davanti al suo sguardo penetrante, ma nei suoi occhi verdi, soprattutto quando si ammantavano di bagliori d'oscurità, aveva riconosciuto il suo stesso dolore, quello che negli occhi di Lily non c'era mai stato.
Un tremito, quasi di paura, percorse il suo corpo; abbassò lo sguardo e fu allora che lo vide. La manica dell'abito era ancora aperta e la pelle spiccava bianca sotto la stoffa nera: il Marchio Nero sembrava essere diventato una normale cicatrice, senza più vita, senza più orrore in sé. Vi passò sopra le dita e rabbrividì. Voldemort era stato sconfitto, dal figlio di Lily, proprio come la profezia aveva predetto.
Il mondo magico sapeva ormai tutta la verità sul suo doppio gioco, sulla sua dolorosa fedeltà a Silente, perfino sul suo infelice amore per Lily.
Strinse i pugni conficcandosi le unghie nei palmi mentre un sospiro amaro lasciava lento le sue labbra sottili.
Lo credevano morto, è vero, ma non era certo quello il problema che gli impediva di tornare, proprio come aveva detto Isabel, quasi ridendo.
No, non era quello il problema, anche se di un eroe scomodo come lui era molto più facile onorare la memoria da morto che non festeggiarlo da vivo. Ma non era quella la ragione che, realmente, lo bloccava lì.
La questione era che non aveva alcun motivo per tornare in un mondo che lo aveva sempre rifiutato ed umiliato oppure aveva avuto paura di lui; un mondo in cui non aveva amici perché intorno a sé aveva sempre coltivato l'odio, ritenendo di meritare solo quello; un mondo in cui non aveva più alcuna ragione di vita dopo la sconfitta di Voldemort; un mondo in cui il suo più prezioso segreto era ormai sulla bocca di tutti, magari anche deriso, e lo scopo della sua vita, proteggere il figlio di Lily dall'Oscuro Signore, era ormai venuto meno.
Già, il figlio di Lily, Harry.
Isabel era stata crudelmente severa e gli aveva buttato in faccia errori ed illusioni strettamente intrecciati tra loro, gli uni ad alimentare le altre.
Harry: il bambino che aveva gli occhi del suo amore ed il volto del suo più odiato nemico.
C'era troppo dolore legato a quel bambino, un connubio interminabile di colpe, errori, responsabilità, amore, gelosia, odio, rabbia, rancore e sogni mai nati. E rimorsi, soprattutto.
Quante volte si era detto che Harry rappresentava per lui il rimorso vivente2 del suo passato e il simbolo del suo totale fallimento sentimentale! Era Lily e, al tempo stesso, era James: era l'amore più dolce e l'odio più tremendo. Era la profezia, il tradimento dell'amore e la condanna a morte di Lily. Era il motivo della morte di Lily, perché lei aveva scelto di sacrificarsi per il figlio. Voldemort aveva incredibilmente mantenuto la promessa che gli aveva fatto e le aveva dato la possibilità di aver salva la vita, ma Lily vi aveva rinunciato proprio per amore di quel bambino…
Il mago chiuse gli occhi di nuovo, combattendo contro le lacrime: c'era stato un istante, tanti anni prima, davanti al corpo esanime di Lily, in cui il suo cuore straziato, irragionevolmente e orribilmente, aveva odiato quel bimbo innocente che era stato la causa della morte della donna che amava più di se stesso. Era stato solo un pensiero fugace, ma ancora pesava come un macigno sulla sua anima. Ora, invece, cosa non avrebbe dato per poter essere stato lui a morire, proprio come aveva potuto fare James, l'odiato e invidiato Potter, che quella notte aveva dato la vita per la moglie ed il figlio.
Ma quel bambino non era suo figlio, anche se non avrebbe voluto altro che quello… e, a differenza sua, Harry sapeva amare chi gli stava intorno!
Non riusciva nemmeno a guardarlo negli occhi, negli occhi "giudici" di Lily, perché sapeva benissimo di essersi meritato l'inesorabile giudizio negativo di quello sguardo tanto amato.
All'inizio aveva cercato in tutti i modi di odiare il ragazzo, ma non ci era mai riuscito ed aveva subito dovuto arrendersi all'evidenza che in lui c'era l'essenza della sua Lily, non solo i suoi occhi, e che Harry era il figlio che disperatamente avrebbe voluto fosse il frutto del loro amore.
Per non impazzire di dolore, allora, aveva un'altra volta finto con se stesso, imponendosi di credere che Harry fosse solo il figlio di Potter: aveva strenuamente voluto vedere in lui solo i lineamenti del padre, la sua arroganza e la sua boria, dimenticando che dentro quel bambino viveva invece la sua Lily.
E dal ragazzo si era fatto odiare, perché solo il suo odio sapeva di meritare.
Solo alla fine, quando aveva creduto d'essere già tra le braccia della morte, le cose erano cambiate e aveva sentito il bisogno che anche Harry conoscesse il suo segreto: il suo amore per Lily e per quel figlio che non era mai stato suo! Ma prima, no, prima non sarebbe stato possibile; per questo aveva fatto promettere a Silente che non lo avrebbe mai rivelato: se il ragazzo avesse saputo la verità, per lui sarebbe caduto il mondo e non ci sarebbe stato più nulla che lo proteggesse dal suo disperato dolore nei rapporti con il figlio che non era suo figlio! Aveva trascorso tutta la vita a volergli bene, a modo suo, e a proteggerlo da ogni pericolo, assumendo il ruolo di custode invisibile e portando avanti il compito che Lily aveva dovuto abbandonare.
Ma ora quel ruolo di protettore era venuto meno, proprio nella notte in cui sarebbe dovuto morire, così come il suo compito di spia era svanito con la sconfitta di Voldemort: non aveva più nessuno da proteggere, non aveva più nessuno contro cui combattere per vendicare la morte della sua Lily.
Non aveva più nessun motivo per vivere.
E non aveva più nemmeno il suo sogno d'amore.
Avrebbe voluto urlare la sua disperazione e distruggere Isabel che gli aveva salvato la vita uccidendo i suoi sogni, ma fu solo uno straziato gemito di sconfitta che uscì dalle sue sottili labbra contratte, mentre brucianti lacrime gli rigavano il volto pallido devastato dal dolore.
Riaprì gli occhi, lucidi di pianto e sospirò amaramente; sopra l'arborea volta il sole era oscurato da minacciose nuvole temporalesche che si stavano addensando rapide nel vento, mentre i primi lampi laceravano l'aria che si era d'improvviso fatta scura.
Non avere più alcuno scopo nella vita rendeva ancora più pesanti le sue colpe, dolorosi i rimorsi e insopportabili i rimpianti per una vita che non aveva mai realmente vissuto: ora sapeva di non avere più alcuna possibilità di redenzione né di perdono davanti a sé, e tutto ciò che gli rimaneva, amaramente impigliato tra le dita, era solo il suo dannato passato e gli angosciosi ricordi a riempire un presente fatto di nulla, in attesa di un futuro che sarebbe per sempre stato un insopportabile presente.
Il tuono rumoreggiò nell'aria, trasportato dal vento, e il mago si rialzò a fatica diretto alla casa nel bosco.
Le settimane erano trascorse lentamente, l'una uguale all'altra, senza neppure che il mago si prendesse la briga di contarle. Potevano essere passate solo alcune settimane, oppure anche mesi, ma il tempo non aveva ormai alcuna importanza per lui. Isabel non era più tornata, ma in casa aveva trovato cibo in abbondanza e l'acqua fresca e pulita del ruscello era a due passi.
Aveva di nuovo la sua bacchetta, che però aveva usato solo per sopravvivere: sembrava aver perduto il gusto di fare magie, proprio lui che aveva inventato tanti strabilianti incanti. Anche il camino era sempre rimasto spento, e il calderone vuoto, anche se mille ingredienti diversi erano accatastati alle pareti, tutti accuratamente catalogati, e il mago aveva notato che vi erano anche sostanze quasi introvabili o, addirittura, che non aveva mai visto e credeva non esistessero più nel loro mondo.
Vi erano diversi libri, di ogni tipo, anche molto antichi: ne aveva sfogliati alcuni, un'unica volta, con aria distratta e senza riuscire a concentrare l'attenzione sulle parole, a volte vergate a mano su consunte pergamene.
Nulla riusciva ad attrarre la sua attenzione e passava il tempo crogiolandosi in tristi pensieri, cercando di difendersi da ricordi che ormai lo facevano solo soffrire riaccendendo rimorsi mai spenti. Viveva immerso nelle sue colpe, senza più la possibilità di redimersi, i sogni ormai morti e le speranze svanite.
Non aveva neppure più messo piede fuori dalla casa; mangiare e bere erano diventati un automatismo, così come lavarsi e sbarbarsi. Passava il tempo seduto su una poltrona accanto al camino spento, guardando fuori, verso il bosco verde e silenzioso.
Guardava e pensava, ricordi, rimpianti e rimorsi che si susseguivano, rivedeva il suo sogno morire sotto le sferzanti parole di Isabel e chiudeva gli occhi restando immobile a lungo, finché li riapriva e il ciclo ricominciava, inesorabile e spietato, sempre uguale.
Ogni tanto spostava la mano sul cuore, là dove vi erano la lettera rubata e la fotografia: le accarezzava lentamente attraverso la stoffa, quasi ne sentisse il calore, ma non le aveva mai tirate fuori. Non erano più sue, non erano più per lui: erano tornate ad essere di un altro, mero bottino del furto di un uomo disperato che non aveva mai avuto nulla.
La notte la condivideva con i suoi incubi: i sogni erano morti, ma gli incubi erano vivi più che mai, densamente popolati di occhi verdi che lo guardavano con disprezzo e di porte che si chiudevano inesorabili. E poi sangue, sangue, sangue in mezzo ad argentei riflessi di oscurità senza volto. E grida, grida che imploravano la pietà che un tempo non aveva avuto. E torrenti di dolore, il suo dolore, che sembravano travolgere la sua mente trascinandola in un tenebroso gorgo senza fine, verso una agognata inconsapevolezza che non riusciva mai a raggiungere perché due occhi azzurri riportavano la luce e il silenzio e una mano si tendeva sicura verso di lui, finché un lampo verde riportava la totale oscurità. E le grida riprendevano, strazianti, in volti senza bocca, sguardi di terrore in facce prive di orbite, mani giunte a implorare pietà in sanguinanti corpi senza braccia…
Si svegliava madido di sudore, tremante, la morte come unico desiderio, e rimaneva lì nel letto, gli occhi sbarrati nella notte ad attendere che un nuovo mattino di sofferenza giungesse.
Un mattino che non avrebbe portato nulla con sé, come tutti quelli precedenti.
Quel pomeriggio, mentre si trascinava verso la poltrona dopo aver consumato il suo unico e frugale pasto quotidiano, un riflesso lo distrasse: la luce del sole, che filtrava cruda tra le nuvole dopo il temporale, si rifletteva su qualcosa appoggiato alla scrivania, proprio vicino alla finestra. Si avvicinò lentamente e il riflesso svanì permettendogli di vedere l'oggetto: una fotografia di Isabel.
La maga sorrideva, dolcemente, e salutava con la mano. Doveva essere stata scattata alcuni anni prima e il sorriso sulle sue labbra era pieno di affetto, sicuramente dedicato a una persona cui voleva molto bene; un particolare gioco di luci faceva sembrare i suoi occhi verdi scuro, invece di neri, con uno strano riflesso smeraldino, lo stesso che a Severus sembrava di aver colto più volte durante la loro accesa discussione.
Quanto tempo era passato da allora? Un mese, forse? Oppure due, o anche tre?
Mesi colmi di nulla, in cui aveva lottato con ricordi e rimorsi, perseguitato dagli incubi, gli occhi neri spalancati su un sogno ormai svanito.
Col pensiero tornò a quel mattino, quando per la prima volta aveva visto la vera Isabel.
Era una donna molto bella, dal corpo attraente e dalle movenze sensuali: negare l'evidenza non gli sarebbe servito a nulla. Aveva lunghi capelli neri che le ricadevano sulla schiena in soffici riccioli ribelli, carezzandole la pelle intensamente abbronzata. Gli occhi erano nerissimi, vividi e lucenti come un cristallo dai mille riflessi, profondi e penetranti, proprio come i suoi. Aveva solo un ricordo molto vago della giovane ragazza che era stata ai tempi della scuola; del resto, si era reso conto che non ricordava nessuna delle sue compagne, perché la sua mente era affollata solo dai ricordi di Lily. Rammentava, invece, d'averla incontrata qualche volta tra i Mangiamorte quando era giovane, prima che Voldemort scomparisse con la morte di Lily.
Ma quegli occhi neri, no, proprio non li ricordava: era veramente inspiegabile perché quando li aveva osservati in profondità, seppure per pochi istanti prima che lei svanisse, così pieni di scintillante orgoglio, aveva avuto una strana sensazione, come se rivedesse i propri occhi, tanti anni prima, quando era giovane e ancora credeva nella vita e sognava per sé un futuro grandioso. Era quindi incomprensibile che non ricordasse quel dettaglio così particolare, che non avesse mai notato quello sguardo che gli rimandava il suo di un passato lontano, quando ancora il futuro esisteva e il presente aveva un senso.
Scosse la testa, incredulo, mentre una nuova sensazione lo sopraffaceva all'improvviso: Bellatrix!
C'era qualcosa in Isabel che gli ricordava la crudele e affascinante Bellatrix. non la Bella di oggi, ormai del tutto folle dopo Azkaban, ma la seducente Bella di un tempo, ammaliante e provocante, potente e sicura di sé, altera ed arrogante. Forse era solo una certa rassomiglianza fisica, o forse c'era qualcosa di più.
Isabel Tiger: era quello il suo nome.
La sorella di Albert, uno dei tanti Mangiamorte senza scrupoli; la zia di Vincent, uno dei suoi allievi più idioti; la figlia del vecchio Tiger, quel pazzo sadico che si diceva avesse ucciso la moglie, portandone le spoglie insanguinate come dono di fedeltà all'Oscuro Signore, solo perché era una Babbana.
Sì, ricordava vagamente d'aver visto Isabel qualche volta alla fortezza dell'Oscuro, prima della sua caduta, ma certo non faceva parte della cerchia degli eletti. Del resto, non aveva neppure il segno del Marchio, seppure sbiadito. Disponeva però delle informazioni che circolavano tra i Mangiamorte, così sapeva che avevo chiesto al Signore Oscuro di salvare la vita di Lily in cambio di quella del figlio. Glielo aveva riferito con totale indifferenza per la vita del bimbo, proprio come avrebbe fatto un Mangiamorte. E aveva trovato ovviamente molto strano che lui sapesse evocare un Patronus, perché quello era un tipo di magia che faceva a pugni con le Arti Oscure. Quando si riferiva a Voldemort, poi, lo chiamava sempre rispettosamente Oscuro Signore, come tutti i suoi servi erano tenuti a fare. Aveva chiamato Black "rinnegato" e aveva riso delle accuse che Lily aveva mosso ad Avery e Mulciber di utilizzare le Arti Oscure per terrorizzare gli studenti. Aveva perfino trovato giusto che, umiliato e deriso, si fosse rivolto all'Oscuro che era l'unico che potesse apprezzare le sue qualità. Però, aveva anche detto frasi strane, incolpando Lily d'averlo abbandonato a se stesso, anche se stava "compiendo una scelta sciagurata", e di essersi "disinteressata di un ragazzo che stava per bruciare la propria anima". Gli aveva persino gridato in faccia che, pur di salvare Lily, aveva addirittura tradito il suo signore: era così agitata che non era riuscito a capire se quelle parole costituissero un'accusa a suo carico oppure un riconoscimento a suo favore. E, infine, aveva fatto quello strano riferimento, intensamente commosso, al suo desiderio di recuperare l'integrità della propria anima, pensiero che certo non sfiorava i Mangiamorte…
Il rombo lontano di un tuono gli fece alzare la testa: il temporale era infine terminato, ma aveva infuriato per tutta la notte, i lampi a squarciare il cielo come incantesimi mortali.
Uscì nel patio e osservò il bosco, ancora piangente dopo la notte di tempesta: il temporale era stato molto violento, così come violenta era stata la disillusione che aveva portato con sé la morte del suo sogno d'amore. Ora nel bosco cadeva una pioggia leggera, lacrime di dolore scintillanti ai primi raggi del sole che filtravano intrepidi dalle nubi.
La verde umidità gli solleticò le narici e Severus tirò un lungo respiro riempiendosene i polmoni mentre s'incamminava lento nel bosco. Le ultime gocce scivolavano lente dalle foglie, incerte, quasi spaventate, seguendo un percorso intricato, disegnando mille ghirigori prima di abbandonare la verde e conosciuta sicurezza, come umide catene delicate che si sfaldano piano: nello stesso modo, durante i due precedenti mesi, erano svanite le catene che tenevano legato il mago al suo sogno d'amore.
No, quello che aveva provato per Lily, per quanto intenso e dirompente fosse stato, non era stato vero amore, non quello che un uomo prova per una donna in carne ed ossa, almeno. Aveva amato un sogno, non una donna, e non era quello l'amore. Del resto, una donna non l'aveva mai avuta tra le braccia, nemmeno l'aveva mai baciata: Isabel, con le sembianze di Lily, era stata la sua prima donna!
Il mago sospirò.
Era tremendo doverlo riconoscere ed ammettere con se stesso, ma il suo corpo la desiderava, ancora; voleva Isabel, viva, non Lily, morta, come sempre era stato nel passato o, meglio, come credeva fosse stato in tutti quei lunghi anni di solitudine. Ma allora ancora non conosceva cosa fosse il desiderio, quello vero, per una donna…
Sospirò ancora mentre continuava ad inoltrarsi verso la radura in cui il suo sogno era morto.
Il suo corpo, ora, desiderava Isabel, dopo averla assaggiata una prima volta, dopo averla lentamente assaporata con dolce ed ardente passione; la sua mente, invece, rifiutava recisamente la donna che lo aveva così odiosamente ingannato prendendosi gioco di lui.
Ma perché odiare Isabel, allora? È vero, l'aveva ingannato, ma solo perché lui stesso aveva scelto di lasciarsi illudere per vivere il sogno che lei gli offriva. Isabel l'aveva fatto solo sotto la pressione dell'amore, il suo stesso amore, infelice e senza speranza. Ma con quell'inganno d'amore, Isabel gli aveva offerto la felicità che non aveva mai conosciuto; gli aveva offerto l'amore carnale e sensuale che non aveva mai assaporato prima, aveva realizzato ciò che il mago disperatamente desiderava, con tutto l'ardore appassionato del suo cuore; aveva tramutato, per alcuni giorni, un perduto sogno d'amore nella più meravigliosa ed incantata realtà d'illusione.
Isabel gli aveva regalato il suo sogno… e poi l'aveva ucciso, senza pietà.
Severus chiuse gli occhi e sospirò dolorosamente.
Ora toccava a lui seppellire per sempre il suo sogno d'amore.
Pose la mano sul cuore e tastò la tasca segreta, quindi slacciò due bottoni dell'abito e insinuò le dita sotto la stoffa nera per prendere ciò che di più prezioso possedeva, oltre ai suoi ricordi, e che per oltre un anno era rimasto lì, adagiato sul suo cuore, protetto dalla magia e dal suo amore: la foto di Lily e la seconda pagina della lettera.
Rimase a lungo ad osservare la foto, quel sorriso che sempre si ripeteva uguale a se stesso, rivolto ad un altro, ad un semplice amico: un sorriso rubato che non gli era mai appartenuto.
Infine chiuse gli occhi mentre una lacrima lentamente scendeva a rigargli la guancia.
L'ultima di tante, troppe lacrime piante invano per un sogno.
Un sogno d'amore che non avrebbe mai dimenticato per tutta la sua vita: Lily avrebbe continuato a vivere per sempre, un posto riservato nel profondo del suo cuore a quell'amore totale ed assoluto che aveva creduto sarebbe stato eterno.
Riaprì gli occhi e avvicinò piano la foto, il dolce sorriso non suo, e come mille altre volte aveva fatto in quell'ultimo anno, delicatamente la baciò sfiorandola appena con le labbra.
L'ultima lacrima, l'ultimo bacio, l'ultimo saluto.
Il ruscello era lì, davanti a lui; s'inginocchiò e con delicata cura mise la foto sopra la lettera, attento che l'amore rimanesse leggibile, quindi le appoggiò piano sull'acqua, l'ultima lacrima che dalla guancia scendeva a baciare il volto sorridente rivolto ad un altro:
- Addio, Lily, addio per sempre!
Un piccolo rumore al di là del ruscello attirò la sua attenzione e il mago sollevò lo sguardo per incrociarlo con quello, straordinariamente stupito, di Isabel che lo stava osservando con incredibile intensità. Rimase a fissarla, incatenato alle nere profondità dei suoi occhi, senza riuscire a distogliere lo sguardo, il respiro che si faceva lievemente ansante.
D'improvviso portò la mano sul cuore, orfano della lettera e della foto che per un anno aveva custodito: batteva ancora, il suo cuore, di nuovo, forte.
Infine distolse lo sguardo tornando a posarlo sull'acqua: ogni traccia di Lily era per sempre svanita.
L'incanto del boscoIsabel era rimasta lontana dal bosco per oltre due mesi e poi era di nuovo inopinatamente riapparsa proprio mentre il mago rendeva il suo ultimo saluto a Lily. Del resto, quella era la sua casa, piena di libri antichi e introvabili ingredienti per pozioni, e Severus riteneva più che naturale che prima o poi vi avrebbe fatto ritorno. Magari aveva anche sperato che lui se ne fosse andato eliminando così ogni problema: in fondo, prima di svanire in una cascata di scintille, l'aveva ben invitato a ritornarsene a Hogwarts per raccogliere il plauso dovuto agli eroi…
Invece Severus aveva passato tutto quel tempo proprio lì, seduto sulla poltrona, senza fare nulla, perso in ricordi che erano solo diventati rimpianti e rimorsi, a crogiolarsi in una sofferenza che non aveva fine prima di decidersi a seppellire definitivamente il suo sogno d'amore.
Altri due mesi erano passati prima, mentre Isabel lo aveva curato con ostinazione per strapparlo alla morte che ancora lo reclamava, distillando decine di filtri diversi per riuscire a far cicatrizzare la ferita e interrompere finalmente la continua perdita di sangue. Giorni lontani, colmi di ricordi confusi per il mago, quando i sogni avevano preso il posto della realtà, prima di morire e lasciarlo completamente svuotato, senza alcuno scopo nella vita, senza più nessuna voglia di vivere.
Passò piano le dita sul collo, ormai libero dalle bende: sembrava incredibile, ma la pozione cicatrizzante, che avevano distillato insieme seguendo un'antica ricetta sconosciuta scovata chissà dove da Isabel, era riuscita a ridurre al minimo il segno della cicatrice che si sentiva appena al tatto.
Si rese conto all'improvviso che mancavano pochi giorni all'inizio di settembre e la scuola stava quindi per cominciare, per la prima volta dopo tanti anni, senza la sua presenza nel corpo insegnante.
In un lampo Severus rivide il castello, le sue torri svettanti, i grandi saloni, i lunghi corridoi, i sotterranei freddi e bui e tutta la vita che vi aveva trascorso: la gioia, la speranza, l'orgoglio, l'umiliazione, la disperazione, il dolore, i rimpianti e i rimorsi… Spalancò gli occhi per cancellare le immagini che gli affollavano la mente, opprimendolo.
Certamente Minerva aveva dovuto trovare un nuovo insegnante di Pozioni, perché Lumacorno era tornato nel suo dorato pensionamento, zeppo di esclusivi impegni mondani organizzati da ex allievi del Lumaclub, nonché un nuovo insegnante di Difesa contro le Arti Oscure che non si divertisse a cruciare gli allievi con orrido sadismo. Quella cattedra, finalmente, non era più sottoposta ad alcuna maledizione ed ora di aspiranti insegnanti dovevano essercene a dozzine.
- Minerva…
Il nome gli sfuggì in un sospiro delicato, venato d'amarezza.
La cara, rigida Minerva che per un anno lo aveva guardato ogni giorno con il disprezzo negli occhi, cercando di nascondere il dolore per la perdita di Albus; la strega coraggiosa che aveva combattuto contro di lui dandogli del codardo: ora che finalmente sapeva tutta la verità, cosa avrebbe trovato nel suo sguardo stanco?
Severus sospirò ancora, piano: se c'era una persona che avrebbe voluto rivedere, era proprio Minerva!
I pensieri del mago continuarono a vagare nei corridoi di Hogwarts e si sorprese a pensare che probabilmente Harry… sì, era ora di chiamare il ragazzo con il suo nome, senza più investirlo della troppo pesante eredità dei suoi genitori; non il figlio di Lily o il figlio dell'odiato Potter, ma solo Harry, il ragazzo sopravvissuto che aveva salvato il mondo magico a causa d'una profezia che era costata la vita della donna che per tutta la vita il mago aveva creduto d'amare.
Severus sospirò e trattenne appena in tempo il gesto ormai abituale della mano che con due dita accarezzava la tasca segreta posta sul suo cuore; la fotografia non era più lì: l'aveva lasciata andare via il giorno prima, insieme ai sogni di un passato di cui, ora, gli rimanevano solo le ceneri ardenti di colpe e rimorsi.
Probabilmente Harry sarebbe tornato a scuola per recuperare l'anno perduto, insieme con gli amici che lo avevano aiutato. Era un ragazzo in gamba, anche se non era suo figlio, una persona capace di amare e che, nonostante avesse fatto di tutto per farsi odiare da lui, quando l'aveva trovato morente si era fermato… e l'aveva guardato negli occhi. Uno sguardo che gli aveva regalato una nuova vita, di cui purtroppo, però, ancora non sapeva cosa fare.
Continuava a sentirsi svuotato e inutile, anche se fuori il sole splendeva nel cielo terso e l'aria era ancora calda: l'estate si avviava ormai al termine, eppure nel bosco sembrava non finire mai, così come il tempo sembrava essersi fermato in un lontanissimo passato, diverse centinaia d'anni prima.
Si avviò verso il patio ombreggiato, dove Isabel stava armeggiando intorno a un piccolo calderone che sobbolliva su un focolare: la sera prima avevano parlato, come se nulla fosse accaduto tra loro, e la maga gli aveva raccontato nei minimi particolari tutto ciò che era accaduto dalla notte in cui l'aveva strappato alla morte, lasciandogli anche un pacco di giornali che riportavano notizie che lo riguardavano ma che non aveva degnato di un solo sguardo.
Severus era sicuro che avesse udito il suo ultimo saluto a Lily e che ne avesse perfettamente compreso il significato, ma non gliene aveva fatto alcun cenno e aveva mantenuto invece un atteggiamento di distaccata gentilezza confermandogli che, se proprio non voleva tornare a Hogwarts, poteva restare lì quanto voleva.
La maga era intenta a triturare finemente una radice che gli era sconosciuta e non solo non si accorse del suo silenzioso arrivo, ma non notò neppure l'approssimarsi di un cerbiatto, se non quando fu troppo tardi: l'animale, sicuramente spaventato da qualcosa, irruppe nel patio con una corsa disordinata e, prima di fuggire dall'altro arco, urtò il paiolo facendolo dondolare con violenza e poi rovesciare su un lato. Isabel sollevò il capo e, prima che Severus riuscisse a levare la bacchetta, mosse fulminea la mano, vuota, fermandone la caduta prima e recuperando poi il contenuto che si era versato.
Aveva operato due incantesimi, quasi contestuali, col solo gesto della mano, senza bacchetta, senza parole: Severus la fissò cupo chiedendosi quale oscuro potere magico racchiudesse in sé quella strega. Era stato Voldemort a fornirglielo? Oppure le aveva insegnato sortilegi che lui stesso non conosceva?
Ormai Isabel aveva notato la presenza del mago e il suo viso s'illuminò di uno strano sorriso, pieno di orgoglio e, al tempo stesso, quasi scanzonato:
- No, Severus, non lasciarti trarre in inganno dalle apparenze: non sono dotata di una particolare potenza magica, né conosco oscuri sortilegi. – spiegò continuando a sorridergli in modo aperto, soddisfatta di sé quasi avesse infine raggiunto un insperato obiettivo a lungo perseguito senza successo. – E' questo luogo particolare che esalta la magia! Prova tu stesso a fare incanti senza bacchetta e ti renderai conto d'essere un mago ben più potente di me!
Severus continuò per un lungo momento a fissare gli scintillanti occhi neri che, allegri, lo sfidavano: in alcuni momenti Isabel sembrava quasi saper leggere dentro di lui, eppure era certo che la sua mente, come sempre, fosse perfettamente chiusa a qualsiasi intrusione. Del resto, anche la mente di Isabel era altrettanto impenetrabile.
Infine, il mago ripose lentamente la bacchetta che aveva estratto pochi istanti prima e sollevò quindi di scatto la mano: apparve un nugolo di crepitanti scintille e il piccolo calderone fu scagliato in aria con violenza, si capovolse e sparse in giro tutto il contenuto. Ancora un gesto della mano, un cerchio elegante e composto, questa volta, e il paiolo scese lentamente verso terra mentre il liquido si ricomponeva in una spirale che, sinuosa ed obbediente al movimento delle dita del mago, si infilava di nuovo con grazia nel calderone che con un delicato ondeggiare tornò ad appoggiarsi sulla griglia del focolare.
I loro sguardi s'incrociarono e Severus vide il proprio sorriso estasiato riflettersi nelle brillanti iridi nere di Isabel: per un istante gli parve d'essere tornato bambino, sul volto pallido lo stesso intenso e felice stupore che aveva provato quella prima e unica volta che era stato al luna-park.
Per la prima volta dopo quattro mesi dalla notte in cui non era morto, Severus sentì di nuovo la magia scorrere più potente che mai in sé, scaldandolo e trasmettendogli un nuovo impulso vitale; senza neppure rendersene conto le sorrise di nuovo, quasi volesse ringraziarla per quella sensazione che lo stava facendo sentire di nuovo prepotentemente vivo.
Isabel ricambiò il sorriso, ma rimase ad osservarlo in silenzio, smeraldini bagliori di felicità ad illuminarle gli occhi neri.
- Come è possibile tutto questo? – chiese Severus, ben conscio che la magia che aveva appena compiuto, con totale facilità e senza l'ausilio della bacchetta, andava ben oltre ogni schema di normalità. Sapeva che in alcuni luoghi particolari la magia fluiva più libera e potente, ma ciò che era accaduto aveva dell'incredibile! Non aveva dovuto fare alcuno sforzo, né gli era stata necessaria una particolare concentrazione: l'unico suo problema, se tale si poteva definire, era stato controllare l'imprevista potenza del suo incantesimo che era inizialmente scaturito dalle sue mani con fin troppa violenza scagliando in aria il calderone invece di sollevarlo leggermente. Ma controllare la sua potenza magica non era mai stato un reale problema, nemmeno quando era solo un ragazzino prima di cominciare la scuola.
Il sorriso soddisfatto di Isabel divenne raggiante e i suoi occhi lampeggiarono di felicità:
- È una lunga, lunga storia… la storia del Bosco di Mirce.
Il bagliore d'interesse negli occhi di Severus s'intensificò mentre le labbra tornavano a serrarsi in una linea sottile a segnalare la sua più completa attenzione.
- Avrai notato, credo, che questo bosco è particolarmente "selvatico" e si trovano erbe e piante, nonché animali, ormai scomparsi da molto tempo nel nostro mondo?
Il mago annuì con un secco cenno del capo: il suo cuore aveva cercato di vivere aggrappato ad un sogno ormai morto, ma occhi e mente avevano sempre correttamente notato e valutato la singolare realtà che lo circondava, pur senza mai risvegliare il suo interesse.
- Questo bosco era stato protetto con l'Incanto Fidelius, ma il suo Custode Segreto morì senza che nessuno ne conoscesse l'ubicazione e, quindi, come l'incantesimo stesso prevede, su questo luogo scese il più completo oblio per mille anni durante i quali nessun essere umano vi pose mai piede.
Severus sollevò appena un sopracciglio in un moto di incredula meraviglia: quel bosco era rimasto incontaminato per gli ultimi mille anni!
- Sei stata tu a scoprirlo?
- No, è stata mia nonna, nonna Maeve! – rispose Isabel con un piccolo sospiro mentre gli occhi le si riempivano improvvisamente di una luce dagli intensi bagliori di smeraldo e un tenero sorriso prendeva possesso delle sue labbra. – È stato un puro caso. La nonna arrivò al limitare del bosco proprio pochi giorni prima che l'incantesimo si esaurisse con lo scadere dei mille anni dalla morte dell'ultimo Custode Segreto; si accorse subito che c'era qualcosa di magico nella desolata landa di pietre aguzze e crepacci, punteggiata qua e là da macchie di erica, che si stendeva a perdita d'occhio davanti a lei dissuadendo chiunque dal proseguire per quella via impervia. – spiegò la maga con crescente esaltazione. – L'aria sembrava tremolare, però, e a tratti l'immagine sfuocata di un bosco rigoglioso e selvatico si sovrapponeva al terreno pietroso e desolato che si mostrava ai suoi occhi; per alcuni giorni nonna Maeve provò in tutti i modi, ma invano, di infrangere la barriera magica di protezione finché quella si dissolse all'improvviso rivelando infine lo straordinario bosco magico così a lungo protetto dall'Incanto Fidelius.
Isabel sorrise ancora, piena di esuberante fervore, quasi la magica visione si fosse materializzata davanti ai suoi occhi in quel preciso istante:
- Nonna Maeve comprese quasi subito quale immenso tesoro avesse scoperto e si affrettò a proteggerlo a sua volta con un nuovo Incanto Fidelius e…
La maga s'interruppe all'improvviso, un'ombra cupa ad oscurare gli occhi fino ad un attimo prima scintillanti di luce:
- …dopo alcuni anni e orribili accadimenti si rifugiò qui abbandonando per sempre il mondo magico! – concluse Isabel in un fosco sospiro.
- E tu…
- Io cosa? – ribatté in secco sibilo.
- Sei tu, ora, il Custode Segreto di questo luogo?
La maga annuì, lo sguardo che si posava, di nuovo limpido e lucente, sul suo bosco con un moto di orgoglioso possesso.
- Un tesoro inestimabile… - mormorò attonito Severus lasciando che anche il proprio sguardo vagasse infine tra il verde, tra antiche erbe e piante magiche tutte da scoprire e che per due lunghi mesi aveva del tutto ignorato, sprofondato, in totale e deprimente apatia, sulla poltrona accanto al camino.
- Avanti, - esclamò Isabel, eccitata come una scolaretta, afferrandolo per una mano, - lascia che ti mostri il mio tesoro!
Severus si lasciò trascinare sotto la verde volta frondosa dall'incontenibile entusiasmo della maga, quasi correndo, la vita che di nuovo pulsava impetuosa nelle vene, nuovi e diversi desideri ad affollargli di colpo la mente dopo troppi anni di desolante nulla.
Voleva vedere con i suoi occhi ciò che aveva osservato solo sulle illustrazioni di vecchi libri, voleva toccare con mano gli arbusti, accarezzare piano le tenere foglie, sfiorare lieve i fiori delicati e frugare con le dita tra le radici contorte.
Corse con Isabel, mano nella mano, quasi travolto dalla sua foga, strattonandola poi senza riguardo per fermarsi un attimo e accovacciarsi davanti a foglie mai viste; poi correre ancora fino ad una stella verde e spinosa che gli faceva l'occhiolino; via di nuovo per chinarsi all'improvviso e passare sotto una viscida liana dall'aspetto pericolosamente avviluppante; infine ammirare vaporosi fiori dai tenui colori, con pistilli ondeggianti che sparivano sotto il suo sguardo per riaffiorare del tutto diversi.
Infine si fermò nel folto del bosco, ansimante, il fiato corto dopo quattro mesi di quasi totale immobilità e si ritrovò a specchiarsi nel nero riflesso lucente degli occhi della maga: da quanto tempo, da quale infinito numero di anni non vi era più stato quel sano rossore sul suo volto sempre troppo pallido? E quella luce in occhi troppo a lungo dolorosamente spenti?
Affannato com'era dall'elettrizzante corsa, trasse un lungo respiro cercando l'aria che gli mancava: il suo riflesso gli sorrideva, nelle iridi nere di Isabel, più stupito che imbarazzato, sorpreso da quell'interesse che di nuovo gli scorreva nelle vene, scaldandolo dopo tanto silenzioso, freddo e doloroso nulla. Il suo cuore batteva, di nuovo, forte e vigoroso, alimentato dal potere della magia che per tanto tempo avevo inseguito senza mai riuscire a farlo veramente suo, pur se a quel potere aveva finito per sacrificare il suo sogno d'amore e la sua stessa esistenza.
Anche Isabel sorrideva, ed era bello il suo sorriso, pieno di felicità, rivolto a un futuro che la maga sembrava vedere nitido davanti a sé. Si trovò ad invidiarla: non aveva mai avuto un futuro, ma solo un tremendo passato che incatenava il suo presente.
Ma nell'incanto di quel bosco, proprio quando tutto il mondo magico lo credeva morto, il battito accelerato del suo cuore gli stava sussurrando che, forse, anche lui poteva avere ancora un futuro, in quello strabiliante luogo dove da sempre affondavano le radici della vera magia.
Respirò ancora, a pieni polmoni, sentendosi libero per la prima volta in vita sua, senza più catene che lo vincolavano a un dovere di espiazione verso un amore mai esistito.
Trascorsero tutto il giorno nel caldo tepore ombreggiato del bosco di Mirce, in quell'arcano luogo senza tempo, in intimo contatto con la natura inviolata, preservata e protetta da una potente magia che aveva fatto da baluardo alla contaminazione degli uomini. Erano appena rientrati carichi di un prezioso bottino, introvabile altrove, di cui Isabel conosceva molto bene l'ubicazione. L'abbondante raccolta di erbe, foglie di alberi e arbusti, piccoli rami, radici, tuberi, funghi, fiori, corolle, petali, stami, pistilli, spore e semi ora faceva bella mostra di sé sullo spazioso tavolo da lavoro, insieme a un discreto numero di insetti, piccoli parti di animali magici, rettili e molluschi, piume d'uccelli, squame di pesci e uova di diverso tipo.
Erano stravolti per la stanchezza della lunga, ma ben fruttuosa ricerca, soprattutto Severus, reduce da mesi di quasi immobilità: i suoi occhi neri, però, brillavano di una felicità che in nessun modo avrebbe saputo, o voluto, reprimere. Per tutto il giorno, infatti, aveva respirato a pieni polmoni la magia, quella vera, quella che per tutta la vita aveva inseguito senza mai poterla realmente stringere tra le mani. Ed ora erano lì, davanti a lui, mille ingredienti unici, visti prima d'allora solo sui libri o su vecchie pergamene consunte; li aveva riconosciuti subito, talvolta aiutato anche da Isabel che sembrava avere una certa pratica; li aveva avuti tra le dita tremanti, li aveva carezzati con cura e sfiorati con delicatezza, ne aveva annusato con cauta attenzione l'odore, a volte acre e pungente, altre volte soave.
Lo scintillio degli occhi neri del mago si riflesse ancora una volta nelle iridi di Isabel congiungendosi e confondendosi con gli oscuri bagliori smeraldini di lei, attendendo che gli mostrasse anche l'altro tesoro che gli aveva a lungo decantato durante quell'indimenticabile giornata.
- Eccole, sono nascoste tutte qui! – rivelò con un sorriso elettrizzato movendo le mani con leggiadria davanti ad una vecchia credenza tarlata e dalle ante traballanti che sotto i suoi occhi si trasformò in un modernissimo schedario.
- Le antiche ricette di filtri perduti riscoperte da nonna Maeve nel corso di tutta la sua vita! – esclamò piena d'orgoglio mentre con gesti appena accennati delle dita faceva aprire e chiudere con sicurezza i vari scomparti. – Alcune non sono complete, in altre ci sono parti che non ho per niente capito e in altre ancora sono indicati ingredienti così antichi che non sono mai riuscita a trovarli neppure in questo bosco favoloso!
Il mago, però, non la ascoltava più: tutto il suo essere era teso ad osservare quelle fragili pergamene che si srotolavano davanti ai suoi occhi, arrendevoli al tocco delicato di Isabel. Allungò piano una mano e, con cura estrema, ne prese una: la scrittura era minuta e spigolosa, orientata verso destra e piuttosto disordinata, inoltre vi erano cancellature ripetute, sovrapposizioni e buchi vuoti.
A Severus tornò in mente il suo vecchio libro di Pozioni Avanzate. Chissà cosa ne era stato: lo aveva ancora Potter o, dopo aver scoperto chi era il Principe Mezzosangue, se ne era liberato abbandonandolo chissà dove o, magari, distruggendolo?
Il mago sospirò.
Non aveva importanza; a dire il vero, nulla aveva più importanza, ora, della sua vita passata. Ad ogni modo, ricordava perfettamente anche la più minuta variazione che aveva apportato alla preparazione di filtri e pozioni, nonché ogni singolo incantesimo che aveva inventato, anche quelli che non era mai riuscito a far funzionare. Chissà, magari nell'aria intrisa di magia di quel bosco sarebbe riuscito a compierli!
Sollevò il viso per renderle la pergamena e cercò di nuovo lo specchio nero e lucente delle sue iridi. Quando nel riflesso vide un lieve sorriso aleggiare ancora sulle proprie labbra sottili, non se ne stupì per nulla: aveva appena pensato al futuro, al suo personale futuro, e, una volta tanto, era stato un pensiero positivo!
Mentre Severus era assorto nei suoi pensieri, Isabel aveva continuato a parlare, con il suo consueto e travolgente entusiasmo: voleva condividere quell'incomparabile tesoro con lui, esaltata dalle sue grandi conoscenze nel campo delle pozioni, assolutamente certa che avrebbe saputo correttamente interpretare tutto ciò che le era sempre sfuggito e che avrebbe trovato come riempire i buchi lasciati da nonna Maeve.
- … e tu saprai trovare tutte le soluzioni e ingredienti sostitutivi a quelli che non esistono più neppure qui!
Gli occhi di Isabel brillavano intensamente, pieni di vita e di passione, così come due mesi prima erano stati colmi di ira e di dolore. In quel momento la trovò bellissima, il viso arrossato appena dal fervore delle parole e le labbra rosse dischiuse in quel sorriso fiducioso, diretto a lui, sì, proprio a lui!
- Ho visto il modo in cui lavori sul calderone: sei molto brava e certo non è stato Lumacorno ad insegnarti certi trucchi che ti ho visto usare. Chi è stato? – chiese il mago a bruciapelo.
Il sorriso sul volto di Isabel s'intenerì e di nuovo bagliori smeraldini brillarono negli occhi neri:
- Ma la nonna… nonna Maeve, naturalmente! E' lei che mi ha insegnato tutto quello che so. – rispose piena d'orgoglio. - E' stata lei ad allevarmi, in questo bosco, e ad insegnarmi tutto quello che sapeva con una pazienza infinita. – aggiunse con voce traboccante di tenero e caldo affetto. - Mia madre è… - la voce si affievolì fino ad interrompersi, - morta quando io ero ancora piccola…
- Ti ha allevato insieme a tuo fratello?
- No, Albert era già grande a quel tempo… è rimasto con mio… padre!
Il mago notò che la voce di Isabel era diventata un sussurro tremante, e ricordò ciò che si mormorava sul vecchio Tiger e sul cadavere sanguinante della moglie Babbana che aveva portato in dono al suo Signore. Anche Albert glielo aveva detto più di una volta, sghignazzando e vantandosene.
- Mi dispiace… - mormorò Severus a disagio.
- Non importa, - rispose secca la maga scrollando brusca le spalle, – è successo tanto tempo fa… non ricordo nulla di mia madre… era una Babbana. – concluse cupa girandogli un attimo le spalle. – Nonna Maeve è stata la mia vera mamma, solo lei!
La voce era di nuovo straripante di struggente d'affetto, ma, quando tornò a guardarlo, gli occhi erano lucidi di lacrime trattenute con fiera dignità.
- Ora è tardi, continueremo domani. – affermò la maga con decisione. – Ho ancora grandi sorprese in serbo per te.
Ma Severus notò una strana tristezza nel suo sorriso e un'ombra oscurava la lucentezza dei suoi occhi.
Il potere della magiaLa casa nel bosco era molto più grande di quanto il mago avesse immaginato: vi era anche un piano superiore, perfettamente occultato dalla magia, e lì vi era la biblioteca con tutti i suoi stupefacenti tesori. Gli antichi libri che aveva visto a piano terra, nella sala con il camino, erano solo quelli che Isabel stava consultando nel momento in cui se n'era andata, e si trattava per lo più di testi su pozioni. Ma lì, nella grande stanza illuminata dal sole, vi erano centinaia di libri, decine dei quali rarissimi, o forse addirittura unici, alcuni persino scritti a mano con complicate rune o arcani linguaggi sconosciuti.
Ancora una volta Isabel aveva generosamente condiviso il frutto di una ricerca che doveva essere stata condotta in modo intensivo per lunghi decenni.
- Ma come hai fatto a…
- No, non sono stata io, e neppure Nonna Maeve, questa volta! – rispose Isabel quasi ridendo. – La casa nel bosco esisteva già quando la nonna è arrivata, ed anche la libreria con gran parte del suo antichissimo contenuto. Se dai un'occhiata, scoprirai che alcuni di questi testi sono stati perfino oggetto di leggende, – spiegò con aria rapita, - ma sono veri, esistono e contengono strabilianti incanti da tutti creduti perduti!
Il mago accarezzò con sguardo languido i grossi tomi e i rotoli di pergamena, quindi si avvicinò e ne sfiorò appena il dorso con le dita, con rispettoso e delicato desiderio, sussurrandone il titolo a fior di labbra, con la stessa ardente passione con cui un amante pronuncia il nome della sua donna:
- De arcanis incantamentis… Naturalis historia stirpium… Trasfigurazione umana avanzata… I cristalli di Mahonis... De causis corruptionis incantamentorum… De doctrinisinconspicui… De magis potentibus veneficiis…
Scorse piano tutta la fila, fino ad arrivare a Isabel che lo stava osservando impaziente, quasi incapace di trattenersi, un brillio intenso negli occhi neri spalancati dall'eccitazione:
- E poi ci sono questi… - disse indicando con fare misterioso una libreria nera dai vetri oscurati, - questi li ho procurati io!
L'anta si aprì docile al comando delle dita di Isabel mostrando al mago il suo inquietante contenuto:
- De ira tenebrae… De imperio inferís, - lesse lentamente Severus mentre la sua voce si adombrava sempre più fino a diventare una profonda vibrazione che rimescolava l'animo, - De mysteriis artium obscurarum... De potentia flammarum… De investigatione occultorum arcanorum…
Le tenebre dei suoi occhi s'incupirono mutandosi in un pericoloso abisso d'oscurità, senza fondo alcuno:
- Sono tutti libri sulle Arti Oscure. – sentenziò tetro.
- Sì! Libri introvabili! Unici! – rispose Isabel, l'orgoglioso sorriso che le sfavillava sul volto. - Ti piacciono? Sei contento? – chiese, quasi saltellando di felicità come una bambina che volesse condividere l'esito della sua marachella.
Il mago non rispose.
Conosceva quei libri e sapeva fin troppo bene a chi erano appartenuti, prima che Isabel li rubasse; sapeva chi li aveva razziati in giro per il mondo e unificati in una invidiabile libreria dell'orrore. E, soprattutto, conosceva, seppure solo in piccola parte, il loro pericoloso ma potentissimo e ammaliante contenuto.
Quei libri sublimi e terribili li aveva visti tra le mani adunche del Signore Oscuro, che talvolta gliene aveva mostrato alcune pagine, per tentarlo e irretirlo, per portarlo alla perdizione dell'anima. Isabel doveva averli rubati subito dopo la sua caduta, forse la notte stessa della morte di Lily, prima che i suoi fedelissimi avessero il tempo di riprendersi e tornare alla fortezza dove li custodiva. L'ira di Voldemort era stata tremenda quando, dopo il suo ritorno in un corpo di carne, si era accorto del furto, e tutti i suoi Mangiamorte erano stati sospettati e duramente puniti. Anche lui aveva subito la sua abbondante dose di Cruciatus, mentre l'Oscuro gli invadeva con violenza la mente, incurante d'ogni danno che poteva procurare. Com'era riuscita, Isabel, a resistergli?
La fissò a lungo, il sorriso ormai scomparso dal volto della maga e sostituito da un pesante velo di preoccupazione: gli occhi neri erano come sempre impenetrabili, perfetto schermo protettivo ai suoi pensieri. Non provò a forzarli: se ne sarebbe accorta subito e non aveva alcun senso, in quel momento. Ma Voldemort certo non si era fermato e doveva aver violato i suoi pensieri: possibile che anche Isabel fosse così esperta nell'Occlumanzia da sapere mentire al Signore Oscuro? La cosa gli sembrava del tutto impossibile, tenuto conto che lui si era esercitato per quasi quindici anni con l'insostituibile aiuto di Silente. Che anche nonna Maeve fosse un'eccezionale Occlumante? Avrebbe cercato con cura se in quella favolosa libreria c'erano testi che trattavano l'argomento e dai quali Isabel avesse potuto scoprire i segreti di quell'arte così complessa e delicata.
Ad ogni modo, non poteva far altro che ammirare il coraggio, l'abilità e la determinazione con cui la strega aveva agito senza alcuno scrupolo, perseguendo il proprio obiettivo: in fin dei conti, era il grande Lord Voldemort che era stato danneggiato, non un povero mago qualsiasi!
Quasi senza volerlo si trovò di nuovo ad accennare un sorriso di approvazione, quasi di gratitudine: aveva ucciso il suo sogno, è vero, ma in due soli giorni Isabel gli aveva regalato la realtà di una grande potenza magica che scaturiva direttamente dalle sue mani e la fonte di un'infinita conoscenza, conferendo di nuovo un significato alla parola futuro.
Doveva trovare un modo per ringraziarla.
- Allora ti piacciono! – c'era un enorme sollievo nella voce ancora tesa della maga. – Ne ero certa! – esclamò infine, il sorriso di nuovo sicuro sulle labbra.
- Sai volare? – le chiese a bruciapelo, un malizioso brillio di sfida negli occhi.
- Sì, certo, ovvio!
- Anche senza scopa o altri mezzi o animali magici?
La maga spalancò gli occhi:
- Cosa intendi dire?
Severus la osservò soddisfatto: sì, aveva trovato il modo per ricambiare i doni ricevuti.
- Esattamente quello che ho detto. – rispose con fare misterioso.
- Volare senza scopa, - chiese Isabel titubante, - come solo l'Oscuro Signore può fare?
Nel riflesso delle iridi nere della maga, dilatate per la sorpresa, Severus vide fiamme d'orgoglio ardere impetuose nei propri occhi:
- No, non solo lui può farlo…
Ora anche la bocca era spalancata sul viso attonito della maga:
- Io… io…
- Vedo che sei solo la depositaria dei suoi temibili libri, - la interruppe sollevando un sopracciglio con ironico fare accusatorio, - ma non dei suoi segreti!
Isabel era ammutolita: un bel risultato rispetto a due mesi prima.
- Severus… ti prego…
A quelle parole il mago rimase immobile per un attimo, il respiro trattenuto, infine si concesse un sorriso apertamente soddisfatto:
- Credo che, nell'aria satura di magia di questo bosco, imparare a volare sarà molto facile…
Imparare a volare nel bosco di Mirce fu facile per Isabel, proprio come il mago aveva previsto, dapprima piacevolmente stretta tra le sue braccia e poi libera nell'aria, sostenuta dalla sua grande determinazione e capacità di concentrazione ed aiutata dal potere magico esaltato dal luogo unico in cui si trovavano. Aveva avuto alcune incertezze, all'inizio, e le braccia di Severus l'avevano sempre sorretta, stringendola a sé con decisa prontezza che si tramutava subito in delicata dolcezza, per poi lasciarla rispettosamente non appena la sentiva di nuovo pronta a librarsi nell'aria.
Ora il mago era sicuro che Isabel fosse perfettamente in grado di controllare il volo, eppure si era di nuovo lasciata cadere nell'aria, senza esitazione, obbligandolo ancora una volta a sorreggerla mentre si abbandonava tra le sue braccia, stringendosi al suo corpo senza alcuna vergogna. Era certo che quella caduta fosse una finzione, ma era bello sentirla tra le braccia, morbida e calda, i seni sodi che premevano contro il suo petto nell'ansare del volo.
Severus chiuse gli occhi e sospirò piano mentre scendeva a terra, il viso immerso nei lunghi riccioli neri della maga; il profumo gli riportò alla mente la notte in cui l'aveva amata con passione, fingendo di credere che fosse Lily, e il suo corpo di nuovo la desiderò con la stessa intensità di allora, anche se era ben conscio che era stata proprio lei a far definitivamente morire il suo sogno d'amore.
I piedi del mago toccarono terra, ma le sue braccia continuarono a tenerla stretta a sé, anche se non c'era più alcun bisogno, anche se quell'abbraccio sarebbe potuto diventare molto imbarazzante, in pochi istanti, se i loro corpi avessero continuato a premere l'uno contro l'altro.
Severus deglutì un inaccettabile gemito di desiderio e si sciolse rapido dall'abbraccio, restando poi a guardarla in silenzio, un lieve affanno nel respiro e fiamme impetuose che avvampavano senza controllo nei suoi occhi, riflesse nelle iridi nere della maga colme di seducente orgoglio.
- Grazie, Severus, – sussurrò piano, la voce languida, - mi hai fatto un meraviglioso regalo!
Il mago s'impose a fatica di ritrovare il proprio perfetto autocontrollo, del tutto perduto in quell'abbraccio che l'aveva invece portato a desiderare di smarrirlo del tutto e di dimenticarsi perfino di chi fosse.
- Fuori dal bosco non sarà altrettanto facile. – rispose, cercando il tono secco del professore che intimidisce l'allievo, senza del tutto riuscirci.
- Mi allenerò a fondo, non temere…
La voce della maga si era fatta ancor più dolce e carezzevole ed aveva inclinato un poco il viso di lato, sorridendogli, quasi sognante:
- … e poi ci sarai sempre tu, a stringermi forte tra le tue braccia, se ne avrò bisogno…
Un lieve brivido percorse la schiena del mago: avrebbe voluto sibilarle, secco, che ognuno paga per i propri errori e se ne assume le responsabilità; invece rimase zitto, immobile, a fissare quelle morbide labbra sorridenti, anelando di assaggiarne di nuovo il sapore come in quella notte in cui i sogni sembravano essere tornati a vivere…
Le settimane e i mesi passarono veloci e la magia era nelle sue mani: la sentiva erompere potente e irrefrenabile, grandiosa come Severus aveva solo sognato potesse essere, ma mai l'aveva sperimentata, neppure grazie al potere delle Arti Oscure, con tutto il loro strascico di male e sofferenza, colpe e rimorsi.
Quello che sentiva scorrere rovente nelle vene era il potere della vera magia, le cui radici affondavano in profondità in quel bosco arcano; la magia che il mago realmente amava, che aveva guarito il suo corpo dalla ferita mortale di Nagini e che ora stava nutrendo la sua anima, sanando le profonde lacerazioni, arrivando là dove neppure il rimorso era riuscito a ricucire gli squarci più profondi e dolorosi, quelli del tempo lontano in cui aveva realmente creduto in Voldemort e ucciso per lui.
Aveva perfino dimenticato il mondo che si era lasciato alle spalle, con tutta la sua triste solitudine, l'infelicità e la sofferenza; viveva respirando la magia che ogni giorno entrava sempre più prepotente in lui, infiltrandosi in ogni fibra del suo corpo e congiungendosi inestricabilmente al suo essere aumentando in modo incredibile la sua potenza magica.
Anche Isabel era rimasta stupita da quell'imprevista reazione: gli aveva detto che non aveva mai visto accadere una cosa simile, né a lei, né alla nonna, né a chiunque altro avesse mai messo piede in quel luogo. Avevano concluso che la causa doveva risiedere nel potenziale magico di Severus, già di per sé molto elevato, che aveva creato quella sorta di inarrestabile vortice magico, che si autoalimentava e sembrava essere inesauribile: in quel bosco non gli serviva l'Antica bacchetta di Sambuco per essere invincibile!
Dopo alcuni mesi non erano più solo le sue mani che creavano la magia: gli bastava concentrarsi a sufficienza e il solo pensiero bastava a compiere incanti anche molto difficili. Tutti gli incantesimi cui aveva lavorato da ragazzo, quelli che sul libro del Principe Mezzosangue erano rimasti incompiuti anche dopo mille cancellature e riscritture, ora funzionavano alla perfezione al cenno elegante delle sue dita, al sussurro delle sue labbra sottili, all'alito del suo pensiero!
Isabel era incredula ed estasiata e Severus vedeva crescere ogni giorno di più l'ammirazione negli occhi neri della maga, scintillanti come non mai, quelle iridi in cui si rispecchiava anche l'orgogliosa felicità del mago che, per la prima volta in vita sua, sentiva finalmente d'avere il proprio destino tra le mani. Quegli occhi profondi nei cui bagliori oscuri Severus si perdeva a inseguire un nuovo sogno che ancora non aveva il coraggio di cogliere. Quegli occhi neri dagli smeraldini scintillii, cui faceva sempre più fatica a sfuggire e che lo riempivano di un carnale desiderio, difficile da dominare ora che sapeva quale piacere poteva regalargli il corpo sensuale di Isabel.
Nell'alba fresca di quel mattino di fine novembre, il mago stava rimestando faticosamente il calderone, ormai giunto alla fine della complessa preparazione: avrebbe anche potuto incantare il mestolo, ma solo se era la sua mano a condurlo con sforzo provava l'intensa ebbrezza di dominare il liquido scintillante, di guidarlo con precisione al punto in cui il colore virava all'argento trasparente della pozione dell'invisibilità.
L'aveva promessa a Isabel, a quegli occhi neri cui era difficile resistere: un filtro perfetto, che non lasciasse neppure un vago tremolio nell'aria ed assorbisse ogni odore e rumore, e di lunga, lunghissima durata, proprio come era scritto nell'antica ricetta di nonna Maeve, di cui Severus aveva risolto ogni enigma e trovato un rimedio per gli ingredienti che non esistevano più, neppure nel bosco incantato.
Restò per un istante ad osservare la superficie ribollente dagli scintillanti riflessi, il vapore che si alzava lento in dense spirali e per un attimo faceva svanire alla vista il delicato liquido dallo strabiliante potere; afferrò quindi un'ampolla e vi travasò un po' di fluido, argentea luce trasparente.
I suoi sensi, acuiti dalla magia, percepirono un lieve rumore e il mago girò il capo di scatto, i lunghi capelli corvini a seguirlo come un'onda sinuosa: Isabel lo stava osservando, la leggera camicia da notte che ondeggiava piano nella brezza mattutina disegnando un sensuale gioco di trasparenze che gli rivelava, pur senza mostrarglielo, il corpo mollemente adagiato allo stipite della porta, i lunghi e morbidi riccioli neri a disegnare delicati arabeschi sulle spalle nude.
I loro sguardi s'incontrarono, neri bagliori a intrecciarsi come fiamme vorticanti, e rimasero incatenanti in un silenzio carico d'attesa e di desiderio. Infine la maga avanzò, la mano tesa, aperta davanti a sé, e un sorriso di trionfo dipinto sul volto:
- Ce l'hai fatta ancora, – esclamò, un incontenibile entusiasmo nella voce visibilmente emozionata, - è la pozione dell'invisibilità!
Il mago annuì sorridendo, pieno d'orgoglio, e le porse l'ampolla che Isabel afferrò subito, l'esaltazione negli occhi.
- È proprio come la volevi tu: assolutamente perfetta!
La maga ricambiò il sorriso:
- Sì, perfetta, come tutte le altre e come tutti i potenti incantesimi che hai inventato o riportato alla luce, - rispose soddisfatta, negli occhi uno strano brillio, - che funzionano perfettamente anche fuori dal bosco, con la stessa formidabile efficacia!
Severus la fissò sorpreso: non si era accorto che avesse lasciato il bosco o, forse, era stato immerso troppo a lungo e troppo profondamente tra antiche pergamene e vecchie ricette di pozioni per notare i movimenti di Isabel, sempre così iperattiva; si era concentrato a fondo per cercare di risolvere tutti gli enigmi che nonna Maeve non era riuscita a sciogliere e che Isabel aveva sottoposto alla sua attenzione, spronandolo a trovare una soluzione a tutto. Risultato che aveva colto con pieno successo, naturalmente, alla fine riuscendo a distillare anche un perfetto Filtro dell'Invisibilità.
- Ah… mi ero dimenticata di dirtelo… - aggiunse la maga con fare volutamente misterioso.
Severus rimase in silenzio, il muto interrogativo adagiato sulle labbra sottili mentre ammirava i movimenti flessuosi di Isabel che quasi ballava per la felicità facendo ondeggiare l'ampolla con la sua ultima conquista e ritraendone sfolgoranti riflessi ai primi raggi del sole nascente.
- So volare, anche fuori dal bosco! – esclamò, regalandogli un ammaliante sorriso.
In meno di quattro mesi da quando era tornata nel bosco, Isabel aveva completamente trasformato la sua vita, accendendo di nuovo una voglia di vivere che il mago aveva creduto per sempre perduta tanti, troppi anni prima, e regalandogli di nuovo una possibilità di futuro; l'aveva ammaliato con il potere della magia che aveva generosamente condiviso con lui, poi cogliendo i frutti del suo successo, estasiata dagli strabilianti risultati che Severus aveva ottenuto.
Era evidente che Isabel, proprio come lui, amava la magia vera, per se stessa, ne era permeata e ne aveva bisogno per sentirsi intensamente viva ma, in pari tempo, ancora una volta esattamente come lui, voleva possedere anche l'immenso potere che da quella magia scaturiva; gli sembrava d'essere tornato ragazzo, ancora pieno di certezze grandiose sul suo destino, prima che ogni illusione naufragasse scontrandosi con la realtà del mondo: vedeva tutto questo anche negli occhi di Isabel che scintillavano come i suoi, di nuovo pieni della stessa nera luminosità che un tempo li aveva animati, prima che la vita esigesse il suo prezzo di straziante sofferenza.
- È magia, magia pura, Severus, - esclamò la maga, inebriata davanti al suo ultimo prodigio, - potente ed esaltante come nient'altro al mondo!
Sì, il potere assoluto della magia, quella antica, quella vera delle origini, persa nei meandri del tempo ed ora finalmente ritrovata, senza alcun velo o protezione, era nelle sue mani che lo dominavano in modo completo e sicuro. La magia era in lui e con essa il più grande potere che un mago del suo tempo avesse potuto controllare.
- Sì, è il potere della magia, ed io sono il suo Signore! – esclamò Severus, quasi delirante, elegante figura nera illuminata dall'intensa luce evocata dall'incantesimo.
La maga lo fissò con uno sguardo strano che si perse nella sfavillante luminosità dell'incanto; ombre cupe percorsero le sue iridi che a Severus, per un fugace istante, sembrarono brillare come un prezioso smeraldo dagli ammalianti riflessi.
- Questo è il potere vero della magia, Severus, - sussurrò piano Isabel, profondamente turbata, - solo luce, senza ombre!
Poi la maga era scomparsa in una cascata di scintille iridescenti e non l'aveva più rivista fino al giorno dopo.
Quella notte era rimasto a riflettere, seduto in cima ad un masso sulla riva del ruscello, proprio nel punto in cui aveva dato l'ultimo saluto a Lily, inondato dall'argentea luce lunare e accarezzato dall'inverosimile tepore della brezza di fine dicembre che aleggiava stregata nel bosco di Mirce e faceva ondeggiare piano i lembi del suo mantello che, come ali di uccello notturno a riposo, pendevano verso l'acqua.
Chi era, Isabel, realmente?
Dopo aver ucciso il sogno che per tutta la vita aveva voluto ostinatamente seguire, spinto dai rimorsi, negli ultimi quattro mesi la maga aveva fatto di tutto per aiutarlo a ritrovare un motivo per cui valesse la pena vivere, e ci era perfettamente riuscita. Lo aveva fatto nel miglior modo possibile, come se lo conoscesse nel profondo e sapesse quali erano in suoi più intimi ed essenziali bisogni. Gli aveva regalato tutto ciò che aveva sempre voluto: la magia e il suo infinito potere, ma anche la più completa conoscenza del sapere magico e dell'arte delicata e complessa delle pozioni. Poco per volta, lo stupore di questa progressiva scoperta aveva lasciato campo anche al timore: si sentiva indifeso verso chi sembrava saper leggere così bene fin nel profondo del suo animo, senza mai sbagliare. D'altra parte, questa consapevolezza gli permetteva di lasciarsi andare e di essere completamente se stesso, sapendo che c'era qualcuno che lo sapeva comprendere come nessun altro, neppure Lily, aveva mai saputo fare.
La maga, però, continuava a ricordargli Bellatrix, in parte anche fisicamente, per le movenze sensuali ed eccitanti e la cascata di lunghi riccioli neri, pur se Isabel non possedeva certo la vena di pazzia dei Black che contraddistingueva invece la fanatica Mangiamorte.
Quell'ossessivo raffronto, però, gli rammentava il legame con i suoi errori e le scelte sbagliate del passato, che in nessun modo voleva più ripetere, tanto che il potere magico che stava sperimentando, e che lo inebriava, talvolta gli faceva perfino paura, ricordandogli la sua disgraziata passione per le Arti Oscure che aveva distrutto la sua e fin troppe altre vite, compresa quella di Lily.
Gli occhi di Isabel, però, erano strani, così neri e impenetrabili, lucido specchio che, del tutto inaccessibile, rifletteva le fiamme che troppo spesso ardevano incontrollate nei suoi quando la guardava. La maga non gli aveva mai dato accesso alla propria mente, sempre perfettamente difesa, come la sua, del resto; non era mai riuscito a trovare alcun varco per scoprire i suoi pensieri, anche se ci aveva ripetutamente provato quando aveva cominciato a sospettare di lei, prima, che lo drogasse, e, più tardi, che fosse una Mangiamorte.
Ricordava bene il compiaciuto sorrisetto di trionfo che si era disegnato sulle labbra morbide di Isabel la volta che aveva creduto di trovarla finalmente impreparata e aveva cercato con forza di entrare rapido nella sua mente per sorprenderla: l'aveva respinto con sicurezza, senza la minima fatica, senza neppure cercare di mascherare la manovra difensiva, con l'intenzione, invece, di fargli comprendere bene che i suoi pensieri erano e sarebbero rimasti inviolabili. Lo aveva guardato con aria di sfida, sollevando leggermente il mento e dischiudendo provocante le labbra, ben sicura di sé, gli occhi neri che ardevano in quel gioco pericoloso e riflettevano la sua sconfitta. Non era riuscito a trattenere un sorriso di stima per quella donna che sapeva resistergli così bene e che, probabilmente, aveva saputo fare lo stesso anche con Voldemort, riuscendo così a non fargli mai scoprire d'essere l'autrice del furto dei suoi preziosi libri.
Occhi neri così particolari, però, era sicuro che avrebbe dovuto ricordarseli, visto che a scuola, bene o male, la conosceva, anche se certo i suoi ricordi di quel tempo erano molto offuscati dalla presenza di Lily. Invece, quegli occhi profondamente neri, eppure pieni di luce, non li rammentava proprio, e quasi gli pareva stonassero sul suo viso, conferendole una rigida severità che non sembrava appartenerle realmente.
Sì, Isabel era piena di contrasti, spesso incomprensibile nei suoi atteggiamenti.
Talune volte era sicuro fosse una Mangiamorte, e cercava così di sottrarsi al fascino sottile che lo ammaliava. Altre volte gli pareva un sospetto assurdo, come quando l'aveva sorpresa a curare con dedizione un cerbiatto ferito e poi piangere disperata per la sua morte; del resto, la delicata passione con cui la vedeva coltivare le erbe magiche, oppure anche semplici fiori, era in assoluto contrasto con un animo sanguinario. Il potere della magia, però, ne era certo, la inebriava; ma lo stesso era anche per lui, ancora e sempre.
Aveva perfino spiato di nascosto i movimenti della maga e l'aveva trovata molto diversa, e dolce, rispetto a come di solito si mostrava a lui, interessata solo ai risultati dei suoi studi su pozioni perdute e antichi incanti. Gli aveva ricordato la donna di sogno che aveva trovato quando si era ridestato alla vita, dolcemente tenera e delicata quando lo medicava e che aveva addirittura pianto per lui.
Forse, Isabel era più simile a lui di quanto credesse, e sapeva indossare alla perfezione più di una pesante maschera.
Il suo amore per l'antica magia era palese: nessuna donna avrebbe vissuto da sola, reclusa in quel luogo isolato da tutti, se non fosse stato per quella viva passione ed Isabel era una donna intensamente passionale, di sicuro non poteva negarlo dopo aver fatto l'amore con lei. Ma anche la sua dedizione all'antico sapere era evidente ed era dimostrata dal duro studio che aveva portato avanti per anni, mettendo altresì in piedi quella ragguardevole biblioteca, sì, composta anche dai libri rubati all'Oscuro Signore, che però aveva generosamente condiviso con lui, ottenendo in cambio di farsi aiutare nella decifrazione di antichi sortilegi resi incomprensibili dal tempo.
Severus chiuse gli occhi e sospirò sconfortato.
Non c'era nulla da fare: per ogni aspetto relativo ad Isabel era sempre possibile una doppia visione, positiva e negativa.
Luci ed ombre, proprio come i cupi bagliori smeraldini che ogni tanto coglieva nei suoi occhi neri.
Magia d'amoreNonostante fosse ormai dicembre inoltrato, nel magico bosco di Mirce regnava una tiepida estate infinita e Severus era convinto fosse frutto di un arcano sortilegio che qualche antico Custode aveva lanciato su quel luogo. Isabel godeva apertamente della mite temperatura e in ogni momento cercava l'incontro con i raggi del sole, lasciando che le carezzassero la pelle con il loro ardore e la baciassero con il loro calore.
Indossava sempre abiti leggeri, a volte corti e attillati, altre volte con ampie gonne vaporose e semitrasparenti e profonde scollature che con generosità rivelavano la pelle dalla dorata abbronzatura che contrastava con i morbidi e lunghi riccioli nerissimi. In ogni caso, il sensuale corpo di Isabel era sempre offerto alla vista del mago, pur se mai in modo sfrontato, ma certo tale da tentarlo, da indurlo a desiderarla.
Isabel sembrava aver la capacità di attrarre a sé la luce e Severus era ormai convinto che la magia di quel luogo risiedesse in parte anche nella luminosità stessa che lo pervadeva, perfino di notte, le stelle sfavillanti come diamanti a trapuntare il cielo e a far da velo nuziale all'argentea luna.
Il mago, invece, tendeva a sprofondare nella verde oscurità del bosco, a rifugiarsi nella frescura dell'arborea penombra per leggere e studiare ogni giorno un libro diverso e aumentare la propria conoscenza magica a livelli che mai aveva immaginato possibili solo otto mesi prima.
Quel pomeriggio, però, l'attillato abito rosso di Isabel lo tentò più del solito e abbandonò le sue tranquille tenebre per immergersi titubante nello scintillante sfavillio dei raggi del sole.
- In vita mia, non ho mai vissuto così a lungo all'aria aperta! – l'approcciò, cercando di vincere l'imbarazzo di quella seducente vicinanza.
Isabel rispose con uno dei suoi smaglianti sorrisi: sembrava sempre divertita dalle sue affermazioni, ma talvolta anche sinceramente stupita.
- Non ti fa che bene! – ribatté ridendo, con l'aria della saputella che spesso assumeva. - Non vedi che, finalmente, non sei più pallido come un morto?
Severus non raccolse l'insinuazione e ripose con cura il libro nella sacca lasciandosi sfuggire un breve sbuffo: faceva davvero caldo con il suo consueto abito nero che attirava impietosamente i raggi del sole!
- Ma sai che sei proprio testardo? – lo prese in giro bonaria, indicando la rigida giacca chiusa dalla severa fila di bottoncini. – Morirai di caldo vestito così se vieni vicino a me, al sole!
Il mago la fissò, serissimo, gli occhi neri che bruciavano nel rogo di un passato di dolore:
- C'era una gelata solitudine nel mio sotterraneo…
Un sospiro amaro lo interruppe mentre socchiudeva gli occhi al ricordo:
- … ed il buio di atroci rimorsi…
- Quel tempo è passato, Severus!
- Ma la memoria delle colpe resta. – sussurrò il mago con rassegnata tristezza.
- Altri ricordi, felici, occuperanno il posto di quelli passati. – mormorò Isabel avvicinandosi e sfiorandogli la fronte con un tocco lieve, quasi a volerla magicamente svuotare dal passato e dalle sue colpe.
Severus la fissò: ancora quel bagliore innegabilmente verde nella profondità degli occhi neri!
Sì, Isabel aveva ragione e sapeva sempre fargli scorgere l'aspetto positivo delle cose. Se anche per lui, ora, esisteva un futuro, nuovi ricordi avrebbero potuto occupare la sua mente e, forse, col tempo, scolorire gli altri, quelli che lo facevano così tremendamente soffrire.
Fu proprio in quel momento che Severus si rese conto che, dalla notte in cui non era morto, i suoi incubi non erano più tornati a tormentarlo nelle tenebre notturne con gli angosciosi fantasmi delle sue colpe; salvo nel corso dei due mesi in cui Isabel era stata lontana, e lo avevano fatto in modo diverso, prevalentemente legato alla morte di Lily. Com'era possibile? Continuava a sentirsi colpevole, esattamente come prima, ma quella tortura era cessata per incanto e il suo riposo, dopo tanti anni, era tornato infine sereno. Forse era quello il motivo per cui ogni mattina si alzava sempre di buonumore; o forse aveva solo voglia di rivedere Isabel!
Si ritrovò così a sorriderle, felicemente imbarazzato dallo sguardo estasiato della maga che si perdeva nel suo a riverberare lo scintillio degli occhi neri illuminati dal sole: era veramente amore quello che brillava nelle iridi di Isabel?
All'improvviso percepì il tocco lieve delle mani della maga sul proprio petto ansante, le dita a sciogliere con estenuante lentezza i primi bottoni dalle asole che li imprigionavano, l'ammirazione più che evidente nel sorriso della maga: era mai possibile che Isabel lo trovasse attraente?
Severus sospirò piano e socchiuse gli occhi, ammaliato da quelle iridi che scintillavano d'amore, sedotto dalle dita che scendevano lente lungo la severa schiera di bottoncini a liberare infine il suo corpo.
Più volte aveva avuto l'impressione che Isabel sapesse leggergli dentro le più intime emozioni e i più profondi bisogni, perfino i ricordi del passato; era sicuro che la maga conoscesse anche il significato recondito del severo e rigido abito nero che indossava ormai da oltre diciassette lunghissimi anni: un misto di lutto per la morte di Lily, di cui sapeva bene d'essere stato la causa prima, e di monacale castità nel rispettoso ricordo di un puro amore mai sbocciato.
Mentre le mani continuavano a slacciare con delicatezza i bottoni scendendo piano sul suo ventre, il mago ebbe la sensazione che Isabel avesse la deliberata intenzione di liberarlo dall'indumento con cui in tutti quegli anni aveva sempre voluto preservare la propria castità e portare il lutto per la morte di Lily.
Riaprì gli occhi solo per vederne subito l'emozionato bagliore riflettersi nel nero profondo e lucente delle iridi della maga, il cui viso era vicinissimo al suo: Isabel era lì, viva e bellissima, e gli sorrideva, tremendamente sensuale ed eccitante. Severus rimase immobile, gli occhi incatenati ai suoi, permettendole di slacciare tutti i bottoni della lunga casacca; cercava quasi di trattenere il respiro, ma il profumo di Isabel lo avvolgeva, lo inebriava come la notte in cui avevano fatto l'amore e il mago, fremente di desiderio, sentì le mani di Isabel insinuarsi sotto la giacca, appoggiarsi calde al suo petto ansante e poi salire con una lenta carezza verso le spalle e far scivolare via la giacca, giù, lungo le braccia, il corpo di Isabel pericolosamente sempre più vicino al suo.
Desiderava Isabel, innegabilmente, la voleva con ardente passione, ancora, totalmente sua come in quella notte in cui aveva lasciato che i sogni irretissero per l'ultima volta la realtà, prima di morire per sempre.
Sospirò piano e socchiuse di nuovo gli occhi; sentì la giacca cadere a terra e il corpo della maga aderire con una leggera esitazione al suo che l'attendeva trepidante, la mente ancora imbrigliata nei lacci del passato e il cuore troppo a lungo segregato in una buia prigione di solitudine e gelo per poter ora guidare con sicurezza le sue scelte.
Eppure… eppure c'era ancora qualcosa per cui, forse, valeva la pena di vivere. Isabel era un raggio di sole che brillava solitario, con un'incredibile forza, illuminando a tratti l'oscurità della sua esistenza, riportandovi tutti i colori che da troppo tempo aveva perduto, fino quasi a dimenticarli; la sua luce gli donava serenità e lo induceva ad abbandonarsi ad un nuovo sogno… vivo, del tutto reale questa volta, che palpitava tra le sue braccia esitanti.
Il profumo di Isabel lo inebriava e il tepore del suo respiro, che s'infrangeva come un'onda sulle sue labbra, lo faceva impazzire, era inutile negarlo, e certo anche la maga doveva essersi ormai accorta del suo prorompente desiderio.
Deglutì a fatica e cercò ancora, strenuamente, di resistere a se stesso; la consapevolezza di non essere più costretto ad amare Lily e ad essere fedele al suo perduto sogno d'amore si faceva ogni istante più forte e lo rendeva più leggero, finalmente libero, disponibile a vedere la vita in modo diverso e, forse, anche a viverla, come mai aveva realmente fatto prima d'allora.
Riuscì infine ad ammettere con se stesso che si stava innamorando di Isabel: era la materializzazione dei suoi sogni, della vita che avrebbe sempre voluto avere, piena di magia, antica e potente, di pozioni con erbe magiche ormai scomparse da tempo immemorabile nel loro mondo e di antichi libri e pergamene pieni di incantesimi sconosciuti. Isabel era incredibilmente simile a lui: non aveva paura delle Arti Oscure e ne era irrimediabilmente attratta, ma con l'intento di dominarle, non di esserne schiava, di vincerle e piegarle per usarle senza fare del male. Anche quello era un sogno, che un tempo l'aveva condotto all'inferno, ma in quel Paradiso, forse, poteva anche diventare realtà.
Ora Isabel era tra le sue braccia: la stava stringendo a sé sempre con maggior ardente passione, mentre cercava la sua bocca per gustarne infine ancora lo squisito sapore, mai dimenticato da quella notte di sogno; le sue mani cercavano imperiose sulla schiena la pelle ambrata, per sfiorarla appena, accarezzarla dolcemente e poi toccarla e stringerla con sempre maggior ardimento e voluttà.
Dopo aver per la prima volta assaggiato l'amore carnale, il mago non riusciva più a dominare i propri istinti come aveva invece fatto per tanti anni dopo la morte di Lily. Inoltre, conosceva il corpo di Isabel: era quello stesso corpo che aveva dolcemente e goffamente amato con tenera e ardente passione, e sapeva quanto poteva farla impazzire di desiderio… e di piacere! Questa volta sarebbe stato lui a condurre il gioco d'amore, ora che sapeva come farlo e cosa la maga prediligeva.
Si sciolse piano da quel bacio infinito che gli aveva tolto il fiato e incendiato di desiderio il corpo, continuando a lambirle le labbra con la punta della lingua in una dolce, erotica carezza, per poi ritrarsi un poco, specchiarsi nei suoi occhi e sussurrare languidamente:
- Isabel…
La sentì tremare tra le braccia e la strinse ancor di più a sé mentre si perdeva nei bagliori di smeraldo che sfolgoravano nelle lucenti iridi nere.
- Severus… oh Severus!
Sentì le mani della maga stringergli forte la schiena, ma senza che le unghie penetrassero: solo una stretta che si sciolse lenta nel bacio che Isabel gli regalò, languido e ardente, dolce e appassionato, tenero fuoco intriso di amore intenso.
Era difficile staccarsi dall'incanto di quelle labbra, ma Severus sapeva che il corpo di Isabel nascondeva delizie ancor più ammalianti e la voleva, la voleva con la forza di un ricordo che da sei mesi aveva racchiuso nella mente cercando di negarlo, di respingerlo, di rifiutarlo; in quel momento si rese conto d'aver continuato a desiderarla con la forza d'un sentimento che poco per volta era nato dentro di lui, lentamente, giorno per giorno, da quando Lily lo aveva lasciato libero di tornare a vivere e Isabel lo aveva preso per mano mostrandogli come la vita poteva essere bella e appagante.
Le mani del mago seguirono piano la curva della schiena risalendo verso l'alto, mentre le sue labbra lasciavano una scia di bruciante desiderio sul collo della donna scendendo lente verso l'incavo dei seni, ancora imprigionati nella profonda scollatura dell'abito rosso rubino che sfolgorava sotto gli intensi raggi del sole, il bosco a farsi protettiva alcova intorno a loro.
Le dita tremanti, quasi incerte, inciamparono nella cerniera ed in un lampo la schiena di Isabel fu libero terreno per le sue intense carezze, fin quando la sottile spallina dell'abito scese, prima da un lato, e poi anche dall'altro, e il viso del mago affondò goloso fra i seni mentre le mani le facevano scivolare piano il vestito lungo i fianchi, abbandonandolo poi nella lenta caduta verso terra: Severus gemette di desiderio stringendola forte a sé, mentre Isabel fremeva di piacere tra le sue braccia.
Percepiva il calore di Isabel attraverso la bianca camicia che ancora indossava, ma ora voleva sentire la sua pelle bruciare contro la propria e fondersi col suo desiderio. Le dita sottili del mago sciolsero veloci il nodo della sciarpa di seta nera mentre Isabel lo aiutava a svolgerlo dal collo, la profonda ferita ora solo cicatrice particolarmente sensibile sulla pelle chiara. Poi furono le dita della maga a correre rapide ai legacci della camicia, ad insinuarsi e a cercare la sua pelle mentre Severus li allentava e li apriva, le labbra assetate di Isabel già pronte a coglierne il tiepido sapore. Con un rapido gesto delle mani liberò entrambi dal resto degli indumenti e finalmente la strinse a sé, la nuda pelle fremente finalmente congiunta a scatenare intensi brividi di voluttà.
A quell'intimo e anelato contatto un gemito ardente aleggiò sulle labbra del mago:
- Isabel… Isabel!
Chiuse gli occhi e rabbrividì di piacere stringendola forte a sé, desiderandola come mai l'aveva creduto possibile: ora che conosceva le delizie dell'amore, ora che sapeva cosa nascondeva quel corpo morbido e caldo, dominare i propri sensi era più difficile e avrebbe solo voluto prenderla, farla sua subito, con travolgente e maschio impeto.
- Severus…
Quel sussurro tremante sulle labbra di Isabel lo fermò; tornò a guardarla, perdendosi negli smeraldini riflessi che s'affacciavano sulla notte infinita dei suoi stessi occhi. Era amore quello che vedeva, quello che nelle chiare iridi verdi di Lily non c'era mai stato; era l'amore che per tutta la vita aveva sognato senza neppure sapere dove cercarlo, anzi, volontariamente negandoselo per restare aggrappato ad un sogno che era solo mera illusione d'amore.
Sentì il gelo sciogliersi nel cuore e la ferrea stretta soffocante finalmente lasciarlo libero. Si era innamorato di Isabel, quasi senza rendersene conto, senza mai volerlo ammettere con se stesso. Si era innamorato dell'amore che vedeva nei suoi occhi, della magia che brillava sulla sua pelle, della vita che aleggiava nel suo sorriso.
- Isabel…
Un sussurro interrotto, trattenuto, turbato dal significato delle parole che aleggiavano nel suo cuore e con forza volevano uscire.
Ti amo…
Un pensiero intenso che non si tramutò in parole, ma solo in uno sguardo dolcissimo: Isabel, che sembrava conoscere ogni sua emozione e recondito pensiero, avrebbe saputo leggere quel messaggio nella nera profondità scintillante dei suoi occhi?
Ora che si era finalmente arreso e l'amore era dilagato nei suoi pensieri, tutto sembrava più facile e dominare gli impulsi del suo corpo non era più una difficoltà. Le sorrise ancora teneramente e le sfiorò le labbra:
- Voglio amarti, ora… Isabel!
La sentì di nuovo tremare piano tra le braccia. Ogni volta che ripeteva il suo nome, la maga era percorsa da un profondo tremito, ma non era di piacere, non solo piacere fisico, almeno: di questo Severus era assolutamente certo. Del resto, in quel nome era racchiuso anche l'amore che il mago provava, ma che ancora non riusciva a pronunciare dopo una vita passata ad amare solo un sogno.
Chissà, forse Isabel avrebbe compreso anche questo.
Un elegante gesto delle dita del mago e l'alcova del bosco fu pronta ad accogliere gli amanti, un soffice ed ampio giaciglio ad attenderli mentre le fronde degli alberi si inclinavano ad ombreggiarlo; Severus sollevò tra le braccia la donna che si era finalmente reso conto di amare e l'adagiò delicatamente tra le fresche lenzuola verdeggianti, distendendosi al suo fianco, l'amore sulle labbra, ancora incapace di uscirne:
- Isabel… Isabel… - sussurrò ancora ardentemente, sfiorandole appena la bocca e beandosi di quel conosciuto e atteso tremore.
- Oh… Severus, amore, amore mio!
Rimase a guardarla, profondamente stupito: erano lacrime quelle che brillavano nell'incontaminata distesa di smeraldo che per un istante gli era parso di nuovo di cogliere nei suoi occhi?
L'ardore della passione ebbe ragione d'ogni stupore e il mago riprese a baciarla, dapprima con tenera dolcezza, sfiorandole delicatamente le labbra quasi volesse assaggiarne appena la squisita delizia, per poi assaporarla in profondità con un bacio sempre più intenso ed impetuoso, pieno dell'amore che ancora non riusciva ad uscire dalla sua bocca ma che ormai riempiva il suo cuore. Le sue mani vagarono per il corpo della donna, riconoscendolo piano, piano ed appropriandosene con gentile irruenza; poi sempre con più travolgente ed inarrestabile impeto, stringendola forte a sé, senza mai lasciare libere le labbra di Isabel da quel bacio che toglieva il fiato ad entrambi e urlava silenziosamente il suo amore.
Le dita del mago s'insinuarono piano, delicate ma sicure, nella calda ed umida intimità che, fremente, le attendeva: sapeva come accarezzarla, come farla gemere di voluttà, come portarla sull'orlo dell'estasi per sentire di nuovo il suo nome tra gli ansimi di piacere.
Quella notte di sei mesi prima aveva voluto credere che fosse Lily a pronunciare il suo nome al culmine del piacere, ma ora voleva che fosse Isabel a ripeterlo, ancora e ancora: voleva sentire le sillabe del suo nome, di nuovo colme d'amore, aleggiare sulle belle labbra di Isabel per poterla baciare con rinnovata ed incontenibile passione.
Era la voce di Isabel che voleva sentire, era l'amore di Isabel per lui ciò di cui voleva inebriarsi. Perché era quello l'amore, vero e reale, non il sogno che per tutta la vita aveva inseguito. Lily era in un angolo nascosto del suo cuore, e sempre vi sarebbe rimasta, angelo puro e incontaminato che aveva vegliato sul suo passato; ma Isabel era nella sua vita, nel suo corpo e nella mente, nel suo presente e nel futuro. Ed era nel suo cuore, Isabel, incontrastata regina di quella splendida magia d'amore.
L'erotica carezza si fece sempre più intensa e Isabel gemette e sussultò mentre Severus era ancora chino suoi seni, le labbra a baciarne avidamente uno e la mano a stringere e carezzare l'altro. Si sollevò un poco: era tempo che le sue labbra si dissetassero all'intima fonte del piacere di Isabel. Scese con delicata lentezza sul ventre teso della donna che ormai sentiva sua, le labbra che in un inaudibile sussurro rivelavano il suo segreto amore:
- Isabel… amore… amore mio!
Poi le labbra spodestarono le dita e si tuffarono golose nell'umido regno per suggerne il conosciuto nettare, indimenticabile sapore nei suoi ricordi.
Sì, Isabel aveva ragione anche in quello: altri ricordi, poco per volta, avrebbero affollato la sua mente, ricordi belli, piacevoli, ricordi d'amore e di vita che si sarebbero sovrapposti a quelli d'odio e di morte. No, non avrebbe mai dimenticato, perché non voleva, non poteva scordare colpe e scelte sbagliate; il presente, però, avrebbe dato un senso anche al passato e lo avrebbe reso sopportabile perché ora sapeva che esisteva anche per lui un futuro dove la felicità era a portata di mano. Aveva espiato le sue colpe, era stato perfino disposto a morire per farlo fino in fondo; aveva compiuto tante scelte, difficili ma giuste dopo quel primo, imperdonabile errore, ed altre scelte, ancora, erano davanti a lui: avrebbe costruito la nuova vita che Isabel gli aveva donato.
L'intimo bacio si fece profondo e la lingua guizzò veloce ed instancabile là dove Severus sapeva che c'erano le chiavi del piacere, le dita che aprivano la strada incontrando i primi rivoli di godimento.
Isabel sussultò, il respiro sempre più ansante e spezzato:
- Severus… Severus…amore…
Con delicata attenzione il mago si pose sopra di lei che gli si concesse fremente, accogliendolo vogliosa: il suo virile desiderio si fece strada nella palpitante intimità con travolgente impeto, in profondità, con potenti spinte, il bacino di Isabel che si alzava andandogli incontro e rendendo sempre più vigorosa e piacevole la penetrazione.
L'orgasmo esplose improvviso, intenso e impetuoso ed Isabel gridò il suo piacere:
- Aah… Severus… Severus… aah… amore, Severus!
Il mago sorrise e rallentò i movimenti concedendole requie e beandosi delle parole che aleggiavano ancora nell'aria, le sillabe del suo nome di nuovo intrise di amore e di piacere a cancellare l'odio e la morte nei ricordi del suo passato. Piegò le braccia e scese piano sostenendosi sui gomiti; le sfiorò delicatamente il viso con le labbra cercandone la bocca per baciarla con tutto l'amore che sentiva crescere dentro di sé, ogni momento di più da quando aveva accettato l'idea di poter nuovamente amare… una donna viva!
Le guance di Isabel, però, erano innegabilmente bagnate di lacrime: le stesse che credeva di aver intuito prima, quando i suoi occhi gli erano parsi smeraldi che brillavano ai raggi del sole? O forse altre lacrime, disperate e irrefrenabili, come quelle che aveva pianto la prima volta che avevano finito di fare l'amore?
Scivolò fuori dalla sua intimità, l'avvolse tra le braccia e la strinse a sé, preoccupato. No, non voleva che la sua Isabel piangesse; no, voleva che fosse felice, voleva farla godere, ancora, e renderle una parte della felicità che gli aveva regalato in quei quattro mesi nel paradiso della magia.
- No, non piangere, Isabel, ti prego! – la implorò in uno struggente sussurro, l'amore che brillava negli occhi neri ma la parola ancora strozzata in gola. – Isabel… Isabel… oh mia Isabel! – esclamò con intensità, tormentato da quelle incomprensibili lacrime.
La sentì tremare forte tra le braccia, poi un sorriso dolcissimo tornò ad illuminare il viso della donna che voleva fosse solo sua:
- Ti amo, Severus, – mormorò in un languido sussurro, - e sono immensamente felice! - il sorriso sempre più luminoso.
– Ma il tuo viso… sono lacrime, - sussurrò accorato il mago, - e io non voglio che la mia Isabel pianga!
La maga chiuse gli occhi e abbandonò il capo all'indietro, sul viso un'espressione strana, come se il sorriso si mutasse in pianto e viceversa.
- Isabel! - ancora l'implorò Severus.
Amore… amore mio, non piangere… ti prego!
Perché, perché non riusciva a pronunciare quelle parole? Quale paura lo bloccava, quale timore lo tratteneva e gli impediva di dire ciò che era sicuro che Isabel volesse sentire, ciò che lui stesso anelava dire?
Se ancora non sapeva rivelarle il suo amore a parole, poteva però dimostraglielo amandola con tenera e ardente passione, con tutto se stesso. Tornò ad adagiarsi sopra la maga:
- Sei mia… ti voglio, ancora e ancora, - disse in un sospiro ardente, di nuovo penetrandola, questa volta con estenuante lentezza, gli occhi fissi nei suoi, - e ancora… Isabel… Isabel… mia, mia!
Riprese a muoversi di nuovo in lei, piano, dolcemente, continuando a fissarle il volto, ora soffuso di felicità, le tracce delle lacrime ormai svanite, asciugate con tenera delicatezza dai mille, piccoli baci che le aveva disseminato sulla pelle.
- Severus…
Un fremito di piacere.
- Isabel…
Quel tremito adorato mentre la maga lo stringeva a sé e sollevava il bacino andandogli incontro, portandolo a forzare il ritmo e spingere in profondità, per sentirla ancora più interamente sua; per farla godere di nuovo ed inebriarsi dell'estasi che le pervadeva il volto, mentre con altre potenti spinte acuiva ancora di più il suo piacere trattenendo a fatica il proprio, le labbra strette tra i denti, beandosi di nuovo di quelle sillabe intrise d'amore:
- Se… verus… aah… Severus, amore mio!
Ti amo, ti amo Isabel, anche se non so ancora dirtelo, ma ti amo, ti amo!
- Isabel… Isabel mia! – esclamò, riprendendo a muoversi in lei con instancabile e ardente dedizione, rubandole il respiro in nuovi ansiti di piacere, un orgasmo che rincorreva l'altro, quasi senza interruzione, i loro nomi che si congiungevano nell'aria dorata del pomeriggio che si incamminava verso il tramonto in quell'amplesso infuocato:
- Severus… amore!
- Isabel!
Scintille d'amore sfolgoravano nella nera distesa infinita degli occhi del mago, devoto e appassionato amante, ancora impigliato in antichi lacci di paura; continuava a muoversi nel corpo della donna che amava, resistendo strenuamente a se stesso solo per bearsi della sua felicità ed inebriarsi del dolce suono della voce che gridava il suo nome al culmine del piacere, ancora e ancora…
Non ce la faceva più, le labbra strette tra i denti e lo sguardo perso in splendori di smeraldo illuminati dagli ultimi raggi del sole che riflettevano la sua nera, luminosa, ardente felicità. Ancora un bacio appassionato, ancora un lento e profondo movimento, ancora una spinta veloce e potente e Isabel di nuovo gridò la sua voluttà modulata sulle sensuali sillabe del suo nome mentre anche il mago s'abbandonava infine al proprio esplosivo orgasmo, fonte di lancinante piacere, e il suo seme inondava in molteplici fiotti caldi la maga, liberando finalmente anche il coraggio delle parole:
- Aah… aah… Severus, amore!
- Ti amo, Isabel, ti amo!
Un lungo urlo roco ad incontrare infine un tenerissimo sussurro a fior di labbra nell'aria rovente dell'amplesso che si stemperava nell'incipiente brezza della sera.
Erano rimasti abbracciati stretti, l'uno a respirare i sospiri dell'altro, felici e innamorati, finché si erano assopiti e la sera era scesa ad ammantare di blu i loro sogni e a rinfrescare i corpi accaldati.
Un brivido di freddo aveva infine svegliato Isabel e il suo involontario sussulto aveva destato anche il mago che aveva allentato l'abbraccio per lasciarla alzare, ma era rimasto disteso nel verde talamo, gli occhi socchiusi, ancora immerso in quel sogno d'amore così vivido e reale al punto, quasi, di spaventarlo.
Isabel aveva raccolto da terra la camicia del mago e se ne era sensualmente fasciato il corpo, i lunghi capelli inanellati che, come voluttuose spire di serpente, le ricadevano sulle spalle e sul petto, in nero contrasto col candore del tessuto.
Era bellissima, sotto la luce della luna che stava sorgendo, in apparenza fragile ma dotata di una grande forza. Severus riaprì del tutto gli occhi per seguirne i movimenti: la vide inginocchiarsi e raccogliere da terra la sua severa giacca nera, osservarla a lungo, accarezzarla con teneri gesti e poi immergervi il viso aspirandone il profumo. Infine si rialzò e si diresse con passo deciso verso il ruscello che scorreva proprio dietro la radura del loro amore; il mago si alzò in ginocchio per non perderla con lo sguardo e la vide sporgersi sull'acqua, proprio nel punto in cui lui aveva adagiato la foto di Lily, quattro mesi prima.
Trattenne il fiato e in quell'istante Isabel si voltò, la giacca appena sollevata sulle increspature del ruscello che scorreva impetuoso e gli occhi fissi nei suoi, tenebre sconfinate dove il passato ancora una volta era tornato a dominare con il dolore dei ricordi. La giacca oscillava sul pelo dell'acqua, ricordo di lutto sofferto, ma ora anche emblema di castità infranta.
Il mago sospirò piano mentre Isabel lo fissava con gli occhi lucidi: gli stava chiedendo il permesso di farlo, di abbandonare anche quell'emblema del suo passato, con tutta la solitudine e la sofferenza di cui era intriso, proprio là dove lui stesso già aveva lasciato andare via la parte più importante della sua vecchia esistenza.
La luna brillò nel cielo e gli occhi del mago divennero neri diamanti splendenti, luce di speranza che illuminava le tenebre affacciandosi sul futuro e lasciando infine il passato alle spalle: un ultimo sospiro, poi il sorriso ammorbidì le labbra sottili del mago mentre il suo capo s'inclinava un poco in un cenno d'assenso.
Le dita di Isabel si aprirono e la giacca cadde, si tuffò nel ruscello, s'immerse nell'acqua, l'abbracciò, s'inabissò per poi emergere più avanti, sulla cresta spumosa di una piccola onda dispettosa, incominciando la rincorsa di ciò che non esisteva più.
Il mago chiuse gli occhi e respirò a fondo: era davvero libero dal suo passato? Lo sarebbe mai stato, realmente?
Quando riaprì gli occhi, Isabel era di nuovo al suo fianco, ferma in piedi; le sorrise in silenzio, quindi allungò una mano e la trasse accanto a sé, stringendola tra le braccia e sfiorandole le labbra con rinnovata passione:
- Voglio amarti, Isabel, voglio amarti ancora, - sussurrò con ardente trasporto, - voglio amarti per tutta la notte…
E per tutta la vita, amore mio!
Paura d'amareLe tenebre lo avvolgevano in un velo cupo, difficile da districare. Si mosse con fatica tra gli alberi folti, senza riuscire a riconoscere quella parte del bosco; gli era sembrato di vedere qualcosa, là in fondo, un lieve lucore che rosseggiava a intermittenza, sparendo a tratti come oscurato da qualcosa di nero che fluttuava nell'aria. Si avvicinò di più: era parzialmente nascosta dal grande tronco, adesso, ed erano lunghi capelli neri inanellati quelli che ondeggiavano nell'aria seguendo passi di danza.
Si sporse e, infine, lo vide.
Rosso. Ardente. Orrido.
Vivo.
Spiccava sul braccio, il serpente sinuoso che usciva dalla bocca del teschio e vi rientrava dall'orbita vuota.
Severus urlò e la donna si voltò, i lunghi riccioli che volavano neri nell'aria oscura della notte.
Isabel!
Il fiato gli mancò e serrò gli occhi, l'urlo che gli moriva in gola e il cuore che di nuovo andava in pezzi.
Una risata sguaiata lacerò l'aria e una voce odiata lo chiamò, lasciva:
- Severus…
Spalancò gli occhi di colpo: Bellatrix!
Le mani di Isabel grondavano sangue e s'intrecciavano sensuali con quelle di Bellatrix; ribelli riccioli neri si attorcigliavano alle braccia nude come spire di serpenti velenosi a incontrare l'orrido teschio e lambirlo in un lussurioso bacio: ora vedeva il volto dell'una e ora dell'altra donna, le loro figure che si sdoppiavano, si univano, si confondevano davanti ai suoi occhi increduli di una verità terribile.
- No, no… noo!
Severus si svegliò di colpo, l'urlo ancora sulle labbra:
- No!
Isabel non era più nel letto al suo fianco. Non era più tra le sue braccia che l'avevano stretta con amore e carezzata a lungo con dolcezza dopo il loro ardente amplesso.
Si alzò di scatto afferrando i pantaloni: dei tintinnii di cristalli provenivano dall'altra stanza verso cui si diresse senza far rumore.
Il sole era già alto in cielo e Isabel stava furtivamente travasando in minute ampolle le nuove pozioni che aveva distillato il giorno prima.
Il mago rimase immobile ad osservarla, il gelo che gli attanagliava il cuore. Era come se, di nuovo, si fosse svegliato e, tornando alla realtà, avesse finalmente distinto l'incubo dal sogno d'amore che aveva creduto di vivere.
Si morse le labbra per reprimere ogni sospiro, l'oscurità del nulla che di nuovo lo afferrava.
In fin dei conti, Isabel era la figlia del vecchio e sanguinario Tiger, la sorella di Albert e la zia di Vincent, lo zuccone Serpeverde suo alunno. Il mago stirò le labbra in un sorriso colmo d'amaro e sofferente cinismo: i Tiger erano una famiglia di Mangiamorte ormai da tre generazioni!
Ecco perché per Isabel era stato così facile perdonare i suoi crimini!
Chiuse gli occhi e i ricordi degli ultimi quattro mesi lo assalirono.
Era stata brava ad ingannarlo, più brava di chiunque altro. L'aveva raggirato interpretando Lily e poi lo aveva di nuovo imbrogliato regalandogli le due cose che più desiderava e di cui aveva disperatamente bisogno: il perdono e il potere della magia!
Ancora non aveva capito com'era possibile, ma Isabel sembrava conoscere tutto di lui: era come se avesse potuto leggergli dentro in profondità, non solo i ricordi, ma addirittura l'anima e il cuore! Quale malia aveva usato quella strega, quale pozione gli aveva somministrato quando era ancora tra la vita e la morte, per riuscire a scoprire la sua più intima e vera essenza e poi usare quelle informazioni per renderlo schiavo?
Aveva creduto che Isabel comprendesse a fondo il suo dolore e i suoi rimorsi, e che cercasse solo di consolarlo, alleviando un po' il tormento di quei tremendi ricordi, quando gli diceva che aveva ormai espiato in abbondanza le colpe commesse e aveva diritto a perdonare infine se stesso. Aveva pensato che lo facesse per aiutarlo, per essergli vicina… perché lo amava e non voleva più vederlo soffrire crogiolandosi nel passato.
E invece…
Il perdono che Isabel così facilmente gli aveva concesso e di cui aveva un immenso, disperato bisogno, ma che non era ancora sicuro di meritare, quel perdono scintillava negli occhi neri della maga, pieni di sicurezza e di false lacrime. Il perdono cui anelava, per il quale era stato disposto a morire, aleggiava come una carezza sulle labbra morbide di Isabel; lei quel perdono glielo aveva regalato, troppo facilmente, forse… perché non l'aveva mai considerato colpevole degli stessi crimini di cui anche lei si era macchiata!
Severus aveva bisogno di pensare, di ragionare lucidamente lontano dall'ammaliante fattura che quella strega gli aveva gettato addosso.
Tornò nella stanza da letto; sul comodino vi era un'ampolla con il filtro dell'invisibilità: ne trangugiò veloce le gocce necessarie e, con la sua protezione, uscì dalla casa passando a pochi centimetri da Isabel e dal suo inebriante profumo.
Isabel era una Mangiamorte.
Il sogno glielo aveva rivelato con certezza e, del resto, non c'era alcun'altra spiegazione ai suoi ambigui comportamenti.
Questo spiegava anche tutte le strane sensazioni che aveva provato nei mesi precedenti: quella sua latente paura ad abbandonarsi al sentimento che stava nascendo nel suo cuore, quel suo non riuscire a dirle che l'amava anche mentre la stava appassionatamente amando con tutto l'ardore del proprio corpo.
Si rifugiò nel folto del bosco, ben oltre il ruscello, là dove non si era mai inoltrato, quasi cercando il luogo del sogno, camminando a lungo senza mai trovarlo. Infine si fermò, si appoggiò con la schiena al tronco di un albero e scuotendo il capo si lasciò sfuggire un lungo sospiro carico di desolata rassegnazione:
- Isabel… Isabel!
Era una Mangiamorte…
Un brivido gli corse lungo la spina dorsale: era una Mangiamorte ma l'amava!
Si strinse le spalle con le braccia e abbassò il capo: la cicatrice del Marchio Nero era là, ancora impressa sul suo avambraccio, pallido segno scolorito della sua schiavitù; nell'incubo, invece, ancora ardeva come un tempo sul braccio di Isabel che si trasformava in Bellatrix.
Eppure era certo che sul braccio di Isabel non ci fosse alcun segno: la sua pelle era liscia e abbronzata, innocente come se nessun marchio d'infamia l'avesse mai violata. Quale sortilegio aveva scoperto Isabel, tra le tante pagine che ancora non aveva letto di quei libri, per riuscire ad eliminare ogni traccia del Marchio e così ingannarlo?
Gli aveva salvato la vita perché l'amava, come gli aveva detto, o era ben altro il suo vero scopo? Aveva recitato alla perfezione la parte di Lily e certo non le sarebbe stato difficile interpretare anche quella della donna perdutamente innamorata. Sì, quella dannata strega era riuscita a raggirarlo alla perfezione: prima aveva distrutto il suo sogno d'amore e poi si era fatta gioco di lui seducendolo solo per poterlo sfruttare.
Isabel non gli aveva donato tutta quella potente magia, le antiche ricette di pozioni e i preziosi libri di incanti e sortilegi per condividerli con l'uomo che amava: no, lo aveva fatto solo per approfittare della sua energia magica che, già di per sé molto elevata, aveva creato una sinergia con la forza della magia che aleggiava nel bosco, alimentandosene ed aumentando di conseguenza ancora di più. E chissà che, in quel proficuo influsso, non avessero avuto un ben preciso significato anche gli oscuri bagliori smeraldini che spesso aveva colto negli occhi della strega!
Era Isabel, infatti, che aveva bellamente tratto vantaggio dal suo potere magico in espansione, sia in termini di nuove pozioni distillate sia di strabilianti incantesimi inventati o perfezionati. Ricordava bene il sorriso di trionfo con cui aveva allungato la mano per ghermire la pozione dell'invisibilità, l'esaltazione negli occhi illuminati da uno strano brillio. Era stata la stessa Isabel a lasciarsi sfuggire, travolta da un incontenibile entusiasmo, che i suoi incantesimi funzionavano anche fuori dal bosco di Mirce. Certo, glielo aveva detto con occhi languidi, solo per ammaliarlo e irretirlo sempre meglio e lui c'era cascato in pieno e aveva fatto il gioco di una Mangiamorte.
Una Mangiamorte…
Chissà cosa aveva fatto dei suoi filtri, come aveva usato i suoi incantesimi… Non si trattativa di Arti Oscure, ma era magia potente e se usata con l'intento di fare del male sarebbe stata altrettanto dannosa. In fin dei conti, non era la magia ad essere oscura in se stessa, ma la malvagità di chi se ne serviva.
Ecco, ancora una volta aveva fatto del male a degli innocenti, anche se del tutto inconsapevolmente. Altri rimorsi di colpe sconosciute potevano sommarsi a tutti quelli che già pesavano sulla sua coscienza.
Ma non le avrebbe permesso di continuare a fare del male: avrebbe distrutto tutte le ampolle delle nuove pozioni e le pergamene su cui aveva annotato i potenti incanti. Non le avrebbe rivelato più niente delle sue scoperte ed invenzioni, anzi, non avrebbe fatto più nulla del tutto, così quella strega in nessun modo avrebbe potuto estorcergli un segreto che non esisteva.
Un fruscio attirò la sua attenzione e sollevò vigile il capo: Isabel aveva infine scovato il suo nascondiglio e l'effetto del filtro dell'invisibilità era ormai svanito. I loro sguardi s'incontrarono e il mago lesse preoccupazione e dolore negli occhi della donna, e amore, ma non volle più credere a ciò che vedeva.
Chissà cosa, realmente, preoccupava quella strega: forse temeva solo di aver perso il controllo sul suo "prigioniero", che la sua fuga dopo aver fatto l'amore anche per tutta la notte fosse dovuta ad un ripensamento, che si fosse forse pentito d'aver tradito un amore non ancora del tutto dimenticato…
No, non aveva dimenticato Lily, non avrebbe mai potuto farlo, eppure quella notte aveva realmente amato Isabel con tutto se stesso… finché si era reso conto che era una Mangiamorte!
- Severus… finalmente ti ho trovato! – esclamò, la tensione che vibrava chiara nella voce.
La guardò e chiuse la mente.
La desiderò e serrò il cuore.
- Avevo bisogno di pensare, - rispose scontroso, - di restare solo con me stesso… e il mio passato.
Dannazione, quel passato che continuava a tornare ad angosciarlo: come poteva, proprio lui, essersi innamorato di una Mangiamorte? Doveva strapparsela dal cuore, subito, e per sempre!
- Oh… Severus, no, ti prego, non torturati ancora! – mormorò accorata.
Come sembrava maledettamente vero il dolore negli occhi neri che già brillavano di lacrime; come suonava struggente il suo nome su labbra che ancora desiderava baciare; come tremava la mano che elargiva la delicata carezza che gli stava sfiorando il volto scendendo lenta sulla cicatrice sul collo.
Si ritrasse di scatto, un inaccettabile brivido di piacere al lieve contatto con le dita.
- Il Marchio ardeva… di nuovo, - disse rivedendolo sul braccio della Isabel del sogno, - e le mani erano piene di sangue, ancora…
- Amore mio, basta, basta tormentarti col passato!
In un attimo la sentì stringersi al suo petto, il seno ansante premuto sulla sua pelle nuda che subito fremette, incontrollabile, e le braccia che lo avvolgevano stretto sulla schiena, le labbra a sfiorargli il collo e l'incavo della spalla facendolo tremare di desiderio.
S'irrigidì e rimase immobile, trattenendo il respiro, impedendosi di inspirare l'inebriante profumo della sua pelle e dominando spietatamente il proprio corpo che solo voleva stringerla forte a sé: quale sconosciuto filtro d'amore aveva usato quella strega per ridurlo in quello stato?
- Stai così male che neppure ricambi il mio abbraccio? – chiese con voce tremante, una lacrima che lottava con le ciglia che la trattenevano. – Severus…
Quanto tempo sarebbe stato necessario per disintossicarsi, per non bruciare più dal desiderio di baciare quelle labbra che imploravano il suo nome? Quando avrebbe smesso di amarla pur se era una Mangiamorte?
- Ti prego, Severus, - sussurrò dolcemente, di nuovo sfiorandogli il viso con una tenera carezza e poi cercandogli le mani per stringerle tra le sue, - ti amo e non posso vederti continuare a soffrire così! Non è giusto! – esclamò con accorato impeto.
Era possibile recitare così bene, l'amore che col dolore le illuminava lo sguardo? Nelle nere profondità del riflesso vedeva anche i propri occhi, in cui brillava lo stesso profondo amore, l'identica straziante sofferenza. O era quel cupo bagliore di smeraldo che nasceva dall'interno delle iridi di Isabel che lo irretiva? Era quella la malia che lo incatenava a lei?
In un lampo improvviso, una breve frase del sortilegio che la maga aveva pronunciato per salvargli la vita rimbombò nella sua mente, le parole contorte e confuse, forse incomplete: et in omnem vitam… vinctum erit… restituendae vitae pretio. Cosa significava quella frase? Che per sempre sarebbe rimasto incatenato a chi gli aveva salvato la vita?
Si ritrovò seduto a terra, la schiena nuda premuta contro il tronco ruvido e le gambe divaricate, con Isabel accoccolata tra le braccia che lo guardava teneramente e gli sfiorava piano la fronte con le mani, come ad allontanare i pensieri che lo tormentavano:
- Hai sbagliato, è vero, ma è stato tanto, tanto tempo fa, Severus! Eri solo un ragazzo, cercavi la tua rivincita su un mondo che ti aveva sempre rifiutato, umiliato e deriso. – sussurrò con enfasi. -Volevi solo che le tue grandi capacità fossero riconosciute, volevi solo conoscere i segreti della magia e del suo potere, senza alcuna paura o preconcetto!
- Quei segreti grondavano sangue, Isabel, sangue innocente! – rispose il mago, quasi gridando.
- Ma tu non lo sapevi, Severus, è stato Lui che ti ha ingannato.
Gli prese il viso tra le mani, fissandolo dritto negli occhi, luminose scintille nere a perdersi in uno sconfinato abisso altrettanto nero:
- Però ti ha dato la conoscenza che volevi!
- Ma io non la volevo… non la volevo più, non a quel prezzo! - gridò il mago con voce roca, sottraendosi alla dolce stretta delle sue mani.
- Ma era tardi, troppo tardi ormai! Non potevi più tirarti indietro, Severus, o Lui ti avrebbe ucciso…
Isabel lo fissò, gli occhi ardenti e un tremito che le scuoteva il corpo:
- … proprio come ha fatto con Regulus! E tu eri troppo giovane per morire, non era giusto! – terminò, la voce ormai rotta dalle lacrime.
- Così è morta Lily, al posto mio... – rispose cupo il mago, il vuoto nella nera profondità dello sguardo.
Certo, a quella strega non importava nulla della morte di Lily: si era solo liberata di una scomoda rivale.
- Nooo! – urlò Isabel, quasi disperata. - Hai pagato, Severus, hai pagato un prezzo terribile per ogni colpa commessa…
No, erano le sue colpe ad essere terribili, e troppo piccolo il prezzo che aveva pagato.
Le lacrime scorrevano ormai senza ritegno sul volto della maga, pallido e tirato:
- Hai pagato il prezzo esorbitante di rinunciare a vivere e ad amare, - mormorò piano, la voce profondamente venata di dolore, - il prezzo tremendo della solitudine e dell'odio.
Era solo quello che si meritava, nulla di più, nulla di meno, anche se Isabel, invece, cercava di imbrogliare le carte e convincerlo del contrario, ma solo perché non lo aveva mai ritenuto realmente colpevole… Del resto, come poteva una Mangiamorte ritenerlo colpevole di ciò che era un vanto per loro?
Di nuovo Isabel gli carezzò piano il viso con dolci mani tremanti, lacrime cocenti a rigarle le gote:
- Hai rischiato ogni giorno la tua vita, per anni, passando preziose informazioni, combattendo per chi ti odiava…
Un amaro sospirò la interruppe, lo sguardo immerso nelle tenebre degli occhi di Severus che ancora una volta si era sottratto al suo lieve tocco:
- Hai affrontato il suo penetrante sguardo di occhi di fuoco e gli hai resistito sempre, indomito, a qualunque costo, continuando a compiere il tuo dovere, per quanta sofferenza implicasse, l'anima lacerata ad ogni innocente che non riuscivi a salvare, fino a quella notte, sulla torre, dove hai compiuto il tuo estremo sacrificio.
Il mago cercò di ritrarsi ancor di più, respingendola con le braccia; chiuse gli occhi e strinse i denti: come osava, come osava quella strega riferirsi anche ad Albus!
- Oh… Severus, mio dolce amore, non comprendi che il tuo interminabile dolore ha lavato via ogni singola macchia di sangue dalle tue mani?
Il mago aveva gli occhi chiusi, ma poteva vedere il sangue grondare dalle sue mani anche in quel momento. No, non sarebbe mai riuscito a ripulirle!
- La tua anima è di nuovo integra, pulita, innocente!
Le parole di Isabel avevano lacerato l'aria, grido saturo di disperato amore.
Severus spalancò gli occhi.
Che cosa avrebbe dato perché quella fosse la verità, per potersi abbandonare a quella consolazione, a quella speranza che poteva restituirgli la vita. Anche Albus aveva detto parole simili… ma come poteva illudersi che quelle di Isabel fossero vere?
- Amore, amore mio, basta, basta soffrire, ti prego: hai pagato, hai pagato mille volte per ogni tua singola colpa…
Isabel faticava a parlare, la voce soffocata dalle lacrime e una luce d'intenso smeraldo negli occhi mentre le sue braccia lo circondavano nello slancio d'affetto.
Come avrebbe voluto crederle ed abbandonarsi al suo abbraccio, come aveva dannatamente bisogno di quel perdono per ricominciare a vivere!
- Anche tu hai diritto al perdono… a tornare a vivere, ti prego!
La odiava, odiava quella strega che sapeva leggere nella sua più recondita intimità ed aveva scoperto ogni suo più doloroso segreto.
La odiava, intensamente, e, al tempo stesso, la amava perdutamente.
La maga lo strinse a sé soffocando le lacrime sul suo petto nudo, immobile. Poi, lentamente lo lascò e tornò a guardarlo, da sotto in su, distesa di scintillante smeraldo persa nell'abisso sconfinato di occhi neri che non sembravano più tali.
- Ma devi essere tu stesso a perdonarti, io non lo posso fare al posto tuo, ormai l'ho capito bene!
Già, Isabel aveva finalmente capito che la sua recita non funzionava più con lui, che nessuna sua malia avrebbe potuto ancora irretirlo e piegarlo, come aveva fatto in quei mesi.
- No, io non ho alcun diritto al perdono. – rispose Severus con granitica durezza.
Quindi la scostò con decisione da sé e si alzò.
Se ne andò senza voltarsi, inoltrandosi ancor di più nel folto del bosco, senza vedere che la maga rimaneva accasciata a terra, a singhiozzare disperata.
Il mago tornò nella casa solo a tarda notte: voleva di sorprendere Isabel nel sonno e far evanescere tutte le pozioni che aveva distillato e le pergamene che aveva riempito con fitti appunti sui filtri e sugli incantesimi che aveva inventato o perfezionato.
Ma non c'era più nulla!
Era stata Isabel che aveva fatto sparire tutto, certo mettendolo ben al sicuro da lui: quella strega doveva essersi resa conto delle sue intenzioni e l'aveva bruciato sul tempo. Ma come diavolo faceva a capirlo così bene? Sapeva d'essere un eccezionale Occlumante e certo non era mai riuscita a penetrare nella sua mente, eppure…
Di nuovo ricordò i bagliori smeraldini che spesso aveva visto risplendere negli occhi di Isabel, scintille cupe eppure piene di luce: se ne sentiva irrimediabilmente attratto, affascinato, ammaliato. Possibile che quella strega conoscesse una magia diversa dalla Legilimanzia che le permettesse di comprendere i suoi pensieri ed emozioni? Non ne aveva mai sentito parlare: se così fosse stato doveva trattarsi di un incanto antichissimo, che risaliva a tempi anteriori anche alla suddivisione della magia in Bianca e Oscura.
Ad ogni modo, Isabel da quel momento non avrebbe ottenuto più nulla da lui: non avrebbe più studiato alcun nuovo incantesimo, né avrebbe più distillato neppure un infuso rilassante per conciliare il sonno.
Sbuffò tra sé, stizzito: non ne aveva nemmeno più bisogno, del resto. Da quando Isabel era tornata nel bosco di Mirce, ogni suo incubo si era volatilizzato, svanito come nebbia al sole, quel sole di cui la strega si nutriva ogni giorno, quella luce che sembrava avvolgerla e che lo ammaliava. Quella luce cui sempre aveva agognato, quanto più era rimasto immerso nell'oscurità.
In qualche modo Isabel era evidentemente riuscita a controllare la qualità e la tranquillità del suo sonno, sradicando via incubi che per quasi vent'anni avevano sempre tormentato ogni sua notte.
Severus scosse la testa e strinse le labbra; quella strega insieme ai suoi incubi cercava solo di portargli via le sue colpe, tentava di cancellare il suo passato e le sue tremende responsabilità: voleva annullare i suoi rimorsi…
Il mago strinse forte i pugni conficcandosi le unghie nei palmi: no, non voleva dimenticare!
L'oblio gli avrebbe reso un'innocenza che non aveva più, gli avrebbe regalato un perdono che ancora non meritava.
Doveva imporsi di ricordare lucidamente, sempre, il male che aveva commesso, per non ripeterlo mai più, per non essere mai più schiavo dell'oscurità, per riuscire sempre a distinguere il male dal bene e non commettere altri errori: ne aveva già compiuti troppi nella sua vita, sacrificando sangue innocente che ora gli macchiava irrimediabilmente le mani, senza possibilità di riuscire a mondarle.
In quel bosco stringeva tra le mani il potere assoluto della magia: ne era perfettamente conscio, ma sapeva anche, con altrettanta certezza, che quel potere voleva dominare per servirsene esclusivamente a scopo positivo.
La magia era neutra, Severus lo sapeva benissimo, era l'intento del mago che la differenziava e dava luogo alle Arti Oscure: era l'intenzione malvagia del mago che rendeva oscura la magia, quasi avvolgendola in quell'alone tenebroso che la contraddistingueva. Certo, non tutti gli incanti potevano recare il male; del resto, non tutte le maledizioni dovevano per forza realizzarlo: era la volontà del mago, la sola discriminante. E Severus sapeva benissimo che la propria volontà non avrebbe mai più voluto provocarlo, per nessun motivo: ne aveva già fatto troppo e i suoi rimorsi, con il corredo angoscioso dei relativi incubi, vigilavano proprio affinché non se ne dimenticasse. Mai!
Era sicuro che fosse la sua incrollabile determinazione ad usare solo positivamente la magia che generava quella particolare luminescenza diffusa dei fasci di luce che partivano dalle sue mani o che apparivano nell'aria con la forza del suo pensiero; era assolutamente certo che non avrebbe mai usato lo straordinario potere che il bosco di Mirce gli aveva conferito per fare di nuovo del male!
Anche le pozioni, di per sé, avevano un valore neutro: un veleno in dosi minime poteva essere un ottimo antidolorifico, oppure spegnere senza dolore una vita che era ormai arrivata al suo termine naturale; così come un rilassante in dosi esagerate poteva addormentare per sempre un essere umano e un euforizzante farlo impazzire. Tutto dipendeva sempre dall'uso che se ne faceva, e, soprattutto, dalle intenzioni del mago che lo usava.
Le sue intenzioni erano irrevocabilmente positive, ma quelle di Isabel?
No, la strega era malvagia e il suo unico e vero scopo era di cercare di traviarlo nuovamente riportandolo sulla strada della perdizione, convincendolo che i suoi rimorsi non avevano nessuna ragione d'essere perché le sue colpe non erano mai state tali.
Severus chiuse gli occhi e la rivide, china sul calderone, il volto illuminato e reso bellissimo dagli scintillanti vapori che salivano dal liquido ribollente, i lunghi capelli neri inanellati proprio come le spire di serpente nelle quali già una volta si era lasciato avviluppare. Si era avvicinato e la strega aveva alzato il capo, incrociando languidamente il suo sguardo: anche quella volta si era perso nei cupi bagliori smeraldini dei suoi occhi, là dove nasceva il sortilegio col quale aveva cercato di ammaliare la sua mente e stregare i suoi sensi.
E ci era riuscita, eccome se quella strega era riuscita ad irretire i suoi sensi!
Il mago sospirò e un lieve fremito di desiderio percorse il suo corpo, contro ogni sua volontà.
Si era innamorato di una Mangiamorte e per mesi aveva desiderato averla ancora tra le braccia, stringerla ed amarla come in quella prima notte in cui aveva voluto illudersi d'amare Lily, ben sapendo che era morta.
Si era dannatamente innamorato di Isabel e l'aveva amata ancora, con tutto se stesso, per ore, con ardente passione e lenta dolcezza, proprio la notte precedente, ripetendo mille volte il suo nome, ancora incapace di dirle che l'amava.
E Isabel, lo amava veramente, come gli aveva più volte detto?
In certi momenti era del tutto certo del suo amore, gli sembrava di leggerglielo anche negli occhi, ma in altri temeva si trattasse solo di un'orribile recita inscenata da quella strega per sedurlo. Eppure… eppure nemmeno in quel momento riusciva veramente a credere fino in fondo a quella possibilità: non volevarassegnarsi a credere che tutto fosse solo una maledetta finzione!
Ad ogni modo, Isabel era una Mangiamorte, e non avrebbe mai più dovuto cedere a se stesso: doveva strapparsela dal cuore… e dalla pelle.
Severus si ripiegò su se stesso, un sospiro sulle labbra che si tramutava in struggente gemito, mentre un brivido di desiderio ancora gli scendeva lungo la schiena.
La desiderava, quella era la verità, voleva ancora stringerla appassionatamente a sé ed amarla, ancora ed ancora: il suo corpo, che per tanti anni era rimasto dormiente, ora s'era risvegliato e si ribellava alla sua volontà che intendeva negarsi l'amore. E poi, resistere alla carica sensuale di Isabel era tremendamente difficile….
Strinse ancora più forte i pugni e si morse a sangue le labbra.
La voleva, ancora, subito, anche se non poteva averla, ora che sapeva d'amarla, perché era una Mangiamorte, ciò che più lui aborriva, ciò che era stato, che gli aveva macchiato indelebilmente l'anima e gli aveva fatto perdere Lily. Anche se ora sapeva di non aver mai realmente amato Lily, mentre Isabel… sì, amava Isabel e la voleva, con tutta l'ostinata ribellione del proprio corpo.
Aveva passato tutta la vita credendo d'amare Lily, facendo di un sogno la sua sola realtà, ed ora che amava Isabel - perché se c'era una cosa di cui era ben certo, era proprio di amarla profondamente - la sua stessa realtà gli impediva di abbandonarsi a quel sogno d'amore e di viverlo, realmente, quasi dei sogni avesse troppo abusato in passato ed ora questi svanissero davanti ai suoi occhi. Aveva passato la vita a sognare d'amare, ed ora che amava veramente non sapeva più sognare!
Ma, nonostante tutto, continuava ad amare Isabel, anche contro se stesso e la propria ragione e volontà.
Del resto, Isabel gli aveva dato tutto, tutto ciò che nessun altro gli aveva mai dato.
Gli aveva ridato la vita, e il perdono che lui non riusciva a concedersi, ma cui anelava senza posa; gli aveva offerto il potere della conoscenza magica per la quale un tempo si era trovato a pagare un prezzo che si era presto reso conto di non essere disposto a versare.
Ma, soprattutto, Isabel gli aveva dato l'amore, che per tutta la vita aveva inseguito come un inafferrabile sogno.
Ma era una Mangiamorte e questo fatto lo costringeva a rinunciare a tutto.
Anche al futuro che, per un attimo, aveva visto brillare davanti agli occhi.
Anche se, adesso, la prima cosa cui avrebbe voluto rinunciare era la vita che Isabel gli aveva donato!
Quando le illusioni cadonoErano ormai passati quasi due mesi da quando il mago aveva deciso che doveva strapparsi Isabel, la Mangiamorte, dal cuore.
Aveva tenuto fede a tutto ciò che si era ripromesso e non aveva più aperto un libro o posato gli occhi su una pergamena, né aveva più acceso il fuoco sotto il calderone. Aveva rifiutato ogni invito della maga e si era sottratto ad ogni sua lusinga distogliendo lo sguardo da quegli occhi che lo ammaliavano e da quel corpo che accendeva di desiderio il suo.
Si era ritirato nell'ombra che gli era congeniale, lontano dalla luce e dalla speranza, come aveva fatto per tutta la sua vita.
Ma Isabel era sempre nel suo cuore, e nei suoi desideri, certo non più casti come quelli che aveva sempre provato per Lily. Lily, fiore di candore e d'innocenza; Isabel, ardente passione che bruciava il suo corpo, devastava la sua mente e accendeva il suo cuore come mai era stato in passato.
Negli ultimi giorni di quel tiepido febbraio, languida primavera infinita nel bosco di Mirce, Severus aveva visto il sorriso spegnersi progressivamente sul volto di Isabel ed i suoi occhi perdere ogni bagliore di smeraldo e tornare profondamente neri, cupi e freddi, quasi privi di vita, proprio come erano stati i suoi negli ultimi venti anni della sua esistenza.
Quel mattino, poi, invece di cercare il sole come il suo solito, Isabel si era appartata all'ombra dei primi alberi della radura davanti alla casa ed era rimasta a lungo pensosa, il viso che si rabbuiava sempre più e lunghi sospiri che le riempivano il petto, lo sguardo basso, perduto nell'erba folta ai suoi piedi. Infine si era inoltrata nel bosco con uno scatto veloce e il mago, sprofondato nella poltrona al limitare del patio, dove aveva trascorso immobile le ultime settimane immerso nella sua volontaria apatia, l'aveva subito persa di vista dietro ai primi alberi.
Spinta da un'ultima scintilla di speranza, Isabel, nascosta tra gli alberi, lo osservò di nuovo, come mille volte aveva fatto in quegli ultimi giorni, in quelle settimane infinite in cui le sue illusioni erano progressivamente naufragate nella realtà.
Severus era sempre seduto al solito posto, immobile ed immerso nell'ombra, gli occhi vuoti, privi di ogni luce: era perso nel nulla di un passato che non poteva tornare ma che non lo abbandonava, tenendolo avvinto in una inestricabile ragnatela di vischiose catene.
Da due mesi, ormai, ogni giorno lo trascorreva così, apatico, indifferente alla magia che aleggiava potente nell'aria. Non aveva più dato una sola occhiata ai libri che tanto amava, né aveva più acceso il fuoco sotto il paiolo.
Immobile e in silenzio, lo sguardo vuoto fisso davanti a sé.
Isabel scosse il capo sospirando, definitivamente sconfitta.
Non era rimasto più nulla, in Severus, dell'uomo di cui tanti anni prima si era innamorata: il fuoco si era spento, ogni volontà era estinta in lui e le impetuose fiamme nere non ardevano più nei suoi occhi, ormai solo vuoti e bui. Quello che si presentava davanti ai suoi occhi delusi e disillusi era solo l'ombra confusa, il ricordo sfumato, il riflesso indistinto dell'uomo che aveva amato, che ancora amava; ma forse era solo una terribile abitudine a far battere ancora in quel modo il suo cuore.
Forse era anche riuscita a sconfiggere il fantasma di Lily, ma non era rimasto più nulla dell'uomo per il quale aveva strenuamente combattuto.
Aveva perso, tutto, in modo totale.
Isabel sospirò e chiuse gli occhi sconsolata: era stato tutto inutile, assolutamente vano. Dieci mesi di sforzi buttati al vento, dieci mesi di illusioni che si stavano dolorosamente sgretolando davanti ai suoi occhi, lasciandole un tremendo vuoto nel cuore.
Era stata disposta a sacrificare tutto per Severus: aveva compiuto ciò che nessuno mai avrebbe avuto il coraggio di fare, ma ora tra le dita stringeva solo il nulla della delusione e della perdita.
Una lacrima scese e la maga la lasciò scorrere lenta sulla guancia: non aveva neppure più senso cercare di sembrare forte. Cosa valevano orgoglio e dignità se l'amore e i sogni erano ormai andati in mille pezzi?
Era stata solo una stupida, che si era illusa che i sogni potessero diventare realtà.
Aveva voluto credere che un uomo come Severus Piton, che per tutta la vita aveva amato una sola donna, morta per di più, potesse rassegnarsi ad amarne un'altra: lei!
Si era illusa che Severus, poco per volta, si sarebbe affezionato a lei; che dall'amore per Lily avrebbe potuto approdare all'amore per la donna che lo aveva salvato e sapeva renderlo felice restituendogli la voglia di vivere circondato dalla magia che tanto amava.
C'era stato un momento tanti mesi prima, durato solo pochi, stupendi giorni d'incanto, in cui realmente aveva creduto che tutto ciò sarebbe stato possibile.
Sapeva che Severus aveva capito che alcuni dei filtri che gli somministrava servivano solo ad annebbiargli la coscienza, così aveva smesso di prenderli, di nascosto. Se n'era accorta, ma non aveva detto o fatto nulla perché il mago, anche se Isabel era certa che ora fosse perfettamente in grado di comprendere l'inganno che aveva così ben ordito, aveva invece continuato a fare finta di niente, anche lui ancora strenuamente aggrappato ad un sogno che lo rendeva felice.
Ecco, in quei giorni aveva realmente creduto, sì, ancora una volta si era illusa che il miracolo potesse accadere: aveva gradualmente sospeso i comportamenti tenuti dalla giovane Lily e li aveva sostituiti con i propri, timorosa di una reazione negativa che, però, non era mai arrivata. Così aveva creduto che Severus, ormai al corrente dell'inganno, avesse cominciato ad affezionarsi a lei, ma ancora una volta era stato solo un miraggio che era presto svanito e, quando avevano fatto l'amore, la disillusione era stata totale, assolutamente tremenda: era certa che Severus sapesse che lei non era Lily, ma si era ostinato a voler vivere nella finzione continuando a chiamarla con quel nome che ormai odiava perché era il simbolo evidente della sua totale sconfitta.
Era stato proprio in quei momenti, di intenso piacere e di totale delusione, che aveva deciso che l'indomani avrebbe per sempre interrotto il gioco d'inganno mettendo infine Severus davanti alla cruda realtà.
Sì, era solo stata una stupida, una sciocca ingenua che ancora voleva disperatamente credere nelle favole con il loro inverosimile lieto fine che, invece, nell'amara realtà non esisteva; in apparenza aveva ottenuto quello che voleva, cioè l'amore di Severus, ma in realtà non aveva avuto niente, perché Severus continuava ad amare Lily, e non lei!
Era stato tutto maledettamente inutile, a partire dall'inganno d'amore con quella folle idea d'impersonare Lily; all'inizio le era sembrata una così bella trovata, ma se ne era presto ed amaramente pentita per tutta la sofferenza che le aveva causato vedere Severus amare un'altra donna, che lei stessa si era obbligata ad impersonare: essere amata per "un'altra", invece che per se stessa, era una cosa tremenda, che non riusciva a sopportare!
Perfino l'uso del filtro d'amore era stato un fallimento totale: l'aveva usato solo per alcuni giorni perché si era subito resa conto che l'amore che Severus provava per Lily era così forte da non aver bisogno di essere sostenuto da null'altro, e questa scoperta ancor di più l'aveva fatta soffrire.
Ma il fallimento più totale e irrevocabile, quello dal quale non riusciva proprio a risollevarsi, era non essere riuscita a ridare a Severus una ragione di vita, nonostante tutti gli sforzi fatti e anche dopo quello che le era sembrato il suo primo, grandioso successo: avevano fatto l'amore, e l'aveva chiamata Isabel, non più Lily, e le era sembrava pieno di vita e d'ardente passione.
Isabel sapeva con assoluta certezza di essere riuscita a comprendere a fondo l'atroce dolore della vita del mago, così aveva cercato di alleviare almeno un poco il tormento di tutti i tremendi ricordi che in quei mesi aveva imparato a conoscere così bene; Severus aveva espiato mille volte le sue colpe e dopo tutto ciò che aveva fatto, rischiando ogni giorno la sua vita, aveva ogni diritto di perdonare se stesso e di tornare finalmente a vivere!
Aveva cercato di aiutarlo, di stargli vicina, perché lo amava con tutta se stessa e non sopportava più di vederlo soffrire crogiolandosi nel rogo straziante di quel suo maledetto passato. Così lo aveva perdonato, con tutto l'amore del suo cuore e le sue sincere lacrime colme di dolore per lui; glielo aveva ripetuto ancora e ancora, gli aveva offerto quel perdono cui Severus tanto anelava ma che non riusciva a concedersi.
Ma non era servito a nulla, a nulla, se non a soffrire di più… e a perdere tutto, anche ciò che non aveva mai avuto!
Isabel sospirò scrollando il capo, gli occhi sempre chiusi e le lacrime che le rigavano silenziose le gote, simbolo inesorabile di sconfitta per una donna come lei.
Ricordava bene la notte lontana in cui aveva disinvoltamente giocato il tutto per tutto con le loro vite; rammentava la tremenda disperazione d'aver sbagliato qualcosa quando il respiro non tornava a sollevare il petto emaciato di Severus e le proprie tremanti implorazioni ancora le laceravano le orecchie mentre lo incitava a resistere, a combattere la morte e a scegliere di vivere, le false sembianze di Lily e di un amore che non era mai esistito ad allettarlo a preferire ciò che lei, con tutta se stessa e le sue sciocche illusioni, voleva per lui… e per sé.
Aveva studiato tutto alla perfezione ed era sicura che avrebbe funzionato, ma le labbra sottili di Severus rimanevano prive di respiro e il panico l'aveva attanagliata: no, non aveva paura di morire, ma voleva che lui, Severus, il suo amore, vivesse!
L'attesa era stata tremenda, poi, quando si era protratta oltre il previsto, mille dubbi l'avevano assalita. Era riuscita, con il suo travestimento, a convincere Severus a scegliere Lily, l'amore e la vita? O aveva miseramente fallito?
Ricordava il proprio cuore che batteva all'impazzata mentre quello di Severus rimaneva immobile, stretto convulsamente al suo petto in quella partita d'azzardo tra la vita e la morte. Era stato proprio in quel momento che le prime lacrime, dopo tanti anni, avevano di nuovo rigato le sue guance: stava piangendo per un uomo che, per tutta la vita, aveva amato un'altra e non si era mai accorto del suo amore!
Eppure quel corpo, che sembrava ormai irrimediabilmente privo del soffio vitale, lo aveva tenuto disperatamente stretto al petto impersonando una donna che odiava anche da morta ma che, sola, poteva riuscire a trattenerlo in vita. Aveva bagnato il volto di Severus con le sue ultime lacrime, spiando una vita che non tornava, credendo d'aver ormai perso tutto.
Poi l'aveva fatto: si era avvicinata alle labbra sottili del mago, come sempre aveva desiderato, ignorando che fossero ormai fredde di morte e che solo pochi istanti ancora le rimanevano; le aveva sfiorate piano, delicatamente, con tutto l'amore e la passione di una vita, credendo in quel modo di congiungere per sempre i loro destini.
Invece, proprio come nelle favole in cui ora non riusciva più a credere, il bacio della strega oscura - no, lei proprio non riusciva a vedersi nei panni di una leggiadra e luminosa principessa di rosa vestita – aveva risvegliato l'affascinante cavaliere nero dal suo sonno di morte.3
Era stato proprio in quel momento che la magia inaspettata si era realizzata: Severus aveva riaperto gli occhi, finalmente vivo, e lei era sprofondata in quell'abisso notturno, vellutate tenebre scintillanti che l'attraevano con irresistibile forza.
Era entrata in profondità dentro di lui, nella sua mente, nel cuore e nell'anima, e in un solo, brevissimo istante, aveva conosciuto tutto della vita del mago: i suoi ricordi, gli intimi pensieri, le emozioni e i sentimenti. Aveva visto tutto, in un lampo luminoso nella notte oscura dei suoi occhi neri, e aveva portato tutto via con sé, come fossero ricordi propri impressi in modo indelebile con tutti gli altri nella sua memoria.
Uno sguardo nella nera oscurità degli occhi di Severus, ed ora sapeva tutto, assolutamente tutto di lui e della sua esistenza piena di sofferenza e rimorsi.
Dopo il primo istante di stupore, Isabel si era resa conto che non poteva trattarsi altro che di un effetto collaterale del sortilegio che aveva utilizzato per salvare la vita di Severus: aveva ripercorso con attenzione tutte le parole dell'arcana formula che aveva pronunciato e aveva trovato la soluzione.
Ut mors permutet in vita… dum in oculis praeteritum tempus detegetur ei qui volet intellegere...
Ciò che le era parso oscuro fino a quel momento adesso rivelava chiaramente il suo significato: mentre nello sguardo il passato sarà svelato a chi comprendere vorrà…
Certo, era tutto chiaro ora: il sortilegio si basava su un legame supremo, totale e definitivo, che portava con sé anche la completa commistione dei ricordi e la conoscenza profonda dell'altro, dei suoi sentimenti, emozioni e pensieri fino al momento in cui l'unione dei loro sguardi aveva dato inizio a tutto, compresa la scelta di Severus e il suo ritorno alla vita.
Rendersi conto di conoscere tutto, assolutamente tutto di Severus, anche le cose più intime e segrete, era stata una folgorazione e Isabel non si era soffermata più di tanto sulla supposizione, elaborata poi con più calma, che tutti quei ricordi fossero emersi in stretta correlazione con la sua disponibilità a comprendere ed aiutare Severus.
Ma, in quella stessa folgorazione, Isabel si era resa conto che conoscere ogni recondita emozione di Severus e tutti i suoi ricordi le avrebbe permesso di continuare ad impersonare Lily, anche oltre la contingente necessità di trattenere in vita il mago. La tentazione di incarnare la donna che Severus aveva sempre amato, e in quel modo ottenere il suo anelato amore, era stata troppo forte perché Isabel potesse resistervi.
Quando Severus ebbe infine ripreso i sensi, dopo i lunghi giorni di incoscienza e di delirio, Isabel aveva tirato un sospiro di sollievo rendendosi conto che il sortilegio funzionava solo unilateralmente: lei conosceva tutto della vita di Severus, ma il mago non sapeva nulla di lei, infatti la guardava estasiato, nella coscienza annebbiata dalle pozioni curative, credendo realmente che fosse Lily!
Così Isabel aveva messo in scena la sua grandiosa recita, credendo di poter piano, piano conquistare l'amore di Severus, a un certo punto perfino illudendosi di poter impersonare per sempre la donna che non era mai stata e mai avrebbe potuto essere.
Una chimera svanita ben presto, subito al primo infrangersi con la realtà: imitare i comportamenti di Lily, così diversa da lei, le era costato moltissimo e avevo dovuto imporselo con grande sforzo. Quando lo curava con il filtro cicatrizzante che acuiva la sua sofferenza - e in nessun altro maledetto modo era riuscita a trovare una soluzione meno dolorosa per Severus, anche se aveva passato molte notti insonni pur di riuscirci - solo lei sapeva quanto era stato tremendamente difficile forzarsi a scappare via dal mago fingendo di non riuscire a sopportare la visione del suo dolore; aveva visto Lily fare così nei ricordi di Severus, mentre lei avrebbe solo voluto restargli vicino e confortarlo con la sua presenza e le sue parole, come la degna compagna di un uomo come lui avrebbe dovuto fare. Invece aveva dovuto adeguarsi alla sciocca e debole reazione di quell'insulsa ragazzina… e lasciarlo solo con quel tremendo dolore, senza nemmeno potergli stringere la mano.
Isabel sospirò profondamente scrollando il capo, poi scivolò con la schiena contro il tronco dell'albero: si sedette a terra, chiuse gli occhi e lasciò che i ricordi di quei mesi fluissero liberamente, per l'ultima volta, con tutto il loro penoso carico di speranze infrante.
In un istante sentì di nuovo la pelle di Severus sotto le proprie dita tremanti, mentre gli toglieva gli abiti intrisi dal sangue e lo lavava con delicatezza, il candore del suo petto che quasi brillava, abbacinandola, tra il rosso del sangue ed il nero dei lunghi capelli.
L'aveva spogliato completamente ed era rimasta ad osservarlo per un tempo interminabile, il respiro contratto, incapace di risolversi a fare ciò che da sempre desiderava. Infine aveva allungato la mano e, con la punta delle dita, aveva sfiorato piano il corpo del mago, in una lunga, interminabile, languida e casta carezza, fino ad arrivare al viso, pallidissimo nella sua persistente incoscienza, e alle labbra che, in quel bacio delicato rubato alla morte, le avevano rivelato il respiro della vita.
Per molti giorni si era sempre presa cura di Severus, che passava gran parte del tempo immerso nel delirio della febbre o nell'incoscienza indotta dalle pozioni curative; aveva potuto continuare a deliziarsi osservandolo nel nudo abbandono tra le lenzuola, senza riuscire a trattenere quella carezza che sfuggiva dalle sue mani e si faceva ogni volta più intensa e colma di desiderio sulla pelle chiara del mago.
Era per quel motivo che era arrossita quando lo aveva sorpreso a terra, indecentemente avvolto nelle lenzuola dopo la caduta dal letto per aver cercato di alzarsi e recuperare i suoi vestiti. Proprio per il lampo di comprensione che aveva visto nei suoi occhi profondamente neri: si era vergognata di quelle carezze rubate, degli sguardi che avevano frugato con desiderio il corpo magro e pallido che ora Severus disperatamente cercava di celarle, nel totale imbarazzo dell'improvvisa consapevolezza che lei l'avesse visto molto bene fin troppe volte, e senza veli.
Isabel riaprì di colpo gli occhi: quei ricordi le facevano solo male, eppure non riusciva a farne a meno; anche lei, proprio come Severus, era prigioniera di un sogno che la faceva soffrire, ma da cui non riusciva ad allontanarsi. Con un moto stizzoso fece per asciugarsi le lacrime con le nocche della mano, ma il gesto rimase incompiuto, la mano sollevata a mezz'aria e le stille di pianto a rigarle le guance.
Un nuovo ricordo era nei suoi occhi, dolorosamente nitido.
Severus si era a tutti i costi voluto alzare dal letto, anche se era troppo presto, così aveva finito per perdere nuovamente conoscenza per alcuni istanti sulla poltrona; si era spaventata e l'aveva scosso per le spalle, chiamandolo con voce preoccupata.
- Severus, Severus! Stai bene?
Si riscosse subito e la fissò con quei suoi occhi neri, profondi e magnetici, che l'attraevano irresistibilmente:
- Va tutto bene, Lily, stavo solo pensando – sospirò piano abbassando lo sguardo, - al passato.
Il passato, sempre quel maledetto passato che continuava ad incatenare Severus tra le sue spire ed era stata lei stessa, impersonando Lily, a farlo tornare vivo. Un moto d'odio verso la sua rivale la sommerse per un fugace istante, ma riuscì a dominarsi. Si chinò sulla poltrona e gli porse la pergamena:
- La ricetta base per la più potente pozione cicatrizzante che esista, - disse indicando col dito, - e le modifiche necessarie in presenza di veleno, - aggiunse mostrando una lista piena di correzioni scarabocchiate a lato, - ma evidentemente quello di Nagini deve essere molto particolare e non sono ancora riuscita a trovare la giusta formulazione, - concluse con un sospiro di sconforto, - così ti ho fatto solo soffrire inutilmente con tutti i miei vani esperimenti!
Lo guardò, gli occhi pieni di tristezza impotente, e gli carezzò delicatamente la guancia, scostando la lunga ciocca di capelli corvini e scendendo lieve verso il collo, ben attenta a non sfiorare la ferita.
Odiava le stupide lacrime che in quel momento le stavano affollando gli occhi, ma non riusciva più a sopportare di vederlo soffrire a quel modo e di non essere capace di mettere fine a tutto quel dolore.
Severus fremette appena e Isabel ritrasse la mano temendo di avergli fatto male: un'inutile lacrima tremolò ancora sulle ciglia prima di scendere a rigarle una guancia.
- No, non piangere, Lily, ti prego! – la implorò, incapace di trattenersi, l'amore che gli illuminava gli occhi neri.
Le dita tremanti di Severus le sfiorarono piano il viso raccogliendo con delicata attenzione la lacrima dedicata al suo dolore. Nessuno aveva mai fatto quel gesto per lei, solo nonna Maeve, quando era ancora bambina, perché dopo che la mamma era morta in quel modo orribile nessuna lacrima aveva più rigato le sue guance.
Ma non era lei che il mago stava consolando, bensì l'odiata Lily di cui portava l'effige sul viso!
Si sottrasse di scatto alla carezza riservata alla sua rivale e scacciò con ira furiosa le lacrime, odiando la propria debolezza.
Le lacrime scesero lente sulle gote, poi seguirono la linea del mento, nessuna mano amata che le raccogliesse con amore, questa volta.
Isabel sospirò, sconsolata, seguendo il filo dei ricordi.
Forse sarebbe stato meglio che il mago quella notte avesse ascoltato la sua frase fin dall'inizio, così non avrebbe potuto continuare a fingere che lei fosse Lily, illudendo e facendo soffrire entrambi.
Ricordava bene le parole sussurrate mentre gli sfiorava languidamente il viso ed i lunghi capelli neri in quella che credeva sarebbe stata l'ultima carezza rubata alla notte, ormai convinta che Severus avesse scoperto l'inganno e il mattino dopo vi avrebbe messo inesorabilmente fine. Le sue labbra le ripeterono ancora, con la stessa accorata enfasi di allora, con lo stesso amore che sempre le bruciava il cuore:
- Ti ho sempre amato, Severus, così come tu hai sempre amato lei senza mai vedermi, senza neppure sapere che esistevo. Il mio cuore traboccava d'amore per te, quell'amore cui anelavi e che Lily ti ha sempre negato… quell'amore che non hai mai avuto il coraggio di dichiarare, e lo stesso è stato per me nei tuoi confronti, Severus. Due folli amori ardenti che non sono mai riusciti ad incontrarsi, che non sono mai nati, ma hanno continuato a bruciare lentamente nei nostri cuori, straziandoli senza fine…
Quando il mago aveva all'improvviso spalancato gli occhi, per un istante si era specchiata in quel vellutato cielo notturno ed era sprofondata nell'abisso di tenebre che scintillavano nel riflesso delle fiamme del camino. Aveva avuto paura d'essersi tradita, ma Severus doveva aver udito solo la seconda parte della frase, perché aveva poggiato delicatamente la mano sulla sua, che in quel momento gli stava sfiorando proprio la bocca, l'aveva accarezzata con dita tremanti, facendola fremere di desiderio, e poi l'aveva baciata piano, con labbra ardenti e appassionate, un piccolo, casto bacio che racchiudeva tutto il suo immenso amore e che le aveva fatto perdere in un solo istante ogni razionale controllo.
Poi Severus l'aveva letteralmente sbalordita: si era inginocchiato ai suoi piedi, ancora trattenendole la mano tra le sue, rispettosamente stretta sul cuore che batteva all'impazzata, e le aveva dichiarato con appassionato ardore il suo amore per Lily, nato quando era solo un ragazzino, sentimento puro e profondo che non aveva mai avuto il coraggio di rivelare prima e che mai era stato minimamente intaccato in tutti quegli anni.
Era stata una sofferenza tremenda ascoltare quelle parole colme d'amore, una stilettata acuminata al cuore vederlo così perdutamente innamorato di una stronza che non lo aveva mai ricambiato, mentre lei era stata disposta a tutto per lui. C'era stato un momento in cui era stata così sommersa dalla compassione per quell'amore disperato e impossibile, che aveva addirittura follemente pensato di interpretare per sempre la parte di Lily pur di renderlo felice realizzando infine il sogno di tutta la sua vita.
Quella notte, poi, assistere allo straziante dolore di Severus che si sentiva ancora colpevole e non degno del perdono era stato terribile.
Aveva letto un'atroce sofferenza nelle tenebre infinite dei suoi occhi e aveva visto il rimorso distorcere crudelmente i pallidi lineamenti del suo volto: non aveva resistito e, mentre sprofondava senza speranza tra le fiamme che ardevano nel nero abisso del suo sguardo travolto dal tormento dei ricordi, era stato il suo cuore innamorato a parlare e, tra le lacrime, a perdonarlo.
A perdonarlo in nome di Lily, con il volto e con gli occhi verdi di Lily colmi di pianto!
Isabel tremò al ricordo e sospirò amaramente: del resto, se era stata disposta a morire per Severus, cos'era una piccola menzogna sulle labbra della donna che più odiava, se poteva rendere felice l'uomo che amava?
Poi aveva vergognosamente ceduto a se stessa, pur sapendo che non era lei, ma Lily, la sua rivale di sempre, la sola donna che Severus amava: quando si era trovata stretta tra le sue braccia innamorate, mentre con le labbra le sfiorava piano il viso assaporando le sue lacrime e le dichiarava il suo immenso amore per la donna che non era, Isabel non aveva resistito alla possibilità di baciarlo e amarlo come da troppo tempo desiderava. Aveva subito notato l'impaccio del mago, che non sapeva come fare, le labbra ardenti a sfiorare le sue senza neppure provare a baciarla; così era stata lei a prendere l'iniziativa.
Isabel fremette di piacere al ricordo di quel primo, dolcissimo e a lungo vagheggiato contatto con la bocca morbida del mago, mentre Severus la stringeva forte al suo corpo rivelandole tutto il suo maschio ed incontenibile desiderio. Aveva assaporato piano le sue labbra, inebriandosi del loro dolce sapore mentre le mani brucianti del mago cercavano senza successo la sua pelle sotto il lieve velo della camicia da notte. Aveva colto il gemito di piacere di Severus, che si era confuso col suo, quando le loro lingue si erano per la prima volta incontrate, timida e incerta quella del mago, sicura e decisa la sua: mentre il bacio diventava più profondo, l'eccitazione di Severus era cresciuta e l'aveva sentita premere, infuocata, contro il proprio inguine. Infine erano rimasti senza fiato, l'uno boccheggiante sulle labbra dell'altro, volendo di più, molto di più, la razionale lucidità del tutto soffocata dal desiderio.
Isabel strinse i pugni cercando invano di sottrarsi ai ricordi.
Quella notte si era perfettamente resa conto che stava regalando a Severus il sogno che per tutta la vita aveva vanamente inseguito: gli stava dando la possibilità di amare Lily anche con il corpo, e non solo con il cuore, come aveva sempre e solo fatto. Del resto, stava regalando anche a se stessa la possibilità di amarlo carnalmente, e l'attrazione sessuale che provava era fortissima e ormai non più controllabile: era stata proprio quella a spingerla in un sogno che sempre più assumeva le fosche tinte di un incubo, progressivamente conscia, purtroppo, che Severus stava amando Lily, e non lei.
Infine aveva scoperto la ragione dell'evidente impaccio di Severus: lui stesso glielo aveva rivelato mentre la baciava con ardente voluttà, splendido allievo dalle innate capacità che in pochi minuti aveva recuperato un imbarazzante ritardo.
Sul primo momento si era sentita felicemente eccitata quando aveva capito che Severus non aveva mai fatto all'amore, inebriata dall'idea di essere la sua prima donna, anche se sentirsi chiamare Lily e sapere d'essere amata solo perché aveva le sue sembianze era ogni volta una crudele stilettata al cuore.
Poi, però, si era sentita morire e le parole di Severus vorticavano ancora nella sua mente, incuneandosi tra i suoi pensieri:
- Ho amato solo te, Lily, per tutta la mia vita, e ho desiderato solo te. – aveva spiegato in un appassionato sussurro. – Ho sempre voluto essere fedele al mio unico sogno d'amore, anche se sapevo che era ormai irrealizzabile…
Isabel strinse ancor più forte i pugni cercando di sfuggire alle altre parole che Severus aveva pronunciato credendo di tranquillizzarla circa la sua "normalità" di uomo e che, invece, avevano solo acuito il suo senso di colpa:
- … e spesso ne ho sentito l'imperioso bisogno fisico, - le aveva detto sospirando, - ma non ho mai voluto soddisfarlo per non sporcare il tuo puro e casto ricordo, amore mio!
Un'altra lacrima scese sulla gota di Isabel a cercare di lavare via la sua vergogna.
Severus era sempre stato castamente devoto al suo sogno, anche se morto, mentre lei aveva avuto altri uomini e non è stata fedele al mago che, invece, era un sogno ancora vivo!
Si era vergognata moltissimo, mentre la sua ammirazione per Severus era immensamente cresciuta, insieme con la gelosia nei confronti di Lily che era riuscita ad accendere nel mago un amore così forte da sopravvivere per innumerevoli anni anche alla sua morte.
Si era sentita tremendamente sconfortata ed aveva ritenuto che in nessun modo sarebbe mai riuscita a distruggere quell'amore.
Ricordi d'illusioniQuella notte di otto mesi prima, però, Isabel se lo ricordava dannatamente bene, il desiderio per Severus, così a lungo provato e sempre represso, era stato più forte di ogni razionale pensiero e la voluttà si era di nuovo impadronita di lei cancellando ogni senso di colpa e l'onta dell'infedeltà per gettarla tra le braccia di Severus che la aspettavano tremanti di desiderio: erano entrambi determinati a realizzare infine il loro sogno, rimandando la realtà all'indomani.
I ricordi tornarono ad aleggiarle intorno e la maga si trovò a sorridere di fronte alla timidezza e all'impaccio d Severus, si arrese all'incredibile dolcezza dei suoi gesti, pieni di devoto rispetto, e fu deliziosamente conquistata dalla sua ardente passione e dall'eccitazione che, in modo evidente, del tutto privo di precedenti esperienze, il mago non riusciva a contenere né a controllare.
Era stata sciocca a non rendersene conto subito, prevedendo quello che sarebbe successo: Severus era stato colto alla sprovvista dalle reazioni sconosciute del suo corpo, mai sollecitato prima dal contatto intimo con una donna, ed il suo desiderio l'aveva così inaspettatamente travolto non appena la maga aveva posato le labbra sul suo niveo petto nudo.
Era bellissimo nel suo imbarazzo: gli occhi neri bruciavano ancora di desiderio nel volto pallido, le gote erano soffuse dal rossore del piacere appena provato, i lunghi capelli neri erano scompigliati e le labbra ancora dischiuse nell'affanno dell'interminabile gemito di lancinante godimento.
Eppure Severus era riuscito a stupirla: aveva accantonato con facilità ogni disagio e si era dedicato completamente a lei, pur senza alcuna precedente conoscenza, guidato solo dall'istinto di un desiderio durato tutta la vita; aveva scoperto il suo corpo con lentezza, sfiorato languido e poi intensamente accarezzato e baciato con ardente passione ogni centimetro della sua pelle facendola fremere di intenso piacere. Ricordava le dita sottili scorrere lievi sul suo corpo, scoprire lentamente i seni, corteggiare i fianchi, lusingare il ventre e insinuarsi piano nella sua intimità che lo attendeva vogliosa. C'era rispetto e dedizione in quei tocchi leggeri, c'era amore e grande attenzione per lei ed il suo piacere in ogni gesto delicato e appassionato del mago, c'era una voluttà infinita nei suoi baci sempre più ardenti: l'amore e il desiderio guidavano le labbra di Severus facendone un amante perfetto, insegnandogli a farla godere intensamente con i suoi passionali baci e le sue infuocate carezze, ancora prima di aver cominciato a fare l'amore, mentre le sussurrava il sentimento sincero che colmava il suo cuore. Nessun uomo, mai, si era così devotamente dedicato al suo piacere, dimenticando il proprio, come Severus aveva fatto quella notte.
Infine, l'istinto d'amore aveva guidato il mago a fare l'ultimo passo e Isabel aveva sentito il suo prorompente desiderio farsi strada dentro di lei, con estenuante lentezza penetrare nella sua intimità che lo accoglieva fremente, sprofondare dolcemente dentro di lei, duro e pulsante, sempre più a fondo, poi ritrarsi solo per affondare ancora di più, in movimenti lenti e profondi che diventavano via, via sempre più rapidi, finché il piacere della maga esplose di nuovo, intenso ed improvviso; Severus continuava a muoversi in lei acuendo il godimento, prolungandolo, facendolo di nuovo esplodere con travolgente impeto fino a lasciarla senza fiato, il nome del mago che le aleggiava sulle labbra, intriso d'amore, e gli occhi, ebbri di voluttà, persi nel paradiso notturno di quelle iridi intensamente nere, in quell'abisso dove le tenebre scintillavano, ricolme d'amore, alimentate da impetuose fiamme che avvampavano per lei, solo per lei; e Severus continuava a muoversi con ardente e instancabile devozione, facendola godere, ancora e ancora, in quell'amplesso infinito, continuando a ripeterle il suo amore, sussurrandoglielo sulle labbra frammisto a baci appassionati.
Infine rimase a guardarla, gli occhi neri, scintillanti come diamanti e sfolgoranti di felicità, fissi nei suoi, le labbra sottili dischiuse in un anelito di desiderio ancora insoddisfatto, l'amore soffuso ovunque sul volto che non le era mai parso così bello.
Le sembrava quasi che Severus godesse del piacere che riusciva a darle e che osservare l'estasi sul suo viso fosse sufficiente ad appagarlo completamente, facendogli dimenticare ogni altro desiderio. Più volte l'aveva sentito avvicinarsi al limite, ma era sempre riuscito a resistere a se stesso, talvolta mordendosi forte le labbra per mantenere uno strenuo controllo e dedicarsi così ancora a lei, con quella devota adorazione che la eccitava in modo incredibile.
Isabel si chiese quante volte il mago doveva aver sognato quei gesti, immaginato i movimenti, anelato le sensazioni e agognato quel piacere che ancora si negava. Con gli occhi velati di voluttà, vedeva Severus guardarla con intensità, fiamme nere che ardevano impetuose nelle iridi travolte dal desiderio e sfolgoranti di felicità, e godere dell'estasi che ripetutamente sapeva regalarle. Aveva veramente l'impressione che a Severus non importasse nulla del proprio piacere, ma solo di quello che sapeva donarle con tanta generosa adorazione, finché il mago lo aveva esplicitamente ammesso, lasciandola di stucco, così che aveva dovuto implorarlo di concedersi infine la propria parte di godimento. Sentirlo infine straripare dentro di sé e colmarla del suo seme in ripetuti fiotti caldi, mentre anche lei raggiungeva l'apice, era stata una sensazione appagante oltre ogni immaginazione, poi subito bruciata e annientata da quel nome tanto odiato che il mago aveva di nuovo pronunciato con tutto il suo immenso amore.
Lily, Lily, sempre quella maledetta Lily!
Si rese all'improvviso conto che, ogni volta che Severus aveva pronunciato con infinita tenerezza quel nome tanto esecrato, gli aveva conficcato le unghie nella schiena infliggendogli lunghi, profondi e dolorosi graffi, proprio come aveva fatto in quel momento, appena prima di scoppiare in un pianto irrefrenabile. Ogni unghiata era una dichiarazione di amore del mago per Lily e tutte quelle lacerazioni le dimostravano in modo inequivocabile l'intenso amore di Severus per un'altra donna.
No, non poteva sopportarlo oltre, non poteva più accettare l'idea d'essere amata con le sembianze della sua odiata rivale. Non riuscì a trattenere le lacrime, di rabbia e di dolore, di odio e di delusione, e più piangeva più Severus, spaventato, la stringeva a sé ripetendole il suo amore e quel nome maledetto di cui avrebbe solo voluto cancellare l'esistenza per sempre, estirpandoglielo dai ricordi, dai pensieri e dai desideri e, soprattutto, dal cuore!
In quel momento, la sua tremenda gelosia per il fantasma di Lily, che lei stessa aveva riportato in vita - per salvare quella del mago, è vero, ma facendo così anche un gran male ad entrambi - era esplosa senza alcun controllo; insieme alla repentina ed irrevocabile decisione, mentre piangeva senza alcun ritegno tra le sue braccia dopo aver fatto l'amore, di uccidere definitivamente quel fantasma direttamente davanti agli occhi di Severus, subito, il giorno successivo, perché si era resa conto di non essere più in grado di reggere l'inganno né voleva più essere amata nella ormai odiata finzione di Lily.
All'inizio era veramente convinta che Severus credesse che lei fosse Lily, ma dopo aver notato che il mago di nascosto non assumeva più i suoi filtri aveva concluso che avesse compreso tutto e fosse sul punto di svelare l'inganno: era quello il motivo che, quella notte, l'aveva spinta a dichiarargli il suo amore mentre pensava stesse dormendo.
Invece il mago aveva fatto l'amore con lei, ma chiamandola ostinatamente Lily, e questo l'aveva fortemente confusa. Solo dopo avergli sbattuto in faccia l'inganno, il mattino dopo, Isabel aveva avuto la certezza, dalla sua stessa reazione, che ormai Severus sapesse che non poteva essere vero, che lei non poteva essere Lily; però aveva a tutti i costi voluto credere all'inganno perché, ormai, non gli restavano altri sogni cui aggrapparsi per vivere.
Questa scoperta l'aveva sconvolta, facendola soffrire ancora di più perché aveva compreso quanto male gli avesse involontariamente fatto, seppure a fin di bene, e che Severus, soprattutto, ormai desiderava veramente solo morire mentre con il suo "inganno d'amore" l'aveva invece obbligato a vivere senza averne più alcun motivo, o desiderio.
Così, mentre le sue ultime speranze s'infrangevano contro la realtà, con furia rabbiosa si era gettata sul sogno d'amore di Severus per distruggerlo completamente.
Isabel ricordava in modo vivido, proprio come se la conversazione avvenisse in quell'istante, l'ira e l'odio contro Lily che la animavano mentre discuteva con il mago e gli demoliva il suo sogno; al contempo, ricordava altrettanto bene anche l'acuto dolore che aveva provato mentre lo osservava, la disperazione che bruciava nei suoi occhi neri, affrontare la morte dei suoi sogni con amara dignità, come se Severus stesso avesse sempre saputo che erano solo chimere, miraggi che si era creato per riuscire ad andare avanti e continuare a compiere il proprio dovere.
Si era sentita tremendamente colpevole per la crudele verità che gli urlava in faccia, anche se in fondo sapeva che lo faceva per Severus, per il suo bene, affinché potesse finalmente liberarsi dalle catene dell'amore-rimorso per Lily e, infine, cominciare a vivere.
Con feroce insensibilità, solo apparente, mentre il suo cuore invece tremava davanti alla sofferenza che gli stava infliggendo, aveva vomitato addosso a Severus, con inaudita violenza, tutto l'odio e l'ira impotente accumulati negli anni contro Lily e resi incandescenti dalla gelosia esacerbata dagli avvenimenti degli ultimi tempi.
Aveva anche volutamente esagerato, trasformando in assolute certezze, confezionate quali pesanti accuse, i semplici dubbi che aveva sempre avuto sul comportamento della Evans.
In certi momenti, davanti all'atroce sofferenza che gli leggeva sul volto, sempre più pallido e angosciato, di fronte all'abisso di disperazione che progressivamente si spalancava nei suoi occhi neri man mano che Severus si arrendeva alle sue parole, avrebbe solo voluto smettere di torturarlo e stringerlo forte tra le braccia ripetendogli mille volte il suo amore.
Ma non poteva, non poteva farlo, sarebbe solo stato peggio!
Così aveva ostinatamente continuato a perseguire il suo scopo, imponendosi di ignorare la crudele sofferenza che stava infliggendo all'uomo che amava, e anche a se stessa, cercando con strenuo sforzo di evitare che la pena che stava provando per il mago filtrasse dal suo sguardo innamorato o dal tono della sua voce che, ogni tanto, assumeva invece amare venature accorate, se non, addirittura, inaccettabili tremori. Solo l'ira poteva aiutarla a portare a termine il compito tremendo che si era imposta, così si era aggrappata all'odio per la Evans e aveva sputato con forza tutto l'astioso veleno depositato da anni nel cuore di una donna innamorata e mai ricambiata.
Aveva usato al suo scopo, quasi senza nemmeno rendersene coscientemente conto, tutte le essenziali informazioni sulla sua vita che aveva scoperto nei ricordi del mago grazie all'effetto secondario del sortilegio; si era accorta di quanto ciò lo colpisse a fondo, mettendolo a nudo di fronte a lei e facendolo sentire del tutto fragile e indifeso: lo aveva visto sussultare alle sue parole, impallidire sempre più di fronte al racconto di certi fatti che nessuno poteva conoscere, e perfino tremare quando aveva colpito nel segno, affondandogli crudelmente nel cuore l'affilato pugnale della verità. Del resto, non poteva fermarsi, doveva riuscire a sbaragliare ogni sua più strenua difesa se voleva riuscire nel difficile, quasi impossibile intento di sradicare il fantasma della Evans dal suo cuore.
Severus aveva resistito a lungo, aveva combattuto e difeso la sua Lily, il suo amore, il suo sogno, addossando a se stesso ogni colpa. Isabel però sapeva che le sue crudeli parole stavano riaccendendo le braci di pensieri e dubbi che il mago aveva sempre intimamente negato, ma di cui conosceva fin troppo bene l'esistenza: ambigui aspetti di Lily che non poteva accettare di riconoscere perché altrimenti il suo sogno d'amore ne sarebbe uscito distrutto… e il mago non poteva permetterselo, perché era stato l'artefice primo della morte della sua amata!
Era stato orribile, insopportabilmente crudele, continuare a uccidergli il suo sogno davanti agli occhi, nero lago immoto di cupa disperazione, oscura voragine infinita in cui s'inabissava tutta la sua esistenza, rogo di atroce dolore dove le fiamme di ricordi e rimorsi bruciavano un amore eterno che non era mai esistito se non nelle sue illusioni.
C'era stato un momento in cui era stata a un soffio dal cedere: gli occhi si erano riempiti di lacrime e non era riuscita a trattenere quella carezza tremante, piena d'amore, che voleva consolare un uomo disperato che non riusciva a perdonare se stesso e viveva solo di atroci rimorsi. La lacrima era scesa, mentre si perdeva nei suoi occhi neri e sussurrava il suo nome con struggente enfasi ed appassionato amore.
Poi si era imposta di girargli le spalle ed era riuscita a riprendere il dominio dei propri sentimenti e a proseguire nel suo orribile compito di annientare tutti i sogni dell'uomo che amava, anche se, trascinata dall'impeto d'amore, quando aveva voluto orgogliosamente misurarsi con Lily per dimostrargli tutto il suo amore, vero e reale, aveva perfino rischiato di rivelargli il fatale vincolo che li legava indissolubilmente.
Isabel sospirò, sopraffatta dall'emozione dei ricordi, il cuore che le batteva forte.
Aveva fatto spietatamente soffrire Severus, e aveva sofferto con lui per ogni singola, crudele parola che gli aveva gettato contro: solo per cercare di liberarlo dalle catene di quell'amore che gli aveva sempre impedito di vivere, di quel rimorso atroce che gli avvelenava l'esistenza impedendogli di perdonare le colpe commesse tanti anni prima da un ragazzo deluso e che un uomo solo e infelice aveva mille volte pagato e ripagato, espiandole fino in fondo.
Alla fine Isabel sapeva di aver vinto, mentre le lacrime le bagnavano il viso e non aveva neppure più la forza per trattenerle o asciugarle: Severus era crollato ed i suoi occhi si erano spenti, lasciando solo le tenebre di una infinita e desolante disillusione, il sogno infine infranto davanti alla realtà.
Era arrivata a dimostrargli, inequivocabilmente, di aver amato solo una mera illusione per tutta la vita, ma che poi aveva fatto l'amore con lei, e non con Lily. Era stato l'ultimo colpo inferto, la stilettata suprema con la quale aveva trafitto anche il proprio cuore, perché sapeva fin troppo bene che quella notte Severus, invece, aveva disperatamente voluto amare Lily e non lei.
Era stata la notte della loro reciproca sconfitta ed entrambi avevano perso. Tutto.
Sì, il suo cocente e definitivo fallimento, il motivo per cui aveva deciso di ritirarsi e smettere di combattere la battaglia, ormai persa, per conquistare il cuore di Severus e riportarlo a vivere e ad essere finalmente felice. Ma Severus non voleva vivere, non voleva essere felice, voleva solo continuare a soffrire per espiare colpe che riteneva imperdonabili e la maga non era minimamente riuscita a mutare la situazione.
Quando Severus le aveva chiesto di riassumere le sue vere sembianze, aveva realizzato che tutta quella terribile recita, che le era costata tanti penosi sforzi e sofferenze, era stata del tutto inutile e così lo aveva spronato ad andarsene, a tornare nel mondo magico che ora lo avrebbe accolto come un eroe.
Anche se, poi, l'unica che se n'era andata via dal bosco, invece era stata lei, furibonda e sconfitta.
Aveva cercato di togliersi Severus dalla mente, rabbiosamente, anche riallacciando l'unico, vero rapporto sentimentale che avesse mai avuto in vita sua, con Ryann, ma senza riuscirci; anzi, sentendosi sempre più in colpa, e anche preoccupata, per aver lasciato solo Severus, senza più alcuno scopo nella vita dopo avergli "ucciso" il sogno di Lily che, in fondo, era sempre stata la sua unica ragione di vita oltre alla lotta contro Voldemort, al fianco di Silente, anche quella ormai conclusasi con la definitiva morte dell'Oscuro Signore.
Già, perché Severus, nonostante avesse ucciso Silente, aveva continuato ad essergli totalmente fedele. All'inizio erano state solo supposizioni un po' azzardate di Isabel, poi completamente confermate dall'integrale condivisione dei ricordi del mago grazie al sortilegio.
Isabel aveva casualmente scoperto che Severus faceva la spia per Silente dopo il ritorno di Voldemort: aveva trovato un calderone con l'avanzo di una pozione che il mago aveva frettolosamente nascosto dovendo lasciare all'improvviso la fortezza di Voldemort; aveva analizzato il liquido e, grazie agli ottimi insegnamenti che nonna Maeve si era ostinata ad impartirle sull'arte delle pozioni, aveva compreso che doveva trattarsi di un filtro che alleviava il dolore dei prigionieri ma, al contempo, annebbiava loro la mente fino al punto di impedire di rivelare informazioni, neppure sotto tortura o in punto di morte.
Nonna Maeve…
Isabel sorrise al ricordo delle varie punizioni che la nonna le affibbiava per costringerla a studiare seriamente una materia che, all'inizio, le era parsa così ostica e difficile ma che, col tempo e l'approfondimento, si era rivelata affascinante e dotata di enormi potenzialità. Era proprio vero quello che diceva la nonna, che si divertiva sempre a fare quel giochetto col doppio significato del proprio nome, di origine gaelica: sì, la vecchia maga era proprio come le pozioni, inebriante e intossicante al tempo stesso!
Isabel si concentrò di nuovo su Severus mentre il sorriso svaniva dal suo volto.
Dopo quella scoperta del tutto fortuita, aveva cominciato a controllare con assiduità ogni movimento del mago e aveva svolto accurate indagini assumendo informazioni per ogni dove e collegato fra loro i vari indizi raccolti con pazienza. Era partita dal reticente racconto di Narcissa sul Voto Infrangibile, divenuto poi chiarissimo dopo un giretto non autorizzato nella sua mente, quindi aveva aggiunto tutte le spiegazioni fornite da Severus a Bella e che Isabel aveva capito, a forza di ponderarci su notte e giorno, che potevano anche avere un'interpretazione diametralmente opposta a quella che il mago aveva inteso indurre in Bellatrix convincendola d'essere sempre stato fedele al loro signore. Era infine giunta a ipotizzare che Severus, benché avesse risposto come gli altri Mangiamorte al richiamo di Voldemort la notte del suo ritorno in forma umana - e fosse stato severamente punito per il suo ritardo con una lunga Cruciatus, servita soprattutto a sedare il pericoloso sospetto di infedeltà che l'Oscuro nutriva nei suoi confronti - era però fedele a Silente e doveva essere per forza un Occlumante assolutamente eccezionale per riuscire a mentire al Signore Oscuro, anche sotto tortura.
Infine, quella notte di due anni prima, nascosta nell'ombra dell'ingombrante mole del Custode delle Chiavi e dei Luoghi di Hogwarts, oltre il margine della Foresta Proibita, aveva colto la concitata e breve conversazione tra i due maghi che le aveva svelato l'incredibile segreto. Erano state solo poche parole, ancora una volta ambigue e soggette a interpretazioni, eppure, osservando i due uomini non aveva avuto più alcun dubbio, tanto chiaro era il dolore sul viso pallido e sconvolto di Severus e la determinazione alla scelta mortale su quello sereno di Silente. All'improvviso ogni pezzo del puzzle era andato al posto giusto e tutto le era parso chiaro e nitido, anche il motivo per cui Severus aveva contratto quel pericoloso Voto che poteva costargli la vita: era solo un comodo alibi per obbedire al tremendo ordine che Silente gli aveva imposto.
Quella definitiva scoperta le aveva allargato il cuore, perché all'inizio aveva veramente creduto che Severus fosse un fedele Mangiamorte, mentre era immensamente felice di scoprire che non lo fosse perché, così, almeno lui era libero e non schiavo dell'oscurità di Voldemort.
Dopo l'omicidio sulla torre, quando era tornato fra i Mangiamorte e aveva brindato con loro al successo della propria missione, come donna innamorata non le era stato difficile, non vista, scorgere l'intenso dolore celato nella profondità degli occhi neri di Severus. Aveva visto la sua mano esitare impercettibilmente prima di levare il calice e le labbra sottili tremare appena intonando con gli altri le parole del brindisi. Ed era sicura che, più tardi, quando lo aveva visto da solo sui bastioni della fortezza, avvolto dalle protettive tenebre della notte, erano lacrime quelle che, miste al sangue delle lacerazioni infertegli dagli artigli dell'ippogrifo, scendevano sulla sua guancia. Ed ora che, grazie al sortilegio, condivideva tutti i suoi ricordi, Isabel rabbrividì davanti al gesto di Severus, adesso finalmente chiaro, con cui aveva voluto riaprire i profondi graffi sulla guancia per poter degnamente piangere, in solitudine e con lacrime di sangue, la morte del suo unico amico.
In seguito, sempre tenendolo attentamente sotto controllo, l'aveva anche sorpreso a rischiare più volte la propria vita - e Merlino solo sapeva tra quali orribili tormenti sarebbe morto se l'Oscuro avesse scoperto il suo tradimento - per liberare dei prigionieri o, nel corso di qualche attacco notturno dei Mangiamorte, proteggere e salvare qualche disgraziato Babbano, quando la sorte glielo permetteva.
Certo, senza quella favolosa pozione dell'invisibilità riscoperta dalla nonna non avrebbe mai potuto venire a conoscenza di tutte quelle cose, nonostante potesse muoversi indisturbata tra i Mangiamorte, figlia e sorella di Tiger, ma aveva sempre evitato con cura che Severus la incrociasse o la riconoscesse: del resto, nessuno era brava come lei a trasfigurarsi grazie alle pozioni e agli arcani incanti di Nonna Maeve!
Isabel sospirò amaramente: aveva provato, con tutte le sue forze, a dimenticare Severus, ma saperlo lì, da solo nel bosco di Mirce, senza più sogni e scopi nella vita, era una cosa che le stringeva il cuore. Lei l'aveva tenuto in vita, ingannandolo, lei aveva distrutto i suoi sogni: come poteva, ora, abbandonarlo, anche se non era riuscita a farlo innamorare di sé?
Così era tornata e, incredibilmente, aveva scoperto di non aver perso su tutti i fronti; è vero, il mago non l'amava, però una cosa era riuscita ad ottenerla, ed era la cosa più importante: Severus era finalmente libero dalle catene di quel falso amore che gli aveva impedito di vivere! Il fantasma di Lily si era dimostrato rivale ben più pericoloso di una donna in carne ed ossa, ma alla fine era riuscita a sconfiggerlo, almeno per lui, per rendergli la libertà: perché, ora, probabilmente il mago la odiava e ne aveva tutte le ragioni.
Era arrivata nel bosco proprio mentre Severus dava l'ultimo addio al suo sfortunato sogno d'amore: lo vide appoggiare la mano sul cuore, poi slacciare due bottoni ed infilare le dita cercando la tasca segreta. Sapeva dell'esistenza della tasca, e del suo contenuto, perché l'aveva scoperto ripulendo l'abito intriso del sangue del mago. Aveva trovato la foto strappata e l'ultimo foglio della lettera: in un impeto di gelosia le aveva strette forte tra le dita spiegazzandole e strappandole un poco, e avrebbe voluto distruggerle del tutto; ma alla fine non ne aveva avuto il coraggio e le aveva rimesse a posto con la magia, infilandole con cura nella tasca segreta della casacca.
Isabel, del tutto stupita, vide il mago, dall'altro lato del ruscello, restare immobile ed osservare a lungo la foto, l'amore dipinto sul volto che lentamente si trasformava in struggente tristezza. Severus chiuse gli occhi con un sospiro, mentre una lacrima scendeva lenta a rigargli la guancia, le labbra sottili strette, a trattenere parole che non dovevano uscire, che dovevano rimanere solo nel suo cuore. Poi riaprì gli occhi, neri diamanti scintillanti di lacrime, e avvicinò la foto alle labbra, mentre Isabel si sentiva morire, il cuore stretto nella morsa della sconfitta: la sfiorò appena, con delicato e rispettoso amore, le dita che gli tremavano e la lacrima a proseguire la discesa sulla guancia pallida.
Poi accadde ciò che mai Isabel avrebbe immaginato, e il suo cuore prese a battere all'impazzata, di deliziato stupore: Severus si inginocchiò e appoggiò la lettera e la foto sull'acqua, la lacrima che pioveva dal suo volto per congiungersi con quello della foto e sussurrò, con infinito amore, ma anche con totale rassegnazione.
- Addio, Lily, addio per sempre!
Incredula, Isabel arretrò di un passo, calpestando rametti e foglie e il mago alzò di scatto il capo e la vide: rimasero a guardarsi a lungo, intensamente, quasi immobili mentre l'acqua del ruscello gorgogliava fra loro. Il suo respiro, dapprima contratto dallo stupore, s'era lentamente fatto ansante mano a mano che sprofondava sempre più nelle nere tenebre degli occhi di Severus che la fissavano spalancati, più splendenti che mai.
All'improvviso, senza mai lasciare il suo sguardo, vide il mago portarsi la mano al cuore, proprio là dove a lungo aveva custodito la lettera e la foto che aveva appena abbandonato, come a controllare se il suo cuore potesse ancora battere senza di loro; continuò a fissarla, l'espressione che mutava sul volto pallido, come se fosse stupito che il suo cuore ancora potesse battere, anche ora che aveva abbandonato per sempre il suo sogno d'amore.
Quando, dopo un istante, entrambi volsero lo sguardo sull'acqua, il fantasma di Lily era svanito.
Isabel tornò al presente e sospirò a lungo, poi scosse il capo, desolata.
Era stata felice, dopo quel giorno, incredibilmente e inaspettatamente, e di nuovo si era cullata in altre dolci illusioni, che poi sarebbero miseramente svanite, come neve sotto lo scintillante sole del bosco di Mirce. Ma durante quei giorni meravigliosi, quelle settimane stupende in cui tutto sembrava andare alla perfezione, Isabel era stata raggiante, come mai prima in vita sua.
Chiuse gli occhi: ricordare l'avrebbe solo fatta soffrire, lo sapeva benissimo, ma aveva bisogno, almeno per un attimo, di rivivere quel paradiso perduto, prima di tornare alla realtà per accettarla definitivamente e rinunciare ad ogni impossibile sogno su Severus.
Isabel volle perdersi ancora negli scintillanti occhi neri di Severus, rivederli brillare di felicità mentre, poco per volta, scopriva la potenza della magia del bosco di Mirce e se ne lasciava pervadere. Come dimenticare quel primo sorriso estatico che il mago le rivolse rendendosi conto che nell'aria incantata del bosco non aveva bisogno della bacchetta per fare magie! Come scordare l'incredibile interesse con cui seguì tutto il suo racconto, senza mai smettere per un solo instante di fissarla con il suo sguardo intensamente nero, e poi l'incredula meraviglia, che riempì di neri bagliori sfavillanti i suoi occhi, nel comprendere in quale strabiliante luogo si trovava!
Percepì di nuovo il calore eccitato della mano del mago mentre gliela afferrava per trascinarlo a scoprire tutti i tesori celati nel bosco; rivisse la folle corsa condivisa fra gli alberi, le fermate improvvise e l'incontenibile entusiasmo di Severus nel vedere coi propri occhi ciò che, nel loro mondo, ormai esisteva solo nei libri mentre lì, nell'incantata aria di Mirce, era ancora vero e reale, vivo e palpitante.
Quel giorno Severus ricominciò a vivere, dopo quattro mesi dal giorno in cui l'aveva sottratto alla morte, quella lunga corsa gli ridiede la vita nell'affanno del respiro corto per la lunga immobilità; il solito pallore del suo viso era soffuso di un delicato rossore e i suoi occhi erano finalmente tornati a vivere: di nuovo vedevano il mondo che lo attorniava e che per tutti quei mesi aveva completamente ignorato. Le sorrideva, stupito e felice, ed Isabel fu sicura che in quel momento, infine padrone del potere della magia che per tutta la vita aveva vanamente inseguito, Severus si sentisse libero da ogni vincolo e che nei suoi scintillanti occhi neri, finalmente, ci fosse la disponibilità a vedere anche il futuro, invece di lasciarsi solo opprimere dal passato. Fu dispiaciuta che il mago le occludesse la mente, del resto la sua doveva essere un'abitudine difficile da perdere, dopo tutto quel che doveva avere passato per imparare a mentire perfettamente all'Oscuro Signore; non poteva introdursi nella sua mente per rubare i suoi pensieri in quel momento ma, in fondo, le fiamme di felicità che ardevano con travolgente impeto nei suoi occhi neri erano più che sufficienti per ripagarla di ogni cosa.
Quella sera gli mostrò l'altro tesoro che per tutta la giornata gli aveva decantato: le antiche pergamene della nonna con le ricette di filtri perduti. Lo vide rimanere quasi senza respiro, rapito dall'interesse che quei fragili fogli risvegliavano in lui, poi allungare la mano e sfiorarli piano con le dita sottili, una tremante carezza per un'amante a lungo desiderata. Il mago quasi non ascoltava più le sue parole, ma Isabel fu sicura che sarebbe stato in grado, con le sue approfondite conoscenze, di distillare anche le pozioni più difficili, quelle per cui esistevano solo istruzioni parziali o quasi illeggibili, e che, anche laddove nonna Maeve aveva fallito, Severus avrebbe avuto pieno successo.
Era bellissimo vedere la voglia di vivere tornare ad illuminare le profonde tenebre dei suoi occhi neri, così a lungo vuote e angosciate, e il sorriso approdare finalmente sulle labbra sottili addolcendo i suoi lineamenti e rendendolo ancora più bello agli occhi innamorati della maga. Isabel fu immensamente felice di quell'insperato risultato e volle credere che fosse tutto merito suo: la speranza, di nuovo, le scaldò il cuore.
Illusione d'amoreIl giorno successivo Isabel volle condividere con il mago anche l'ultimo, inestimabile tesoro, quello che era certa l'avrebbe totalmente conquistato: la biblioteca della casa, che conteneva centinaia di antichi libri, testi rarissimi o addirittura introvabili altrove, opere che avevano perfino fatto nascere leggende!
Il mago era stupefatto, incredulo di quanto si svelava al suo sguardo; Isabel vide i suoi occhi illanguidirsi e il nero fondersi nel desiderio di conoscenza. Si avvicinò lentamente e la maga invidiò a fondo il dorso dei libri che ebbero la fortuna di essere sfiorati dalla punta delle sue dita in un tocco lieve e delicato, pieno di rispetto ma traboccante di evidente desiderio. Tremò quando sentì la voce di Severus, roca e profonda, sussurrarne a fior di labbra i titoli, con la stessa ardente passione di una dichiarazione d'amore: cosa avrebbe dato per sentir pronunciare dal mago anche il suo nome con quella stessa estasi rapita d'amore!
Fu la reazione imprevista del mago ai libri sulle Arti Oscure che la stupì, anzi, la preoccupò: era certa che avrebbe capito subito che quei preziosi testi erano appartenuti all'Oscuro Signore e che sarebbe stato entusiasta di poterli avere a disposizione. Invece, il suo sguardo tenebroso si era adombrato trasformandosi in un lago d'oscurità in cui tutta la luce svaniva e la sua voce aveva perso ogni delicata inflessione d'amore per farsi tetra e sospettosa. La fissò con occhi duri e penetranti e Isabel si accorse subito delle sue intenzioni: altre volte aveva già provato ad esercitare la Legilimanzia con lei, così, automaticamente, come sempre era abituata a fare appena percepiva l'intrusione, reagì d'istinto occludendo la mente, sigillandola e rendendola del tutto impenetrabile. Severus desistette subito e l'attacco finì prima ancora di incominciare, come se il mago non volesse farsi scoprire.
Subito dopo, però, la stupì di nuovo, piacevolmente, questa volta: le sorrise, e Isabel volle leggere l'approvazione, forse anche un ringraziamento, in quelle labbra che infine si dischiusero sul volto pallido, ancora tirato dalla tensione del momento precedente. E le fece quella bellissima sorpresa, sì, ne era certa, proprio per ringraziarla di tutto ciò che gli aveva regalato in quei due giorni: le insegnò a volare!
Fu un'esperienza unica e indimenticabile!
Volare da sola, senza scopa, le dava una sensazione impagabile di potere e di libertà, come se fosse finalmente la padrona dell'aria e del vento, che dovevano piegarsi al suo capriccioso comando, l'una a sostenerla e l'altro a sospingerla.
Ma ciò che era più bello di tutto fu ritrovarsi di nuovo tra le braccia di Severus, in quella fin troppo rispettosa stretta che le dava una dolce sicurezza quando la stringeva con prontezza a sé per sorreggerla nel momento dell'incertezza. Poi la lasciava andare, libera nell'aria, e quel delicato abbraccio le mancava, anche se la sfida col vento era impagabile. Così finse, più volte, di perdere il controllo, solo per potersi stringere di nuovo al mago, per sentire le sue braccia intorno al proprio corpo, per inebriarsi del profumo della sua pelle, proprio come la notte, ormai fin troppo lontana, in cui avevano fatto l'amore.
Mentre si stringeva sensualmente a lui, Isabel ne fu assolutamente certa, si rese conto che il corpo del mago la desiderava, sì, proprio come quella notte, quando aveva voluto credere di amare la sua Lily. Ma c'era lei, ora, Isabel, e non Lily, fra le sue braccia, ed era lei, solo lei, indubitabilmente lei che Severus desiderava in quell'istante e la maga non avrebbe potuto essere più felice di quella scoperta fatta mentre, librata nell'aria, il vento scompigliava i suoi lunghi capelli neri.
Nelle settimane e mesi successivi fu un crescendo esaltante di sensazioni ed emozioni sempre più esplosive, la potenza magica di Severus che si espandeva e straripava in modo del tutto imprevisto, come mai Isabel avrebbe immaginato: sembrava che nulla gli fosse impossibile e ogni giorno un nuovo incanto aleggiava sulle sue labbra o fioriva nei suoi pensieri - la bacchetta, del tutto inutile, dimenticata chissà dove - per realizzarsi con incredibile potenza nell'aria stregata del bosco di Mirce. Ogni incantesimo che il Principe Mezzosangue aveva lasciato incompiuto trovò la sua soluzione, ogni pozione incompleta di nonna Maeve ricevette gli ingredienti mancanti e la procedura per la perfetta distillazione.
Gli occhi del mago sfolgoravano di felicità, di entusiasmo e di ritrovata voglia di vivere e, forse, Isabel volle illudersi ancora, anche di amore per lei che sapeva comprendere ogni suo più recondito bisogno. Grazie al sortilegio, che le aveva permesso di conoscere tutti i ricordi e i pensieri di Severus, la maga riusciva infatti a comprenderlo a fondo, come mai nessuno prima; in ogni momento, conoscendo i suoi più intimi desideri, cercava di rendere quanto più piena possibile la felicità dell'uomo che amava, che sempre più spesso la guardava, tra sospiri di desiderio che andavano facendosi sempre più ardenti, con i suoi languidi occhi neri, scintillanti stelle che incontrastate dominavano il vellutato cielo notturno del suo sguardo.
Isabel era sempre più profondamente sedotta dal mago, dalla sua voce profonda che la faceva vibrare dentro quando le sussurrava qualcosa, magari mentre la sera leggevano insieme qualche vecchio testo e le spiegava con pazienza ciò che non aveva compreso; era ammaliata dalle movenze eleganti e sensuali che accendevano il suo desiderio facendole ricordare quanto era stato meraviglioso ed appagante fare l'amore, otto mesi prima, quando ancora recitava il ruolo di Lily.
Per quel motivo un mattino rimase ad osservarlo di nascosto, immobile e in silenzio, mentre distillava la complicatissima pozione dell'invisibilità: si riempì gli occhi di tutti i movimenti, misurati e perfetti, quasi sensuali passi di danza, che Severus compiva intorno al calderone rimestando con perizia il contenuto che da denso diventava progressivamente più fluido a ogni nuovo giro, il polso che ruotava con eleganza mentre le dita lunghe e sottili stringevano con sicurezza il mestolo immergendolo nel liquido scintillante, sempre più inconsistente e impalpabile, argentea trasparenza che prometteva una perfetta invisibilità. Il mago trattenne il fiato e rimase immobile per un istante a osservare la superficie dai lucenti riflessi, gli occhi neri pieni di vita e risplendenti d'orgoglio che brillavano nel volto pallido e concentrato che le appariva, come incantata visione, tra le spirali di fumo che si levavano dalla pozione.
In quel momento ad Isabel parve che il suo sogno d'amore fosse finalmente sul punto di realizzarsi!
Ancora poté ammirare le dita sottili del mago avvolgersi come una languida carezza attorno al delicato cristallo di un'ampolla e l'argentea trasparenza fluirvi in scintillanti e morbidi anelli accompagnati dal nero velluto dello sguardo che riluceva nel pallore del viso, che ad Isabel appariva sempre più bello e sensualmente affascinante. Poi fu un sospiro, un lieve movimento al sobbalzare del cuore, e il mago si accorse della sua presenza: girò di scatto il capo di lato, i lunghi capelli corvini che lo seguirono come un'onda, per un instante coprendogli il viso e poi tornando ad incorniciarlo. Fu uno sguardo rovente e penetrante e Isabel si perse in quello splendente abisso che sembrava infinito, profondo oltre ogni umana percezione, ma intensamente vivo e appassionato, avvolta da quelle nere fiamme di desiderio che bruciavano con vigore sconosciuto, e la maga desiderò solo ardere in quel rogo per essere poi dissetata dai suoi baci.
Isabel tremò al ricordo di quelle sensazioni, così vivide pur dopo tre mesi, che l'avevano scossa facendole capire quanto, ancora, amava e desiderava Severus. Ma era inutile sperare e continuare ad illudersi, anche se l'aveva fatto, oh quanto si era vanamente cullata nella meravigliosa lusinga d'essere amata e di essere riuscita a farlo tornare pienamente a vivere!
Del resto, come non sognare quando Severus per la prima volta aveva languidamente sussurrato il suo nome e si erano infine baciati? Era il suo nome che aleggiava dolce e intenso sulle labbra del mago, non quello di Lily, ma proprio il suo nome: si era sentita tremare dentro e non aveva capito più nulla.
Non ricordava neppure come fosse accaduto e perché: aveva notato che era accaldato e lo aveva invitato a togliersi la severa e rigida giacca; Severus l'aveva fissata serissimo, gli occhi neri che bruciavano di dolore nel volto pallido, e lei quella sua atroce sofferenza la conosceva fin troppo bene per averla vissuta in prima persona nei suoi ricordi.
- C'era una gelata solitudine nel mio sotterraneo… - sussurrò il mago socchiudendo gli occhi, un sospiro amaro a interrompere la frase.
Quanto aveva sofferto Severus in quella lunga, interminabile e tremenda solitudine, confinato nella volontaria prigione del suo sotterraneo, senza il calore d'alcun rapporto umano se non l'amicizia di Silente, cui aveva dovuto fatalmente mettere fine. Le sembrava quasi di sentire il ghiaccio serrargli il cuore in una morsa crudele mentre si stringeva inutilmente nel mantello nero alla ricerca del calore di un abbraccio, negandosi volutamente anche il tepore delle fiamme del camino.
- … ed il buio di atroci rimorsi…
Perché, perché non riusciva a perdonarsi, perché doveva continuare a soffrire, ancora, anche dopo aver ampiamente pagato per ognuna delle sue lontane colpe?
- Quel tempo è passato, Severus!
- Ma la memoria delle colpe resta. – sussurrò il mago con rassegnata tristezza.
- Altri ricordi, felici, occuperanno il posto di quelli passati. – mormorò Isabel.
Era quello che sperava, quello che più desiderava per il mago, con tutto il cuore; si avvicinò e gli sfiorò piano la fronte: un tocco lieve, appena accennato, tutto il suo essere teso solo nell'anelito di liberarlo dai vincoli del passato e dal rimorso che lo faceva così tremendamente soffrire impedendogli di vivere.
Severus sollevò lo sguardo e la fissò; la maga, estasiata, vide la luce del sole illuminare all'improvviso l'abisso tormentato dei suoi occhi neri mentre i lineamenti si distendevano e sul pallore del suo volto si diffondeva un sorriso che le sembrò quasi imbarazzato: non le era mai parso così bello, così sensualmente attraente, illuminato in pieno dal sole, gli occhi sfolgoranti e le labbra dischiuse in quel tenero, dolcissimo sorriso tutto per lei.
Rimase a guardarlo con intensità, ad ammirarlo travolta dal desiderio, temendo il suo rigido rifiuto se avesse osato fare una sola mossa; poi non resistette più e, senza nemmeno pensare di poterle trattenere, le sue dita corsero sul petto ansante del mago a sciogliere dalle loro asole i primi bottoni della lunga schiera che lo imprigionava. Lo sentì sospirare piano, poi socchiudere gli occhi abbandonandosi morbidamente al tocco delle sue dita che, agili e delicate, volevano liberarlo dalla sofferenza di cui sapeva che perfino il suo abito era profondamente intriso: addolorato lutto per la donna amata della cui morte si riteneva il primo e unico, vero responsabile; rigido e severo monito ad una castità monacale, rinuncia definitiva a qualsiasi carnale piacere per celebrare la purezza d'un amore innocente che le sue stesse parole avevano ucciso.
Quando infine riaprì gli occhi, Isabel, il cui viso era ormai vicinissimo a quello del mago, vi colse subito la tremante emozione del desiderio: slacciò gli ultimi bottoni e insinuò le mani sotto la casacca, sul petto sempre più ansante, la pelle rovente sotto la leggera stoffa della candida camicia. Con una lenta, languida carezza fece scorrere le mani verso l'alto, fino alle spalle, e fece scivolar via la giacca, giù lungo le braccia immobili di Severus che non oppose alcuna resistenza, i loro corpi sempre più pericolosamente vicini.
Mentre la rigida casacca cadeva a terra, Isabel non riuscì più trattenersi e, dopo un'ultima esitazione, lasciò che il suo corpo aderisse piano a quello del mago che l'accolse fremente, rivelandole in pieno il prorompente desiderio; la strinse forte a sé, le mani a carezzarle sulla schiena la pelle ambrata con sempre maggiore ardore e voluttà e la bocca, avida e golosa, a cercare la sua per un interminabile bacio, ardente e appassionato, che tolse il fiato ad entrambi esacerbando un desiderio a lungo represso. Severus continuò a lambirle piano le labbra con la punta della lingua e la maga si sentì in paradiso, ma il meglio doveva ancora arrivare: il mago si ritrasse un poco e, guardandola intensamente negli occhi, sussurrò con struggente dolcezza il suo nome. Isabel tremò tra le braccia che la stringevano sempre più, con protettivo amore, e intanto si perdeva nei suoi languidi occhi, nero velluto che realizzava tutti i suoi sogni, appassionate fiamme che le parlavano d'amore e di bruciante desiderio che non poteva essere più a lungo trattenuto.
Il suo nome, proprio il suo nome, sussurrato da quelle labbra amate, con passione e desiderio, sillabe dolcissime, estasi infinita di un bacio colmo d'amore mentre lo stringeva forte a sé, le dita che premevano sulla schiena del mago per trattenerlo, per non lasciarlo più fuggire via.
In un attimo sentì le mani di Severus, dapprima esitanti, poi sempre più spavalde, sospinte da un travolgente desiderio, carezzarle intensamente la schiena, slacciare la cerniera, far scendere le spalline dell'abito e farlo scivolare giù, lungo i fianchi, mentre il suo viso si tuffava, goloso, tra i suoi seni, un gemito di desiderio a sfuggirgli dalle labbra ardenti. Con gesti veloci, convulsi, aiutandosi l'uno con l'altro e poi con un tocco finale di magia, si liberarono degli abiti, il bosco a proteggerli da sguardi indiscreti e i loro corpi che fremevano all'intimo contatto così a lungo anelato.
Ancora, sulle labbra del mago in un gemito di voluttà aleggiò il suo nome, ripetuto nell'estasi di quel rovente abbraccio carico d'impellente e maschio desiderio. Gli rispose nello stesso modo, un sussurro tremante e ancora incerto e Severus si fermò, di nuovo la fissò e Isabel fu inghiottita in quel cielo notturno che le si schiudeva davanti, nello scintillio di miriadi di stelle che risplendevano di felicità per lei, nei bagliori di un amore che nasceva liberandosi dalle catene del passato.
Poi ancora il suo nome, in un sussurro dolcissimo, sospeso, trattenuto, mentre gli occhi neri diventavano ancora più grandi e languidi, pieni di… oh, come poteva non essere amore quello che leggeva nella nera, stupenda e scintillante profondità degli occhi di Severus?
- Voglio amarti, ora… Isabel!
La maga tremò, di nuovo, il suo nome su quelle labbra sottili quasi fosse una dichiarazione d'amore che ancora non aveva il coraggio di pronunciare. Si ritrovò sollevata tra le sue braccia e poi adagiata delicatamente su un'arborea alcova evocata dai pensieri del mago che ancora sussurrò con ardore, sfiorandole la bocca e facendola di nuovo tremare di felicità:
- Isabel… Isabel…
Come poteva il suo nome essere così dolce e pieno d'amore sulle labbra di Severus? Sentì le lacrime riempirle gli occhi e si chiese se si potesse veramente piangere di felicità; si arrese agli appassionati baci di Severus che le raccontavano il suo amore ed alle sue audaci carezze, messaggere di un cuore troppo a lungo muto per sapere esprimersi a parole. Baci e carezze sempre più intensi ed intimi, labbra ardenti sul suo ventre, ancora a sussurrare il suo nome e poi ad aprire la strada alla voluttà appena prima di sentirlo penetrare in sé con travolgente impeto, spinte potenti e profonde a condurla ad un esplosivo orgasmo.
Le lacrime le rigarono le guance e per la prima volta in vita sua Isabel pianse di felicità tra le braccia dell'uomo che amava e che con coraggio aveva saputo strappare alla morte e riportare a vivere. Severus si accorse subito del suo pianto e, preoccupato, si ritrasse e la strinse a sé, implorandola di non piangere, ripetendo il suo nome, ancora e ancora, sussurro colmo d'amore ma tormentato da quelle lacrime di cui certo non poteva comprendere il motivo. Quando l'aveva chiamata ripetutamente Lily, la prima volta che avevano fatto l'amore, gli aveva ogni volta lasciato il doloroso solco delle proprie unghie sulla schiena, e alla fine era scoppiata in un pianto disperato e irrefrenabile, che il mago aveva sempre di più alimentato chiamandola ancora Lily. Ora, invece, che dolcemente la chiamava col suo nome, ad ogni ardente sussurro una nuova lacrima le rigava la guancia rendendola però sempre più felice.
Ogni volta che sentiva il proprio nome, ora pronunciato con innamorato possesso, non riusciva a trattenere un nuovo, intenso tremito, ma il sorriso si stava aprendo sul suo volto, in mezzo alle lacrime di gioia: così glielo aveva detto, gli aveva rivelato il suo amore e la sua felicità, ormai del tutto persa nelle nere profondità degli occhi di Severus che a sua volta le rivelavano l'amore che ancora le parole non sapevano confessare.
- Sei mia… ti voglio, ancora e ancora, - sussurrò pieno di ardore, di nuovo penetrando in lei, con dolce lentezza, senza mai smettere di fissarla, gli occhi neri scintillanti d'amore, - e ancora… Isabel… Isabel… mia, mia!
Di nuovo la maga tremò, conquistata da quell'irrefrenabile desiderio di possesso, anelando solo d'appartenergli, anima e corpo, per sempre.
E così era stato: avevano ripreso a fare l'amore con infinita passione nel pomeriggio dorato che si trasformava in un infuocato tramonto a far da cornice al loro rovente amplesso; Severus continuava a ripetere il suo nome, ogni volta facendola tremare, in attesa di quella dichiarazione d'amore che non era mai giunta, ma che più volte aveva creduto di leggere nei gesti e nei movimenti colmi di instancabile e devota dedizione, nelle labbra strette tra i denti mentre si beava del suo piacere cercando di resistere a se stesso, negli stupendi occhi neri, scintillante abisso notturno che si schiudeva sull'infinito. Occhi pieni d'amore, neri diamanti splendenti, proprio come la prima volta che avevano fatto l'amore e il mago aveva voluto credere d'amare Lily.
Isabel tornò al presente con un lungo gemito strozzato.
Sì, ne era sicura, c'era lo stesso amore nei meravigliosi occhi neri di Severus, per lei, Isabel, e non per Lily. Cosa diavolo era successo, dopo? Per un incantato istante si era perfino illusa d'averlo sentito sussurrare piano che la amava, mentre al culmine congiungevano il reciproco piacere, ma doveva solo essere stata l'intensità dell'estasi che stava provando in quel momento a farglielo credere. Eppure, nei gesti di Severus c'era stata la stessa ardente passione della prima volta, la stessa delicata attenzione a lei e al suo piacere: aveva perfino voluto illudersi che ci fosse stato anche lo stesso amore per Lily… ma, naturalmente, non poteva essere così, e i successivi eventi glielo avevano crudelmente dimostrato.
Un altro gemito si trasformò in amaro sospiro.
Non riusciva a capacitarsi: come poteva essersi sbagliata così tanto, come poteva aver frainteso tutto?
Ricordava bene lo sguardo intenso di Severus quando, la severa e rigida casacca tra le mani esitanti, attendeva il suo permesso per abbandonarla nel ruscello cancellando definitivamente il passato, proprio nell'identico punto in cui il mago stesso aveva definitivamente rinunciato al suo sogno d'amore per Lily. Nel nero profondo dei suoi occhi aveva letto ancora la lunga solitudine e la tremenda sofferenza di cui quell'abito era intriso, aveva visto ancora il passato cercare di ghermirlo con i suoi rimorsi; ma poi Severus aveva dischiuso le labbra aprendole in un piccolo, incerto sorriso e di colpo la luce aveva sfolgorato nei suoi occhi, neri diamanti splendenti: aveva inclinato appena il capo, il diafano pallore del volto illuminato dalla luna, in un cenno d'assenso che voltava le spalle al passato accogliendo finalmente il futuro.
Poi le aveva detto che voleva amarla ancora, che voleva amarla per tutta la notte… e Isabel aveva sperato che fosse per tutta la vita!
Invece il sogno si era di nuovo incrinato ed il mattino dopo era andato in mille pezzi.
Definitivamente.
Seppellito da due mesi terribili in cui Severus le era sembrato determinato a precipitare in un baratro di depressione e apatia, di colpo disinteressato ad ogni cosa, l'incanto del bosco senza più alcun effetto su di lui, la potenza della magia come dimenticata e negata, pozioni e libri relegati nel nulla del suo sguardo, nero e vuoto, sempre fisso davanti a sé senza voler vedere nulla, né passato né futuro.
Nonostante conoscesse ogni suo segreto ed ogni suo intimo pensiero, Isabel sentiva d'aver fallito miseramente perché non era riuscita ad aiutarlo a trovare un motivo valido per vivere, così il mago aveva deciso di rinunciare, di arrendersi, quasi di lasciarsi morire, se gli fosse stato possibile.
Severus non la amava, era evidente ormai da due mesi, e non aveva alcuna intenzione di vivere la vita che a caro prezzo gli aveva regalato: che senso aveva restare ostinatamente al suo fianco e cercare di amare un uomo che non era più quello di cui si era innamorata, il mago pieno di vita, interessi, coraggio, determinazione e orgoglio che aveva conosciuto tanti anni prima? Lo aveva beffardamente accusato di aver amato per tutta la vita una Lily idealizzata, e non una donna reale, ma ora si rendeva conto che, forse, anche lei aveva commesso lo stesso errore cercando a tutti i costi di continuare a vedere in Severus l'uomo che, purtroppo, non era più. La vita lo aveva cambiato e strapparlo alla morte non era servito a nulla: per la maga il passato era morto mentre Severus continuava a vivere, se quella mai si poteva definire vita, irrimediabilmente incatenato alle colpe del suo passato.
No, non era più quello il mago che amava: era diventato l'uomo che era addirittura arrivato a cercare di distruggere tutto ciò che di grandioso aveva creato in quei mesi nel bosco. Per fortuna si era accorta in tempo che in Severus c'era qualcosa di strano e aveva intuito il suo folle proposito, riuscendo così a far sparire tutto, le nuove pozioni distillate e le pergamene con le annotazioni degli incantesimi inventati, prima che potesse distruggerle.
La mattina in cui il mondo le era crollato addosso, proprio dopo la lunga e appassionata notte d'amore, aveva giocato il tutto per tutto per cercare di recuperarlo, ma aveva miseramente perduto la partita: Severus non aveva alcuna intenzione di concedersi quel perdono che gli avrebbe permesso di tornare a vivere e la maga, purtroppo, non poteva farlo al posto suo. Ci aveva provato, in ogni modo, ma aveva fallito, completamente e irrimediabilmente. Sapeva con assoluta certezza che Severus agognava quel perdono, ma in nessun modo era riuscita a convincerlo di meritarlo. Anche se, invece, era proprio così: il mago aveva pieno diritto a perdonarsi perché ogni sua colpa l'aveva più e più volte espiata con tutta la sofferenza dei suoi rimorsi e la dolorosa rinuncia a vivere ed amare, la vita dedita solo alla causa e alla lotta contro l'Oscuro Signore.
Erano ormai passate ore da quando Isabel si era allontanata nel bosco e Severus, malgrado ogni razionale imposizione, era preoccupato. La sua lunga recita aveva avuto effetto ed era sicuro che la maga si fosse rassegnata a quella sua apatica depressione e si stesse disinteressando a lui, ormai convinta di non poter ottenere più nulla, né pozioni né nuovi incanti.
Ma il suo reale successo era stato minimo, perché, Mangiamorte o meno, continuava ad amarla e a desiderarla. E a preoccuparsi di cose sarebbe potuto accaderle.
Il sole si stava ormai abbassando sull'orizzonte e il mago non resistette: si alzò dalla poltrona con un elegante scatto felino e si concentrò per individuare l'aura di Isabel nel bosco. Era una cosa che aveva scoperto di poter fare solo da pochi giorni, ma poteva tornargli molto utile.
All'improvviso la percepì: era vicina, stava tornando! Represse con crudele determinazione il moto di felicità del cuore e si dispose di nuovo a fingere un'indifferenza che ormai sapeva che non sarebbe mai riuscito a provare davvero verso la maga.
Isabel si stupì di trovarlo in piedi, vigile invece che semi addormentato nella poltrona, ma non voleva illudersi ancora: ormai aveva deciso di ammettere la propria sconfitta e nulla poteva farle cambiare idea.
- Allora, ti interessa ancora sapere come ho sconfitto la morte? – lo apostrofò senza preavviso.
Severus la guardò cercando con strenuo sforzo di mantenere un'espressione impassibile: un tempo era stato un insuperabile maestro nel fingere gelida imperturbabilità mascherando in modo perfetto ogni emozione, ma riuscire a farlo anche davanti ad Isabel richiedeva tutta la sua più completa concentrazione.
La maga lo fissò negli occhi cercando di scovare un barlume d'interesse in quei laghi neri ed indifferenti, ma, proprio come nelle ultime settimane, non vi trovò assolutamente nulla. Eppure, c'era stato il tempo in cui il mago più volte e con insistenza l'aveva pregata di rivelargli quel sortilegio! Bene, che gli interessasse o meno, ora gli avrebbe rivelato tutto.
O quasi.
- Ut mors permutet in vita, vitam eligere debebis, - cominciò a declamare con voce stentorea, - dum in oculis praeteritum tempus detegetur ei qui volet intellegere.4
Severus si impose un ferreo autocontrollo: nulla doveva trapelare dall'espressione del suo viso! Ne era certo, si trattava di Arti Oscure, ma non poteva essere diversamente, visto che Isabel era una Mangiamorte. Le prime parole del sortilegio già rivelavano l'esosa pretesa, lo scambio necessario ad appagare l'oscurità di chi lo formulava: la vita sarebbe stata salva, ma chi esercitava l'incanto in un solo sguardo sarebbe diventato padrone d'ogni segreto dell'altro, il passato svelato in una sola occhiata. Ecco perché Isabel conosceva ciò che nessun altro sapeva di lui!
- Non me l'hai mai chiesto, ma sono sicura che hai sempre voluto sapere perché ti ho ingannato impersonando la Evans, - proseguì beffarda la maga, - ci arrivi da solo, adesso, a trovare la risposta, vero? Non sai quanto m'è costato indossare i panni di quell'insulsa ragazzina, ma sapevo che era l'unico modo per salvarti, dannazione!
È vero, non aveva mai voluto saperlo, ma adesso era chiaro, evidente come il sole, il motivo delle azioni di Isabel: solo per Lily avrebbe voluto vivere, e, grazie a Lily impersonata da Isabel, per lei sola aveva scelto di vivere, mentre credeva invece di andare incontro alla morte che l'avrebbe di nuovo congiunto con la donna che era convinto d'aver amato per tutta la vita.
Isabel colse al volo la scintilla di comprensione che brillò negli occhi del mago che, a quando pare, sapeva ancora ragionare in modo perfettamente lucido:
- Sì, un doppio inganno, - aggiunse affondando l'acuminato coltello della menzogna, forse più nel proprio cuore che non in quello del mago, - credevi di morire e, invece, io ti ho obbligato a vivere, ma ho violato tutti i tuoi preziosi ricordi! – concluse, lasciando libero campo all'ira che, sola, poteva sostenerla in quel momento, cercando lo scontro finale col mago.
Aveva bisogno di odiarlo, per riuscire a strapparselo dal cuore, doveva convincersi che il mago non valesse più nulla per riuscire a rinunciare a lui. E per farlo era anche disposta a mentire a se stessa, se non aveva altra scelta.
Severus continuò a fissarla, la maschera dell'impassibilità che ogni istante di più rischiava di sciogliersi nel pallore intenso del suo viso, sconvolto da ciò che stava scoprendo: possibile che Isabel lo amasse così tanto da essere disposta a fingersi un'altra, perfino la sua stessa rivale, pur di salvargli la vita? Non poteva certo averlo fatto solo perché era curiosa di conoscere i suoi segreti, salvo che intendesse rivelarli all'Oscuro, ma in tal caso la sconfitta di Voldemort aveva bruciato ogni piano della maga. No, che follia, Isabel lo amava e certo non lo avrebbe tradito, causandogli una morte atroce per mano del suo signore. Severus era confuso, incredulo davanti ad un amore inaspettato che era stato disposto a tanto.
Isabel resse lo sguardo del mago, la mentre protetta da ogni eventuale intrusione: perché la guardava e non parlava? Perché non la insultava? Perché non reagiva alle sue tremende parole? Era ormai veramente ridotto ad essere quasi un vegetale, privo di ogni voglia di vivere, incapace di alcuna reazione? Che pena, che terribile pena provava per quello che, solo pochi mesi prima, aveva dimostrato d'essere il mago più potente che avesse mai conosciuto! E cos'era, adesso, quella strana espressione di incredulità che intravvedeva nei suoi occhi? Osava forse mettere in dubbio le sue parole? Si ritrovò tremendamente vicina a perdere del tutto il controllo:
- Vattene, vattene via! Torna al tuo mondo di falsa magia, dove t'accoglieranno come un grande eroe! – esclamò con sarcasmo, indicando la pila di giornali che aveva riportato con sé quando era tornata nel bosco e che Severus non aveva mai degnato d'uno sguardo, completamente conquistato dalla vera e potente magia del bosco di Mirce.
Il mago rimase immobile, impigliato nei propri pensieri e sopraffatto dalla paura di amare, concentrato solo ad impedire che le emozioni trasparissero dal pallore del suo volto: nonostante tutto continuava ad amare la donna che nel rendergli la vita gli aveva rubato i ricordi, ma che tramite le conoscenze così acquisite, e guidata dall'amore che provava, aveva saputo farlo realmente tornare a vivere, come mai aveva vissuto prima, e a fargli credere che anche per lui, oltre al passato, esistesse anche il futuro.
Solo, vi era la tragica realtà, ulteriormente confermata dal sortilegio: Isabel era una Mangiamorte convinta; come poteva amare ciò che più d'ogni altra cosa odiava?
La maga era folle di rabbia davanti alla totale mancanza di reazione di Severus: come poteva essersi ridotto in quel modo? Ora desiderava solo distruggerlo:
- Vai, tornate là, tra i tuoi pari, - urlò fuori d'ogni controllo, cercando disperatamente di infliggergli tanto dolore con le proprie parole quanto il mago le provocava con il suo ostinato silenzio, - a cercare le vestigia del tuo vecchio e falso amore senza il quale, a quanto pare, non sei capace di vivere né di essere uomo!
Una cascata di scintille illuminò la notte che stava scendendo sul bosco, mentre Isabel di nuovo spariva, proprio come otto mesi prima.
Severus rimase di nuovo solo: chiuse gli occhi e si lasciò cadere sulla poltrona dove aveva apaticamente trascorso gli ultimi due mesi riuscendo a ingannare in modo perfetto la maga, facendole credere di non avere più alcun interesse nella vita.
No, non aveva alcuna intenzione di tornare nel mondo che lo aveva rifiutato ed umiliato quando ancora il futuro brillava davanti ai suoi occhi neri pieni di voglia di vivere.
No, non intendeva tornare a cercare un amore che non era mai esistito, non ora che sapeva che cos'era l'amore, quello vero, quello che provava per Isabel ma che non poteva vivere perché i rimorsi per le colpe commesse nel suo passato glielo impedivano, facendolo sentire di nuovo un assassino senza possibilità di perdono: ogni languida carezza gli avrebbe riempito le mani di sangue innocente e gli ardenti aneliti d'amore si sarebbero trasformati in gelidi sospiri di morte.
Sarebbe stato capace di vivere, di nuovo, seppure ancora da solo, come sempre era stato; perché era ancora un uomo, un uomo che aveva appena scoperto di sapere amare intensamente una donna vera e non solo un sogno; un uomo condannato a non poter amare, mai, perché se Isabel era riuscita a prendere il posto che così a lungo Lily aveva occupato nel suo cuore, nessun'altra donna, invece, avrebbe mai potuto occupare quello di Isabel: ormai sapeva con certezza che non sarebbe mai riuscito a strapparsi dal cuore la donna che, pur d'essere amata da lui, aveva rinunciato a se stessa e alla propria identità ed era riuscita, nel sottrarlo alla morte, a regalargli anche un futuro.
Però aveva almeno raggiunto il suo scopo: sapendo che mai sarebbe riuscito a togliersela dal cuore e dalla mente, aveva ottenuto di farla disamorare e di spingerla ad andarsene, allontanando così da sé un'irresistibile, meravigliosa e terribile tentazione.
1 Questa frase trae ispirazione dai commenti della mia beta Monica (Kijoka) al primo capitolo della fic.
2 Tanti anni fa era stata Nykyo, ora non ricordo nemmeno più dove, a coniare questo perfetto termine.
3 Questa frase è stata ispirata dai commenti della mia beta Monica.
4 Affinché la morte in vita si muti, sceglier dovrai la vita, mentre nello sguardo il passato sarà svelato a chi comprendere vorrà.
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