Parte terza Dolore d'amore – ovvero – Quando le maschere si dissolvonoDolore d'amore

Severus riaprì gli occhi sospirando, lo sguardo perso nel cielo nero, le stelle lontane e irraggiungibili, proprio come l'amore che aveva lasciato andare via, che aveva voluto spingere lontano da sé.

Una vita a sognare l'amore per una donna da lui stesso condannata a morte, ed ora che poteva realizzare il suo sogno, ora che poteva amare veramente, stringere forte a sé Isabel, viva e appassionata, le colpe del suo passato ancora lo condannavano alla solitudine e al dolore.

Così aveva dovuto lottare contro se stesso, fingere un'indifferenza che non provava, recitare un distacco che il suo corpo odiava, imponendo il silenzio anche al suo cuore, ancora un'altra, tremenda volta. Anche quando, finalmente, c'era qualcuno che sarebbe stato disposto ad ascoltare il suo amore… e a ricambiarlo.

Severus scosse il capo e si alzò con decisione dalla poltrona su cui aveva vegetato per gli ultimi due mesi, ingannando Isabel… e se stesso. Era riuscito a farla andare via, forse anche a soffocare l'amore che la maga provava, ma non era riuscito a spegnere quello stesso amore che continuava ad avvampare nel proprio cuore. Fiamme ardenti ancora bruciavano impetuose, miste al desiderio, e la mancanza di Isabel, già acuta dopo solo pochi minuti, non faceva che rinfocolare il rogo su cui aveva appena immolato il suo amore per tacitare i rimorsi del passato.

Sospirò di nuovo, imprecando contro se stesso, contro quel Marchio che, se ormai si intuiva appena sulla sua pelle chiara, ancora incatenava irrimediabilmente la sua vita alle colpe commesse.

La luna non sarebbe sorta, quella notte, e l'oscurità sarebbe rimasta la sua sola, silenziosa e fredda compagna. Come sempre. Come, in fondo, sentiva di meritare.

Eppure, nell'aria scura della notte del bosco di Mirce, uno strano calore lo riscaldava: ma non veniva da fuori, dall'incantato tepore d'eterna primavera, veniva da dentro, dal suo cuore, da quel rogo d'amore che mai si sarebbe spento, portando con sé sofferenza, ma anche speranza. Una speranza che il cuore del mago, pur contro la propria ferrea volontà, non voleva abbandonare.

S'incamminò fra gli alberi, la mano levata con noncuranza ad illuminare un sentiero che conosceva bene e conduceva al ruscello, sì, proprio là dove aveva lasciato andare via Lily e dove, per la prima volta, aveva amato Isabel, solo Isabel! Aveva creduto, sperato che l'acqua potesse purificare anche il suo passato, quando la maga vi aveva abbandonato la sua rigida casacca, ma si era ingannato e il sangue era rimasto sulle sue mani, anche se il Marchio, ormai, era senza vita. Quel simbolo dannato continuava a vivere nei suoi ricordi, però, a bruciare nei suoi rimorsi, incatenandolo al passato e privandolo, ancora una volta, dell'amore cui aveva anelato per tutta la vita, l'amore che aveva trovato tra le braccia di Isabel, che aveva letto nei suoi occhi e sentito battere nel suo cuore.

Strinse i pugni mordendosi le labbra a sangue; ogni recriminazione era vana: lui solo era stato l'artefice del suo passato ed ora, semplicemente, ne pagava amaramente, e a caro prezzo, lo scotto.

Aveva scoperto di sapere amare, e aveva amato, per alcuni giorni di sogno.

Poi l'incubo era tornato a popolare la sua realtà con la solitudine, la sofferenza e la silenziosa rinuncia che gli erano state compagne per tutta la vita.

Insieme ai rimorsi.

Ad annullare il futuro che aveva visto brillare nei propri occhi riflessi nelle verdi iridescenze del velluto nero delle iridi di Isabel.

Il Passato ancora una volta uccideva il Futuro imbracciando lo strale delle sue imperdonabili colpe.

La sola e giusta punizione per chi aveva le mani macchiate di sangue.

Anche se sapeva amare.

Anche se voleva disperatamente amare.

Era rimasto a lungo in piedi, immobile, sulla riva del torrentello ad ascoltare il mormorio dell'acqua. Poi aveva vagato senza alcuna meta, nella notte oscura, nel bosco che non celava minacce, così diverso dalla Foresta Proibita che tante volte aveva percorso tornando a Hogwarts dopo aver compiuto le sue pericolose missioni di spia.

Aveva pensato intensamente, ripercorrendo con gli occhi della mente gli avvenimenti degli ultimi dieci mesi, dalla notte in cui non era morto fino a quella nuova, lunga e interminabile notte, rielaborandoli, esaminandoli da più lati, analizzando e vagliando con attenzione ogni fatto, ogni parola, ogni gesto e ogni pensiero.

Chi era Isabel?

Perché lo aveva strappato alla morte?

Come ci era riuscita?

Perché aveva interpretato la parte di Lily e come aveva fatto ad essere così perfetta da ingannare anche il suo cuore?

Come faceva a conoscere tutti i suoi più reconditi segreti?

Troppe domande senza risposta, soprattutto la più importante: Isabel lo amava veramente?

Vagando nel bosco si era ritrovato al punto di partenza, ancora in riva al ruscello che mormorava di un passato lontano, abbandonato alle sue acque cristalline per dimenticare e tornare a vivere.

S'inginocchiò e immerse la mano nell'acqua tersa, immaginando di vedere la scia di sangue sciogliersi in essa, andare via, lontano, liberando la sua anima e aprendo uno spiraglio al futuro. Quell'acqua aveva portato via Lily e i vincoli del suo passato: avrebbe potuto lavare via anche le sue colpe?

Severus sospirò amaramente e chiuse gli occhi, la mano sempre immersa nell'acqua. No, conosceva fin troppo bene la risposta: nulla avrebbe potuto liberarlo dai suoi rimorsi, se non il perdono di chi non poteva più concederglielo.

Avrebbe dovuto imparare a convivere con le proprie colpe… oppure accettare il perdono di Isabel.

Isabel!

Severus tremò.

Isabel, Isabel, Isabel…

Il nome amato aleggiava sulle labbra sottili del mago: implorazione e desiderio, amore e speranza, futuro e passato, colpe e rimorsi che crudelmente combattevano fra loro.

Come tanti mesi prima, Severus sentì di nuovo il tocco morbido e delicato delle mani della maga sulla gola lacerata, la benda che si svolgeva, pesante, impregnata di sangue, e il proprio dolore che si confondeva nei gemiti di Isabel. Poi le lacrime d'oblio che scendevano fresche sulla ferita, a lenire dolore e sospiri, e l'estrema dolcezza di quelle dita che gli sfioravano la pelle facendolo rabbrividire di un piacere allora ancora sconosciuto.

Rivide i chiari occhi verdi, che sembravano quelli di Lily, colmi di un amore che mai aveva realmente animato quelli della donna che così a lungo aveva creduto di amare; poi pieni di lacrime a stento trattenute, dolore silenziosamente pianto per lui e per la sofferenza che non riusciva a risparmiargli anche se passava le sue notti china sul calderone a provare e riprovare mille diverse formulazioni dell'infuso cicatrizzante.

Gli aveva salvato la vita, per amore, ed era riuscita a ridargli la voglia di vivere, quella che aveva perso tanto tempo prima, quando Lily gli aveva sbattuto in faccia la porta della sala comune di Grifondoro; gli aveva reso la speranza del futuro, quella che brillava nei suoi occhi neri pieni di contagioso entusiasmo, mista agli scintillanti e misteriosi riflessi di smeraldo.

Ma, soprattutto, Isabel gli aveva regalato l'amore, sentimento mozzafiato e potente che lo aveva sconvolto, vero e reale oltre ogni sua impossibile illusione.

Lo aveva amato, sotto le false sembianze di Lily, realizzando il sogno cui aveva anelato per tutta la vita; aveva però dovuto sacrificare la propria identità, prima per salvarlo, e poi per ottenere il suo amore: doveva essere stato tremendo per una donna forte e decisa come lei essere amata solo sotto false spoglie, e non per se stessa! Eppure aveva dovuto farlo, perché era l'unico modo per sottrarlo alla morte obbligandolo a scegliere di vivere, per amore di Lily, l'odiata rivale!

- Ut mors permutet in vita, vitam eligere debebis.1 - mormorò piano, scuotendo il capo. - Un inganno perfetto: farmi scegliere la vita credendo fosse la morte…

Il mago sospirò ancora amaramente, lo sguardo nero perso nella notte:

- Sei stata veramente in gamba, Isabel…

Un nuovo sospiro, quasi un gemito mentre scuoteva desolato il capo, dolore e desiderio strettamente intrecciati nell'oscurità: amava una Mangiamorte!

Eppure, non ricordava d'averla mai vista alla fortezza dell'Oscuro, dopo il suo ritorno in un corpo di carne. La ricordava, ma solo molto vagamente, quasi da non esserne neppure del tutto certo, solo nei tempi lontani delle sue colpe, prima dello scontro con il piccolo Harry.

Ma la maga aveva rubato i preziosi libri di Voldemort sulle Arti Oscure e questo faceva di lei, oltre ogni ragionevole dubbio, una Mangiamorte! Non c'erano scappatoie, inutile abbandonarsi a false speranze. Aveva già sprecato fin troppi anni inseguendo una vana illusione…

All'improvviso un'immagine galleggiò nella sua memoria e si rivide, illuminato dall'intensa luce del potente incantesimo che aveva appena riportato in vita, in quella sua delirante esclamazione:

- Sì, è il potere della magia, ed io sono il suo Signore!

Era stato così preso dal vortice di potere dell'Antica Magia che la maga gli aveva consegnato tra le mani, da non accorgersi neppure che tutta quella potenza magica, a differenza delle Arti Oscure, non esigeva alcun prezzo, né portava alcun male con sé.

Lo realizzò solo in quel momento, un raggio di luce ad illuminare la bella figura di Isabel e le sue vibranti parole a rimbombargli insistenti nei ricordi:

- Questo è il potere vero della magia, Severus, solo luce, senza ombre!

Come aveva fatto a trascurare questi importanti elementi a favore di Isabel, che facevano a pugni con i suoi sospetti sull'appartenenza della maga alla schiera dei Mangiamorte?

Condannata a priori solo perché era una Tiger?

La strana luminosità negli occhi neri di Isabel, sulla quale aveva fatto tante negative congetture, quei riflessi di verde smeraldo non potevano essere forse indici di purezza e perdono, di speranza di una nuova vita, di un futuro felice anche per lui?

Severus alzò lo sguardo al cielo, la notte che lentamente impallidiva e svaniva.

Fu come un lampo, un bagliore accecante, un potente raggio di sole emerso dall'oscurità: la mente del mago si riempì di immagini, ricordi, pensieri, emozioni e sentimenti che non gli appartenevano e tutta la vita di Isabel scorse rapidissima davanti ai suoi occhi spalancati.

Severus li serrò di colpo e scrollò incredulo il capo.

Cosa diavolo era successo?

Perché, all'improvviso, era certo di conoscere tutto il passato di Isabel, ogni sua idea, turbamento e affetto?

Una folgorante intuizione lacerò la mente del mago che ripeté la formula del sortilegio rivelatogli da Isabel, rimarcando le ultime parole:

- … dum in oculis praeteritum tempus detegetur ei qui volet intellegere2

Rivelare il passato non era l'esoso prezzo richiesto dalle Arti Oscure per salvare la vittima, come aveva creduto! Non erano ricordi perfidamente rubati, come Isabel gli aveva voluto far credere nella sua ira furiosa: si trattava di uno scambio paritetico, di cui era però possibile usufruire solo se vi 'era la disponibilità a comprendere l'altra persona, proprio come la formula stessa del sortilegio recitava apertamente!

Nello stesso istante in cui Isabel aveva declamato quelle parole per salvargli la vita, l'antico incanto le aveva certamente permesso di scoprire tutti i segreti della sua vita perché la maga aveva la più totale disponibilità a comprenderlo! Lui, invece, solo ora beneficiava di quell'effetto perché quando era stato formulato era quasi incosciente e, soprattutto, solo adesso era davvero disponibile a comprendere chi realmente fosse Isabel, anzi, non desiderava altro!

Il mago riaprì gli occhi proprio nell'istante in cui il primo raggio del sole nascente carezzava le cime frondose degli alberi più alti, rompendo l'oscurità della notte e la sua ignoranza.

Ecco in quale modo Isabel era riuscita ad interpretare alla perfezione la parte di Lily nella lunga recita che aveva sostenuto davanti ai suoi occhi, più che disposti a continuare ad illudersi e a vivere in un sogno impossibile! Aveva utilizzato in modo perfetto e completo tutti i ricordi e le dettagliate informazioni su Lily che il sortilegio le aveva rivelato!

Insieme all'improvvisa scoperta, Severus fu colpito dalla precisa percezione di quanto Isabel dovesse aver però sofferto nel recitare una parte così diversa da ciò che era, e le parole che gli aveva lanciato contro, sebbene colme d'ira, non davano adito ad alcun dubbio in proposito:

- Non sai quanto m'è costato indossare i panni di quell'insulsa ragazzina, ma sapevo che era l'unico modo per salvarti, dannazione!

Il mago era sconvolto dalla scoperta appena fatta, la mente ancora confusamente affollata da memorie non sue. All'improvviso un tremito scosse il suo corpo: c'era una domanda importante, essenziale, di cui aveva bisogno della risposta.

Si appoggiò con la schiena ad un tronco e chiuse gli occhi, cercando nella scia dei ricordi di Isabel la risposta che poteva rendergli il suo amore… e il futuro!

Severus si concentrò ed entrò nel mondo del passato di Isabel a cercare la verità con gli occhi della maga.

- Per l'ultima volta, Isabel, ti ordino di seguirmi! - urlò la versione più giovane di vent'anni del vecchio Tiger alla figlia, poco più di una ragazzina, minacciandola con la bacchetta.

- No! – ribatté decisa la ragazza, la punta del legno magico a pochi centimetri dal petto ansante. – Non mi farò mai marchiare da quel mostro visionario! Non ucciderò per lui!

- Bada…

Pericolose scintille sprizzarono dalla punta della bacchetta, ma nonna Maeve fu più veloce e si frappose come uno scudo fra nipote e figlio, gli occhi chiari lampeggianti:

- Bada… a cosa, Craig? – chiese in un lento sussurro minaccioso. – Vuoi uccidere anche tua figlia, o la tua stessa madre, forse?

L'uomo arretrò, quasi spaventato dal ringhio in cui si era mutata la voce della vecchia strega, ma presto tornò a reagire:

- Non mi provocare! – rispose levando con nuova sicurezza la bacchetta contro le due donne. – io sono capace di…

Isabel schizzò rapida davanti alla nonna:

- Di uccidere barbaramente? Come hai fatto con la mamma? - domandò letale. – Colpevole solo d'essere una povera Babbana che ti amava?

Il volto di Tiger si indurì; scivolò di lato per tornare di fronte alla madre:

- È tutta colpa tua: l'hai ammaliata e mi hai rubato la figlia! – grugnì furioso. – Me l'hai montata contro inculcandole quelle folli idee di parità con cui avevi cercato di far su anche me da ragazzo!

Nonna Maeve gli lanciò un'occhiata fulminante:

- L'ho sottratta alla tua malvagia influenza affinché non diventasse un'assassina come te e Albert! – dichiarò con implacabile tono di condanna. – Da quando hai seguito quel mostro, tu non sei più mio figlio! – continuò con aria di sfida avvicinandosi, le mani levate contro il figlio a respingerlo verso il muro con un'invisibile forza magica. – Quel dannato Marchio ti ha trasformato: io non ti riconosco più, né posso amare il mostro che sei diventato! – aggiunse con voce grave appoggiandogli le mani sul petto e costringendolo ad arretrare finché fu con le spalle contro la parete.

Gli occhi della vecchia strega bruciavano d'ira e di dolore e tenevano Tiger inchiodato al muro anche ora che gli aveva staccato le mani dal petto:

- Perduto te, ho riversato tutto il mio amore di madre sulla piccola Isabel, - disse con inattesa dolcezza, - e le ho insegnato tutti i segreti dell'antica magia che tu tanto vorresti conoscere, - aggiunse in tono improvvisamente beffardo, - sì, proprio quella che ti tiene inchiodato contro il muro senza che io usi la bacchetta, e ti impedisce anche di parlare! – concluse con una smorfia ironica, lontana imitazione d'un sorriso, di fronte ai vani tentativi del figlio di reagire.

L'anziana strega rivolse un breve sguardo tranquillizzante alla nipote prima di tornare a posarlo irata sul figlio:

- Ma le ho insegnato anche le Arti Oscure, proprio per difendersi da quelli come te!

- Se vuoi combattere contro qualcosa, prima devi imparare a conoscerla a fondo per sapere come distruggerla, - recitò con voce ferma la giovane Isabel, - e la nonna me l'ha insegnato molto bene! – concluse levando la bacchetta contro il padre.

Severus sobbalzò staccandosi dal ricordo.

Quella stessa, identica frase, Isabel gliela aveva ripetuta la prima volta che si era alzato dal letto per aiutarla a distillare la pozione cicatrizzante e lei, ancora con le supposte sembianze di Lily, gli aveva mostrato la lista di sortilegi oscuri che supponeva Voldemort avesse usato per modificare il veleno di Nagini. Allora aveva stoltamente creduto che riportasse le parole di James, l'odiato rivale, e ne era stato infinitamente geloso; ora, invece, scopriva che erano le parole dell'amata nonna e che, soprattutto, nella vita di Isabel, a differenza di quella di Lily, James non era mai esistito come suo rivale!

Il mago socchiuse gli occhi e tornò ad immergersi nei ricordi di Isabel che aleggiavano ancora disordinati nella sua mente, tentando di trovare quello che più gli premeva e riprendendo a vedere il mondo con gli occhi della donna che amava, rivivendo altresì le sue emozioni.

Una Isabel, di pochi anni più adulta della ragazza del ricordo precedente, era di fronte alla libreria nera che si trovava al piano superiore della casa del bosco di Mirce e ne aveva appena aperto le antine dai vetri oscurati; tolse dalla tracolla una capace borsa di pelle e cominciò ad estrarre dei libri miniaturizzati che, al lieve tocco delle sue dita, tornavano a grandezza naturale e, diretti dalle sue sole mani, si libravano nell'aria fino a riporsi ordinatamente negli scaffali. A mano a mano che la libreria si riempiva, il sorriso di soddisfazione si allargava sul viso della giovane maga che, infine, quando anche l'ultimo librò trovò il suo posto, mormorò, piena di giusto orgoglio:

- Ecco, finalmente tutto questo pericoloso sapere è al sicuro: qui nessuno lo userà più per fare ancora del male!

Severus diede un lungo sospiro, colmo di amarezza, e riaprì gli occhi, amore e dolore strettamente intrecciati nelle iridi nere. Com'era stato stupido a credere che Isabel avesse rubato i libri di Voldemort per appropriarsi di quell'oscuro sapere, proprio lei che aveva affermato che il vero potere della magia era solo luce, senza ombre!

Ecco, anche il principale capo dell'ignobile accusa che aveva montato contra la maga, consistente proprio nel possesso di quei libri per sfruttarne l'oscuro potere, crollava miseramente una volta che ne conosceva le reali e nobili motivazioni, e la figura di Isabel diventava sempre più bella e luminosa nei suoi pensieri, nuovo miraggio d'amore da inseguire per la vita.

No, la donna che amava non era mai stata una Mangiamorte!

Il mago sospirò ancora, un mesto sorriso sul volto pallido incorniciato dai lunghi capelli neri; la scoperta che più avrebbe dovuto renderlo felice ora lo amareggiava per l'inesorabile ritardo con cui avveniva: era ancora in tempo o aveva ormai perduto l'amore di Isabel?

Nel sospirare socchiuse un poco gli occhi e si trovò di nuovo immerso nel vortice di pensieri, emozioni e ricordi della maga.

Vide Isabel svuotare un piccolo paiolo dal suo contenuto e ripulire con cura da ogni traccia della pozione il piccolo laboratorio che il mago riconobbe subito come quello a sua disposizione per distillare i filtri che Voldemort gli ordinava. Gli fu facile rammentare il proprio preoccupato stupore nel ritrovare la stanza, che era stato costretto a lasciare all'improvviso in totale confusione, perfettamente rimessa in ordine e senza alcuna segno della preparazione di quella particolare pozione che, se scoperta, avrebbe irrimediabilmente rivelato la sua rischiosa posizione di spia denunciandolo come traditore davanti all'Oscuro Signore.

Aveva a lungo speculato su chi potesse essere stato ad eliminare quelle pericolose tracce e ora scopriva che era stata proprio Isabel a toglierlo dai guai!

In un attimo Severus passò in rassegna i ricordi che si facevano sempre più nitidi e radicati nella sua mente, quasi fossero veramente i suoi; cercò e facilmente trovò la conferma al sospetto che gli si era appena affacciato alla mente: non era stata una sfacciata fortuna che spesso lo aveva aiutato in momenti di difficoltà, permettendogli di salvare vite senza mai essere scoperto, bensì il provvidenziale intervento di Isabel, resa invisibile dalla pozione della nonna!

Ora tutto diventava chiaro e perfettamente logico e ogni tassello andava al suo posto: le incredibili coincidenze, gli inverosimili colpi di fortuna e gli avversari che inciampavano o sbagliavano la mira a distanza di pochi passi erano tutto merito della maga che, invisibile angelo innamorato, lo sorvegliava e combatteva al suo fianco quando era necessario, oppure gli faceva trovare una veloce via di fuga già sgombra da ogni pericolo.

Severus sospirò profondamente e infine riaprì gli occhi, un sussurro tremante sulle labbra:

- Isabel, amore mio! Isabel!

La maga non era una Mangiamorte, non lo era mai stata e, a modo suo, aveva sempre combattuto al suo fianco contro l'oscurità!

Si concesse un lungo respiro, come se solo in quel momento fosse tornato a vivere: adesso era finalmente libero di amarla… e non desiderava altro che amare Isabel!

Il prezioso perdono che gli aveva concesso tra le lacrime, il perdono cui tanto anelava e che, solo, poteva davvero permettergli di tornare realmente a vivere, Isabel glielo aveva donato con tutto il sincero amore del suo cuore e le parole della maga suonavano ora una dolcissima melodia alle sue orecchie.

- Nooo! – aveva urlato Isabel, quasi disperata. - Hai pagato, Severus, hai pagato un prezzo terribile per ogni colpa commessa…

Com'era bella, ora che la rivedeva nei ricordi, le lacrime che le scorrevano ormai senza ritegno sul volto pallido e tirato.

- Hai pagato il prezzo esorbitante di rinunciare a vivere e ad amare, - aveva continuato piano, la voce profondamente venata di intensa pena, - il prezzo tremendo della solitudine e dell'odio.

Sì, il sortilegio aveva rivelato ad Isabel ogni avvenimento del suo passato, ma la maga aveva però compreso a fondo anche quale dolore avevano comportato i suoi rimorsi in quei lunghi anni. Non solo aveva capito tutto, ma soffriva anche per la sua lunga pena, per la solitudine che si era inflitto e l'odio che aveva cercato negli occhi altrui.

Poi Isabel gli aveva carezzato dolcemente il viso, le mani che tremavano e lacrime cocenti a rigarle le gote:

- Hai rischiato ogni giorno la tua vita, per anni, passando preziose informazioni, combattendo per chi ti odiava…

Ricordava di essersi sottratto al suo lieve tocco, anche se non desiderava altro che essere confortato da lei. Si era interrotta con un sospiro, di cui gli era facile, ora, comprendere la mesta amarezza, e poi l'aveva sentita quasi immergersi nei propri occhi, affondare nelle tenebre cupe che vedeva riflesse nelle iridi lucide di pianto della maga.

- Hai affrontato il suo penetrante sguardo di occhi di fuoco e gli hai resistito sempre, indomito, a qualunque costo, continuando a compiere il tuo dovere, per quanta sofferenza implicasse, l'anima lacerata ad ogni innocente che non riuscivi a salvare, fino a quella notte, sulla torre, dove hai compiuto il tuo estremo sacrificio.

Aveva dubitato di lei ascoltando quelle parole e ricordava d'averla odiata e respinta in malo modo lontano da sé; solo ora si rendeva conto che nessuno più di Isabel poteva comprendere l'atroce tormento della sua anima e che stava solo cercando di offrirgli un po' di conforto. Com'era stato insensato!

- Oh… Severus, mio dolce amore, non comprendi che il tuo interminabile dolore ha lavato via ogni singola macchia di sangue dalle tue mani?

Il mago chiuse gli occhi cercando di trattenere le lacrime: sapeva che il rimorso, sarto crudele e pietoso, era il solo a poter ricucire le lacerazioni della sua anima, ma tutto il suo straziante dolore era stato davvero sufficiente anche a ripulire le sue mani dal sangue innocente come Isabel gli aveva detto?

- La tua anima è di nuovo integra, pulita, innocente!

Severus tremò riascoltando quelle parole che avevano lacerato l'aria, grido saturo di disperato amore. E se quella fosse veramente stata la verità, come sempre Albus gli aveva detto? Riaprì gli occhi, colmi di lacrime: poteva finalmente concedersi di piangere per se stesso? Per la sua vita bruciata in una maledetta scelta sbagliata? Poteva ancora attribuirsi il diritto di vivere, anche se le sue mani avevano reciso vite innocenti? Poteva ancora sperare di amare ed essere riamato?

- Amore, amore mio, basta, basta soffrire, ti prego: hai pagato, hai pagato mille volte per ogni tua singola colpa…

Ricordava bene che Isabel faticava a parlare, la voce soffocata dalle lacrime e una luce d'intenso smeraldo negli occhi mentre lo circondava con le braccia in uno slancio d'affetto. Come avrebbe voluto, ora, abbandonarsi a quell'abbraccio consolatorio e colmo di amore e perdersi nella luce di perdono dei suoi occhi! Quel perdono che gli regalava una nuova vita…

- Anche tu hai diritto al perdono… a tornare a vivere, ti prego!

Severus socchiuse gli occhi e si morse le labbra a trattenere un gemito, mentre una lacrima scendeva infine sulla sua guancia pallida:

- Ho diritto a perdonarmi, - sussurrò pianissimo con labbra tremanti, - e a tornare a vivere…

Diede un lungo, amarissimo sospiro, colmo di lancinante sofferenza:

- Ma ti ho perduto, Isabel!

Ora sapeva che si trattava di un perdono del tutto sincero e sentito e lo stesso era per l'amore che più volte Isabel gli aveva dichiarato e che lui, invece, aveva perfino messo in dubbio, temendo un altro perfido inganno.

Si coprì il volto con le mani, quasi vergognandosi di se stesso: come aveva potuto essere così stupido da non capire, da fraintendere così grossolanamente ogni cosa?

Isabel era esattamente la donna che aveva sempre desiderato, forte e determinata, sicura ed autonoma e, al contempo, amante teneramente dolce e colma di ardente passione.

Lo amava da quando era una ragazzina, ma non se ne era mai accorto perché non aveva avuto occhi altro che per Lily.

E adesso?

Il panico s'impossessò del mago. Aveva fatto di tutto per ottenere che si disinnamorasse di sé, mostrandosi per due mesi per ciò che non era, un relitto umano ormai del tutto privo di alcuno stimolo a vivere e irrimediabilmente incatenato al passato.

Alla fine era riuscito a ingannarla?

Severus tremò al pensiero di ciò che aveva fatto, di tutto quello che poteva aver perduto per sempre.

Voleva vivere, voleva amare Isabel: era ancora possibile o aveva ormai rovinato tutto?

Cercò la risposta nella sua mente, nelle emozioni e nei ricordi di Isabel, ma non trovò niente: il sortilegio aveva unito il passato delle loro vite, ma solo fino all'istante in cui era stato operato. Dopo, vi era solo il nulla.

Di nuovo il mago tremò, desolato dal terribile significato della sua scoperta: allora anche Isabel non conosceva l'evoluzione successiva dei suoi pensieri e, poiché non glielo aveva mai rivelato, la maga non poteva neppure sapere quanto perdutamente la amava!

Le parole di Isabel gli risuonarono nella mente come campane a morto:

- Vai, tornate là, tra i tuoi pari, - gli aveva urlato, l'amore che forse svaniva negli occhi pieni di lacrime, - a cercare le vestigia del tuo vecchio e falso amore senza il quale, a quanto pare, non sei capace di vivere né di essere uomo!

L'aveva delusa, tremendamente, forse uccidendo per sempre l'amore che per tanti anni aveva albergato nel suo cuore spingendola a salvarlo e guidandola poi a restituirgli la gioia di vivere.

Significava che l'aveva ormai definitivamente perduta?

- No, no, no!

Severus gemette disperato mentre si ripiegava su se stesso.

No, non poteva essere! Non poteva perdere Isabel!

Come avrebbe potuto vivere senza di lei ora che conosceva la meravigliosa sensazione che si provava ad amare ed essere riamato?

L'inganno della gelosia

Dopo la notte insonne trascorsa nel bosco a scoprire tutti i segreti della vita di Isabel, il mago tornò nella casa e si preparò velocemente una pozione corroborante per recuperare tutte le energie e affrontare la nuova giornata in cui il suo futuro si sarebbe deciso.

Ora che sapeva che Isabel era la donna che, in fondo, aveva sempre desiderato idealizzandola in Lily, aveva timore d'averla perduta a causa del comportamento adottato nel corso degli ultimi due mesi: doveva riuscire a ritrovarla, subito, e rivelarle il suo appassionato amore.

Ma dove poteva essere andata? Nel mondo magico o in quello Babbano? Cosa sarebbe accaduto se, per cercarla, fosse tornato nel suo mondo, dove tutti lo credevano morto da quasi un anno?

Ricordò la pila di giornali che Isabel aveva portato con sé quando era tornata nel bosco, sei mesi prima, e si mise a sfogliarli rapidamente. Man mano che girava le pagine, lo stupore si diffondeva sul pallore del suo volto: funerale d'onore ad una bara, coperta da un drappo verde e argento, che non conteneva il suo corpo; lunghi discorsi ufficiali e riconoscimenti al suo memorabile coraggio ed abnegazione al dovere che avevano portato alla totale riabilitazione della sua persona e, perfino, all'assegnazione dell'Ordine di Merlino di Prima Classe e all'intitolazione al suo nome di una sala di Hogwarts e di una via di Hogsmeade.

Il mago richiuse l'ultima copia della Gazzetta del Profeta e scrollando il capo ripose i giornali nella stessa pila ordinata da cui li aveva presi. Una smorfia di disgusto piegava all'ingiù le sue labbra sottili e gli occhi neri risaltavano cupi nel volto pallido incorniciato dai lunghi capelli corvini. Tutti quei riconoscimenti postumi di cui percepiva chiaramente la falsità lo infastidivano: sentiva ancora paura e odio filtrare da quelle astratte e pompose parole e ancor di più lo aveva visto negli occhi sfuggenti delle persone ritratte nelle foto a lato degli articoli che parlavano del misconosciuto eroe che, con i suoi ricordi, aveva aiutato Harry Potter a sconfiggere Voldemort.

I suoi ricordi…

Il mago emise un lungo sospiro, colmo di amarezza. Il suo casto amore per Lily, così prezioso e gelosamente conservato nel profondo del suo cuore per tanti anni, era stato gettato in pasto a tutti senza alcun riguardo, quale succulento boccone per vendere qualche copia in più di quello schifoso giornale. La smorfia di disgusto si approfondì sul viso indurendogli i lineamenti aguzzi.

Ma non in tutti gli occhi delle foto, il mago aveva visto odio e, ancora, un residuo timore nei confronti della sua persona.

Gli occhi verdi di Harry brillavano, chiari e sinceri come quelli di Lily, e Severus volle cogliere anche qualcosa di vagamente somigliante all'affetto nel sorriso triste del ragazzo. Persino negli occhi di Paciock un incredulo stupore aveva cacciato via l'odio, ancora misto a paura, che durante l'ultimo anno di scuola aveva sempre lampeggiato negli occhi del giovane Grifondoro che guidava la rivolta contro il preside assassino e i Mangiamorte presenti nella scuola.

Ma gli occhi che più di tutti lo colpirono furono quelli di Minerva, tremendamente stanchi ma, soprattutto, colmi di un'amara tristezza, forse venata di nostalgia, mentre parlava con l'intervistatore. Il mago socchiuse gli occhi ricordando con dolore quanto odio aveva percepito nelle iridi verdi dell'anziana insegnante durante l'ultimo anno di scuola, quando aveva indegnamente ricoperto il posto che sempre era appartenuto ad Albus. Quell'odio cupo e rovente aveva cancellato ogni traccia dell'affetto che Severus voleva credere che Minerva avesse un tempo provato per lui, prima che tutto fosse distrutto dal terribile assassinio che Albus gli aveva ordinato. Ed ora, invece, quella profonda mestizia nello sguardo di Minerva significava forse che la maga, una volta conosciuta la verità, lo aveva perdonato ed era addolorata per la sua morte?

Il mago chinò il capo e lo scrollò piano, i lunghi capelli neri a coprirgli il volto, quindi deglutì a fatica stringendo i pugni.

Quel mondo era lontano, ormai, sentiva di non appartenergli più: ogni legame era stato reciso dalla sua morte, anche se era ancora vivo. Che senso avrebbe avuto ritornarvi? Cosa lo legava ancora a un mondo che lo aveva sempre e solo rifiutato e umiliato fin da quando era ancora un ragazzo, e poi gli aveva riversato contro tutto l'odio che lui stesso aveva in ogni modo sollecitato e fomentato nei proprio confronti? Per lenire la pena di una vecchia amica? Severus sospirò piano. Per rivedere ancora gli occhi di Lily nel ragazzo che non era mai stato suo figlio e che, dopo un'intera vita spesa a proteggerlo, ora non aveva più alcun bisogno del suo aiuto?

Scrollò il capo e serrò stretti gli occhi, le mani alle tempie a cercare di fermare quel pensiero che, con la forza devastante di un fiume in piena, gli aveva invaso la mente: un figlio!

Un gemito gli sfuggì dalle labbra mentre con forza si stringeva il volto tra le mani: Isabel era ancora abbastanza giovane da potergli dare un figlio… ma con il proprio comportamento era riuscito ad allontanarla da sé, di nuovo bruciando ogni possibilità di futuro!

No, non poteva arrendersi, doveva cercarla, trovarla e rivelarle il suo amore spiegandole il tremendo equivoco: Isabel lo amava e sarebbe tornata, avrebbe di nuovo potuto stringerla tra le braccia ed essere felice!

Lanciò un ultimo sguardo amareggiato alla pila di giornali: no, non aveva più alcun motivo per tornare nel suo vecchio mondo, non certo per raccogliere la gloria fasulla d'eroe; voleva rimaner lì, nell'aria incantata del bosco di Mirce, con la sua amata Isabel, soli e felici!

Ma prima doveva assolutamente ritrovarla.

Tornò a concentrarsi sui ricordi della maga cercando di individuare in quali luoghi avrebbe potuto recarsi, da quali persone avrebbe avuto ragioni per ritornare.

Un volto maschile cominciò ad apparire con insistenza nelle memorie di Isabel; un bel ragazzone dai riccioli biondo rossiccio che non ricordava di aver mai visto a scuola: Ryann, un Tassorosso del tutto sconosciuto che aveva però corteggiato a lungo la maga.

Severus si rese conto quasi con orrore che chiudere i propri occhi e serrarli con forza davanti alle immagini che gli scorrevano nella mente non serviva a nulla: con gli occhi di Isabel continuava a vedere Ryann che la stringeva con insistenza a sé durante il ballo della scuola e poi la baciava nel parco del castello e poi… poi…

Severus respinse con violenza il ricordo: no, non voleva vedere un altro uomo amare Isabel! Si rese improvvisamente conto d'essere furiosamente geloso e di non desiderare altro che spaccare la faccia, su cui era cresciuta una folta barba rossiccia, di Ryann. Avrebbe solo voluto mozzargli le mani con cui accarezzava ardentemente la pelle di Isabel, staccargli le braccia con cui la stringeva forte a sé e strappargli la lingua dalla bocca per impedirgli di baciarla ancora. Per non parlare di ciò che avrebbe voluto fare ad altra parte del corpo con cui Ryann aveva troppe volte posseduto la sua Isabel!

Severus strinse con forza i pugni in uno scatto d'ira impotente, quindi s'impose di calmarsi. Considerato che non aveva mai degnato Isabel di un solo sguardo per tutti gli anni della scuola, non poteva adesso essere geloso del suo passato. Scrollò il capo e si lasciò sfuggire un sospiro di amara rassegnazione: se voleva scoprire dove la maga poteva trovarsi, doveva continuare per forza a perlustrare con attenzione i suoi ricordi.

Con un lieve gemito si dispose a ripercorrere il passato di Isabel, cercando di soffermarsi quanto meno possibile sulle numerose scene d'amore, in prevalenza con Ryann, che lo costellavano e che lo facevano sempre più impazzire di una impotente, quanto furiosa, gelosia.

Quando uscì infine dalle memorie di Isabel era quasi mezzogiorno e il mago era stremato: si ritrovò con rivoli di sudore che dalle tempie erano scesi lungo il collo fino a inzuppargli la camicia, le mascelle dolorosamente contratte a seguito di un convulso e continuo digrignare di denti e le mani serrate a pugno con tanta forza che le unghie erano penetrate nella pelle del palmo lacerandola in più punti.

Vedere Isabel più e più volte tra le braccia di un altro uomo era stata una tremenda tortura che aveva straziato il suo cuore insinuandogli l'atroce dubbio che, fuggita da lui, Isabel fosse tornata proprio tra le braccia di Ryann, l'altro uomo che aveva amato nel corso della sua vita e da cui era sempre ritornata, seppur come ripiego visto che lui, Severus, era rimasto sempre costantemente devoto ad una donna morta. Come poteva rimproverare Isabel per essersi "accontentata"? In fin dei conti la maga, almeno, aveva vissuto!

Doveva mangiare qualcosa e farsi una doccia prima di andare a cercarla: dopo aver ripercorso la sua vita fino a dieci mesi prima, ora aveva un'idea precisa di quali fossero i posti in cui avrebbe potuto trovarla.

Il mago fu presto pronto a lasciare il magico bosco di Mirce per andare alla ricerca di Isabel.

Tornò nel punto esatto in cui la maga si era smaterializzata in una cascata di scintille e si concentrò cercando di ritrovare le vibrazioni dell'aura magica: erano passate meno di ventiquattro ore e, quindi, doveva esserci un residuo sufficiente per agganciarne la traccia ed era certo che le nuove capacità magiche di recente acquisite nel bosco gli avrebbero permesso di individuare anche il luogo in cui Isabel si era rimaterializzata, per quanto lontano fosse.

Gli rimaneva poi solo da scoprire se il suo nuovo potere funzionava anche fuori da Mirce: era fiducioso perché Isabel una volta gli aveva rivelato che tutti i potenti incantesimi che aveva inventato o riportato alla luce funzionavano perfettamente anche fuori, e con la stessa efficacia.

Erano già trascorsi due mesi di vane ricerche ed anche aprile aveva ceduto il passo a maggio; Severus, ormai, non aveva più alcuna ragionevole speranza di ritrovare la donna che amava e che, forse, non voleva farsi trovare.

Aveva subito scoperto che le sue nuove potenzialità e conoscenze magiche funzionavano anche fuori dal bosco di Mirce, ma non era servito a nulla: aveva seguito Isabel lungo alcune smaterializzazioni successive in Scozia, poi a Londra e anche all'estero.

Infine ne aveva perse le tracce in una città italiana, Torino3, che conosceva bene per avervi trascorso un'intera estate sulle tracce dei lavori di Nostradamus, il mago alchimista e veggente; vi era stato con Flamel che gli aveva mostrato ciò che era rimasto dei grandiosi laboratori alchemici che il Duca Emanuele Filiberto gli aveva fatto costruire per svolgere le sue ricerche segrete. Torino era una città misteriosa, veramente pregna di magia, sospesa tra mito e realtà perfino per i Babbani; piena di zone di luce e di ombre e percorsa da correnti energetiche di segno opposto, positive e negative, che venivano a scontrarsi proprio nel sottosuolo della città, il vertice dei due triangoli mondiali di magia bianca e di magia oscura.

La concentrazione di energia magica era così elevata da impedirgli di distinguere le vibrazioni dell'aura di Isabel da tutte le altre che saturavano l'aria: aveva atteso diversi giorni girando per le grotte alchemiche, di cui solo i maghi conoscevano i veri ingressi, e per tutti gli altri luoghi particolarmente magici della città, nella speranza di incontrarla casualmente o di riuscire in qualche modo a riagganciarne l'aura, ma più il tempo passava e più le probabilità diminuivano. Era stato anche nel cuore oscuro della città, Piazza Statuto, dalla fama sinistra per i Babbani in quanto sorta su una vecchia necropoli romana, la città dei morti del passato, quindi era stata per centinaia d'anni il luogo delle esecuzioni capitali e dei roghi delle streghe durante l'Inquisizione ed ora si trovava proprio sopra la cloaca, nell'antichità considerata la Bocca dell'inferno. Ce n'era più che abbastanza per i Babbani per coltivare tutte le leggende dell'occultismo, ma lo sguardo del mago fu attratto dalla sommità del monumento: secondo l'interpretazione esoterica, la figura rappresentava il vanaglorioso tentativo di raggiungere la Conoscenza, la stella a cinque punte sul capo della figura alata, ma anche il pentacolo, simbolo del male e dell'oscurità. Quella conoscenza anche il mago l'aveva invano cercata, senza mai raggiungerla, ed era stato sconfitto, nero angelo caduto, travolto e precipitato nel baratro dell'oscurità di Voldemort.

Alla fine si era rassegnato a tornare indietro, in Gran Bretagna e a Londra, in tutti i luoghi in cui Isabel potesse avere anche un solo, labile motivo per ritornare, avendo cura, ogni volta che interagiva con il mondo magico, di presentarsi sotto mentite spoglie.

In quei due mesi non si era fermato un solo istante e, con disperazione crescente, era ripassato più e più volte in molti luoghi e, in pratica, era stato ovunque Isabel fosse mai passata nella sua vita, ogni volta chiedendo con insistenza informazioni sulla maga. Però non era riuscito a scoprire nulla: Isabel sembrava essersi letteralmente volatilizzata, svanita dalla faccia della terra e nessuno sembrava averla più vista da oltre un anno.

Solo in un posto il mago aveva scoperto che Isabel si era recata subito dopo aver lasciato il bosco di Mirce: a casa di Ryann; era stato anche il primo luogo in cui l'aveva cercata, ma senza alcun successo, e dove era più e più volte tornato, nel cuore la speranza di ritrovarla mista alla gelosia per l'uomo cui, in parte, Isabel aveva un tempo donato se stessa.

Decise di provare ancora una volta: svoltò guardingo l'angolo della tranquilla strada in cui si trovava la villetta di Ryann e si fermò di colpo.

Isabel era là, bellissima e sorridente, ferma all'ingresso del vialetto di ciottoli bianchi e Ryann le stava correndo incontro. Lo vide abbracciarla con foga, sollevandola da terra fra le braccia muscolose, i chiari occhi azzurri che brillavano di felicità.

- Sei finalmente tornata dal tuo interminabile giro per il mondo! – esclamò piroettando più volte su se stesso, sempre con la maga strettamente serrata tra le braccia, i lunghi capelli biondo rossiccio che nell'aria si mescolavano coi morbidi riccioli neri di Isabel. – E sei tornata da me, da me… non da lui!

Quelle parole colpirono Severus peggio di una stilettata al cuore.

- Mettimi giù! – strillò ridendo la maga mentre gli si stringeva al collo.

- Solo se mi prometti che questa volta non te ne andrai mai più! – rispose Ryann fermandosi di colpo, improvvisamente molto serio e stringendola con forza a sé, quasi immobilizzandola.

Isabel lo fissò a lungo, la risata mutata in una strana smorfia sul viso: come poteva promettere l'impossibile, proprio a Ryann?

- Sei stata via così a lungo, un anno ormai! – mormorò l'esuberante mago ponendole una mano dietro la nuca per farle appoggiare la guancia sul petto ben tornito. – Non ti lascerò più andare via, adesso! – concluse sfiorandole i capelli con le labbra.

Isabel chiuse gli occhi permettendo che l'imponente mago la stringesse possessivamente a sé, disseminando baci golosi sui lunghi riccioli neri. Era vero, ormai era passato proprio un anno da quando aveva unito il suo destino a quello di Severus, ma non era mai riuscita a conquistarne l'amore… e nemmeno a rendergli la voglia di vivere. Ogni sforzo era stato vano e la catena che la legava al mago era solo un peso gravoso, un pegno in più da pagare alla vita.

O alla morte.

Ma, in fondo, non era questo che le importava.

Ricacciò in gola le lacrime della sua desolante sconfitta: due mesi in giro per il mondo non avevano minimamente scalfito il suo amore per Severus, anche se al momento si trovava tra le braccia di un altro uomo cui era legata da un profondo affetto e amicizia, ma che non amava. Che probabilmente non aveva mai amato, anche se aveva cercato in ogni modo di convincersene. Ed era proprio questo che era venuta a dirgli, una volta per tutte, per non illuderlo ancora: Ryann proprio non se lo meritava, con tutto l'amore sincero che aveva sempre provato per lei fin da ragazzo!

Severus era rimasto immobile ad osservare, agghiacciato dalla scena che si stava svolgendo davanti ai suoi occhi e che gli confermava il suo peggior timore: aveva perduto Isabel!

Era tornata da Ryann e non nel bosco: la maga aveva fatto la sua scelta, escludendolo, e tra le sue mani rimaneva solo un sogno irrealizzabile, invece della donna che non desiderava altro che amare.

Aveva perduto.

Tutto.

Gli era rimasta solo la vita.

Ancora una volta.

Un sospiro amaro, denso di sofferenza, gli sfuggì dalle labbra prima che la volontà le serrasse di nuovo in una ferrea linea sottile. Avrebbe indossato ancora la vecchia maschera di gelida impassibilità ed avrebbe recitato per un'ultima volta.

E poi…

Socchiuse gli occhi per un fugace istante: non c'era alcun "poi" che avesse senso d'esistere senza Isabel, ma la maga non lo avrebbe mai saputo. Era raggiante, adesso, l'aveva sentita ridere gioiosa tra le braccia di un altro uomo e non aveva alcun diritto di rovinare quella felicità instillandole immeritati rimorsi.

E il mago sapeva fin troppo bene quanto i rimorsi potessero straziare il cuore…

Si fece forza reprimendo l'urlo straziato di un cuore che non voleva rinunciare all'amore e s'impose di avanzare con passo sicuro verso le due figure strettamente abbracciate, ben consapevole che nessuno più di lui era bravo a recitare e a mentire con sicura arroganza. Per due mesi aveva disperatamente cercato Isabel per rivelarle il suo immenso amore; ora la ritrovava, infine, proprio tra le braccia dell'uomo che, nelle memorie della maga, troppe volte aveva visto possederla con maschio impeto.

Scacciò con violenta determinazione le immagini che in un attimo avevano di nuovo invaso la sua mente riaccendendo la bruciante gelosia che da due mesi lo tormentava: Isabel non gli apparteneva, non era mai stata realmente sua e, soprattutto, era stato proprio lui ad allontanarla da sé. Non aveva che da biasimare e maledire se stesso e le sue scelte, proprio come aveva già fatto nel corso di tutta la sua vita. No, non era suo destino essere felice ed avere un futuro, ma, se veramente amava Isabel, doveva lasciarla libera di vivere la felicità che alla fine aveva deciso di scegliere, pur se lo escludeva.

Continuò ad avanzare con passo sicuro fin quando si trovò davanti al cancelletto; lo spinse e il cigolio rivelò infine la sua presenza proprio nell'istante in cui ebbe l'illusione che Isabel volesse sottrarsi al bacio del muscoloso mago che sempre la tratteneva tra le braccia. Una dolce illusione… se solo fosse stata la verità! Ma aveva già passato tutta la vita inseguendo un sogno ormai morto, e adesso era tempo di tornare infine alla realtà.

- Scusa il disturbo, Isabel, - cominciò con voce atona mentre la maga si girava e sul volto le si dipingeva l'espressione della più totale sorpresa, - ma volevo solo salutarti… e ringraziarti.

Isabel lo guardò ad occhi spalancati, quasi fosse una visione, la più meravigliosa e desiderabile visione al mondo:

- Come hai fatto a trovarmi? – chiese in un soffio stupito cercando di contenere la felicità che la stava sopraffacendo.

Se Severus l'aveva cercata, allora, forse… No, non doveva illudersi ancora!

- Questo non ha alcuna importanza ora. – rispose il mago scuotendo la testa con noncuranza.

Isabel era chiaramente stupita di vederlo, ma, seppure la cosa fosse incredibile, gli pareva che, soprattutto, ne fosse molto felice: cercava di mascherarlo, pur se non era brava come lui a mentire controllando alla perfezione la propria imperturbabile espressione.

Isabel continuava a fissare Severus dando le spalle a Ryann, del tutto incurante della sua reazione, che si scatenò non appena il giovane si riebbe dallo stupore di vedere davanti a sé un uomo che era morto un anno prima e del quale tutti i giornali avevano diffusamente parlato.

- Ma cosa diavolo… tu, tu sei morto un anno fa!

All'improvviso un'intuizione sembrò illuminargli la mente e si rivolse a Isabel, quasi balbettando:

- No… non può essere… è… è… lui?

La maga annuì piano mentre Ryann impallidiva e si ritraeva di un passo mormorando, quasi a convincersene:

- No… Severus Piton!

Il mago assentì rigidamente, quindi lo ignorò e tornò a rivolgersi a Isabel che lo guardava ad occhi spalancati, il nero delle iridi screziato dalle iridescenze di smeraldo che sempre più lo affascinavano:

- Volevo solo ringraziarti per tutto quello che hai fatto per me, - riprese, cercando di infondere un gelido distacco alla propria voce, ma fallendo miseramente, come mai gli era accaduto prima, - in questo ultimo anno!

Le sue labbra si stirarono in un ghigno mentre incrociava con aria di sfida lo sguardo di Ryann, gli occhi azzurri ancora spalancati, incredulo davanti all'apparizione di un morto che si rivelava essere, invece, il suo pericoloso rivale in amore. Gli fu fin troppo facile leggere le sue emozioni, in bella mostra nella mente che ancora stava elaborando i sorprendenti fatti. Ryann era geloso marcio dell'uomo che per un anno gli aveva sottratto Isabel, e Severus godette di quella vittoria, pur sapendola dannatamente effimera.

Tornò a guardare Isabel e il ghigno svanì dal suo volto pallido, lasciandogli le labbra socchiuse, quasi anelanti: perché era così dolorosamente bella e desiderabile, ora che l'aveva perduta?

- Ho avuto modo di pensare a lungo, in questi ultimi due mesi, - aggiunse Severus reprimendo l'anelito del cuore per proseguire con la recita, - e ho capito che ti devo solo molta riconoscenza… per tutto!

Isabel soppresse a fatica un gemito e deglutì amaro. Riconoscenza? Non voleva riconoscenza, voleva amore! Ma era troppo orgogliosa per ammetterlo o, forse, era solo troppo doloroso.

- Meglio tardi che mai!

Quasi si stupì ascoltando la propria voce rispondere con uno stupido tono di falsa soddisfazione mentre, invece, aveva solo disperatamente voglia di piangere e di buttarsi tra le braccia dell'uomo che amava, cui aveva consacrato la vita, e che ora le stava sfuggendo per sempre.

- Ora sto bene, grazie a te, e voglio tornare a vivere sfruttando fino in fondo i doni che mi hai fatto.

Ryann era stupito e spostava lo sguardo dall'uno all'altro senza riuscire a capire nulla. Cosa diavolo aveva fatto la maga per Piton?

Isabel si chiese come fosse riuscita a restare immobile, senza alcuna apparente reazione, mentre Severus le stava formalmente comunicando, con gelido distacco, che il suo nuovo futuro non la ricomprendeva. La ringraziava, punto. Come se in tutto quel tempo tra loro non fosse accaduto nulla.

Eppure, c'era una cupa tristezza negli occhi neri del mago, che sembrava quasi approfondirne l'abisso di oscurità. E la sua voce, forse, non era venata da un impercettibile tremito?

Illusioni, ancora sempre e solo illusioni!

No, non doveva più cedere!

Severus rimase immobile a fissarla: aveva di nuovo mentito ed inscenato un'orribile recita fingendo un totale disinteresse mentre non aveva altro desidero che quello di stringerla a sé. Del resto, la maga sembrava quasi ascoltarlo con indifferenza, oppure erano lacrime represse quelle che rendevano così stranamente lucenti i suoi occhi neri che, ad intermittenza e per momenti sempre più lunghi, sembravano due splendenti smeraldi?

No, erano ancora sempre e solo illusioni: non doveva cedere all'ultimo momento rovinando tutto. Doveva permettere ad Isabel di essere felice: se lo meritava, dopo tutto quello che aveva fatto per lui!

Severus ed Isabel sembravano due statue che si fissavano immobili, quasi senza respirare, gli sguardi brucianti incatenati tra loro, che non si lasciavano, ognuno a proteggere con cura la propria mente cercando invece di scoprire la verità in quella dell'altro. Rimanevano solo gli sguardi, così carichi di emozioni contrastanti da risultare del tutto illeggibili.

La silenziosa immobilità si protrasse finché Ryann decise di intervenire: quel Piton era certo venuto per cercare ancora di portargli via Isabel, checché dicesse con quel suo formale tono sgradevole. No, non glielo avrebbe permesso: Isabel era solo sua, da sempre!

- Ok, l'hai salutata e ringraziata: ora vattene! – sbottò infine.

Allacciò quindi con il braccio la vita di Isabel e la trasse verso di sé senza che la maga opponesse resistenza, gli occhi sempre fissi in quelli del suo rivale che, ora, sembravano animati da impetuose fiamme nere che ardevano senza controllo nel tetro pallore del volto marmoreo incorniciato dai lunghi capelli corvini.

Ryann era sicuro d'essere il vincitore e intendeva dimostrarlo coi fatti; trasse con decisione a sé Isabel e la strinse con forza al proprio corpo interrompendo infine quello sguardo interminabile che era diventato rovente, quindi la baciò con furiosa passione.

Severus rimase immobile ad osservare una scena che mille volte aveva già visto negli ultimi due mesi nella propria mente, tra i ricordi di Isabel che il sortilegio gli aveva elargito; il tormento si rinnovò atroce, mille volte più forte, davanti alla cruda realtà che distruggeva ogni sua vana speranza.

Era un bacio di possesso, il bacio di un uomo che sapeva che quella donna era sua e non gli avrebbe negato nulla: era un bacio che escludeva qualunque altro uomo. Come quelli di James a Lily. Baci che escludevano lui negandogli la felicità e l'amore.

Severus chiuse gli occhi per non vedere altro e sospirò trattenendo un gemito.

L'aveva perduta, aveva perduto Isabel: la donna che aveva imparato ad amare di un amore adulto e maturo, reale come la vita, non etereo come il labile sogno d'un adolescente; l'unica donna che aveva realmente saputo conquistare e meritare il suo vero e profondo amore.

E adesso era di un altro, perché non aveva saputo capire in tempo, perché aveva frainteso ed aveva avuto paura d'amarla come il cuore, invece, da tanto tempo gli comandava.

Non gli rimaneva altro che andarsene, ancora una volta sconfitto, di nuovo con il lancinante ricordo della donna che amava stretta tra le braccia di un altro e, anche questa volta, era solo colpa sua.

Girò velocemente sui tacchi: non voleva vedere altro!

Aveva un'intera vita per torturarsi atrocemente rivedendo mille volte i ricordi in cui Isabel faceva l'amore con Ryann.

Percorse solo pochi passi e si smaterializzò senza vedere che Isabel aveva rifiutato il bacio di Ryann, si era districata dal suo possessivo abbraccio e aveva teso le braccia verso la sua figura che svaniva negli ultimi raggi rossi del tramonto, chiamandolo con disperato amore:

- Severus!

Tardi, era troppo tardi: il mago si era smaterializzato e Isabel era rimasta sola, la tristezza come un macigno a pesarle sul cuore; Severus se n'era andato senza dire una sola parola, dimostrando in modo incontrovertibile di non amarla e di essere del tutto indifferente al fatto che Ryann l'avesse baciata.

Era tutto finito, tutto perduto…

Ryann cercò ancora di stringerla a sé, ma questa volta Isabel lo respinse con violenza:

- Lasciami! – gridò. – Io amo solo Severus…

Le lacrime scoppiarono irrefrenabili mentre mormorava le ultime parole.

- Amo lui, solo lui, - singhiozzò piano, - ed ero venuta qua per dirtelo!

Il mago si materializzò poco distante, quasi davanti ad un pub dall'aria tranquilla. Entrò ed ordinò; non conosceva i liquori Babbani, ma una rapida occhiata all'esposizione alle spalle del barista risvegliò ricordi lontani, che credeva sopiti: riconobbe l'etichetta della bottiglia che una sera suo padre gli aveva spaccato in testa, vuota naturalmente, ed ubriaco marcio il suo genitore.

Afferrò bicchiere e bottiglia e si diresse verso un tavolo in fondo al locale, nella tranquilla penombra dell'angolo più lontano e oscuro. Riempì il piccolo bicchiere fino all'orlo e lo bevve tutto d'un fiato. Era un whiskey scadente e gli bruciò la gola, ma non gli importava. Per la prima volta in vita sua, proprio lui che non aveva mai fatto uso di pozioni che evocassero l'oblio, aveva lucidamente deciso di ubriacarsi fino a dimenticare non solo i proprio ricordi e rimorsi, questa volta, ma soprattutto quelli di Isabel: erano atrocemente insopportabili e continuavano a tormentarlo con crudeltà facendogliela rivedere, nuda, mentre faceva l'amore con Ryann con appassionata foga, ancora e ancora, oltre ogni sua capacità di sopportazione.

Si versò un altro bicchiere e lo bevve, poi un altro e un altro ancora, ma i ricordi continuavano imperterriti a scorrere spietati nella sua mente, mostrandogli i diversi amplessi da ogni angolazione, rendendolo pazzo di gelosia.

L'aveva perduta, perduta, perché aveva avuto paura d'amarla e aveva seguito la ragione invece del cuore.

Un altro bicchiere, due, tre di seguito: la bottiglia era piena ormai solo per un quarto e la vista cominciava ad appannarsi, ma i ricordi del passato di Isabel erano sempre spietatamente vividi nella sua mente.

No, non poteva, non voleva rassegnarsi: Isabel lo aveva amato, a lungo, e non poteva, in poche settimane, aver dimenticato l'amore della sua vita. Sapeva fin troppo bene d'averla delusa, ma le avrebbe raccontato tutto, spiegato il suo tremendo errore.

Si alzò di scatto facendo cadere la sedia che rimbombò nel silenzio del locale ancora deserto: stavano ancora tutti cenando, a quell'ora.

Si sentì malfermo sulle gambe, ma si versò comunque un altro bicchiere di quel liquido bruciante che aveva lo stesso puzzo di suo padre quando tornava ubriaco la sera e urlava parolacce oscene all'indirizzo di sua madre. Lo riempì fino all'orlo e il liquore ambrato si sparse sul tavolo mentre lo sollevava con mano leggermente tremante per portarlo alle labbra e tracannarlo ad occhi chiusi, le immagini di Ryann che possedeva Isabel con virile slancio che gli squarciavano la mente.

Non riusciva più ad arginare quelle angosciose visioni, come in parte era invece sempre riuscito a fare negli ultimi due mesi in cui aveva disperatamente cercato Isabel per ogni dove, ripetendosi mille volte che Isabel lo amava, che aveva lasciato Ryann per salvargli la vita e che per quasi un anno era rimasta sempre con lui. No, non riusciva più a respingere quelle immagini che lo tormentavano, non ora che sapeva che Isabel, questa volta, era tornata da Ryann e non più nel bosco.

Infine corse fuori dal locale, nell'aria blu della sera, la testa che gli girava. Dovette concentrarsi con molta fatica per riuscire a smaterializzarsi; riapparve l'istante successivo davanti alla casa di Ryann. Non era nemmeno passata un'ora, durante la quale aveva mille volte rivisto Isabel godere tra le braccia del suo rivale. I due erano ancora là, sotto il porticato dell'ingresso; stavano discutendo animatamente e Isabel sembrava molto irritata:

- No, non cambierò idea, mai! – gridò la maga con voce stridula e le lacrime agli occhi. – Sarà così, per sempre!

- Sei una stupida! – rispose Ryann afferrandola per un braccio.

Isabel si divincolò ma, ancor prima di riuscire a liberarsi, Severus era già lì, al suo fianco, e l'aveva afferrata per l'altro braccio, strattonandola per strapparla al rivale:

- Lasciala! – urlò con voce roca, la gola che bruciava, quasi la ferita infertagli da Nagini proprio un anno prima volesse riaprirsi in quell'esatto momento. – Isabel è mia! – aggiunse cercando di allacciarle la vita con un braccio per stringerla a sé, i fumi dell'alcool che gli annebbiavano ogni lucidità.

- Severus!

Lo stupore proruppe dal volto della maga, dai suoi occhi spalancati e cupamente neri.

- Sei ubriaco! - esclamò disgustata, cercando di sottrarsi al suo abbraccio furioso. – Lasciami!

Sì, forse era del tutto ubriaco per comportarsi a quel modo, come un qualunque Babbano geloso, proprio come suo padre faceva spesso insultando sua madre, ma le immagini che non riusciva a spegnere nella propria mente lo torturavano con crudele perfidia.

Ritrasse il braccio e rimase immobile a guardarla, bella e furente:

- Non è questo l'uomo che amavo! – mormorò Isabel quasi a se stessa, scuotendo delusa il capo, prima di smaterializzarsi all'istante.

Un attimo dopo anche Severus si era smaterializzato lasciando Ryann da solo, preda di una furiosa ira impotente.

Quando le maschere si dissolvono

L'aria blu della sera si era fatta più scura e tiepida nell'incanto del bosco di Mirce, nella tranquilla e verde serenità colma di magia che ora accoglieva Severus tra le sue braccia.

I fumi dell'alcool si erano come dissolti all'istante alle parole di Isabel e il mago non poteva far altro che rimproverarsi anche quell'ultimo, stupido errore cui la gelosia lo aveva spinto, deludendo ancor più profondamente Isabel.

Sospirò con cupa amarezza, scuotendo piano il capo: no, la felicità non era per lui, troppe colpe nel suo passato per poter adesso assaggiare le gioie dell'amore.

Eppure… eppure pur di stringere un'ultima volta a sé la maga e baciare la sua bocca di miele, perdendosi nei riflessi verde speranza dei suoi occhi neri, sarebbe stato disposto a dare la vita. Sì, proprio quella vita che Isabel gli aveva donato, ma che era del tutto inutile se non poteva trascorrerla al suo fianco!

In quel momento si rese conto che era passato esattamente un anno dalla notte in cui la maga lo aveva strappato alla morte, un anno in cui, se pur nessun particolare fatto era accaduto, la sua vita era però completamente cambiata ed aveva infine imparato ad amare, di un amore vero, reale, scevro da ogni illusione o sogno.

Anche se, adesso, quell'amore era destinato a rimanere sigillato nel suo cuore un'altra volta, perché, uno sbaglio dopo l'altro, era riuscito ad uccidere anche il sentimento che Isabel aveva sempre provato in tutti quegli anni, quando lui si era smarrito nell'oscurità ad inseguire un sogno ormai svanito, perduto dalle sue stesse parole.

Un fruscio gli fece alzare di scatto il capo: Isabel era lì, nell'indaco della notte, il cielo a fare da manto alla sua bellezza.

Dischiuse le labbra per parlare, ma il battito forsennato del suo cuore gli rubò il fiato e le parole: rimase a guardarla, come incantato da una dolce e potente malia, la speranza che di nuovo faceva capolino nel cuore.

Isabel lo aveva individuato subito: al limitare esterno del porticato, in piedi vicino al focolare ma quasi rannicchiato su se stesso, il capo chino con i lunghi capelli neri che gli coprivano in buona parte il volto pallido, colmo di disperazione. Tirò un sospiro di sollievo: l'aveva trovato! Era tornato ancora nel bosco e non se ne era andato via come aveva temuto.

La guardava, immobile e in silenzio, con gli occhi profondamente neri che rilucevano di quella luminosa oscurità che l'affascinava, la seduceva e, irrimediabilmente, la incatenava all'uomo che non riusciva a smettere di amare. Il mago rimaneva immobile: sembrava non respirare nemmeno, ma gli occhi ardevano nel pallore del viso, le labbra dischiuse in parole non dette.

L'aveva salutata e ringraziata, poi se n'era andato con indifferenza, ma solo per tornare neppure un'ora dopo, ubriaco, e cercare di strapparla dalle braccia di Ryann per stringerla tra le sue.

Allora, forse, non tutto era ancora perduto…

- Severus! – sussurrò andandogli incontro.

Il mago sembrò finalmente scuotersi dalla posa statuaria in cui era rimasto a fissarla ed un lieve sorriso si adagiò sulle labbra sottili:

- Isabel! – mormorò in un soffio leggero.

Isabel, amore mio, sei tornata da me!

I pensieri non divennero parole. Troppo orgoglio, troppo timore di un rifiuto, troppa consapevolezza dei propri errori:

- Perdonami, ti prego, mi sono comportato come un vero idiota! – esclamò con affranta enfasi.

La maga sorrise: ora le sembrava del tutto sobrio e ben conscio della sciocchezza commessa, il dispiacere dipinto sul viso dove gli occhi irradiavano la loro oscura, magnetica luce.

- Io… io…

La voce gli mancò. Avrebbe voluto dirle quanto l'amava, quanto desiderava stringerla forte a sé e fare di nuovo l'amore cancellando le terribili immagini che lo avevano crudelmente tormentato negli ultimi due mesi, ripetendole mille volte il sentimento che divampava nel suo cuore. Ma non ne ebbe il coraggio, non davanti a quegli occhi che, ancora, attendevano il chiarimento del suo ignobile comportamento. No, prima di confessarle il suo amore doveva darle molte spiegazioni.

Così fu Isabel a parlare per prima:

- Temevo di non trovarti più qua. Credevo che te ne fossi andato… - sussurrò, ora vicinissima.

C'era veramente un tono di dispiaciuto timore nella voce della maga, o era lui che voleva ad ogni costo crederlo? Resistere alla tentazione di stringerla tra le braccia e baciare le labbra che sembravano quasi tremare, mentre pronunciavano quelle parole a pochi centimetri dalle sue, gli richiese uno sforzo sovrumano. Era vicina, troppo vicina, meravigliosamente vicina: poteva di nuovo sentire il profumo della sua pelle che lo aveva inebriato quando avevano fatto l'amore.

Si ritrasse di un passo, il respiro contratto, timoroso di non riuscire a trattenere gesti dettati da un desiderio che stava crescendo sempre più:

- Questo è il tuo meraviglioso mondo, Isabel, - rispose commosso indicando il bosco con un elegante cenno della mano, - e solo tu hai diritto di viverci, come hai sempre fatto…

Un lieve sospiro interruppe per un istante le parole del mago, che continuò in un accorato sussurro:

- Ti sono immensamente grato di averlo voluto condividere con me, ma non ho alcun diritto su questa potente magia…

Sospirò di nuovo, profondamente, guardandola fissa negli occhi:

- Grazie per avermi salvato la vita, - mormorò in un roco sussurro, - proprio la notte di un anno fa!

Il bel volto di Isabel si aprì in un dolce, quasi incredulo sorriso: allora… allora non era stato tutto inutile! Il mago le sembrava davvero cambiato in quegli ultimi due mesi di lontananza e la voglia di vivere di nuovo illuminava lo sconfinato abisso dei suoi occhi neri. Si trovò a desiderare di essere stretta tra le sue braccia, anelò al sapore delle sue labbra sottili ed al calore del suo corpo che la voleva con virile prepotenza.

Però… però Severus aveva mostrato l'intenzione di andarsene via. Cosa poteva fare per trattenerlo? Alla fine era riuscita a restituirgli l'entusiasmo di vivere ma, a quanto pare, non era riuscita ad ottenere il suo amore.

Il sorriso si rabbuiò sul suo volto:

- Sono felice che tu abbia infine trovato delle ragioni per cui vivere. – mormorò piatta, attendendo e paventando il definitivo saluto del mago.

Severus sorrise appena, imbarazzato: c'era un particolare motivo se ora aveva di nuovo un'immensa voglia di vivere, ma non aveva il coraggio di rivelarle che solo lei ne era la stupenda ragione. Del resto, aveva così tante altre cose da farsi perdonare…

- Spero che i rimorsi per le tue colpe non ti tormentino troppo. – si lasciò sfuggire la maga in un sommesso sospiro.

Cosa non avrebbe dato per potergli rimanere accanto ed aiutarlo a dimenticare, a perdonarsi! Ma, ormai, gli aveva già dato tutto… tutto.

Il mago abbassò per un attimo lo sguardo, poi tornò a fissarlo negli occhi di Isabel che sembravano lucidi di commozione:

- Tu mi hai perdonato…

La voce gli si spezzò di nuovo: non aveva creduto a quel perdono, pensando che venisse da una Mangiamorte che non riteneva tali i crimini che aveva commesso.

- Non mi hai creduto… - rispose la maga, la voce incrinata di pianto.

Ora, invece, Severus sapeva quanto quel perdono fosse stato sincero, offerto con tutto il suo cuore innamorato.

Basta, basta, era ora di rivelarle tutto!

- Sono stato uno stupido, Isabel! – esclamò con impeto.

La maga lo fissò stupita, una lacrima che brillava tra le ciglia al primo raggio di luna.

- No, non ho creduto alla sincerità del tuo perdono, è vero, - mormorò pentito, la voce roca e profonda, - perché pensavo tu fossi una Mangiamorte!

Isabel spalancò gli occhi, stupita dall'inattesa rivelazione:

- Una Mangiamorte? Io? – esclamò incredula. – Ma se…

Già, se… Severus non sapeva nulla della sua vita: il sortilegio aveva regalato a lei sola la possibilità di scoprire tutto il tremendo passato dell'uomo che amava. Ecco spiegato, allora, il motivo di quella sua strana, quasi disturbata reazione alle sue accorate parole di perdono: Severus aveva creduto che mentisse spudoratamente!

- Ma ora so, ora so tutta la verità. – continuò il mago, un sorriso triste sul volto pallido bagnato dalla luce della luna che stava sorgendo.

Gli occhi di Severus erano profondamente neri e sembravano in grado di assorbire nel loro rogo di dolore tutta la candida luce lunare. Perché, si chiese Isabel, perché Severus continuava a soffrire e lei non riusciva a fare nulla per arginare tutta quella tremenda pena che lo soffocava?

- Ora conosco ogni segreto del tuo passato, Isabel, così come tu, in modo evidente, consoci tutti i miei sin dalla notte in cui mi salvasti la vita! – spiegò il mago in un commosso sussurro.

- Il sortilegio! – esclamò Isabel. – Con te ha funzionato in ritardo!

- No, non in ritardo, - sorrise mesto Severus davanti al genuino stupore della maga, - ha funzionato al momento giusto. Ricordi la formula?

Sì, Isabel la ricordava, la ricordava fin troppo bene: come avrebbe mai potuto dimenticarla, proprio lei? Ma ora, soprattutto, riusciva a capire la reazione del mago nel vederla tra le braccia di Ryann: il mago doveva sapere bene che era l'unico uomo che aveva amato - o forse era meglio ammettere che aveva cercato di convincersi di amare Ryann, proprio per dimenticare Severus - e doveva aver creduto che lei, alla fine, tra i due avesse deciso di scegliere proprio Ryann. Ecco il motivo di quell'inaccettabile scoppio di gelosia! Ed invece, ironia della sorte, era andata da Ryann proprio per dirgli il contrario; ma lui l'aveva baciata apposta di fronte a Severus quando aveva scoperto che era proprio il mago, creduto morto da tutti, ad essere il suo rivale! Per Merlino, che disastro! Ora Severus doveva essere convinto che non lo amasse più!

Il mago sollevò appena un sopracciglio: Isabel sembrava persa nei suoi pensieri, quasi che, incredibilmente, non ricordasse più la formula.

- … dum in oculis praeteritum tempus detegetur ei qui volet intellegere... – recitò piano Severus ponendo l'enfasi solo sulle ultime parole. – Solo quando vi è la disponibilità d'animo a comprendere l'altro, i ricordi vengono rivelati.

Sospirò appena, prima di continuare:

- A me è accaduto solo dopo che sei andata via. – concluse mesto.

Quella non era ancora tutta la verità, ma solo una parziale spiegazione e Severus lo sapeva dannatamente bene. Del resto, come poteva rivelarle il suo amore quando ormai sapeva che Isabel adesso amava solo Ryann, dopo che lui l'aveva completamente delusa? No, era inutile, era troppo tardi: l'avrebbe solo fatta soffrire di nuovo e Isabel non se lo meritava, dopo tutto quello che aveva fatto per lui.

- Così ora tocca a me, andarmene, - sussurrò in un amaro e quasi tremante sospiro, - e lasciarti vivere in pace qua, in quello che è il tuo mondo pieno di potente magia…

La voce gli mancò del tutto. Era ad Isabel che stava dicendo addio per sempre, era all'incanto del suo amore che stava rinunciando!

Il mago aveva abbassato lo sguardo e si stava voltando mentre Isabel osservava la sua nera figura stagliata nel bianco globo lunare appena sorto alle sue spalle. Era dolore quello che aveva sentito vibrare nella voce di Severus? Era amore la luce che per un attimo aveva illuminato dal profondo i suoi meravigliosi occhi neri?

Era inutile mentire ancora a se stessa: lo amava perdutamente e non poteva restare lì, immobile, mentre il mago le girava le spalle per inoltrarsi nella notte che si era fatta d'argento.

- No, non andartene! – gridò Isabel inseguendolo.

Severus si bloccò e si voltò di colpo così che Isabel nella sua corsa disperata gli finì fra le braccia.

- Resta con me, per sempre! – implorò aggrappandosi al suo petto.

Gli occhi neri di Isabel scintillavano di lacrime e verdi bagliori riflettevano il colore della volta arborea che li sovrastava, illuminata dai raggi della luna:

- Qui c'è la magia, Severus, e la tua vita!

Il mago le lanciò un lungo, intenso sguardo penetrante. Sì, nel bosco di Mirce c'era la magia e la vita. Ma c'era anche l'amore di Isabel, l'unica cosa che realmente gli importasse?

La maga si perse nelle fiamme nere che ardevano impetuose negli occhi di Severus e bramò bruciare per sempre in quel rogo d'amore, l'unica cosa per cui valesse la pena vivere!

Rimasero così, immobili e vicinissimi, gli occhi incatenati l'uno all'altra, senza respirare, illuminati dall'argenteo astro notturno che stava salendo nel cielo nero.

Infine Severus si lasciò sfuggire un lieve sospiro e con la punta delle dita le sfiorò appena la guancia in una carezza tremante, leggera come ali di farfalla, dolce come l'amore che ancora non osava confessarle.

Una domanda brillava negli occhi di Isabel e il mago le rispose:

- Voglio guardarti, nell'argentea luce di sogno che ti avvolge, voglio riempirmi gli occhi di te… e desiderarti! – sussurrò con intensità.

La maga gli sorrise felice, l'argento ad inseguire il verde nel nero velluto dei suoi occhi, e Severus aggiunse, in un lungo e lento sospiro:

- Come se in questi ultimi quattro mesi non ti avessi già desiderato abbastanza…

Un sussurro a fior di labbra, che le lasciò dischiuse, quasi tremanti, piene d'un desiderio troppo a lungo negato e represso. Non era mai stata una Mangiamorte, ora lo sapeva e poteva finalmente amarla!

Non voleva smettere di guardarla, di perdersi nelle iridescenze di smeraldo che per un istante apparivano negli occhi di Isabel per scomparire subito dopo, trascinandolo in quella tranquilla oscurità che ormai sapeva scevra da ogni pericolo. Però voleva anche baciarla, smarrirsi nel sapore della sua bocca, inebriarsi del suo profumo e stringerla forte a sé, come il suo corpo ormai gli urlava da troppo tempo.

Con un sospiro ardente si avvicinò piano al viso della maga e chiuse gli occhi, respirando la sua essenza, percependo il suo calore, fino a sfiorare piano la tempia con labbra brucianti di voluttà mentre con le braccia l'avvolgeva stringendola delicato a sé, quasi esitante, temendo un rifiuto. Isabel si abbandonò al suo abbraccio stingendogli con impeto le spalle, il respiro ansimante che le premeva i seni sul suo petto, il ventre che aderiva al suo congiungendo i reciproci desideri.

Scese piano con le labbra sulla guancia, respirando l'aroma della sua pelle, sfiorandola appena, dominando a fatica il maschio impeto, ancora temendo che, all'ultimo istante, Isabel si sottraesse al suo bacio, immagini crudeli che ancora cercavano di sopraffarlo trasformando in incubo il sogno che di nuovo stringeva tra le braccia, incredulo ma immensamente felice. La maga sembrava invece decisa ad agevolarlo e lentamente girò il viso verso il suo, le labbra già dischiuse ad attenderlo, ardenti.

Severus le sfiorò piano, tremante, mentre la stringeva più forte a sé, il desiderio che esplodeva nel suo corpo, bruciante e inarrestabile:

- Isabel!

Un sussurro appassionato, colmo di tutto l'amore che ancora non era riuscito a confessarle. La sentì tremare contro di sé, poi rispondergli con voce roca, bocca contro bocca:

- Severus!

Oh… com'era dolce il suo nome sulle labbra della maga!

Quante volte negli ultimi quattro mesi aveva desiderato sentirlo pronunciare di nuovo, con quella stessa intensità, con… Gli sembrava d'impazzire di felicità, ma era veramente amore quello che vibrava nella voce di Isabel? Lo stesso amore rovente che divampava nel suo cuore?

Tornò a guardarla, staccandosi a fatica dalle labbra tanto bramate, e vide le fiamme impetuose che ardevano nei propri occhi congiungersi con i verdi scintillii nelle iridi di Isabel. La voleva, la voleva con tutte le sue forze, con il cuore e con la mente, con il corpo e con l'anima; voleva che fosse sua, per sempre, per l'eternità di un sogno infinito, per il battito fugace del suo cuore e il sospiro lieve dell'anima.

Sua, solo sua, quella notte e per sempre, nell'argento della luna e nell'oro del sole!

Isabel ricambiò con intensità lo sguardo, bruciando tra quelle nere fiamme di desiderio, sprofondando in quel rogo d'amore, perdendo ogni coscienza di sé per unirsi anima e corpo con l'uomo che da tanto tempo possedeva il suo cuore e, ora, anche la sua vita. Avrebbe voluto leggere nei pensieri del mago, in quel momento non protetti, proprio come i suoi, ma il vortice d'amore che l'avvolgeva le impediva ogni concentrazione e solo desiderava che quelle sottili, tremanti, ardenti labbra tornassero ad appoggiarsi sulle sue per non lasciarle allontanare mai più.

Chiuse gli occhi ed il sogno di avverò: le labbra di Severus tornarono a sfiorare piano le sue, con dolcezza, quasi esitanti, ancora, morbide eppure ardenti, delicate ma appassionate. Si posarono sulle sue a regalarle un'incantata realtà, mentre la punta della lingua le lambiva delicatamente, quasi a chiedere il permesso di entrare, teneramente dolce, calda e allettante come non mai. L'accolse in sé con un tremito, le labbra a congiungersi con quelle del mago, nel cuore una domanda ancora senza risposta.

Era amore, quello?

Severus l'amava o solo desiderava il suo corpo? La punta della lingua percorse lenta le sue labbra ed ogni domanda svanì nella mente di Isabel: l'unica cosa che importava era essere stretta tra le sue braccia, bocca a bocca, ansimanti, cuore a cuore che battevano all'impazzata, il ventre a premere contro la dura virilità del mago.

Si perse nell'appassionata dolcezza del bacio che si faceva sempre più profondo, silenziosa melodia d'amore, e ricambiò con tutta se stessa il messaggio d'un cuore che ancora restava muto, troppo timoroso d'un rifiuto per avere il coraggio di dichiarare il proprio amore.

Ti amo, Isabel, ti amo, ti amo!

Ora che sapeva di poterlo dire con tutta l'innamorata e ardente passione del suo cuore, Severus non poteva più farlo temendo che la maga non avrebbe più voluto accettarlo. Forse aveva rovinato tutto con i suoi timori, che si erano rivelati completamente infondati, e forse era ormai troppo tardi. O forse no: il bacio di Isabel era pieno di fuoco.

Era solo l'ardente natura passionale della maga, o era amore? Ma come poteva pensare, ragionare lucidamente, mentre la teneva tra le braccia? Avrebbe potuto leggere la risposta alla sua domanda, pochi istanti prima, quando si erano guardati intensamente negli occhi: era sicuro che Isabel non stesse più proteggendo l'accesso ai suoi pensieri, ma come poteva violarli, ora che l'amava più della sua stessa vita? Tornò a perdersi in quel bacio infinito, promessa d'eternità, vortice di piacere che incendiava il suo corpo, sogno a lungo anelato anche quando aveva cercato di reprimerlo. Era stato folle, folle…

Oh… Severus, amore mio, amore!

Le mani del mago la cercavano; le sentiva scorrere ovunque sul corpo, delicate e appassionate, piene di rovente amore, mentre facevano svanire gli abiti al loro passaggio e fremere la sua pelle al contatto con le dita che, leggere, la accarezzavano sfiorandola appena. Isabel ne era certa: quelle mani sottili, attente e premurose, adesso cercavano lei e quell'amore intenso e travolgente che ne promanava era per lei, solo per lei. No, non poteva sbagliarsi, questa volta non era solo un'illusione…

Chiuse gli occhi e si abbandonò felice a quegli erotici tocchi, quelle carezze tenere e lievi che, mute, le parlavano d'amore, quasi gridandolo nell'aria; cominciò a ricambiare con lo stesso ardente amore, quasi ansimante, cercando con passione la pelle di Severus che rabbrividiva di piacere sotto le sue dita, a sua volta raccontando il proprio amore con baci di fuoco e roventi carezze. Con delicata passione si soffermò sul collo, la lingua a lambire lieve la lunga cicatrice, la pelle sensibilissima che fremeva al caldo ed umido contatto facendo gemere piano il mago. Lo sentì tremare un poco e stringerla più forte a sé, il corpo voglioso a rivelarle tutto il suo prorompente desiderio.

Un'accogliente alcova apparve allo schioccare delle dita del mago, gli abiti ormai del tutto svaniti, pelle contro pelle, bruciante e fremente. La adagiò sulle fresche lenzuola e si stese al suo fianco sostenendosi su un gomito: era bella, bellissima, languidamente distesa in attesa delle sue carezze e dei suoi baci. Voleva riempirsi gli occhi di quelle immagini così a lungo agognate e credute ormai perse per sempre, per cancellarne altre che lo avevano atrocemente torturato negli ultimi due mesi: Ryann l'aveva baciata, poche ore prima, ma adesso Isabel era lì, con lui, nel bosco incantato e gli sorrideva, il viso soffuso dal lieve rossore dell'eccitazione.

Deglutì a fatica, mentre con la mano cominciava ad accarezzarla, piano, a sfiorare lentamente la sua pelle in una lunga, interminabile carezza che dai piedi saliva con estenuante lentezza lungo la gamba, la punta delle dita sottili a lambirle il fianco, la vita. Si morse le labbra resistendo a se stesso e con il palmo aperto percepì il calore dei suoi seni, sollevati nell'ansimare del respiro, ma senza neppure toccarli, premio ancora non meritato. Le lisciò la spalla, la gola ed infine le carezzò il viso prendendolo delicatamente tra le mani.

Ti amo, Isabel!

La maga sapeva leggere i suoi pensieri? Sapeva vedere nella profondità dei suoi occhi così come aveva saputo leggere il dolore e la disperazione nella sua anima? Vedeva l'amore che ardeva nel suo cuore? Oh… rivelarglielo! Come avrebbe voluto farlo se solo fosse stato sicuro che lo avrebbe ricambiato!

Isabel si sentì tremare sotto quelle delicate carezze, le dita che leggere disegnavano l'amore sulla sua pelle fremente lasciando una rovente scia di voluttà sul corpo che, senza veli, gli stava offrendo. Non riusciva più a pensare, solo desiderava quelle carezze, anelava quei baci, bramava il corpo del mago, la sua virile eccitazione che, con erotica impudenza, piangeva calde lacrime di desiderio sulla sua pelle. E intanto si perdeva nello sconfinato abisso degli occhi di Severus, ardeva tra quelle nere fiamme scintillanti che le parlavano di un amore indomabile e le toglievano il respiro ed ogni volontà.

Severus, Severus ti amo!

Oh… poterlo dire, gridarlo di nuovo al mondo nell'argento fatato della notte, un anno dopo, esattamente un anno dopo la notte in cui la sua potente magia aveva alterato il destino salvandogli la vita.

Chiuse gli occhi solo quando le labbra di Severus, dolcemente roventi, si congiunsero di nuovo alle sue in un bacio carico di passione, urlando un amore che non aveva il coraggio di essere rivelato, mentre i loro corpi si univano frenetici, cercandosi ancora con la stessa fremente voglia, ritrovandosi con lo stesso eccitato desiderio di quattro mesi prima.

Fu un bacio interminabile, pieno di fuoco, gemiti e sospiri ardenti ad incollare le loro labbra, le lingue unite in uno stretto abbraccio, proprio come i loro corpi incendiati da una brama non più differibile. Si lasciarono un breve istante solo per riprendere fiato, ansanti, e il bacio ricominciò, più intenso ed appassionato di prima, muta dichiarazione d'un amore che aveva saputo sconfiggere anche la morte.

Infine si staccarono un poco e rimasero a respirare l'uno i sospiri di desiderio e i gemiti di piacere dell'altra, strettamente avvinti, il mago a dominare l'impeto del proprio desiderio che cercava una troppo veloce soddisfazione. No, non era ancora tempo di avere Isabel: prima voleva assaporare di nuovo tutto il suo corpo, inebriarsi del suo aroma, gustare il sapore della sua pelle. A malincuore abbandonò l'ambrosia delle sue labbra e lentamente scese seguendo la linea del mento, la punta della lingua a correre calda e umida lungo la gola, alla ricerca del miele morbido dei suoi seni, da succhiare con dolce perizia facendola gemere di nuovo, la schiena che s'inarcava mentre la maga affondava le mani nei suoi lunghi capelli neri e gli premeva il viso contro di sé, offrendosi ai suoi baci, ancora ed ancora, senza fine, mentre l'eccitazione cresceva, quasi incontrollabile. La mano del mago scivolò lungo il fianco in una carezza di fuoco, strinse tra le dita la pelle del ventre e scese più giù, insinuandosi dove il fuoco ardeva nell'intimità di Isabel riversando un caldo nettare che il mago voleva di nuovo gustare, schiavo d'un piacere che sapeva le avrebbe subito donato un intenso appagamento.

Isabel s'irrigidì per un fugace istante, poi si aprì alla sua penetrante carezza, a quelle dita che sapevano darle un acuto godimento, che la esploravano piano, quasi giocando, facendosi desiderare, e poi si tuffavano nella sua femminilità strappandole piccole grida, facendola ansimare e fremere di lancinante piacere. Poi fu la bocca di Severus a suggere il nettare, la lingua golosa a carezzare il fulcro del suo ardente fiore fino a scatenare un intenso orgasmo scandito nel nome dell'uomo che amava:

- Severus, Severus!

Oh… amore, amore… oh Severus!

Mentre rivoli di piacere la inondavano, lo sentì penetrare in sé, piano, in profondità, lento e possente, a possederla con tutta la dura virilità del suo desiderio, con lunghe e intense spinte che di nuovo scatenarono l'estasi, prolungandola in un godimento che sembrava senza fine, che le toglieva il respiro facendole girare la testa; il mago, ancora e ancora, entrava in lei con impeto a mala pena trattenuto, gemendo di un piacere che non voleva concedersi per bearsi invece di quello che permeava le sillabe del suo nome, quasi dichiarazione d'amore gridata nella luce della luna che inargentava la notte.

- Isabel, Isabel!

Severus si morse forte le labbra per impedire che le parole d'amore vi sgorgassero senza più controllo, annebbiato com'era dal desiderio: la voleva, fino in fondo, fino a esploderle dentro, a farla sua e solo sua! A fatica deglutì l'amore, ancora timoroso che la maga non fosse pronta ad accettarlo e, sempre muovendosi con passione nel suo corpo che lo seguiva allo stesso ardente ritmo, rimase a guardarla, verdi scintille di smeraldi a costellare il velluto notturno degli occhi di Isabel in cui, riflesse, vedeva le fiamme nere che ardevano incontrollate nei suoi.

Doveva fermarsi, concedersi una tregua o non sarebbe riuscito a trattenersi e non avrebbe più potuto continuare ad amarla e a bearsi dell'estasi diffusa sul suo bel viso. Si piegò sulle braccia e, senza uscire da lei, la strinse a sé ponendosi al suo fianco, accarezzandole la schiena fino a scendere ai glutei per farle piegare la gamba e riuscire a penetrarla meglio anche in quella meno stimolante posizione. Quindi riprese a muoversi con lenti e languidi movimenti, il proprio corpo di nuovo sotto controllo, guardandola dolcemente negli occhi mentre la stringeva appassionatamente a sé e solo anelava di rivelarle tutto il suo amore.

- Sei stata la mia prima e unica donna…

Era tremendamente difficile parlare dominando il desiderio del proprio corpo e sorvegliando anche la parole, per non tradirsi, ma, al tempo stesso, rivelarle il suo amore:

- L'unica che ho avuto, che ho realmente amato…

Isabel lo guardò titubante, gli occhi ancore velati del piacere che le aveva appena dato:

- A dire il vero… la tua prima donna è stata…

No, non poteva pronunciare quel nome, non mentre Severus la stava amando con quella dolce e infinita passione.

Il mago le sfiorò piano le labbra con un tenero bacio, gemendo sulla sua bocca mentre sprofondava in lei:

- No, non è stata Lily… sei stata tu, solo tu, Isabel! - ansimò stringendola di più. - Sapevo che non era lei, non poteva essere lei… anche se non riusciva ad ammetterlo neppure con me stesso.

Severus chiuse gli occhi e tornò a baciarla con tutta la dolce passione dell'amore che divampava nel suo cuore. Isabel aveva compreso l'intero significato delle sue parole? Avrebbe accettato il suo amore?

Isabel si abbandonò del tutto al bacio, immensamente felice, mentre continuava a godere dei movimenti del mago che, con instancabile devozione, la stringeva forte a sé, quasi temesse che potesse sfuggirgli da un istante all'altro, come un sogno che svanisce all'arrivo delle prime luci dell'alba. Ma il giorno era ancora lontano e l'argentea oscurità della notte racchiudeva, come un protettivo scrigno, il loro prezioso amore raccontato da quell'amplesso di una dolcezza infinita.

Lei, solo lei era stata la sua prima e unica donna, non Lily, non il sogno che pur con tanto amore aveva incarnato per Severus, soffrendone immensamente. E con quale enfasi d'amore aveva voluto rivelarglielo, in quel sussurro a fior di labbra, con la sua voce profonda che la faceva tremare dentro, mentre la amava con quell'incredibile dedizione che ancora continuava a stupirla.

La amava, Severus la amava; le sembrava incredibile, quasi impossibile, eppure lo leggeva nei suoi scintillanti occhi neri, sconfinato abisso che aveva conosciuto pieno d'angoscia e di dolore, ma che ora riluceva di sconfinato amore.

Così Isabel ricambiò il bacio con tutto il suo coraggioso amore che non aveva avuto paura di nulla e aveva rischiato tutto.

Il bacio si estinse lentamente mentre il mago appoggiava la mano in fondo alla schiena di Isabel e la premeva forte contro di sé per penetrarla più in profondità, con estenuante lentezza, fino a sentire la sua intimità fremere contraendosi intorno al suo membro in un intimo abbraccio che di nuovo liberò un intenso orgasmo della donna che amava infinitamente e che gli aveva regalato la vita e la speranza.

Ti amo, ti amo Isabel!

Ooh… quanto avrebbe voluto dirglielo, sussurrarglielo sulle labbra, gridarlo nella notte, ma ora che non desiderava altro che rivelarle il suo amore, non era più sicuro che la maga volesse sentirlo.

Con un deciso colpo di reni, Severus tornò a giacere sopra la maga, ben sollevato sui gomiti per non schiacciarla; riprese a muoversi con vigore in lei per farla godere di più, per sentire ancora il proprio nome aleggiare sulle sue labbra nell'estasi d'amore.

E il sogno divenne realtà.

- Severus… amore! – gemette Isabel, il piacere negli occhi e nella voce.

Il mago si bloccò per un istante, il labbro inferiore stretto tra i denti, il respiro di colpo perduto in accelerati battiti del cuore e gli occhi spalancati, quasi incredulo di quella parola che, di nuovo, gli regalava il futuro e la felicità.

Lo aveva detto veramente? Lo pensava davvero nell'intimo del suo cuore, o era solo l'estasi della voluttà? Isabel lo amava, ancora?

Riprese fiato in un lungo respiro, il sorriso sulle labbra appena dischiuse, gli occhi di nuovo animati da una splendente speranza d'amore: scintillavano come neri cristalli, mille riflessi d'incredula felicità a brillare nei raggi lunari mentre si beava del piacere soffuso sul volto della donna che amava e che, forse, non aveva mai perduto ed era ancora e sempre solo sua. Lentamente si abbassò, mentre ricominciava a muoversi con dolce intensità in lei, cercando le sue labbra per un languido bacio appassionato:

- Amore mio… Isabel!

Come in un sogno, un bellissimo sogno troppo a lungo vagheggiato, fra gli ultimi gemiti di acuto godimento la maga udì quel tenero e sommesso sussurro che Severus le aveva adagiato sulle labbra prima di farle dimenticare ogni cosa con quel bacio meraviglioso, colmo d'amore, carico d'infinite promesse di felicità. Si perse in quel bacio, il corpo strettamente avvinto a quello del mago, a godere ancora dei suoi movimenti, fino a sentirlo esplodere in caldi zampilli di piacere, in ripetuti fiotti di voluttà che nell'aria s'intrecciavano ai loro ardenti aneliti d'amore:

- Severus… ooh sì… amore mio!

- Isabel… aah… ti amo, ti amo Isabel!

Poteva la felicità essere più grande di quel meraviglioso sogno d'amore che si avverava?

Scontro mortale

Erano rimasti abbracciati a lungo, a fissarsi, a respirare i reciproci ardenti respiri, i pensieri offerti l'uno all'altra, nessuno che osasse violarli, mentre la luna splendeva alta nel cielo illuminando la notte nera del bosco di Mirce.

Solo gli occhi parlavano, d'amore, le labbra dischiuse ma sempre mute, ed i cuori ascoltavano, nei corpi ancora strettamente allacciati nell'amplesso appena concluso.

Fiamme nere ardevano negli occhi di Severus, si riflettevano tumultuose nelle iridi di Isabel, colmandole con la loro oscurità, avvolgendole nel suo amore in cui la maga si abbandonava felice, porto sicuro in cui finalmente approdare.

Infine le labbra di Isabel si aprirono, ma il mago vi pose veloce l'indice sopra, con delicata premura, impedendole di parlare:

- No, nessuna parola in questa notte incantata, - sussurrò a fior di labbra, - in questo sogno… d'amore!

Scintille di smeraldo riempirono gli occhi della maga che, obbediente, solo sussurrò con intensità il nome dell'uomo che amava.

- Severus!

- Isabel!

Ed i loro sussurri si persero in un interminabile bacio.

Isabel si era infine addormentata nel suo protettivo abbraccio, il viso appoggiato sul suo petto ed i lunghi capelli neri come lenzuola di seta che gli carezzavano la pelle.

Era finalmente giunto il momento in cu poteva rivelarle tutto il suo amore.

- Isabel, amore mio! – sussurrò sfiorandole piano la fronte con le labbra. – Ti amo, ti amo!

La luna brillava nel cielo nero inargentando la notte e il mago non era mai stato così felice e pieno di voglia di vivere.

- Grazie, amore mio, per tutto ciò che hai saputo fare per me, - disse in un dolce sussurro mentre le accarezzava piano i capelli, - per la vita che mi hai regalato, per avermi liberato dal fantasma di un amore che non ho mai potuto vivere…

Sospirò: il ricordo di Lily gli faceva sempre male, eppure non l'avrebbe mai dimenticata.

- Grazie per il potere e la conoscenza della magia che hai voluto condividere, - sussurrò, sfiorandole ancora la fronte con un delicato bacio, - grazie per l'amore che di nuovo hai acceso potente nel mio cuore, risvegliandomi ad una vita che avevo rinunciato a vivere…

Un rumore improvviso lo bloccò: veniva dal bosco, ne era certo. Qualche animale si stava forse avvicinando?

Scostò con delicatezza Isabel e la coprì con il lenzuolo, sfiorandola con un'ultima carezza in punta di dita, quindi si alzò rapidamente dall'alcova, indossò i pantaloni ed afferrò la bacchetta. Di nuovo quel rumore di rami rotti, appena più vicino, e un bisbigliare sommesso: no, non era un animale. Ma chi poteva essere? Nessuno poteva entrare nel bosco di Mirce, protetto dall'Incanto Fidelius!

Rapido levò la bacchetta verso il letto su cui Isabel dormiva tranquilla, e per un istante la luce tremolante di una cupola protettiva avvolse il talamo del loro amore. Si girò quindi ad affrontare il pericolo proprio mentre tre ombre nere balzavano fuori dal bosco, l'argentea maschera dei Mangiamorte a coprirne i volti. L'aria si riempì di grida e lampi di incantesimi che il mago parò con silenziosa efficacia, rispedendoli contro i suoi assalitori che, evidentemente, avevano sperato di sorprenderlo nel sonno.

Cosa diavolo ci facevano lì dei Mangiamorte, un anno dopo la definitiva scomparsa di Voldemort? Il suo potere magico si era molto rafforzato trascorrendo tutto quel tempo nel bosco incantato, e respingere l'attacco non fu poi troppo difficile, i sortilegi individuati ancora nella mente degli avversari e deviati senza sforzo, oppure catturati e dissolti dalla magia che fluiva potente dalla bacchetta ai suoi comandi non verbali.

All'improvviso, un lampo di comprensione gli squarciò la mente. C'era solo una persona che conosceva l'esistenza di Mirce: Ryann! L'aveva visto nei ricordi di Isabel: era stato nel bosco, prima ancora che la nonna morisse, quindi ora anche lui ne era diventato un Custode Segreto!

Deviò un ennesimo attacco schiantando anche il secondo assalitore. Non era possibile che Ryann fosse un Mangiamorte, lo avrebbe saputo! Ma allora…

Controllò che lo scudo a protezione di Isabel fosse sempre attivo, quindi si slanciò verso l'ultimo Mangiamorte che, il viso sempre protetto dalla maschera d'argento, ancora stava cercando di colpirlo e con un colpo secco del polso fece partire il lampo di un nuovo incantesimo: un'impetuosa fiammata avvolse la bacchetta dell'avversario che la abbandonò con un urlo, proprio mentre il primo Mangiamorte gemeva risvegliandosi dallo Schiantesimo.

Ryann o non Ryann, quei Mangiamorte erano lì: Rhuldys e Martens, due bestie feroci ed ignoranti, oltre al terzo, sconosciuto, che stava lottando con le fiamme del sortilegio che lo inseguivano. Ma se erano lì, nonostante l'incanto Fidelius, significava che sarebbero potuti tornare in qualsiasi altro momento e Isabel non sarebbe stata più al sicuro nel bosco.

Martens si era ripreso e stava per avventarsi contro, la mente aperta ad ogni sua incursione, urlando un'inutile fattura che il mago aveva già annullato con la propria silenziosa risposta, esattamente come aveva fatto fino a quel momento anche con gli altri. Si rese conto all'improvviso che il suo gioco di sola difesa era inutile: l'Oblivion non poteva annullare la conoscenza del luogo comunicata da un Custode Segreto. Solo la morte poteva estinguere quel ricordo troppo pericoloso per la salvezza di Isabel.

Mosse la bacchetta e un cerchio di fiamme inchiodò il Mangiamorte sconosciuto contro un albero, quindi si girò gettando una rapida occhiata verso Rhuldys che era ancora a terra, Schiantato.

Severus sferzò ancora l'aria con la bacchetta, sospirando: non voleva uccidere ancora ma, forse, non aveva altra scelta; Martens fu avvolto dalle spire del serpente, lampo nero scaturito dal legno magico del mago, e un instante dopo si trovò a volteggiare nell'aria strettamente legato dai resistenti lacci in cui il serpente si era trasformato, la maschera d'argento volata via. Gli occhi erano spalancati mentre gli imprecava contro, e nella sua mente il mago trovò ogni risposta: era stato proprio Ryann a tradirlo e a consegnarlo ai tre Mangiamorte, che avrebbero dovuto ucciderlo nel sonno facendone sparire il cadavere affinché Isabel pensasse che l'avesse lasciata per sempre.

Ma il mago non dormiva e aveva così sventato il loro piano. Senza fare alcuna domanda cercò nella mente di Martens le altre risposte: nessun altro era al corrente che Severus Piton era ancora vivo e solo quei tre potevano entrare nel bosco, oltre a Ryann, naturalmente.

Severus sospirò: il segreto della sua esistenza imponeva la loro morte. Scosse il capo mordendosi le labbra: aveva pensato, aveva sperato che non sarebbe mai più successo, che avrebbe potuto vivere per sempre al sicuro e in pace nel bosco con Isabel. Ma il passato, ancora una volta, era tornato a presentare il suo doloroso conto. Anche se fosse scomparso per sempre, rinunciando all'amore, Isabel non sarebbe più stata al sicuro a Mirce, con quei Mangiamorte che ne conoscevano l'esistenza e, forse, anche il segreto. Non aveva scelta, doveva ucciderli.

Fissò con odio misto a compassione gli occhi spalancati di Martens, che sembrava aver capito che la fine era vicina ed ora lo implorava, e sospirò cupo: aveva saputo uccidere il suo unico amico, non gli sarebbe stato difficile ammazzare anche un bastardo di quella risma.

Eppure, la bacchetta sembrava non voler rispondere alla sua volontà. O, forse, la volontà non era forte a sufficienza: non riusciva più ad uccidere.

L'urlo precedette il lampo viola del sortilegio giusto in tempo per permettergli di slanciarsi di lato e il getto di luce lo mancò di un soffio andando ad infrangersi contro la cupola che proteggeva il sonno di Isabel: Rhuldys si era risvegliato e lo aveva attaccato alle spalle. L'esitazione ad uccidere gli era quasi costata la vita e, soprattutto, aveva messo in pericolo Isabel. Si rialzò furente, la bacchetta ben salda in mano, quanto la sua volontà, ora. Martens era precipitato a terra, e stava districandosi dalle funi magiche che lo avvolgevano, mentre l'altro Mangiamorte si era quasi liberato dall'attacco delle fiamme e Rhuldys aveva un nuovo sortilegio mortale sulle labbra. Puntò la bacchetta su quest'ultimo e, senza più parare, attaccò a fondo a sua volta: il lampo verde esplose potente e inarrestabile riflettendosi nelle iridi dilatate dal terrore della vittima designata. Un istante dopo le fiamme avvolsero l'altro Mangiamorte in un rogo mortale, mentre Martens si dibatteva impotente nelle spire stregate di un enorme serpente che gli risucchiava la vita.

In quello stesso momento, però, il lampo viola di un altro incantesimo illuminò l'aria della notte colpendolo con violenza alle spalle: un rabbioso urlo di dolore gli uscì dalle labbra e Severus barcollò, la bacchetta che gli sfuggiva di mano e rotolava lontana.

Riuscì a rimanere in piedi e a girarsi: Ryann lo osservava con un ghigno di vittoria sul viso, la bacchetta puntata contro il petto con decisione. Lanciò uno sguardo alla sua, atterrata tra le radici dell'albero più vicino: non era un grosso problema averla persa, perché la lunga permanenza nel bosco aveva accresciuto la sua potenza magica e gli era facile lanciare incantesimi potenti anche con le sole mani.

La spalla colpita gli faceva molto male, però, e rallentò più del dovuto il movimento: aveva appena sollevato il braccio che Ryann lo colpì con violenza alle gambe con un'altra fattura. Cadde in ginocchio, dolorante, ma si rialzò subito, giusto per sfidare la bacchetta che l'altro gli puntò alla gola.

- Non ci provare, Piton: io so come renderti inoffensivo, anche qui nel bosco stregato. - esclamò con arroganza. – Non ti muovere! – intimò ancora puntando la bacchetta sopra la sua testa e mormorando sottovoce parole sconosciute.

Mentre Ryann arretrava, il mago si rese conto che una strana vibrazione si espandeva nell'aria e si sentì all'improvviso più debole, come se parte dell'energia magica lo avesse di colpo abbandonato.

Il rivale sghignazzò:

- Senza bacchetta non puoi fare più nulla, sei alla mia mercé! – affermò con sicurezza rigirandosi la bacchetta tra le dita.

Severus tentò un Expelliarmus non verbale, ma non accadde nulla; provò con un Accio indirizzato alla sua bacchetta, ma quella non si mosse. Non sapeva in quale modo, ma Ryann era riuscito a togliergli una grossa parte del suo potere magico e, senza bacchetta, era del tutto inferiore e non aveva speranza di vittoria.

- Vedo che Isabel non ti ha insegnato tutti i suoi segreti, – lo irrise soddisfatto, - mentre a me ha insegnato tutto, anche come sospendere il potere del bosco.

Ecco di cosa si trattava, allora! Questo significava che le condizioni potevano ancora mutare, però: doveva solo tenere sotto attento controllo l'oscillazione dell'energia magica nell'aria e, non appena avesse sentito il suo potere tornare, usarlo subito per rendere inoffensivo il presuntuoso antagonista. Nel frattempo, doveva solo guadagnare tempo e, magari, cercare di avvicinarsi alla bacchetta. Non fece tempo a muovere un passo che Ryann gli puntò di nuovo la sua contro:

- Non ti muovere! – intimò nervoso. – Lo sai perché a me ha raccontato tutto, invece?

La risposta galleggiava in bella mostra nella mente di Ryann, ma Severus decise di ignorarla: più lo faceva parlare e più tempo avrebbe guadagnato.

- Perché Isabel mi ama, veramente. Per te, invece, prova solo pena. – asserì impietoso. – Un ubriacone, un traditore, un assassino! – accusò isterico, accennando ai cadaveri dei tre Mangiamorte. – È da me che è tornata, non da te! È solo me che ama! – gridò come un folle, cercando di convincere con quella palese menzogna soprattutto se stesso.

Era disperato, pazzo di gelosia: la maga lo aveva lasciato dicendogli chiaramente di amare Severus e poi l'aveva ritrovata lì, tra le braccia del rivale; li aveva perfino visti fare l'amore con ardente passione! Non aveva capito più nulla ed aveva deciso di vendicarsi, ad ogni costo e con ogni mezzo: doveva assolutamente togliere di mezzo quel dannato Piton e riconquistare l'amore della sua Isabel.

- Resta fermo! – intimò ancora, timoroso che Piton potesse recuperare la bacchetta e ristabilire così la parità o, forse, anche la supremazia.

Severus non fiatò: Ryann era geloso! Sì, geloso, proprio come era stato anche lui fino a poche ore prima. Geloso come non sarebbe mai dovuto essere stato conoscendo tutto il passato di Isabel. La gelosia che attanagliava Ryann, però, lo aveva distratto e il mago era così riuscito lentamente a spostarsi in obliquo di un passo; un lieve tremolio, subito seguito da un attutito ronzio, lo mise sul chi vive, poi sentì il potere della magia tornare a riempire ogni fibra del suo corpo: l'incanto aveva solo una limitatissima estensione spaziale, ecco perché Ryann cercava di impedirgli di muoversi!

Quando fu sicuro di aver recuperato tutto il proprio potere magico, Severus fece ancora un passo di lato, quindi lanciò con prudenza il suo attacco, graduandone la potenza: non voleva far del male a Ryann, ma solo renderlo inoffensivo. Lo centrò in pieno con l'Expelliarmus non verbale, ma aveva sottovalutato la forte fibra fisica dell'altro che barcollò arretrando, senza però lasciare la presa sulla bacchetta e un istante dopo rispondeva attaccandolo con pericolosi e potenti sortilegi. Tornò a difendersi, cercando di individuare il punto debole di Ryann per metterlo fuori combattimento senza ferirlo: Severus era ormai sicuro che Isabel amasse solo lui, ma era altrettanto certo che provasse un profondo affetto anche per l'esuberante mago che aveva cercato di farlo eliminare dai Mangiamorte, e la amava troppo per rischiare di farla soffrire facendo del male ad una persona cui lei teneva.

Ryann gridava i suoi incantesimi in maniera scomposta, guidato dalla gelosia e cercando di avvicinarsi a Severus, che, pur dolorante per i colpi subiti alla spalla e alle gambe, si proteggeva con quieta calma anche senza bacchetta, la difesa già impostata leggendo l'attacco quando era ancora nella mente del furioso aggressore.

Ryann lo incalzava furibondo, senza riuscire ad avvicinarsi di un millimetro, continuamente bloccato e respinto, gli incantesimi facilmente deviati e parati dall'altro che sembrava quasi prevedere con largo anticipo ogni suo assalto. Ben presto si rese conto che Severus si limitava a difendersi, anche quando avrebbe potuto attaccarlo: esultò al pensiero che il potente mago, da vero idiota, non volesse fargli del male solo perché l'aveva indotto a credere, erroneamente, che Isabel amasse solo lui, Ryann. Ad ogni modo, questo gli dava un enorme vantaggio sull'avversario e, alla fine, sarebbe riuscito a vincere la sua impenetrabile difesa. Oppure, forse c'era un modo migliore per liberarsi del rivale, ingannandolo ancora: doppiezza e tradimento non erano mai stati il suo modo di fare, ma Severus Piton gli aveva portato via Isabel, la donna che amava fin da quando era ragazzo, ed era disposto a qualsiasi cosa pur di eliminarlo e riconquistare l'amore della maga. Certo, Isabel non avrebbe mai dovuto sapere chi lo aveva ucciso, ma i corpi dei tre Mangiamorte gli avrebbero permesso di rappresentare un perfetto scenario di morte.

All'improvviso Ryann smise di attaccare:

- Il nostro duello sembra non poter avere un vincitore, Piton, - disse, ancora ansimante per lo sforzo dei ripetuti attacchi, - perché non attendere che sia Isabel stessa a scegliere tra di noi? – chiese, mantenendo però sempre la bacchetta puntata sull'altro che aveva il grande vantaggio di non averne alcun bisogno.

Severus annuì con un rigido cenno del capo.

- Accomodati! – lo invitò accennando al tavolo sotto il porticato, poco lontano dal letto dove Isabel dormiva ignara di tutto, il sonno incantato protetto dall'incantesimo che Severus aveva lanciato appena si era accorto del pericolo.

Camminarono appaiati, l'uno a controllare i movimenti dell'altro, Ryann che si congratulava tra sé per ogni passo che allontanava sempre di più la bacchetta di Piton dalle pericolose mani del suo proprietario.

- Isabel mi ama e sceglierà me, come ha già fatto questa sera, quando hai cercato di portarmela via! – sbottò una volta arrivato al tavolo, le erotiche immagini della donna amata tra le braccia di Piton che lo facevano impazzire di gelosia e lo spingevano a tutto pur di eliminarlo per sempre. – Brindiamo alla mia vittoria! – ordinò facendogli cenno di prendere i bicchieri dalla credenza mentre afferrava la caraffa di vino rosso.

Severus non si mosse, guardando invece la bacchetta dell'altro: non aveva alcuna intenzione di girargli le spalle mentre gliela puntava contro. Ryann la abbassò e la poggiò sul tavolo con aria di superiorità:

- Non intendo usarla, non temere, non mi sporcherò le mani con il sangue di un assassino. – insinuò offensivo. - Lascerò che sia Isabel stessa a scegliermi e a scacciarti da qui. – concluse facendogli cenno di andare.

Era essenziale che Piton si fidasse e gli girasse le spalle, almeno per un momento: solo in quel modo avrebbe potuto versare il potente veleno nel vino e liberarsi finalmente del rivale. Severus si girò veloce a prendere i bicchieri e Ryann ne approfittò per predisporre la mortale trappola.

- Sei proprio sicuro di brindare alla tua vittoria? – lo sfidò Severus appoggiando i calici vicino alla caraffa.

- Non ne ho il minimo dubbio! – esclamò l'altro versando il vino ed alzando la coppa in un provocatorio brindisi.

Severus non brindò, ma avvicinò il vino alle labbra aspirandone con attenzione il profumo; proprio come aveva previsto, Ryann vi aveva versato un veleno dozzinale: mortale, è vero, ma con moltissimi antidoti in grado di contrastarlo.

- Brinda e bevi! – ordinò Ryann. – O hai paura di perdere la sfida?

- A te l'onore del primo sorso, - lo invitò Severus sollevando un sopracciglio, - se sei così sicuro di vincere l'amore di Isabel!

Il nervosismo s'impadronì di Ryann che afferrò di nuovo la bacchetta puntandola minaccioso alla gola dell'altro:

- Bevi! – ordinò con voce stridula posando la propria coppa sul tavolo. – Adesso!

Severus lo fissò con il nero sguardo penetrante, sfidando la punta della bacchetta che quasi sfiorava la ferita infertagli da Nagini: ironia della sorte, era passato proprio un anno esatto dalla notte in cui aveva creduto di dire addio alla vita e Isabel l'aveva invece sottratto all'abbraccio della morte. Se quella notte voleva solo morire, ora, invece, voleva vivere: sì, aveva ripreso il gusto dell'esistenza, perché nell'amore per Isabel, dalla quale era ormai certo d'essere ricambiato, aveva trovato la sua nuova ragione di vita. No, non aveva alcuna intenzione di morire, non quella notte e non per mano di un uomo reso folle dalla gelosia cui sapeva che, comunque, la maga voleva bene.

Con un rapidissimo scatto si sottrasse alla minacciosa punta del legno magico e si slanciò verso i vicini alberi alla ricerca di un'impossibile fuga: Ryann lo inseguì veloce con alcuni incantesimi che il mago sembrò parare, ma poi rovinò a terra, tra le erbose radici di una pianta.

- Alzati! – urlò Ryann tenendolo di nuovo sotto mira con la bacchetta.

Il mago si rialzò a fatica, le mani sporche di erba e terriccio, fili verdi perfino sul viso e tra le labbra.

- Stai già mangiando la polvere della sconfitta, a quanto vedo! – insinuò ridendo, ormai certo della vittoria, porgendogli di nuovo la coppa avvelenata. – Bevi!

Severus spalancò gli occhi cercando di rifiutarsi, ma Ryann gli premette con forza la punta della bacchetta sul petto, così fu costretto ad avvicinare le labbra all'orlo e ne bevve un piccolo sorso. L'istante successivo strabuzzò gli occhi: colto da un accesso convulso di tosse, cercò di sputare il vino, quindi, con la mano ancora piena d'erba, tentò quasi di pulirsi la bocca.

Ryann scoppiò a ridere, infine vittorioso:

- Non crederai di salvarti dal potente veleno appena ingerito pulendoti la bocca con un po' d'erba, vero, Maestro delle Pozioni? – lo beffeggiò. – Incastrato con la tua stessa arte: spero apprezzerai l'ironia della sorte che ti ho riservato.

Severus gli lanciò un ultimo sguardo infuocato, quindi cadde a terra di schianto, come soffocato dal veleno, e vi rimase, immobile e con gli occhi spalancati, le spalle appoggiate al tronco ed il capo reclinato.

Ryann attese ancora un attimo, il cuore in gola, poi toccò il corpo con la punta del piede per accertarsi che fosse realmente morto; un tremito gli trapassò il corpo mentre si rendeva conto dell'enormità dell'accaduto: la folle gelosia che si era impossessata della sua mente lo aveva condotto ad uccidere il rivale, l'uomo che Isabel amava.

La maga non lo avrebbe mai perdonato, mai!

Ma aveva già pronta una storia credibile che avrebbe evitato il disastro e, col tempo, Isabel si sarebbe rassegnata e sarebbe tornata ad essere esclusivamente sua: era solo questione di tempo e, come era stato disposto a tutto, perfino ad uccidere, era pronto anche ad aspettare tutto il tempo che sarebbe stato necessario.

Si avvicinò al talamo, dove li aveva visti fare l'amore con innamorata passione e la gelosia l'aveva avviluppato nelle sue deliranti spire: Isabel dormiva ancora un sonno incantato protetto dal potente Incantesimo Scudo che Piton aveva evocato. Era bella, bellissima, i lunghi capelli neri sparsi in suggestivo disordine, le sensuali nudità celate appena dalle lenzuola candide illuminate dalla luna che cominciava ad abbassarsi nel cielo nero

Puntò la bacchetta e lo scudo svanì, quindi si sedette sul bordo del letto e la chiamò piano:

- Isabel! Svegliati, Isabel!

La maga si mosse appena, il sorriso ad accendere l'amore sul suo viso:

- Severus! – sussurrò cercando il suo calore con la mano.

Ryann si morse le labbra: ancora e sempre quel nome maledetto!

- Sono io, Ryann!

La maga spalancò gli occhi di colpo, spaventata.

- Dov'è Severus? – esclamò guardandosi intorno. – Cosa diavolo ci fai qui, tu?

Già, come aveva potuto entrare nel bosco, impenetrabile a tutti?

- Tu mi mostrasti la strada, tanti anni fa, non ricordi?

Isabel spalancò la bocca e rimase senza parole: era vero, l'aveva portato a Mirce molto tempo prima, quando nonna Maeve era ancora viva, quando aveva deciso di togliersi Severus dalla mente e dal cuore.

- È successa una cosa tremenda, Isabel, mi dispiace tanto…

La voce di Ryann era flebile e incerta, e gli occhi colmi di timore e dispiacere.

La maga saltò su a sedere coprendosi con il lenzuolo:

- Dov'è Severus? – chiese ancora, la voce incrinata da un tremendo sospetto. – Dov'è?

- Mi dispiace, non ho potuto fare nulla…

Negli occhi di Isabel s'insinuò il terrore.

- Sono arrivato troppo tardi. - mormorò Ryann a testa bassa, la voce tremante. – I Mangiamorte sono penetrati nel bosco e l'hanno ucciso per vendicarsi del traditore di Voldemort.

Isabel urlò e Ryann la strinse forte a sé, immobilizzandola:

- Si è difeso come un drago, per proteggerti, ma erano in tre e alla fine sono riusciti a sopraffarlo. – mentì con voce tremante. – Due erano già morti, quando sono arrivato, e il terzo ferito così gravemente che è spirato davanti ai miei occhi.

- No, no, non è vero! – urlò ancora Isabel, divincolandosi dal suo abbraccio. – Severus non può essere morto, no!

Come potevano i Mangiamorte essere penetrati nel bosco, se era protetto dall'Incanto Fidelius e lei sola ne era il Custode Segreto? Certo non era stato Severus ad invitarli!

All'improvviso un lampo di comprensione le lacerò la mente: erano passati molti anni e l'aveva completamente dimenticato, ma anche Ryann era Custode Segreto del bosco!4 Lui, solo lui poteva aver condotto lì i Mangiamorte! Era geloso e li hai fatti entrare per uccidere Severus!

- Sei stato tu, tu! – lo accusò gridando stridula, gli occhi fiammeggianti, colmi di lacrime.

Con un gesto rapido delle mani lo spinse via, facendolo ruzzolare lontano dal letto con la magia e la forza della disperazione; afferrò la camicia di Severus e l'indossò veloce, quindi appellò la bacchetta e si gettò sopra Ryann, ancora a terra:

- Perché, perché? – chiese, minacciandolo tra le lacrime. – Io lo amavo, l'ho sempre amato… solo lui!

- Ti amo, Isabel, ti amo da sempre, lo sai! - gridò Ryann, altrettanto disperato. – Mi hai abbandonato per lui! Non potevo, non potevo sopportarlo…

I singhiozzi lo interruppero, mentre cercava di stringerla forte a sé:

- Riuscirò a fartelo dimenticare, te lo prometto! Saremo felici, vedrai, tanto felici…

Di nuovo Isabel lo respinse con forza liberandosi dal suo abbraccio:

- Sei uno stupido, Ryann! – sibilò, gli occhi lampeggianti, pieni di furiosa disperazione. – Mi hai perduto per sempre, perché la mia vita è indissolubilmente legata a quella di Severus dal sortilegio oscuro con cui lo strappai alla morte un anno fa.

Il mago spalancò gli occhi, pietrificato dalle parole che distruggevano ogni speranza di felicità.

- Isabel! No, Isabel, no, non puoi lasciarmi… - mormorò cercando di nuovo di aggrapparsi alla maga.

- Non mi restano che pochi istanti di vita, e non li perderò con te! – proferì, allontanandolo da sé ancora una volta con disgusto.

Vide Ryann dirigersi di corsa al tavolo, afferrare la coppa colma di vino rosso e portarla alle labbra:

- È con questo che l'ho ucciso: veleno! – spiegò, sorbendone veloce un abbondante sorso.

Isabel rimase immobile ad osservarlo, del tutto impotente, stretta nella camicia nera di Severus, i bottoni allacciati storti, una spalla lasciata scoperta e le gambe e i piedi nudi. Come poteva un esperto pozionista come Severus essere caduto in quella stupida trappola? Com'era riuscito Ryann ad obbligarlo a bere?

- Perdonami, Isabel, ti prego! L'ho fatto solo perché ti amo…

Sentì che le gambe non lo reggevano più; si sedette sulla panca e diede un lungo sospiro:

- Perdono… - mormorò, gli occhi che si chiudevano nel sonno mortale, - ti amo… Isabel! – ansimò.

Il respiro cominciava a mancargli e non aveva più la forza per aprire gli occhi e parlare, il petto oppresso da una forza sconosciuta. Rimase immobile per un lungo istante, gli occhi socchiusi, rantolante, quindi all'improvviso vacillò e si portò le mani alla gola, soffocato dal veleno:

- I… sa… bel…

La maga, però, non aveva ascoltato le sue ultime implorazioni. Sapeva di non avere più tempo: il sortilegio oscuro non le avrebbe concesso più di un'ora o magari solo pochi minuti; doveva assolutamente trovare subito Severus per stringerlo a sé ancora un'ultima volta, prima di morire tra le sue braccia proprio quando, ironia della sorte, sapeva che anche il mago la amava e avrebbero potuto essere per sempre felici insieme.

Occhi verdi

La luna, che a lungo aveva sfumato di argentea luce i gesti del loro appassionato amplesso, ormai pendeva bassa nel cielo nero, quasi del tutto coperta dalle nuvole addensate sull'orizzonte, e intorno alla maga regnava un silenzioso scenario di morte.

Stringendosi addosso solo la candida camicia del mago, che le era scivolata giù dalla spalla abbronzata, a gambe e piedi nudi Isabel scansò il cadavere scomposto di un Mangiamorte, ne aggirò un altro e raggiunse infine il corpo immobile di Severus, il busto nudo e le spalle sostenute appena dall'ammasso di radici di un albero, il capo reclinato di lato, appoggiato in parte alla spalla e in parte al tronco ruvido, i lunghi capelli corvini a coprirgli il volto che sembrava brillare nel pallore della morte.

Gli occhi neri erano spalancati, vitrei e immobili, ed un pallido raggio di tetra luna5 li faceva risplendere come quando la vita ancora li animava.

Isabel cadde in ginocchio al suo fianco e lo strinse angosciata la petto, affondando il viso tra i capelli, aspirandone l'aroma amaro, il corpo scosso dai singhiozzi e sulle labbra un urlo muto che le straziava il cuore. Era questa la disperazione provata da Severus quando aveva stretto Lily tra le braccia, fredda di una morte gravida delle sue colpe? Come era riuscito, poi, a continuare a vivere? Si sentiva fortunata, al confronto: il sortilegio le avrebbe presto regalato una pietosa morte tra le braccia dell'uomo che amava.

Sollevò il viso devastato dal dolore, i lunghi capelli neri che scendevano inanellati sul petto, e volse lo sguardo intorno:

- Addio, bosco di Mirce! Di nuovo sprofonderai nel destino di millenario oblio dell'incanto che ha sempre protetto la tua potente magia. – sussurrò piano salutando gli alberi.

Tutti coloro che ne conoscevano l'esistenza erano morti e con la sua scomparsa, ultimo Custode Segreto, la memoria del bosco incantato si sarebbe persa per altri mille anni ancora.

Rivolse di nuovo lo sguardo all'uomo che amava e che la morte, esattamente un anno dopo, era infine riuscita a ghermire. Le lacrime tornarono a rigarle piano le guance, sciogliendo anche l'ultima magia che aveva rivolto a se stessa.

Lentamente, proprio come se le lacrime lo lavassero via, il nero degli occhi di Isabel si mutò in un verde intenso e brillante.

- Ecco, amore mio, anche l'ultima, inutile finzione svanisce. Perché nulla ha più alcuna importanza, ora. – sussurrò sfiorandogli la guancia con dita tremanti. - Davanti ai tuoi begli occhi neri, che tanto ho amato, ora sbarrati nella morte e che nulla più possono vedere, posso infine mostrarti la verità dei miei, ciò che realmente sono.

Trasse un lungo sospiro, le iridi verdi fisse in quelle nere ed immobili del mago.

- Non ho mai voluto mostrarteli: non volevo darti modo di trovare in me alcun riferimento a… lei! Non avrei mai sopportato alcun confronto! – esclamò con impeto, mentre la voce si faceva stridula e acuta.

- Sì, la odio, la odio profondamente! Aveva l'immensa fortuna di essere amata da te… e non ti ha mai ricambiato! – esplose tra le lacrime che, irrefrenabili, le bagnavano le guance rendendo sempre più lucente il verde dei suoi occhi nel pallido riflesso di luna. – Ti ha abbandonato, è rimasta a guardare da lontano mentre sprofondavi nel baratro dell'oscurità, senza fare nulla, senza tenderti la mano per aiutarti, lasciando che smarrissi te stesso e lacerassi la tua anima… lei che poteva salvarti! Non la perdonerò mai, mai!

I singhiozzi interruppero le accorate parole, mentre con la mano sfiorava le labbra sottili del mago, lievemente dischiuse.

- Io non ti avrei mai lasciato andare, ti sarei sempre rimasta accanto, ostinata, e ti avrei amato, Severus! Ma tu volevi lei, solo lei…

Si chinò sul volto diafano che risplendeva nel pallore della morte e gli sfiorò piano le labbra con le sue, inumidendole del salato delle lacrime:

- Quanto hai sofferto da allora, povero amore mio! Un'intera vita di straziante dolore, oppresso da lancinanti rimorsi, immerso in una gelida solitudine a macerarti nel rimpianto di un amore che esisteva solo nei sogni innocenti di un ragazzo! – aggiunse accorata. – Hai dedicato la vita a proteggere quel figlio che avresti voluto fosse il frutto del vostro amore, a pagare mille volte per una colpa che non potevi perdonarti, continuando ad amarla oltre la morte che ogni giorno sfidavi con sprezzante coraggio.

Di nuovo gli sfiorò piano il viso con la punta delle dita in una delicata carezza:

- Povero amore mio! Ed io ti amavo…

Gli occhi di Isabel erano di un verde intenso e profondo, privo però d'ogni speranza:

- Ti amo, Severus, ti ho sempre amato e ti amerò per sempre, nella vita e nella morte. – sussurrò con innamorata enfasi prendendogli la mano tra le sue. - Porgimi la destra... Alfin son tua, sei mio!6 – intonò appena la struggente melodia. - Nella morte tua sposa, Severus, condannata al tuo stesso fatale destino.

Si portò al cuore la mano del mago e la strinse forte premendola tra i seni:

- La Magia Oscura esige sempre un prezzo molto elevato, e tu lo sai bene…

Socchiuse gli occhi e sospirò:

- Il prezzo della tua vita, amore mio, è stato il sacrificio della mia.

Deglutì e sussurrò piano, gli occhi di nuovo fissi in quelli neri del mago:

- Ut mors permutet in vita, vitam eligere debebis… et in omnem vitam fatum fato vinctum erit restituendae vitae pretio.

Di nuovo un tremulo sospiro:

- Perché la morte in vita si muti, sceglier dovrai la vita… e di morte il destino per sempre sarà incatenato a prezzo della vita ritrovata. Con queste parole ho scelto di legare inesorabilmente il mio destino al tuo, Severus, pur sapendo che se avessi fallito, se tu non avessi voluto scegliere di vivere, avrei subito dovuto pagare il tremendo prezzo della tua mancata salvezza.

Scosse il capo, un'altra lacrima a brillare tra le ciglia:

- Nei miei occhi non c'è la luminosa luce della certezza d'essere nel giusto che animava quelli di Lily; nel verde profondo dei miei occhi puoi solo trovare l'oscuro bagliore di una difficile scelta sofferta, di errori e di sbagli, di una intera vita condotta sul confine tra il bene e il male. – sussurrò con passione. – Ma il mio amore, Severus, ha saputo darti tutto, anche la mia stessa vita.

Isabel si perse per l'ultima volta negli occhi dell'uomo alla cui salvezza aveva sacrificato senza alcuna esitazione la propria vita, quegli stupendi ed intensi occhi neri che ora le sembravano incredibilmente vivi e pieni d'amore, come non mai, un ardente abisso notturno in fondo al quale risplendevano nere scintille misteriose. Era incatenata a quello sguardo magnetico ed enigmatico che l'affascinava, la rapiva alla vita per trascinarla con sé in un baratro insondabile in cui l'oscurità ardeva di una impossibile ed intensa luminosità.

All'improvviso Severus sbatté ripetutamente le palpebre ed un gemito uscì dalle sue labbra sottili, insieme ad un lungo sospiro che lo riportava alla vita:

- Isabel!

La maga spalancò gli occhi, sbalordita, troppo felice per ragionare, per respirare, per parlare.

- Isabel, amore mio! – sussurrò ancora Severus, la voce vibrante pervasa d'amore.

Sollevò il busto e la strinse forte al petto, l'avvolse tra le braccia come se dovesse strapparla alla morte, come se la vita di entrambi dipendesse solo da quell'abbraccio disperato, colmo d'amore e di passione.

- Isabel, ti amo! – esclamò, il viso affondato nei lunghi capelli neri della maga, il cuore che sembrava scoppiargli in petto mentre continuava a stringerla forsennato a sé.

Era folle di felicità per le parole che aveva ascoltato fino a quel momento, quando infine l'antidoto al veleno aveva esplicato in pieno l'effetto liberandolo dall'apparenza di morte che aveva ingannato la maga e Ryann prima di lei.

La sentiva tremare tra le braccia, scossa da singhiozzi isterici; la liberò dal soffocante abbraccio e le prese delicatamente tra le mani il viso rigato di lacrime:

- Amore mio! – sussurrò, sfiorandole appena le labbra, lo sguardo nero immerso nello splendente smeraldo degli occhi di Isabel. – Ho pensato… ho creduto cose tremende di te, - mormorò scuotendo il capo, i lunghi capelli neri che gli ondeggiavano sulle guance, - ed invece eri mossa solo dall'amore per me, al punto di sacrificare la tua stessa vita per la mia salvezza! Potrai mai perdonarmi?

- Sei vivo, sei vivo… - balbettò la maga, ebbra di felicità.

- Non potevo muovermi né parlare, a causa dell'antidoto al veleno: mentre ne contrastava gli effetti, simulava però in modo perfetto la mia morte, – spiegò commosso davanti all'incredulo stupore di Isabel, - però ho visto e sentito tutto quello che è accaduto; ho ascoltato l'amore struggente delle tue parole e ho visto le lacrime sciogliere il nero dei tuoi occhi e rivelarmi tutta la verde verità delle tue splendide iridi. – sussurrò piano carezzandole delicato le lacrime preziose che gli avevano infine rivelato tutto della donna che amava.

Con dita tremanti le sfiorò, poi si avvicinò al suo viso e sorbì piano, con infinita dolcezza, quelle lacrime d'amore piante per lui come mai nessuno aveva fatto prima.

- Mi dispiace, Isabel, mi dispiace terribilmente! – sussurrò accorato, gli occhi sempre persi in quelli della maga, a bearsi della verde speranza d'amore che di nuovo vi risplendeva. – Mai avrei voluto spaventarti così, facendoti credere d'essere morto, ma non avevo scelta: c'era solo quell'erba a disposizione. Sapevo che avrebbe impiegato del tempo per contrastare gli effetti del veleno e nel frattempo mi avrebbe causato una dolorosa paralisi, perfetta per simulare la morte apparente e ingannare Ryann, permettendomi più tardi di renderlo inoffensivo. Ma lui ti ha svegliato e così, - un breve sospiro interruppe le sue parole, - sono stato costretto ad assistere impotente alla tua disperazione, amore mio!

Come poteva continuare a parlare mentre la donna che amava, e che lo ricambiava in modo così profondo e totale, era tra le sue braccia e il cuore gli scoppiava di gioia? Di nuovo le sfiorò le tempie con un dolce bacio delicato accarezzandole i capelli con la mano.

- Ti amo, Isabel! – esclamò con intensità sulle labbra della maga. – Ti amo da tanti mesi, ormai, anche se ho cercato a lungo di negarlo perfino con me stesso.

La guardò e le sorrise avvolgendola ancor di più nel tenero ed appassionato abbraccio, cercando le sue labbra per un lungo, dolcissimo bacio colmo di promesse d'amore.

La maga si abbandonò completamente a quel bacio che realizzava i suoi sogni: Severus la amava, la amava da mesi… e ancora la voleva amare con la stessa ardente passione di poche ore prima. La sua felicità era immensa e la soffocava impedendole quasi di parlare.

- Ti ho amato con tutto me stesso, solo poche ore fa, eppure non ho avuto il coraggio di rivelarti il mio amore, - spiegò il mago in un sussurro ardente sfiorandole le labbra, quasi tremando al ricordo, - perché temevo d'aver ormai perduto il tuo!

Un tremulo sospiro dischiuse le labbra di Isabel in un radioso sorriso di comprensione:

- Severus! Anche io non desideravo altro che dirti che ti amavo, ma…

Il mago respirò il suo sospiro, inebriandosene:

- Ti stringevo tra le braccia, assaporando le tue labbra colme di passione, mi perdevo nel sensuale profumo della tua pelle, e le parole erompevano veementi dal mio cuore! – sussurrò guardandola intensamente negli occhi. – È stato tremendo frenarle, trattenerle sulle labbra, deglutirle a forza invece di pronunciarle con ardore, spargerle con generosità sulla tua pelle mentre amavo il tuo corpo! – sospirò adorante il mago.

- Terribile perdermi nel nero abisso dei tuoi occhi, Severus, sprofondarvi vedendo il mio amore bruciare rovente congiunto al tuo, - mormorò Isabel, le iridi verdi ancora lucenti di lacrime, - ed ascoltare solo la passione condivisa dai nostri corpi, il cuore che restava muto, le parole represse e negate nel timore di rivelarti un sentimento totale da te mai condiviso…

Il mago rimase a fissarla in silenzio, pensando a quanto a lungo aveva fatto soffrire la donna che, invece, lo amava così tanto d'aver voluto dare la propria vita in cambio della sua. Aveva dubitato di lei, aveva pensato… Socchiuse gli occhi per un istante mentre un lieve sospiro gli sfuggiva dalle labbra: si sarebbe fatto perdonare ogni cosa, ogni dolore e delusione inflitta, l'avrebbe amata con passione e dedizione infinita facendole dimenticare tutto e l'avrebbe rese immensamente felice, per sempre! Perché nessuno, più di Isabel, meritava l'amore imperituro che divampava impetuoso nel suo cuore!

- Amo la tua determinata ostinazione, amo il tuo coraggio e la tua disperazione, Isabel. – sussurrò ardente a fior di labbra sfiorandogliele appena. – Amo la tua totale generosità ed il tuo egoismo, la tua dolcezza e la tua aggressività.

- Severus, amore! – esclamò languida Isabel recuperando infine la facoltà di parola.

Il mago le sorrise stringendola un po' di più al proprio petto nudo: la sua camicia, indossata scomposta dalla maga, le lasciava scoperta una spalla, i seni ansimanti che s'intravvedevano tra i bottoni allacciati sfalsati.

- Amo la tua gioia di vivere e il tuo ottimismo, amo la tua capacità di comprendermi, - sussurrò ricoprendole il viso di piccoli, dolci, teneri baci che la fecero rabbrividire, - di saper leggere fin in fondo nella mia anima, di darmi tutto ciò di cui ho bisogno, anche quando sai che mi farà soffrire.

La strinse ancora di più al proprio corpo che la desiderava, il respiro che si faceva lievemente ansante, le labbra a cercare golose la sua pelle nuda:

- Amo questo bosco incantato, che sa esaltare la magia e mi rende potente come non mai! Qui voglio trascorrere il resto della mia vita, con te, solo con te!

Un ardente sospiro di voluttà interruppe le sue parole, un brivido a percorrergli la pelle nuda del petto che si congiungeva a quella della maga.

- Amo il tuo corpo, Isabel, che fa impazzire il mio…

Si morse piano le labbra sospirando, trattenendo il desiderio che divampava, nere fiamme ad ardere impetuose negli occhi, la mano che le accarezzava piano la coscia e si insinuava sotto la stoffa leggera della camicia per risalire piano sui fianchi nudi, fino alla vita, per stringerla di più a sé: erano passate solo poche ore da quando l'aveva amata con passione, ma di nuovo la desiderava.

- Severus! – mormorò Isabel stringendosi al mago, quasi soffocata dalla felicità che all'improvviso l'aveva sommersa quando aveva infine capito che lo spaventoso incubo era finito.

- Ed amo i tuoi meravigliosi occhi, amore mio! – esclamò Severus sfiorandoli piano con le labbra, un dolce sorriso ad illuminargli il volto. – È da tanto tempo che quei scintillanti bagliori verdi, intensi e profondi, mi attraggono e mi affascinano, finché ho finalmente rammentato dove li avevo già visti…

Sospirò appena, lo sguardo perso in quella verde distesa di speranza:

- Adesso finalmente ricordo i tuoi occhi quando eri a scuola, Isabel, li rammento bene quel giorno sul prato, dopo gli esami di G.U.F.O. – spiegò con voce commossa, le labbra ancora a cospargere di delicati baci il viso ed i lunghi capelli neri che, inanellati, le scendevano sui seni. – Ricordo il tuo sguardo triste e furioso, mentre pendevo a testa in giù. È stato solo un lampo verde, il tuo dolore che si sovrapponeva a quel piccolo sorriso sul… suo viso.

Un mesto sospiro sfuggì alle labbra del mago mentre con i denti le tormentava:

- Ho voluto dimenticare, ma ho visto tutto mentre il mio mondo quel giorno si rovesciava…

- Severus! – esclamò accorata la maga accarezzandogli dolcemente il viso, il ricordo lontano di quello sguardo ben impresso nella mente.

- Avevi ragione, Isabel, hai sempre avuto ragione…

- Perdonami, amore mio! – lo interruppe la maga contrita. – Sono stata così crudele con te! Ti ho fatto soffrire distruggendo senza pietà il tuo unico amore…

Nuove lacrime brillavano nel verde intenso degli occhi di Isabel, la voce incrinata da un dolore che ancora sembrava soffocarla, come se anche lei fosse ancora imprigionata nel passato del mago.

Severus sospirò scuotendo rassegnato il capo, mentre con la punta delle dita le sfiorava piano le labbra tremanti:

- No, Isabel, io devo solo ringraziarti, - mormorò piano, la mano che scivolava lenta lungo il collo della maga perdendosi nei lunghi e morbidi riccioli neri che le scendevano inanellati sulla spalla nuda, – perché sei infine riuscita a liberarmi dal crudele tormento di quell'amore perduto che mi impediva di vivere.

Con lenta dolcezza la avvolse di nuovo tra le braccia:

- Ho sempre e solo amato il sogno di un amore; ho voluto amare un'illusione che sapevo perduta per sempre, irrealizzabile proprio per causa mia.

Il mago si morse appena le labbra, l'antico dolore che nelle nere profondità dei suoi occhi continuava a bruciare, alimentato dalle fiamme di un rimorso che sembrava inestinguibile.

- È stato il mio modo di punire le mie colpe, la condanna che mi sono inflitto rinunciando a vivere, - ammise in un sofferto sussurro, - senza più concedermi alcuna possibilità di amare ancora.

Tornò a stringerla al proprio corpo che sempre più la desiderava:

- Per quanto io abbia perdutamente amato Lily per tutti questi lunghi anni, - sussurrò in un intenso sospiro, - è solo te che ho desiderato, con tutta la mia ardente passione. – esclamò con enfasi, lo sguardo perso nella verde marea di felicità che montava negli occhi della maga. – È solo te che amo, adesso, e che amerò per sempre, per tutta la vita, solo te, Isabel, stupenda realtà più meravigliosa di qualsiasi sogno!

Quasi tremando, Severus socchiuse gli occhi e le sfiorò piano le labbra, con languida dolcezza, quindi li riaprì e tornò a fissarla con intensità:

- I tuoi occhi sono del tutto diversi dai suoi e mai potrei confonderli! Un verde così scuro e brillante, intenso e profondo, caldo velluto dello scrigno che racchiude i miei sogni! – sussurrò deponendo ardenti baci sulle palpebre. – Ho imparato a conoscerli in questi mesi e me ne sono innamorato lentamente, quando, sempre più spesso, vividi bagliori di smeraldo filtravano dal nero profondo sotto il quale li avevi celati.

La fissò ancora negli occhi, con bruciante intensità, fiamme nere ad ardere impetuose nel suo sguardo.

- Guardami, Isabel, e sarà per sempre! – sussurrò con amore.

La maga spalancò gli occhi, vinta dal fascino magnetico di quella luminosa oscurità che la soggiogava:

- Ti amo, Severus, per la vita e per la morte!

Il mago tremò al pensiero dell'oscuro vincolo che li legava e che Isabel aveva accettato, quasi con leggerezza, per amor suo; da quel momento anche la sua stessa esistenza diventava infinitamente preziosa, perché da essa dipendeva quella della donna che aveva imparato ad amare e che, in ogni modo possibile, era riuscita a riportalo alla vita regalandogli amore, felicità e magia!

- Ti amo, Isabel, ti amo immensamente! – disse in un sussurro appassionato. – Ti amo, come non sapevo di poter amare, come tu sola mi hai insegnato ad amare!

La maga sorrise: alla fine, aver messo in gioco la propria esistenza per quella di Severus le aveva regalato una nuova vita da trascorrere felice tra le braccia dell'uomo che amava da sempre.

- Solo per te sono ancora vivo, solo per i tuoi occhi, amore mio!

Isabel lo fissò interrogativa, felicemente stupita.

- Non erano gli occhi di Lily, - sussurrò il mago con intensità, - erano i tuoi, Isabel, gli occhi che alla fine mi hanno ridato la vita e la speranza… e l'amore!

Severus le sorrise, profondamente commosso:

- Ora lo so, infine ho capito cosa è realmente accaduto: sono i tuoi occhi che scelsi, quella notte!

La maga tremò tra le sue braccia mentre annuiva piano: si era trasfigurata in Lily per salvargli la vita, ma aveva voluto mantenere intatta la verde intensità del proprio sguardo. Se Severus doveva vivere, l'avrebbe fatto per il verde dei suoi occhi, non per quelli di Lily.

In caso contrario, per entrambi sarebbe stata solo la morte.

O l'amore… o la morte.

Ed era stato l'amore!

- Ti amo, Isabel: amo i tuoi meravigliosi occhi verdi! – sussurrò Severus, perdendosi nel sogno della nuova vita che si apriva felice davanti al suo intenso sguardo nero.

The green eyes found the black…

e gli occhi verdi si fusero in quelli neri… 7

1 Affinché la morte in vita si muti, sceglier dovrai la vita.

2 … mentre nello sguardo il passato sarà svelato a chi comprendere vorrà

3 Cercavo una città particolarmente "magica" e un messaggio lasciato tempo fa da Sabrina (Ary64) sulle Ambientazioni Gotiche ?t=26080552&st=30#entry267716172 del forum Magie Sinister mi ha suggerito di utilizzare Torino. Ciò che ho scritto della città, in modo magicamente romanzato, deriva sia dalle informazioni contenute nel messaggio di Sabrina, sia da quelle prelevate da diversi altri siti di Internet, in particolare Torino

4 Come spiegato dalla Rowling nel 7° libro, alla morte del Custode Segreto, ciascuna delle persone a conoscenza del luogo protetto dall'incanto Fidelius diventa a sua volta Custode Segreto del luogo stesso.

5 Parte prima, Scena IV: Lucia di Lammermoor, di Gaetano Donizzetti, libretto di Salvatore Cammarano.

6 Atto secondo, Scena V: Lucia di Lammermoor, di Gaetano Donizzetti, libretto di Salvatore Cammarano.

7 Esattamente come in apertura del primo capitolo, la traduzione è mia: non sarà letterale, ma secondo me esprime molto meglio ciò che realmente è accaduto alla fine del 32° capitolo del 7° libro "Harry Potter e i doni della morte". E, soprattutto, esprime a fondo ciò che sta accadendo tra Severus e Isabel… ora e per sempre!

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