Grazie delle recensioni a Cla1969, Mia Brower Graham de Andrew, MariaGpe22: ora la scelta di Candy è solo tra Anthony e Terry, ma che succederà se e quando l'equazione potrebbe prevedere Albert? Tutto deve ancora accadere, siamo solo all'inizio... L'età è proprio quella dell'adolescenza, quindi i sentimenti sono violenti e spesso irrazionali.

Per il solito Guest: Se devi leggere la storia esclusivamente in funzione che sia terry-fic, albert-fic o anthony-fic, allora ti consiglio di non leggerla. Io non posso dirti con chi finisce Candy, ammesso che resti con qualcuno. La storia è incentrata su di lei, principalmente. Una storia va letta solo se piace e appassiona, non perché il protagonista maschile sia Tizio o Caio.


Riassunto dei capitoli precedenti: Albert si sveglia in piena notte con suo nipote Anthony davantie confessa all'apparizione che vorrebbe tanto che lui fosse vivo. Così, per una strana macchinazione del destino, in una sorta di mondo parallelo, alla caccia alla volpe Anthony non muore e lui e Candy si fidanzano. Vanno insieme alla Saint Paul School, dove lei conosce Terence (già incontrato sulla nave) e comincia a provare turbamento nei suoi confronti: Terence le ruba persino un bacio alla Festa di Maggio. Geloso, Anthony arriva a fare a pugni con quello che considera un rivale e i due vengono messi in punizione. Intanto, Albert sta maturando l'idea di andare in Africa e Candy gli confida che forse Terence è interessato a lei. Tuttavia, non ha il coraggio di confessargli che anche lei comincia a nutrire dei sentimenti per lui, troppo immersa nei sensi di colpa per Anthony. Considera infatti il ragazzo molto dolce e dedito, ma troppo ancorato alla società dell'epoca. Inoltre, Anthony non è mai andato allo zoo e non ha ancora incontrato il fantomatico Albert... Le vacanze in Scozia si avvicinano.

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Vacanze in Scozia

Luglio/Agosto 1913

"Come vanno le cose con Archie?", chiese ad Annie, mentre erano sedute in riva al lago e guardavano la scuola estiva stagliarsi in lontananza.

Lei emise un sussulto e si portò una mano davanti alla bocca.

Candy scosse la testa: la sua sorellina non sarebbe mai cambiata, tuttavia era felice di averla ritrovata a seguito del chiarimento, dopo tanta sofferenza. Ed era anche riuscita a convincere Archie che era ora che aprisse gli occhi.

E non solo perché fra Anthony e Terry aveva già abbastanza problemi per aggiungere un altro ragazzo infelice, ma anche perché lo considerava solo come un fratello, al pari di Stair. Gli aveva impedito di proseguire quando si era accorta che stava per confessarle qualcosa che non sarebbe mai dovuto arrivare alle sue labbra, se non altro perché si era reso conto lui stesso che c'era Anthony fra loro. Da allora le cose fra lui e Annie sembravano procedere a gonfie vele.

"Lui... lui è molto affettuoso con me. A volte mi sembra di vivere un sogno meraviglioso dal quale temo di svegliarmi da un momento all'altro". Aveva detto quelle parole con la testa appena china sotto alle tese del suo delizioso cappellino bianco, il rossore che le imporporava le guance.

Sembrava proprio una vera signorina perbene che si trovasse in estremo imbarazzo e provò un moto di tenerezza nei suoi confronti.

Con un gesto fluido, Candy si distese sull'erba, stiracchiandosi come un gatto, comportamento in netto contrasto con quello delicato di Annie: "Non è un sogno, ma una meravigliosa realtà. Goditela, te la meriti".

Il cielo estivo sopra di sé, dove si rincorrevano le nuvole pigre, le evocò due paia d'occhi e lei dovette chiudere le palpebre come se così potesse allontanare quei pensieri. Invece, inaspettatamente, i volti di due ragazzi del tutto diversi fra loro riempirono la sua visione a occhi chiusi.

"E tu? A cosa stai pensando?". La voce di Annie era incuriosita e, suo malgrado, si voltò per guardarla.

"Dimmi una cosa, Annie. Prima di Archie non sei mai stata... interessata a nessun altro ragazzo?". L'ansito di stupore le indicò che aveva fatto una domanda sciocca. "Scusa, dimenticavo che quando l'hai conosciuto eri ancora una bambina, o quasi".

"Candy! Parliamo di circa... un anno fa, o poco più! Sono ancora... siamo ancora delle ragazzine!", protestò vivamente, come se le avesse chiesto chissà quali dettagli.

Mia dolce, innocente Annie. Io mi sono invaghita di un ragazzo la prima volta quando avevo sei anni. E sono già stata baciata... Tu no, vero?

Nessuno di quei pensieri fu detto ad alta voce. Invece la liquidò: "Fai finta che non ti abbia detto niente". Si rimise a sedere allungando le braccia e stirandole davanti a sé con le dita intrecciate.

"Perché me lo chiedi, Candy? Hai forse... problemi con Anthony?". Candy le scoccò un'occhiata stupefatta. Bene, la timida Annie l'aveva davvero colpita e affondata! Possibile che nella sua apparente tranquillità cogliesse più cose degli altri?

Chissà se anche Archie e Stair hanno mai chiesto qualcosa di simile ad Anthony, dopo quella famosa lite con Terry...

"Cosa te lo fa pensare?", domandò più brusca di quel che avrebbe voluto, giocherellando con i fili d'erba.

Annie inclinò la testa da un lato, apparendo ancora in imbarazzo ma, forse, anche determinata a cogliere quell'indiretta richiesta di supporto. Perché Candy moriva dalla voglia di parlare con qualcuno o sarebbe esplosa. Quello che le stava accadendo era così enorme che non poteva più tenerlo nel proprio cuore. Non aveva potuto confessarlo ad Albert, che comunque era suo amico, ma forse poteva farlo con la ragazza che era cresciuta con lei.

"Candy, la storia che Anthony e Terry si siano picchiati perché c'erano dei dissapori tra loro non mi ha mai convinta. Nessuno, a scuola, ha molto in simpatia Terence per via di quel suo carattere così... fuori dagli schemi. Ma non è certo con uno come Anthony che ci si aspettava avrebbe fatto a pugni. Io e Archie non abbiamo voluto approfondire perché tu allora hai liquidato la cosa in tutta fretta, però ti confesso che il dubbio mi è sempre rimasto. Cosa è successo fra voi tre? E perché quel giorno hai voluto parlare con Terence e sei tornata sconvolta?". Era uno dei discorsi più lunghi e impegnativi che Annie avesse fatto con lei e, d'improvviso, Candy realizzò quanto si fosse sbagliata sul suo conto.

Annie era maturata.

Sotto l'apparente velo di riservatezza e insicurezza, forse proprio in forza di quel nuovo amore, Annie era consapevole e stabile.

Non solo poteva fidarsi ciecamente di quella nuova Annie, ma pensava persino di poter avere un consiglio davvero valido, così Candy si buttò: "Terence mi ha baciata, alla Festa di Maggio e...". Con la coda dell'occhio colse i suoi occhi spalancati, la bocca aperta e la mano che saliva al viso.

Ora o mai più.

"E non sono sicura... che mi sia dispiaciuto". Chiuse gli occhi, strettamente, come preparandosi a ricevere un colpo.

Il venticello leggero che faceva frusciare l'erba e il canto lontano di un uccello furono gli unici suoni che udì e, quando ebbe il coraggio di guardarla, Annie sembrava assorta in pensieri profondi, lo sguardo fisso sul lago e sulla scuola sull'altra riva. Da quelle parti, i ragazzi stavano forse scherzando tra loro e decidendo dove fare la prossima gita in barca. A breve, le avrebbero raggiunte.

"Sapevo che stava accadendo qualcosa di simile, lo abbiamo sospettato con Patty, sai? Ma forse posso interpretare il tuo turbamento, Candy", disse Annie lentamente, stringendo gli occhi come se cercasse di concentrarsi per esprimere i pensieri giusti. "Tu sei molto più simile a Terence che non ad Anthony". Poi, come se si fosse resa conto di quello che aveva appena detto, li spalancò e, ancora una volta, la sua mano andò alla bocca in un gesto quasi automatico. "No, non volevo dire quello... nel senso... non sei certo irriverente e maleducata come lui, ma...".

"Oh, lo sono stata, credimi, e sono certa che qualche episodio legato alla nostra infanzia te lo ricordi anche tu", tagliò corto lei. "Ma ti prego, continua". Aveva tutta la sua attenzione.

Annie si schiarì la gola e riprese con un sospiro: "Intendo dire che sei molto fuori dagli schemi: ti arrampichi sugli alberi, odi le regole imposte dalla società e pur risultando gradevole ed educata non ami comportarti... da signorina nel senso più stretto del termine, capisci cosa intendo?".

"Perfettamente", disse lei con un sorriso. Caspita, aveva proprio colto nel segno!

E brava Annie!

"Insomma, Anthony è... perfetto. Incarna tutto ciò che si può sognare in un ragazzo, un po' come Archie: è bello, ben educato, di sentimenti e famiglia nobili, gentile... devo andare avanti? Direi che lo conosci molto meglio di me!", ridacchiò.

Candy annuì. "Ma certo".

Anthony era davvero un sogno. Un sogno così bello che non poteva essere reale. Eppure lei lo aveva al suo fianco e, invece di essere grata alla vita, stava rischiando di rovinare tutto. E con dei 'ma' che le sembravano sciocchi e infantili.

Davvero, Candy? Ne sei proprio convinta?

"Quel... Terence Granchester, invece", riprese accigliandosi e cambiando completamente tono, "è maleducato, scontroso, si prende gioco di tutti e gira voce che vada in giro a ubriacarsi e a fare a pugni".

Candy deglutì, ricordando la sera in cui era entrato per errore nella sua stanza, salvato da un gruppo di teppisti solo grazie al provvidenziale incontro con Albert.

"Il tuo spirito libero", proseguì Annie, "è attratto dall'ignoto, ma tu sei anche intelligente e sai benissimo che un ragazzo del genere non lo meriti, perché il massimo che potrà fare con te sarà baciarti, illuderti e spezzarti il cuore. Questa sbandata è comprensibile, ma non durerà a lungo, te lo assicuro".

Rimase per un attimo in silenzio, sentendo distintamente la differenza tra la prima parte del discorso di Annie e la seconda. Laddove non poteva essere più d'accordo con il fatto che lei e Terry fossero simili, non poteva fare a meno di pensare che tutto strideva con la sua conclusione che si trattasse solo di una sbandata.

Io ho potuto percepire il suo cuore e la sua sofferenza, molto sotto alla superficie. E una parte di me è attratta da quel suo lato sensibile così nascosto. Non solo. Vuole raggiungerlo disperatamente.

Quella consapevolezza la devastò al punto che immaginò mille scenari in cui si lanciava in una storia d'amore appassionata e impossibile per lottare contro quell'armatura, lasciandosi andare all'ardore delle fiamme che vedeva nei suoi occhi. Perché sapeva che bruciavano per lei. Terence non lo aveva mai detto a voce, ma dietro quelle continue prese in giro e a quel bacio c'era un sentimento che rischiava di incenerirla.

E, forse, su una cosa aveva ragione Annie: avrebbe potuto anche uscirne con il cuore spezzato. Ma, soprattutto, spezzarlo all'unico ragazzo che non meritava tanta sofferenza.

Ricaccia indietro questa specie di trasporto da romanzo rosa e torna in te, Candice White Ardlay!

"Quindi tu pensi... che io possa trasformarmi in una vera signora al fianco di Anthony?", domandò quasi per convincere se stessa che era davvero disposta a farlo.

"Oh, ne sono sicura, se ti ci impegni sarai la sua degna compagna, un giorno, e magari vi sposerete in un matrimonio da sogno!". Annie giunse le mani, alzò il viso e chiuse gli occhi, persa di certo nel suo, di sogno, con Archie.

Io non voglio matrimoni da sogno, voglio soltanto essere... Candy.

Ma non lo disse ad Annie. Come aveva fatto con Albert poco tempo prima, Candy sorrise e indossò la sua personale maschera: "Sai una cosa? Hai ragione! Sono certa che mi passerà. Non devo fare altro che concentrarmi su Anthony e smetterla con queste fantasie stupide. Preferisco mille volte come bacia Anthony... oh!", stavolta fu lei a portarsi una mano davanti alla bocca. E non solo perché aveva appena confessato qualcosa di molto personale, ma anche perché aveva appena realizzato che non era vero.

Anche se Anthony aveva cercato di emulare quel suo tentativo che aveva a sua volta ricopiato a Terry, Candy non aveva provato lo stesso brivido.

E, nello sguardo perplesso e poco convinto di Annie, scoprì che le leggeva quella verità negli occhi.

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Era successo tutto all'improvviso: un attimo prima Candy saltava da un ramo all'altro, arrampicandosi sempre più in alto sull'albero, quello dopo era scesa e calde lacrime le scorrevano sulle guance.

"Che ti succede, Candy? Ehi!". Le passò un braccio intorno alle spalle e l'attirò a sé, sentendola scuotersi a causa dei suoi stessi singhiozzi. "Non sono arrabbiato perché ti sei arrampicata, lo giuro! Qui non ti può vedere nessuno, è sicuro", aggiunse strizzandole anche un occhio.

Nonostante stesse cercando di consolarla da quel pianto improvviso e provasse sofferenza nel vederla così, Anthony si godé il contatto con lei, considerando che aveva rischiato seriamente di dover rimanere a Londra per prolungare la punizione. A quanto pareva, le suore erano state titubanti fino all'ultimo sulla concessione delle vacanze per lui e Granchester.

Due ragazzi che si picchiano nei pressi della scuola, non dando spettacolo per puro caso, secondo Suor Grey meritavano ben più di una settimana nelle soffitte e un mese di reclusione. Sapere che Candy e gli altri sarebbero andati in Scozia, anche se non nella villa di famiglia, e perdersi quell'opportunità sarebbe stato davvero penoso, specie perché la sua famiglia aveva origini proprio in quel Paese.

Solo il giorno prima avevano potuto ammirare una sfilata di suonatori di cornamusa in kilt e aveva studiato le espressioni sognanti di lei come se volesse cogliervi qualche cenno di curiosità. Credeva che da un momento all'altro si sarebbe voltata verso di lui per domandarle di nuovo di quel misterioso Principe che aveva incontrato da piccola, proprio con il kilt e la cornamusa, ma a quanto pareva quella discussione era morta definitivamente in quella radura durante la loro caccia alla volpe.

Ora, a preoccuparlo, era la questione di quel Terence.

Dopo essere uscito dalla punizione, si erano semplicemente abbracciati, lei si era detta felice di rivederlo e le cose tra loro erano proseguite come sempre, a parte lo sgradevole episodio con Eliza nel quale era ricomparso Terence.

Da quando erano arrivati in Scozia, invece, o c'erano Archie e gli altri, oppure si trovavano rispettivamente a scuola o nella villa del clan. Ma Anthony sentiva che mancava un vero e proprio chiarimento fra loro ed era deciso ad averlo proprio in quel momento, visto che erano in vacanza e avevano più tempo per parlare.

Attese con pazienza che Candy smettesse di piangere e gli desse innanzitutto spiegazioni riguardo quel suo crollo improvviso. Quando si fu un po' calmata e staccata dal suo petto, la vide asciugarsi gli occhi e le tirò su il viso ponendole due dita sotto al mento: "Va meglio?".

"Sì, scusami... è che mi sei mancato tanto, da quando siamo partiti, che non mi pare vero di rivederti qui oggi, finalmente da soli come ai vecchi tempi!". Gli occhi erano luminosi, il sorriso sincero, ma Anthony sapeva bene quanto Candy fosse brava a fingere pur di non ferire gli altri.

Si accigliò e cercò di dirle col tono più calmo possibile: "Non credo, Candy. Se così fosse stato non saresti salita quasi subito su quell'albero e non ti saresti messa a piangere in quel modo disperato. Qualcosa mi dice che non siamo ancora riusciti a parlare come si deve, da quel giorno, ma adesso è il momento. A Londra avrei voluto chiedertelo mille volte, ma mi sono sempre trattenuto. Voglio sapere cosa c'è tra te e quel Terence. Hai dei dubbi, Candy? Perché quel pianto?".

Tremava, poteva vederlo, e qualcosa dentro di lui si spezzò. Gli occhi le divennero così grandi, da tanto li aveva spalancati, che Anthony fu certo di vedervi attraverso la sua anima tormentata.

"Anthony io... mi piaci, lo sai. Te l'ho già detto...". Era esitante, ma appassionata. Aveva un'aria quasi supplichevole, come se desiderasse ardentemente che lui le credesse.

Ma lui non riusciva a crederle.

"Io ti amo, Candy. Ti amo davvero tanto", disse interrompendola, con serietà. Con quelle parole aveva tracciato la linea di confine tra il loro rapporto da ragazzini e quello più adulto che stava giungendo. Quella stessa linea che lei aveva superato con un bacio dato a labbra aperte e che Anthony si era affrettato a ricambiare in maniera persino più ardita.

La risposta non fu quella che desiderava e gli confermò i suoi timori. Non gli rispose che lo amava anche lei. Non gli si gettò di nuovo fra le braccia con gioioso trasporto. Rimase immobile, come se non sapesse come reagire.

Allora reagì lui.

Si alzò in piedi, interrompendo il lieve contatto, e guardò l'orizzonte: il lago che brillava in quell'estate scozzese era bello da fare male.

"Dove vai?", chiese Candy quasi in un grido, il tono allarmato.

Anthony deglutì forte, cercando la forza dentro di sé laddove voleva solo sciogliersi in lacrime come un ragazzino. Cosa che non era più.

"Da quando ti ho vista per la prima volta mi sono subito reso conto che eri speciale. E non solo per la tua spontaneità, ma perché il fatto di aver vissuto sempre libera ti rendeva più... vera. Riuscivo benissimo a vedere le tue lacrime anche attraverso il sorriso più radioso, quando stavi dai Lagan, e mi sono ripromesso che avrei fatto di tutto per renderti felice. Ora mi rendo conto che questo non è più possibile". La voce s'incrinò appena sull'ultima frase e lui chiuse gli occhi alla brezza leggera che tirava dal lago.

"Perché?! Anthony, perché?". Candy si era alzata e gli stava cingendo la schiena in un abbraccio.

"Perché con me non sarai mai libera come vorresti! E perché continui a pensare al bacio con quel Terence Granchester!", gridò voltandosi di scatto a fronteggiarla.

"No! Non è vero!", urlò di rimando, protendendosi verso di lui con le mani strette al petto.

"Non mi mentire, Candy! So che lui è qui e che vi siete visti, ti ho vista scappare dalla sua villa un'ora fa! È per colpa sua che stavi piangendo?!". Finalmente lo aveva detto e si sentì più leggero.

Il viso teso di Candy si rilassò nella consapevolezza di essere stata scoperta e lei sostenne il suo sguardo ancora qualche istante, prima di abbassare gli occhi e sospirare: "Gli stavo solo riportando un libro che ho trovato in mezzo all'erba mentre venivo qui".

Bene, mezza verità l'aveva detta. Anthony cominciò a sentirsi impaziente quando lei tacque e dovette controllare l'impulso di scuoterla per le spalle: "E...?", chiese tentando con tutte le forze di restare calmo.

Candy alzò di nuovo gli occhi spalancati sul suo viso, sembrava... spaventata? "E... cosa? Gliel'ho ridato e sono corsa da te!".

Anthony chiuse le palpebre e prese un respiro profondo. Non era mai stato tipo da perdere le staffe, ma teneva così tanto a lei da essere arrivato a un punto di rottura: i suoi nervi erano davvero tesi al limite. Gli sembrava di essere ritornato a quel giorno in cui Candy era sparita per una notte intera e gli aveva confessato candidamente di essere stata... com'è che aveva detto? Nel paese dei sogni.

Allora, era stata tanta la paura che l'aveva persino schiaffeggiata. Non voleva di nuovo colpirla, ma si ritrovò a dover trattenere proprio quell'impulso, lui, il tranquillo e pacato Anthony. Candy riusciva a fargli perdere il controllo come nessuno aveva mai fatto in vita sua.

Per lei aveva fatto a pugni con un altro ragazzo. Per lei stava sperimentando il lato più oscuro della sua personalità.

Candy dovette leggergli qualcosa di terribile negli occhi, perché ora lo fissava con una punta di apprensione e fece persino un passo indietro.

Bastò quello per farlo scattare.

Contravvenendo alla promessa che si era appena fatto, la prese per le spalle ed esclamò: "Non voglio più sentire le tue bugie, mi hai capito, Candy? Non più! Come facevi a sapere che quel libro era suo?! Perché glielo hai riportato da sola? E perché stavi piangendo, poco fa?". A ogni domanda, la scuoteva un po' più forte e lei ricominciò a piangere.

Invece di lenire la sua rabbia, quella sua debolezza lo fomentò di più.

"Io... non posso dirtelo!". Fu davvero troppo e il secondo schiaffo che le avesse mai dato partì prima che potesse fermare la sua mano. Candy barcollò e Anthony la riafferrò al volo, non tanto per non farla cadere, quanto per ristabilire subito il contatto visivo.

Il viso pieno di lentiggini madido di lacrime, la mano sulla guancia offesa, le spalle tremanti: ecco come si presentava la ragazza che amava davanti a lui, bella da togliere il fiato. Colto da un impulso irrefrenabile, chiuse la distanza per baciarla avidamente come aveva fatto, quasi per rimarcarla come sua, solo un mese prima.

All'inizio lei resistette poi, indotta dal movimento frenetico delle proprie labbra pigiate con forza sulle sue, le aprì come per prendere aria e Anthony si lasciò andare a un dolce assalto che lo infiammò in maniera completamente diversa dalla prima volta. Mentre cercava, senza più pensare, il contatto con la sua lingua facendo danzare la propria in una squisita ricerca, il corpo lo costrinse a stringerla più forte a sé e qualcosa all'altezza dei lombi prese fuoco, inducendolo a passarle le mani dietro la schiena in un movimento scomposto e frenetico.

Era quella l'attrazione fisica? Quella sorta di incendio che gli faceva desiderare di fondersi in un unico corpo con lei?

Se lo stava ancora chiedendo quando Candy lo allontanò con una spinta e lo schiaffeggiò.

"...io... l'ho schiaffeggiato, sai?".

Forse se lo era meritato per aver reagito in maniera così volgare. O forse se lo era meritato perché lui non era Terence.

"Che c'è, non sono stato alla sua altezza?", domandò d'istinto. "O magari pensi che con lui puoi raggiungere il ramo più alto e non devi comportarti da signora?!".

"Smettila! Io... io non ti riconosco più! Dov'è il mio dolce Anthony che mi ha dedicato una rosa e che mi diceva frasi dolci all'ombra della Collina di Pony della Saint Paul School? Dov'è, adesso, il mio Anthony?". E, prima che potesse afferrarla e costringerla a dargli le spiegazioni che si aspettava, Candy era scappata via.

E lui era rimasto lì, col braccio proteso, cercando di rispondere, almeno nella sua testa, alle domande che gli aveva appena posto Candy. Si chiese se a quelle e a tante altre ci sarebbe mai stata risposta.

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Nel suo sogno, Terry stava di nuovo discutendo con sua madre e Candy lo pregava, fra le lacrime, di fare pace con lei. Non era riuscita a confessare ad Anthony la verità su quel suo pianto improvviso, ma non tanto perché voleva rispettare il segreto legato alla famiglia di Terence.

In realtà, voleva evitare che sapesse come aveva riconosciuto il suo libro.

Alzandosi dal letto con gesti lenti per non svegliare Annie e Patty che dormivano in quelli accanto, Candy andò alla finestra e scostò la tenda, fissando l'oscurità: il buio rendeva i contorni della natura e del lago solo delle macchie indistinte.

La sua mente tornò a quello che era accaduto solo poche ore prima.

Archie, Annie, Stair e Patty la stavano salutando dalla barca e lei aveva trovato la scusa perfetta per incontrarsi finalmente con Anthony. Sapeva che si era trattenuto a scuola con una scusa e, quando le aveva suggerito con un occhiolino di andare avanti perché li avrebbe raggiunti, aveva capito subito cosa intendesse.

C'era un solo luogo, dall'altra parte del lago, dove cresceva un albero imponente come quello su cui si era arrampicata a Londra e quello sarebbe stato il posto del loro primo appuntamento a due dall'arrivo alla scuola estiva.

Con discrezione, aveva cominciato ad allontanarsi e, mentre camminava lungo la riva del lago cercando il riferimento visivo dell'albero per non sbagliare strada, i suoi pensieri erano incredibilmente volati a Terence. Non aveva avuto modo di vederlo se non di sfuggita ed era certa che non si divertisse affatto, in quella vacanza scozzese. Prima ancora di rendersene conto, aveva pronunciato il suo nome a voce alta e lui aveva fatto la sua comparsa come rispondendo a un richiamo.

Candy avrebbe voluto sotterrarsi.

"Senti senti, parli anche da sola, adesso? E se non sbaglio mi sembra di averti sentito fare il mio nome!". Incredula e piena di vergogna, era rimasta a fissarlo e lui le si era avvicinato con quel suo dannato sguardo magnetico: "Cosa mi volevi dire, nasino all'insù?".

Si era voltata, finalmente, ed era stato con tono rabbioso che gli aveva risposto: "Non voglio dirti proprio niente, ho un appuntamento con il mio fidanzato ora, se non ti dispiace". Dandogli le spalle, aveva cominciato a camminare.

"E il tuo fidanzato lo sa che tu pensi a un altro ragazzo mentre vai da lui?". Si era bloccata al tono della sua voce.

"Senti, tu...!".

"Mi sono sempre chiesto", l'aveva interrotta ignorando deliberatamente la sua rabbia, "cosa abbia fatto scattare il tuo dolce Anthony, quel giorno, tanto da indurlo ad affrontarmi e a farci finire tutti e due in punizione. E mi piacerebbe sentirlo da te, signorina Tuttelentiggini".

Candy strinse i pugni, cercando di non guardare quel volto dai lineamenti così virili nonostante la giovane età, i capelli lunghi mossi dal vento e quegli incredibili occhi profondi come il lago accanto a loro. Si era maledetta, perché mentre si imponeva di non fissarlo, lo stava già facendo, attirata come una falena dalla luce.

"Non ho niente da dirti", aveva risposto sperando che non cogliesse il tono tremulo.

"Ne sei sicura?". Mentre lei indietreggiava lui si era fatto più vicino, poi l'aveva afferrata per i gomiti lasciando cadere qualcosa. Era stato allora che Eliza aveva gridato e i loro sguardi erano andati simultaneamente al lago.

Candy non si sarebbe mai aspettata che proprio uno come Terence si gettasse nel lago senza pensarci due volte per salvare una ragazza simile. Non stava simpatica nemmeno a lui, eppure eccolo lì, nuotare fino a raggiungerla e portarla in salvo.

"Non ho più niente da fare qui", si era detta mentre la riva si popolava di nuovo dopo il salvataggio lampo. Archie e Stair, assieme alle ragazze, avevano titubato a lungo e alla fine avevano lasciato che fosse Terence a riportare a riva Eliza: persino quello smidollato del fratello, dopo che la loro barca si era ribaltata, era rimasto a guardare.

"Non so come ringraziarti, mi hai salvato la vita!", aveva detto lei fissando Terence con sguardo sognante, dopo aver redarguito i suoi cugini.

Mentre lui si defilava senza degnarla più di uno sguardo, riservandole solo qualche breve frase di commiato, Candy aveva trovato a terra ciò che Terry stringeva in mano prima dell'incidente: un libro.

Lo aveva raccolto e quasi lasciato cadere di nuovo quando aveva sentito la voce di Annie: "Allora? Non hai forse un appuntamento con Anthony, tu?", le aveva mormorato discreta in un orecchio.

"Come fai a...?". L'aveva guardata, incredula, e lei le aveva fatto l'occhiolino con fare complice. Sì, da quando aveva l'amore di Archie, Annie era decisamente cambiata e pareva più sicura di se stessa.

Candy si era incamminata con il libro in mano e la curiosità di vederne il titolo l'aveva indotta a fermarsi. Doveva essere pazza a starsene lì, appoggiata al tronco di un albero a sfogliare quello che aveva scoperto essere un libro di Shakespeare, mentre doveva solo correre da Anthony.

Stava per richiuderlo con un gesto secco quando si era resa conto che la parte di Romeo e Giulietta era tutta piena di sottolineature e annotazioni. Aveva realizzato, all'improvviso, che dietro la facciata dura e presuntuosa di Terence si nascondeva davvero una sensibilità tutta da scoprire: quel ragazzo amava il teatro e stava leggendo una delle tragedie d'amore più strazianti del grande drammaturgo.

L'albero era visibile da lontano, poteva già scorgerne le fronde e di certo Anthony era lì vicino, in attesa. Ma i suoi piedi l'avevano portata dalla parte opposta, dove c'era villa Granchester.

Ed era stato lì che li aveva visti, Terry e sua madre.

Lei era bellissima, proprio come la ricordava dalle locandine dei suoi film. Ma in quel momento le era apparsa solo come una donna disperata, mentre Terry la cacciava urlandole che non la conosceva. Eleanor Baker piangeva e a Candy si strinse il cuore.

Se fosse stata sua madre, qualunque errore avesse commesso in passato, non l'avrebbe mai trattata in quel modo: l'avrebbe semplicemente perdonata e sarebbe corsa fra le sue braccia. "Ora basta, Terry!", aveva gridato con quanto fiato avesse in gola.

Sapeva che gli aveva urlato di non trattarla a quel modo, perché le voleva bene anche se non lo capiva fino in fondo. Era cosciente di avergli gridato che anche lei avrebbe voluto una mamma che l'andasse a trovare, poi era semplicemente scappata via, lasciando cadere il libro che era andata a riportargli per raggiungere Anthony e allontanarsi da quella scena penosa che le feriva il cuore.

La feriva sapere che Terry non apprezzasse il fatto di avere sua madre accanto. E la feriva rendersi conto, in modo sempre più opprimente, quanto quel ragazzo ribelle e pieno di dolore le stesse entrando a forza nel cuore.

Forse avrebbe dovuto rimandare l'incontro con Anthony. Arrampicarsi sull'albero non l'aveva aiutata a schiarirsi la mente ed era riuscita a scoppiare in un pianto dirotto invece di parlare con lui.

Poi, tutto era andato storto e, da qualche giorno, Anthony evitava accuratamente di rimanere solo con lei.

Candy chiuse gli occhi e i rumori della notte la fecero ripiombare nel presente.

Le fronde degli alberi che sussurravano nel vento, il canto sommesso di un gufo, i respiri lenti e ritmici di Annie e Patty dietro di lei.

Cosa le stava succedendo, in nome del Cielo?! Anthony le aveva rubato un bacio tanto ardito che era persino più sfacciato di quello di Terence, ma lei ne era rimasta sconvolta. E non in modo gradevole.

Non era così che era abituata a baciare Anthony e non le piaceva affatto.

Adorava Anthony, ma si rendeva conto che tra l'amore platonico e quello adulto c'erano sfumature completamente diverse.

Anthony era quello delle cavalcate nel bosco, dei balli romantici, dei baci dati a fior di labbra e delle carezze gentili, dei fiori profumati e delle risate spensierate.

Terence era un mistero di ardori e desideri innominabili, un animo tormentato che lei voleva toccare al pari della sua pelle...

Con un sussulto, Candy si potrò la mano alle labbra, le lacrime che le offuscavano la vista. Era quello l'amore vero tra uomo e donna? Quando si desiderava l'altra persona interamente, corpo e anima? Quella era la vera libertà che anelava? La Candy autentica che non era compatibile con Anthony?

Le gambe non la ressero e la rivelazione fu davvero troppo per lei. Aggrappandosi alla tenda, si lasciò cadere in ginocchio tentando di soffocare il più possibile i singhiozzi per non allertare Annie e Patty.

Cosa avrebbe fatto, ora? Ora che quei sentimenti avevano infine trovato un nome ed erano saliti a livello cosciente, come avrebbe potuto dissimulare davanti ad Anthony e a tutti gli altri?

- § -

Terence avanzava sul suo cavallo bianco, indossando un completo del medesimo colore. Sapeva che l'unico motivo per cui si stava recando alla festa di quella ragazzina viziata che odiava con tutte le sue forze era uno solo.

Candy.

Gli era entrata nella pelle, nel sangue e non poteva farci niente. Quel suo viso sbarazzino pieno di lentiggini. I capelli d'oro. Il suo modo di dire tutto quello che pensava senza timori. L'agilità di saltare e arrampicarsi sugli alberi.

"La mia dolce Tarzan Tuttelentiggini", mormorò al bosco.

E il bosco gli rispose in maniera del tutto inaspettata: lei era lì. Seduta con la schiena contro il tronco di un albero, in quel caso, singhiozzando con le ginocchia raccolte tra le braccia.

Sussultò quando udì lo scalpiccio degli zoccoli e si volse verso di lui. Terence tirò le redini e la guardò.

Lei parve quasi spaventata e saltò in piedi di colpo, portandosi le mani al petto e cominciando a correre. Terry scese da cavallo e la raggiunse in poche falcate: "Aspetta!", la pregò prendendola per un polso.

Lei girò il viso madido di lacrime, la sua disperazione gli strinse il cuore come non avrebbe mai creduto possibile: "Lasciami stare, Terence! Non tormentarmi più, ti prego!".

La richiesta fu tanto accorata che quasi le diede retta e bastò quell'istante di esitazione perché la presa sul suo braccio si allentasse e lei si divincolasse correndo di nuovo via. Ma lui non riuscì a lasciarla andare.

Non poteva, semplicemente. Doveva sapere, doveva capire.

"Perché fuggi da me, cosa ti ho fatto stavolta?", gridò perché lei lo sentisse.

La sua corsa rallentò fino a fermarsi e lui evitò di avvicinarsi, limitandosi a guardare le sue spalle. Non osò fare neanche un passo.

"Sei contento, vero?". Non aveva parlato a voce alta, ma il bosco era abbastanza silenzioso da udirla con chiarezza.

"Di cosa dovrei essere contento?", tentò facendo un paio di passi esitanti. Ora le sue spalle tremavano come se avesse ricominciato a piangere. "Di cosa, Candy? Che ti è successo?".

La schiena, che fino a poco prima era un po' curva per i singhiozzi, si raddrizzò d'improvviso: era perché l'aveva chiamata per nome?

Il silenzio durò quasi per un minuto intero, ma Terence attese paziente, mentre udiva il rumore delle fronde mosse dalla brezza lacustre, il canto melodioso degli uccelli e il leggero sbuffare del suo cavallo fermo dietro di sé.

"Anthony non mi rivolge più la parola. Credo... che non mi voglia più", confessò quando credette che non avrebbe più parlato.

Il cuore prese a martellargli nel petto. Sollievo, senso di colpa e speranza si mescolarono in una confusione di sentimenti che fece fatica a contenere.

Cercando di razionalizzare la situazione e riprendendo il controllo, riuscì solo a dire in tono freddo: "La colpa non è mia. Da quando ti ho dato quel bacio e mi hai preso a schiaffi non ho fatto più niente che potesse dare adito a fraintendimenti fra te e il tuo fidanzato". D'altronde era la verità.

La vide irrigidirsi e capì che si era accorta di essersi tradita. Tradita in maniera irrevocabile. Lui le aveva fatto qualcosa, ma dentro il cuore.

"Perché lo hai fatto?", domandò Candy e sulle prime non capì cosa intendesse. Quindi specificò: "Perché quel giorno mi hai baciata in quel modo?".

Come era riuscita a ribaltare la situazione in quella maniera? Prima era lei quella in vantaggio, ora era Terence a essere rimasto senza parole. Cosa doveva dirle, arrivato a quel punto?

Optò per la verità: "Perché mi piaci, Candy. Mi piaci veramente tanto".

I pugni di lei si strinsero ancora più forte, ma non si voltò: "Anthony mi ha detto che mi ama. E io... gli voglio molto, molto bene...".

Terence non sapeva se Candy stesse cercando di convincere se stessa o solo di farlo impazzire, ma seppe che la sua pazienza era arrivata al limite e, in pochi passi, fu alle sue spalle. L'afferrò per le braccia e la fece voltare, incontrando finalmente i suoi occhi spalancati dallo stupore: "Vuoi che te lo dica con le sue stesse parole, così puoi decidere meglio a chi dei due tieni di più?! Anche io mi sono innamorato di te, va bene? Mi piaci e ti amo, è sufficiente così?".

Lei si divincolò ma lui non mollò la presa: "Lasciami!", si lamentò. Sembrava un piccolo animale in trappola e quel particolare gli fece perdere la lucidità. Prima che potesse impedirselo, chiuse di nuovo la distanza fra loro, baciandola con nudo bisogno.

All'inizio lei oppose una resistenza tale che lo fece quasi desistere. Poi, finalmente, si arrese aprendo la bocca nella propria, lasciando che le accarezzasse il labbro inferiore con la punta della lingua, chiudendo e aprendo le labbra. Sempre più veloce, sempre più profondo.

Candy lo ricambiò e il sapore della sua, di lingua, gli ottenebrò i sensi inducendolo a stringerla forte, gemendo soddisfatto come se stesse infine bevendo dopo un lungo periodo di siccità.

Nel momento in cui lei emulò quel lamento, Terence la staccò piano da sé: lui aveva diciassette anni, ma lei ne aveva solo quattordici e non poteva oltrepassare un certo limite, se ne rendeva conto persino lui.

"Adesso ho capito perché il tuo Anthony non ti vuole più", ansimò staccandosi e cercando di riprendere il controllo. "Dubito che tu lo abbia mai ricambiato così".

Il volto arrossato, le labbra ancora socchiuse e un po' gonfie per il bacio, Candy distolse lo sguardo bruscamente: "Non... non so perché...".

"Oh, sì che lo sai!", ringhiò afferrandola di nuovo, quasi scuotendola. "Non ti sono indifferente, Candy, so che mi pensi e che ti sono rimasto marchiato a fuoco nel cuore. Dillo che mi ami anche tu, dillo!".

"Mi stai facendo male!", si lamentò lei tremando.

"Dillo, Candy", ripeté più gentilmente, quasi in una supplica, facendole scivolare le mani dalle braccia fin sulle spalle, risalendo per carezzarle il viso. Lei chiuse gli occhi al suo tocco e Terence le posò sulle labbra un bacio più morbido, molto diverso da quello di poco prima: "Dimmi che mi ami", le soffiò sul viso.

Tremava, poteva sentirlo con chiarezza. E tremò ancora più forte quando aprì gli occhi e lo disse, con voce spezzata: "Sì". Poi, più forte: "Sì! Ti amo, ma amo anche Anthony, voi... siete così diversi e io... accidenti a te!".

L'istante dopo le sue braccia erano vuote e lui si sentì così debole che le gambe gli cedettero e crollò su un ginocchio, ridacchiando e passandosi una mano tra i capelli. L'aveva lasciata fuggire, stavolta, ma andava bene così.

Rise più forte, rovesciando la testa indietro, allargando le braccia al cielo e gridando al sole: "Mi ama!".

E, anche se né il cielo né le nuvole di passaggio gli risposero, Terence continuò a ridere di cuore.

- § -

Eliza era furiosa.

Quella dannata Candy era riuscita a portarle via Anthony e ora cercava persino di tenere il piede in due scarpe con Terence?!

Ma si sarebbe vendicata! Oh, lo avrebbe fatto eccome! La sua festa in bianco languiva e i pochi invitati sembravano annoiati. Archie e Stair si stavano lanciando delle palline di carta e le rispettive fidanzate li stavano redarguendo.

"Oh, Eliza, dove sei stata?", le chiese Patty vedendola rientrare.

"Dov'è Anthony?!", domandò, furiosa. Almeno si erano accorti della sua assenza!

Fu Archie a rispondere, guardandola da sopra una spalla: "Credo che sia al dormitorio. Ha detto che non se la sentiva di venire...".

"Oh, lo credo che non se la sentiva, lo credo bene!", commentò cominciando a marciare verso la scuola senza udire più i richiami. Non avrebbe detto a nessuno dove stava andando, né cosa intendesse rivelare ad Anthony.

Era certa che, dietro a quella sua malinconia costante, non ci fosse che Candy.

Quella stramaledetta orfana che aveva osato spezzargli il cuore. Doveva essersi reso conto anche lui di quanto si fosse avvicinata a Terence e, dopo quello che aveva visto nel bosco, il campo era libero per lei.

Forse sapere la nuda realtà lo avrebbe ferito ancora di più, ma sarebbe stata lì per consolarlo e per prendere il posto di Candy. D'altronde, Anthony le piaceva ancora molto.

Mentre si avvicinava ai dormitori, Eliza cominciò a pensare a un piano per avvicinarsi ai dormitori maschili senza attirare l'attenzione delle suore, ma fu fortunata. Anthony era nel giardino antistante la scuola, dove cominciava il bosco, e stava fissando un punto lontano.

Si protese verso di lui, accelerando il passo, quando udì una voce femminile pronunciare il suo nome. Quella voce, quella maledetta voce.

La voce di Candy.

La scorse di fronte a lui, che proveniva proprio da dove l'aveva lasciata solo una manciata di minuti prima, quando era andata a cercare Terence. L'aveva trovato con quell'orfana che stava diventando la sua rovina e il sangue era ribollito come lava ardente.

Curiosa di sapere quanto sarebbe stata sfacciata con Anthony, dopo essersi letteralmente buttata fra le braccia di un altro, Eliza rimase nella sua posizione nascosta cercando un tronco dietro il quale celare la sua presenza e godersi lo spettacolo.

I due si guardarono da lontano per un tempo indefinibile e lei dovette soffocare uno sbadiglio. Per una volta che si decideva a dare una festa invitando due dei ragazzi più belli della scuola ecco il risultato: entrambi dietro alle gonne della dannata Candy!

La ragazza fece qualche passo esitante verso di lui, guardando a terra. Le parve ovvio che non avesse il coraggio di guardarlo negli occhi e le parve anche quasi ovvio che cominciasse a frignare non appena fu a pochi passi da uno sconvolto Anthony.

Diamine, lo aveva appena tradito!

Certo, non nel senso classico del termine, ma era più o meno la stessa cosa. D'altronde, quante cose potevano esserle sfuggite? Per quante volte Candy e Terence erano rimasti soli mentre il suo povero Anthony si struggeva? Poteva davvero essere accaduto di tutto!

"Mi... mi dispiace tanto!", frignò cominciando a singhiozzare.

Anthony abbassò lo sguardo verso di lei e, anche da dove si trovava, poté vedere i suoi bellissimi occhi azzurri riempirsi di lacrime. Aveva capito. Aveva capito tutto solo guardandola ritornare così sconvolta e sentendola pronunciare quella semplice frase.

Sul volto di Eliza si disegnò una smorfia di rabbia per il dolore che stava provando il povero ragazzo, nonché per essere stata di nuovo privata di qualcuno che cominciava a interessarle: Terence non era esattamente il modello di uomo che avrebbe ricercato, ma era stata certa di poterlo domare.

Ora, a essere libero era di nuovo Anthony. Anthony, che piangeva in silenzio con il capo reclinato senza abbracciarla, mentre lei singhiozzava con le mani premute sulle labbra, a pochi pollici dal suo petto ma evidentemente non osando sfiorarlo.

Eliza stava assistendo a un addio senza un reale contatto, a un abbraccio mancato, alla morte di un amore che non sarebbe mai dovuto iniziare.

Quando infine Candy superò Anthony e scappò dentro l'edificio correndo, Anthony si appoggiò con una mano al muro di cinta, come se volesse seguirla, ma rimase lì, portandosi al viso l'altra mano per soffocare il pianto.

Le si strinse il cuore e sarebbe solo voluta correre da lui per abbracciarlo e dimostrargli che poteva ancora essere felice con una ragazza che lo amava sinceramente.

Perché lei lo amava, giusto? Chi non avrebbe amato un ragazzo così educato e affascinante, ma soprattutto proveniente da una famiglia come la sua? Alla fine, Terence era un duca mancato che avrebbe ripudiato il suo nome e sarebbe stato, nella migliore delle ipotesi, un marito infedele e magari persino violento.

Ma sì, meglio un porto sicuro al brivido dell'ignoto!

Si sarebbe presa il suo tempo, dando ad Anthony il tempo di guarire dalla ferita che quella Candy gli aveva inferto. Dopodiché, sarebbe stata lei a fargli tornare il sorriso.

Ferma delle sue convinzioni, tornò alla festa che aveva dato sentendosi più leggiadra di una farfalla.