Ed un altro giorno era incominciato. Aprì lentamente gli occhi, per abituarsi alla luce del sole che filtrava dalla finestra. odiava svegliarsi la mattina, in quella enorme casa e sentire solo il silenzio. Nonostante fossero passati due anni da quando i suoi si erano trasferiti in America, non ci aveva ancora fatto l'abitudine. Noi torniamo a casa;tu puoi restare qui se vuoi, ti sei fatto degli amici e il cambio di scuola potrebbe essere traumatico a questo punto.
Così gli avevano annunciato il fatto che per lavoro dovevano tornare a New York.
Ma a lui quella città non era mai piaciuta...troppi brutti ricordi...l'orfanotrofio, la vita di strada prima di trovare quelli che sarebbero diventati "mamma" e "papà". Erano già le nove e e mezza e doveva sbrigarsi se non voleva fare tardi. Sarebbe andato a casa di Ichigo per convincerli a lasciarla lavorare al café...Ichigo...la sua Ichigo...che nonostante tutto, aveva sempre quello splendido sorriso. Si chiedeva come faceva a vivere in quella casa, con il padre che si ritrovava e a sorridere ogni giorno. Che ci fosse il sole o la pioggia era indifferente, lei era felice. Si chiese che era proprio per questo che si era innamorato di lei...eh già...perchè era proprio innamorato cotto. E pure per bene. Era lei che gli dava la forza di vivere e di non uccidersi alla prima occasione.
DLIN DLON
-Oh, per fortuna che sei arrivato! Mio padre è andato su tutte le furie appena gli ho accennato la cosa. Ti prego, aiutami- Ichigo era piuttosto scossa.
-Buongiorno, signori Momomiya. Credo che Ichigo-chan vi abbia già iniziato a parlare del motivo per cui sono qui. Dovete sapere che i genitori di Keiichiro hanno un café all'interno del parco qui dietro e in questo periodo hanno molti clienti. hanno bisogno di aiuto perchè i camerieri non bastano. Voi conoscete i signori Akasaka e sapete che è gente a posto. In più il locale è frequentato solo da studenti e dai loro amici; ormai sono clienti abituali, che noi conosciamo. Inoltre ci saremmo Keiichiro, Mint, Masaya ed io a tenerla d'occhio. Se è un problema l'orario può lavorare solo la mattina o il pomeriggio e posso venire a prenderla ed accompagnarla. O anche Masaya fa questa strada quindi non dovrebbero esserci problemi- aveva parlato tutto d'un fiato e si aspettava una sfuriata dal padre della ragazza; quell'uomo era troppo protettivo nei suoi confronti.
-Direi che si può fare-
Era stata la madre di Ichigo a parlare.
-Come? Cara ma ti rendi conto di quello che dici? Vorresti far lavorare una bambina in un locale? Sai che gente gira di questi tempi?- intervenne il marito. Ma la donna non si diede per vinta.
-Ichigo non è più una bambina. Inoltre conosco il cafè ed è a posto. E poi sarebbe ora che cominciasse a vivere la vita. Se ci succedesse qualcosa e non potessimo più aiutarla non saprebbe che fare dato che tu la tieni chiusa in casa- Ichigo non aveva mai visto la madre così determinata -Vai pure tesoro- disse poi rivolta alla figlia.
-Oh mamma! Grazie! Grazie! Grazie!- abbracciò forte la madre, prese la giacca ed uscì, seguita da Ryo.
In dieci minuti arrivarono. Quando Keiichiro li vide arrivare, gli andò incontro e li salutò.
-Allora siete riusciti a convincerli!-
-Sì! Dovevi sentire Ryo! Sembrava una macchinetta! E poi mia madre! Oh come sono felice!-esclamò la ragazza.
-Sono contento- rispose il ragazzo più grande scompigliandole i capelli -ora vai con Ryo, cambiati e vieni in sala che c'è del lavoro da fare-
-D'accordo capo! Andiamo Ryo!- e seguì il biondo.
"Che strana ragazza che è...sono felice che sia qui" pensò Keiichiro, riprendendo a servire ai tavoli.
