Capitolo 7

Aprimmo la porta con cautela. Non sapevamo chi o cosa fosse l'autore di quei forti colpi, che avevamo sentito fino a poco prima.

Nyko e Indra furono i primi a varcare la soglia della nuova stanza.

- Preparatevi a colpire. Ci saranno almeno dieci mietitori.

Bisbigliò la guerriera informandoci.

Sbirciai da sopra la sua spalla. Sembrava di essere all'interno di una fabbrica. C'erano grosse macchine in metallo, ferme immobili come tutto ciò che restava dell'evoluzione umana di cento anni fa.

Alcuni mietitori si stavano cibando di cadaveri a terra.

Nyko batté violentemente, con la spada, sulla porta d'acciaio. Voleva attirare la loro attenzione e ci riuscì.

- Resta qui.

M'intimò Indra. Le diedi retta molto volentieri.

Notai quanto Octavia era migliorata nel combattimento. Da sola era riuscita ad abbatterne due prima di essere in difficoltà, a causa di un terzo mietitore arrivatole alle spalle.

Lincoln lo uccise, liberando così la presa del mostro sul collo di Octavia.

Indra ne colpì velocemente almeno cinque.

Mentre Nyko e Lincoln si abbatterono sui rimanenti, Bellamy si accinse a cercare tracce dell'Heda e probabili vie d'uscita.

- Venite, di qua.

Ci fece un cenno perché lo raggiungessimo.

Con la via libera dai mietitori, potevamo continuare la nostra ricerca.

Davanti a noi un lungo corridoio semi buio. Era illuminato da poche piccole finestre, poste in alto verso il soffitto.

Camminavamo lentamente, per non fare rumore, guardandoci intorno sempre all'erta.

Passammo alcune porte chiuse. Le ignorammo preferendo raggiungere la stanza in fondo al corridoio.

Più ci avvicinavamo più sentivamo un lieve vociare sommesso. Sembrava che qualcuno piangesse.

Voci fragili.

- I bambini…i bambini sono là dentro.

Bisbigliai.

- Dobbiamo portarli in salvo.

- Piano, Clarke Griffin. Non sappiamo ancora chi sia lì con loro.

Mi fermò Indra.

- Motivo in più per aiutarli.

Insistei.

- L'Heda ha la priorità.

S'impuntò la guerriera.

- Stai scherzando vero? Il vostro Comandante è un mietitore. Peggio di così non può andare. Non sappiamo chi ci sia con quei bambini. Potrebbero morire!

Ringhiò Bellamy furioso.

Indra fece un passo verso di lui, minacciosa.

- L'Heda ha la priorità.

Sibilò con una mano sull'elsa della spada.

Bellamy serrò la mascella cercando di trattenere la rabbia.

- Perfetto!

Sbottò Lincoln attirando l'attenzione verso ciò che stava guardando.

Lexa era in piedi dietro di noi. Ci stava sbarrando ogni via d'uscita. Non potevamo portarla dai bambini.

- Siamo in tanti. Riusciremo a stordirla.

Constatò Octavia.

Ogni volta che la vedevo il cuore sembrava fermarsi.

Il capo chino come un automa silente.

La spada sembrava pesarle, toccava terra con la punta affilata.

Una scatto e alzò il viso. Immobile mi guardava. Il volto inespressivo.

Della Lexa che conoscevo non vi era nemmeno l'ombra.

Quelle splendide labbra, ricordo di quell'ultimo bacio impresso nella mia mente, sporche di sangue che scendeva su tutto il mento sino al collo.

Inspirai a fondo.

Mosse un passo verso di noi, facendoci indietreggiare a ridosso della porta alle nostre spalle.

Eravamo in trappola.

Un altro passo, ci fece mettere sulla difensiva.

Mise una mano alla cinta estraendone, lentamente, il coltello. Gesto che le sembrò essere di una fatica impressionante. Lo avrebbe lanciato nuovamente?

- Sta cercando di lottare contro il farmaco che la rende un mietitore.

Bisbigliò Lincoln.

- Come lo sai?

Chiese Octavia in un sussurro.

- Ci ho provato anch'io prima che l'effetto mi inghiottisse l'anima e la mente.

Vidi Lexa chiudere gli occhi. Il respiro pesante. Stava per arrendersi?

- Dobbiamo colpirla ora. Il farmaco sta per prendere il sopravvento.

Ordinò Lincoln guardando Indra che assieme a Nyko e Bellamy iniziarono ad avvicinarsi all'Heda.

L'avevano quasi raggiunta, quando Lexa aprì gli occhi. Sembrava aver acquisito nuova forza.

Alzò la spada colpendo Lincoln che cadde a terra ferito ad una gamba.

Nyko parò un fendente veloce cercando poi di disarmarla. Fallì scostandosi e lasciando il posto ad Indra.

Il secondo dell'Heda, riuscì a togliere il pugnale al proprio Comandante prima di finire a terra.

Bellamy stava per lanciarsi verso l'Heda, quando la porta alle mie spalle si aprì bruscamente colpendo me e Octavia alla schiena. Ci spostammo velocemente prima di essere assalite da altri mietitori.

Sparai alcuni colpi uccidendone almeno tre.

Indra nel frattempo era impegnata a combattere contro Lexa.

La guerriera dalla pelle scura era finita con la schiena al muro. La spada dell'Heda cercava di colpirla ma Indra riusciva a scansarsi velocemente. L'arma si abbatté sul muro svariate volte, prima che Indra riuscisse ad allontanare il proprio Comandante con un calcio.

Octavia, spada sguainata, lottava contro alcuni mietitori. Bellamy corse in suo soccorso.

In un attimo eravamo circondati.

Mi voltai. Nella sala accanto a me, riuscivo a scorgere dei bimbi spaventati.

Poco distante da loro un cadavere con l'armatura del Clan di Amros.

Bellamy mi lanciò un manganello elettrificato e, con esso, riuscii a difendermi dall'attacco di alcuni mietitori.

I miei compagni di sventura se la stavano cavando egregiamente. Erano più di noi, ma stavamo avendo la meglio su quei mostri.

Un grido alle mie spalle richiamò la mia attenzione.

Lexa aveva sfruttato quel caos per recarsi dai bambini.

- No!

Gridai con tutto il fiato che avevo.

Non avrei permesso che facesse loro del male.

Corsi a perdifiato raggiungendoli. Estrassi la pistola e la puntai contro l'Heda.

Il cuore correva veloce nel petto.

Lexa si fermò a pochi passi da me.

La guardai e in quell'istante capii cosa stavo perdendo.

La mia mano cominciò a tremare.

Dovevo farmi coraggio per salvarli.

- Lexa…Lexa guardami…sono io Clarke…

L'Heda non si mosse. Il suo sguardo vuoto nel mio.

- Sky Girl.

Aggiunsi con un nodo alla gola, al solo pensiero della sua voce pronunciare quel nomignolo che mi aveva dato.

Ebbe un sussulto di un istante, come a ricordare quel nome.

Bellamy le piombò alle spalle per stordirla ma Lexa, fu più veloce.

Si voltò. Braccio teso. Se non fosse stato per Nyko, Bellamy avrebbe perso la testa.

Si sentì distintamente la lama tagliare l'aria sopra il loro capo.

La colpii con il manganello elettrificato. Sentii la spada cadere a terra. Sembrava un buon segno finché l'Heda, non mi prese alla sprovvista buttandomi a terra.

Mi accorsi che erano giunti altri mietitori. Sembravano non finire più.

Bellamy, Indra e Nyko stavano facendo il possibile perché non si avvicinassero ai bimbi.

Sentii Octavia gridare e finire a terra.

Lexa mi fissò e io mi pietrificai.

In un attimo fu subito sopra di me.

L'Heda, mi stava trattenendo sul pavimento con la forza.

Lo sguardo inespressivo incatenato al mio.

"Tu sei quella che ha bruciato vivi trecento dei miei guerrieri."

"Tu sei quella che li ha mandati ad ucciderci".

Il nostro primo incontro riaffiorò nella mia mente. Sembravano giorni così lontani.

- Dove sei Lexa?

Le chiesi.

Con la coda dell'occhio vidi il manganello poco distante da noi. Allungai un braccio cercando di afferrarlo.

Lexa si sporse verso il cadavere a terra. Prese il coltello dalla cinta del guerriero.

Approfittai di quel gesto per allungarmi di più verso il manganello. Preso!

Anche Lexa lo notò. Sul suo volto vi si dipinse uno sguardo d'ira.

In quell'istante, vidi la lama del pugnale abbattersi velocemente verso di me.

"Not everyone. Not you"

Un suono acuto e fastidioso, all'improvviso, rimbombò per tutta la sala.

Lexa si accucciò al suolo improvvisamente. Un espressione di dolore sul viso.

Era già successo a Lincoln quando il cecchino aveva azionato il comando acustico contro i mietitori. Serviva per renderli inermi e così fu anche per l'Heda.

Il pugnale a terra, al mio fianco. Ero salva. Lo eravamo tutti.

Bellamy ne approfittò per stordirla totalmente facendole perdere i sensi, mentre Indra si recò alla fonte di tale suono.

Reidar, il cavaliere traditore, ci aveva salvati.

Nyko immobilizzò il suo comandante usando alcune delle catene che tenevano prigionieri i bambini.

Reidar, dopo aver riabbracciato la propria famiglia, guardò il cadavere dell'uomo a terra.

- È riuscito a proteggerli fino alla fine.

- Era lui il vostro infiltrato fra gli uomini di Amros?

Domandai.

- Sì. Sapevo che la mia famiglia era in buone mani. Mi dispiace per ciò che è successo. Non ho avuto scelta, ho dovuto tradire.

Ci guardò scusandosi.

- Ci hanno spiegato ogni cosa.

Disse Bellamy per rassicurarlo.

- Ma…non è finita.

Quelle ultime parole di Reidar attirarono l'attenzione di tutti noi.

- Qualcuno di potente vuole il trono dell'Heda, la stessa persona che ha aiutato Amros con questo piano.

- Come lo sai?

Chiese Indra avvicinatasi al cavaliere.

- Mi fidavo di lui.

Rispose indicando l'uomo con l'armatura del clan nemico.

- Sai chi possa essere?

Domandai preoccupata.

Reidar scosse il capo frustrato.

Un bambino gli tirò la manica della divisa, attirando l'attenzione dell'uomo su di sé.

Appena Reidar abbassò lo sguardo, il piccolo gli diede un biglietto sgualcito.

Il cavaliere lo aprì.

- "Amico mio, se leggi questo scritto, non sarò più in vita. Ricorda: Perché il destino di tutti noi sia la salvezza, l'Heda deve comandare sul nostro popolo. Se uno vive l'altro deve morire."

Il silenzio calò fra di noi. Quelle parole lo resero pesante.

Cosa significava quell'ultima frase?

- Usciamo di qui. Ne riparleremo a Camp Jaha. L'Heda ha bisogno di cure.

La voce di Indra ci fece tornare alla realtà.