Capitolo 8

Lexa venne caricata su un cavallo. Le restai accanto per tutto il viaggio.

Appena giungemmo a Camp Jaha, mia madre mi corse incontro, lieta che ne fossi uscita illesa.

Molti dei miei compagni di viaggio furono portati in infermeria.

Con l'aiuto di tutti fu allestito un campo per accogliere i soldati feriti appartenenti agli 11 Clan.

- Dobbiamo sbrigarci, non so per quanto ancora resterà incosciente.

Disse Nyko rivolto a mia madre, tenendo Lexa fra le braccia.

Mentre la portava nei resti dell'Arca, gli uomini dell'Heda chinarono il capo in segno di rispetto, al suo passaggio.

Un gesto semplice ma che rappresentava tutta la stima per il loro Comandante.

- Dobbiamo metterla nella Camera di Equilibrio. È isolata e se si sveglia, saremo al sicuro.

Le parole di mia madre, per quanto fossero dure, rappresentavano la realtà dei fatti. Lexa era un pericolo per tutti.

Sospirai dolorosamente. Faceva male.

Arrivati alla Camera, Nyko la stese sul lettino in metallo.

- Devo legarla?

Chiese poi dubbioso.

- Per ora no. Quando si sveglierà agiremo di conseguenza.

Ascoltavo mia madre, così autoritaria e fredda…sembrava sapere sempre qual'era la cosa giusta da fare.

Chiudemmo la porta.

La guardai dall'esterno prima di sedermi con la schiena poggiata al muro. Volevo starle accanto il più possibile.

Chiusi gli occhi cercando di non pensare. Tutti se n'erano andati o almeno così credevo.

- Ce la farà…vedrai.

La voce di Octavia mi fece sorridere amaramente.

Alzai le ginocchia al petto poggiando la fronte su di esse.

- Perché fa così male?

Le chiesi senza pensare.

- Diventare un mietitore?

Mi domandò perplessa.

- Oppure vederla in quello stato?

Aggiunse poi.

Non risposi.

- Sei innamorata di lei vero?

Una domanda fatta a bruciapelo.

- Si vede tanto?

- Diciamo che gli occhi non mentono, Clarke…né i tuoi…né quelli dell'Heda.

Alzai lo sguardo su Octavia che mi sorrise timidamente.

Nutriva ancora rancore per ciò che era accaduto a Ton Dc, ma in quel momento sembrò mascherarlo seppur lievemente.

Un ringhio si udì dalla stanza accanto a noi. Lexa si era svegliata.

Inizialmente, sembrò guardarsi intorno confusa finché non ci vide.

Nyko le aveva tolto qualsiasi arma, così da evitare che facesse male a se stessa o ad altri.

Venne verso di noi. Mi ero alzata in piedi per poterle anche solo parlare.

- Lexa, sono io, Clarke.

Tentai.

- È inutile…ci ho provato tante volte con Lincoln.

Mi avvisò Octavia con tono che tradiva tristezza a quel ricordo.

L'Heda iniziò a battere i pugni sul vetro della porta.

- Tranquille, si romperà prima lei di quel vetro.

Bellamy, che ci aveva appena raggiunte, era sarcastico. Non aveva mai visto di buon occhio i Grounders e di certo non gli importava se avessero sofferto.

- Sta per arrivare anche tua madre.

Ci informò prima che fossimo raggiunti anche da Nyko, Lincoln e Indra.

Lexa ispezionò la stanza. Con forza, staccò un tubo dal muro, decisa ad usarlo per sfondare il vetro.

- Ah-ah…a questo non credo reggerà.

Commentò Bellamy preoccupato.

- Dovete fermarla. Adesso la si può immobilizzare.

La voce di mia madre arrivò attraverso il corridoio.

Quelle sarebbero state ore difficili, ma almeno era al sicuro.

Nyko, Indra e Lincoln si guardarono.

- Apro la porta e voi le tendete un agguato?

Domandò Octavia indecisa sul da farsi.

- Non dobbiamo lasciarla fuggire.

Aggiunse Lincoln.

- Voglio aiutare.

Mi proposi volontaria.

- Non se ne parla.

Il tono di mia madre non ammetteva repliche. Mi voltai verso di lei affrontandola, ma tacqui.

Octavia aprì la porta e i tre Grounders afferrarono l'Heda, stando attenti a non farsi colpire.

Entrai con loro, un attimo prima che i battenti si chiudessero.

Lexa aveva una forza straordinaria.

Riuscì a far cadere a terra Indra mentre Nyko finì addosso al letto di metallo.

Lincoln sembrò contrastarla per un po' ma senza successo.

Finì a terra dopo aver sbattuto la testa su di un mobile.

L'Heda si voltò venendo verso me.

Non sapevo che fare, ma non staccai mai gli occhi dai suoi.

- Lexa…sono io…Sky Girl.

Notai Nyko, dietro di lei, prendere le catene. Assieme ad Indra tentò di aprire le manette. Sembravano avere qualche difficoltà.

L'Heda si fiondò su di me, afferrandomi per la giacca. Avevo le spalle al muro.

Tentai di allontanarla da me, ma era fortissima.

- Lexa…

Una sua mano si spostò sul mio collo iniziando a stringere.

- Lexa…

Mi guardava ma sembrava non vedermi.

Il respiro iniziò a venire meno.

In quel momento non seppi trattenere le lacrime.

- Non…tutti…non…te.

Dissi a fatica e in quell'istante, qualcosa in lei cambiò.

La presa si fece più flebile.

Mi lasciò libera allontanandosi da me, come spaventata.

Nyko e Indra, l'afferrarono riuscendo a immobilizzarla a terra.

Lei non si mosse. Si limitò a guardarmi.

- Heda, il Cancelliere vi guarirà.

Indra tentò di rassicurarla.

Lexa chiuse gli occhi e il suo corpo iniziò a tremare violentemente.

Lincoln si alzò dolorante ma illeso. Aprì la porta per far entrare mia madre che si precipitò sull'Heda.

Nyko si assicurò che il suo Comandante fosse immobilizzato a dovere prima di uscire dalla stanza.

- È bollente. Questo le farà scendere la febbre.

Disse mia madre iniettandole un farmaco.

Le convulsioni si fermarono e Lexa riprese a respirare normalmente.

- Dobbiamo disintossicarla completamente. Solo allora la guarigione sarà compiuta.

Mi accorsi, di essermi addormentata seduta a fianco a lei. La testa poggiata accanto al suo braccio.

L'avevamo portata nell'infermeria. Per sicurezza era stata legata al letto.

Quando alzai lo sguardo vidi i suoi splendidi occhi fissarmi.

Vi riconobbi una luce familiare.

- Lexa?

Un lieve sorriso nacque sul suo volto, nonostante l'aria visibilmente provata.

- Sky Girl.

A quel nome mi alzai di scatto. Gli occhi sgranati.

- Dillo di nuovo.

Sperai con tutto il cuore che non fosse solo la mia immaginazione.

Il suo sorriso si ampliò.

- Ben svegliata Sky Girl.

Mi chinai su di lei, accarezzandole il viso.

Non seppi come trattener la gioia e così non lo feci.

La baciai, con suo stupore.

Un brivido mi scese lungo la schiena. Sentii le farfalle nello stomaco.

Lexa ricambiò dolcemente.

- Come ti senti?

Le chiesi poi realizzando quanto era stata male nelle ore passate.

- Come se un Pauna mi avesse strapazzata.

Sorrisi.

- Ti fa sorridere?

- No, scusami, sono solo felice di sentire la tua voce.

Le risposi trattenendo una risata.

- Lieta che stiate guarendo bene Heda.

Sussultai e Lexa lo notò. Mia madre era alle mie spalle. Da quanto?

- Grazie alle vostre cure, Abigail.

- Ho bisogno di parlarti Clarke.

Lo sguardo di mia madre era torvo. Fu la sua unica risposta ignorando completamente l'Heda.

Le accennai un assenso con il capo. Accarezzai il braccio di Lexa e ci congedammo.

- Cosa credevi di fare là dentro?

Il suo fu quasi un ringhio. Cercò di tener bassa la voce e trattenere la collera.

- Sapevo di poterla aiutare. Mi ha riconosciuta.

Dissi, ricordando il momento in cui Lexa si era fermata.

- Non essere sciocca, è stata una coincidenza.

- No! Mi ha riconosciuta. L'ho visto dal suo sguardo.

- Ti ha quasi uccisa!

- Si è fermata!

Mi accorsi di aver alzato la voce un po' troppo.

- Si è fermata.

Ripetei quasi in un sussurro.

- Vi ho viste.

- Cosa?

Finsi di non capire.

- Ho visto mentre vi baciavate. Sei forse impazzita?

Sospirai infastidita a quella domanda.

- Ti prego, dimmi che non sei qui per farmi la morale.

Mia madre mi guardò. Un misto di rabbia, delusione e confusione nei suoi occhi.

- Chi sei tu?

Mi chiese poi. Fu come un pugno allo stomaco.

- Sono una sopravissuta…

- Anch'io lo sono, ma pondero ogni decisione.

- E questo che significa?

Domandai furiosa.

- Lexa…non credo sia la persona giusta per te.

- Non c'è giusto o sbagliato. E poi, non la conosci nemmeno.

- Mi basta sapere che ha sacrificato 250 persone, che ha sacrificato noi…ha sacrificato te.

Tacqui.

- So che ci pensi anche tu, Clarke.

Scossi il capo amareggiata.

- Vado a vedere se ha bisogno di qualcosa.

Mi voltai tornando nell'infermeria.

Quando entrai Lexa dormiva.

Mi sedetti al suo fianco ripensando alle parole di mia madre.

- Mi dispiace creare tanto astio tra voi.

Alzai il capo.

- Ma non stavi dormendo?

Le chiesi sorridendo.

- La luce mi da fastidio, così ho chiuso gli occhi.

Poggiai il capo sulla sua spalla stringendole la mano nella mia.

- Quanto hai sentito di ciò che ci siamo dette?

La sentii poggiare la testa contro la mia.

- Spesso non serve ascoltare, basta vedere.

Sentii due voci dietro di me. Indra aveva chiesto a mia madre se poteva parlare con Lexa.

- Heda.

- Indra.

La salutò Lexa con un cenno del capo.

Io mi ero fatta da parte per lasciare che si parlassero.

- Clarke del Popolo del Cielo, vi ha informata su ciò che è stato scoperto?

Lexa mi guardò poi spostò nuovamente gli occhi sul suo secondo.

- Mi sono svegliata da poco.

Indra mi porse il foglio scritto dal soldato di Amros.

- Il soldato che vegliava sui fanciulli rapiti e sulla famiglia di Reidar, ha lasciato un appunto. A quanto pare sapeva cose che noi ignoriamo tutt'ora.

Iniziò Indra.

- Amros, è stato catturato?

Chiese Lexa.

- È morto.

La informò il suo secondo.

- Come?

- Assassinato.

L'uso di tale parola fece incuriosire l'Heda.

- Eravamo nel complesso in cemento dov'eravate rinchiusa. Vedemmo Amros attraverso una finestra con grata sopra le nostre teste. Si era accucciato per parlare con noi.

- "Io potrò pur cadere, ma qualcun altro vi sta già manipolando senza che lo sappiate. Spesso ci si circonda di nemici senza rendersene conto".

Rammentai, interrompendo Indra e ricevendo in cambio uno sguardo truce.

Lexa si fece ancor più seria. Serrò la mascella. Le mani strette a pugno.

- Ci siamo allontanati dalla finestra. Lui si alzò in piedi credendo che avessimo proseguito con le ricerche, lasciando così la stanza. In quel momento, notammo avvicinarsi a lui una persona. Amros la salutò con appellativo: "Mia Signora". Iroso, inveì dicendo che i suoi uomini non avrebbero dovuto colpirci…

- Indra, nell'agguato atto a rapirti, era stata ferita da una freccia con i colori del Clan di Amros. La stessa l'abbiamo usata come prova, presentandola ai Capi degli 11 Clan, confermando così il suo tradimento.

Interruppi Indra nuovamente che sospirò.

-…è stata questa persona ad ucciderlo colpendolo al collo con una delle sue stesse frecce. Come a fargli pagare l'errore.

- Siete riusciti a vedere l'assassino?

Domandò l'Heda.

- No. La finestra, esternamente era a livello terreno. Si vedevano solo le gambe.

Indra, parlandone, sembrò vedere ancora la scena dinnanzi i suoi occhi.

- Parlami dell'appunto.

Chiese Lexa.

- "Amico mio, se leggi questo scritto, non sarò più in vita. Ricorda: Perché il destino di tutti noi sia la salvezza, l'Heda deve comandare sul nostro popolo. Se uno vive l'altro deve morire."

Lessi attentamente. La calligrafia era frettolosa e pessima.

Guardai Lexa e la vidi corrucciata.

- Lexa?

Chiesi per richiamare la sua attenzione.

L'Heda sembrava sforzare quasi la vista nel guardare il biglietto.

- Sky Girl…cosa c'è scritto lì?

Io ed Indra la guardammo perplesse.

- Te l'ho appena letto.

Le dissi quasi preoccupata.

- No, dietro.

Sbattei le palpebre più volte.

- Dietro?

Domandò Indra sempre più stranita.

Girai il foglietto. Lexa aveva ragione. Dietro il lato scritto si potevano intravvedere alcune lettere.

- Sporcalo con della terra.

Mi suggerì poi.

Alzai un sopracciglio confusa.

Indra uscì dall'infermeria, tornando poco dopo con un sasso di terriccio nella mano.

Me lo porse così da poterlo strofinare sul foglio sporcandolo.

- "Faresti meglio a nasconderti dal suo inferno ghiacciato".

Lexa sorrise amaramente.

- Me lo sarei dovuto aspettare.