Capitolo 9
- Sai, per caso, a chi si riferisce quella frase?
Le chiesi incuriosita. Lei accennò un assenso con il capo.
- Nessuno deve sapere di questo appunto, e nemmeno di questa conversazione. Soprattutto nessuno deve sapere che Amros è stato assassinato.
- Ma così, chiunque sia, l'avrà vinta.
Mi opposi.
- L'avrà vinta solo se verrà a conoscenza di ciò che sappiamo.
A quelle parole sorrisi. Lexa era astuta.
- Terrai d'occhio i suoi movimenti, aspettando il momento giusto per agire.
L'Heda sorrise alla mia intuizione, ma quel sorriso com'era nato svanì.
- In fondo…che prove abbiamo? Solo supposizioni.
Il viso di Indra era tirato in una smorfia di disappunto, per quella frase realista detta dal suo Comandante.
- Deve riposare.
Mia madre aveva fatto capolino dalla porta dell'infermeria.
In quell'istante abbassai lo sguardo sulla mano di Lexa. Stava tremando visibilmente.
- Mia madre ha ragione. Hai bisogno di riposo adesso.
- Sto bene, Sky Girl.
Le afferrai la mano. Anche Indra si accorse di quel forte tremore.
- No. Non stai bene…non ancora.
Mia madre si avvicinò a noi.
- Heda, ho bisogno che rivolga lo sguardo verso di me.
Vidi mia madre scuotere il capo dopo avere esaminato Lexa.
- Ci vorrà ancora un po', ma siamo sulla buona strada.
Il suo tono era fermo ma, per quanto disapprovasse il mio rapporto con l'Heda, mi guardò rassicurandomi.
- Ora ha bisogno di riposo.
Disse perentoria.
Indra si congedò. Io le sorrisi, voltandomi per uscire.
In quel momento, mi afferrò la mano che stava lasciando la presa sulla sua.
- Se te lo chiedo…resti?
Sorrisi a quella domanda.
- Devi riposare…e così anch'io.
La vidi farsi seria.
Pensava forse che la odiassi per ciò che era accaduto?
- Lexa…il pensiero amaro che ho avuto, l'ho lasciato andare quando ho dovuto affrontarti. Mi sono accorta, in quell'istante, che stavo perdendo troppo…stavo perdendo te.
Alle mie parole si rilassò.
- Non sarebbe dovuta andare in quel modo, ma…non avevo alternative valide per evitarlo. Un'altra scelta che ti ha messa in pericolo.
Disse amareggiata.
- Lincoln ha agito bene. L'hai mandato per proteggermi…tutti l'hanno fatto, persino Indra.
Sorrise.
- Dovevo saperti al sicuro.
Il mattino successivo, gli eserciti degli 11 Capi Clan si erano ritirati nella foresta, come al loro arrivo.
Ero andata ad aiutare mia madre a prestare soccorso agli ultimi feriti.
In quelle ore non mi parlò più né di me e del mio comportamento, né di Lexa e ciò che aveva visto.
Questo, per me, fu decisamente un sollievo.
Andai in infermeria per vedere se Lexa si era svegliata, ma di lei non vi era traccia.
Le corde che la legavano al letto erano state recise.
Uscii nel corridoio incontrando Nyko. Il suo volto preoccupato quanto il mio. Non era un buon segno.
- L'Heda?
Chiesi.
- Pensavo lo sapessi tu, Clarke del Popolo del Cielo.
Rispose Nyko.
- La cerco da un'ora.
Ammise subito dopo.
Corsi fuori dall'Arca. Cercai immediatamente Lincoln e Octavia.
Nemmeno loro l'avevano vista.
Mi preoccupai.
Provai a fare chiarezza. Dove poteva essere andata?
Ricordai la nostra chiacchierata isolate da tutti. Eravamo andate in un posto un po' nascosto, qui a Camp Jaha.
Mi recai subito in quel luogo. La vidi in lontananza. Stava andando verso il ruscello.
Evitai di chiamarla. Mi limitai a seguirla.
Si voltò e mi vide. Il suo sguardo era strano. Il cuore mi salì in gola.
La vidi prendere il coltello dalla cinta.
- Lexa…
La sua mano tremava prepotentemente.
- Lexa, metti giù il coltello.
Le intimai con tono gentile.
- Non so cosa fare…non so…cosa fare…
Mi disse. Era smarrita in un mondo solo suo.
La vidi afferrare la lama con l'altra mano, come a trattenere un impulso…un ordine, datole da un qualcosa che la controllava, nascosto nella sua mente.
Sangue denso cominciò a colare dal palmo ferito.
Quel dolore auto inflitto la fece tornare lentamente alla realtà.
Aprì la mano. La vista del proprio sangue sembrò lasciarla di stucco.
Avvicinai le mie mani all'arma.
Si lasciò disarmare. Era come sotto shock.
- Va tutto bene Lexa.
Tentai di calmarla.
- No, non va bene.
Nel suo tono si sentiva il tormento.
Mi misi il coltello dell'Heda alla cinta e l'accompagnai al ruscello, a pochi passi da noi.
- Vieni che laviamo la ferita.
Come un automa, eseguì.
S'inginocchiò al mio fianco e lentamente le lavai via il sangue pulendole il taglio.
Avevo ancora con me alcune garze avanzate dalla mattina, dopo aver prestato soccorso ai soldati.
Le fasciai la mano e la costrinsi a guardarmi, ma posò subito lo sguardo a terra.
Era così persa e sconvolta che sentii una morsa attanagliarmi il cuore.
- Lexa…
- L'aria attorno a me continua ad essere una gabbia.
Le sue mani tremavano fortemente.
Le strinsi tra le mie, facendole sentire che non era sola.
Una lacrima, solitaria, scivolò sulla sua guancia.
L'abbracciai.
- Ti prego…liberami da queste catene.
La sua era una supplica dolorosa.
La strinsi forte a me per poi allontanarmi.
Il suo sguardo s'incatenò al mio.
- Devi rialzarti Heda. So che puoi farcela. Combatti!
Alle mie parole sospirò, serrando la mascella.
- Combatti Lexa! Hai la forza necessaria per farlo, ti basta trovarla e io ti aiuterò.
Ma non si lasciò mai aiutare…
Durante la convalescenza dell'Heda, Indra, era incaricata di tenere d'occhio la persona che secondo loro si era macchiata di alto tradimento.
Avevano deciso di attendere un passo falso.
Non ce ne furono.
Nei momenti in cui il suo secondo era fuori, almeno una decina di Grounders restavano al fianco dell'Heda. Temevano un nuovo attacco contro il loro Comandante.
Lexa si rimise, fisicamente, nel giro di pochi giorni…non potevo dire lo stesso del suo stato mentale.
Ogni giorno, riusciva a fuggire alle proprie guardie.
La vedevo andare al ruscello. Si sedeva con la schiena poggiata al tronco di un albero, chiudeva gli occhi e sospirava.
Potevo sentire quanto stesse soffrendo.
Appena mi avvicinavo mi sorrideva. Mi chiamava a sé facendomi sedere fra le sue gambe.
Poggiava il mento sulla mia spalla e parlavamo…ma mai di ciò che la tormentava. Se le ponevo qualche domanda, preferiva non rispondere.
Fortunatamente, non ebbe più nessun forte crollo emotivo.
Un giorno, iniziato come gli altri, ebbe invece un epilogo differente.
La seguii, come di consueto, sino al ruscello. Mi sedetti accanto a lei.
Il rumore dell'acqua alle nostre spalle era rilassante, mentre guardavamo il tramonto.
Poggiò la testa sulla mia spalla.
- Non riesco a dormire…da giorni oramai.
Fu un sussurro.
- Questo tormento, questo dolore…lo sento dentro, nel profondo, sino a farmi male.
A quelle parole deglutii.
Mi voltai lentamente a guardarla.
Poggiai la guancia sul suo capo.
Con il dito indice, disegnava ghirigori immaginari sulla mia gamba.
- Farei qualsiasi cosa per aiutarti a farlo andare via. Perché non lasci che ti aiuti?
Dopo le mie parole si fermò.
La sentii sospirare.
In quei piccoli gesti, vidi il peso di ciò che si portava dentro.
- Mi toglie il respiro…mi sento soffocare, lacerata in pezzi. Non voglio che mi distrugga.
- Non lascerò che ciò accada.
Lexa alzò il viso. Mi guardò in silenzio. Uno sguardo che sfiorava la mia anima.
- Riesci ancora a vedere qualcosa di buono in me…dopo tutto ciò che ho fatto?
Non c'erano parole per rispondere a quella domanda.
In silenzio, l'abbracciai stringendola a me.
La sentii rilassarsi a quel gesto.
Nascose il viso nell'incavo del mio collo.
- La mia agonia svanisce, quando mi stringi fra le tue braccia…Clarke.
Bisbigliò piano, come se quelle parole fossero un segreto che neppure il vento poteva udire.
Mi scostai lentamente per poi baciarla sulle labbra.
Un bacio dolce, ricco di tutto ciò che provavamo l'una per l'altra.
Ciò che prima era celato per orgoglio o per paura ora invece alimentava i nostri sentimenti.
Vidi un sorriso nascere sulle sue labbra. Quanto mi era mancata.
Restammo in silenzio, una appoggiata all'altra, accarezzandoci dolcemente le mani.
Dialogo silente eppure così intenso.
Una freccia si conficcò nel terreno poco distante da noi.
Lexa scattò in piedi, pronta a difendermi.
- La tua peculiarità nel fare sempre di testa tua, mi irrita non poco.
La voce di Indra ci raggiunse seppur lontana.
Sia io che Lexa ci rilassammo.
- Non è vero. Ti ho ascoltata. Solo…sono negata.
Octavia?
Le due si stavano dirigendo verso di noi.
L'Heda estrasse la freccia dal terreno, porgendola alla mia amica appena ci raggiunsero.
- Heda, che ci fate voi qui?
Domandò Indra preoccupata non vedendo la scorta al seguito del Comandante.
- Avevo bisogno di solitudine. Le stai insegnando a usare l'arco?
Le chiese Lexa perché il discorso cambiasse.
- L'ostacolo più grande, che abbia mai affrontato in tutta la mia vita.
Alle parole di Indra, Octavia fece una faccia impagabile.
Chinai il capo mettendomi una mano davanti alla bocca per trattenere una risata.
La mia amica lo vide e mi pestò il piede con forza, facendomi gemere di dolore.
- Il disappunto di Octavia nei tuo confronti, Sky Girl, è per rammentarti che dovresti supportarla.
Mi voltai verso Lexa, notando che si stava torturando le labbra per non ridere.
- …e che dovrei fare allora?
Tutte e quattro ci voltammo incuriosite. La voce di mia madre arrivò da un punto alle nostre spalle.
A differenza sua, noi quattro eravamo riparate dalla fitta vegetazione e un po' più in alto rispetto a loro, per questo non ci notarono.
- Lasciarle il proprio spazio.
Le rispose Kane. Notammo che erano diretti verso il fiume. Fra le mani alcuni secchi di piccole dimensioni.
Mia madre si chinò a riva imitata dall'uomo. Stavano pulendo alcuni oggetti.
- Sì…ma…l'Heda!
Sbottò poi più con preoccupazione che rabbia.
- Ho avuto modo di conoscere il Comandante. Non soffermarti all'apparenza.
Mi voltai. Octavia stava imbracciando l'arco e mirando ad un albero davanti a lei. Indra le stava correggendo la postura.
Lexa, mani dietro alla schiena, osservava i due lontani da noi. Di quando in quando spostava lo sguardo, per vedere la reazione che aveva su di me ciò che stavo udendo.
- Apparenza…ha sacrificato persone.
- Abigail. Non stai riflettendo.
- Sto riflettendo anche troppo, Marcus.
- Permettimi, Abigail, ma a me non sembra affatto.
Mia madre si voltò stizzita.
- Vorrei rammentarti, che anche noi abbiamo sacrificato centinaia di persone per la nostra sopravvivenza.
- Contro il mio volere.
- Si parla comunque di scelte. Anche lei ha dovuto farne per proteggere il suo popolo.
Mia madre si zittì.
Notai Lexa allontanarsi da me e raggiungere Indra.
Il secondo dell'Heda fermò Octavia. Lexa prese l'arco e le frecce.
Insieme poi si avvicinarono a me. Non capivo.
Lexa indicò un gruppo di alberi poco lontani da mia madre e Kane.
Mietitori. Si avvicinavano furtivi.
Indra m'intimò il silenzio.
Lexa imbracciò l'arco. Incoccò.
La vidi prendere un respiro profondo. Lo sguardo fermo ed impassibile.
Scoccò.
Il primo mietitore cadde a terra.
- Corri, vai da tua madre.
Indra mi spinse via ed io obbedii.
Altre due frecce vennero scoccate mentre raggiunsi Kane e mia madre, intimando loro di andarsene.
Octavia e Indra andarono velocemente verso il gruppo di mietitori che stava correndo verso di noi.
Un'altra freccia ne colpì uno in pieno petto.
Mia madre alzò lo sguardo vedendo Lexa incoccare nuovamente. Non servì. Indra la informò da lontano che se n'erano andati.
L'Heda, ci raggiunse assieme al suo secondo e ad Octavia.
- Grazie.
Le disse Kane sinceramente grato.
Lexa sorrise lievemente.
- Ti ringrazio.
Le parole sembrarono uscire a fatica dalla bocca di mia madre.
- Dovere.
Rispose l'Heda chinando il capo in segno di rispetto.
Una freccia sfiorò il viso di Lexa andando a conficcarsi nel tronco dell'albero accanto a lei.
Lo sguardo dell'Heda puntò subito sul punto da dove era stata scoccata.
Una donna vestita di bianco la guardò sorridendo. Lexa serrò la mascella. Lo sguardo era intriso d'odio.
La guerriera, ridendo, s'incamminò fra la vegetazione. L'Heda, con uno scatto, partì al suo inseguimento.
-Heda, no!
Gridò Indra seguendola senza nemmeno attendere un ordine.
Staccai la freccia dall'albero. I colori erano quelli del Clan di Amros.
Guardai Octavia. Mia madre comprese ciò che volevo fare e mi afferrò un braccio.
Alzai lo sguardo affrontandola. Mi liberai dalla presa con uno strattone e insieme ad Octavia mi lanciai all'inseguimento dell'Heda.
Sentimmo la voce di Indra. Erano giunte sino ad una radura. Le raggiungemmo rallentando la nostra corsa.
- …se questo fosse uno stratagemma per attirarvi in una trappola! Dovevate attendere Heda!
Lexa si limitò a cercare fra gli alberi la figura vestita di bianco.
- Dovete ascoltare di più il vostro secondo.
Quella voce…la conoscevo…era la stessa che chiese di parlare con l'Heda dopo che era stata rapita. La stessa che chiese a Indra quale prova avevamo contro Amros.
Qualcosa sembrò muoversi sotto i miei piedi e, in un attimo, mi ritrovai appesa a testa in giù legata ad un albero.
La donna era in piedi, davanti a me. Quiei stivali…
Mi afferrò dalla giacca fermando la mia oscillazione. Le fui grata in quel momento.
Cercai di guardarmi intorno. Indra era circondata da alcuni guerrieri armati, mentre Lexa era minacciata da altri due. Le spade puntate alla gola.
- Mi chiedo, se è il caso di rammentarti ciò che è accaduto a Costia.
Disse sorridendo la donna tenendo in mano un coltello.
Vidi Lexa irrigidirsi.
La guerriera vestita di bianco ampliò il suo sorriso.
- Proprio ciò di cui avevo bisogno.
Disse poi alzando l'arma pronta a usarla contro di me.
Vidi l'Heda accucciarsi improvvisamente colpendo, con la propria spada, prima una guardia al ventre poi l'altra alla gamba.
Con uno scatto veloce si lanciò sulla donna davanti a me, che fu costretta a deviare l'attenzione su Lexa.
La guerriera afferrò la mano dell'Heda che brandiva la spada mentre Lexa le afferrò quella portante il coltello.
Rimasero a minacciarsi con gli sguardi qualche istante prima che l'Heda la colpisse al naso con una testata.
La donna indietreggiò mettendosi le mani al volto.
Indra, nel frattempo con l'aiuto di Octavia, riuscì ad abbattere le guardie che la circondavano.
- Come Regina dell'Ice Nation, ti facevo più scaltra. Il tuo errore è stato esporti troppo.
La voce di Lexa era calma, mentre si avvicinava alla donna che si tolse le mani dal volto intriso di sangue.
Quando l'Heda le fu davanti, si sfilò uno stiletto dallo stivale tentando di colpirla, ma Lexa fu più veloce.
Le fermò il polso e le afferrò il collo con l'altra mano. La spinse sino a farle cozzare la schiena contro il tronco di un albero. Aumentò la presa sul polso, disarmandola.
Indra le si avvicinò.
In quel momento arrivarono anche mia madre e Kane con alcuni rinforzi.
Finalmente Octavia, con l'aiuto di Lincoln, mi tirò giù. Iniziava a scoppiarmi la testa.
Il secondo dell'Heda, immobilizzò i polsi della donna dietro la schiena.
Con una smorfia di disprezzo sul volto, Lexa la spinse contro Nyko che l'afferrò.
- A lei penserà il consiglio.
Disse poi con tono che celava rabbia e disgusto.
La Regina dell'Ice Nation rise.
Lexa le afferrò il viso sanguinante.
- Sarà solo un piacere doverti giustiziare con la mia spada.
Sibilò poi con uno sguardo che avrebbe messo paura a chiunque.
La donna sorrise nuovamente.
- Vedremo…Heda.
Lexa lasciò la presa sul volto della guerriera.
- Portatela via.
